Bravo Cecchinato, ma in finale ci va un grande Dominic Thiem

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Bravo Cecchinato, ma in finale ci va un grande Dominic Thiem

PARIGI – Marco gioca due set alla pari, manca tre set point e poi cede con l’onore delle armi. Prima finale Slam per Thiem, per Cecchinato resta uno splendido torneo

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 27 – La finale più giusta

[7] D. Thiem b. M. Cecchinato 7-5 7-6(10) 6-1 (da Parigi, il nostro inviato)

 

La favola di Marco Cecchinato finisce qui. Troppo più forte e solido Dominic Thiem che centra la sua prima finale in carriera in uno slam e riporta l’Austria all’atto conclusivo del Roland Garros ventitré anni dopo la vittoria di Thomas Muster. Sfuma il sogno di rivedere un azzurro in finale quarantadue anni dopo Adriano Panatta, ma il torneo del siciliano resta in ogni caso strepitoso. Qualche rimpianto per Marco per i tre set point non sfruttati nel nuovo tie-break fiume del secondo set, ma nel complesso all’azzurro vanno fatti i complimenti per come ha saputo giocare alla pari per circa due ore contro un Dominic Thiem in gran spolvero.

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

PRIMO SETLa partenza di Ceck purtroppo è al rallentatore. Sarà il Miedo escénico dello Chatrier che sino ad oggi Marco aveva visto solo in fotografia, sarà Thiem che parte con grande decisione fin dal primo quindici, ma il primo game che dura ben dodici punti e si conclude con il break per l’austriaco rischia di indirizzare in negativo il primo set. Thiem tiene lontano dal campo il nostro che prova ad arginare il suo avversario con qualche drop ma il problema è che mentre nei game di battuta di Marco è ogni volta una battaglia, sul servizio di Dominic praticamente non si gioca: un solo punto per Marco nei primi tre game di risposta. È già bravissimo il siciliano a rimanere in scia contro un Thiem così centrato e ad aspettare che si calmi il vento e arrivi un’occasione. Che puntualmente ma inaspettatamente arriva nell’ottavo gioco quando un vincente di Marco e due regali di Thiem gli offrono 3 palle break consecutive: l’austriaco si salva alla grande ma una volée a campo aperto regala a Cecchinato una quarta opportunità che il nostro non si fa sfuggire: 4-4, set riaperto e sul centrale si ode un “alè Palermo”. Purtroppo però Dominic incassa il colpo senza conseguenze ed è superlativo nell’undicesimo game a riprendere il vantaggio e portare a casa il set 7-5 in quarantasei minuti senza concedere più nulla.

SECONDO SET – L’inizio del secondo parziale è in scia al primo, con Marco costretto a sudare come un matto nei suoi turni di servizio: si salva con il dropshot sia nel primo (una palla break) sia nel quinto gioco (due) con grandissimo coraggio. È davvero ammirevole l’azzurro dinanzi ad un avversario che esegue la più elementare (si fa per dire) delle regole del tennis: tirare forte e sulle righe. Marco riesce a tenere alto il livello del servizio e a portarsi avanti 4-3, mentre un tifoso scalmanato che indossa la maglia della nazionale di calcio sventola il tricolore. Ciò che impressiona di Cecchinato è la capacità di tenere testa e di non sfigurare dinanzi ad un Thiem che sta giocando alla grande, e infatti lo Chatrier apprezza il match giocato davvero ad ottimi livelli. Il parziale si decide al tiebreak al quale si arriva con Ceck che ha fatto solo cinque punti in sei game di risposta. E come sempre, quando c’è Cecchinato di mezzo, il tiebreak diventa un romanzo. Thiem gioca da alieno fino al 6-3 e servizio e i tre punti dell’azzurro sono tutti procurati da palle corte. Poi improvvisa un serve&volley sulla seconda (infilzato), una volée agghiacciante affossata in rete e un altro gratuito per il 6-6.

