La piccola biblioteca di Ubitennis: one more Francesca

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La piccola biblioteca di Ubitennis: one more Francesca

Per gli immancabili venerdì letterari di Ubitennis un libro che ricostruisce la storia sportiva e la personalità della leonessa d’Italia, esclusa dagli Internazionali

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Musso M., Il meraviglioso mondo di Francesca (Francesca Schiavone si racconta), Lìmina Edizioni, 2011, pagg. 326.

Nella prefazione a “Il Meraviglioso Mondo di Francesca”, Rino Tommasi inquadra esattamente che cosa dobbiamo attenderci dalla lettura di questo libro: “Il racconto di Matteo Musso rivela l’eccellente e quasi complice rapporto che deve esserci stato tra l’autore e la campionessa, confermato anche dalla discrezione con cui nella cronaca, precisa e puntuale, ci sono situazioni esclusivamente tennistiche senza il minimo riferimento a quella cronaca rosa che si ritrova invece nelle biografie delle campionesse del tennis (Graf, Evert, Navratilova, Lenglen)”. (Pag. 4).

Si percepisce subito, infatti, fin dalle prime righe, che l’autore è un fan di Francesca Schiavone. La conosce da anni, almeno dall’impresa dell’Italia in Fed Cup nel 2006, quando le ragazze di capitan Barazzutti conquistano il primo titolo a squadre contro il Belgio di Justine Henin (seguiranno altri due trionfi, nel 2009 e nel 2010, entrambi contro gli Stati Uniti e entrambi con Francesca tra le protagoniste). Matteo e Francesca non solo si conoscono da tempo, ma nutrono stima uno per l’altra, aspetto questo, che, molto probabilmente, ha determinato il carattere dell’opera e il suo taglio esclusivamente “sportivo”. Interessante anche il metodo espositivo adottato da Musso. In genere una biografia è scritta in terza persona dall’autore, che non è il soggetto dell’opera. Un’autobiografia, invece, è raccontata in prima persona dal protagonista stesso, oppure è un libro intervista. L’opera di Matteo Musso è un crocevia tra queste varianti. È narrato in terza persona ma gli “interventi” di Francesca (evidenziati nel testo dal carattere corsivo) sono frequentissimi, tanto che alla fine l’opera è un po’ biografia e un po’ autobiografia.

 

Con questa continua alternanza di voci si dipana, lungo oltre 300 pagine, la cronaca della carriera agonistica della Schiavone. Il libro, uscito nel 2011, si ferma a un periodo ancora radioso della carriera di Francesca e copre un arco di tempo di oltre vent’anni. Si inizia dai primi colpi tirati a nove anni all’Accademia Inter di Milano, a due passi dalla sua casa in via Cilea, quartiere Gallarate, fino alla seconda finale in terra parigina, quel Roland Garros 2011 che avrebbe dovuto consacrarla per la seconda volta campionessa di Francia ma che la vede sconfitta dalla cinese Na Li.

Il libro si divide idealmente in quattro parti. La prima (cap. 1) riguarda gli inizi, i primi tentativi con il tennis, l’alternanza fra tennis e altre discipline fino alla scelta definitiva per lo sport della racchetta. È una progressione costante, dai titoli a squadre vinti tra il 1993 e 1994 con il Tc Milano e il titolo italiano Under 14, fino al 2000, vero anno di svolta, con la partecipazione a tornei internazionali e l’ingresso nelle prime 100 della classifica WTA. Francesca ragazzina ha la stessa grinta, determinazione, voglia di migliorare, imparare, allenarsi, divertirsi, competere che ha oggi, a 37 anni, alle soglie del ritiro, annunciato per la fine del 2017. La seconda parte, dal 2001 al 2006 (capp. 2, 3 e 4), si apre con il resoconto di un episodio oggi dai più dimenticato, ovvero l’adesione della Schiavone, nel 2001, alla “grande protesta” dei tennisti italiani contro la FIT, rea di non aver coinvolto gli atleti nella scelta dei capitani di Davis e Fed Cup e dei rappresentanti del consiglio. Questa adesione costò a Francesca la wild card per gli Internazionali d’Italia, a cui parteciperà partendo dalle qualificazioni.

