La piccola biblioteca di Ubitennis: one more Francesca

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La piccola biblioteca di Ubitennis: one more Francesca

Per gli immancabili venerdì letterari di Ubitennis un libro che ricostruisce la storia sportiva e la personalità della leonessa d’Italia, esclusa dagli Internazionali

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Musso M., Il meraviglioso mondo di Francesca (Francesca Schiavone si racconta), Lìmina Edizioni, 2011, pagg. 326.

Nella prefazione a “Il Meraviglioso Mondo di Francesca”, Rino Tommasi inquadra esattamente che cosa dobbiamo attenderci dalla lettura di questo libro: “Il racconto di Matteo Musso rivela l’eccellente e quasi complice rapporto che deve esserci stato tra l’autore e la campionessa, confermato anche dalla discrezione con cui nella cronaca, precisa e puntuale, ci sono situazioni esclusivamente tennistiche senza il minimo riferimento a quella cronaca rosa che si ritrova invece nelle biografie delle campionesse del tennis (Graf, Evert, Navratilova, Lenglen)”. (Pag. 4).

Si percepisce subito, infatti, fin dalle prime righe, che l’autore è un fan di Francesca Schiavone. La conosce da anni, almeno dall’impresa dell’Italia in Fed Cup nel 2006, quando le ragazze di capitan Barazzutti conquistano il primo titolo a squadre contro il Belgio di Justine Henin (seguiranno altri due trionfi, nel 2009 e nel 2010, entrambi contro gli Stati Uniti e entrambi con Francesca tra le protagoniste). Matteo e Francesca non solo si conoscono da tempo, ma nutrono stima uno per l’altra, aspetto questo, che, molto probabilmente, ha determinato il carattere dell’opera e il suo taglio esclusivamente “sportivo”. Interessante anche il metodo espositivo adottato da Musso. In genere una biografia è scritta in terza persona dall’autore, che non è il soggetto dell’opera. Un’autobiografia, invece, è raccontata in prima persona dal protagonista stesso, oppure è un libro intervista. L’opera di Matteo Musso è un crocevia tra queste varianti. È narrato in terza persona ma gli “interventi” di Francesca (evidenziati nel testo dal carattere corsivo) sono frequentissimi, tanto che alla fine l’opera è un po’ biografia e un po’ autobiografia.

 

Con questa continua alternanza di voci si dipana, lungo oltre 300 pagine, la cronaca della carriera agonistica della Schiavone. Il libro, uscito nel 2011, si ferma a un periodo ancora radioso della carriera di Francesca e copre un arco di tempo di oltre vent’anni. Si inizia dai primi colpi tirati a nove anni all’Accademia Inter di Milano, a due passi dalla sua casa in via Cilea, quartiere Gallarate, fino alla seconda finale in terra parigina, quel Roland Garros 2011 che avrebbe dovuto consacrarla per la seconda volta campionessa di Francia ma che la vede sconfitta dalla cinese Na Li.

Il libro si divide idealmente in quattro parti. La prima (cap. 1) riguarda gli inizi, i primi tentativi con il tennis, l’alternanza fra tennis e altre discipline fino alla scelta definitiva per lo sport della racchetta. È una progressione costante, dai titoli a squadre vinti tra il 1993 e 1994 con il Tc Milano e il titolo italiano Under 14, fino al 2000, vero anno di svolta, con la partecipazione a tornei internazionali e l’ingresso nelle prime 100 della classifica WTA. Francesca ragazzina ha la stessa grinta, determinazione, voglia di migliorare, imparare, allenarsi, divertirsi, competere che ha oggi, a 37 anni, alle soglie del ritiro, annunciato per la fine del 2017. La seconda parte, dal 2001 al 2006 (capp. 2, 3 e 4), si apre con il resoconto di un episodio oggi dai più dimenticato, ovvero l’adesione della Schiavone, nel 2001, alla “grande protesta” dei tennisti italiani contro la FIT, rea di non aver coinvolto gli atleti nella scelta dei capitani di Davis e Fed Cup e dei rappresentanti del consiglio. Questa adesione costò a Francesca la wild card per gli Internazionali d’Italia, a cui parteciperà partendo dalle qualificazioni.

