Italia-Francia: confronto impari?

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Italia-Francia: confronto impari?

A Genova ce la giochiamo con i nostri cugini d’oltralpe. Ma se si guarda la storia e i numeri attuali dei due movimenti non c’è partita

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Quella tra Italia e Francia è una rivalità storica che si gioca su tanti fronti: dalla politica estera all’economia, dall’arte all’enogastronomia. La competizione tra questi due nazioni limitrofe, per tanti versi così simili e per altri così diverse, si riflette anche nello sport, come sta succedendo in questi giorni a Genova, con i quarti di finale di Coppa Davis. In alcune discipline, come il calcio, siamo tradizionalmente più forti noi (anche se oggi i valori in campo dicono ben altra cosa). In altre, come il Rugby, loro hanno molta più esperienza ad altissimi livelli. Ma gli equilibri si modificano come nel Basket, dove la Francia ci ha superato, diventando protagonista a livello continentale e mondiale.

Allo scontro nel capoluogo ligure arriviamo da sfavoriti ma con la consapevolezza di poterci giocare le nostre carte. I galletti sono campioni in carica ma sono privi dei quattro moschettieri che tanto bene – ma mai troppo – hanno fatto nel circuito alla fine degli anni zero e per tutti gli anni 10. Noi invece possiamo schierare contare sia su Fabio Fognini e Andreas Seppi, i due giocatori che ormai da molti anni rappresentano il movimento azzurro ai massimi livelli nel circuito ATP. La prima giornata ha dimostrato l’incertezza riguardo al risultato di questo tie. Nel primo singolare Lucas Pouille, simbolo del ricambio nelle file transalpine, ha sconfitto in cinque set Andreas Seppi, resistendo alla sua rimonta. Nel secondo Fabio Fognini ha pareggiato il conto per l’Italia, regolando in quattro parziali l’imprevedibile Jeremy Chardy. Nonostante la nettissima vittoria dei francesi Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert nel doppio, il risultato della sfida è ancora in bilico, con entrambi i singolari della terza giornata che potrebbero andare in qualunque senso.

Questo è quello che si prevedeva alla vigilia della sfida e quello che sta dicendo finora il campo. Il passato, più lontano ma anche quello recente, racconta tuttavia un’altra verità nella quale loro sono un paese con una ricchissima tradizione tennistica e noi siamo in seconda fila. Per rendere l’idea della centralità di questo sport in Francia basta ricordare che uno dei momenti più importanti della rivoluzione francese si svolse nella sala della pallacorda, antenato del tennis. Inoltre come anche i meno appassionati sanno, uno dei quattro tornei dello Slam, il Roland Garros, si gioca sulla terra rossa di Parigi. In Italia invece il tennis, da sempre sport d’élite, ha avuto spazio ben minore nell’immaginario collettivo e non a caso ci dobbiamo “accontentare” degli Internazionali capitolini.

 

Ma i numeri parlano ancora più chiaro della storia. Il divario tra i risultati ottenuti dai giocatori dei due paesi è enorme. In totale, i tennisti transalpini hanno vinto 88 slam in singolare (48 nel maschile e 40 nel femminile) contro i soli 5 degli italiani (3 nel maschile e 2 nel femminile). La Francia ha avuto due n.1 al mondo prima dell’era open – René Lacoste e Henri Cochet – e anche uno nell’era open – Amelie Mauresmo. Senza dimenticare poi una leggenda come “la divina” Suzanne Lenglen, la miglior tennista degli anni venti con 6 titoli di Wimbledon e 5 Roland Garros nel suo palmares. L’Italia in quanto a numeri uno sta a zero. È bene ribadirlo, zero. Alla differenza di successi individuali si aggiunge anche il gap proprio in Coppa Davis. I galletti infatti hanno alzato al cielo per ben 10 volte la Coppa Davis contro il nostro unico successo nel 1976. Noi li battiamo però sul fronte Fed Cup per 4 a 2, grazie alla recente generazione d’oro del nostro tennis al femminile.

