Nadal, un ginocchio k.o. Il Masters è a rischio (Crivelli). Baldi che sorpresa. Elimina Berrettini (Sonzogni). Nadal ai box (Semeraro). Borg contro McEnroe. Braccio di ferro in campo e battaglia psicologica (Romani). McEnroe-Borg, il duello senza fine. Fuoco contro ghiaccio (Satta)

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Nadal, un ginocchio k.o. Il Masters è a rischio (Crivelli). Baldi che sorpresa. Elimina Berrettini (Sonzogni). Nadal ai box (Semeraro). Borg contro McEnroe. Braccio di ferro in campo e battaglia psicologica (Romani). McEnroe-Borg, il duello senza fine. Fuoco contro ghiaccio (Satta)

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Nadal, un ginocchio k.o. Il Masters è a rischio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Se non si trattasse delle preziose ginocchia, che lo tormentano da anni, le malelingue avrebbero già intinto la tastiera nel curaro: Nadal si ritira da Bercy dopo aver messo in cassaforte il numero uno, così può prepararsi al meglio per il Masters, l’unico grande appuntamento che gli manca in una carriera sfavillante, e mai cosi vicino. GIORNO TRISTE Invece, diciassette mesi dopo la conferenza stampa chiusa tra le lacrime per annunciare il ritiro dal Roland Garros causa infortunio al polso sinistro, Parigi torna ad essere il palcoscenico del dolore: il primo giocatore al mondo abbandona il Masters 1000 francese (peraltro mai vinto) per un penetrante fastidio al ginocchio destro che si porta dietro dalla trasferta asiatica e peggiorato durante la partita vinta giovedì negli ottavi contro Cuevas, durante la quale ha chiesto l’intervento del medico per farsi fasciare e si è mosso abbastanza male, senza spingere troppo e con una circospezione che non è passata indifferente agli occhi degli spettatori. Nadal è fuori, lasciando il posto in semifinale allo stranito serbo Krajinovic e soprattutto stendendo un velo di dubbi sulle Finals di Londra che cominciano tra otto giorni: «E’ una decisione molto difficile per me, soprattutto qui, dove conosco tutti ed è come una famiglia per me. Ho fatto un trattamento dopo il match contro Pablo, per provare a farcela a giocare nei quarti, ma è era impossibile per me scendere in campo. E’ un giorno triste. Il dolore durante la partita era forte, ma non mi piace ritirarmi, speravo che migliorasse in seguito, ma devo essere onesto con i miei avversari, con il torneo e con me stesso, non mi vedevo in grado di giocare tre partite qui, e io ero qui per vincere il torneo». FUTURO E’ la 12′ volta che lo spagnolo abbandona un torneo, ma solo la quarta in cui concede walk over, cioè non scende neppure in campo. Paradossalmente, nel parallelo con il 2008, l’anno in cui per la prima volta si issò al numero uno del mondo, tenuto anche al termine della stagione, adesso entra pure Bercy: fu proprio qui, infatti, che nove anni fa si manifestarono per la prima volta i problemi legati alla sindrome di Hoffa, un’infiammazione cronica del tessuto adiposo del tendine rotuleo, quello che congiunge la rotula alla tibia, causata da ripetuti microtraumi, poi riemersi ciclicamente nel 2009, nel 2010 e soprattutto nel 2012, con uno stop di sette mesi , fino alla pausa del 2104 (tre mesi). Nel 2008 fu costretto a saltare anche il Masters di fine anno, e ovviamente quello è diventato subito il pensiero di tutti: «Non penso a Londra adesso, non è il momento di parlare di Londra. Ci proverò, certo, ma non ne parliamo adesso, è già un giorno difficile. Se il dolore resta questo, certamente non posso essere competitivo. Devo pensare al lungo termine». II guerriero certamente non s’arrende, abituato com’è a gestire i capricci delle sue ginocchia: «Sono sempre state un problema, ed è normale che a fine stagione il corpo sia stanco. Mi consulterò con i medici come avevo già fatto dopo Shanghai, in passato i trattamenti hanno funzionato bene. Per me non è un discorso che riguarda il Masters, devo curarmi in modo serio per avere la possibilità di continuare a giocare il più a lungo possibile». Su la testa, campeon

 

 

Baldi che sorpresa. Elimina Berrettini (Cristian Sonzogni, La Gazzetta dello Sport)