Il 2001, tuttavia, è un anno importante soprattutto per i quarti di finale raggiunti al Roland Garros, dove verrà sconfitta da Martina Hingis (al tempo N. 1 WTA). Interessanti sono le parole di Francesca su questa esperienza fondamentale, che getta le basi della lunga rincorsa al trionfo parigino del 2010. Ecco la dichiarazione rilasciata dopo la vittoria contro la sudafricana Cara Black (N. 37 WTA) che le apre le porte dei quarti di finale: Arrivare alla seconda settimana del Roland Garros non è un sogno: sto migliorando, di giorno in giorno. Battere una più esperta nelle condizioni più difficili dà maggiore consapevolezza dei propri mezzi, è costruttivo soprattutto dentro. E nei momenti più difficili so che è decisiva la tua voglia di vincere, quanto hai sofferto prima, quanto lavoro ci hai messo, quello che hai passato, soprattutto quando non mi piaceva allenarmi, ma ho continuato. È quella la forza”. (Pag. 53). E queste sono le parole dopo aver perso dalla campionessa svizzera: “All’inizio del match con la Hingis avevo addosso troppa adrenalina e non sono riuscita a canalizzarla nel modo migliore, e poi devo ancora imparare a spostarmi al momento giusto sul colpo giusto, dritto o rovescio che sia. Lei non sbaglia mai la scelta”. (Pag. 55).

Schiavone analizza il proprio gioco e studia quello dell’avversario. Osserva i grandi tennisti per imparare e adattare i loro punti di forza alle caratteristiche del suo tennis. Ecco cosa dice a questo proposito: “Alla Hingis prenderei il tempo e come vede la palla, a Sampras la semplicità e il servizio. Di Rafter vorrei la volée e la posizione a rete, di Hewitt la grinta. Di Ferrero mi piace tantissimo il dritto a sventaglio: come vorrei averlo anch’io”. (Pag. 54).

Questa peculiare visione del tennis di Francesca ritorna lungo tutta la sua carriera. Non smette mai di trarre stimoli dagli altri, dall’ambiente circostante, dalle persone, tecnici, allenatori, giocatori, con cui entra in contatto. Il bisogno di un rapporto empatico con il prossimo e la passione viscerale per il tennis sono le caratteristiche che la accompagnano da sempre, assieme alla necessità di migliorare continuamente il proprio gioco. Ma per migliorare il proprio gioco bisogna conoscerlo e, soprattutto, conoscere se stessi, saper gestire le emozioni, indirizzare le energie verso un obiettivo che può anche non essere la vittoria a tutti i costi ma il “miglioramento”, parola magica che ritorna in moltissime interviste in anni diversi anche lontani fra loro. Per soddisfare questa pressante esigenza interiore si rivolge al dottor Parmigiani, che dal 1998 è il mental coach della Schiavone.

Questo, d’altronde, è per Francesca un periodo di incontri fondamentali, come quello, nel 2002, con l’allenatore argentino Panajotti, con cui raggiungerà traguardi importanti, come i quarti di finale agli US Open del 2003 e sempre i quarti agli Australian Open del 2006. Nel 2007 arriverà il primo titolo WTA, a Bad Gastein, nel 2009 ci sarà l’importante vittoria alla Kremlin Cup di Mosca. Non si può dimenticare, poi, l’incontro forse più importante di Francesca, quello con Corrado Barazzutti, che la convocherà ripetutamente in Fed Cup e che nel 2009 diventerà il suo coach. Interessanti, in questo contesto di crescita continua, le parole di Francesca, che stigmatizzano alcuni aspetti della vita quotidiana del tennista in generale e della sua in particolare. La solitudine: “In realtà io non so cosa significhi vivere normalmente, da anni la mia vita è questa. Non posso fare confronti. Posso dire che nei momenti estremi, di grande felicità o di dolore profondo, non hai intorno nessuno per condividere queste emozioni. C’è il telefono, ci sono le mail per restare in contatto, e vanno benissimo. Ma ti manca la possibilità di curare un rapporto da vicino, di coltivarlo. Non solo sentimentale, anche di amicizia”. (Pag. 83). Il tempo libero: “Il mio tempo libero? Amo mangiare, oziare, giocare a qualcosa, magari sfidare qualcuno, mettermi alla prova. In alcuni momenti mi piace stare con gli amici, in altri, da sola. Da anni tengo un diario, dove scrivo tutto, sempre di seguito, perché è il mio discorso, la mia vita (…) Scrivo quello che provo: ci sono tante pagine nere, d’amore e di gioia. Ci sono io”. (Pag. 84). Le letture: “Sei, sette anni fa leggevo spesso testi di psicologia, di filosofia zen, sulla liberazione del proprio spirito, e cose di questo genere. Oggi non lo faccio più, non perché non voglia più imparare, ma semplicemente perché ho scelto la mia strada e vado verso una direzione precisa (…) Oggi leggo per rilassarmi, cose più semplici, da Ken Follet a Stieg Larsson”. (Pag. 84).

