Wimbledon, la sorpresa è servita: Van Uytvanck depone Muguruza

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Wimbledon, la sorpresa è servita: Van Uytvanck depone Muguruza

Nella stessa giornata fuori la campionessa in carica Muguruza e la beniamina di casa Konta (battuta da Cibulkova). Halep va sotto 3-5 poi 10 giochi consecutivi

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da Londra, il nostro inviato

LA CAMPIONESSA IN CARICA SE NE VA… A CASA – Il giovedì che non ti aspetti. Dopo l’uscita di Cilic, della semifinalista dello scorso anno Konta (trovate più in basso la cronaca a cura del nostro AGF) e quella di Wawrinka per mano del nostro Fabbiano, il finale di giornata a Church Road regala l’ennesimo colpo di scena, con Muguruza che alza bandiera bianca, lasciando il torneo al secondo turno. L’ultimo match del campo numero 2 accoglie la detentrice del titolo opposta alla belga Van Uytvanck, numero 47 WTA. Come classifica non ci sarebbe partita, ma per fortuna è sempre il campo a essere giudice. Il primo set conferma questa certezza, rimanendo in bilico fino all’ultimo 15. La prima a battere un colpo è la belga, che tiene benissimo il ritmo della spagnola, ottenendo un break, subito ceduto. Da qui in avanti è Muguruza a prendere le redini: va a servire sul 5-3, ma si fa recuperare da una ottima Van Uytvanck, che mette in difficoltà la numero 3 del mondo, soprattutto grazie al dritto. La spagnola non smette di premere sull’acceleratore e strappa nuovamente il servizio in maniera decisiva per l’esito del parziale. 7-5 al tramonto per la vincitrice 2017. Una bella sudata per Garbine, ma che qualità di gioco messa in mostra dalla giocatrice residente a Grimbergen.

Livello di gioco sempre alto, il pubblico si diverte ad ogni scambio. Muguruza fatica di più in battuta, la belga non smette di spingere, e strappa il servizio alla iberica: 4-2. A Garbine non riesce il recupero e cede il set 6-2. Gioco sfavillante da parte di Van Uytvanck, Muguruza sempre più nervosa. Set finale, dunque, con la spagnola che si aggrappa al servizio, ma è la belga a giocare complessivamente meglio. Quarto gioco lunghissimo, ma che vale il break per la giocatrice fiamminga, con la spagnola più fallosa e inquieta. Sapore di grande impresa sul campo numero 2. Van Uytvanck non trema, conquista un altro break, e firma l’impresa di questo 5 luglio 2018, tenendo il servizio a 30 con Muguruza affranta e in lacrime. Fantastico match disputato dalla belga, superiore in tutto quest’oggi alla spagnola, poco incisiva con ogni colpo. Van Uytvanck affronterà Kontaveit al terzo turno.

 

CIBULKOVA SPEZZA I SOGNI BRITANNICI – Al di là delle polemiche, Dominika Cibulkova sta provando a dimostrare di meritare quella testa di serie che ha perso in extremis a favore di Serena Williams. E lo fa nel modo più diretto e persuasivo possibile: vincendo.

Si gioca sul Centre Court, messo a disposizione degli organizzatori per la più forte giocatrice di casa, Johanna Konta. La classifica (24 contro 33) e gli scontri diretti (2-1) sono a suo favore, ma che per lei non sarebbe stata una passeggiata era facilmente prevedibile, perché la Konta di questi ultimi mesi non è la stessa giocatrice dello scorso anno. Nel primo set è un solo break nel sesto game a fare la differenza, ma è davvero difficile pensare che sarebbe potuta finire altrimenti, visto che Cibulkova non concede nemmeno una palla break. La partita si sviluppa sul ritmo e sullo scambio da fondo, e Dominika è più efficace in termini di mobilità, di approccio alla palla, di “cattiveria” del dritto. Johanna non riesce proprio a esprimersi sugli standard di dodici mesi fa, quando a Wimbledon era stata in grado di arrivare sino alla semifinale: non ha più la stessa incisività, né la stessa solidità. Non è un calo drastico, ma a questi livelli basta una leggera flessione perché le partite prendano la direzione contraria. 6-3 Cibulkova in 34 minuti.

Non cambia l’andamento nel secondo set. Cibulkova brekka nel terzo gioco, e continua a dare l’impressione di avere qualcosa in più. In questa prima fase di set quello che tiene a galla Konta è l’efficacia del servizio, che le permette di ottenere diversi punti facili. Un solo piccolo brivido per Cibulkova, quando concede una palla break nel sesto gioco: annullata con un dropshot nemmeno riuscitissimo, che però Johanna non riesce a rimandare oltre la rete. Si arriva sul 5-3 per Dominika e la sensazione è che solo un attacco di braccino possa evitare la conclusione in due set. Intanto però Johanna deve tenere il proprio turno di battuta, e già questo non si rivela una impresa facile: va subito sotto 15-40, salva i primi due matchpoint, poi altri due, e finalmente sale sul 4-5. Ma Cibulkova non dà alcun segno di paura: chiude addirittura a zero il game conclusivo. 6-3, 6-4 in un’ora e 18 minuti.