Il 2001, tuttavia, è un anno importante soprattutto per i quarti di finale raggiunti al Roland Garros, dove verrà sconfitta da Martina Hingis (al tempo N. 1 WTA). Interessanti sono le parole di Francesca su questa esperienza fondamentale, che getta le basi della lunga rincorsa al trionfo parigino del 2010. Ecco la dichiarazione rilasciata dopo la vittoria contro la sudafricana Cara Black (N. 37 WTA) che le apre le porte dei quarti di finale: Arrivare alla seconda settimana del Roland Garros non è un sogno: sto migliorando, di giorno in giorno. Battere una più esperta nelle condizioni più difficili dà maggiore consapevolezza dei propri mezzi, è costruttivo soprattutto dentro. E nei momenti più difficili so che è decisiva la tua voglia di vincere, quanto hai sofferto prima, quanto lavoro ci hai messo, quello che hai passato, soprattutto quando non mi piaceva allenarmi, ma ho continuato. È quella la forza”. (Pag. 53). E queste sono le parole dopo aver perso dalla campionessa svizzera: “All’inizio del match con la Hingis avevo addosso troppa adrenalina e non sono riuscita a canalizzarla nel modo migliore, e poi devo ancora imparare a spostarmi al momento giusto sul colpo giusto, dritto o rovescio che sia. Lei non sbaglia mai la scelta”. (Pag. 55).

Schiavone analizza il proprio gioco e studia quello dell’avversario. Osserva i grandi tennisti per imparare e adattare i loro punti di forza alle caratteristiche del suo tennis. Ecco cosa dice a questo proposito: “Alla Hingis prenderei il tempo e come vede la palla, a Sampras la semplicità e il servizio. Di Rafter vorrei la volée e la posizione a rete, di Hewitt la grinta. Di Ferrero mi piace tantissimo il dritto a sventaglio: come vorrei averlo anch’io”. (Pag. 54).

Questa peculiare visione del tennis di Francesca ritorna lungo tutta la sua carriera. Non smette mai di trarre stimoli dagli altri, dall’ambiente circostante, dalle persone, tecnici, allenatori, giocatori, con cui entra in contatto. Il bisogno di un rapporto empatico con il prossimo e la passione viscerale per il tennis sono le caratteristiche che la accompagnano da sempre, assieme alla necessità di migliorare continuamente il proprio gioco. Ma per migliorare il proprio gioco bisogna conoscerlo e, soprattutto, conoscere se stessi, saper gestire le emozioni, indirizzare le energie verso un obiettivo che può anche non essere la vittoria a tutti i costi ma il “miglioramento”, parola magica che ritorna in moltissime interviste in anni diversi anche lontani fra loro. Per soddisfare questa pressante esigenza interiore si rivolge al dottor Parmigiani, che dal 1998 è il mental coach della Schiavone.

Questo, d’altronde, è per Francesca un periodo di incontri fondamentali, come quello, nel 2002, con l’allenatore argentino Panajotti, con cui raggiungerà traguardi importanti, come i quarti di finale agli US Open del 2003 e sempre i quarti agli Australian Open del 2006. Nel 2007 arriverà il primo titolo WTA, a Bad Gastein, nel 2009 ci sarà l’importante vittoria alla Kremlin Cup di Mosca. Non si può dimenticare, poi, l’incontro forse più importante di Francesca, quello con Corrado Barazzutti, che la convocherà ripetutamente in Fed Cup e che nel 2009 diventerà il suo coach. Interessanti, in questo contesto di crescita continua, le parole di Francesca, che stigmatizzano alcuni aspetti della vita quotidiana del tennista in generale e della sua in particolare. La solitudine: “In realtà io non so cosa significhi vivere normalmente, da anni la mia vita è questa. Non posso fare confronti. Posso dire che nei momenti estremi, di grande felicità o di dolore profondo, non hai intorno nessuno per condividere queste emozioni. C’è il telefono, ci sono le mail per restare in contatto, e vanno benissimo. Ma ti manca la possibilità di curare un rapporto da vicino, di coltivarlo. Non solo sentimentale, anche di amicizia”. (Pag. 83). Il tempo libero: “Il mio tempo libero? Amo mangiare, oziare, giocare a qualcosa, magari sfidare qualcuno, mettermi alla prova. In alcuni momenti mi piace stare con gli amici, in altri, da sola. Da anni tengo un diario, dove scrivo tutto, sempre di seguito, perché è il mio discorso, la mia vita (…) Scrivo quello che provo: ci sono tante pagine nere, d’amore e di gioia. Ci sono io”. (Pag. 84). Le letture: “Sei, sette anni fa leggevo spesso testi di psicologia, di filosofia zen, sulla liberazione del proprio spirito, e cose di questo genere. Oggi non lo faccio più, non perché non voglia più imparare, ma semplicemente perché ho scelto la mia strada e vado verso una direzione precisa (…) Oggi leggo per rilassarmi, cose più semplici, da Ken Follet a Stieg Larsson”. (Pag. 84).