La terza parte del libro (cap. 5) è quella più interessante. Per oltre 60 pagine si dipana in modo dettagliato, con ritmo incalzante, incontro dopo incontro, set dopo set, game dopo game, il racconto della meravigliosa, vittoriosa cavalcata verso il titolo di Parigi del 2010, con la superba finale giocata contro Samantha Stosur che, detto per inciso, era data nettamente favorita. Man mano che cadono le teste delle avversarie (Kulikova, Ferguson, Li, Kirilenko, Wozniacki, Dementieva), il sogno diventa sempre più reale, fino all’apoteosi del 6-3 7-6 inflitto all’australiana e quelle parole, ormai famose, pronunciate durante il discorso di ringraziamento e indirizzate agli appassionati arrivati in massa dall’Italia per sostenerla: “Ma che facce avete?”. Mi ha colpito e divertito, a proposito della finale, anzi della vigilia della finale, la risposta di Francesca a chi le chiedeva come avesse preparato l’incontro il giorno prima del grande match: “Prima della finale ho fatto cose assurde. Il giorno precedente, verso le sei di sera, ho chiesto che qualcuno venisse a farmi una manicure, cosa che io non faccio mai. Mi sono chiesta perché. Ed era perché io volevo alzare quella coppa e quando l’alzavo volevo avere le unghie fatte bene e che tutto fosse perfetto. È una cosa assurda”. (Pag. 158).

Dopo la vittoria a Parigi le cose cambiano, arriva la top ten (migliore posizione N. 4 nel gennaio 2011), il record di essere l’unica tennista italiana ad aver vinto una prova del Grande Slam, primato detenuto fino alla vittoria di Flavia Pennetta agli US Open 2015. Arriva anche un’esposizione mediatica mai avuta prima, inviti a trasmissioni televisive, interviste, servizi fotografici, arrivano i complimenti dei grandi campioni del passato: McEnroe, Navratilova, Wilander. Tutti sottolineano il particolare modo di giocare di Francesca, la capacità di variare, la scelta di affidarsi alla tattica più che alla potenza, quel rovescio a una mano così efficace e raro nel tennis femminile, il gioco prepotentemente d’attacco, la personalità grintosa, appassionata, che non nasconde mai le emozioni, belle o brutte che siano.

La quarta parte del libro (capp. 6, 7 e 8) è dedicata al dopo Parigi 2010. È un periodo di alti e bassi fino al nuovo acuto della finale, persa, sempre a Parigi, l’anno successivo. Prima, c’era stata quella partita pazzesca (ottavi di finale), vittoriosa, contro la Kuznetsova all’Australian Open: 6-4 1-6 16-14 in 4 ore e 44 minuti di lotta senza esclusione di colpi. Degne di nota sono le interviste incluse nel libro, che completano l’immagine della Schiavone tennista “vista dall’esterno”. I personaggi che hanno dato il loro contributo in questo senso sono nomi noti e, alcuni, notissimi del panorama tennistico italiano e internazionale: Barbara Rossi, Raffaella Reggi, Tathiana Garbin, Rita Grande, Martina Navratilova, Vincenzo Martucci.

Il libro si conclude con una vera e propria intervista a Francesca, realizzata durante il Roland Garros 2011. Matteo Musso, però, si congeda da noi con un’interessante “coda”. Dopo l’intervista, infatti, il lettore può consultare una ricca appendice: “Tutti i numeri di Francesca”, dove sono riportati gli incontri disputati nel circuito maggiore dalla Leonessa dal 1996 al 2011, corredati di luoghi, date, avversarie, risultati, montepremi.

Carlo Cocconi

Nota di Pier Paolo Zampieri

Tra le tante cose che mi piacciono del tennis ci sono gli occhi. Il modo in cui cercano la palla che galleggia nell’aria, come se il destino dell’universo dipendesse da quell’istante, il rallenty di quando si abbassano nel momento in cui hanno perso la partita, le dilatazioni orgasmatiche verso il cielo dopo una vittoria, la sfida e il rispetto verso l’avversario dall’altra parte della rete che è sempre e solo uno specchio. Tra tutti gli occhi, soprattutto nelle tenniste, mi piacciono quelli in cui il professionismo non ha espulso quel grammo di pazzia che è il perno di ogni storia. Bene, non so se Francesca sia stata davvero la più forte tennista italiana, sicuramente nei suoi occhi c’è ancora oggi tutta la gioia e la pazzia di una ragazza che, non invitata al gran ballo, ha osato morsicare il tetto del mondo. Quegli occhi meravigliosi mi dicono che anche se gli anni sono 37 e il sipario si avvicina, c’è ancora fame, se non di un trofeo di uno di quegli applausi che fanno venire giù lo stadio. Che è poi il vero e unico motivo per cui i bambini cominciano a giocare a tennis e solo i pazzi, per fortuna, continuano.

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ATP

ATP Roma, Sonego infiamma il Foro Italico: Rublev ko, è semifinale!