E tutto molto veloce, allo Sporting Milano 3 di Basiglio. Talmente veloce che disorienta. Chiedere a Matteo Berrettini, per i dettagli. L’italiano più «Next» di tutti si arena all’esordio nelle qualificazioni delle Next Gen Atp Finals contro Filippo Baldi, uno che «Next», inteso come promessa, lo è stato a lungo prima di perdersi nel passaggio tra i pro. Ora però la musica è cambiata, da quando il lombardo ha cominciato ad allenarsi a Palermo con Cinà e Aldi. «Sento fiducia attorno a me», dice Filippo. Il 4-3 4-1 4-3 che condanna il romano è l’unica sorpresa di una giornata filata liscia con i successi di Caruana su Carli (4-3 4-1 4-3), Pellegrino su Moroni (1-4 4-1 4-2 4-1) e Quinzi su Balzerani (4-2 4-2 4-2). Quinzi che spera di ritrovare nel main draw quel Chung che aveva battuto nella finale di Wimbledon Juniores. «Ci metterei la firma. Intanto sono contento di avere risolto il problema al gomito senza operazione». Oggi le semifinali dalle 15 (Quinzi-Caruana e Baldi-Pellegrino), domani alle 18 la finale che assegna la wild card. Per le nuove regole, dai set corti al no-ad, è un plebiscito: i giocatori si adeguano e apprezzano. Più di quell’arbitro che, vedendo la palla toccare il nastro sul servizio, ha strillato «let». Ma qui, nel tennis «Next», il let non esiste più.

 

Nadal ai box (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Adieu, Paris. Due giorni dopo aver vinto il primo turno al Masters 1000 di Bercy mettendo in cassaforte il numero 1 per il resto della stagione, Rafa Nadal si è ritirato dal torneo, ed è l’ennesimo inciampo di un 2017 che oltre per la clamorosa risurrezione sua e di Federer sarà ricordato per i tanti (troppi) infortuni eccellenti. « Una decisione difficile per me», ha spiegato contrito lo spagnolo. «Ma già durante la partita con Chung i dolori (al ginocchio, ndr) erano forti e dopo i trattamenti ho capito che era impossibile scendere in campo. Odio ritirarmi, ma non potevo giocare altre tre partite, e io ero qui per vincere il torneo». La settimana prossima c’è il Masters a Londra, e anche se Nadal ha negato che si tratti di un ritiro preventivo, è possibile che l’idea gli frulli sotto la bandana. Del resto proprio Federer lo aveva spiegato dopo il successo a Shanghai: «Salto Parigi per preparare al meglio le Atp Finals». Il problema non sono tanto e solo Roger e Rafa – santi subito – ma il contesto sanitario generale. Sette dei primi venti del mondo hanno dovuto chiudere la stagione in anticipo, vittima di infortuni assortiti, e fra di loro ci sono tre dei primi quattro dello scorso anno: Novak Djokovic, Andy Murray e Stan Wawrinka. Lo svizzero ha appena lasciato le stampelle dopo uri operazione al ginocchio, il serbo non gioca dai quarti di Wimbledon persi contro Berdych per un problema cronico al gomito, e la prossima settimana uscirà dai top-10; lo stesso Berdych si è fermato ad ottobre con la schiena a pezzi. Anche Murray, il n. l del 2016, è sceso in campo l’ultima volta a Wimbledon, bloccato da un’anca malconcia che lo tormenta da anni, e ha ripreso da poco ad allenarsi. Nessuno dei Top 5 del 2016 era in tabellone a settembre agli US Open, l’anno nero alla fine ha colpito anche Kei Nishikori (polso), Nick Kyrgios (anca), Milos Raonic (polpaccio). E se i primi quattro degenti di lusso sono ormai over 30, gli ultimi tre hanno età che vanno dai 22 ai 27 anni, quindi in teoria ancora lontani dall’usura fisiologica. «Ma i risultati che hanno ottenuto negli ultimi anni questi giocatori, in termini di livello e di continuità, non ha precedenti», ha provato a spiegare al New York Times il presidente dell’Atp Chris Kermode. «E a un certo punto questo non può che ripercuotersi sul fisico». Un tempo i migliori giocavano anche di più, ma spesso contro avversari meno tosti e soprattutto su superfici amiche come l’erba e la terra. L’arrivo di nuovi materiali che permettono scambi a velocità supersonica sul terreno peggiore per le articolazioni – il cemento – e un calendario fitto di tornei che prevedono grossi guadagni ma anche scontri impegnativi fin dai primi turni, non solo ha aumentatolo stress, ma ha violentato la dinamica dei colpi, provocando danni anche in parti del corpo un tempo meno sollecitate (ad esempio l’anca). In una stagione che dura undici mesi chi arriva quasi sempre in fondo ai tornei è ovviamente più esposto agli infortuni. Il risultato è che chi può permetterselo ha capito che fermarsi e rigenerarsi, prendendosi pause ampie, è l’unica salvezza. Meglio stopparsi quando si accende la spia gialla piuttosto che rischiare il crac, meglio scendere un po’ in classifica che mettere a repentaglio la carriera. Lo hanno dimostrato quest’anno Nadal e Federer, a lungo inattivi nel 2016, o Del Potro, che in carriera di riposi forzati ne ha subiti mille. L’effetto collaterale è però che i tornei devono spendere capitali in montepremi ritrovandosi spesso senza stelle capaci di attirare il pubblico. E’ allora è il sistema, più che il singolo, a rischiare il collasso.

