Darko Grncarov ha fregato tutti. O quasi...

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Darko Grncarov ha fregato tutti. O quasi…

Ben Rothenberg ha smascherato l’incredibile storia di un ragazzo macedone che si è finto tennista. Persino Serena Williams ci ha creduto. Ubitennis stava già investigando su di lui e ha altre prove che confermano questa fake news

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“Fake news” è stata nominata dal Collins Dictionary parola dell’anno nel 2017. Con questo termine si definiscono “informazioni false, spesso sensazionalistiche, spacciate come notizie”. In italiano, potrebbe tranquillamente essere tradotto con il pittoresco e appetitoso termine di “bufale”. Secondo lo stesso prestigioso dizionario britannico, lo scorso anno, l’uso della parola “fake news” è aumentato del 365%, più di ogni altro termine inglese.

Il merito di questo boom è da attribuire soprattutto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che la usa insistentemente per etichettare tutte le accuse nei suoi confronti, in particolare quelle legate ai suoi sospetti legami con la Russia di Vladimir Putin. Recentemente, Trump ha addirittura proclamato in via ufficiale il “fake news awards“, un premio per la fonte di informazione che a suo dire distribuisce il maggior numero di notizie false su di lui.

Il mondo del tennis era rimasto sostanzialmente immune da questo fenomeno. Certo, alcune fonti erano più sicure di altre ma non si era mai verificato un clamoroso caso di bufala. Fino a ieri. Infatti, sul sito statunitense Slate è apparso un articolo, a firma del corrispondente del New York Times Ben Rothenberg – un amico, oltreché collega di Ubitennis – che ha raccontato la clamorosa storia di Darko Grncarov, un 19enne macedone che sembra proprio aver finto di essere un giocatore di tennis. Insomma in questo caso siamo perfino oltre la fake news e bisognerebbe coniare il termine “fake tennis player”.

 

Riassumiamo la storia per sommi capi. Nel luglio 2017 Grncarov pubblica il primo post sul suo profilo Twitter – certificato peraltro – in cui spiega di essere un giovane tennista colpito da un ictus un anno prima, a pochi giorni dal suo esordio da professionista. Nello stesso post, la presunta promessa del tennis balcanico comunica inoltre che dopo un anno di riabilitazione e allenamenti, tornerà in campo “molto presto”. Il messaggio è condito da incoraggiamenti ai colleghi a non mollare e ringraziamenti per il supporto ricevuto.

In seguito Grncarov intensifica la sua attività sui social, postando foto di suoi allenamenti e vita quotidiana. La storia di questo giovane ragazzo venuto da un piccolo paese sconosciuto al mondo del tennis, che continua ad inseguire il suo sogno nonostante mille avversità, comincia ad attirare l’attenzione.

Sui social i follower crescono a dismisura e nascono numerosi profili di fan che forniscono nuovi dettagli su di lui: dalla cotta per Nicole Sherzinger, fidanzata di Dimitrov, al suo presunto ingente conto in banca. Inoltre, Grncarov attira l’attenzione di alcune stelle del mondo del tennis. James Blake, ex n.4 al mondo e neo-direttore del torneo di Miami, su Twitter gli scrive che spera “di commentare molti suoi match in futuro”. L’account ufficiale del torneo ATP 250 di Los Cabos lo definisce “una fonte di ispirazione”.

La storia finisce presto anche su diversi media internazionali. Dopo un articolo sul sito francese Tennisactu e uno su Tennis World Usa, Grncarov rilascia in novembre un’intervista esclusiva per il tabloid britannico Metro in cui racconta in prima persona le sue origini, la sua travagliata esperienza e i suoi progetti per il futuro. In particolare, stupiscono le sue incredibili qualità tecniche (dritto a due mani, rovescio sia a una che a due, capacità di giocare con la sinistra), gli allenamenti con giocatori del calibro di Gilles Simon, Viktor Troicki e Robin Haase, e la possibilità di esordire nel 2018 subito in  Challenger e addirittura tornei del circuito ATP. Il sito italiano Tennis Circus, affiliato alla Gazzetta, riporta la sua storia, con stralci dell’intervista.