Strepitosa vittoria in rimonta del torinese: è il primo italiano in semifinale dai tempi di Volandri. Ora la sfida con Novak

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

L. Sonego b. [6] A. Rublev 3-6 6-4 6-3

È Sonego-mania al Foro Italico. Un Lorenzo semplicemente strepitoso si regala, e ci regala, la semifinale al Masters 1000 di Roma. Il torinese può saltare e ballare col pubblico della Grand Stand Arena. Dopo aver superato Dominic Thiem negli ottavi, batte nei quarti un altro top ten come Andrey Rublev, con un’esaltante rimonta: 3-6 6-4 6-3 il risultato finale alla Grand Stand Arena.

Tanto cuore, ma soprattutto tanto tennis di qualità per un’altra memorabile partita di un Sonego che è stato bravissimo a rimanere in partita dopo un primo set a senso unico per insinuare dubbi e nervosismo nella mente del moscovita impedendogli di condurre le danze e spostando la contesa su terreni tatticamente per lui scomodi. “Rublev non ti lascia il tempo di pensare e allora devi prendere l’iniziativa – ha detto Sonego a caldo ai microfoni di Sky Sport -. Nel secondo set ho messo i piedi nel campo per non subire più il suo gioco. Quando lascia andare il diritto e il rovescio fa molto male, ma io sono stato bravo a reagire e poi a mantenere lo stesso livello per tutta la partita”.

 

Probabilmente in pochi si aspettavano che Sonego potesse esprimere un livello simile contro Rublev, numero 7 ATP, numero 2 della Race to Turin e giocatore con più partite vinte nel 2021 (alla pari di Stefanos Tsitsipas). La semifinale al Foro Italico, però, è realtà. Lorenzo riscrive le pagine di storia del torneo: è il primo italiano ad arrivare al penultimo atto del Masters 1000 capitolino dal 2007, quando a riuscirci fu Filippo Volandri; è il quinto italiano a farcela nell’Era Open dopo l’attuale capitano Davis, Bertolucci (1973), Panatta (1976, 1978) e Zugarelli (1977). Il torinese firma la decima semifinale a livello Masters 1000 di un italiano, ben tre delle quali sono arrivate nei quattro Masters 1000 giocate nel 2021 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid). L’epoca d’oro del tennis italiano vive un altro emozionante momento.

Purtroppo per Sonego, non c’è tempo di godersi il traguardo raggiunto: già stasera (non prima delle 18:30) sfiderà Novak Djokovic, uscito vincitore dal duello con Stefanos Tsitsipas, per un posto in finale. La mente non può che correre al precedente dello scorso ottobre, quando Lorenzo vinse 6-2 6-1 a Vienna. “Non penserò a quel precedente – ha detto Sonego -. Sarà un’altra partita in un altro contesto. Lui magari ha altre motivazioni rispetto ad allora. Sarà ovviamente difficilissima, cercherò di dare il massimo e divertirmi sul campo, per me e per il pubblico che ci sarà”.

PRIMO SET – Rublev costringe Sonego ad entrare in partita già dai primissimi quindici: pronti, via e Lorenzo deve subito salvare una palla break. Il russo sale 1-1 e poi arriva di nuovo a palla break nel terzo game, dopo che Lorenzo era salito 40-15. E stavolta la sfrutta, grazie a un errore col dritto dell’azzurro, che mette in corridoio una traiettoria inside-in. Nessun problema per il 7 del mondo ad allungare sul 3-1: comanda sempre lui da fondo campo, sfonda prima col rovescio lungolinea e poi col diritto in cross per arrivare a 0-40. Una grande palla corta dietro alla prima di servizio permette a Sonego di cancellare una possibilità per il doppio break, poi è Andrey a sbagliare malamente una volèe di diritto, infine il torinese piazza una seconda di servizio coraggiosa e sale 40-40. La quarta possibilità dell’1-4 è cancellata da un errore di Rublev col diritto, poi Sonego decide di chiamare ancora una volta Rublev dalle parti della rete: un’idea che si conferma costantemente buona in questo avvio di gara, perché frutta a Lorenzo una palla del 2-3 trasformata ancora sugli sviluppi di una palla corta.

Il gioco nei pressi della rete del russo, si sa, non è all’altezza di quello dalla linea di fondo: una debolezza che Lorenzo saprà sfruttare nel corso del match, insinuando dubbi e incertezze nella testa dell’avversario.  

