Cade Pliskova: fuori le prime 10 a Wimbledon. Serena non sbaglia

Wimbledon

Cade Pliskova: fuori le prime 10 a Wimbledon. Serena non sbaglia

LONDRA – Bertens coglie un’altra vittoria di prestigio dopo quella contro Venus. Kerber (11) tds più alta in gara. 13esimo quarto a Wimbledon per Williams. OK Osta e Dasha

Pubblicato

il

Scherzi dal ranking, che dopo l’assegnazione delle teste di serie ha subito un altro aggiornamento permettendo a Kerber di entrare tra le prime 10, nonostante l’undicesimo posto nel seeding londinese. È per questo che dopo l’eliminazione di Karolina Pliskova (7) per mano di Kiki Bertens, se Kerber è l’unica top 10 ancora in gioco, nelle caselle delle prime dieci teste di serie non si trovano che nomi barrati.

FLOP KARO – Era l’ultima tra le dieci regine del seeding, Karolina Pliskova. Era, appunto, perché anche il suo Wimbledon è finito in anticipo. La ceca si è spinta fino alla seconda settimana, ma il Manic Monday le è stato fatale: sul campo 2 Kiki Bertens la ha battuta in due set, il secondo dei quali al tie-break, e ha scoperchiato definitivamente la metà superiore del tabellone per una finalista inattesa. Quasi coetanee, le due promettevano un ottavo di finale interessante. L’olandese è però partita meglio, entrando bene negli scambi con il rovescio e a poco a poco ha iniziato a spingere anche col dritto; i suoi momenti di défaillance sono apparsi estemporanei quanto i vincenti di Pliskova, lontana dal campo e a tratti un po’ pigra nella ricerca della palla. Il vantaggio di Bertens, allenata dall’ex pro Raemon Sluiter, non è mai stato ampio ma mai neppure in grossa discussione. Anzi, nonostante le otto palle break non convertite dalla sua avversaria, il punteggio avrebbe potuto essere addirittura più severo se, una volta andata in vantaggio, Kiki non avesse rallentato concedendosi un game di battuta sottotono in entrambi i parziali.

Kiki Bertens – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Specialista della terra battuta, nelle ultime settimane Bertens si sta scoprendo in grado di fare bene anche su erba. Il primo quarto di finale a Wimbledon, contro una tra Julia Goerges e Donna Vekic, potrebbe essere persino buono per ritoccare il best ranking di numero 15 raggiunto in maggio. Il terzo turno di quest’anno diventa comunque il miglior risultato ai Championships anche per Pliskova – strano, considerato che i suoi punti di forza sono il servizio e il dritto piatto d’attacco. Si tratta però di un “improvement” misero, che non può lasciare soddisfatta una delle ultime ex numero uno senza titoli Slam. Ora che tante colleghe si stanno liberando della maledizione, a Flushing Meadows per lei sarà d’obbligo riprovarci.

 

a cura di Raoul Ruberti

IL CARISMA DELLA REGINA – Non importa se non è ancora al massimo fisicamente, se gli spostamenti devono migliorare, se è rimasto qualche chilo di troppo: il solo fatto di vedere dall’altra parte della rete Serena Williams è di per sé un ostacolo emotivo e psicologico non da poco. Per una ragazza proveniente dalle qualificazioni come la brava Evgeniya Rodina, che non è giovanissima (29 anni, 120 WTA) ma in un centrale prestigioso come quello di Wimbledon non ha mai messo piede in vita sua, la situazione è dura da gestire. E si traduce in un 3-0 in avvio per Serena, con break al secondo game. La 23 volte campionessa Slam (7 i Championships conquistati) se non viene costretta al terzo passo laterale è sempre devastante con i fondamentali, picchia bene il servizio, in particolare sull’erba sta dimostrando di poter essere una cliente difficilissima per tutte. Ma Evgeniya è una che ha carattere, ci prova, corre e cerca di trovare angoli, sotto 4-2 ha anche una palla break. La reazione di Williams è tirare quattro manate delle sue, salire 5-2, e poi brekkare l’avversaria per la seconda volta. Il doppio fallo con cui Rodina consegna, in mezz’ora esatta, il 6-2 alla statunitense, è sintomatico di quanto sia difficile per affrontare questo match; gli spettatori provano a incoraggiarla, ma il senso di inadeguatezza che esprime anche con il linguaggio del corpo è chiaro.

