La piccola biblioteca di Ubitennis: one more Francesca

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La piccola biblioteca di Ubitennis: one more Francesca

Per gli immancabili venerdì letterari di Ubitennis un libro che ricostruisce la storia sportiva e la personalità della leonessa d’Italia, esclusa dagli Internazionali

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Musso M., Il meraviglioso mondo di Francesca (Francesca Schiavone si racconta), Lìmina Edizioni, 2011, pagg. 326.

Nella prefazione a “Il Meraviglioso Mondo di Francesca”, Rino Tommasi inquadra esattamente che cosa dobbiamo attenderci dalla lettura di questo libro: “Il racconto di Matteo Musso rivela l’eccellente e quasi complice rapporto che deve esserci stato tra l’autore e la campionessa, confermato anche dalla discrezione con cui nella cronaca, precisa e puntuale, ci sono situazioni esclusivamente tennistiche senza il minimo riferimento a quella cronaca rosa che si ritrova invece nelle biografie delle campionesse del tennis (Graf, Evert, Navratilova, Lenglen)”. (Pag. 4).

Si percepisce subito, infatti, fin dalle prime righe, che l’autore è un fan di Francesca Schiavone. La conosce da anni, almeno dall’impresa dell’Italia in Fed Cup nel 2006, quando le ragazze di capitan Barazzutti conquistano il primo titolo a squadre contro il Belgio di Justine Henin (seguiranno altri due trionfi, nel 2009 e nel 2010, entrambi contro gli Stati Uniti e entrambi con Francesca tra le protagoniste). Matteo e Francesca non solo si conoscono da tempo, ma nutrono stima uno per l’altra, aspetto questo, che, molto probabilmente, ha determinato il carattere dell’opera e il suo taglio esclusivamente “sportivo”. Interessante anche il metodo espositivo adottato da Musso. In genere una biografia è scritta in terza persona dall’autore, che non è il soggetto dell’opera. Un’autobiografia, invece, è raccontata in prima persona dal protagonista stesso, oppure è un libro intervista. L’opera di Matteo Musso è un crocevia tra queste varianti. È narrato in terza persona ma gli “interventi” di Francesca (evidenziati nel testo dal carattere corsivo) sono frequentissimi, tanto che alla fine l’opera è un po’ biografia e un po’ autobiografia.

 

Con questa continua alternanza di voci si dipana, lungo oltre 300 pagine, la cronaca della carriera agonistica della Schiavone. Il libro, uscito nel 2011, si ferma a un periodo ancora radioso della carriera di Francesca e copre un arco di tempo di oltre vent’anni. Si inizia dai primi colpi tirati a nove anni all’Accademia Inter di Milano, a due passi dalla sua casa in via Cilea, quartiere Gallarate, fino alla seconda finale in terra parigina, quel Roland Garros 2011 che avrebbe dovuto consacrarla per la seconda volta campionessa di Francia ma che la vede sconfitta dalla cinese Na Li.

Il libro si divide idealmente in quattro parti. La prima (cap. 1) riguarda gli inizi, i primi tentativi con il tennis, l’alternanza fra tennis e altre discipline fino alla scelta definitiva per lo sport della racchetta. È una progressione costante, dai titoli a squadre vinti tra il 1993 e 1994 con il Tc Milano e il titolo italiano Under 14, fino al 2000, vero anno di svolta, con la partecipazione a tornei internazionali e l’ingresso nelle prime 100 della classifica WTA. Francesca ragazzina ha la stessa grinta, determinazione, voglia di migliorare, imparare, allenarsi, divertirsi, competere che ha oggi, a 37 anni, alle soglie del ritiro, annunciato per la fine del 2017. La seconda parte, dal 2001 al 2006 (capp. 2, 3 e 4), si apre con il resoconto di un episodio oggi dai più dimenticato, ovvero l’adesione della Schiavone, nel 2001, alla “grande protesta” dei tennisti italiani contro la FIT, rea di non aver coinvolto gli atleti nella scelta dei capitani di Davis e Fed Cup e dei rappresentanti del consiglio. Questa adesione costò a Francesca la wild card per gli Internazionali d’Italia, a cui parteciperà partendo dalle qualificazioni.