È vero negli ultimi decenni la Francia non è stata così dominante nel tennis maschile. L’ultima affermazione francese in uno Slam risale al trionfo di Yannick Noah, oggi capitano di Davis, nel Roland Garros del 1983. Ma comunque è andata molto meglio dell’Italia. Dagli anni 90 infatti i francesi sono riusciti a piazzare diversi giocatori in Top 10 come Guy Forget, Sebastien Grosjean, Arnaud Clement, Cedric Pioline, fino ai più recenti Jo-Wilfried Tsonga, Richard Gasquet, Gael Monfils e Gilles Simon. Noi nessuno con proprio Fognini che ha raggiunto al massimo al 13esima posizione del ranking ATP. Al momento loro hanno 10 tennisti nei primi 100 mentre noi solo 4. Da notare come 8 tennisti francesi in attività abbiano vinto almeno un titolo ATP. Se i successi individuali non sono strabilianti in quanto a squadra se la sono comunque cavata egregiamente. Hanno infatti trionfato in Davis nel 1991, nel 1996, nel 2001 e infine lo scorso anno rompendo un lungo digiuno.

Le glorie del passato si riflettono in un movimento di dimensioni molto più consistenti di quello italiano che pone le basi per un presente florido e un avvenire roseo. La Federazione Francese di Tennis (FFT) fattura complessivamente 254 milioni di euro. L’80 per cento degli introiti viene proprio generato dal Roland Garros. Una cifra oltre 5 volte più grande di quella della sua omologa italiana, la FIT. Questo grazie ad oltre un milione di tesserati contro i circa 330mila in Italia (dato peraltro un po’ gonfiato dall’amministrazione dell’attuale presidente federale Angelo Binaghi). Grazie a tutti questi praticanti, il tennis rappresenta il primo sport individuale in Francia e il secondo in assoluto dopo il calcio. Di questi poi quasi la metà sono agonisti, ovvero gente che gioca a tennis sul serio e non per muoversi un pò nelle pause tra una partita di bridge e l’altra. Per dare la possibilità ai tesserati di allenarsi e competere in maniera ottimale servono tanti circoli sparsi sul territorio, sempre pronti ad organizzare competizioni.  Oltralpe le strutture affiliate alla federazione sono ben 7.722 che su 31577 campi organizzano quasi 20mila tornei. In Italia i circoli affiliati sono meno della metà, i campi un terzo, e i tornei un quarto.

Poi le risorse però bisogna saperle gestire in maniera efficiente e lungimirante. E anche in questo i nostri cugini sono più di un passo avanti come è stato dimostrato da un interessante reportage sul sistema tennis francese apparso su Tennis Italiano. Nel centro federale di Parigi i ragazzi sono seguiti con le migliori tecniche e tecnologie, puntando alla formazione del giocatore piuttosto che ai risultati immediati. I maestri sono ex tennisti con una brillante carriera alle spalle e diplomi specifici. Inoltre anche fuori dal centro una rete capillare di tecnici segue i ragazzi più promettenti. Non è tutto oro quel che luccica e la FFT è stata coinvolta recentemente in diversi scandali. Tuttavia la loro “macchina del tennis” è senza ombra di dubbio nettamente migliore della nostra: più potente e meglio organizzata.

Insomma speriamo di avere la meglio sulla terra battuta genovese e riuscire così ad accedere alla semifinale della Coppa Davis, forse l’ultima per come l’abbiamo conosciuta. Ma se dovessimo perdere non disperiamoci. In generale, loro sono sempre stati più forti di noi e tutto lascia pensare che lo saranno ancora a lungo.

All’articolo ha collaborato Paolo di Lorito

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ATP

La terza volta è quella buona: a Cincinnati il campione è Medvedev

CINCINNATI – Dopo le sconfitte di Washington e Montreal, il russo trionfa e solleva il primo trofeo di categoria Masters 1000. Sará numero 5 in classifica

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Daniil Medvedev, trofeo - Cincinnati 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Dal nostro inviato a Cincinnati

[9] D. Medvedev b. [16] D. Goffin 7-6(3) 6-4

Three time’s a charm” dicono da queste parti, la terza volta è quella buona. Dopo le finali perse a Washington e Montreal, Daniil Medvedev suggella questa sua straordinaria estate con la più prestigiosa vittoria della sua carriera, diventando il più giovane campione del Western&Southern Open dal 2008 quando a trionfare fu Andy Murray. La finale di questo splendido torneo, che nella settimana ha ospitato 198.044 spettatori (numero inferiore solamente ai 199.217 del 2015), ha avuto un primo set di ottima fattura, nonostante il gran caldo che ha parzialmente svuotato le tribune (la sessione era un tutto esaurito), e un secondo set più a senso unico, con un finale da brivido, dato che Medvedev stava accusando fisicamente la fatica e se non avesse chiuso sul 5-4 del secondo set avrebbe potuto trovarsi in grossi guai.

