Coppa Davis: Francia certamente favorita, anche se...

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Coppa Davis: Francia certamente favorita, anche se…

LILLE – Adesso tutto dice Francia, che ha due match-point a disposizione. Ma se Goffin fa il suo dovere e si arriva al match decisivo i galletti rischiano

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dal nostro inviato a Lille

MAGICA “NONNA” DAVIS – La Coppa Davis è indubbiamente in crisi, troppi numeri lo confermano e quelli più preoccupanti sono relativi ai ripetuti forfait alla competizione dati dai migliori giocatori al mondo. Basti pensare che tre soli top 10 di fine 2016 (Djokovic, Cilic e Thiem) hanno giocato la Davis nel 2017 e che soli altri quattro (Zverev, Goffin, Carreno Busta e Sock) nei primi 10 delle classifiche finali di quest’anno hanno preso parte all’edizione in corso. Che il rischio di decadenza irreversibile sia reale, è confermato dalle varie proposte di cambiamenti radicali alla competizione che la federazione internazionale, l’ITF, sta valutando in questi ultimi anni. Per il momento sono passati solo piccoli mutamenti come il tie-break nel set decisivo e, dall’anno prossimo, la possibilità, per le squadre finaliste, di giocare in casa il primo turno dell’edizione decisiva, in modo di avere maggiori chance di non uscire subito dalla competizione.

Decadente o meno, probabilmente inadeguata ai ritmi iper professionistici del circuito e agli egoismi attuali delle super star attuali, la Coppa Davis resta dotata di una magia unica, come si è visto nel doppio di Lille tra Francia e Belgio. Era una partita tecnicamente povera, sulla carta ampiamente squilibrata: in un qualunque torneo del circuito sarebbe stata vista da poche anime coraggiose e sarebbe stata probabilmente a senso unico. Invece, è venuta fuori una partita emozionante, che ha scaldato il cuore dei 27000 spettatori del Pierre Mauroy e tenuto incollato al televisore milioni di spettatori in tutto il mondo. La storia di questa competizione è piena di grandi campioni capaci di perdere in Davis le partite più facili sulla carta, per colpa dell’impossibilità di sostenere pressioni che durante l’anno, quando si gioca per se stessi, sono diverse e in qualche modo minori. Contestualmente, invece, tanti giocatori hanno dato il meglio di sé in Coppa Davis, quando trovavano stimoli che durante l’anno, in giro da soli per il mondo non sapevano trovare. Questo, in sostanza, è successo anche a Lille nel doppio di sabato e per lunghi tratti, a prescindere dalla qualità di gioco, ci si è divertiti e emozionati.

 

Resta ora da vedere chi effettivamente in questo 2017 porterà a casa la Coppa Davis tra Francia e Belgio: quasi tutti erano concordi nel ritenere questo doppio decisivo per assegnare l’Insalatiera d’argento. Noah ha scelto bene tra l’abbondanza di opzioni a sua disposizione: non va dimenticato che aggregati alla squadra francese vi erano anche altri due eccellenti doppisti come Mahut (partner “naturale” di Herbert) e Benneteau. Simpatico, a tal proposito il siparietto in concorrenza stampa post doppio, da parte del capitano francese: “Se lo avessimo perso, mi avrebbero tagliato la testa!”. Sulla sponda belga, non sono troppi i rimpianti per Van Herck: i suoi giocatori hanno servito per andare avanti due set a uno e chi ha giocato peggio, Bemelmans, è il veterano specialista della squadra. Il numero 1 belga, Goffin, avrebbe dunque molto probabilmente giocato al posto di De Loore, che non ha invece assolutamente sfigurato.

TSONGA, SFAVORITO MA NON SPACCIATO – Così, in poco più di tre ore, la Francia ha portato a casa un punto che adesso le consente di poter vincere anche uno solo dei due singolari previsti domani: salvo clamorose sorprese, i due incontri vedranno contrapporsi Tsonga e Goffin nel primo match in programma domenica e, a seguire, Pouille e Darcis. Nel primo dei due incontri della giornata finale i transalpini partono sfavoriti, ma si tratta di un match tutt’altro che “chiuso”, per una serie di ragioni. Innanzitutto Tsonga conduce sul belga negli scontri diretti (4-2, ma è 1-1 sull’hard indoor, la superficie di Lille). Il francese di Le Mans, che ha vinto a febbraio nella semifinale di Rotterdam l’unico precedente giocato nel 2017, è sembrato molto carico psico-fisicamente nel suo match di venerdì contro Darcis. Chiaramente la qualità del suo avversario cambierà notevolmente e quanto di buono fatto andrà verificato contro il n.7 del mondo, che il 31enne di Le Mans potrà affrontare con la relativa tranquillità che deriva dal punteggio di 2-1 in favore della Francia.