Che diventa 7-6 Ceck (grande spinta) con un primo set point azzurro annullato da una prima vincente dell’austriaco. La quarta palla corta vincente del tiebreak dell’azzurro annulla il quarto set point di Thiem, e un nastro azzurro offre la seconda chance per Cecchinato: seconda sulla riga di Thiem e stecca di Marco. Un errore di diritto dell’austriaco offre a Cecchinato la terza palla set, la prima con il servizio a disposizione, ma un back corto di Thiem manda in confusione l’azzurro (10-10). Una risposta sulla linea dell’austriaco gli procura il quinto set point, trasformato grazie al diritto lungo di Ceck al termine di uno scambio troppo duro. Stavolta il tiebreak-drama ha un finale amaro per Cecchinato che dopo un’ora e cinquanta si trova sotto di due set. Onestamente è difficile chiedere di più a Marco, davvero ammirevole al cospetto di un grande Thiem.

Marco Cecchinato – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

TERZO SET SENZA STORIA – Come ampiamente prevedibile, le emozioni del set appena concluso prosciugano le residue energie di Marco. Il terzo set non ha storia, Thiem continua a picchiare sulla ferita e a Cecchinato non resta che evitare un bagel che sarebbe stato ingeneroso e godersi gli ultimi scampoli di partita sul centrale, con la speranza di poter tornare a giocarci molto presto e molto spesso. L’ovazione che lo Chatrier gli regala al momento dell’uscita dal campo, gli resterà centro tutta la vita. I francesi non hanno ancora imparato a pronunciare il suo cognome, ma molti di loro sono stati conquistati dalla favola del ragazzo di Palermo.

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ATP

Continua lo splendido valzer di Sonego: battuto anche Evans, è in finale a Vienna

Lorenzo non fallisce la prova del nove e si qualifica per la seconda finale in carriera, la prima sia in un ATP 500 che su cemento indoor

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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Lorenzo Sonego dà seguito alla strepitosa vittoria contro Novak Djokovic e vola in finale a Vienna. L’italiano dispone abbastanza agevolmente di Daniel Evans con il punteggio di 6-3 6-4, in un match in cui ha imposto le proprie condizioni fin dal primo punto, prendendo in mano lo scambio col dritto appena si presentava la possibilità e tenendo a bada l’avversario con un’altra solidissima prestazione al servizio.

Sonego dimostra da subito di non essersi adagiato sugli allori dopo il prestigioso successo su Djokovic e parte fortissimo sia al servizio che in risposta. Un parziale di dodici punti a due lo spedisce subito avanti 3-0. Dopo essere stato investito da questo inizio sprint dell’italiano, Evans rimette insieme i pezzi del proprio tennis e entra finalmente in partita. Le maggiori armi a sua disposizione, dritto e slice di rovescio, oggi non riescono proprio a creare problemi a Sonego: il primo si scontra con il dritto di Lorenzo scintillante come in tutta la settimana del resto, il secondo invece è spesso giocato come colpo difensivo e non come variante offensiva. Sonego infatti insiste molto sul lato sinistro di Evans con il proprio dritto, prendendo campo colpo dopo colpo e andando spesso e volentieri a raccogliere i frutti della propria netta superiorità da fondocampo con ottime discese a rete o sagge smorzate. In appena 31 minuti, Lorenzo incamera il primo set, concedendo appena quattro punti nei propri turni di servizio.