Per Konta questa sconfitta significa non solo lasciare Wimbledon al secondo turno, ma anche non confermare i pesanti punti del 2017 in uscita. Non è ancora possibile definire con precisione la sua classifica a fine torneo, ma potrebbe ritrovarsi fuori dalle prime 40 del ranking. Al contrario ottima Cibulkova, capace di fare sembrare quasi un match di routine una partita contro la numero 24 del mondo appoggiata da tutto il pubblico di casa. Prossima avversaria per Dominika al terzo turno Elise Mertens.

ZHENG CROLLA, HALEP DILAGA Nel torneo delle sorprese si fa trovare pronta la romena Halep, prima testa di serie e prima giocatrice del ranking mondiale, sconfiggendo la cinese Zheng (n. 126 WTA) nel loro secondo confronto diretto (Simona aveva vinto il primo, giocato a Shenzhen nel 2015). Halep, dopo la vittoria al Roland Garros di tre settimane fa, ha scelto di non giocare tornei preparatori sull’erba, ritirandosi all’ultimo minuto da Eastbourne, e ad inizio partita risente leggermente di una mancanza del timing ideale per affrontare questa superficie. Zheng, dal canto suo, dimostra di essere una giocatrice tecnicamente migliore dell’attuale classifica, dovuta a un periodo di stop per un infortunio al ginocchio, ma di essere molto fragile psicologicamente. Avanti 5-3, giocando in modo aggressivo e recuperando ogni palla, la cinese subisce un parziale di 10 giochi consecutivi sciogliendosi completamente sotto i colpi di Halep, perdendo il match 7-5 6-0. Con 5 delle prime 8 teste di serie già fuori dal torneo, Halep resta una delle favorite alla vittoria finale insieme a Muguruza (n. 3) e Pliskova (n. 7), anche se non è dello stesso avviso Martina Navratilova, che questo torneo lo conosce bene avendolo vinto nove volte, secondo la quale la vittoria andrà a Serena Williams. Al prossimo turno Halep affronterà, dopo la giapponese Nara e Zheng, un’altra asiatica, la giocatrice di Taipei Su-Wei Hsieh contro la quale ha vinto l’unico precedente.

AL TERZO TURNO KERBER-OSAKA – Quarta giornata del torneo di Wimbledon, secondo turno tabellone femminile, nei primi incontri del programma vanno in campo tre delle giocatrici teste di serie sopravvissute al primo esame, tutte proseguono il loro cammino pur con percorsi diversi. Sul campo 3 sfida tra due giocatrici questo torneo lo hanno già vinto, seppur a livello junior: l’australiana Ashleigh Barty (tds n° 17) e la canadese Eugenie Bouchard, proveniente dalle qualificazioni ma già finalista nel 2014 qui a Church Road. Primo set che Barty si aggiudica per 6 giochi a 4 approfittando della prima opportunità per strappare il servizio all’avversaria, Bouchard che reagisce nel secondo tanto da andare a servire per il set nel nono gioco senza approfittare di un set point, a questo punto Ashleigh sfodera la consueta grinta, recupera il break ed impatta sul 5 pari. Nel gioco successivo si decide il match, Barty arriva alla palla break grazie a 2 lob consecutivi, sul primo Eugenie ci arriva ma mette la palla semplicemente in campo, Ashleigh riesce ad alzare nuovamente ed il pallonetto questa volta è vincente. Il punto successivo in risposta (rovescio corto in slice) pare abbastanza casuale ma manda la giocatrice aussie a servire per il match, Bouchard reagisce indomita ed annulla 4 match point prima di capitolare definitivamente e mettere in archivio una sconfitta che conferma come sia difficile riuscire a risalire la china partendo dalle qualificazioni di un torneo dello Slam.

Angelique Kerber (tds n°10) incontra la giocatrice presente in tabellone con la classifica più alta, la diciottenne americana Claire Liu (attuale 237 WTA). Inizio partita con la tedesca che prende l’iniziativa brekkando subito la rivale, la quale però dimostra perché molte delle speranze del tennis femminile a stelle e strisce sono riposte su di lei: immediato contro break e da lì in avanti gioco spigliato con tanti rischi e senza tanti pensieri, come l’erba richiede. Questa strategia mette in crisi Kerber che nel settimo gioco perde il servizio e consente a Liu di aggiudicarsi la prima frazione. Cominciano a nascere i soliti dubbi sulla tenuta mentale di Angelique, ma nel secondo set il livello di gioco espresso più elevato e un evidente calo di concentrazione della sua avversaria le consentono di aggiudicarsi il set per 6 giochi a 2. Claire Liu non ha comunque intenzione di rendere le armi, nella terza partita butta in campo tutto quello che ha e gioca ad armi pari contro la più titolata rivale fino al fatale settimo gioco dove perde il servizio e pare arrendersi. Kerber intuisce il momento, tiene il servizio a zero e riesce ad ottenere un match point sul servizio di Liu, nuova reazione dell’americana che annulla la palla partita e mantiene il servizio. Purtroppo per lei nel turno successivo la mano di Angelique non trema e con un servizio che piega le mani all’avversaria chiude questo match tutt’altro che facile.