La terza parte del libro (cap. 5) è quella più interessante. Per oltre 60 pagine si dipana in modo dettagliato, con ritmo incalzante, incontro dopo incontro, set dopo set, game dopo game, il racconto della meravigliosa, vittoriosa cavalcata verso il titolo di Parigi del 2010, con la superba finale giocata contro Samantha Stosur che, detto per inciso, era data nettamente favorita. Man mano che cadono le teste delle avversarie (Kulikova, Ferguson, Li, Kirilenko, Wozniacki, Dementieva), il sogno diventa sempre più reale, fino all’apoteosi del 6-3 7-6 inflitto all’australiana e quelle parole, ormai famose, pronunciate durante il discorso di ringraziamento e indirizzate agli appassionati arrivati in massa dall’Italia per sostenerla: “Ma che facce avete?”. Mi ha colpito e divertito, a proposito della finale, anzi della vigilia della finale, la risposta di Francesca a chi le chiedeva come avesse preparato l’incontro il giorno prima del grande match: “Prima della finale ho fatto cose assurde. Il giorno precedente, verso le sei di sera, ho chiesto che qualcuno venisse a farmi una manicure, cosa che io non faccio mai. Mi sono chiesta perché. Ed era perché io volevo alzare quella coppa e quando l’alzavo volevo avere le unghie fatte bene e che tutto fosse perfetto. È una cosa assurda”. (Pag. 158).

Dopo la vittoria a Parigi le cose cambiano, arriva la top ten (migliore posizione N. 4 nel gennaio 2011), il record di essere l’unica tennista italiana ad aver vinto una prova del Grande Slam, primato detenuto fino alla vittoria di Flavia Pennetta agli US Open 2015. Arriva anche un’esposizione mediatica mai avuta prima, inviti a trasmissioni televisive, interviste, servizi fotografici, arrivano i complimenti dei grandi campioni del passato: McEnroe, Navratilova, Wilander. Tutti sottolineano il particolare modo di giocare di Francesca, la capacità di variare, la scelta di affidarsi alla tattica più che alla potenza, quel rovescio a una mano così efficace e raro nel tennis femminile, il gioco prepotentemente d’attacco, la personalità grintosa, appassionata, che non nasconde mai le emozioni, belle o brutte che siano.

La quarta parte del libro (capp. 6, 7 e 8) è dedicata al dopo Parigi 2010. È un periodo di alti e bassi fino al nuovo acuto della finale, persa, sempre a Parigi, l’anno successivo. Prima, c’era stata quella partita pazzesca (ottavi di finale), vittoriosa, contro la Kuznetsova all’Australian Open: 6-4 1-6 16-14 in 4 ore e 44 minuti di lotta senza esclusione di colpi. Degne di nota sono le interviste incluse nel libro, che completano l’immagine della Schiavone tennista “vista dall’esterno”. I personaggi che hanno dato il loro contributo in questo senso sono nomi noti e, alcuni, notissimi del panorama tennistico italiano e internazionale: Barbara Rossi, Raffaella Reggi, Tathiana Garbin, Rita Grande, Martina Navratilova, Vincenzo Martucci.