 

Borg contro McEnroe. Braccio di ferro in campo e battaglia psicologica (Cinzia Romani, Il Giornale)

Più che un film sportivo, è un thriller psicologico Borg McEnroe (dal 9 con Lucky Red), presentato ieri e con successo alla Festa del cinema alle battute finali. Non potevano essere più diverse, infatti, le due primedonne della racchetta internazionale, al centro del racconto d’una sfida infinita, diretta con passione dal regista danese Janus Metz. Se Borg è ghiaccio, McEnroe è fuoco; se il primo vuole stare sul trono per sempre, il secondo fa di tutto per spodestarlo. La psiche di due star leggendarie, che si muovono sul campo da tennis come su un campo di battaglia, viene scandagliata seguendo un copione che mescola realtà e fantasia, recitazione e temperamenti reali, documentario e fiction. Naturalmente, il sanguinario McEnroe non ha apprezzato che il regista lo facesse sembrare un “gradasso”, come ha detto lo sportivo. Però questa versione tennistica di Toro Scatenato, che nella finale di Wimbledon, 1980, assume toni epici, fa i conti soprattutto con i caratteracci dei due fuoriclasse. E i set sulla terra rossa sono spettacolari. Come il “tiebreak” quarto set vinto da McEnroe (18-16) surclassato da Borg al quinto. “Il mio film racconta la storia di due ragazzi, ognuno in lotta per dimostrare di essere il migliore, per sentirsi importante, per essere qualcuno. Imprigionati nella loro rivalità, fanno i conti con i propri demoni», spiega Metz che usa un registro epico per suggerire l’importanza storica degli eventi. «Essendo un biopic ispirato alla vita di Bjöm e di John e, in particolare, alla mitica finale di Wimbledon del 1980, ho voluto rievocare un’era dello sport in cui i giocatori di tennis erano delle rockstar». Non si tratta, dunque, soltanto di due uomini che giocano a tennis e sfasciano racchette. Sono anche amici, prima d’essere rivali. «Stai tranquillo, è una bella partita. Pensa solo a giocare», suggerisce a McEnroe l’apparentemente controllato Borg, che da ragazzino si allenava contro un garage, alla periferia di Stoccolma. Un tipo duro, non di classe, che i club più snob rimandavano indietro. Col pretesto che il tennis è uno sport d’élite, non per tutti i ceti sociali. A credere in Bjom, che ha duellato anche con l’ex-moglie Loredana Bertè, un’altra rockstar, è l’ex-tennista Lennart Bergelin, incarnato da Stella Skarsgard. «In campo sarai come una pentola a pressione. Mi hai capito?», dice il coach all’adolescente bimane, fatto esordire in Coppa Davis a 15 anni solamente. Un mezzo maniaco, comunque, questo Borg, interpretato con realismo dall’islandese Sverrir Gudnason: non calpestava la linea di fondo, perché portava jella; chiedeva sempre la stessa stanza in albergo, le stesse sedie, la stessa automobile. E ogni sera controllava l’incordatura delle cinquanta racchette, dormendo in stanze gelate, per diminuire la frequenza cardiaca. McEnroe, incarnato con sorprendente efficacia da Shia LaBeouf, il piantagrane dei Transformers, si arrabbia molto e quasi fuma dalle orecchie, se il rivale lo surclassa uno smash dopo l’altro. D’altronde Shia è un ribelle di suo e a volte la polizia l’arresta per ubriachezza: non ha avuto difficoltà a rivestire la parte dell’iracondo. Un punto interessante del film è la scoperta di quanto siano simili i due tennisti, che nel corso delle loro carriere si sono sfidati 14 volte in 4 anni, tra il 1978 e il 1981, totalizzando 7 vittorie per parte. «Il film parla di uno scontro tra titani e dello scontro tra due continenti. Ma alla fine i due ragazzi sono uguali: il prezzo del successo, per loro, è lo stesso. Due rivali che, durante il torneo di Wimbledon, capiscono che la sola persona in grado di comprendere quello che l’altro stesse vivendo, era l’avversario», racconta il regista, che per mettere a fuoco il tumulto interiore di Björn e John, usa la camera a mano e la steady-cam, trasmettendo un senso d’immediatezza. E, per i più curiosi, va segnalato che Leo Borg, il figlio più piccolo di Bjorn, qui si cala nei panni del padre, ritratto trai 9 e i 12 anni. Pare non sia stato facile reclutarlo, ma dopo alcune discussioni con la famiglia Borg, tutto è andato per il suo verso. Metz, che nel 2010 ha vinto il Grand Prix della semaine de la Critique del festival di Cannes con il docufilm Armadillo, ha impresso al suo biopic il ritmo serrato della serie televisiva True Detective, della quale è regista.