Nessun problema per la nipponica Naomi Osaka (tds n°18) contro la britannica Katie Boulter che ha avuto accesso al tabellone principale grazie a una wild card, e che nonostante la sconfitta è già sicura di diventare – al termine del torneo – la n.2 inglese alle spalle di Johanna Konta. Il match scivola via senza intoppi particolari tranne un break subito da Osaka nel primo set, immediatamente riottenuto nel game successivo, che le consente di chiudere la frazione sul 6-3 dopo 37 minuti, esattamente tre minuti in meno del tempo necessario per completare la seconda partita sul 6-4 e guadagnarsi l’accesso al turno successivo. Si tratterà di una sfida già molto complicata proprio contro Angie Kerber: i precedenti, tutti e tre nel 2017 e sul cemento, sorridono alla tedesca (2-1).

hanno collaborato Stefano Ancilli, Corrado Boscolo e Andrea Franchino

Risultati:

D. Cibulkova b. [22] J. Konta 6-3 6-4
[1] S. Halep b. S. Zheng 7-5 6-0
[18] N. Osaka b. [WC] K. Boulter 6-3 6-4
[17] A. Barty b. [Q] E. Bouchard 6-4 7-5
[11] A. Kerber b. [Q] C. Liu 3-6 6-2 6-4
[14] D. Kasatkina b. Y. Putintseva 6-2 6-3
[26] D. Gavrilova b. S. Stosur 6-4 6-1
[23] B. Strycova b. L. Tsurenko 6-1 6-4
[27] C. Suarez Navarro b. [Q] S. Sorribes Tormo 6-4 6-1
[15] E. Mertens b. S. Vickery 6-1 6-3
K. Siniakova b. [WC] O. Jabeur 5-7 6-4 9-7
B. Bencic b. A. Riske 1-6 7-6(10) 6-2
S.W. Hsieh b. L. Arruabarrena 6-3 6-3
[Q] V. Diatchenko b. S. Kenin 6-4 6-1
A. Van Uytvanck b. [3] G. Muguruza 5-7 6-2 6-1
A. Sasnovich b. T. Townsend 6-0 6-4
[28] A. Kontaveit b. J. Brady 6-2 7-6(4)
[12] J. Ostapenko b. K. Flipkens 6-1 6-3

Il tabellone femminile

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Wimbledon è tutto intorno a te: contratto di sponsorizzazione con Vodafone

Il gigante della telefonia fra gli sponsor dei Championships per i prossimi cinque anni. Tim Henman e Laura Robson (e forse Emma Raducanu) saranno i brand ambassador

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Henman Hill a Wimbledon 2018 (foto AELTC/Ben Solomon)

Accordo di notevole portata per il torneo di Wimbledon: come riporta Mark Sweney del Guardian, infatti, Vodafone ha stretto un accordo quinquennale per sponsorizzare il torneo e ha ingaggiato Tim Henman e Laura Robson come ambasciatori del marchio – l’azienda è anche in discussione con Emma Raducanu per il medesimo ruolo.

L’accordo varrà svariati milioni di sterline e permetterà a Vodafone di diventare il partner ufficiale dei Championships. In aggiunta, la multinazionale della telefonia avvierà una collaborazione ad ampio raggio con l’All England Lawn Tennis and Croquet Club e con la Lawn Tennis Association (LTA), l’ente governativo nazionale del tennis in Gran Bretagna, per promuovere la popolarità del gioco ad ogni livello.

Vodafone ha anche confermato pubblicamente per la prima volta che si sta avvicinando ad un accordo con Raducanu. Emma è attualmente uno dei personaggi più in voga dello sport globale per quanto riguarda gli accordi commerciali, con contratti che vanno da quello stipulato con la Nike, passando per Dior fino ad arrivare a Tiffany e Wilson. A dicembre ha annunciato una nuova partnership con Evian e British Airways. Le indiscrezioni suggeriscono che un accordo con Raducanu, che ha vinto il premio della BBC come personalità sportiva dell’anno nel 2021, potrebbe valere tre milioni di sterline, ma questa cifra non ha ancora trovato conferme concrete.

 

Vodafone utilizzerà la sua prima incursione nella sponsorizzazione del tennis per promuovere i vantaggi della prossima generazione nella tecnologia 5G. Inoltre, durante il torneo implementerà realtà aumentata e virtuale, nonché la tecnologia “Internet of things”. Max Taylor (consumer director di Vodafone) ha affermato che un elemento chiave della partnership è quello di sostenere l’ambizione della LTA di aumentare la partecipazione giovanile al tennis britannico del 10%, e di portare un milione di adulti a giocare regolarmente entro il 2025.