Nel secondo set, l’azzurro continua a giocare a braccio sciolto e trova subito il break. Al cambio campo, Evans chiama il fisioterapista per farsi massaggiare la spalla sinistra, che evidentemente gli crea qualche fastidio. La pausa spezza leggermente il ritmo a Sonego che con un doppio fallo concede la prima palla break dell’incontro, concretizzata da Evans con un bel pallonetto su un buon approccio in slice del torinese. Lorenzo però riprende subito in mano la partita e torna nuovamente in vantaggio di un break, provocando l’ira di Evans che si sfoga sulla propria (incolpevole) racchetta. Ormai l’inerzia dell’incontro sembra essere tornata in maniera decisa dalla parte dell’italiano, che ha un unico altro momento di sbandamento nel settimo gioco. Con l’ennesimo dritto vincente Sonego si toglie dai guai e si garantisce la possibilità di servire per il match. Come nel primo set, nessun tremore percorre il suo braccio al momento di chiudere: turno di servizio a zero e prima meritatissima finale in un ATP 500, la seconda in carriera nel circuito maggiore dopo quella vinta ad Antalya nel 2019. Comunque vada domenica, Lorenzo sarà certo di avere un nuovo best ranking da lunedì: numero 32 in caso di sconfitta in finale, n. 28 in caso di vittoria del torneo.

 
Lorenzo Sonego – ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

LA SFIDA A RUBLEV – In finale se la vedrà con il n. 8 ATP Andrey Rublev (un solo precedente, risalente al 2016 e vinto da Rublev nel challenger di Cortina) che ha approfittato del ritiro a metà secondo set di uno sfortunatissimo Kevin Anderson, fermato da un problema alla coscia destra. Il russo dunque per la terza volta consecutiva ha beneficiato delle precarie condizioni del proprio avversario, dopo il ritiro di Jannik Sinner e la vittoria su un acciaccato Dominic Thiem. A dispetto di questo percorso agevolato, Rublev resta probabilmente il giocatore più caldo del momento e uno dei migliori nell’intero 2020 sia pre che post lockdown. Lo testimonia il livello espresso negli ultimi tornei (18 vittorie su 19 partite disputate), incluso comunque questo di Vienna.

Nel primo set infatti, Anderson è apparso in buone condizioni e comunque non ha avuto chance di insidiare il servizio del russo (ancora nessun break subito nel torneo), che ha poi piazzato l’allungo decisivo nel decimo gioco. L’infortunio si è palesato in maniera evidente solo a partire dal secondo gioco del secondo parziale, quando il sudafricano si è fermato per chiedere l’intervento del fisioterapista. Intervento che però non è riuscito a risolvere il problema e che ha solo rimandato di qualche gioco la decisione di abbandonare il match. Per Rublev quella di domenica sarà la quinta finale del 2020 (tutte vittoriose le quattro precedenti). In caso di vittoria, il russo diventerebbe il giocatore con più titoli vinti in stagione. Questo Sonego di certo non gli renderà il compito facile.

Risultati:

[5] A. Rublev b. [PR] K. Anderson 6-4 4-1 rit.
[LL] L. Sonego v. [SE] D. Evans 6-3 6-4

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Italiani

La crescita costante di Lorenzo Sonego: perché la vittoria su Djokovic non è un caso

Battere il numero uno del mondo non è da tutti. Lorenzo si è fatto trovare pronto: la pazienza, la costanza e la determinazione l’hanno premiato. E continueranno a farlo

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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Diventare il numero uno del mondo è il sogno di ogni tennista, ma più in generale di ogni sportivo. Lo è quando ci si approccia alla disciplina, quando arrivano i primi risultati importanti, ma non appena si assaggia il circuito professionistico le prospettive per la maggior parte dei giocatori iniziano a cambiare e allora il sogno più realistico non è arrivare al numero uno, ma almeno battere chi quella posizione la occupa. Lorenzo Sonego fa parte di questa ampissima schiera di atleti e dal pomeriggio di venerdì trenta ottobre è entrato anche nel più ristretto club di chi è anche riuscito a battere (con soli tre game concessi) il primo giocatore del mondo (in Italia ci sono riusciti solo in 6 nell’Era Open), tale Novak Djokovic.