Serena Williams – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dispiace per Evgeniya, che non solo sta perdendo, ma non si sta nemmeno godendo un’esperienza unica in carriera. Stesso identico andamento all’inizio del secondo set: 3-0 Serena con un break. Si vede che Rodina l’idea di spostare l’avversaria ce l’ha, ma quando la palla dell’altra va a 30 all’ora più della tua, non è mica facile manovrare. Se poi le poche incertezze, o situazioni di punteggio potenzialmente delicate, Williams le risolve con il servizio, mettendo giù ace e vincenti quando necessario, starle dietro è un’impresa. Ma nel quinto game, grazie a un paio di belle accelerazioni, e un super-passante, Evgeniya arriva alla seconda palla break della sua partita, e la trasforma con una bella risposta di dritto. Il che le costa la reazione di Serena, che a furia di gran botte si riprende il break, sale 5-2 e chiude costringendo all’errore Rodina con l’ennesimo bel rovescio spinto in diagonale. La giocatrice, dal punto di vista atletico, non è ancora tornata quella di una volta, ma la personalità e l’attitudine vincente di una campionessa simile non è minimamente in discussione. La speranza, per noi, è che la nostra Giorgi la sappia affrontare nel modo giusto. Perché no, in fondo se c’è una in grado di fregarsene di chi ha di là, questa è Camila.

a cura del nostro inviato a Londra, Luca Baldissera

JELENA, CHIUSURA CON BAGEL – Mai giudicare un libro dalla copertina, mai farsi idee su una partita di tennis troppo presto. È questo l’insegnamento della vittoria di Jelena Ostapenko, che è valso alla tennista lettone il secondo quarto di finale consecutivo ai Championships. A farne le spese è stata l’esordiente Aljaksandra Sasnovich, al primo ottavo Slam in carriera, che aveva cominciato l’incontro col piglio di chi sa esattamente come evitare che l’avversaria, più potente e strutturata, riuscisse a prendere il comando degli scambi. Esecuzioni in contropiede, tagli, rovesci rapidi e con angolo stretto. L’inizio di Ostapenko è stato conseguentemente disastroso (sei non forzati nei primi tre game), e il break condito da doppio fallo che aveva mandato Sasnovich a servire sul 5-2 profumava già di secondo set. È bastato distrarsi un attimo per ritrovare invece Ostapenko concentrata in risposta e capace di ricucire lo strappo fino alla conquista del tie-break. Qui la personalità di Jelena ha fatto la differenza, oltre a un dritto lungolinea che ha spezzato le reni della bielorussa.

Nel secondo set Sasnovich ha sostanzialmente marcando visita, metà distratta dai rimpianti di un primo set praticamente vinto e metà messa all’angolo dalle esecuzioni di Ostapenko, mai troppo apprezzabili esteticamente ma sempre terribilmente efficaci. Il 6-0 finale non fa onore al tennis che potenzialmente Sasnovich è in grado di esprimere, quello con il quale ha schienato Kvitova al primo turno e messo in ambasce Ostapenko per sette game. Ma in questo sport funziona così, le potenzialità contano fino a un certo punto e le vittorie sono di chi se le prende.

