Darko Grncarov ha fregato tutti. O quasi...

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Darko Grncarov ha fregato tutti. O quasi…

Ben Rothenberg ha smascherato l’incredibile storia di un ragazzo macedone che si è finto tennista. Persino Serena Williams ci ha creduto. Ubitennis stava già investigando su di lui e ha altre prove che confermano questa fake news

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“Fake news” è stata nominata dal Collins Dictionary parola dell’anno nel 2017. Con questo termine si definiscono “informazioni false, spesso sensazionalistiche, spacciate come notizie”. In italiano, potrebbe tranquillamente essere tradotto con il pittoresco e appetitoso termine di “bufale”. Secondo lo stesso prestigioso dizionario britannico, lo scorso anno, l’uso della parola “fake news” è aumentato del 365%, più di ogni altro termine inglese.

Il merito di questo boom è da attribuire soprattutto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che la usa insistentemente per etichettare tutte le accuse nei suoi confronti, in particolare quelle legate ai suoi sospetti legami con la Russia di Vladimir Putin. Recentemente, Trump ha addirittura proclamato in via ufficiale il “fake news awards“, un premio per la fonte di informazione che a suo dire distribuisce il maggior numero di notizie false su di lui.

Il mondo del tennis era rimasto sostanzialmente immune da questo fenomeno. Certo, alcune fonti erano più sicure di altre ma non si era mai verificato un clamoroso caso di bufala. Fino a ieri. Infatti, sul sito statunitense Slate è apparso un articolo, a firma del corrispondente del New York Times Ben Rothenberg – un amico, oltreché collega di Ubitennis – che ha raccontato la clamorosa storia di Darko Grncarov, un 19enne macedone che sembra proprio aver finto di essere un giocatore di tennis. Insomma in questo caso siamo perfino oltre la fake news e bisognerebbe coniare il termine “fake tennis player”.

 

Riassumiamo la storia per sommi capi. Nel luglio 2017 Grncarov pubblica il primo post sul suo profilo Twitter – certificato peraltro – in cui spiega di essere un giovane tennista colpito da un ictus un anno prima, a pochi giorni dal suo esordio da professionista. Nello stesso post, la presunta promessa del tennis balcanico comunica inoltre che dopo un anno di riabilitazione e allenamenti, tornerà in campo “molto presto”. Il messaggio è condito da incoraggiamenti ai colleghi a non mollare e ringraziamenti per il supporto ricevuto.

In seguito Grncarov intensifica la sua attività sui social, postando foto di suoi allenamenti e vita quotidiana. La storia di questo giovane ragazzo venuto da un piccolo paese sconosciuto al mondo del tennis, che continua ad inseguire il suo sogno nonostante mille avversità, comincia ad attirare l’attenzione.

Sui social i follower crescono a dismisura e nascono numerosi profili di fan che forniscono nuovi dettagli su di lui: dalla cotta per Nicole Sherzinger, fidanzata di Dimitrov, al suo presunto ingente conto in banca. Inoltre, Grncarov attira l’attenzione di alcune stelle del mondo del tennis. James Blake, ex n.4 al mondo e neo-direttore del torneo di Miami, su Twitter gli scrive che spera “di commentare molti suoi match in futuro”. L’account ufficiale del torneo ATP 250 di Los Cabos lo definisce “una fonte di ispirazione”.

La storia finisce presto anche su diversi media internazionali. Dopo un articolo sul sito francese Tennisactu e uno su Tennis World Usa, Grncarov rilascia in novembre un’intervista esclusiva per il tabloid britannico Metro in cui racconta in prima persona le sue origini, la sua travagliata esperienza e i suoi progetti per il futuro. In particolare, stupiscono le sue incredibili qualità tecniche (dritto a due mani, rovescio sia a una che a due, capacità di giocare con la sinistra), gli allenamenti con giocatori del calibro di Gilles Simon, Viktor Troicki e Robin Haase, e la possibilità di esordire nel 2018 subito in  Challenger e addirittura tornei del circuito ATP. Il sito italiano Tennis Circus, affiliato alla Gazzetta, riporta la sua storia, con stralci dell’intervista.

La sua popolarità decolla definitivamente tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 quando comincia a prendere posizioni politiche fortemente progressiste su Twitter. Infatti Grncarov si scaglia contro la leggenda australiana Margaret Court difendendo i diritti degli omosessuali e attacca Tennys Sandgren, colpevole di credere alle teorie complottiste e razziste della alt-right americana (a proposito di fake news). Grazie a queste esternazioni social, diventa subito una piccola celebrità. Rientra nella strettissima cerchia di persone seguite su Twitter da Serena Willliams che pare gli abbia scritto un messaggio privato di sostegno. Si prende il plauso social anche di Martina Navratilova. Ottiene il supporto di sponsor di alto profilo come Adidas per l’abbigliamento e Wilson per le racchette. Viene intervistato in radio dalla BBC e afferma che se un giorno si dovesse trovare agli Australian Open nel campo intitolato alla Court, si ritirerebbe in segno di protesta.