Il libro si conclude con una vera e propria intervista a Francesca, realizzata durante il Roland Garros 2011. Matteo Musso, però, si congeda da noi con un’interessante “coda”. Dopo l’intervista, infatti, il lettore può consultare una ricca appendice: “Tutti i numeri di Francesca”, dove sono riportati gli incontri disputati nel circuito maggiore dalla Leonessa dal 1996 al 2011, corredati di luoghi, date, avversarie, risultati, montepremi.

Carlo Cocconi

Nota di Pier Paolo Zampieri

Tra le tante cose che mi piacciono del tennis ci sono gli occhi. Il modo in cui cercano la palla che galleggia nell’aria, come se il destino dell’universo dipendesse da quell’istante, il rallenty di quando si abbassano nel momento in cui hanno perso la partita, le dilatazioni orgasmatiche verso il cielo dopo una vittoria, la sfida e il rispetto verso l’avversario dall’altra parte della rete che è sempre e solo uno specchio. Tra tutti gli occhi, soprattutto nelle tenniste, mi piacciono quelli in cui il professionismo non ha espulso quel grammo di pazzia che è il perno di ogni storia. Bene, non so se Francesca sia stata davvero la più forte tennista italiana, sicuramente nei suoi occhi c’è ancora oggi tutta la gioia e la pazzia di una ragazza che, non invitata al gran ballo, ha osato morsicare il tetto del mondo. Quegli occhi meravigliosi mi dicono che anche se gli anni sono 37 e il sipario si avvicina, c’è ancora fame, se non di un trofeo di uno di quegli applausi che fanno venire giù lo stadio. Che è poi il vero e unico motivo per cui i bambini cominciano a giocare a tennis e solo i pazzi, per fortuna, continuano.

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Italiani nella notte del Roland Garros: Sinner non sbaglia, Trevisan stupisce

Vittoria di routine per Jannik Sinner: ora per lui c’è Coria. Grande affermazione di Martina Trevisan su Coco Gauff

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Martina Trevisan al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

La serata finora più mite di questo Roland Garros 2020 autunnale è stata illuminata dalle vittorie di due ragazzi italiani che, quasi come due parentesi, hanno racchiuso tutto l’impianto del Bois de Boulogne portando a termine le loro fatiche di secondo turno quasi contemporaneamente e nei due campi agli estremi opposti dei ground parigini.

Sì perché mentre sul campo n. 14 Jannik Sinner procedeva con la cinica determinazione di un cyborg nella sua vittoria contro il qualificato francese Benjamin Bonzi (n. 227 ATP), dall’altra parte dell’impianto, sul campo Simonne Mathieu inaugurato solo lo scorso anno in mezzo alle serre d’Auteuil, Martina Trevisan confezionava la più prestigiosa vittoria della sua carriera battendo per 7-5 al terzo set la sedicenne Coco Gauff, n. 51 della classifica WTA ma da tutti considerata una predestinata alla corona di regina del tennis.

J. Sinner b. [Q] B. Bonzi 6-2 6-4 6-4

 

Due vittorie molto diverse per circostanze e per svolgimento: Sinner era ampiamente favorito ed ha rispettato il pronostico chiudendo il match in tre set affogando sul nascere ogni possibile ambizione del suo avversario francese, cui sarebbe bastato solo un minimo incoraggiamento per far incarognire la partita. E invece Jannik è partito a razzo nel primo set, annichilendo Bonzi evidentemente nervoso e incapace di tenere gli scambi da fondocampo con una regolarità accettabile.

Jannik Sinner al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

Nel prosieguo del match l’altoatesino è stato molto abile a ottenere il break ad inizio parziale sia nel secondo sia nel terzo set in modo da poter fare gara di testa e non lasciar giocare Bonzi con la tranquillità del punteggio, dal momento che quando prende fiducia e lascia andare i colpi il transalpino può essere pericoloso. “Sono entrato in campo e ho colpito bene oggi, facendo pochi errori – ha spiegato Sinner dopo il match – certamente mi ha aiutato fare il break subito all’inizio di tutti i set, ma era anche quello che cercavo di fare. Nel primo set, quando ero avanti 5-0, volevo perdere il servizio e fargli subito il break dopo in modo da poter cominciare a servire nel secondo set. Non ci sono riuscito, ma magari avrei perso il servizio nel game iniziale del set”.