Jelena Ostapenko – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Saluta Wimbledon anche Su-Wei Hsieh, l’impallinatrice di Halep, al termine di un altro match che ha cambiato volto sul finire del primo parziale. Dominika Cibulkova stava prevedibilmente arrancando dietro al tennis imprevedibile della taiwanese, ma si era tenuta in scia nel corso dei primi otto game conditi da altrettanti break. Sul 5-4, dopo il primo gioco favorevole ai servizi che in questo strano contesto ha finito per valere come un break, un episodio molto controverso ha cambiato l’inerzia dell’incontro. Cibulkova colpisce nei pressi della riga, Hsieh rimanda di là: l’arbitro giudica erroneamente out il colpo della slovacca e quando il falco la sbugiarda assegna il punto a Cibulkova, tra lo stupore generale e le proteste di Hsieh che riesce a ottenere giustizia dopo l’approdo del supervisor ma finisce per perdere ugualmente il set e spegnersi progressivamente nel secondo. Ai quarti sarà quindi Cibulkova-Ostapenko, entrambe giocheranno per la prima semifinale a Wimbledon. I precedenti dicono 2-0 Cibulkova.

a cura di Alessandro Stella

KERBER TIENE DURO – Dopo l’ecatombe di tutte le prime dieci teste di serie (l’ultima rimasta, la numero 10 Karolina Pliskova, ha ceduto a Bertens), Angelique Kerber guida il battaglione delle ragazze in cerca di gloria a Church Road. Prova di autorità ed esperienza da parte della tedesca, che in un match fatto di alti e bassi soprattutto nel secondo set, alla fine supera una battagliera Belinda Bencic per 6-3 7-6(5) in 1 ora e 48 minuti. Da notare che nei loro tre precedenti incontri, era stata sempre l’elvetica a prevalere su Kerber, che adesso ai quarti di finale sfiderà Kasatkina.

Nel quarto incontro tra le due Kerber parte decisa ed estremamente propositiva. La situazione si sblocca sul 3-3: Angelique martella Bencic mantenendo il controllo, Belinda invece cerca di verticalizzare il gioco e di sorprendere l’avversaria con maggiori discese a rete. Tuttavia la 21enne elvetica è più imprecisa mentre l’ex n. 1 del mondo riesce a produrre un gioco più ordinato, che dopo 42 minuti le consente di chiudere il primo set 6-3. Per lei 39 punti vinti tra cui 16 vincenti. Belinda commette 15 gratuiti contro i 9 della tedesca. Kerber continua a martellare l’avversaria con il dritto, tant’è che sull’1-1 del secondo parziale ha messo già a segno in tutto 15 dritti vincenti. Le due mantengono l’equilibrio fino al 4-4, quando Belinda complica la vita alla due volte campionessa Slam, infliggendole il break sul 4-4 e procurandosi ben due set point. Il primo viene annullato con un incrociato di rovescio profondissimo di Kerber, il secondo viene mancato dalla svizzera con un gratuito. Ce n’è un terzo. Ma, ancora una volta, Kerber prende coraggio e si salva. Belinda continua a cercare il vantaggio, e con l’ennesima avanzata a rete chiude con un bell’incrociato di rovescio. Ma non ne approfitta, gettando alle ortiche con un doppio fallo l’ennesima palla del set. Niente da fare per lei.

Nervosa e impaziente, Bencic soccombe alla stizza e Kerber, zitta zitta e più concreta, non solo pareggia i conti sul 5-5, ma passa a condurre 6-5, nell’incredulità dell’avversaria. Ora è Kerber a salire in cattedra procurandosi a sua volta un matchpoint, prontamente annullato da Bencic con uno schiaffo di dritto. Si va al tie-break. Ma Kerber, quando conta, è ancora più concreta, tant’è che sale rapidamente 4-1. Bencic è molto brava ad annullare il gap e la raggiunge sul 4-4 e poi sul 5-5. Ma ora, con un altro errore di Belinda, c’è un’altra palla del match per la campionessa tedesca. È quella buona. Angelique Kerber chiude un incontro complicatosi nel secondo parziale e diventa così la testa di serie più alta rimasta in tabellone, dopo la caduta della n. 10 Karolina Pliskova. Ora incrocerà la racchetta con Daria Kasatkina, vittoriosa su Van Uytvank. “Belinda è una grande avversaria” dice Angelique dopo il match. “Nel secondo set ci sono stati molti alti e bassi e sono contenta del mio tennis nei momenti importanti. È stato un match duro, lei ha giocato molto bene nelle ultime due settimane”. La testa di serie più alta ora? “Non ci penso. Cerco di restare concentrata sul mio gioco e sul prossimo match”.