La stagione però è già iniziata e Grncarov ancora non compare in nessun tabellone, nemmeno quello di un Future. Il macedone rivela, ovviamente su Twitter, che sua madre è deceduta e, a causa della terribile perdita, il rientro in campo è slittato. E così arriviamo ai giorni nostri.

Tutto molto bello e commovente. Peccato che, come dimostrato perfettamente appunto da Rothenberg, fosse un fake. Falsa la brillante carriera da junior, dato che ha giocato un unico match in Montenegro nel 2015 perdendolo con un doppio bagel. Falsi fino a prova contraria l’ictus e il periodo di riabilitazione la cui ricostruzione è quantomeno frammentaria. Falsi i video e le immagini postate su Twitter che ha rubato in parte ad un altro giocatore, lo spagnolo Cameron Henry Trigolos. Falsi gli inviti a tornei prestigiosi in vista del suo ritorno in cui non ha partecipato. Falsa forse persino la morte della madre.

Grncarov ha fregato tutti, appassionati di tennis, giocatori di ieri e di oggi, sponsor e giornalisti che forse avrebbero dovuto prestare più attenzione all’affidabilità della loro fonte. Tra questi, lo dobbiamo dire per correttezza, c’è stata anche la nostra controparte in lingua inglese ubitennis.net, che lo ha intervistato a metà gennaio. E, dopo l’incalzante intervista di Rothenberg, è sparito dall’unico mondo in cui è mai esistito in quanto tennista, quello del web, cancellando i suoi profili social e Instagram. Così come diversi articoli sui di lui, tra i quali quello di Metro.

Ci teniamo a precisare però che la redazione di Ubitennis.com da qualche tempo investigava su di lui e ha raccolto ulteriori prove che smascherano questa bufala. Anche in questo caso riscostruiamo la storia parallela. Tutto ha inizio alla fine di novembre. L’articolo di Metro arriva in redazione. Sembra una notizia meritevole di essere riportata, almeno con una breve. Le fonti non sono certo delle più affidabili ma sono un numero sufficiente.

Tuttavia ad un primo approfondimento ci accorgiamo che diverse cose non tornano riguardo a Grncarov. Le incongruenze sono le stesse che ha riscontrato Rothenberg: carriera da junior  pressoché inesistente; imprecisione nelle fonti riguardo al momento dell’ictus e alla durata del periodo di riabilitazione; un misterioso Futures in Egitto nell’aprile del 2017 in cui secondo la ITF non si è mai presentato mentre secondo alcuni siti macedoni è riuscito a passare le qualificazioni; i video e le foto in cui è spesso di spalle e nei quali gioca il dritto ad una mano e serve un po’ troppo bene con la sinistra per non essere mancino; i poco plausibili inviti a tornei ATP con la suddetta totale mancanza di carriera a livello junior. I pezzi mancanti del puzzle sono davvero troppi.

Tentiamo per prima cosa di cercare delle fonti macedoni. Ci viene detto che i siti che hanno riportato in patria la sua storia non sono molto affidabili. Riusciamo per via indiretta a contattare un maestro di tennis per ragazzini che non ha mai sentito parlare di lui. Il 12 dicembre decidiamo allora decidiamo di contattarlo direttamente su Twitter tramite messaggio privato. Gli chiediamo se è possibile intervistarlo per far conoscere la sua storia agli appassionati italiani. La sua risposta arriva qualche giorno più tardi ed è positiva. Proviamo a stabilire la data e il mezzo per realizzare l’intervista ma non si fa più vivo. Decidiamo dunque di percorrere altre strade per giungere alla verità

A inizio gennaio cominciamo a battere tre piste. La prima è la quella macedone. Da una parte decidiamo di scrivere alla federazione di tennis locale (Macedonian Tennis Federation), nonostante alcune testimonianze facessero dubitare della sua affidabilità. Ci risponde tramite mail la segretaria Biljana Dimovska, la cui esistenza ci era stata già confermata da un’ulteriore fonte. Dimovska ci spiega chiaramente che “non hanno nei loro archivi nessun giocatore registrato a nome Darko Grncarov” e che “nessuno coinvolto nel tennis in quella nazione lo conosce”. Inoltre ci chiede, nel caso in cui fossimo riusciti a raggiungerlo, di farle avere dei documenti che certifichino il suo problema di salute perché lui non lo ha mai fatto.