 

Devono passare alcuni minuti prima che i giocatori, pronti alla bocca degli spogliatoi, possano entrare in campo a causa di una rete difettosa (o meglio, a causa di due reti difettosi, visto che è stato necessario ricorrere alla terza rete). Poi, una volta iniziato il match, deve passare un quarto d’ora buono prima che Goffin riesca a vincere un punto sul servizio di Medvedev. Il russo dovrebbe essere stanco per tutte le partite giocate nelle ultime tre settimane, ma negli scambi da fondo è lui ad avere il comando delle operazioni. E quando serve sembra continuare la serie iniziata la sera precedente contro Djokovic, nella quale le seconde di servizio erano molto simili alle prime. Goffin non è però tipo da lasciarsi demoralizzare: avanzando verso la linea di fondo in fase di risposta, il belga costringe all’errore un Medvedev curiosamente nervoso, che mentre vede l’avversario rimontarlo fino al 4-4 (annullando un paio di palle break nel frattempo) comincia a rivolgere sarcasticamente il pollice in alto verso il suo angolo ogni volta che sbaglia un diritto. Goffin danza per il campo anticipando ogni colpo mentre Daniil sembra sempre più frustrato e se la prende con il suo allenatore. Sul 5-6 15-30 il belga esce da una situazione complicata con uno splendido lungolinea di rovescio che finisce uno scambio prolungato. I primi quattro punti del tie-break vanno contro il servizio, poi Medvedev mette una gran prima e subito dopo riceve un mezzo regalo da Goffin, che non chiude una brutta controcorta di Daniil. Si cambia campo sul 4-2 e Medvedev infila immediatamente una risposta vincente sul serve and volley di Goffin. Il primo set point è annullato da un passante cross di diritto, ma sul secondo il doppio fallo n.4 di David pone fine al primo parziale dopo 56 minuti di gioco.

La perdita del primo set non fa bene al belga, che esordisce nel secondo con un parziale di 1-9 lasciando ancora una volta scappare Medvedev, come aveva fatto ad inizio match. Il problema per lui, però, è che il suo avversario sembra ritornato intoccabile sul servizio: i primi quattro turni di battuta di Medvedev sono tutti vinti a zero. Ma quando è ora di chiudere il match, il fantasma delle due finali perse nelle ultime due settimane si fa pesante: va sotto 0-30, poi 15-40 con un drop shot giocato malissimo, dopo il quale scaraventa a terra la racchetta. Poi però il super-servizio torna a soccorrerlo: quattro mazzate consecutive iscrivono Daniil Medvedev nell’albo dei vincitori di un Masters 1000. “Sul 5-3 ho iniziato ad avere crampi, piuttosto dolorosi – ha detto Medvedev subito dopo il match – Sicuramente era un misto di nervi e dei 24 giorni consecutivi nei quali ho giocato a tennis nell’ultimo mese. Sapevo che sul 5-5 sarei stato spacciato, per cui ho messo quattro servizi che non è riuscito a rispondere”.

Si tratta del terzo nuovo vincitore di Masters 1000 della stagione, dopo Thiem a Indian Wells e Fognini a Montecarlo, che con questa vittoria sale al n.5 della classifica mondiale. Medvedev se ne va da Cincinnati con oltre un milione di dollari in tasca (meno il 35% di tasse, ovviamente) e soprattutto con la consapevolezza di avere un arma letale su cui contare nei momenti importanti (un servizio che non sapevamo potesse essere così micidiale) e la fiducia giusta per affrontare con grandi ambizioni l’ultimo Slam della stagione.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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evidenza

Cincinnati: trionfo made in USA per Madison Keys

Affermazione di grande prestigio per Keys che supera Svetlana Kuznetsova in due set

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Da Cincinnati, il nostro inviato

[16] M. Keys b. [WC] S. Kuznetsova 7-5 7-6(5)