La sua popolarità decolla definitivamente tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 quando comincia a prendere posizioni politiche fortemente progressiste su Twitter. Infatti Grncarov si scaglia contro la leggenda australiana Margaret Court difendendo i diritti degli omosessuali e attacca Tennys Sandgren, colpevole di credere alle teorie complottiste e razziste della alt-right americana (a proposito di fake news). Grazie a queste esternazioni social, diventa subito una piccola celebrità. Rientra nella strettissima cerchia di persone seguite su Twitter da Serena Willliams che pare gli abbia scritto un messaggio privato di sostegno. Si prende il plauso social anche di Martina Navratilova. Ottiene il supporto di sponsor di alto profilo come Adidas per l’abbigliamento e Wilson per le racchette. Viene intervistato in radio dalla BBC e afferma che se un giorno si dovesse trovare agli Australian Open nel campo intitolato alla Court, si ritirerebbe in segno di protesta.

La stagione però è già iniziata e Grncarov ancora non compare in nessun tabellone, nemmeno quello di un Future. Il macedone rivela, ovviamente su Twitter, che sua madre è deceduta e, a causa della terribile perdita, il rientro in campo è slittato. E così arriviamo ai giorni nostri.

Tutto molto bello e commovente. Peccato che, come dimostrato perfettamente appunto da Rothenberg, fosse un fake. Falsa la brillante carriera da junior, dato che ha giocato un unico match in Montenegro nel 2015 perdendolo con un doppio bagel. Falsi fino a prova contraria l’ictus e il periodo di riabilitazione la cui ricostruzione è quantomeno frammentaria. Falsi i video e le immagini postate su Twitter che ha rubato in parte ad un altro giocatore, lo spagnolo Cameron Henry Trigolos. Falsi gli inviti a tornei prestigiosi in vista del suo ritorno in cui non ha partecipato. Falsa forse persino la morte della madre.

Grncarov ha fregato tutti, appassionati di tennis, giocatori di ieri e di oggi, sponsor e giornalisti che forse avrebbero dovuto prestare più attenzione all’affidabilità della loro fonte. Tra questi, lo dobbiamo dire per correttezza, c’è stata anche la nostra controparte in lingua inglese ubitennis.net, che lo ha intervistato a metà gennaio. E, dopo l’incalzante intervista di Rothenberg, è sparito dall’unico mondo in cui è mai esistito in quanto tennista, quello del web, cancellando i suoi profili social e Instagram. Così come diversi articoli sui di lui, tra i quali quello di Metro.

Ci teniamo a precisare però che la redazione di Ubitennis.com da qualche tempo investigava su di lui e ha raccolto ulteriori prove che smascherano questa bufala. Anche in questo caso riscostruiamo la storia parallela. Tutto ha inizio alla fine di novembre. L’articolo di Metro arriva in redazione. Sembra una notizia meritevole di essere riportata, almeno con una breve. Le fonti non sono certo delle più affidabili ma sono un numero sufficiente.

Tuttavia ad un primo approfondimento ci accorgiamo che diverse cose non tornano riguardo a Grncarov. Le incongruenze sono le stesse che ha riscontrato Rothenberg: carriera da junior  pressoché inesistente; imprecisione nelle fonti riguardo al momento dell’ictus e alla durata del periodo di riabilitazione; un misterioso Futures in Egitto nell’aprile del 2017 in cui secondo la ITF non si è mai presentato mentre secondo alcuni siti macedoni è riuscito a passare le qualificazioni; i video e le foto in cui è spesso di spalle e nei quali gioca il dritto ad una mano e serve un po’ troppo bene con la sinistra per non essere mancino; i poco plausibili inviti a tornei ATP con la suddetta totale mancanza di carriera a livello junior. I pezzi mancanti del puzzle sono davvero troppi.