Dall’altra parte cerchiamo di agganciare qualche vero giornalista sportivo in Macedonia. Tramite un messaggio privato su Facebook, entriamo in contatto con Filip Nacoski, caporedattore di Offside, rubrica sportiva del sito off.net.mk. Dopo alcune ricerche, Nacoski scopre che con tutta probabilità quantomeno Darko Grncarov esiste veramente. Ci conferma quello che era riportato nell’intervista di Metro riguardo alle sue origini e la famiglia di sportivi: nato a Strumica, città di Goran Pandev, il padre Nikola e lo zia Atanas erano ex calciatori, il cugino Boban è capitano del Vardar, prima squadra del paese a qualificarsi per l’Europa League, la sorella Elena è la moglie del calciatore Blagoja Ljamcevski. Sulla sua carriera da tennista non ci sa dire molto se non che la sua popolarità è esplosa appunto in questi mesi.

La seconda pista è quella britannica. Contattiamo così sempre via Facebook il giornalista di Metro che per primo lo ha intervistato in esclusiva. Il soggetto vorrebbe rimanere anonimo e dunque d’ora in avanti lo chiameremo X. Dopo un po’ di comprensibile imbarazzo, X ci rivela la sospetta dinamica dell’intervista. All’inizio doveva essere fatta su Skype ma poi, all’ultimo minuto, Grncarov avrebbe deciso di farla tramite e-mail.

Successivamente, X ci manda il transcript dell’intervista: alcuni passaggi fanno aumentare i sospetti. Quando X gli chiede delucidazioni riguardo alla sua età al momento dell’ictus, Grncarov risponde 18 mentre nel post originale aveva scritto 17. X è così confuso riguardo alla sequenza degli eventi che desidera chiarimenti. Grncarov replica di “non ricordarsi bene quello che è successo in quel periodo”. Quando gli viene richiesto di fornire dei video, Darko invece temporeggia, affermando di “non averne di nuovi e di non volere mostrare quelli vecchi in cui giocava peggio”.

X però non è convinto di un post su Instagram datato due febbraio 2017, quando teoricamente sarebbe dovuto essere in coma. Grncarov gli risponde che “tutti i suoi account social sono gestiti da sua sorella”, la quale “voleva mantenerlo in vita sui social media”. X trova un’altra incongruenza su un post di luglio su Twitter in cui è già in ottima forma. Grncarov si giustifica dicendo che “era precedente alla malattia” e che non è “molto pratico con Twitter”. Addirittura chiede a X se può cancellare quello e un altro post sospetto in cui salta la corda.

Ma i colpi di scena non sono finiti qui. Per motivare la mancanza di foto il sedicente tennista sostiene di non volersi far vedere con una Babolat in mano visto che ora è sotto contratto con Wilson. Le incongruenze sulla sequenza degli eventi negli articoli di Tennisactu e Tennis World Usa  sono colpa invece del “direttore di entrambi siti, che è un suo amico e ha fatto confusione”. Chiaramente risulta tutto molto poco credibile.

La terza pista è quella egiziana. Gli organizzatori del Future in Egitto dovrebbero conoscere Grncarov e saperci dire quante partite ha vinto in quel torneo. Troviamo un contatto e scriviamo una mail ma purtroppo non riceviamo risposta.

A fine gennaio decidiamo di recuperare qualche commento ai piani alti. In fondo, la International Tennis Federation (ITF) dovrebbe essere a conoscenza dell’esistenza di un suo giocatore e quale sia il suo stato di salute. Nick Imison, che lavora nella comunicazione all’interno della ITF, ci spiega che non ha altre informazioni su Grncarov oltre a quelle contenute sui profili ufficiali. Dunque esplicitamente ci viene confermato che il macedone ha solo giocato e perso quell’unica partita a livello Junior. Implicitamente ci viene invece suggerito che nemmeno loro hanno ricevuto nessun certificato medico sullo stato di salute del loro “affiliato”.

Proviamo inoltre a raccogliere una testimonianza da parte di qualcuno dei giocatori con i quali Grncarov si sarebbe allenato. Durante il torneo ATP 250 di Montpellier, il nostro inviato riesce a parlare con Gilles Simon, che nega di aver mai conosciuto il macedone.