Niente allungo per Rublev, Sonego c’è e chiama a gran voce il tifo del pubblico romano, conquistato dal torinese. Non c’è, però, la svolta che il nostro auspica, perché il moscovita non fa una piega e tiene il servizio a zero (2-4). Non solo: va di nuovo 0-30, ma Lorenzo reagisce ancora una volta, ritrova il servizio e sale 3-4. Andrey, però, al servizio è decisamente intrattabile: tre ace, zero possibilità per Sonego e 3-5. Nel gioco successivo, una spettacolare risposta di rovescio ad una prima di servizio dell’italiano porta il russo sul 40-40; poi Rublev martella col diritto per arrivare a set point, trasformato con un lungolinea di rovescio che costringe l’italiano all’errore. È 6-3 Rublev e non c’è nulla da dire sul rendimento messo in campo dal russo, in grado di esprimersi su alti livelli da fondo campo, imparabile al servizio (tre punti persi) e continuo in risposta.

Andrey Rublev – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

LA SVOLTA – Rublev sembra troppo forte, ma Sonego prova a reagire, e ruggire, in apertura di secondo set, salendo per la prima volta ai vantaggi in risposta. Grazie a un drittone carico l’azzurro piega Rublev e arriva pure a palla break. La chance è ghiotta perché il russo deve giocarsela sulla seconda: qui Andrey regala col diritto in maniera sorprendente e banale, lancia a terra la racchetta e cede il servizio. Il primo calo della partita da parte del russo esalta Sonego e soprattutto il pubblico del Foro Italico, che in situazioni di questo tipo sa come fare la sua parte. Rublev fa un bel gesto a metà quando “chiama” buono un colpo dell’italiano e poi contesta la decisione dell’arbitro di assegnare a Sonego il punto, poi reagisce a sua volta e arriva a palla break. La annulla Lorenzo nel migliore dei modi: ace centrale, poi ancora un altro per confermare il break e salire 2-0.

Il russo accorcia le distanze servendo bene (2-1), ma anche Sonego, finalmente, tiene bene il servizio: va sotto 0-15, ma poi – tra una gran palla corta e una buona prima palla – fa quattro punti di fila e sale 3-1. Rublev è ancora regolare al servizio (3-2), ma ora anche l’italiano innalza il rendimento al servizio, senza mai dimenticarsi di chiamare regolarmente Rublev a districarsi nei pressi del net, laddove il russo è davvero un pesce fuor d’acqua. L’italiano sale 4-2 e poi torna a mettere in difficoltà Rublev sul suo servizio, arrivando ai vantaggi, ma con servizio e diritto Andrey rimane a contatto (4-3). Sonego tiene il suo turno di servizio senza patimenti (5-3) tra l’ovazione dei presenti, il russo fa lo stesso (5-4) e si arriva al momento della verità quando Sonego serve per il set.

Il gioco non inizia nel migliore dei modi per l’azzurro, con Rublev che si inventa un vincente di rovescio di controbalzo dal centro del campo, ma Sonego risponde da campione infilando un lungolinea di rovescio imprendibile. Poi c’è un punto diretto con la prima palla, ma sul 30-15 Sonego affossa malamente una volèe alta di diritto, forse perché indeciso sul se giocarla o meno. Rublev ringrazia e tira fuori una risposta maiuscola sulla prima esterna di Sonego da destra: è palla break. Qui Sonego è semplicemente da applausi per come regge sulla diagonale di sinistra per poi piazzare il diritto a sventaglio vincente. A questo grande punto l’azzurro fa seguire due prime vincenti: la Grand Stand Arena ribolle di entusiasmo, dopo 54 minuti il secondo set è azzurro (6-4).

Chirurgico, Lorenzo, nell’intrufolarsi nel match sfruttando il primo passaggio a vuoto di Rublev a inizio parziale e nell’innalzare velocità e percentuali al servizio, che a fine partita risulteranno così.

IL TRIPUDIO – Rublev inizia il terzo set con il vantaggio di servire per primo. Sale 1-0 e nel gioco successivo infila due colpi maestosi (passante di rovescio e risposta nel sette col diritto), ma Sonego adesso è più che all’altezza negli scambi da dietro (1-1). Rublev sale 2-1 e nel quarto game successivo c’è un altro momento chiave della partita: con il primo doppio fallo Lorenzo concede palla break, ma rimedia con prima e servizio vincente. Poi attacca sul rovescio del russo e quello trova il passante in cross vincente per arrivare alla seconda palla break. Ma di nuovo arriva il servizio a salvare Sonego. Sulla parità Rublev mette fuori una risposta di rovescio non certo impossibile, ma con il diritto va a segno su una seconda troppo morbida di Lorenzo. Sbaglia con il diritto il nostro e concede la terza palla break. Lorenzo, però, salva pure questa con la prima di servizio, e sempre con la prima palla si procura la palla del 2-2.

Il gioco si allunga, però, perché arriva uno dei rari errori di rovescio di Sonego. Tanto per cambiare, altro servizio vincente: sulla nuova palla game Rublev spinge e mette Lorenzo alle corde, il nostro manda tutto dall’altra parte, il russo evita di scendere a rete per la sua idiosincrasia con quella zona di campo e alla fine perde il punto.