Il 2001, tuttavia, è un anno importante soprattutto per i quarti di finale raggiunti al Roland Garros, dove verrà sconfitta da Martina Hingis (al tempo N. 1 WTA). Interessanti sono le parole di Francesca su questa esperienza fondamentale, che getta le basi della lunga rincorsa al trionfo parigino del 2010. Ecco la dichiarazione rilasciata dopo la vittoria contro la sudafricana Cara Black (N. 37 WTA) che le apre le porte dei quarti di finale: Arrivare alla seconda settimana del Roland Garros non è un sogno: sto migliorando, di giorno in giorno. Battere una più esperta nelle condizioni più difficili dà maggiore consapevolezza dei propri mezzi, è costruttivo soprattutto dentro. E nei momenti più difficili so che è decisiva la tua voglia di vincere, quanto hai sofferto prima, quanto lavoro ci hai messo, quello che hai passato, soprattutto quando non mi piaceva allenarmi, ma ho continuato. È quella la forza”. (Pag. 53). E queste sono le parole dopo aver perso dalla campionessa svizzera: “All’inizio del match con la Hingis avevo addosso troppa adrenalina e non sono riuscita a canalizzarla nel modo migliore, e poi devo ancora imparare a spostarmi al momento giusto sul colpo giusto, dritto o rovescio che sia. Lei non sbaglia mai la scelta”. (Pag. 55).

Schiavone analizza il proprio gioco e studia quello dell’avversario. Osserva i grandi tennisti per imparare e adattare i loro punti di forza alle caratteristiche del suo tennis. Ecco cosa dice a questo proposito: “Alla Hingis prenderei il tempo e come vede la palla, a Sampras la semplicità e il servizio. Di Rafter vorrei la volée e la posizione a rete, di Hewitt la grinta. Di Ferrero mi piace tantissimo il dritto a sventaglio: come vorrei averlo anch’io”. (Pag. 54).

Questa peculiare visione del tennis di Francesca ritorna lungo tutta la sua carriera. Non smette mai di trarre stimoli dagli altri, dall’ambiente circostante, dalle persone, tecnici, allenatori, giocatori, con cui entra in contatto. Il bisogno di un rapporto empatico con il prossimo e la passione viscerale per il tennis sono le caratteristiche che la accompagnano da sempre, assieme alla necessità di migliorare continuamente il proprio gioco. Ma per migliorare il proprio gioco bisogna conoscerlo e, soprattutto, conoscere se stessi, saper gestire le emozioni, indirizzare le energie verso un obiettivo che può anche non essere la vittoria a tutti i costi ma il “miglioramento”, parola magica che ritorna in moltissime interviste in anni diversi anche lontani fra loro. Per soddisfare questa pressante esigenza interiore si rivolge al dottor Parmigiani, che dal 1998 è il mental coach della Schiavone.

Questo, d’altronde, è per Francesca un periodo di incontri fondamentali, come quello, nel 2002, con l’allenatore argentino Panajotti, con cui raggiungerà traguardi importanti, come i quarti di finale agli US Open del 2003 e sempre i quarti agli Australian Open del 2006. Nel 2007 arriverà il primo titolo WTA, a Bad Gastein, nel 2009 ci sarà l’importante vittoria alla Kremlin Cup di Mosca. Non si può dimenticare, poi, l’incontro forse più importante di Francesca, quello con Corrado Barazzutti, che la convocherà ripetutamente in Fed Cup e che nel 2009 diventerà il suo coach. Interessanti, in questo contesto di crescita continua, le parole di Francesca, che stigmatizzano alcuni aspetti della vita quotidiana del tennista in generale e della sua in particolare. La solitudine: “In realtà io non so cosa significhi vivere normalmente, da anni la mia vita è questa. Non posso fare confronti. Posso dire che nei momenti estremi, di grande felicità o di dolore profondo, non hai intorno nessuno per condividere queste emozioni. C’è il telefono, ci sono le mail per restare in contatto, e vanno benissimo. Ma ti manca la possibilità di curare un rapporto da vicino, di coltivarlo. Non solo sentimentale, anche di amicizia”. (Pag. 83). Il tempo libero: “Il mio tempo libero? Amo mangiare, oziare, giocare a qualcosa, magari sfidare qualcuno, mettermi alla prova. In alcuni momenti mi piace stare con gli amici, in altri, da sola. Da anni tengo un diario, dove scrivo tutto, sempre di seguito, perché è il mio discorso, la mia vita (…) Scrivo quello che provo: ci sono tante pagine nere, d’amore e di gioia. Ci sono io”. (Pag. 84). Le letture: “Sei, sette anni fa leggevo spesso testi di psicologia, di filosofia zen, sulla liberazione del proprio spirito, e cose di questo genere. Oggi non lo faccio più, non perché non voglia più imparare, ma semplicemente perché ho scelto la mia strada e vado verso una direzione precisa (…) Oggi leggo per rilassarmi, cose più semplici, da Ken Follet a Stieg Larsson”. (Pag. 84).