Nel suo articolo Rothenberg scrive che in questa storia “è più facile verificare cosa è falso rispetto a ciò che è vero”. Dalle nostre prove possiamo concludere che Darko Grncarov esiste e quantomeno in passato ha giocato a tennis, probabilmente ad un livello molto modesto. Tutto il resto, ictus incluso, è una fake news, forse la più grande della storia del tennis.

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Gianni Clerici ed Hemingway

Ricordi e aneddoti su Gianni Clerici: dall’incontro con Hemingway, alle passeggiate tra i vialetti di Wimbledon

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Gianni era dolcissimo e fumantino allo stesso tempo. L’ho conosciuto più di dieci anni fa a una conferenza stampa della Schiavone, che aveva appena passato un turno a Wimbledon. Gianni Clerici le chiese se la leonessa (nomignolo, che forse le aveva appioppato proprio lui) fosse tornata a ruggire…E lei: “Voi giornalisti dovete smetterla di chiamarmi così”…Non l’avesse mai detto. Gianni da persona affabile divenne un leone e alla Schiavone replicò che lei non doveva permettersi di apostrofarlo come “giornalista”, perché lui era un semplice scriba e non poteva essere accomunato con nessuno. Abbandonò la conferenza stampa e non ci mise più piede quell’anno e negli anni successivi. Gianni era così: un aristocratico del tennis e della scrittura.

Gianni Clerici e quel bar sospeso tra tennis e tempo

Al Press Center di Wimbledon la mattina era tra i primi ad arrivare. Condividevo questo privilegio per la mia insonnia. Alla macchinetta del caffè il primo commento: Repubblica mi ha dato le solite 40-50 righe striminzite di spalla“…
“Gianni preferisco leggerti altrove… nei tuoi libri
E lui si illuminava e ribatteva: “ma va là…

 

Gli raccontai che un amico di mio figlio, Guido, aveva assistito a una match vicino a lui ed era rimasto folgorato dalle sue parole. Gianni si ricordò perfettamente di questo ragazzo gracilino e molto educato, compagno di una partita. Gianni era un peripatetico. Gli piaceva tantissimo passeggiare lungo i vialetti di Wimbledon, il nostro Eden, e raccontare. Un giorno incontrò Ernest Hemingway in un baretto di Pamplona. Ma dai Gianni…

“Sì, ho origliato quello che diceva a un amico. Parlava di un torero, Romero, ucciso dal torello di cui si era innamorato”. Al grande scrittore americano Gianni si presentò come ammiratore e scriba, chiedendo se Romero fosse al centro del suo nuovo romanzo. E lui rispose con la proposta di un gentlemen’s agreement: se lui non avesse utilizzato quella storia, avrebbe potuta scriverla l’interlocutore appena conosciuto.

Il pittore della carta stampata: il ricordo di Gianni Clerici di Steve Flink

Gianni qualche tempo dopo mi inviò una copia di “Quello del tennis”, appena edito. C’era la storia del torero Romero, ereditata da Hemingway. Con questo biglietto che conservo come una reliquia: “Caro Antonio, non sono in molti, oltre a noi, ad aver giocato a Wimbledon. Alla prossima edizione! Gianni”.

Era un uomo generoso. Avevo partecipato al torneo dei giornalisti accreditati a Wimbledon, vincendo una bottiglia di Champagne che la sera avevamo bevuto assieme al ristorante. Gianni nobilitò questa partecipazione con quelle righe. Lui, invece, aveva partecipato al Wimbledon vero, all’età di 23 anni, dopo aver raggiunto Londra in Topolina.

Ciao Gianni, porterò nel cuore quelle lunghe passeggiate e quelle cene offerte il giovedì ai giornalisti dal Wimbledon Club. Al termine mi chiedevi mezzo toscano, che fumavi con orgoglio, facendo il giro dei tavoli. Gianni, la Hall of Fame già dal 2006 ti ha accolto tra gli immortali del tennis. Per me resti un caro amico che condivide i vialetti di Wimbledon come se fossero quelli dell’Eden. Grazie.

Antonio De Florio

L’addio a Clerici sui giornali italiani: “Lui, Mura e Brera, i tre grandi Gianni del racconto sportivo”

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 20 giugno 2022!

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La vita di un giornalista di tennis che vive nell’Ucraina dilaniata dalla guerra [ESCLUSIVA]

UbiTennis è il primo media a parlare con Sergey Kontorchik, delle sue esperienze di guerra e della reazione
della comunità del tennis

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Traduzione dell’intervista di Adam Addicott, pubblicata su ubitennis.net 26/05/2022

A volte dovevo scrivere notizie mentre ero seduto in un rifugio, soprattutto durante i primi mesi. Le sirene d’allarme suonavano molto, molto spesso. Molte volte ci sono anche suoni di aerei, jet da combattimento, ambulanze o sirene di camion dei pompieri e suoni di esplosioni se un missile colpisce qualcosa o se i sistemi di difesa aerea entrano in funzione”.