a cura della nostra inviata a Londra, Laura Guidobaldi

PRIMO QUARTO SLAM PER GOERGES, SECONDO CONSECUTIVO PER DASHA – Tutto secondo pronostico nelle altre due partite degli ottavi di finale del tabellone femminile. Ma mentre per la testa di serie numero 13 Julia Goerges, che ha avuto ragione in due set di Donna Vekic, è filato tutto liscio, per la 14esima favorita del seeding Daria Kasatkina il percorso è stato decisamente più complicato, visto che ha avuto bisogno di tre set per avere ragione della belga Alison Van Uytvanck. Dicevamo di Goerges (che raggiunge i quarti di finale di uno Slam per la prima volta in carriera): si è vista una partita intelligente da parte della tedesca, che ha cercato di tenere sempre l’iniziativa del gioco, spostando l’avversaria e cercando appena possibile di chiudere il punto utilizzando il diritto a sventaglio. Vekic non è riuscita ad opporsi in maniera efficace, colpa anche di un rendimento al servizio non ottimale. Se per Goerges quella di domani sarà la sua prima apparizione in carriera a livello Slam, per Kasatkina si tratterà della seconda consecutiva, dopo la sconfitta subita a Parigi contro Sloane Stephens. Bella vittoria di Dasha contro la belga Van Uytvanck, che aveva eliminato a sorpresa la campionessa in carica Garbine Muguruza e la testa di serie n.28 Kontaveit nei turni precedenti. Alison, sull’onda dell’entusiasmo, è partita mettendo in difficoltà la giocatrice russa con continue variazioni e attacchi in controtempo, ai quali Kasatkina non è riuscita ad opporsi efficacemente, andando spesso fuori misura con i passanti. La belga si è aggiudicata il primo set grazie a un tiebreak giocato punto punto e chiuso per 8-6. Nel secondo set Kasatkina si è trovata sull’orlo del precipizio dopo aver perso il servizio nel terzo gioco, prima di trovare il bandolo della matassa e recuperare subito il break, cominciando a passare con regolarità la sua avversaria quando si presentava a rete. Da lì alla conquista del set la strada è stata breve. Altrettanto rapida è stata la conclusione del terzo parziale, complice anche un evidente calo fisico della giocatrice belga.

ha collaborato Andrea Franchino

Risultati:

D. Cibulkova b. S-W. Hsieh 6-4 6-1
[12] J. Ostapenko b. A. Sasnovich 7-6(4) 6-0
[11] A. Kerber b. B. Bencic 6-3 7-6(5)
[20] K. Bertens b. [7] Ka. Pliskova 6-3 7-6(1)
[13] J. Goerges b. D. Vekic 6-3 6-2
[14] D. Kasatkina b. A. Van Uytvanck 6-7(6) 6-3 6-2
C. Giorgi b. E. Makarova 6-3 6-4
[25] S. Williams b. [Q] E. Rodina 6-2 6-2

Il tabellone femminile

Continua a leggere
Commenti

Flash

Djokovic coglie l’attimo negli Slam ancora una volta

Pur perdendo il primo set della finale con Berrettini, Nole è riuscito ad eguagliare i 20 Slam di Federer e Nadal avvicinandosi ulteriormente al Grande Slam

Pubblicato

il

Novak Djokovic con il trofeo - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Stiamo esaurendo i superlativi per l’unico e solo Novak Djokovic. Per tutto l’anno ha continuato ad alzare il livello per conquistare i titoli più importanti. È stato del tutto trasparente riguardo ai suoi obiettivi ambiziosi, mettendosi completamente in gioco in tutti i Major nel tentativo di superare sia Roger Federer che Rafael Nadal nella storica corsa alla supremazia. Nella sua brillante carriera, Djokovic non è mai stato così maniacale nella ricerca dei record più grandi e duraturi del gioco come lo è in questo momento.