Infatti all’inizio del secondo parziale ci sono stati subito tre break consecutivi, in quelli che poi si sarebbero rivelati i tre giochi più complicati dell’intero incontro. Passato quel momento Sinner ha sempre gestito il match con grande autorità, annullando le uniche palle break concesse con la battuta e proseguendo a dettare il gioco negli scambi da fondocampo. “Oggi non ho rischiato molto, perché non serviva fare di più – ha detto Jannik – sono rimasto molto sull’incrociato, tirando anche molto forte, perché vedevo che lui si sentiva in difficoltà, a volte provava a uscire sul lungolinea e a volte sbagliava direttamente”.

Al prossimo turno Sinner dovrà affrontare l’argentino Federico Coria (n. 99 ATP), il fratellino di quel Guillermo Coria finalista qui al Roland Garros nel 2004. “Ho visto un po’ della sua partita oggi – ha detto Sinner – sta giocando bene, si sta sentendo bene in campo, è un giocatore solido, fa molti sventagli, me la dovrò giocare bene”.

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

[Q] M. Trevisan b. C. Gauff 4-6 6-2 7-5

Dall’altra parte del Roland Garros, a buoni 20 minuti di camminata dal campo 14 (forse 15 minuti quest’anno dal momento che c’è molto meno “traffico” nei corridoi data la limitata presenza di pubblico), si è materializzata l’impresa di Martina Trevisan, già vincitrice di quattro partite in questo torneo (tre di qualificazione più quella vinta per ritiro contro Camila Giorgi), che ha messo in campo tutto il suo mestiere, tutta la sua grinta e tutta la sua tenuta mentale per avere la meglio della quotatissima Coco Gauff. La testa è stata fondamentale soprattutto nel rush finale della partita, quando una chiamata sciaguratamente sfortunata del giudice di sedia Marijana Veljovic l’ha privata di un punto che l’avrebbe portata a match point sul 5-3, 40-40.

Quando mi hanno fatto il furto non l’ho presa bene, perché era proprio fuori, non era nemmeno vicina. Inizialmente non l’ho presa bene, ma ho avuto la pausa del cambio di campo, mi sono detta che sono cose che capitano, è successo anche ieri a Mladenovic. Poi lei ha messo quattro prime nel game del 5-5, e da lì sono riuscita a resettare e andare avanti”. In quel frangente, con un meraviglioso game sul 4-3 Martina era riuscita ad andare a servire per il match sul 5-3, ed aveva pure rimontato dallo 0-40 annullando tre palle break. Sul punto successivo un diritto di Gauff era finito oltre la riga, ma al controllo del segno il giudice di sedia ha indicato un altro punto assegnando il “quindici” alla giocatrice americana.

Con la freddezza della veterana Trevisan si è scrollata di dosso la decisione avversa e ha giocato un altro splendido game sul 6-5 chiudendo questa splendida vittoria. Dopo aver smesso di giocare per quattro anni ed aver esordito nel tabellone principale di uno Slam solamente lo scorso gennaio in Australia, Martina Trevisan si giocherà il terzo turno del Roland Garros contro la testa di serie n. 20, la greca Maria Sakkari.Sì, la conosco molto bene, ma per il momento non voglio pensare alla partita di venerdì. Per ora massaggio e riposo”.

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Roland Garros: un grande Travaglia batte Nishikori al quinto e si regala Nadal

Il giapponese aveva vinto le ultime 9 partite arrivate al quinto set. Travaglia ne ha di più fisicamente e avrà l’onore di giocare contro il 12 volte campione di Parigi

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S. Travaglia b. K. Nishikori 6-4 2-6 7-6(7) 4-6 6-2

Stefano Travaglia giocherà venerdì per la prima volta un terzo turno in un torneo del Grande Slam: questa già di per sè sarebbe una notizia ma arrivarci battendo Kei Nishikori in 5 set, per affrontare poi Rafael Nadal le dà tutto un altro sapore. L’azzurro di Ascoli Piceno a quasi 29 anni batte il giappnese, ex N.4 del mondo, un giocatore che in carriera prima di oggi vantava un incredibile bilancio di 23-6 al quinto set, avendo vinto anche le ultime 9 (ultima sconfitta contro Federer in Australia nel 2017). Ora quasi certamente giocherà sul Philippe Chatrier contro il padrone del torneo.