Sergey Kontorchik è come qualsiasi altro giornalista di tennis nel mondo. Segue religiosamente lo sport per tenersi aggiornato sugli ultimi sviluppi. L’ucraino è il fondatore del sito web Великий теніс України o come è comunemente noto in inglese BTU. Nel 2012 ha deciso di creare una pagina Facebook per promuovere il tennis nel suo paese. Tre anni dopo è stato lanciato un sito web e l’anno scorso ha ricevuto per la prima volta più di un milione di visitatori.

 

“Sono stato ispirato dal tennis e avevo anche il desiderio di essere più vicino al mondo del tennis e forse di attirare più ucraini nello sport che amo”, racconta a UbiTennis.

All’inizio il sito web era piuttosto piccolo, perché non avevo sponsor e nessun collaboratore e pagavo tutto di tasca mia“.

Ho iniziato a comunicare di più con i nostri giocatori. Ogni volta che ce n’era la possibilità ho provato a visitare le partite della nazionale in Coppa Davis/Billie Jean King Cup e altri tornei, scattare foto e parlare con i giocatori per approfondire la storia del tennis ucraino. Dal 2015 altre due persone, entusiaste quanto me, si sono unite a BTU. Sono molto fortunato di avere questo team, perché senza di loro non sarebbe possibile portare avanti questo progetto così attivamente”.

È difficile trovare un difetto nell’impegno di Kontorcvhik mentre si occupa degli ultimi sviluppi agli Open di Francia dalla sua terra natale colpita dalla guerra. L’Ucraina è impegnata in un conflitto militare con la Russia dal 24 febbraio dopo che è stata intrapresa una cosiddetta “operazione speciale”. Dal 24 maggio l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha potuto verificare che 3.942 civili sono stati uccisi e altri 4.591 feriti. Anche se si teme che il bilancio sia significativamente più alto e il conteggio non tenga conto delle morti dei militari coinvolti.

Kontorchik vive a Dnipro, una città situata al centro della regione di Dnipropetrovsk che confina con Donetsk, una delle due aree controllate dai separatisti sostenuti da Mosca e si chiama Repubblica Popolare di Donetsk. Secondo il diritto internazionale la regione fa parte dell’Ucraina ma la Russia la riconosce come nazione indipendente. È una delle aree [di interesse russo] che ha fatto sì che la guerra iniziasse.

Mi sono svegliato alle 6 del mattino a causa dei terribili e rumorosi schianti: il nostro aeroporto è stato colpito da diversi missili. Ho controllato il mio telefono e ho visto dozzine di messaggi su Putin che ha avviato una guerra e inviato truppe russe che sono entrate nel nostro paese da più direzioni e che Kiev e il nord dell’Ucraina sono stati attaccati dalla parte della Bielorussia. È stato terrificante, ha detto Kontorchik nel momento in cui ha scoperto che la guerra era iniziata.

Dnipro è sempre stata vicina alla prima linea nel sud-est dell’Ucraina. È diventata un fulcro per gli sforzi sia umanitari che militari. Dnipro è diventata un luogo in cui i feriti arrivano dal fronte e gli sfollati vengono per sfuggire dalla guerra. Lo stesso sta accadendo ora, solo su scala molto più ampia”. Ha aggiunto.

UbiTennis è il primo media ad offrire a Kontorchik una piattaforma per parlare delle sue esperienze come giornalista di tennis che vive in una zona di guerra. A causa delle barriere linguistiche, abbiamo interagito tramite un traduttore per ottenere informazioni accurate.

In un certo senso il tennis ha creato un piccolo senso di evasione per gli scrittori di BTU e il loro proprietario. Hanno partecipato a vari eventi di raccolta fondi per aiutare a sostenere le persone colpite dalla guerra. Uno dei loro lettori con sede in Italia ha inviato loro “diversi pallet” di medicinali.

Ti permette di allontanarti per un attimo da questo orrore che gira dappertutto e che ti ruba un sacco di energie. Non è rilassante. Sì, il tennis è una distrazione e ti ricorda che la vita deve andare avanti, ma è sbagliato vederlo come “ok, ora posso godermi il mio tempo ed essere eccitato a causa del tennis, spiega Kontorchik.