Tentiamo per prima cosa di cercare delle fonti macedoni. Ci viene detto che i siti che hanno riportato in patria la sua storia non sono molto affidabili. Riusciamo per via indiretta a contattare un maestro di tennis per ragazzini che non ha mai sentito parlare di lui. Il 12 dicembre decidiamo allora decidiamo di contattarlo direttamente su Twitter tramite messaggio privato. Gli chiediamo se è possibile intervistarlo per far conoscere la sua storia agli appassionati italiani. La sua risposta arriva qualche giorno più tardi ed è positiva. Proviamo a stabilire la data e il mezzo per realizzare l’intervista ma non si fa più vivo. Decidiamo dunque di percorrere altre strade per giungere alla verità

A inizio gennaio cominciamo a battere tre piste. La prima è la quella macedone. Da una parte decidiamo di scrivere alla federazione di tennis locale (Macedonian Tennis Federation), nonostante alcune testimonianze facessero dubitare della sua affidabilità. Ci risponde tramite mail la segretaria Biljana Dimovska, la cui esistenza ci era stata già confermata da un’ulteriore fonte. Dimovska ci spiega chiaramente che “non hanno nei loro archivi nessun giocatore registrato a nome Darko Grncarov” e che “nessuno coinvolto nel tennis in quella nazione lo conosce”. Inoltre ci chiede, nel caso in cui fossimo riusciti a raggiungerlo, di farle avere dei documenti che certifichino il suo problema di salute perché lui non lo ha mai fatto.

Dall’altra parte cerchiamo di agganciare qualche vero giornalista sportivo in Macedonia. Tramite un messaggio privato su Facebook, entriamo in contatto con Filip Nacoski, caporedattore di Offside, rubrica sportiva del sito off.net.mk. Dopo alcune ricerche, Nacoski scopre che con tutta probabilità quantomeno Darko Grncarov esiste veramente. Ci conferma quello che era riportato nell’intervista di Metro riguardo alle sue origini e la famiglia di sportivi: nato a Strumica, città di Goran Pandev, il padre Nikola e lo zia Atanas erano ex calciatori, il cugino Boban è capitano del Vardar, prima squadra del paese a qualificarsi per l’Europa League, la sorella Elena è la moglie del calciatore Blagoja Ljamcevski. Sulla sua carriera da tennista non ci sa dire molto se non che la sua popolarità è esplosa appunto in questi mesi.

La seconda pista è quella britannica. Contattiamo così sempre via Facebook il giornalista di Metro che per primo lo ha intervistato in esclusiva. Il soggetto vorrebbe rimanere anonimo e dunque d’ora in avanti lo chiameremo X. Dopo un po’ di comprensibile imbarazzo, X ci rivela la sospetta dinamica dell’intervista. All’inizio doveva essere fatta su Skype ma poi, all’ultimo minuto, Grncarov avrebbe deciso di farla tramite e-mail.

Successivamente, X ci manda il transcript dell’intervista: alcuni passaggi fanno aumentare i sospetti. Quando X gli chiede delucidazioni riguardo alla sua età al momento dell’ictus, Grncarov risponde 18 mentre nel post originale aveva scritto 17. X è così confuso riguardo alla sequenza degli eventi che desidera chiarimenti. Grncarov replica di “non ricordarsi bene quello che è successo in quel periodo”. Quando gli viene richiesto di fornire dei video, Darko invece temporeggia, affermando di “non averne di nuovi e di non volere mostrare quelli vecchi in cui giocava peggio”.