La terza parte del libro (cap. 5) è quella più interessante. Per oltre 60 pagine si dipana in modo dettagliato, con ritmo incalzante, incontro dopo incontro, set dopo set, game dopo game, il racconto della meravigliosa, vittoriosa cavalcata verso il titolo di Parigi del 2010, con la superba finale giocata contro Samantha Stosur che, detto per inciso, era data nettamente favorita. Man mano che cadono le teste delle avversarie (Kulikova, Ferguson, Li, Kirilenko, Wozniacki, Dementieva), il sogno diventa sempre più reale, fino all’apoteosi del 6-3 7-6 inflitto all’australiana e quelle parole, ormai famose, pronunciate durante il discorso di ringraziamento e indirizzate agli appassionati arrivati in massa dall’Italia per sostenerla: “Ma che facce avete?”. Mi ha colpito e divertito, a proposito della finale, anzi della vigilia della finale, la risposta di Francesca a chi le chiedeva come avesse preparato l’incontro il giorno prima del grande match: “Prima della finale ho fatto cose assurde. Il giorno precedente, verso le sei di sera, ho chiesto che qualcuno venisse a farmi una manicure, cosa che io non faccio mai. Mi sono chiesta perché. Ed era perché io volevo alzare quella coppa e quando l’alzavo volevo avere le unghie fatte bene e che tutto fosse perfetto. È una cosa assurda”. (Pag. 158).

Dopo la vittoria a Parigi le cose cambiano, arriva la top ten (migliore posizione N. 4 nel gennaio 2011), il record di essere l’unica tennista italiana ad aver vinto una prova del Grande Slam, primato detenuto fino alla vittoria di Flavia Pennetta agli US Open 2015. Arriva anche un’esposizione mediatica mai avuta prima, inviti a trasmissioni televisive, interviste, servizi fotografici, arrivano i complimenti dei grandi campioni del passato: McEnroe, Navratilova, Wilander. Tutti sottolineano il particolare modo di giocare di Francesca, la capacità di variare, la scelta di affidarsi alla tattica più che alla potenza, quel rovescio a una mano così efficace e raro nel tennis femminile, il gioco prepotentemente d’attacco, la personalità grintosa, appassionata, che non nasconde mai le emozioni, belle o brutte che siano.

La quarta parte del libro (capp. 6, 7 e 8) è dedicata al dopo Parigi 2010. È un periodo di alti e bassi fino al nuovo acuto della finale, persa, sempre a Parigi, l’anno successivo. Prima, c’era stata quella partita pazzesca (ottavi di finale), vittoriosa, contro la Kuznetsova all’Australian Open: 6-4 1-6 16-14 in 4 ore e 44 minuti di lotta senza esclusione di colpi. Degne di nota sono le interviste incluse nel libro, che completano l’immagine della Schiavone tennista “vista dall’esterno”. I personaggi che hanno dato il loro contributo in questo senso sono nomi noti e, alcuni, notissimi del panorama tennistico italiano e internazionale: Barbara Rossi, Raffaella Reggi, Tathiana Garbin, Rita Grande, Martina Navratilova, Vincenzo Martucci.

Il libro si conclude con una vera e propria intervista a Francesca, realizzata durante il Roland Garros 2011. Matteo Musso, però, si congeda da noi con un’interessante “coda”. Dopo l’intervista, infatti, il lettore può consultare una ricca appendice: “Tutti i numeri di Francesca”, dove sono riportati gli incontri disputati nel circuito maggiore dalla Leonessa dal 1996 al 2011, corredati di luoghi, date, avversarie, risultati, montepremi.