Queste le dichiarazioni di Taylor: “C’e grande fermento nel tennis britannico, e Wimbledon rappresenta ancora una volta il momento culminante dell’estate. Vogliamo sfruttare questo slancio a lungo termine supportando la pratica di base per coinvolgere nello sport giocatori di tutte le età, abilità e background. Posso aggiungere che siamo in trattative con Emma Raducanu. Pensiamo che sarebbe un’ambasciatrice fantastica e sarebbe fantastico per la nostra partnership e per le nostre ambizioni nel tennis. Non c’è nulla di formale da annunciare, ma siamo in trattative. Sarà fantastico avere la connettività 5G a Wimbledon”.

Articolo a cura di Cipriano Colonna

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Wimbledon più forte della pandemia: chiuso il 2021 con un utile di 44 milioni di sterline

Nonostante la capienza ridotta e l’aumento dei costi, i Champioships realizzano un attivo di poco inferiore a quello del 2019

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Negli ultimi due anni, gli organizzatori dei principali eventi del tour maschile e femminile hanno dovuto lottare contro le difficoltà di uno sport itinerante come il tennis nel contesto pandemico; protocolli anti-COVID, gestione delle bolle ed eventi a porte chiuse o con numero contingentato di spettatori hanno avuto un impatto per nulla banale sui bilanci.

Per questo motivo, sorprendono le notizie giunte dal Regno Unito in merito all’edizione 2021 di Wimbledon: le cifre comunicate ufficialmente ai membri dell’All England Club nel corso del mese di dicembre hanno infatti promosso a pieni voti i Championships, che hanno superato la pandemia senza accusare minimante il colpo o quasi.

Come riportato dal Daily Mail, Wimbledon ha chiuso il bilancio dell’evento, vinto dai numeri uno al mondo Djokovic (su Berrettini) e Barty, con un utile di 44 milioni di sterline, solo 6,8 milioni in meno rispetto a quanto dichiarava il conto economico del 2019, che si era chiuso con un surplus di 50,8 milioni. Questo incredibile risultato è stato ottenuto nonostante le ridotte presenze durante l’evento e il costo relativo alla prenotazione di un intero hotel nel centro di Londra. L’impatto principale sulle presenze degli spettatori si è realizzato nella prima settimana dell’evento. Infatti, la piena capienza degli impianti per i campi principali è stata ripristinata dai quarti in poi, quando le partite diminuiscono ed è più semplice gestire l’afflusso degli astanti.

 

Il torneo si era dimostrato più forte di ogni avversità già nel 2020, quando una lungimirante polizza assicurativa che copriva il rischio di una pandemia ha compensato il contraccolpo monetario derivante dalla cancellazione dell’evento.

La maggior parte dell’utile sarà destinato alla Lawn Tennis Association (LTA), l’ente governativo nazionale che gestisce il tennis nel Regno Unito. L’associazione beneficerà, inoltre, di un contributo governativo di circa 22 milioni di sterline a supporto dello sviluppo del tennis di base. Infatti, l’epico trionfo di Emma Raducanu agli US Open ha portato ad una crescente interesse verso il mondo del tennis. Da qui la scelta del governo di destinare dei fondi per il miglioramento delle strutture pubbliche.

Come riportato dal Direttore Ubaldo Scanagatta nei mesi scorsi, inoltre, l’All England Club ha messo in vendita 1250 biglietti del campo N.1 per i prossimi cinque anni. Ulteriori introiti che serviranno a finanziare l’espansione del club nel vicino campo da golf. Un altro boost alle finanze, infine, arriverà dalla cancellazione del Middle Sunday, che vedrà quindi il torneo svolgersi per quattordici giorni senza interruzioni e con meno sovrapposizioni televisive e più prime time.

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Djokovic coglie l’attimo negli Slam ancora una volta

Pur perdendo il primo set della finale con Berrettini, Nole è riuscito ad eguagliare i 20 Slam di Federer e Nadal avvicinandosi ulteriormente al Grande Slam

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Novak Djokovic con il trofeo - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Stiamo esaurendo i superlativi per l’unico e solo Novak Djokovic. Per tutto l’anno ha continuato ad alzare il livello per conquistare i titoli più importanti. È stato del tutto trasparente riguardo ai suoi obiettivi ambiziosi, mettendosi completamente in gioco in tutti i Major nel tentativo di superare sia Roger Federer che Rafael Nadal nella storica corsa alla supremazia. Nella sua brillante carriera, Djokovic non è mai stato così maniacale nella ricerca dei record più grandi e duraturi del gioco come lo è in questo momento.