X però non è convinto di un post su Instagram datato due febbraio 2017, quando teoricamente sarebbe dovuto essere in coma. Grncarov gli risponde che “tutti i suoi account social sono gestiti da sua sorella”, la quale “voleva mantenerlo in vita sui social media”. X trova un’altra incongruenza su un post di luglio su Twitter in cui è già in ottima forma. Grncarov si giustifica dicendo che “era precedente alla malattia” e che non è “molto pratico con Twitter”. Addirittura chiede a X se può cancellare quello e un altro post sospetto in cui salta la corda.

Ma i colpi di scena non sono finiti qui. Per motivare la mancanza di foto il sedicente tennista sostiene di non volersi far vedere con una Babolat in mano visto che ora è sotto contratto con Wilson. Le incongruenze sulla sequenza degli eventi negli articoli di Tennisactu e Tennis World Usa  sono colpa invece del “direttore di entrambi siti, che è un suo amico e ha fatto confusione”. Chiaramente risulta tutto molto poco credibile.

La terza pista è quella egiziana. Gli organizzatori del Future in Egitto dovrebbero conoscere Grncarov e saperci dire quante partite ha vinto in quel torneo. Troviamo un contatto e scriviamo una mail ma purtroppo non riceviamo risposta.

A fine gennaio decidiamo di recuperare qualche commento ai piani alti. In fondo, la International Tennis Federation (ITF) dovrebbe essere a conoscenza dell’esistenza di un suo giocatore e quale sia il suo stato di salute. Nick Imison, che lavora nella comunicazione all’interno della ITF, ci spiega che non ha altre informazioni su Grncarov oltre a quelle contenute sui profili ufficiali. Dunque esplicitamente ci viene confermato che il macedone ha solo giocato e perso quell’unica partita a livello Junior. Implicitamente ci viene invece suggerito che nemmeno loro hanno ricevuto nessun certificato medico sullo stato di salute del loro “affiliato”.

Proviamo inoltre a raccogliere una testimonianza da parte di qualcuno dei giocatori con i quali Grncarov si sarebbe allenato. Durante il torneo ATP 250 di Montpellier, il nostro inviato riesce a parlare con Gilles Simon, che nega di aver mai conosciuto il macedone.

Nel suo articolo Rothenberg scrive che in questa storia “è più facile verificare cosa è falso rispetto a ciò che è vero”. Dalle nostre prove possiamo concludere che Darko Grncarov esiste e quantomeno in passato ha giocato a tennis, probabilmente ad un livello molto modesto. Tutto il resto, ictus incluso, è una fake news, forse la più grande della storia del tennis.

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Ash Barty passeggia per Melbourne Park: “Mi manca gareggiare, ma non tutto ciò che ne consegue”

L’ex n. 1 del mondo, oramai in pensione, si sta godendo la normalità mentre dà gli ultimi ritocchi alla sua fondazione, che si occuperà principalmente delle comunità indigene

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Ash Barty in conferenza con i media australiani
Ash Barty in conferenza con i media australiani

Ashleigh Barty è tornata nel luogo dove tutto si è concluso – come riporta il The Guardian -, dove ha realizzato il sogno più grande della sua carriera sportiva: vincere l’Australian Open. Un successo che l’ha talmente appagata dà spingerla appena un mese dopo ad annunciare, scioccando l’intero universo dello sport, un clamoroso ritiro dalle scene. Per cui potremmo assolutamente definirlo un comeback nella location che difatti è stato il luogo del delitto della propria vita da tennista. Ash ha avuto così l’opportunità di visitare ed ammirare l’immenso impianto di Melbourne Park, in una versione a lei pienamente estranea e sconosciuta: rendersi conto dello spettacolo della Rod Laver Arena, in uno scenario completamente vuoto e dunque antitetico rispetto a quello gremito di australiani che ha accompagnato il suo trionfo all’Happy Slam. La circostanza si è venuta a creare in occasione del lancio del nuovo libro a cura dell’ex n. 1 del mondo WTA – oramai da diverso tempo nelle vesti di scrittrice – “My Dream Time“, che all’interno del suo Tour promozionale vedeva per l’appunto nel teatro dell’ultimo successo tennistico di Ash una delle tappe principali.