Questa forte concentrazione su ciò che ora conta di più per lui ha messo il serbo in una posizione invidiabile mentre si avvia nel cuore dell’estate. Dopo aver rimontato un energico Matteo Berrettini 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 – il primo italiano ad apparire in una finale di singolare di Wimbledon – in una gara combattuta e ben giocata, Djokovic si è imposto come il primo uomo da quando Rod Laver ha vinto il Grande Slam 52 anni fa ad assicurarsi i primi tre Slam della stagione. Non è impresa da poco, perché Djokovic ha registrato questi trionfi sul cemento di Melbourne, sulla terra rossa del Roland Garros e sui prati dell’All England Club. La chiamano supremazia su tutte le superfici.

Con questa magnifica prima metà di 2021, Djokovic si è messo in ottima posizione. Alla fine, si trova sullo stesso piano di Federer e Nadal con 20 corone del Grande Slam. Per troppo tempo ha vissuto almeno un po’ all’ombra di quelle due figure luminose, ma Djokovic ha alterato incommensurabilmente il suo status e sta guadagnando il plauso e il riconoscimento che merita non solo dai suoi compagni di gioco, ma anche dal pubblico mondiale. A partire dalla sua vittoria a Wimbledon tre anni fa, la superstar serba ha conquistato otto degli ultimi dodici Major. Ha vinto 12 delle sue ultime 14 finali del Grande Slam da Wimbledon 2015, portando il suo record a 20-10 negli scontri che hanno definito la sua carriera.

 

A dire il vero, ha aumentato enormemente il suo patrimonio storico e ha dimostrato che la vita dopo i 30 anni in questo sport non è necessariamente un momento di fase calante per un atleta di punta. Da quando Djokovic ha compiuto 30 anni, il 15 maggio 2017, ha accumulato il maggior numero di Big Titles mai conquistati da un uomo nella storia di questo sport oltre quella soglia, portando il suo totale a otto Slam in virtù del suo sesto trionfo a Wimbledon. Chiaramente, Djokovic non sembra un trentaquattrenne né gioca come un trentaquattrenne; gareggia come un uomo vivace sulla trentina che raramente ha assaporato lo champagne nei luoghi di prestigio. La sua sete di successo a volte sembra inestinguibile. Dopo la vittoria su Berrettini, ha spiegato: “Ovviamente per me ora sta funzionando tutto. Mi sento come se negli ultimi due anni per me l’età sia diventata solo un numero. Non mi sento vecchio o cose del genere. Ovviamente devi adattarti alle fasi che attraversi nella tua carriera, ma sento di essere probabilmente più completo adesso di quanto sia stato nel corso di tutta la mia carriera”.