Abbiamo scoperto che è davvero difficile guardare le partite di tennis in questo momento. Non riesci a mantenere la concentrazione o il tuo interesse. Ho provato a seguire alcune partite importanti e non sono riuscito a guardarle a lungo. Perdevo l’attenzione rapidamente. Prova a immaginare, sei stato così interessato a qualcosa per tutta la tua vita e la guerra te la rende quasi indifferente. Molti ucraini dicono che è difficile guardare film o leggere libri in questo momento. Come se il loro cervello avesse qualche forma di resistenza. Ma è importante fare qualcosa per non perdere completamente la testa”.

Cercare di promuovere il tennis in un paese colpito da un conflitto è un compito difficile. Secondo un recente rapporto, si dice che le forze russe abbiano distrutto in Ucraina almeno 130 strutture scolastiche e danneggiato altre 1500. Inevitabilmente questo avrà anche un impatto sull’accesso agli impianti sportivi. Quanto a BTU, hanno perso tutti i loro guadagni dalla pubblicità. Ora si affidano alle donazioni dei lettori per sopravvivere.

Affrontare una nuova realtà

Sin dall’inizio del conflitto, BTU ha sentito il bisogno di dare voce a coloro che nello sport potrebbero non essere in grado di parlare con i media internazionali. Un esempio è quello di Viacheslav Bielinskyi. Un diciottenne che lo scorso dicembre ha raggiunto la quinta posizione nella classifica [mondiale] juniores, dice che i giocatori russi hanno parlato con lui della loro opposizione alla guerra, ma hanno paura di farlo pubblicamente. Quelle conversazioni sono avvenute tra giocatori che giocavano nel circuito ITF.

“Siamo stati in contatto con i nostri tennisti dal primo giorno di guerra”, ha risposto Kontorchik quando gli è stato chiesto del suo legame con le stelle del tennis del suo paese.

In questo momento cerchiamo anche di raccogliere le loro storie sull’affrontare una nuova realtà, magari per parlare con chi non ha avuto la possibilità di comunicare con i media internazionali e vuole condividere con noi la propria storia. C’è chi vuole condividere e c’è chi vuole andare avanti e magari lasciare qualche episodio dell’orrore nel passato“.

Sembra assurdo che nel 2022 alcune di queste interviste siano state realizzate mentre i tennisti si nascondevano nei rifugi antiaerei. Coloro che sono riusciti a sfuggire al conflitto continuano a esprimere la loro posizione in campo. Elina Svitolina ha già parlato dell’impatto mentale della guerra e ha raccolto fondi per la sua patria. Dayana Yastremska ha donato il premio in denaro vinto con il titolo dell’Open di Lione. Nel frattempo, gli ex giocatori Alexandr Dolgopolov e Sergiy Stakhovsky si sono uniti alle forze armate del loro Paese.

Per quanto riguarda i giocatori russi e bielorussi, alcuni hanno espresso messaggi contro la guerra, ma nessuno si è spinto a tal punto da criticare il proprio governo. Il motivo principale è probabilmente legato alle severe leggi del loro Paese, che potenzialmente puniscono chi critica il conflitto. Per questo motivo Wimbledon ha deciso di non mettere in atto un documento che preveda una dichiarazione che i giocatori dovrebbero firmare, nella quale si condanna il proprio governo per poter prendere parte al torneo.

Tuttavia, questa argomentazione colpisce particolarmente Kontorchik, che sottolinea come la Russia abbia annesso la Crimea nel 2014, ma le leggi contro la guerra in Russia siano state pubblicate solo nel marzo 2022.

“C’è stata una reazione molto limitata da parte della famosa popolazione russa o bielorussa in generale. Anche da parte di coloro che trascorrono la maggior parte del loro tempo all’estero, anche da parte di coloro che vivono lì con le loro famiglie. Molti hanno provato a parlare solo dopo che le sanzioni hanno iniziato a impedire loro di condurre il loro solito stile di vita lussuoso, afferma.

Per i giocatori ucraini è come un doppio fallo: il primo “out” è che non si ottiene la risposta che ci si aspetterebbe dagli amici o dai colleghi; il secondo “out” è che si ha l’impressione che l’intera comunità degli appassionati di tennis, dei media e delle autorità non capisca affatto il tuo punto di vista. Se questi ragazzi rimangono in silenzio, i giocatori ucraini continuano ovviamente a chiedersi cosa possano pensare: forse sostengono Putin, forse pensano che sia tutta colpa dell’Ucraina, forse non riescono a vedere la differenza tra il bene e il male. È assurdo. È già davvero difficile continuare a giocare e cercare di costruire la propria carriera soltanto considerando questi fattori, senza parlare del fatto di non avere una casa”.