La campionessa tre volte vincitrice Slam, ha sfruttato questo appuntamento per rilasciare alcune dichiarazioni che testimoniano e certificano ancora una volta come abbia definitivamente chiuso il capitolo “Tennis” alla voce ‘carriera professionistica’ rincarando la dose e dando corpo a ciò che aveva già fatto capire in passato: non ci sarà un ritorno di fiamma, non rientrerà nel circuito. Il suo essersi calata, oramai, completamente nella normalità della quotidianità della vita come qualsiasi persona su questo globo, accantonando senza ripensamenti il suo passato da atleta di fama mondiale con tutte le vicissitudini mediatiche che ne conseguono; lo si evince perfettamente dal suo essersi distaccata da quello che era il proprio mondo a tal punto dal non avere più per lui neanche posto nei ricordi: “Non riesco a ricordare l’ultima volta che ho camminato qui – si riferisce a quel labirinto di tunnel che collega la Rod Laver Arena con i campi di allenamento, e che la stessa Barty quando giocava frequentava assiduamente facendo la spola -. Sono assolutamente stupita di come sia cambiata. Così come è cambiata tutta l’area attorno allo Show Court Three, così come anche non avevo mai visto prima un evento nel Grand Slam Oval in pieno svolgimento. Non ero mai stata al livello del punto di osservazione del pubblico, da dove gli spettatori possono vedere il torneo. E’ molto diverso come sensazioni e percezioni“.

Barty ha preso la decisione di dire basta con il tennis agonistico perché spinta dalla voglia di nuove avventure e di raggiungere nuovi traguardi o successi che esulassero dai soli ottenibili con una racchetta in mano; considerando anche che se fosse stato questo il suo reale obbiettivo probabilmente adesso non la ritroveremmo ad allietare con carta e penna ma a competere in quel di Fort Worth per le Finals – titolo che tra l’altro vinse nel 2019 – per poi successivamente attraversare l’Oceano Atlantico e andare a difendere i colori dell’Australia in Billie Jean King Cup. Dunque il senso di appagamento è rimasto immutato dal giorno del ritiro. Tuttavia la voglia di competizione, ed in particolar modo di costante sfida con se stessa rimane ancora viva dentro di lei. Ma Ash è riuscita ad ovviare a questa situazione, perseguendo altri cammini che non siano quello del tennis: “Mi manca sfidare me stessa nella competizione con i migliori del mondo, ma non non ciò che ne deriva. Ora probabilmente mi sto abituando a sfidare me stessa in modi diversi, scovando continuamente altri percorsi che mi permettano di competere e di crescere ancora. E penso che uno dei modi sia stando a casa, vivendo dei momenti che prima non avevo l’opportunità di vivere“. Ebbene, avere la possibilità di vivere esperienze familiari che nel passato viaggiando in giro per il mondo non poteva vivere, riempiono il cuore di Ashleigh che ama moltissimo interpretare il suo ruolo di Zia.

 

Ma quando si ha di fronte una campionessa del calibro della 26enne di Ipswich, è inevitabile non toccare il tema dell’attualità sportiva. E così chi meglio di colei che ne ha ereditato la corona per sciogliere il ghiaccio: “È una boccata d’aria fresca e ha completamente dominato questa stagione“. È rimasta per certi versi meravigliata dall’annata di Swiatek, Ash, ma allo stesso tempo crede che la polacca – che considera sinceramente un’amica – sia capace di cose ancora più grandi in futuro: “E’ stata sia per il livello espresso, che per testa nettamente sopra tutte le altre, ed è stato incredibile vederla fiorire“.