Una soddisfazione non da poco e più che mai meritata dato che nel quinto set la sua superiorità fisica nei confronti del suo avversario era palese, dato che tanto per cambiare Kei aveva già chiamato un medical timeout nel quarto set e in pratica non riusciva più a servire una vera prima palla di servizio limitandosi a una rimessa in gioco.

 

In realtà il crocevia del match è stato il tie-break del terzo set quando nel suo momento migliore Nishikori ha mancato 3 set point che lo avrebbero portato avanti due set a uno dando una direzione chiara al match. Travaglia ha prima recuperato da 4-6 e poi ne ha annullato un terzo col servizio a disposizione sul 6-7 prima di chiudere 9-7 grazie a un nastro beffardo che sposta la palla al giapponese pronto a colpire di dritto.

A quel punto sembra che nel quarto set un Nishikori in preda allo scoramento sia pronto alla resa e invece sfrutta le ultime energie buttandosi anche a rete appena ne ha la possibilità raccogliendone i frutti. Si porta 5-2 con due break di vantaggio prima di chiudere per 6-4, dando comunque i primi segnali di cedimento alla battuta.

E infatti un lungo game al servizio del giapponese nel secondo gioco del quinto dà l’indirizzo finale al match. Travaglia si porta avanti di un break spingendo sempre di più da fondo campo con Nishikori in affanno costante. Serve per il match su 5-1 non riuscendo a chiudere ma il giapponese non riesce più a servire e si arrende dunque nel game successivo dopo 3h53 di battaglia. Adesso per Stefano resta solo da festeggiare e godersi venerdì una passerella da sogno contro il Mostro di Parigi.

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Roland Garros: Sonego e Cecchinato volano al terzo turno e fanno grande l’Italia

Lorenzo Sonego gioca una gran partita e disinnesca il tennis estroso di Bublik: giocherà il primo terzo turno Slam della carriera. Cecchinato prosegue nella sua rinascita

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Lorenzo Sonego - MEF Tennis Tour, Perugia 2020 (foto Marta Magni)

Il primo pezzo d’Italia al terzo turno del Roland Garros, prima che si aggiungesse il nome di Travaglia, ha le fattezze di Lorenzo Sonego che supera in maniera piuttosto netta (7-6(6) 6-1 7-5) il talentuoso ma discontinuo Alexander Bublik. C’è ben poco da incolpare la sfortuna oggi per il tennista kazako, che ha giocato bene solamente il primo set e si è progressivamente spento con il passare dei minuti, dando segnali di vita solo quando era spacciato.

L’inizio non è dei migliori per Sonego, che deve subito salvare una palla break, ma alla fine sarà lui a ‘rischiare’ di vincere prima il set. Bublik deve salvare cinque palle set in un game lunghissimo, in cui il kazako fa ricorso a tutta la sua creatività per non andare sotto. Il fantasma delle occasioni passate non spaventa Sonego, che nel tie-break è il primo a subire il mini-break ma un bruttissimo errore a rete di Bublik lo rimette in partita. Bublik si guadagna due set point, ma l’italiano è bravo a sfruttare la sua maggiore solidità da fondo e vince il primo parziale anche grazie a un chop di dritto scellerato di Sasha che affonda a rete.

Il kazako risente parecchio del set perso e consegna il servizio a Sonego alla prima occasione. L’emorragia di punti continua a non arrestarsi, e Sonego accoglie un altro errore di dritto avversario e dilaga sul 3-0. Il tennis di Sonego sembra perfetto per denudare tutti i limiti tattici di Bublik, che per la verità di tattica sembra non occuparsi praticamente mai; il kazako punta tutto sull’improvvisazione ma i suoi colpi estemporanei oggi non sono accompagnati da sufficienti potenza e precisione. Il secondo set si chiude com’era iniziato, con l’ennesimo break subito da Bublik, la cui frustrazione si traduce in ulteriore insicurezza a rete – e un altro attacco molto azzardato vale il set per Sonego.