Tsonga, come spesso gli è accaduto in carriera, ha chiuso bene l’anno con la stagione europea indoor, dove ha ottenuto il titolo all’ATP 250 di Anversa e la finale all’ATP 500 di Vienna, prima di deludere a Bercy contro Benneteau. Interessante, per capire le possibilità di Jo- Wilfried di poter ribaltare il pronostico, il suo rendimento nel 2017 contro top 10: ha vinto negli ultimi due casi (Zverev a Vienna e Cilic a Rotterdam, entrambe situazioni indoor, importante particolare) e perso nei primi due (Berdych a Doha, Wawrinka nei quarti di Melbourne). La Coppa Davis però è una competizione particolare. Giusto, allora, controllare anche i precedenti in carriera di Tsonga contro top 10 nelle competizioni a squadre. In queste circostanze ha sempre perso, ma va sottolineato che i tre avversari da lui affrontati erano grandissimi campioni: ci sta che abbia perso da Nadal, Wawrinka e Murray. Meno, forse, che in tre partite abbia ottenuto un solo set. In conclusione, l’ottimo Goffin di queste ultime settimane resta favorito, ma Tsonga quantomeno gli darà filo da torcere.

ATTENZIONE ALLO ‘SQUALO’ – Nel secondo singolare, come detto, si affronteranno, se i due capitani non decideranno di sparigliare clamorosamente le carte, Lucas Pouille (18 ATP) e Steve Darcis (76 ATP). Uno scontro totalmente inedito a livello di circuito nel quale, normalmente, in uno dei suoi tornei non ci sarebbe molta storia. Il 33enne belga, infatti, quest’anno non è mai riuscito ad andare oltre i quarti e ha un palmares modesto, con due soli titoli in bacheca – i “piccoli” tornei di Memphis (2008) e Amersfoort (2007) – e appena due terzi turni nei tornei Major (Australian Open 2017 e Roland Garros 2011). Difficile pensare, se non fosse che domani si gioca in Davis, che possa battere un top 20 come Pouille: nelle 40 volte in carriera che ha affrontato avversari con una tale classifica, Darcis ha vinto appena 6 volte. Inoltre, da quando sconvolse il mondo del tennis sconfiggendo nel primo turno di Wimbledon 2013 un acciaccato Nadal, vi è riuscito solo una volta, lo scorso ottobre a Pechino contro Carreno Busta, già in pienissima crisi di risultati dopo le semifinali da lui raggiunte agli US Open.

Il belga, va ricordato, è stato capace di vincere 22 dei 32 singolari nei quali si era disimpegnato in Coppa Davis. Va però anche detto che un ottimo score come quello di Darcis è gonfiato dagli avversari modesti affrontati per ottenerlo: prima di questo 2017, il n°78 ATP aveva sconfitto in Davis appena due top 50, Jurgen Melzer e Feliciano Lopez, entrambi nel 2011. Quest’anno, però, è diventato l’eroe dei diavoli rossi, vincendo quasi da solo gli ottavi a Francoforte con i successi su due allora top 30 come Sasha Zverev (all’epoca 22) e Philip Kohlshreiber (29) e ottenendo poi la vittoria contro un top 40 come Lorenzi nei quarti a Charleroi. Un cammino già brillante, suggellato poi dalle semifinali di Bruxelles, dove, alla sconfitta patita in 5 set contro Kyrgios, aveva fatto seguire il successo nel quinto e decisivo match contro Thompson (n. 70 ATP). In conclusione, l’unica vera certezza della terza giornata di gare di questa Coppa Davis 2017 è che vi saranno tante emozioni per il pubblico sugli spalti e per quello a casa. Rispettando le indicazioni degli stessi capitani venerdì in conferenza stampa dopo le partite, praticamente in coro asserenti che il doppio sarebbe stato molto importante, adesso il favorito è il team francese, ma la Coppa Davis, ci ha abituati a vedere ribaltati pronostici alla vigilia della domenica ben più chiusi di questo della finale 2017.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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