Come detto, però, la vita della prima australiana a riportare il Major Down Under nuovamente a casa, dopo un digiuno di 44 anni, prosegue a gonfie vele al ritmo di un fiume in piena – anche senza la sua amata racchetta – tra svariate iniziative di ogni genere. Circa cinque mesi fa, assieme ai suoi due ex coach Craig Tyzzer e Jason Stoltenbery si è incontrata con il CEO di Tennis Australia Craig Tiley per discutere dell’avviamento di un piano di coaching sul quale vertono forti speranze. Inoltre i suoi primi mesi da “pensionata”, le hanno fruttato anche diverse richieste di partnership da parte di molte aziende – anche una di Telecomunicazioni – dove lei cerca di apprendere da esperti dirigenti portando la sua abitudine al lavoro di squadra. Ma soprattutto una parte che rivesterà un ruolo fondamentale nei suoi prossimi anni, sarà la propria Fondazione; di cui il suo team sta apportando gli ultimi ritocchi e che concentrerà il proprio lavoro sulle comunità indigene. Alcuni sono inoltre convinti, che Barty abbia le qualità necessarie per diventare un’allenatrice straordinaria, nelle ultime settime infatti ha seguito la 20enne della Gold Coast Olivia Gadecki che sta muovendo i primi passi nel circuito.

Dunque è un’Ashleigh sempre pronta a nuove sfide ed impegnata in una serie innumerevole di progetti, che sigillano così la chiusura con il passato spezzando quel legame con il suo essere tennista: “Devo ancora definire con precisione ciò che farò in futuro, ho ancora tante cose da portare avanti. E’ pazzesco pensare che manchino solamente un paio di mesi alla fine dell’anno. E’ volato“. Perciò pur mancando molto al tennis femminile, lei certamente non si sta annoiando.

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ATP

ATP Finals: il tennis a 360° tra Palazzo Madama e il Fan Village. Pala Alpitour verso il tutto esaurito

Tanti gli ospiti di rilievo, da Chiellini a Flavia Pennetta e Francesca Schiavone passando per Guido Meda, Max Gazzè e Willie Peyote. Binaghi nella conferenza stampa di presentazione è entusiasta: “Numeri straordinari, ii dati di vendita sono superiori al 2021 quando avevamo la certezza di avere Berrettini”

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Il Pala Alpitour di Torino (foto palaalpitour.it)

Manca sempre meno alla seconda edizione delle Nitto ATP Finals di Torino, di scena nel capoluogo sabaudo dal 13 al 20 novembre. Come ogni grande evento sportivo e non che si rispetti, lo spettacolo riservato agli spettatori ed appassionati di tennis sarà una manifestazione ad ampio respiro che travalichi quelli che sono i meri aspetti agonistici per dare sfoggio delle bellezze di carattere culturale e folcloristico. Un’occasione, dunque, per mostrare le eccellenze e le peculiarità nei vari campi d’interesse della città ospitante. Ebbene anche il capoluogo piemontese non poteva farsi sfuggire questa opportunità, in grado di incentivare il turismo locale. Dopo il grande successo dello scorso anno il Fan Village è stato riconfermato, quest’anno con sede a Piazza d’Armi, ma la novità più eclatante sarà rappresentata dalle esibizioni di musica itinerante e dalla vetrina delle eccellenze gastronomiche che verrà collocata nel cuore di Palazzo Madama. A queste, si aggiungeranno le iniziative del calendario, redatto per l’occasione, ideate dal Comune, dalla Regione Piemonte e dalla Camera di Commercio; in collaborazione con Turismo Torino e Provincia, Visit Piemonte e Fondazione per la Cultura.