Carlo Cocconi

Nota di Pier Paolo Zampieri

Tra le tante cose che mi piacciono del tennis ci sono gli occhi. Il modo in cui cercano la palla che galleggia nell’aria, come se il destino dell’universo dipendesse da quell’istante, il rallenty di quando si abbassano nel momento in cui hanno perso la partita, le dilatazioni orgasmatiche verso il cielo dopo una vittoria, la sfida e il rispetto verso l’avversario dall’altra parte della rete che è sempre e solo uno specchio. Tra tutti gli occhi, soprattutto nelle tenniste, mi piacciono quelli in cui il professionismo non ha espulso quel grammo di pazzia che è il perno di ogni storia. Bene, non so se Francesca sia stata davvero la più forte tennista italiana, sicuramente nei suoi occhi c’è ancora oggi tutta la gioia e la pazzia di una ragazza che, non invitata al gran ballo, ha osato morsicare il tetto del mondo. Quegli occhi meravigliosi mi dicono che anche se gli anni sono 37 e il sipario si avvicina, c’è ancora fame, se non di un trofeo di uno di quegli applausi che fanno venire giù lo stadio. Che è poi il vero e unico motivo per cui i bambini cominciano a giocare a tennis e solo i pazzi, per fortuna, continuano.

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ATP Rio de Janeiro: esordio vincente per Sonego e Mager

Mager fa fuori Casper Ruud, reduce dal trionfo di Buenos Aires. Sonego vince il primo match in stagione superando Mayer al terzo. Eliminati gli altri tre azzurri: Cecchinato, Caruso e Gaio

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Gianluca Mager - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Giornata “tricolore” quella di martedì al Rio Open di Rio de Janeiro. Sono stati ben cinque gli italiani impegnati nel primo turno del torneo carioca: dovevano essere quattro, ma all’ultimo momento il ritiro di Pedro Sousa ha consentito il ripescaggio come lucky loser di Federico Gaio, che ha dovuto affrontare al primo turno proprio l’avversario che lo aveva battuto nell’ultimo turno di qualificazione, il portoghese Joao Domingues, n. 169 della classifica ATP. Sovente accade che in circostanze simili il giocatore sconfitto nel match di qualificazione riesce poi a vincere l’incontro del tabellone principale – questa volta, tuttavia, Gaio non è riuscito a ribaltare il risultato, anche se come il punteggio lascia intuire (7-6(8), 6-4) si è trattata di una battaglia molto equilibrata. Peccato per i due set point avuti dal marchigiano nel tie-break del primo parziale, il secondo dei quali con la battuta a disposizione sul quale Federico ha messo in corridoio un diritto.

Degli altri italiani impegnati, quello che ha conseguito la vittoria più sorprendente è stato il qualificato Gianluca Mager, 25enne di Sanremo e n. 128 della classifica mondiale, che in due set altrettanto combattuti ha estromesso dal torneo il norvegese Casper Ruud, n. 36 ATP testa di serie n. 8 del tabellone e soprattutto recente vincitore la settimana scorsa dell’Argentina Open di Buenos Aires. In un’ora e 53 minuti di gioco ha sconfitto Ruud per 7-6(4), 7-5 in un match che ha visto solamente un break in tutta la partita, quello dell’ultimo game, e nel quale il tie-break del primo set è stato deciso da un solo minibreak, concesso da Ruud con un gratuito di diritto.

Altra vittoria per i colori azzurri è stata quella di Lorenzo Sonego, che opposto all’argentino Leonardo Mayer, dopo aver messo in cascina piuttosto rapidamente il primo set con il punteggio di 6-1, è stato fermato da un guasto del sistema di illuminazione del campo (che ha interessato anche il match di Gaio) sullo score di 4-5 40-30. Il match è potuto riprendere solamente dopo una buona mezz’ora di interruzione quando Mayer ha approfittato di due errori di diritto di Sonego nei momenti finali del tie-break ed è riuscito a portare la partita al terzo set. Il torinese ha comunque preso un break di vantaggio immediatamente all’inizio della partita decisiva, chiudendo poi il match per 6-4 al terzo set dopo 2 ore e 54 minuti (che però comprendono anche la sospensione per “oscurità”).

 

Nulla da fare invece per Salvatore Caruso, che con il ranking di n.93 era stato l’ultimo ammesso di diritto in tabellone per diritto di classifica: il siciliano è stato sconfitto in due set dallo spagnolo Jaume Munar (n. 99 ATP). Ed è finita al primo turno anche l’avventura a Rio dell’altro siciliano impegnato nel torneo, ovvero Marco Cecchinato che vede continuare il suo momento difficile con la sconfitta in tre set contro Dusan Lajovic, n.23 ATP e testa di serie n. 2.