Questa forte concentrazione su ciò che ora conta di più per lui ha messo il serbo in una posizione invidiabile mentre si avvia nel cuore dell’estate. Dopo aver rimontato un energico Matteo Berrettini 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 – il primo italiano ad apparire in una finale di singolare di Wimbledon – in una gara combattuta e ben giocata, Djokovic si è imposto come il primo uomo da quando Rod Laver ha vinto il Grande Slam 52 anni fa ad assicurarsi i primi tre Slam della stagione. Non è impresa da poco, perché Djokovic ha registrato questi trionfi sul cemento di Melbourne, sulla terra rossa del Roland Garros e sui prati dell’All England Club. La chiamano supremazia su tutte le superfici.

Con questa magnifica prima metà di 2021, Djokovic si è messo in ottima posizione. Alla fine, si trova sullo stesso piano di Federer e Nadal con 20 corone del Grande Slam. Per troppo tempo ha vissuto almeno un po’ all’ombra di quelle due figure luminose, ma Djokovic ha alterato incommensurabilmente il suo status e sta guadagnando il plauso e il riconoscimento che merita non solo dai suoi compagni di gioco, ma anche dal pubblico mondiale. A partire dalla sua vittoria a Wimbledon tre anni fa, la superstar serba ha conquistato otto degli ultimi dodici Major. Ha vinto 12 delle sue ultime 14 finali del Grande Slam da Wimbledon 2015, portando il suo record a 20-10 negli scontri che hanno definito la sua carriera.

 

A dire il vero, ha aumentato enormemente il suo patrimonio storico e ha dimostrato che la vita dopo i 30 anni in questo sport non è necessariamente un momento di fase calante per un atleta di punta. Da quando Djokovic ha compiuto 30 anni, il 15 maggio 2017, ha accumulato il maggior numero di Big Titles mai conquistati da un uomo nella storia di questo sport oltre quella soglia, portando il suo totale a otto Slam in virtù del suo sesto trionfo a Wimbledon. Chiaramente, Djokovic non sembra un trentaquattrenne né gioca come un trentaquattrenne; gareggia come un uomo vivace sulla trentina che raramente ha assaporato lo champagne nei luoghi di prestigio. La sua sete di successo a volte sembra inestinguibile. Dopo la vittoria su Berrettini, ha spiegato: “Ovviamente per me ora sta funzionando tutto. Mi sento come se negli ultimi due anni per me l’età sia diventata solo un numero. Non mi sento vecchio o cose del genere. Ovviamente devi adattarti alle fasi che attraversi nella tua carriera, ma sento di essere probabilmente più completo adesso di quanto sia stato nel corso di tutta la mia carriera”.

I critici più esigenti del gioco non possono che essere d’accordo. Djokovic sta servendo meglio di quanto abbia mai fatto, e la sua capacità di respingere le insidie dei suoi avversari e continuare a resistere ha raggiunto un nuovo livello. Ha perso il servizio solo sette volte in 23 set nelle due settimane a Wimbledon, salvando 26 break point su 33 nel processo. Ha vinto l’84% dei punti sulla prima di servizio e il 56% sulla seconda. Guardando i suoi sei anni trionfali a Wimbledon, i suoi numeri quest’anno al servizio sono probabilmente i migliori che abbia mai avuto. Solo una volta è stato breakkato di meno in un anno vincente ed è stato nel 2015, quando ha perso il servizio solo sei volte – la sua percentuale di punti vincenti sul primo servizio era però stata solo del 77% quell’anno. Inoltre, il suo istinto, il suo anticipo e le sue esecuzioni a rete sono significativamente cresciuti. Negli ultimi due turni di quest’anno contro i suoi avversari più duri (Denis Shapovalov e Matteo Berrettini), Djokovic è stato molto disciplinato nell’assicurarsi di tenere il servizio. Ha salvato 15 break point su 18 contro il canadese e l’italiano, perdendo il servizio solo tre volte in sette set. Questo è stato fondamentale per prendersi il titolo e mantenere vive le aspirazioni di Grande Slam.

Shapovalov ha giocato forse la sua partita più ispirata di sempre in un Major contro Djokovic. Certo, aveva fatto a pezzi il due volte campione Andy Murray e il sempre tenace Roberto Bautista Agut, sbaragliando entrambi in tre set. Il talentuoso mancino, estremamente pericoloso con entrambi i colpi da fondo, è entrato nel penultimo round con notevole fiducia dopo aver fermato Karen Khachanov in cinque set.

Ha iniziato il suo duello con Djokovic molto bene. Shapovalov ha servito per il primo set sul 5-4 ed è andato sul 30-30. Djokovic ha mostrato il suo incomparabile stile difensivo in quel momento cruciale. Completamente disteso sul lato destro e ben fuori dal campo, in qualche modo ha rimesso in gioco il diritto. Shapovalov probabilmente pensava di aver vinto il punto. Con Djokovic bloccato, ha spedito un dritto lungo. Djokovic si è ripreso e ha preso quel set al tie-break per 7-3. Per tutto il secondo set, Djokovic è stato in pericolo. Sotto 0-40 sull’1-2, ha tenuto. Sul 2-3, ha recuperato dal 15-40. Nel frattempo Shapovalov stava servendo in modo stupendo, tenendo sette volte il servizio a 0 nei primi due set. Ma Djokovic era risoluto e irremovibile, composto e sicuro di sé quando contava. Ha tenuto a 0 per il 5-5, ha breakkato il canadese a 30 per il 6-5 su un doppio fallo e ha tenuto a 15 per chiudere il set, vincendo 12 degli ultimi 15 punti del set. Sopravvissuto a due set terribilmente tesi, Djokovic ha affrontato qualche difficoltà in più con onore all’inizio del terzo, tenendo da 15-40 e salvando tre break point per evitare il 2-0. Alla fine ha breakkato sul 5-5 e ha servito per il match tenendo a 0 e vincendo 7-6 (3), 7-5, 7-5 in uno showdown in straight sets.