CASA TENNIS CON TANTI OSPITI DEL MONDO DELLO SPORT E DELLA MUSICA – Come descrive Diego Molino su “La Stampa” saranno diverse le aree che verranno costituite ad hoc per l’occasione e svariati i momenti d’interesse per il pubblico; a partire dal Blue Carpet di venerdì 11 novembre con la passerella degli otto tennisti che prederanno parte al torneo, nella stessa giornata – a mezzogiorno – verrà inaugurata la mostra “50 Game Changing” sotto i portici di Piazza San Carlo a cura di Gallerie d’Italia. Un punto, invece, nevralgico della struttura a latere del Pala Alpitour sarà Palazzo Madama che ospiterà per tutta la durata dell’evento: Casa Tennis, la quale verrà inaugurata sabato 12 novembre. Il modello che verrà seguito, è quello che è stato già utilizzato e promosso durante l’Eurovision Song Contest: le porte della Corte Medievale e della caffetteria si apriranno per l’occasione non soltanto ai giornalisti, ma anche a tutti i torinesi e a tutti i turisti accorsi per ammirare Djokovic e compagni in azione, ogni giorno della settimana dalle 10:00 alle ore 20:00. Casa Tennis, inoltre, sarà il luogo in cui si svolgeranno talk e conferenze, con esponenti del mondo della musica, dello spettacolo, dello sport e dell’editoria: fra gli altri parteciperanno il calciatore Giorgio Chiellini, il giornalista di Sky Sport ed esperto di Moto GP Guido Meda, le ex tenniste azzurre Flavia Pennetta e Francesca Schiavone, il cantuatore Max Gazzè e il rapper torinese Willy Peyote. Le varie giornate del torneo inizieranno con le Merende Reali a cura dei Maestri del Gusto, per poi arrivare all’ora di pranzo al momento del ‘viaggio nel Gusto del Piemonte’ e dulcis in fundo concludere con il Tempo della Merenda e con gli aperitivi a base di birre locali e vermouth.

Altri appuntamenti ricreativi e di festa cominceranno con il Bus panoramico City Sightseeing, che per l’intera settimana diventerà il palco itinerante sul quale suoneranno band e musicisti di vario genere partendo ogni giorno dalle ore 17:00 da Piazza Castello. Dal 15 novembre sino al termine dell’evento, verrà inoltre allestito un mini campo – sempre in Piazza Castello – per l’iniziativa “Tennis in Piazza”.

 

CONFERNZA STAMPA DI PRESENTAZIONE, LE ATP FINALS PER RILANCIARE IL TURISMO TORINESE

La seconda edizione della Finals azzurre ha raccolto, stando ai dati forniti dalla Federtennis, vendite superiori al 2021, con la Regione e il Comune che fanno eco alla federazione rimarcando l’eccezionale rilevanza ed importanza che costituisce l’investimento nei grandi eventi come volano di una ripartenza turistica anche a livello internazionale, che ha avuto già i suoi frutti dopo l’edizione 2021 visto e considerato che nei primi nove mesi del 2022 i turisti che hanno soggiornato a Torino sono raddoppiati rispetto all’anno precedente: 980 mila nuovi arrivi, dati che rispecchiano quasi quelli relativi all’era Pre-Covid. Nella conferenza stampa di presentazione dell’evento sabaudo, come riporta su “La Stampa” Maurizio Tropeano, serpeggiava un clima di ottimismo ascoltando le parole dei vertici istituzionali; consci che la prima edizione senza vincoli pandemici possa rappresentare un effetto moltiplicatore sull’economica cittadina e non solo. Grande euforia, che appare limpida nelle dichiarazioni del Presidente della FIT – che dal primo gennaio assumerà ufficialmente una nuova denominazione – Angelo Binaghi che si sbilancia parlando di “numeri straordinari” e affermando che: “sarà un’edizione di grande successo. I dati di vendita sono superiori all’anno scorso quando avevamo la certezza di avere Berrettini in campo. Sono convinto che arriveremo al sold out sicuramente nei weekend, stiamo vendendo più di mille biglietti al giorno“. Il 62enne cagliaritano è convinto inoltre dell’assoluta efficacia del modello organizzativo delle ATP Finals: “Ha funzionato alla perfezione e pensiamo possa funzionare anche per altri sport. Noi ci crediamo, fin dal primo momento abbiamo pensato a creare un nuovo modello organizzativo per la gestione di questi grandi eventi che ci desse più successo e ricadute possibili“.