Sarà proprio Lajovic a dover affrontare il nostro Sonego al secondo turno, mentre Gianluca Mager proseguirà la sua avventura nel torneo contro il giustiziere del nostro Gaio, ovvero il portoghese Joao Domingues.

I risultati completi:

[1] D. Thiem b. [WC] F. Meligeni Rodrigues Alves 6-2 4-6 6-1
J. Munar b. S. Caruso 7-5 6-4
[Q] J. Domingues b. [LL] F. Gaio 7-6(8) 6-4
[Q] G. Mager b. [8] C. Ruud 7-6(4) 7-5
[LL] A. Balasz b. P. Cuevas 6-4 6-3
[5] B. Coric b. J. Londero 7-6(5) 7-5
L. Sonego b. L. Mayer 6-1 5-7 6-4
[2] D. Lajovic b. M. Cecchinato 6-4 6-7(4) 6-1
T. Monteiro b. [4] G. Pella 5-7 6-4 7-6(3)

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Jannik Sinner: “Guardo al presente e ci vuole pazienza”

MARSIGLIA – Le dichiarazioni postmatch del giovane azzurro: “Per me è importante raccogliere tante informazioni e guardare tanto tennis”. Al prossimo turno sfiderà Medvedev: “È un giocatore che capisce molto bene la partita”

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da Marsiglia, la nostra inviata

Che Jannik Sinner fosse un ragazzo particolarmente calmo e riflessivo si sapeva, ma al suo arsenale si aggiungono già maturità e prudenza. Dopo aver superato Norbert Gombos con una prestazione di carattere, giovedì affronterà il n. 5 del mondo Daniil Medvedev. Esattamente un anno fa cominciava la bellissima, nuova avventura ad alto livello del giovane altoatesino. Di seguito vi proponiamo le dichiarazioni post-match di Jannik, che si è presentato in sala stampa alla fine del suo match di doppio, disputato in coppia con Simone Bolelli. Il duo azzurro è stato superato dalla coppia Bopanna/Shapovalov.

Oggi è il 18 febbraio, esattamente un anno fa hai conquistato il primo match al Challenger di Bergamo, torneo che poi hai vinto. Cosa pensi di questo anno? Che sensazioni hai pensando al percorso che hai compiuto fino ad ora e alla vittoria di oggi? Sicuramente l’anno scorso è stato molto bello. Ma io resto sul presente. Quello che è successo è successo; sto provando a migliorare giorno dopo giorno, anche la partita di oggi non era facile e ho dovuto abituarmi a questi campi. Però ho provato a stare lì, ad avere pazienza e sono felice della mia prestazione. Per un ragazzo di 18 anni giocare questi tornei è bello, però alla fine devi cercare di trovare il modo di affrontare come si deve tutti questi eventi e anche alzare il livello. Ma per questo ci vuole pazienza; io invece, a volte, voglio andare un po’ di fretta e quindi, grazie al mio team, riesco a stare un po’ più calmo. Provo a raccogliere più informazioni possibili, ne parlo con Riccardo ed è davvero importante per me avere sempre tante informazioni“.

Un commento sul prossimo avversario di Jannik, il n. 5 del mondo, nonché n. 1 del tabellone, Daniil Medvedev: “Affronterò questo match come tutti gli altri. Non sarà facile, lui sul cemento gioca molto bene; ha giocato molto bene soprattutto l’anno scorso. È un giocatore che capisce molto bene la partita e io dovrò provare ad anticipare quello che potrebbe fare lui in campo. È un giocatore nuovo per me; mi sono allenato insieme a lui una volta a Rotterdam però l’allenamento è completamente diverso dalla partita“.

E poi una cosa curiosa. Sinner conferma ad un altro collega italiano presente in sala stampa, di guardare tantissimo tennis: “Sì, è vero. In una settimana guardo il tennis il più possibile. Credo che guardando le partite si possa imparare tantissimo; riusciamo a capire meglio gli avversari. La cosa buona è che non mi stanco di guardare il tennis, pur trascorrendo la maggior parte del tempo a giocarlo. Prendo la cosa con molta tranquillità e con Riccardo guardiamo tante partite insieme”.