 

McEnroe-Borg, il duello senza fine. Fuoco contro ghiaccio (Gabriella Satta, Il Messaggero)

II ghiaccio e il fuoco, il controllo delle emozioni e la rabbia, la mentalità egualitaria svedese e la competitività tutta americana. Negli anni Settanta e Ottanta, i campioni Björn Borg e John McEnroe dominarono i campi da tennis e la loro accesa rivalità infiammò intere generazioni di tifosi che li acclamavano come fossero delle rockstar. Ora il film Borg McEnroe, diretto da Janus Metz Pedersen e applauditissimo alla Festa di Roma anche dagli ex tennisti Nicola Pietrangeli, Adriano Panatta e Silvia Farina (sarà nelle sale il 9 novembre con Lucky Red) fa rivivere quel celebre scontro affidando i ruoli dei protagonisti rispettivamente all’attore islandese Sverrir Gudnason e all’americano Shia LaBeouf. Il film ricostruisce con ritmo avvincente e diversi flashback i match, i vezzi, le personalità dei due tennisti dentro il campo e fuori, fino a sfociare nell’epica finale di Wimbledon 1980: vinse Borg che, reduce da quattro trionfi consecutivi nello stesso torneo, annientò il rivale in cinque set. «Ma non volevo limitarmi a raccontare una storia centrata sul mondo del tennis che, tra l’altro, conosco poco», spiega il regista, «nel film, lo sport è solo un pretesto per esplorare il comportamento umano, la fama, il senso della sfida, l’ambizione, cioè tematiche squisitamente esistenziali che la rivalità tra i due campioni evidenza molto bene». RABBIA IN CAMPO Imprigionati dalla competizione (tra il 1978 e il 1981 si affrontarono 14 volte con 7 vittorie per parte) i due campioni finiscono per fare i conti con se stessi e i propri demoni. E il film li descrive bene. Da una parte c’è il ragazzo svedese incapace di perdere, paternamente assistito dal suo allenatore (interpretato dall’attore Stellan Skarsgard): «Borg, che da ragazzino aveva manifestato un carattere ribelle e venne cacciato dalla scuola di tennis per comportamento scorretto, imparò poi a dominare le emozioni e a canalizzare la rabbia nel gioco», spiega Pedersen. Di tutt’altra pasta l’americano: «McEnroe aveva un’indole irascibile, sanguigna e in campo dava libero sfogo ai suoi furori. Ma ad accomunarlo al suo rivale era la straordinaria capacità di spingersi ai limiti e perfino di superarli». I due campioni, oggi rispettivamente 61 e 58 anni, diventarono amici solo dopo la leggendaria finale di Wimbledon, tanto che Borg fece da testimone alle nozze di McEnroe. Prima di girare il film, il regista ha contattato entrambi, con risultati contrastanti. «Con John è andata male, non ne ha voluto sapere. Björn invece ha accettato di coinvolgersi e si è pienamente riconosciuto sullo schermo: per un’incredibile coincidenza, il ruolo di lui da adolescente è stato interpretato da suo figlio Leo, promessa del tennis svedese. Ed è stata prodiga di consigli e informazioni anche Mariana Simionescu, la tennista rumena prima moglie di Borg (che avrebbe poi sposato la cantante Loredana Berté, ndr)». NUOVA RIVALITÀ Oggi il tennis è teatro di un’altra grande rivalità: quella tra lo svizzero Roger Federer e lo spagnolo Rafael Nadal. Ma, formidabili in campo, i due sono più campioni sportivi che “personaggi”, hanno vite private tutt’altro che “epiche” e non suscitano isterie collettive: sembrano dunque poco adatti ad essere gli eroi di un film. «A me non verrebbe mai in mente di realizzarlo», osserva Pedersen, «e non solo perché so pochissimo di Federer e Nadal. Più dello sport mi interessano gli esseri umani». Proprio quelli che mette in scena Borg McEnroe. «Il mio film», sorride il regista, «tutto sommato è la versione, ambientata nel tennis, di Toro scatenato».