Gran game tirato su da Sonego, ed è la svolta decisiva della partita. Perché il torinese, sull’onda dell’entusiasmo, azzecca un gioco di risposta da favola. Va 0-30, fa impazzire Rublev con una gran difesa dai teloni di fondocampo fin quando l’altro sbaglia lo smash e alla prima chance non si fa pregare: entra in campo dopo una grande risposta e fa secco il russo con il diritto. Siamo 3-2 e servizio a favore dell’allievo di Gipo Arbino, che manda in visibilio l’arena. L’odore del colpaccio è nell’aria, ma le fatiche non sono certo finite. Sale 40-0 Lorenzo sul game di servizio successivo, ma si fa raggiungere sul 40-40. Rublev, però, sbaglia due volte col rovescio e permette all’azzurro di salire sul 4-2 compiendo un altro passettino verso l’impresa.

Chi pensa a un Sonego dedito a risparmiare le energie per i game al servizio è disatteso da una gran corsa dell’azzurro che, dai e dai, provoca l’errore di Rublev per portarlo ai vantaggi, ma Andrey non ci casca e rimane a contatto (4-3). Altro turno di servizio fondamentale per l’italiano, che chiama Rublev a rete: il passante però è troppo prevedibile e il numero 7 del mondo sale 0-30 azzeccando (stranamente) una volèe. Si arriva a un’altra palla break: arriva una gran prima esterna a 211 km/h per annullarla. “Sonny” è solido dal fondo e Rublev deve forzare i colpi per scardinarlo, ma il suo diritto finisce largo. Poi il moscovita stecca mandando Sonego sul 5-3. Proteste russe per la lentezza di Sonego nel servire dopo un paio di net, ma il regolamento gli consentiva di prendersi quel tempo.

Andrey da Mosca deve servire per rimanere nel match e qui Sonego pesca un rovescio lungolinea da antologia, l’ennesimo del match, per andare 30-30, ma Rublev buca il torinese con un diritto vincente. Si va però ai vantaggi e Rublev sbaglia col diritto, concedendo a Sonego il primo match point, annullato dal moscovita con la combinazione servizio-diritto. Lorenzo però insiste sul diritto del russo e raccoglie un’altra stecca. Al secondo match point, la gioia di Lorenzo e della Grand Stand Arena può scatenarsi dopo l’ultimo errore di Rublev.

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ATP

ATP Roma: il coprifuoco non ferma Sonego. Straordinaria vittoria con Thiem [VIDEO-COMMENTO]

Tre ore e mezza di partita intensa ed emozionante: vince Lorenzo Sonego, purtroppo con gli spalti vuoti dopo l’uscita del pubblico per il coprifuoco. Sfiderà Rublev ai quarti

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

L. Sonego b. [4] D. Thiem 6-4 6-7(5) 7-6(5)

Non ho mai pensato di perdere questa partita“. Così Lorenzo Sonego ha commentato a caldo la strepitosa vittoria su Dominic Thiem, arrivata dopo tre set e tre ore e mezza di battaglia. Eppure quella partita il torinese è andata vicinissimo a perderla, quando sul 5-3 nel terzo set ha annullato un match point al proprio avversario prima di riuscire ad arrampicarsi fino al tiebreak decisivo. Al di là dell’ottimo livello di tennis espresso, la cosa che ha veramente impressionato di Lorenzo oggi è stato l’atteggiamento, la capacità di restare attaccato al match anche quando le cose sembravano ormai indirizzate verso il peggio. Sì, perché Thiem ha giocato un primo set certamente sottotono, ma poi alla lunga è andato in crescendo, vincendo con merito il tie-break del secondo parziale e poi salendo 5-3 nel terzo e arrivando, come detto, a un passo dalla vittoria.

Persino nel tie-break decisivo quei due consecutivi rovesci vincenti di Thiem avrebbero potuto minare le sicurezze dell’italiano che invece ha reagito subito, portando a casa il match. Un successo, il secondo contro un top 10, che ha un sapore decisamente migliore di quello ottenuto contro Novak Djokovic a Vienna, quando il numero uno al mondo era apparso in evidente disarmo e a secco di motivazioni, al contrario del Thiem di oggi.

 

Per la quarta volta negli ultimi quattro Masters 1000, un italiano disputerà i quarti di finale (Sinner a Miami, Fognini a Montecarlo e Berrettini a Madrid). Per Sonego in particolare questi saranno i secondi quarti di finale in un Masters 1000 (la prima volta fu a Montecarlo 2019) dove tenterà una nuova impresa contro Andrey Rublev, il quale ha rifilato un doppio 6-4 a Roberto Bautista Agut.