Chiamatelo opportunista. Classificatelo come il miglior match player che supera il miglior shotmaker. Guardatela come volete. Ma la realtà è che, quando le fiches erano sul tavolo, Djokovic non si è fatto trovare impreparato. Sapeva come ottenere il massimo da sé stesso quando la posta in gioco era più alta.

Parlando dopo la finale, Djokovic ha messo in prospettiva ciò che aveva fatto a Wimbledon e come se l’è cavata così meritatamente alla fine. Alla domanda su cosa sia migliorato di più nel tempo, ha risposto: “Tutte le aree ad essere onesti. Sento che da 15 anni fa ad oggi il viaggio che ho fatto è stato molto gratificante per ogni segmento del mio gioco. Ed è anche la mia forza mentale, l’esperienza, capire come far fronte alla pressione nei grandi momenti e come essere un giocatore tosto quando conta di più. Questo è probabilmente il mio miglioramento più grande negli ultimi 15 anni: la capacità di far fronte alla pressione”. Elaborando su questo tema, ha aggiunto: “Più giochi le grandi partite, più esperienza hai. Più esperienza hai, più credi in te stesso. Più vinci, più sei sicuro di te. È tutto collegato“.

Quando Djokovic ha sconfitto il venticinquenne Berrettini per il suo terzo titolo consecutivo, ha messo in pratica ciò che stava predicando in conferenza stampa. Ancora una volta, ha tirato fuori il suo meglio quando ne aveva bisogno e ha superato la sua evidente apprensione iniziale. Il trentaquattrenne era chiaramente fin troppo consapevole inizialmente dell’immensità dell’occasione. Ha servito due doppi falli sulla strada per un deficit di 30-40 nel game di apertura della partita, ma si è salvato per il rotto della cuffia. Ha servito un altro doppio fallo per lo 0-30 nel terzo game, ma è riuscito a vincere i successivi quattro punti per raggiungere il 2-1. Dopo questo inizio incerto, Djokovic è sembrato distendersi, mentre Berrettini era chiaramente sopraffatto dalle dimensioni dell’occasione. Djokovic ha raggiunto il 5-2 e poi ha spinto il suo avversario a non meno di otto parità nel game successivo. Djokovic ha avuto un set point ma in qualche modo Berrettini ha tenuto. Servendo per il set sul 5-3, i nervi di Djokovic sono riaffiorati. È andato 30-15 quando Berrettini – giostrando molto più liberamente ora – ha spazzolato la riga laterale con un diritto inside out vincente. La pallina è stata chiamata fuori ma la chiamata di Occhio di Falco è andata a favore dell’italiano. Djokovic ha ottenuto la parità ma l’italiano ha approfittato di un approccio errato di diritto del serbo e poi ha tirato un dritto vincente lungolinea su un colpo angolato di Djokovic.

Improbabilmente, Berrettini, così teso all’inizio, ha preso a muoversi molto più rapidamente e a sbracciare da entrambi i lati con molta più convinzione. Quel set è stato risolto al tie-break, dove Berrettini ha raccolto quattro degli ultimi cinque punti dal 3-3 per prevalere 7-4. Berrettini ha concluso in modo impressionante leggendo un drop shot di rovescio di Djokovic in anticipo e correndo in avanti per un dritto lungolinea imprendibile prima di servire a 138 miglia orarie all’incrocio delle righe. È stata una svolta clamorosa perché Berrettini ha trovato il suo raggio d’azione e Djokovic è sembrato ancora una volta troppo consapevole delle implicazioni storiche del confronto. Quando Berrettini è salito sul 40-15 nel primo game del secondo set, sembrava cavalcare le onde dell’inerzia. Ma Djokovic ha fatto la sua mossa, rendendosi conto di quanto fosse importante riportare la partita nelle sue mani e creare più dubbi in Berrettini. Djokovic ha fatto proprio questo. Sul 40-15 per il suo avversario, ha tirato una risposta profonda per impostare un colpo vincente col dropshot incrociato di rovescio, quindi ha tirato un dritto incrociato molto profondo per forzare un errore di Berrettini. Ormai fuori dalla sua zona di comfort, Berrettini ha tirato in rete un rovescio lungolinea. Sul break point a sfavore, Berrettini ha tentato un dropshot di rovescio incrociato che Djokovic ha facilmente anticipato. È avanzato con celerità, ha colpito il rovescio lungolinea e, pronto per il passante di Berrettini, ha tirato una volée di diritto lungolinea vincente.