 

Alexander Bublik sceglie di prendersi una pausa, esce dal campo e gli istanti trascorsi fuori dal campo gli giovano perché è lui ad avere la prima occasione di breakkare; a salvare l’italiano ci pensa l’ennesimo dritto comodo sbagliato a due passi dalla rete. Sonego capitalizza un doppio fallo di Bublik per trovare quello che sembra l’allungo decisivo per il match. Il tennista torinese va a servire per il match sul 5-3 e sembra piuttosto in controllo, ma Bublik reagisce e ottiene un errore di dritto di Sonego che rimette il set in discussione.

Alexander Bublik – Roland Garros 2020 (via Twitter, @atptour)

L’equilibrio dura poco, perché sul 6-5 e servizio Bublik il kazako deve salvare i primi due match point della partita. Capitola sul secondo, in occasione del quale un potente passante di dritto di Sonego rende impossibile la sua volée: il torinese quasi non ci crede dalla gioia ma è tutto vero, giocherà il terzo turno di uno Slam per la prima volta in carriera. E contro Taylor Fritz, testa di serie numero 27, sarà una sfida certamente difficile ma non chiusa in partenza. Chi lo avrebbe ritenuto possibile due anni fa, quando Sonego entrava stabilmente tra i top 100?

Sarei rimasto comunque a lottare tutta la partita, ma vincere il primo set è stata la chiave, soprattutto vincere in quel modo” ha raccontato Sonego a fine partita. “Lui non ha giocato il secondo set e nel terzo non era molto lucido. Di solito non dà punti di riferimento, è molto talentuoso ma si abbatte quando le cose non vanno per il verso giusto. Non bisogna mai mollare la presa, perché se prende fiducia può anche ridicolizzarti. Il servizio da sotto? Ero attentissimo, ma l’unica volta che ho abbassato la testa di un centimetro mi ha fatto punto!“. Sul suo prossimo avversario, Fritz: “Ci ho giocato due volte sull’erba, è un giocatore completo, gran servizio e rovescio meglio del dritto. Sulla terra non ha fatto i risultati che ha fatto sul veloce, ma sulla terra non gioca male. Sarà una partita molto combattuta: per me è la prima volta al terzo turno, quindi non mi devo preoccupare. Verrà quel che deve venire“.

SUPER CECK – Altra prova molto convincente per Marco Cecchinato che regola in quattro set (6-3 6-2 5-7 6-2) un giocatore potenzialmente ostico sulla terra come Juan Ignacio Londero. Una partita quasi senza sbavature, se si eccettua la seconda metà del terzo set in cui Ceck ha tirato un po’ il fiato e rimesso in discussione un set che sembrava in ghiaccio; Londero ha approfittato del black-out per costringere il siciliano a giocare il quarto set, che però ha confermato la differenza di valori in campo. Marco ha sempre fatto corsa di testa fin dall’inizio prendendo le redini degli scambi sia col dritto che con il rovescio, forse la vera chiave del match oggi. Quello che di fatto è il suo colpo meno sicuro oggi ha prodotto ottimi vincenti e soprattutto non gli ha mai fatto perdere campo, nonostante il buon pressing di un terraiolo DOC come l’argentino.

Marco Cecchinato – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Molti sono stati i palleggi estenuanti, ma la maggior parte ha premiato il tennista azzurro. Dopo 30 minuti, Marco aveva già intascato il primo set e dopo poco più di un’ora il vantaggio era già di due set. Il livello del match è stato buono da parte di entrambi, elemento che non fa che rimpinguare i meriti di Cecchinato dopo l’ottimo esordio contro de Minaur. Tornato a vincere due match di fila in uno Slam dopo la campagna parigina del 2018, Marco attende adesso Sascha Zverev – con la speranza di trovare un avversario prosciugato dallo sforzo dopo la faticosa vittoria in cinque set su Herbert.

Ha collaborato Lorenzo Colle

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