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Sinner non si distrae a Marsiglia: batte Gombos e si guadagna Medvedev

MARSIGLIA – Altra prestazione di grande sostanza per Jannik, che rimonta un pericoloso svantaggio nel tie-break del secondo set. Adesso una sfida molto stimolante contro il russo

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

da Marsiglia, la nostra inviata

J. Sinner b. [Q] N. Gombos 6-4 7-6(5)

Buona la prima in quel di Marsiglia per Jannik Sinner. Il giovane azzurro supera il primo avversario dell’Open 13, il qualificato Norbert Gombos (102 ATP), con lo score di 6-4 7-6(5). Sempre in spinta, aggressivo e centrato, Jannik ha gestito benissimo un avversario di maggiore esperienza (Gombos ha 29 anni) ma più falloso. Nonostante l’interruzione del match a causa di un allarme antincendio scattato per errore, l’azzurro ha saputo ritrovare concentrazione e le giuste misure. Ora lo attende la testa di serie n. 1 del torneo, il russo Daniil Medvedev.

 

AVANTI JANNIK – Un primo set giocato con autorevolezza da Jannik Sinner che, nonostante il testa a testa fino al 4-4, sul 5-4 è bravissimo a procurarsi tre preziose palle break e a chiudere la prima frazione 6-4. Fin dai primi punti, il giovane azzurro appare centrato ed estremamente aggressivo. Sempre in spinta e con i piedi dentro il campo, Jannik colpisce mettendo pressione all’avversario, imponendogli un ritmo serrato da fondo con palle tesissime e profonde. Sfumano due occasioni per ottenere il break sul 2-1, ma l’allievo di Piatti non si scompone; paziente e preciso, riesce a fare la differenza nel momento cruciale e a far suo il primo set. Un tennis di spinta e propositivo caratterizza anche il gioco dello slovacco, che cerca di far muovere da una parte all’altra del campo l’azzurro alla ricerca del colpo risolutore nel momento opportuno. Purtroppo per lui, in questo settore del gioco Sinner sembra già più forte. Come se non bastasse, il 18enne si inventa un colpo sensazionale che risulterà decisivo per la vittoria del parziale.

L’inizio del secondo set ripropone più o meno il copione dell’avvio del primo; c’è grande equilibrio tra i due anche se lo slovacco commette qualche errore di troppo, pressato senza sosta da Sinner.

Gombos cerca angoli estremi, costringendo l’avversario a spostamenti laterali ed è così che si procura due palle break sul 2-2. Non si fa attendere la reazione dell’altoatesino che le annulla entrambe per poi aggiudicarsi il vantaggio sul 3-2. Sinner sale ancora 4-3 e in quel momento scatta un allarme che costringe l’arbitro a interrompere il gioco. Per ingannare l’attesa, Sinner presta la racchetta a una bimba che comincia a palleggiare con un altro ragazzino, mentre Sinner si improvvisa raccattapalle, dimostrando grande naturalezza. Gli addetti non riescono a disattivare l’allarme antincendio che continua a risuonare per oltre trenta minuti e i giocatori decidono di rientrare negli spogliatoi.

Alla fine, la fastidiosa sirena viene interrotta e il gioco rirende. Gombos però non ha intenzione di mollare e, a differenza del primo set, raggiunge Sinner sul 5-5 per poi costringerlo al tie-break. Ora è lo slovacco a imporsi nei primi punti, la sua aggressività paga e prende il largo sul 3-0 e poi sul 4-1. Jannik appare teso, si disunisce e perde in precisione, ma rimarrà un momento isolato. Sinner accorcia sul 3-4 ma Gombos varia di più adesso, fa spostare l’avversario per poi sorprenderlo con una smorzata che lo manda avanti 5-3. Qui si incrociano un errore piuttosto sanguinoso dello slovacco e la solita serenità con cui Sinner affronta i momenti di difficoltà, che non è certo quella che si attribuirebbe a un diciottenne: ne scaturisce un 5-5 che diventa pochi istanti dopo un match point a seguito di un poderoso siluro di dritto. E finisce qui. Braccia al cielo per l’allievo di Piatti che ha gestito in modo soddisfacente un match per nulla semplice. E pensare che un anno fa esatto, il 18 febbraio 2019, Sinner vinceva il suo esordio nel challenger di Bergamo da cui è cominciato tutto. Quegli 80 punti da difendere – dopo la vittoria di oggi ne restano 60 – non fanno alcuna paura.

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