Non ci resta dunque che aspettare e verificare, se queste alte ed entusiasmanti aspettative verranno rispettate.

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ATP

La carriera esemplare di Andreas Seppi, dalla costanza ad alti livelli alla versatilità di superfici

Si chiude per l’altoatesino una carriera fuori dal comune per i numeri accumulati nel corso degli anni

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Andreas Seppi - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Non basta il numero diciotto del mondo e tre titoli per descrivere la lunga e prosperosa carriera di Andreas Seppi, che oggi ha annunciato che quelli di Napoli e Ortisei saranno gli ultimi tornei della sua carriera. Alla soglia dei trentanove anni, in arrivo a febbraio, il tennista di Bolzano si può tranquillamente definire come uno dei migliori tennisti italiani di sempre, e prima dell’avvento di Sinner e Berrettini il migliore dal 2000 in poi assieme a Fabio Fognini, che ha avuto picchi più alti ma meno costanza del tennista altoatesino. Per descrivere la versatilità e la costanza di Seppi “bastano” anche solo i suoi record per quanto riguarda il tennis italiano. Seppi è infatti stato il primo tennista italiano a vincere un torneo sull’erba e soprattutto il primo a conquistare la “tripletta” di titoli sulle tre superfici dell’ATP Tour, cemento (Mosca 2012 contro Bellucci), erba (Eastbourne 2011 contro Tipsarevic) e terra rossa (Belgrado 2012 contro Paire). Quest’ultimo traguardo ha resistito per nove anni, con Lorenzo Sonego che lo ha eguagliato quest’anno vincendo il torneo di Metz.

Anche i tornei dello Slam danno la misura della costanza e della solidità delle prestazioni di Seppi, che ha raggiunto gli ottavi in tre tornei dello Slam su quattro, uno di questi grazie alla storica vittoria in quattro set con il suo amico Roger Federer all’Australian Open 2015. Per completare il traguardo dei quattro ottavi in tutti e quattro gli Slam a Seppi è mancato solo lo US Open, in cui ha raggiunto il terzo turno tre volte, l’ultima volta nel 2021. Sempre negli Slam Seppi è autore della terza striscia di partecipazioni più lunga di sempre, con 66 dietro solo ai 67 di Fernando Verdasco e i 79 di Feliciano Lopez. Con le sue 67 apparizioni in un tabellone di uno Slam Seppi è il nono tennista di sempre, dietro ai 68 del trio Djokovic, Gasquet e Kohlschreiber. In assoluto Seppi è addirittura il settimo tennista della storia per partecipazioni nei tornei ATP con le sue 404 apparizioni, a due lunghezze da Jimmy Connors.

Ci sono i numeri e poi ci sono le grandi partite giocate, da quella in Coppa Davis contro lo spagnolo Juan Carlos Ferrero a quella di Roma con Wawrinka nel 2012. Ci sono diciotto stagioni di grande tennis vissuti con grandissima passione, quella che lo ha spinto a dare grande battaglia fino alla fine, anche in questo 2022, prima di arrendersi a qualche problema fisico che gli ha fatto capire come non fosse più il caso di stressare il suo fisico, un fisico che comunque per tutta la carriera gli ha dato tante soddisfazioni e ben pochi grattacapi grazie alla sua dedizione e alla sua professionalità. In questo mese di ottobre dunque saluteremo Andreas Seppi, che tra Napoli e Ortisei chiuderà non il suo rapporto col tennis (è entrato a far parte di Horizon Tennis Home, il progetto tecnico che ha a capo proprio il suo storico coach Max Sartori) ma la sua bellissima carriera. Una carriera ricca di soddisfazioni, in attesa del suo prossimo capitolo fuori dal campo da tennis.

 

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