Il conflitto ha scatenato l’azione del mondo sportivo, ma anche nel tennis è un argomento che divide. L’ATP, la WTA e l’ITF hanno sospeso i giocatori russi e bielorussi dal giocare sotto la loro bandiera, oltre a escludere le loro federazioni nazionali dagli eventi a squadre. Wimbledon ha fatto un ulteriore passo avanti, vietando loro di giocare e facendo arrabbiare gli altri organi di governo dello sport. Il risultato è che il Grande Slam di quest’anno si svolgerà senza l’assegnazione di punti di classifica per la prima volta da quando il sistema di classifica è stato introdotto quasi 50 anni fa.

Questo divieto è stato un segno inaspettato, ma importante, di sostegno all’Ucraina, anche se alcuni continuano a ricordarci che lo hanno fatto solo per l’immagine pubblica“, ha commentato Kontorchik. “Tuttavia è stato anche un messaggio per gli altri grandi tornei. Wimbledon è il più grande evento tennistico della storia, le persone al di fuori del tennis lo conoscono e lo seguono. Il tennis, come qualsiasi altro sport, è un importante strumento di propaganda per i russi, che stanno sfruttando al massimo il loro successo sportivo”.

“Se guardiamo la questione dal punto di vista della dirigenza del tennis, sembra incomprensibile che stiano seriamente spingendo per togliere i punti a tutti. Con il pretesto di proteggere i diritti di tutti i tennisti, in sostanza tutti saranno puniti, e nessuno avrà l’opportunità di guadagnare punti a Wimbledon. Questa sarebbe la cosiddetta tutela dei diritti?”.

Date le ripercussioni legate a Wimbledon, è probabile che gli altri tornei non seguano lo stesso precedente, a meno che non siano costretti a farlo.

Il tutto fa sorgere la domanda: cos’altro si potrebbe fare? Kontorchik rende omaggio a coloro che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi, tra cui la numero 1 del mondo Iga Swiatek, che ha parlato più volte della guerra. Andy Murray e Roger Federer sono tra i giocatori che hanno fatto donazioni per gli sforzi umanitari. La Federazione svizzera di tennis ha ospitato giocatori ucraini. Infine, l’ex campionessa degli Open di Francia Francesca Schiavone ha organizzato un evento di beneficenza a favore della fondazione di Svitolina.

D’altro canto, c’è anche un certo grado di delusione. Quando è emerso il timore che Peng Shuai potesse essere sottoposta a censura da parte delle autorità cinesi, la WTA ha reagito in modo rapido e deciso sospendendo tutti i suoi eventi in Cina, causando perdite di milioni di dollari.

Le azioni del mondo del tennis, dei top player, del management, sono state estremamente deludenti in generale. Molti ucraini hanno lasciato commenti, stanno perdendo o hanno già perso il desiderio di seguire questo sport se questa ne è la reazione sincera”, ritiene Kontorchik.

“La guerra in Ucraina è uno slogan “No war” o “Stand for peace” (usato nello sport) – ma siamo onesti – come può qualcuno, qualsiasi persona sana di mente, essere a favore della guerra e contro la pace in generale?”.

Il racconto di Kontorcvhik su cosa significhi vivere in Ucraina in questo periodo rimette davvero tutto in prospettiva. Come milioni di suoi compatrioti, è inevitabilmente colpito dalla guerra. Eppure, continua a dedicare il suo tempo al tennis. Anche se nessuno sa per quanto tempo, visto che si trova in un Paese dal futuro incerto.

“Siamo chiari: il futuro del tennis in Ucraina è molto, molto incerto. A nessuno interesserà il tennis, quando la gente in Ucraina non avrà dove vivere e cosa mangiare. Le Nazioni Unite dicono che una guerra prolungata porterà 9 ucraini su 10 a vivere in condizioni di povertà o quasi. Il 50% delle aziende ha già chiuso, l’altro 50% sta lottando in questo momento. Il nostro nuovo e moderno centro di tennis è stato distrutto, i campi non sono in buone condizioni tali da permettere i giocatori di allenarsi. È solo la punta dell’iceberg”, conclude.