Era proprio la scossa di cui Djokovic aveva bisogno. È salito in vantaggio per 4-0 e 5-1 prima che l’italiano si assicurasse tre game di fila, salvandosi in qualche modo dallo 0-40 e dal triplo set point a sfavore nel nono gioco. Ma, servendo per il set una seconda volta, Djokovic è rimasto totalmente concentrato e in controllo assoluto. Ha servito esterno per aprire il campo ad un vincente di rovescio incrociato, ha tirato un ace centrale, ha servito di nuovo esterno sulla parità per forzare un errore in risposta e ha scagliato un fantastico secondo servizio centrale a 106 miglia orarie per forzare un’altra risposta errata di Berrettini. Con quel game a 0, Djokovic è tornato a un set pari.

Il serbo ha poi continuato a spingere. Berrettini ha aperto con un ace il terzo game del terzo set. Sul 30-40, Djokovic ha beneficiato di un errore di rovescio tagliato dall’italiano per ottenere l’unico break di cui avrebbe avuto bisogno per prevalere in quel set. Il game cruciale è stato quando Djokovic ha servito sul 3-2 e si è trovato indietro 15-40. Si è fatto avanti per una demi-volée di rovescio lungolinea e Berrettini ha sbagliato un passante di diritto lungolinea sotto pressione. Sul 30-40 Djokovic ha giocato un approccio di dritto sulla linea e Berrettini ha sbagliato un altro passante, questo di rovescio lungolinea in rete. Djokovic ha tenuto da lì con un servizio slice esterno e un ace all’incrocio delle righe, andando in sicurezza sul 4-2. Servendo per quel terzo set sul 5-4, Djokovic è stato disciplinato e determinato. Ha fatto una bella demi-volée di diritto angolata con un tocco delizioso vincente per raggiungere il 40-15, e ha tenuto a 30 quando Berrettini ha messo in corridoio un dritto incrociato.

Passato in vantaggio di 2 set a 1, non si è guardato indietro. Ma c’è stato un altro momento critico in cui ha dovuto affermare la sua autorità e impedire a Berrettini di ritrovare incoraggiamento e trovare ispirazione. Djokovic ha servito sul 2-3, 0-30 nel quarto set. Quello era sicuramente uno snodo fondamentale, ma lui era assolutamente composto. Ha scagliato una prima di servizio profonda sul dritto di Berrettini e la risposta è volata lunga: 15-30. Poi il numero uno del mondo ha dimostrato proprio di essere il giocatore migliore al mondo: Berrettini ha prodotto un rovescio tagliente lungolinea che Djokovic in qualche modo ha tirato su col diritto. Berrettini ha tirato un dritto inside out, e Djokovic si è lanciato a tutta velocità per giocare il rovescio. Berrettini ha giocato il drop shot, ma Djokovic è entrato in modo elegante e ha tirato un passante di diritto incrociato per un vincente sbalorditivo.

Quel vincente ha dato a Djokovic una spinta incalcolabile. Ha vinto i due punti successivi per il 3-3, e nel settimo gioco aveva ancora un po’ più di magia nel suo arsenale. Ha raggiunto il 15-30 con uno splendido dritto in avvicinamento che ha portato ad una drop volley vincente di rovescio eseguita in modo impeccabile. Dopo che Berrettini ha raggiunto il 30-30, Djokovic ha spostato il suo avversario da una parte all’altra con precisione chirurgica e poi ha scatenato un dritto vincente incrociato che è atterrato all’interno della linea di servizio. Forse scosso, Berrettini ha commesso un doppio fallo sul break point e Djokovic ha intuito che la fine era vicina.

Servendo sul 30-30 nell’ottavo gioco, Djokovic ha scagliato un vincente di diritto incrociato e poi ha sfidato Berrettini sulla diagonale del dritto; 5-3 Djokovic. Ora la testa di serie n. 7 era chiamata a servire per rimanere in partita, ma Djokovic stava facendo valere ogni risposta e battendo Berrettini dalla linea di fondo. Sebbene Berrettini abbia coraggiosamente salvato due match point con una drop volley vincente di dritto e un dritto esplosivo lungolinea vincente dalla linea di fondo, non è riuscito a sfuggire all’inevitabile. Berrettini ha commesso un errore di dritto per finire a match point per la terza volta e poi ha messo un ultimo rovescio in rete. Il trionfo di Djokovic per 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 è stato duramente guadagnato. Sorprendentemente, ha breakkato uno dei migliori servitori del circuito sei volte nel corso di quattro set.