 

 

 

 

 

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A Firenze big azzurri e niente Sinner (Gensini). Nardi, prima volta ad Astana (Strocchi). Kyrgios accusato di aver aggredito l’ex fidanzata (Braghieri)

La rassegna stampa di mercoledì 5 ottobre 2022

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A Firenze big azzurri e niente Sinner (Francesco Gensini, Corriere dello Sport)

L’appuntamento col tennis torna a Firenze dopo ventotto anni e lo fa al “PalaWanny” da lunedì 10 a domenica 16 con gli italiani più competitivi, da Berrettini a Sonego passando per Musetti, ma purtroppo senza Sinner che ieri ha annunciato ufficialmente che non ci sarà per il problema alla caviglia che ha causato il ritiro a Sofia e il forfait ad Astana. «Ho parlato con i miei dottori – è stato il suo messaggio social – e mi hanno invitato a restare ancora un po’ a riposo. Purtroppo, questo significa che non potrò prendere parte al torneo di Firenze». Ci saranno invece Auger-Aliassime e Cressy e, grazie alle wild card, i giovanissimi azzurri Passaro, Nardi e Maestrelli, definiti da Binaghi «più certezze che speranze e, se volete vedere il futuro del tennis italiano seguite questi tre ragazzi». Proprio il presidente della Federtennis, insieme a Dario Nardella (sindaco di Firenze) e Paolo Lorenzi (direttore tecnico del torneo), ha partecipato alla presentazione di “UniCredit Firenze Open” ieri mattina nella Galleria degli Specchi di Palazzo Medici Riccardi. «Siamo venuti a Firenze – ha detto Binaghi – per rimanerci il più a lungo possibile. La presenza qui è un gran segnale, tanto più nell’occasione in cui sempre a Firenze, dove è nata il 18 maggio 1910, la Federazione cambierà nome durante l’Assemblea generale di domenica 16: la Fit diventerà la Fitp, Federazione italiana tennis e padel. E’ bello che ci siano tanti giocatori italiani, compresi anche gli emergenti: mi auguro che a vincere sia uno di loro». […]

Nardi, prima volta ad Astana (Gianluca Strocchi, Tuttosport)

 

La rincorsa verso le Nitto Atp Finals di Torino si fa sempre più in salita per Jannik Sinner. Il 21enne azzurro, n.12 del ranking mondiale e della Race dopo l’infortunio alla caviglia in semifinale a Sofia, ha infatti ufficializzato la sua forzata rinuncia al torneo di Firenze della prossima settimana. «E’ stato frustrante dovermi ritirare a Sofia, ho parlato col mio medico e mi è stato consigliato di prendermi un breve periodo di riposo per consentire alla caviglia di recuperare – scrive l’altoatesino sui social –. Sfortunatamente dovrò saltare il prossimo torneo a Firenze: mancare a un appuntamento in Italia è un dolore extra per me. Ad ogni modo è ora il momento di lavorare col mio team per tornare più forte, sperando di essere pronto per Vienna e Parigi». Sorride invece Luca Nardi, che ha centrato la sua prima vittoria in un tabellone principale del circuito maggiore all’Astana Open, Atp 500 sul veloce indoor della capitale kazaka. Il 19enne pesarese, n.152 Atp, promosso dalle qualificazioni, ha sconfitto 7-6 (4) 6-2 il russo Alexander Shevchenko, n.146 Atp, anche lui qualificato. Nardi al 2° turno oggi sfida per la prima volta il greco Stefanos Tsitsipas, n.6 del ranking e terzo favorito del seeding. Avanza il russo Daniil Medvedev, n. 4 della classifica (6-3 6-1 allo spagnolo Albert Ramos-Vinolas), mentre è uscito di scena all’esordio lo spagnolo Carlos Alcaraz: il 19enne trionfatore degli Us Open ha incassato il primo ko nel tour da n.1 del mondo cedendo 7-5 6-3 al belga David Goffin, ripescato dalle qualificazioni dopo il ritiro del danese Holger Rune. […] 

Kyrgios accusato di aver aggredito l’ex fidanzata (Valeria Braghieri, Il Giornale)