Madison Keys ha trovato la quadratura del suo tennis e della sua forma fisica proprio nel momento più importante della stagione. Lei che è il prototipo del tennis a stelle e strisce e che aveva proceduto a strappi durante tutta la stagione, sembra aver raggiunto il picco della condizione alla vigilia dell’appuntamento più importante per il tennis “made in USA”, quello con l’US Open. Supportata da un poderoso servizio (13 ace in finale, 14 contro Kenin in semifinale, entrambi match di due set), Madison ha innestato nel suo tennis una condizione atletica che spesso l’ha abbandonata nel corso della sua carriera, in modo da poter piazzarsi ottimamente e tirare i suoi traccianti potentissimi.

 

Inizio di match in salita per Keys, che commette sei errori gratuiti nei primi due giochi e lascia scappare l’avversaria sul 2-0. Il livello di gioco in avvio non è straordinario, e non può essere altrimenti: la temperatura è abbondantemente sopra i 30 gradi e l’umidita fa sì che l’aria sembri pesantissima e si fatica anche solo a respirare. In cima alle tribune del centrale c’è qualche refolo di vento, ma a livello del campo sembra di giocare in un acquario. Keys non riesce a giocare il suo tennis aggressivo, Kuznetsova gioca in difesa palle alte e liftate neutralizzando la maggiore potenza della statunitense, che ha due palle per il 3-3 ma le sciupa malamente. Dopo essersi salvata da due palle del doppio break (2-5), Keys riceve la visita del suo coach Todero che le dice di lasciar perdere la coscia che le fa male e di giocare più avanti: “Non ti può battere stando là in fondo”. Iniziando dalle risposte, Madison comincia a macinare il suo tennis e la sua potenza piano piano prende il sopravvento. Dal 3-5 infila quattro giochi consecutivi, portando a casa il primo set per 7-5 in 51 minuti.

Mentre il vento comincia a soffiare anche al livello del campo, Keys smarrisce il lancio di palla su alcune battute e finisce per perdere anche il servizio, mandando Kuznetsova avanti 2-1. Mentre Svetlana continua imperterrita con il suo tennis ad alta probabilità, alcuni degli errori che avevano costellato i primi game del match per Keys cominciano a riaffiorare. È più che evidente che è Keys ad avere la partita sulla racchetta: “Lasci scendere troppo la palla” le dice Todero durante un altro cambio di campo, e come per incanto ricominciano i vincenti. Come nel primo set Kuznetsova sente la tensione quando serve per il set, sul 5-4, e subisce il controbreak. Nel successivo tie-break le due giocatrici rimangono sempre a contatto: Keys arriva al match point sul 6-4, Kuznetsova annulla il primo con un vincente, ma sul secondo il suo diritto vola via oltre la linea di fondo, consegnando a Madison il suo primo successo a Cincinnati, il secondo torneo della stagione e il ritorno nella Top 10.

“Se mi aveste detto, all’inizio della settimana, che sarei stata qui a sollevare il trofeo non ci avrei mai creduto” ha detto durante la cerimonia di premiazione Madison Keys, che ora entra prepotentemente nella lista di favorite per la vittoria finale allo US Open. Per quanto riguarda Svetlana Kuznetsova, la sua cavalcata dalla wild-card alla finale sembra essere il lieto fine più adatto all’assurda vicenda che l’ha vista non difendere il suo titolo al Citi Open di Washington il mese scorso perché non le era stato concesso il visto in tempo. Questo risultato le permette di scalare ben 91 posizioni nella classifica WTA arrampicandosi fino al n.62, risolvendole in questo modo parecchi problemi di programmazione per la stagione autunnale post-US Open.