Nelle sue sei partite verso la finale, l’italiano era stato breakkato un totale di cinque volte. Djokovic ha conquistato 34 punti su 48 quando si è avvicinato alla rete mentre Berrettini ne ha vinti 24 su 39, quindi la percentuale del serbo è stata decisamente migliore. Sebbene Berrettini abbia fatto 57 vincenti e Djokovic solo 31, questo è stato più che bilanciato dal fatto che la prima testa di serie ha commesso solo 21 errori non forzati, 27 in meno del più avventuroso Berrettini. Djokovic — che è diventato il primo uomo dopo Pete Sampras nel 1993 a perdere il suo primo set del torneo e andare a vincere il titolo — ha detto dopo la finale che sentiva di essere stato un po’ sulla difensiva e ha ammesso di essersi sentito teso all’inizio del match, ma resta il fatto che ha svolto il lavoro con precisione e professionalità. Sapeva cosa c’era in gioco e ha giocato di conseguenza. Cosa più impressionante di tutte, non ha trasformato la perdita del primo set in un aspetto negativo, decidendo che era ora di lasciar andare la tensione e iniziare a giocare di più alle sue condizioni.

E così Djokovic ora è proprio dove vuole essere, vicino al Grande Slam. Si sta spingendo fino in fondo per realizzare i suoi più grandi obiettivi e sta usando tutta la sua esperienza insieme al suo fisico straordinariamente resistente per soddisfare le esigenze del tennis di oggi. Solo quattro uomini in precedenza nella storia del gioco hanno vinto i primi tre Major della stagione. L’australiano Jack Crawford fu il primo nel 1933, ma perse una finale di cinque set ai Campionati degli Stati Uniti contro Fred Perry. Cinque anni dopo, Don Budge concluse il Grande Slam a New York. Nel 1956, il dinamico australiano Lew Hoad ne vinse tre di fila e mancava un match al Grande Slam prima che il suo connazionale Ken Rosewall lo fermasse a Forest Hills in finale.

Nel 1962 e nel 1969 Rod Laver li vinse tutti e conquistò due Grandi Slam. Nel 1978-1980 Bjorn Borg vinse i primi due Major della stagione [Roland Garros e Wimbledon, perché l’Australian Open si giocava a fine anno, ndr] e venne allo US Open sperando di mantenere vive le sue speranze del Grande Slam, ma perse nelle finali del 1978 e 1980 rispettivamente contro Jimmy Connors e John McEnroe, venendo invece battuto nei quarti di finale del 1979 da Roscoe Tanner. A quei tempi, l’Australian Open era l’ultimo invece che il primo Major della stagione, quindi Borg sarebbe senza dubbio andato a Melbourne se non avesse perso nelle due finali dello US Open.

Ora Djokovic si è affermato come il primo uomo dopo Laver nel 1969 a venire a New York in cerca del Grande Slam, e molti addetti ai lavori si aspettano che lo raggiunga. Sei anni fa, Serena Williams era in una posizione di comando simile mentre si avvicinava all’Open con tre Major in mano, ma perse in semifinale contro Roberta Vinci. Djokovic a mio avviso dovrebbe avere e avrà successo sul cemento allo US Open. È un Major dove ha avuto molta sfortuna. Il serbo è stato sconfitto in cinque delle sue otto finali, due volte contro Nadal (2010 e 2013), una volta contro Federer (2007), una volta in cinque set contro Andy Murray (2012) e una volta contro Stan Wawrinka nel 2016. Considerando che Djokovic ha vinto nove titoli all’Australian Open e non ha mai perso una finale “Down Under”, cresce la sensazione che dovrebbe avere un titolo di New York quest’anno. Dopotutto è stato probabilmente il miglior giocatore sul cemento dell’Era Open. Ora però merita un po’ di tempo per assaporare il suo sesto titolo di singolare a Wimbledon e il suo ottantacinquesimo in carriera.

La mia opinione è che Djokovic non dovrebbe giocare le Olimpiadi di Tokyo perché ha bisogno di tempo per riprendersi dalle fatiche del Roland Garros e di Wimbledon. Vuole eguagliare l’incredibile impresa di Steffi Graf del 1988 di un “Golden Slam” ma l’idea è che un viaggio a Tokyo (vincente o perdente) potrebbe costargli il titolo a Flushing Meadows. Ha detto dopo aver battuto Berrettini a Londra che la sua partecipazione a Tokyo è 50-50. Sarebbe molto meglio che non andasse in Giappone così presto dopo Wimbledon (è giunta proprio in questa ore la conferma che Nole sarà invece regolarmente in campo alle Olimpiadi, ndr).

Ma Djokovic si spingerà sempre verso le vette perché questo è semplicemente chi è, cosa vuole e come opera. È un campione in tutto e per tutto, un concorrente supremo che prospera sotto un’intensa pressione come nessun altro individuo, ed è un uomo che non dà nulla per scontato. Come ha detto dopo il suo trionfo su Berrettini, “è davvero una fortuna per me ed è incredibile che tutto questo stia capitando nello stesso anno. Questo è qualcosa che non mi aspettavo, ma sogno sempre di raggiungere i record più grandi del nostro sport”.

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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