I critici più esigenti del gioco non possono che essere d’accordo. Djokovic sta servendo meglio di quanto abbia mai fatto, e la sua capacità di respingere le insidie dei suoi avversari e continuare a resistere ha raggiunto un nuovo livello. Ha perso il servizio solo sette volte in 23 set nelle due settimane a Wimbledon, salvando 26 break point su 33 nel processo. Ha vinto l’84% dei punti sulla prima di servizio e il 56% sulla seconda. Guardando i suoi sei anni trionfali a Wimbledon, i suoi numeri quest’anno al servizio sono probabilmente i migliori che abbia mai avuto. Solo una volta è stato breakkato di meno in un anno vincente ed è stato nel 2015, quando ha perso il servizio solo sei volte – la sua percentuale di punti vincenti sul primo servizio era però stata solo del 77% quell’anno. Inoltre, il suo istinto, il suo anticipo e le sue esecuzioni a rete sono significativamente cresciuti. Negli ultimi due turni di quest’anno contro i suoi avversari più duri (Denis Shapovalov e Matteo Berrettini), Djokovic è stato molto disciplinato nell’assicurarsi di tenere il servizio. Ha salvato 15 break point su 18 contro il canadese e l’italiano, perdendo il servizio solo tre volte in sette set. Questo è stato fondamentale per prendersi il titolo e mantenere vive le aspirazioni di Grande Slam.

Shapovalov ha giocato forse la sua partita più ispirata di sempre in un Major contro Djokovic. Certo, aveva fatto a pezzi il due volte campione Andy Murray e il sempre tenace Roberto Bautista Agut, sbaragliando entrambi in tre set. Il talentuoso mancino, estremamente pericoloso con entrambi i colpi da fondo, è entrato nel penultimo round con notevole fiducia dopo aver fermato Karen Khachanov in cinque set.

Ha iniziato il suo duello con Djokovic molto bene. Shapovalov ha servito per il primo set sul 5-4 ed è andato sul 30-30. Djokovic ha mostrato il suo incomparabile stile difensivo in quel momento cruciale. Completamente disteso sul lato destro e ben fuori dal campo, in qualche modo ha rimesso in gioco il diritto. Shapovalov probabilmente pensava di aver vinto il punto. Con Djokovic bloccato, ha spedito un dritto lungo. Djokovic si è ripreso e ha preso quel set al tie-break per 7-3. Per tutto il secondo set, Djokovic è stato in pericolo. Sotto 0-40 sull’1-2, ha tenuto. Sul 2-3, ha recuperato dal 15-40. Nel frattempo Shapovalov stava servendo in modo stupendo, tenendo sette volte il servizio a 0 nei primi due set. Ma Djokovic era risoluto e irremovibile, composto e sicuro di sé quando contava. Ha tenuto a 0 per il 5-5, ha breakkato il canadese a 30 per il 6-5 su un doppio fallo e ha tenuto a 15 per chiudere il set, vincendo 12 degli ultimi 15 punti del set. Sopravvissuto a due set terribilmente tesi, Djokovic ha affrontato qualche difficoltà in più con onore all’inizio del terzo, tenendo da 15-40 e salvando tre break point per evitare il 2-0. Alla fine ha breakkato sul 5-5 e ha servito per il match tenendo a 0 e vincendo 7-6 (3), 7-5, 7-5 in uno showdown in straight sets.

Chiamatelo opportunista. Classificatelo come il miglior match player che supera il miglior shotmaker. Guardatela come volete. Ma la realtà è che, quando le fiches erano sul tavolo, Djokovic non si è fatto trovare impreparato. Sapeva come ottenere il massimo da sé stesso quando la posta in gioco era più alta.

Parlando dopo la finale, Djokovic ha messo in prospettiva ciò che aveva fatto a Wimbledon e come se l’è cavata così meritatamente alla fine. Alla domanda su cosa sia migliorato di più nel tempo, ha risposto: “Tutte le aree ad essere onesti. Sento che da 15 anni fa ad oggi il viaggio che ho fatto è stato molto gratificante per ogni segmento del mio gioco. Ed è anche la mia forza mentale, l’esperienza, capire come far fronte alla pressione nei grandi momenti e come essere un giocatore tosto quando conta di più. Questo è probabilmente il mio miglioramento più grande negli ultimi 15 anni: la capacità di far fronte alla pressione”. Elaborando su questo tema, ha aggiunto: “Più giochi le grandi partite, più esperienza hai. Più esperienza hai, più credi in te stesso. Più vinci, più sei sicuro di te. È tutto collegato“.