L’ascesa silenziosa di Lorenzo Sonego

Ciò che si è visto ieri all’ATP 500 di Vienna ha però radici lontane. E soprattutto è frutto di un mix di pazienza, determinazione e costanza, le tre caratteristiche fondamentali del 25enne torinese. Nel 2018 parlammo di un’ascesa silenziosa, un lavoro a tappe descritto dal suo allenatore, Giampiero Arbino, nel pezzo che vi riproponiamo. Pochi exploit difficili da confermare nel tempo, ma risultati importanti ottenuti in maniera graduale, accostati al miglioramento dei fondamentali di gioco. Insomma, un esempio da seguire per chi vuole fare di questo sport una professione. E ‘Gipo’ al tempo si sbilanciò: “Non bisogna avere fretta, io sono convinto che il suo anno sarà il 2020“. Sembra però che ogni anno sia quello di Sonego: dopo gli ottimi risultati del 2019, si è migliorato nel 2020 e chissà dove arriverà nel 2021. Certamente neanche la pandemia ha potuto fermare l’ascesa (silenziosa) di Lorenzo.

 
Lorenzo Sonego – Kitzbuhel 2019 (foto Felice Calabrò)

Quando uscì quell’intervista, Sonego era già entrato nei primi 100 giocatori del mondo. Il traguardo coincise con la vittoria del Challenger di Genova, probabilmente uno dei successi che il torinese ricorda con più piacere. Vinse contro Dustin Brown in finale 6-1 6-2 di fronte alle tribune gremite che facevano il tifo per lui sin dall’inizio del torneo. Fu un successo significativo non solo per lui, ma anche per il torneo sé e per la città di Genova, colpita un mese prima dal disastro del ponte Morandi, ma pronta a rialzarsi anche con quel piccolo momento di distrazione (e gioia) legato al successo del ragazzo italiano sui campi di Valletta Cambiaso.

Berrettini e Sonego, due gemelli più amici che rivali in cerca di gloria

Come già detto, più che il 2020 (come pronosticava il suo coach) è il 2019 l’anno di Sonego, che a Montecarlo arrivò fino ai quarti di finale, mai così avanti in un Masters 1000. Curiosamente il suo primo titolo ATP lo vince sull’erba di Antalya, non certo la sua superficie preferita, ma arriva nei mesi in cui esplode definitivamente il talento di Matteo Berrettini. I due sono molto amici, anagraficamente li sperano solamente cinque mesi e il loro percorso ha molti punti in comune, soprattutto l’affermazione più “tardiva” dei due nel circuito rispetto ai Sinner e ai Musetti.

Queste somiglianze portarono il direttore Scanagatta a definirli “gemelli e amici” in un pezzo risalente allo US Open 2019, che vi invitiamo a rileggere per scoprire di più sulla loro amicizia. Un rapporto nato nei tornei amatoriali prima, poi rinforzato dai tornei giocati assieme nel circuito maggiore, quando ancora i risultati faticavano ad arrivare, ma la fiducia non mancava. In quello US Open Matteo arrivò in semifinale, Sonego perse al secondo turno un match che poteva gestire meglio contro Andujar. Se i terreni che i due hanno battuto sono pressoché gli stessi, perché non sperare in un qualcosa di simile, Lorenzo?

Sonego vince un tie-break da leggenda: è agli ottavi del Roland Garros

Diciamo che nell’ultimo Slam si è avvicinato abbastanza a un traguardo simile. Sul mattone tritato parigino (insolitamente in autunno), Lorenzo ha giocato per la prima volta negli ottavi di finale di uno Slam. Dopo le vittorie nei primi due turni contro Gomez e Bublik, il tabellone gli ha proposto l’americano Taylor Fritz, un brutto cliente, ma battibile su terra. Questo è lo spirito con cui è entrato in campo il torinese, con la consapevolezza di poter vincere la partita. E non solo ci è riuscito, ma l’ha fatto in tre set, vincendo anche il tie-break più lungo della storia del Roland Garros (19 punti a 17, annullando ben nove set point). Una dimostrazione di forza straordinaria, che ci ha mostrato come il potenziale più grande Lorenzo non lo ha nel dritto o nel rovescio, ma nella mentalità.