Spalanca le braccia, volge gli occhi al cielo, impreca, sfascia racchette. Di continuo. Scagliandole a terra con la potenza dei suoi 1,93 metri di altezza. Se la prende con l’arbitro, con l’avversario, con l’allenatore, mai abbastanza con se stesso. Ha bisogno di scaricare in campo la sua isteria. Nick Kyrgios da Canberra (Australia) ma anche un po’ greco e anche un po’ malese. Ventisette anni di poderoso talento perennemente in bilico su un carattere malfermo. Ma finché gli servono a essere uno sparapalline da record e miliardi è il benvenuto. Ingestibile e irascibile: l’unico ad aver difeso Djokovic quando lo hanno estromesso dall’Open d’Australia perché non vaccinato contro il Covid. Perché le regole lo impigliano, la disciplina pure: si allena pochissimo, si arrangia con la potenza, lascia fare al tocco di palla. Se vinci vale tutto. Il campo è un ring: si scarica sotto rete. Ma anche a casa, a quanto pare. A dicembre, la sua ex fidanzata di origini italiane, Chiara Passari, lo ha accusato di aggressione. I fatti risalirebbero al gennaio 2021 ma il caso è stato reso pubblico solo a luglio mentre il tennista stava giocando a Wimbledon. Ora che il campione rischia fino a due anni di carcere per violenza domestica, cosa si inventa il suo avvocato, Michael Kukulies-Smith? Intende chiedere l’assoluzione per vizio di mente. Il legale ha spiegato di aver riesaminato la storia clinica di Kyrgios dal 2015, compresa la sua salute mentale. In particolare ha citato le dichiarazioni dello stesso tennista che ha raccontato di aver attraversato un lungo periodo di solitudine, depressione e negatività in cui ha fatto uso di alcol e droghe e ha allontanato familiari e amici. Ora il magistrato Glenn Theakston, che si occupa del caso, ha aggiornato il processo al prossimo 3 febbbraio quando Kyrgios ha già fatto sapere che intende comparire in aula. In quell’occasione la difesa dovrebbe presentare la richiesta formale di assoluzione. […]

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Sinner, dopo il ritiro arriva il forfait. Djokovic trionfa e vede le Finals (Fiorino). Fenomeno Spagna terra di campioni (Martucci)

La rassegna stampa di lunedì 3 ottobre 2022

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Sinner, dopo il ritiro arriva il forfait. Djokovic trionfa e vede le Finals (Luca Fiorino, Corriere dello Sport).

Oltre al danno la beffa. Jannik Sinner ha dato forfait all’Astana Open, al via quest’oggi, a causa della distorsione alla caviglia destra riportata nella semifinale di Sofia. Jannik, che era stato sorteggiato nel quarto di Novak Djokovic e avrebbe dovuto debuttare con Oscar Otte, sarà sottoposto nelle prossime 48 ore a tutti gli accertamenti del caso (ecografia e risonanza) per valutare l’entità del trauma subito nella sfida con Holger Rune. Nella capitale bulgara, l’azzurro ha alzato bandiera bianca per la terza volta in stagione dopo i ritiri occorsi a Miami e Parigi. Gli intoppi patiti da Jannik nell’arco di questi dieci mesi sono stati di varia natura: dal covid alle vesciche ai piedi (problema risolto grazie a dei plantari specifici), dagli addominali all’anca, fino ad arrivare all’infiammazione al ginocchio e a quest’ultimo incidente alla caviglia.

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La prevenzione in casa Sinner resta massima da sempre. Malgrado l’assenza last minute dell’altoatesino, l’Italia sarà rappresentata nel ricco torneo kazako da Luca Nardi. Il pesarese, classe 2003, si è qualificato grazie al successo messo a referto ai danni di David Goffin, ex numero 7 ATP Il marchigiano, autore di una splendida prestazione contro il primo favorito del tabellone cadetto, si è imposto in rimonta con il punteggio di 3-6 7-6(3) 7-6(3) salvando complessivamente tre matchpoint

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Si è conclusa positivamente la trasferta israeliana di Novak Djokovic. ll serbo si è laureato campione a Tel Aviv sbarazzandosi per l’ennesima volta di Marin Cilic (19 vittorie su 21 confronti diretti). Grazie all’89° titolo messo in bacheca, Nole ha racimolato punti preziosi in ottica Nitro ATP Finals. Avendo vinto uno Slam quest anno, al serbo basterà rientrare fra i primi 20 della Race to Torino (e non fra i primi 8) per garantirsi la partecipazione al Master di novembre.

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Fenomeno Spagna terra di campioni (Vincenzo Martucci, Il Messaggero Sport)