Traduzione di Alice Nagni e Massimo Volpati

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John McEnroe affronterà l’avversario più duro di sempre: sé stesso

McEnroe entra dritto nel metaverso: scenderà in campo contro la versione più giovane di sé stesso, usando una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale

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John McEnroe - Roland Garros Legends 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Articolo di Evan Bleier, pubblicato su InsideHook, 11 maggio 2022

Sebbene abbiano disputato decisamente meno incontri di Roger Federer e Rafael Nadal (40), Federer e Novak Djokovic (50) e Djokovic e Nadal (58), Bjorn Borg e John McEnroe sono stati recentemente votati come la più bella rivalità sportiva di tutti i tempi, non solo nel tennis. Hanno giocato l’uno contro l’altro 14 volte dal 1978 al 1981 e McEnroe vanta la vittoria nell’ultima delle loro sfide, agli US Open del 1981 sui campi di Flushing Meadows nel Queens. Ma per quanto ostico sia stato Borg come avversario, il sessantatreenne tennista americano a fine mese si imbarcherà in una sfida se possibile ancor più dura: in un evento sponsorizzato da Michelob Ultra: sfiderà la versione più giovane di sé stesso.

Verso la fine del mese, ESPN+ trasmetterà in streaming l’incontro tra l’ex numero 1 del mondo e sette volte campione Slam ed una riproduzione computerizzata di sé stesso in grado di adattarsi alle situazioni di gioco attraverso un sistema di risposta automatizzato. Progettato per imitare lo stile di gioco di McEnroe espresso nei cinque anni migliori della sua carriera usando come materiale di riferimento centinaia di ore di filmati storici, questo avversario guidato dall’intelligenza artificiale sarà difficile da battere. Ciò non significa che McEnroe, quello vero, non ci proverà. Detto questo, il tennista non si aspetta di fare a sé stesso quello che un tempo fece a Borg. “Ho più di 60 anni e ho molta esperienza, ma è come dire di avere un buon piano di gioco contro Mike Tyson fino a quando lui non ti sferra il primo colpo”, ha detto McEnroe ad InsideHook.

 

“Presumo che il mio io più giovane sia tremendamente più in forma di me dal punto di vista atletico. Anche se riuscissi a leggergli nel pensiero, sarebbe dura. Onestamente, però, ritengo che in questa occasione vincere non sia la cosa più importante. Quello che conta è divertirsi. Sto cercando di godermi tutte le cose che ho avuto e che ho ancora. Quando ripenso alla mia carriera, anche agli anni in cui ero il miglior tennista del mondo, penso che non abbia saputo gustarmi quello che avevo quanto avrei potuto. Provavo un senso di vuoto.”

Come abbiamo visto di recente nel caso di Naomi Osaka, quello che ha descritto McEnroe, il fatto di non provare piacere anche quando si esprime il proprio gioco migliore, è qualcosa contro cui stanno combattendo anche le stelle del tennis di oggi. Secondo McEnroe, essendo il tennis uno sport individuale e non di squadra (a parte il doppio), contribuisce a certe dinamiche psicologiche e può creare una sensazione di isolamento.

“Certo, prevalgono gli aspetti positivi perché, se vinci raggiungi una gloria incredibile. Ma se perdi, il dolore è enorme e subisci tutte le relative conseguenze”, dice. “Questo è un grosso problema. Ci sono troppe persone che su questo mettono i paraocchi. Penso che si tratti principalmente del timore di fallire o di una combinazione di fattori, ma non è cosa facile da superare. Vivi in una bolla e sei convinto che il mondo intero ruoti attorno ad essa. Esci e devi competere, rischiando di fallire. E come lo affronti? Noi diciamo sempre ai ragazzi della mia accademia di tennis che si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie. Ma a nessuno piace perdere, per niente. Diventa un problema cronico e può anche avere effetti debilitanti.”

Fortunatamente per McEnroe, una sconfitta contro l’avatar di sé stesso dotato di intelligenza artificiale non sarebbe poi la fine del mondo a questo punto della sua vita e della sua carriera, visto che ora – finalmente – lui ha iniziato a calmarsi… almeno un po’. Adesso riesco a ridere di me stesso e a non prendermi troppo sul serio. Voglio divertirmi un po’ nella vita, voglio godermela. Mi ci sono voluti letteralmente decenni per raggiungere questa condizione mentale. Mi permette di mostrare un lato della mia personalità che non si vedeva sul campo da tennis”, dice. “Mi sono accadute così tante belle cose nella vita. Ho sei figli che sono ancora in buona salute dopo le cose pazzesche di questi ultimi anni. Sento di non aver ringraziato abbastanza la fortuna; se non riuscissi a godermi cose come queste, vorrebbe dire che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Ora mi godo la vita. Non considero il risultato come la cosa più importante.” Allora chi vincerà? “Sento di non poter perdere. Questa è la buona notizia”, dice McEnroe. “Mi piacerebbe dirti che vincerò io, ma in questo momento il McEnroe versione ’84 sarebbe il favorito contro chiunque.”

Tradotto da Ilchia Di Gorga

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