IL MATCH – Sonego sa di dover essere il primo a prendere l’iniziativa, cercando di dettare lui il ritmo degli scambi senza finire nel martellamento di Thiem. Il servizio fortunatamente lo assiste in queste prime fasi dell’incontro e gli permette di concentrarsi maggiormente sui turni di risposta. Sul 2-2, l’italiano si guadagna tre palle break, di cui due consecutive, ma non riesce a rispondere con efficacia e a sfruttare l’occasione. Lorenzo è però decisamente più pimpante di Thiem, che sembra spesso in ritardo sulla palla e non riuscire a trovare sufficiente spinta con le gambe. Sonego ne approfitta per strappare qualche punto anche sulla diagonale rovescia, in teoria a lui sfavorevole, e per tornare alla riscossa in risposta. Il break finalmente arriva sul 3-3, alla quinta occasione, e permette all’azzurro di scavare un piccolo solco tra sé e l’avversario.

Le prime vere difficoltà al servizio per Sonego si registrano proprio al momento di servire per il set sul 5-4. Thiem ha un sussulto d’orgoglio e sale a palla break, sulla quale l’azzurro si salva con un’ottima stop volley. Lorenzo sigilla poi il set vincendo uno scambio tesissimo e calando una prima pesantissima sulla prima palla buona.

Sonego riprende da dove aveva lasciato, continuando a mettere pressione all’avversario e facendo vedere qualche velenosa smorzata. Dal canto suo però Thiem comincia a trovare maggiore profondità con i propri colpi e nel quarto game si procura due consecutive palle break, sulle quali però Sonego è molto ordinato. L’azzurro trova buone soluzioni anche con il lungolinea di rovescio, non la soluzione più solida del suo repertorio, ma che oggi sta regalando qualche problemino a Thiem. Lorenzo varia benissimo anche al servizio, traendo il massimo dalla posizione estremamente arretrata dell’austriaco.

Thiem prova a mettersi nei guai da solo sul 4-4, regalando due palle break consecutive a Sonego con un doppio fallo e un erroraccio. L’austriaco si riscatta subito giocando quattro punti pressoché perfetti e salendo 5-4. Lorenzo non accusa la tensione, tiene il servizio e poi torna a farsi pericolo in risposta. Un gran pallonetto e un gran dritto lo portano a palla break, ma Thiem lo butta fuori dal campo col dritto. Sulla seconda occasione la scena è la stessa con Sonego costretto ad affossare in rete il dritto in corsa. Sul 6-5, l’italiano pasticcia a rete un paio di volte e si ritrova a dover fronteggiare due set point di fila. Ancora una volta Lorenzo gioca alla perfezione e li cancella entrambi, ma ne offre subito un altro, sul quale nuovamente non lascia l’iniziativa a Thiem. Dopo quattordici punti di sofferenza, l’azzurro riesce finalmente ad agguantare il tie-break.

Thiem si invola rapidamente sul 4-1 grazie a due rovesci poderosi, ma Sonego si rifà subito sotto con un grande recupero su una smorzata e un dritto vincente. Un pallonetto troppo corto dell’austriaco gli dà la chance di smashare agevolmente per il 4-4. Thiem però va a prendersi di forza altri due set point con una risposta vincente: sul primo Sonego si salva con un rovescio lungolinea vincente, ma sul secondo l‘austriaco mena come un fabbro e alla fine costringe il torinese alla resa.

Essendo le 21.30 passate, il gioco viene sospeso per permettere al pubblico di defluire fuori dall’impianto in ottemperanza alle norme sul coprifuoco. Curiosamente anche Sonego e Thiem lasciano il Grandstand per poi farvi ritorno una ventina di minuti dopo a spalti svuotati, mentre Bautista-Agut e Rublev, impegnati sul Pietrangeli, attendono in campo che gli spettatori se ne vadano.

La pausa sembra far bene a Sonego che parte forte e sale 2-0. Thiem però ha definitivamente ingranato e fa sentire la maggior pesantezza di palla, rispondendo con continuità e mettendo l’italiano costantemente sulla difensiva. L’austriaco ribalta la situazione vincendo quattro giochi consecutivi e andando sul 4-2.

Sonego non molla nonostante lo svantaggio, annulla un match point sul proprio servizio nel nono game e poi prova l’ultimo disperato assalto in risposta. Una risposta un po’ fortunata gli regala due palle break di fila, che Thiem cancella con un drittone sulla riga e una prima vincente. Sulla terza però il pallonetto di Lorenzo è buono e gli vale il 5-5. Tocca di nuovo al tiebreak dirimere la questione, come nel secondo set. Ancora una volta è Sonego a partire meglio, salendo 2-0 e poi 5-3, grazie anche a una smorzata telefonata di Thiem. L’austriaco però pesca dal cilindro due rovesci lungolinea vincenti da antologia e riequilibra le cose. Dominic rovina tutto con un’improvvida discesa a rete e viene poi punito da una gran prima vincente di Sonego, che può finalmente festeggiare con il proprio angolo una vittoria che ricorderà per sempre.