Oggi lo sport di Spagna potrà fregiarsi dell’ennesimo, storico, successo: presenterà due giocatori ai primi due posti della classifica mondiale dei tennisti professionisti, Carlos Alcaraz e Rafa Nadal. Una situazione eccezionale nell’ATP Tour, il sistema di graduatoria deciso dal 1973 dal computer, tanto che si è registrata l’ultima volta il 13 agosto 2000 con una super-potenza dall’immenso bacino come gli Stati Uniti, con due campioni come Andre Agassi, numero 1, e Pete Sampras, 2, all’apice della loro epica rivalità. Ma lo sport iberico non si ferma al tennis, anzi. TRADIZIONE Non sottilizziamo sull’allenatore, Sergio Scariolo (italianissimo) e il jolly, Lorenzo Brown (oriundo per motivi di forza maggiore): la Spagna maschile di basket che domina in finale la Francia agli ultimi Europei aveva già vinto il titolo nel 2009, 2011 e 2015 e anche il Mondiale 2019, ed ha cominciato a brillare ciò con l’argento olimpico a Los Angeles 1984 esprimendo talenti come Fernando Martin Espina, Rubio, Corbalan, Rydy Fernandes, San Epifanio, Navarro, Pau Gasol e suo fratello Marc. E il calcio non è solo La Liga, la serie A iberica, non è solo i bianchi (le merengues) di Madrid, la squadra più titolata al mondo con 28 allori (14 Coppe dei Campioni/Champions League) e in patria (35 scudetti), e il Baria dei fenomeni, da Cruyff, a Maradona, da Ronaldinho a Ronaldo a Messi. Tanto che nelle coppe europee la Spagna ha dominato dal 2013 al 2018 vincendo 18 trofei su 19.

[…]

E’ innegabile che il fattore-sport è molto sentito e supportato a livello nazionale e sociale, sulla scia di campioni dall’incredibile richiamo come Miguel Indurain nel ciclismo, Fernando Alonso della Formula 1, Marc Marquez nel motociclismo (sulla scia di Angel Nieto), il triatleta Javier Gomez Noya, il canoista David Cal, il ginnasta Gervasio Differite e lo sbatter Javier Fernandez. Tanti campioni in tante discipline diverse non possono essere un caso.

[…]

Tutto è cominciato con gli enormi investimenti per l’Olimpiade di Barcelona 1992, chiusa col bottino record di 22 medaglie. La Spagna ne ha beneficiato a tutti i livelli, anche in sport come l’hockey pista dove ha vinto 5 mondiali consecutivi, dal 2005 al 2013. Ma, soprattutto, è stata capace di diversificare e di seguire l’evolversi dei tempi, tanto da sposare per prima uno sport emergente come il padel, tanto che oggi conta 100mila tesserati.

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Sofia, sfuma la finale italiana (Buongiovanni). Sinner trema: caviglia ko (Giammò). La resa di Sinner fa male due volte (Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 2 ottobre 2022

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Sofia, sfuma la finale italiana (Andrea Buongiovanni, La Gazzetta dello Sport)

Altro che finale tutta italiana: oggi l’atto decisivo del torneo indoor di Sofia vedrà opposti il 26enne svizzero Marc-Andrea Huesler e il 19enne danese Holger Rune. II primo, contro pronostico, elimina 7-6 (5) 7-5 un Lorenzo Musetti che, nei momenti clou del match, sparisce di scena. Il secondo fa fuori Jannik Sinner, testa di serie numero uno, costretto al ritiro sul 7-5 4-6 2-5. L’altoatesino, che in Bulgaria inseguiva il terzo successo consecutivo, sul 2-3 (15-15) del terzo set, correndo lateralmente a fondo campo, impunta il piede destro e si infortuna alla caviglia. Interviene il fisioterapista per una fasciatura d’emergenza, Jannik riprende con coraggio, ma mettendo a segno non più di tre punti, perde altri due game e, con evidenti difficoltà negli spostamenti verso destra, si fa da parte. La sua smorfia dice più di tante parole. L’azzurro abdica così dopo undici vittorie consecutive. Ora il 21enne pusterese scivolerà dal 10° al 12° posto del ranking mondiale e vedrà farsi tutta in salita la corsa verso le Finals di Torino di novembre, una settimana prima dalla fase decisiva di Coppa Davis a Malaga: il suo futuro a breve sarà determinato dai tempi dl recupero. Intanto, infortunio a parte, il match contro Rune, numero 31 al mondo – primo scontro diretto tra I due – era improvvisamente diventato difficile. Sinner, sospinto da servizio e risposta, vince il primo parziale 7-5 alla quarta palla break a disposizione, ma nel secondo, sul 2-2, accusa un pesante passaggio a vuoto, perde per la prima volta il servizio, e, complice un parziale di 12 punti a 2, non recupera più. Jannik fatica anche in apertura di terzo set: Rune pare avere più energie, è più reattivo ed aggressivo. Fa subito il break, non sfrutta un’occasione per il 4-1, ma si invola comunque. Fino al fattaccio. «Imporsi così – dice il danese – non è bello: auguro a Jannik il meglio e di riprendersi in fretta. Per quanto mi riguarda, sono un po’ stanco, ma a questo punto voglio arrivare fino in fondo». Oggi Holger, dunque, se la vedrà con Huesler, attuale numero 95 della classifica Atp. Musetti, nel tie-break del primo set, si trova avanti 5-1, ma perde il parziale 7-5. E nel secondo, sul 5-6, avanti 30-15, subisce il primo (fatale) break dell’incontro. E addio sogni.