Lorenzo Sonego – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Questi risultati che abbiamo sinora ripercorso hanno conferma totale nell’analisi della crescita di Sonego in classifica mondiale:

  • 2014: n. 812
  • 2015: n. 370
  • 2016: n. 300
  • 2017: n. 212
  • 2018: n. 107
  • 2019: n. 52

È sicuro di ottenere il suo nuovo best ranking da lunedì grazie al risultato di Vienna (oggi, non prima delle ore 15, giocherà la semifinale contro Evans). Di sicuro sarà numero 35 ATP, ma in caso di raggiungimento della finale potrebbe salire al numero 32 (proprio dietro Evans, suo avversario oggi in semifinale, alle 15.30 circa) e la vittoria del titolo gli permetterebbe di sfondare per la prima volta tra i primi 30 del mondo, agguantando la 27esima piazza. Ma sicuramente Lorenzo non starà pensando a queste prospettive. E fa bene. Perché, come ci sta dimostrando, è meglio crescere un passo alla volta.

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Flash

Da Barazzutti a Sonego: le sette vittorie italiane contro un numero uno del mondo

Sono sei gli italiani che hanno battuto un numero uno ATP. Panatta ci è riuscito due volte negli anni Settanta. Barazzutti fu il primo, Pozzi il più anziano. Volandri e Fognini a casa nostra

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Lorenzo Sonego ha compiuto un’impresa storica venerdì pomeriggio a Vienna, lasciando solo tre game a una versione arrendevole di Nole Djokovic nei quarti di finale. Nell’era Open solo sei giocatori italiani sono riusciti a battere il numero uno del mondo, uno di loro addirittura due volte (Adriano Panatta, sempre contro Jimmy Connors). Ecco l’elenco delle sette vittorie dei nostri:

  • C. Barazzutti b. I. Nastase 3-6 7-6 6-1 (Monaco di Baviera 1974, Quarti)
  • A. Panatta b. J. Connors 4-6 6-3 7-5 (Stoccolma 1975, Finale)
  • A. Panatta b. J. Connors 6-1 7-5 (Houston 1977, 1T)
  • G. Pozzi b. A. Agassi 6-4 3-2 rit. (Queen’s 2000, 3T)
  • F. Volandri b. R. Federer 6-2 6-4 (Roma 2007, 3T)
  • F. Fognini b. A. Murray 6-2 6-4 (Roma 2017, 2T)
  • L. Sonego b. N. Djokovic 6-2 6-1 (Vienna 2020, Quarti)
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Prima di Sonego, l’ultimo a far registrare una vittoria contro un primo in classifica era stato Fabio Fognini, in una splendida serata romana. Sommerse di vincenti Andy Murray (già battuto in Davis sulla terra rossa di Napoli) sul Centrale gremito del Foro Italico. Vinse con lo stesso punteggio del match vinto da Filippo Volandri contro Roger Federer, sullo stesso campo, ma dieci anni prima. Lo svizzero si presentò a Roma quell’anno con dieci Slam in bacheca, ma i suoi errori aprirono la strada a uno straordinario Volandri, portato in trionfo dal pubblico italiano. Prima di lui ci riuscì il quasi 35enne Gianluca Pozzi contro Andre Agassi nel 2000: per 17 anni rimase il tennista più anziano del circuito ad aver battuto un numero uno mondiale (Federer fece meglio nel 2017, battendo Nadal a oltre 35 anni).

Per ritrovare italiani vittoriosi contro un numero uno mondiale bisogna poi andare indietro fino agli anni Settanta, dove si registrano ben tre vittorie, due di Panatta e una di Barazzutti. Il coach di Fabio Fognini si impose in tre set su Nastase a Monaco ’74 e fu il primo italiano a battere un numero uno del mondo. L’anno dopo Panatta giocò quella che lui definisce “la partita perfetta” in finale contro Connors a Stoccolma e riuscì a batterlo in due set anche nel ’77.

 

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