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ATP

Roma, Berrettini lotta un set ma alla lunga la spunta Tsitsipas

Un episodio sfavorevole condiziona il tie-break del primo set in sfavore di Matteo. Tsitsipas concede poco e niente, ci va lui nei quarti contro Djokovic

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Stefanos Tsitsipas - Roma 2021 (foto Twitter @internazionalibnlditalia)

[5] S. Tsitsipas b. [8] M. Berrettini 7-6(3) 6-2

La giornata di giovedì è indubbiamente quella di maggior sostanza agli Internazionali d’Italia, con tutti gli ottavi di finale sia maschili che femminili. Tra questi match spiccava quello tra Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, unico con due top 10 in campo. Deve avere una qualche tipo di calamita Tsitsipas verso i giocatori azzurri quando gioca a Roma, dato che questo è il terzo anno consecutivo che il n. 5 del mondo affronta un italiano in questo torneo (nel 2019 battè in successione Sinner e Fognini, nel 2020 perse da Sinner) e oggi si è preso lo scalpo del n. 9 Berrettini col punteggio di 7-6(3) 6-2 in un’ora e 36 minuti.

Proprio a partire da oggi nel torneo romano è stata ammessa la presenza del pubblico e sullo stadio Grandstand i due tennisti europei hanno offerto un grande spettacolo, soprattutto nel primo set il quale è stato macchiato da un episodio sul finale che potrebbe averne compromesso l’esito. Va detto comunque che la stanchezza si è fatta sentire per Berrettini – all’ottavo match in 10 giorni – quindi in ogni caso sarebbe stata dura per lui portare il match al terzo.

 

Questo match era rimasto in canna a Matteo, il quale avrebbe dovuto affrontare Stefanos nei quarti degli Australian Open nel primo Slam della stagione, ma dovette farsi da parte prima di scendere in campo per l’infortunio agli addominali che l’ha tenuto per mesi out. Com’era prevedibile gran parte del match è stato ad appannaggio del servizio con il n. 9 del mondo molto più a suo agio nei turni di battuta (nel primo set ha perso un solo ’15’ nell’ottavo game) mentre in quelli del greco ci sono stati qualche scambio in più dove le bordate vincenti di Matteo hanno infiammato gli spalti.

Nell’inevitabile tie-break il massimo della competitività di entrambi è emerso e purtroppo Berrettini si è sciolto nel finale, complice anche un episodio sfavorevole. Era stato comunque lui il primo a passare avanti di un mini-break ma i tentativi di Tsitsipas di far giocare il più possibile il suo avversario hanno pagato, inducendolo spesso all’errore. Dal 3-1 in poi infatti Berrettini non ha più vinto un punto e oltre al crollo mentale va aggiunta la frustrazione per quanto accaduto sul 5-3 per il greco: una smorzata di rovescio di Matteo è stata presa in allungo da Tsitsipas al secondo rimbalzo, ma il giudice di sedia Bernardes non ha rilevato l’infrazione e Matteo ha poi sbagliato il colpo successivo. Berrettini ha cercato di spiegare le sue ragioni all’arbitro brasiliano, senza minimamente eccedere nelle proteste, e il suo sconforto era evidente; comunque la scelta era stata presa e alla fine dopo un’ora di gioco si è concluso il primo parziale.


L’impatto negativo sul suo match purtroppo ha avuto effetto anche ad inizio secondo set dove si sono viste le prime palle break, in favore del greco, nel primo game. La grinta rimasta a Berrettini gli ha permesso di salvarsi in quell’occasione ma Tsitsipas col passare del tempo ha acquisito sempre più fiducia e con continuità è riuscito a rispondere ai servizi dell’italiano. L’equilibrio dunque si è interrotto nel terzo game e a quel punto l’italiano si è un po’ lasciato andare. Con un colpo di coda finale ha cercato di evitare il secondo break ma Tsitsipas è stato arcigno fino alla fine e ha chiuso al primo match point guadagnandosi l’accesso ai quarti di finale del torneo romano. Per lui è la seconda volta che raggiunge questo traguardo e domani se la vedrà col n. 1 Novak Djokovic, oggi spedito come un treno su Davidovich Fokina. Inevitabilmente resta l’amarezza per Berrettini, ma molta di meno rispetto a quella di Sinner ieri e soprattutto rispetto a quella dello stesso Matteo nella finale di Madrid; tutto sommato quindi questi torneo hanno fatto vedere molte cose positive in vista del Roland Garros.

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