Sinner trema: caviglia ko. Fuori anche Musetti (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

Nessuna finale azzurra, nessun derby, e neanche un italiano in finale. Si fermano sul più bello le corse di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner nell’Open di Sofia (ATP 250).Il toscano è stato battuto in due set da Marc Huesler – 7-6(5), 7-5 – mentre l’altoatesino, opposto al danese Holger Rune, è stato costretto al ritiro (il terzo del 2022) dopo essere incappato in una distorsione alla caviglia destra a metà del terzo set, sul punteggio di 5-7, 6-4, 5-2 in suo sfavore. Mattatore all’esordio nel torneo contro il n.14 del mondo Carreno Busta, e sopravvissuto a Majchrzak dopo aver annullato due match point, Huesler è sceso in campo con la convinzione di avere i mezzi per poter figurare anche nell’ultimo atto del torneo. Sorretto dal servizio e deciso a chiudere in fretta gli scambi, ne è venuto fuori un match all’insegna dell’equilibrio in cui Musetti non è riuscito ad avvolgere il rivale nella sua tela. L’azzurro si è così trovato a giocare l’ennesimo tie-break (il 4° negli ultimi 6 set) del suo torneo portandosi in vantaggio 5-1 per poi farsi rimontare dal suo rivale. L’equilibrio si è mantenuto fino all’epilogo quando ancora una volta è stato Musetti a concedere l’unica palla break al suo rivale, coincisa con un match point che lo svizzero non si è lasciato sfuggire. Avversario sulla carta più ostico dello svizzero, Jannik Sinner era comunque riuscito a domare il danese Rune in un primo set in cui aveva trovato nel ritmo e nella profondità dei colpi le sue armi migliori. Abbandonato dal servizio in avvio di secondo set, Sinner ha provato a riequilibrare il punteggio nell’ultimo game del parziale salvando un primo set point per poi cedere sul secondo. Innervositosi, l’italiano ha subito ceduto il servizio nel terzo, e su quel regalo Rune ha costruito e consolidato il suo vantaggio fino al sesto game, quando rincorrendo una palla alla sua destra, Sinner ha perso l’appoggio della sua caviglia finendo con l’accasciarsi al suolo. Bendaggi e trattamenti son stati sufficienti per rimetterlo in piedi, ma la resa era ormai vicina. Scalzo e a testa bassa, Sinner ha abbandonato il campo. […]

La resa di Sinner fa male due volte (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Un sabato difficile per gli italiani nel 250 ATP di Sofia. Nelle semifinali prima Lorenzo Musetti e poi Jannik Sinner, hanno ceduto il passo a Huesler e Rune. È andata peggio all’altoatesino che dopo aver vinto il primo set con break nel 12° gioco, è calato nel secondo, anche in seguito all’accresciuto rendimento del 19enne danese che negli ottavi si era già sbarazzato di Lorenzo Sonego. Rune nel secondo set ha capitalizzato l’unico break conquistato sul 2-2. La terza frazione è nata nuovamente male per Sinner, che si è trovato a rincorrere (0-2). Sul 2-3 si è anche procurato una distorsione alla caviglia destra, curata con tanto di fasciatura sopra il calzino. Alla ripresa Rune ha tenuto il servizio (4-2) e Sinner ha provato a resistere, ma poi è stato costretto al ritiro sul 2-5. Prima battuta d’arresto nel torneo bulgaro per l’azzurro, campione nel 2021 e nel 2020. Sconfitta dolorosa in tutti i sensi soprattutto in ottica qualificazione alle ATP Finals. […] Da verificare l’entità del danno di Sinner in una stagione per lui sfortunata fin dall’avvio: è il quarto ritiro del 2022. […] Janník è uscito dal campo a capo chino, non un bel segnale. Brucia anche la sconfitta subita da Musetti. Il carrarino ha ben giocato ma non è stato cinico nei due passaggi chiave del match contro lo svizzero Marc-Andrea Huesler n.95 Atp. Grande equilibrio tra i due con il servizio che è stato dominante. La decisione del primo set è giunta al tie-break e Musetti è sembrato poterlo far proprio quando è salito 5-1. Poi un improvviso black-out con molti errori, compreso un doppio fallo, ha rimesso in gioco il mancino elvetico che ha chiuso con un parziale di 6 punti a 0. […] Nel secondo set sul 5-6 Musetti ha perso la battuta per la prima volta nel match con un altro doppio fallo a metà game, sul 30-30, e ha ceduto allo svizzero. […]

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