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ATP

Cincinnati: Medvedev fa fuori Djokovic e va in finale

Indietro di un set, Daniil Medvedev rovescia il match e sconfigge Novak Djokovic. Terza finale consecutiva per lui

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Dal nostro inviato a Cincinnati

[9] D. Medvedev b. [1] N. Djokovic 3-6 6-3 6-3

Sembra davvero non voler finire il momento magico di Daniil Medvedev, che dopo aver perso una manciata di game nelle ultime due partite, nella semifinale del Western&Southern Open di Cincinnati è riuscito a ottenere lo scalpo più pregiato, quello del n.1 del mondo Novak Djokovic. La partita non si era messa per nulla bene, il serbo sembrava poter portare a casa la vittoria con la solita prestazione di crudele efficacia, ma quando nel secondo set Medvedev ha cambiato tattica, iniziando a picchiare entrambe le palle di servizio, il match è girato completamente. “Novak mi stava distruggendo sulla seconda, e allora ho iniziato a servire la seconda come la prima. È una cosa che faccio ogni tanto quando la mia seconda non funziona – ha spiegato Medvedev a Brad Gilbert che lo ha intervistato a bordo campo per la ESPN – poi ho iniziato a giocare in maniera incredibile, il pubblico mi ha davvero aiutato, perché dopo il primo set mi sentivo stanchissimo, e sono riuscito a vincere”.

 

Il solito primo set clinico di Djokovic apre la semifinale con un 6-3 tanto noioso e scontato quanto glacialmente efficace. In una giornata che di glaciale non ha proprio nulla, visto il gran caldo che imperversa su Cincinnati nonostante il breve acquazzone pomeridiano, Novak Djokovic mette in scena la sua consueta solidità da fondo condita ad arte da efficacissime sortite in avanti che sembrano sottrarre a Medvedev anche quella poca aria che l’afa dell’Ohio concede. Un solo break nel parziale, al sesto gioco, subito il quale Medvedev sembra aver l’aspetto di uno che vuole “darla su”, come direbbero dalle parti di Milano. La pressione del n.1 del mondo lo costringe lontano dalla riga di fondo, dove peraltro si sistema volontariamente per rispondere alla battuta, e da lì per lui è complicato tentare gli affondi di rovescio lungolinea che così tanto gli hanno reso nell’ultimo mese.

Sul 2-2 un provvidenziale ace salva Medvedev da un break che avrebbe potuto essere decisivo. I due si chiamano ripetutamente a rete con belle smorzate mentre il calar della sera fa spuntare qualche refolo di vento refrigerante e gli insetti della campagna dell’Ohio fanno sentire le prime avvisaglie delle loro scorribande notturne. Al cambio di campo Medvedev chiede l’intervento del medico per una spalla dolorante e deve salvarsi da 0-30 subito dopo. Lo scampato pericolo lo convince a lasciare andare i colpi un po’ di più e contestualmente riesce ad avvicinarsi alla riga di fondo di un paio di metri, e la frittella si rigira: un paio di errori di Djokovic, una palla break che spunta dal nulla e Medvedev che sulla seconda lascia partire una botta di rovescio che prende la riga. Tre ace nel game successivo e dopo un’ora e dieci il match va al terzo set.

Prima del terzo set, Medvedev chiede un nuovo massaggio alla spalla destra, poi entra in campo e spara prime e seconde come se fosse Raonic. Djokovic sembra infastidito da questa vicenda che ha perso un set e commette qualche errore in più, tanto che al terzo game si trova sotto 15-40 e mette un rovescio qualunque in rete come raramente lo si vede fare. Daniil continua a martellare tutti i servizi che deve giocare, arriva qualche doppio fallo, ma la tattica sembra pagare: si giunge sul 4-2 dopo che il giudice di sedia Layani in un’occasione ha dovuto fare addirittura due “overrule” sullo stesso punto (chissà come è stato contento!). Djokovic sembra incredulo, ma non riesce a procurarsi nessuna chance sul servizio di Medvedev, e sul 3-5 sembra quasi che si consegni all’avversario, con due discese a rete davvero avventate sulle quali il suo avversario lo immola per volare alla sua seconda semifinale Masters 1000 consecutiva.

Si tratta della seconda vittoria consecutiva per Medvedev contro Djokovic, che ora si trova la ghiottissima possibilità di conquistare il suo primo titolo Masters 1000 contro un giocatore che non è uno dei Big 3, per arrivare contestualmente al n.5 della classifica ed avere la quinta testa di serie al prossimo US Open. I precedenti tra Medvedev e Goffin sono in parità: lo scorso gennaio al terzo turno dell’Australian Open Medvedev vinse in tre set, mentre poco più di un mese fa a Wimbledon, sempre al terzo turno, fu Goffin a spuntarla per 7-5 al quinto set.

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