Quando Djokovic ha sconfitto il venticinquenne Berrettini per il suo terzo titolo consecutivo, ha messo in pratica ciò che stava predicando in conferenza stampa. Ancora una volta, ha tirato fuori il suo meglio quando ne aveva bisogno e ha superato la sua evidente apprensione iniziale. Il trentaquattrenne era chiaramente fin troppo consapevole inizialmente dell’immensità dell’occasione. Ha servito due doppi falli sulla strada per un deficit di 30-40 nel game di apertura della partita, ma si è salvato per il rotto della cuffia. Ha servito un altro doppio fallo per lo 0-30 nel terzo game, ma è riuscito a vincere i successivi quattro punti per raggiungere il 2-1. Dopo questo inizio incerto, Djokovic è sembrato distendersi, mentre Berrettini era chiaramente sopraffatto dalle dimensioni dell’occasione. Djokovic ha raggiunto il 5-2 e poi ha spinto il suo avversario a non meno di otto parità nel game successivo. Djokovic ha avuto un set point ma in qualche modo Berrettini ha tenuto. Servendo per il set sul 5-3, i nervi di Djokovic sono riaffiorati. È andato 30-15 quando Berrettini – giostrando molto più liberamente ora – ha spazzolato la riga laterale con un diritto inside out vincente. La pallina è stata chiamata fuori ma la chiamata di Occhio di Falco è andata a favore dell’italiano. Djokovic ha ottenuto la parità ma l’italiano ha approfittato di un approccio errato di diritto del serbo e poi ha tirato un dritto vincente lungolinea su un colpo angolato di Djokovic.

Improbabilmente, Berrettini, così teso all’inizio, ha preso a muoversi molto più rapidamente e a sbracciare da entrambi i lati con molta più convinzione. Quel set è stato risolto al tie-break, dove Berrettini ha raccolto quattro degli ultimi cinque punti dal 3-3 per prevalere 7-4. Berrettini ha concluso in modo impressionante leggendo un drop shot di rovescio di Djokovic in anticipo e correndo in avanti per un dritto lungolinea imprendibile prima di servire a 138 miglia orarie all’incrocio delle righe. È stata una svolta clamorosa perché Berrettini ha trovato il suo raggio d’azione e Djokovic è sembrato ancora una volta troppo consapevole delle implicazioni storiche del confronto. Quando Berrettini è salito sul 40-15 nel primo game del secondo set, sembrava cavalcare le onde dell’inerzia. Ma Djokovic ha fatto la sua mossa, rendendosi conto di quanto fosse importante riportare la partita nelle sue mani e creare più dubbi in Berrettini. Djokovic ha fatto proprio questo. Sul 40-15 per il suo avversario, ha tirato una risposta profonda per impostare un colpo vincente col dropshot incrociato di rovescio, quindi ha tirato un dritto incrociato molto profondo per forzare un errore di Berrettini. Ormai fuori dalla sua zona di comfort, Berrettini ha tirato in rete un rovescio lungolinea. Sul break point a sfavore, Berrettini ha tentato un dropshot di rovescio incrociato che Djokovic ha facilmente anticipato. È avanzato con celerità, ha colpito il rovescio lungolinea e, pronto per il passante di Berrettini, ha tirato una volée di diritto lungolinea vincente.

Era proprio la scossa di cui Djokovic aveva bisogno. È salito in vantaggio per 4-0 e 5-1 prima che l’italiano si assicurasse tre game di fila, salvandosi in qualche modo dallo 0-40 e dal triplo set point a sfavore nel nono gioco. Ma, servendo per il set una seconda volta, Djokovic è rimasto totalmente concentrato e in controllo assoluto. Ha servito esterno per aprire il campo ad un vincente di rovescio incrociato, ha tirato un ace centrale, ha servito di nuovo esterno sulla parità per forzare un errore in risposta e ha scagliato un fantastico secondo servizio centrale a 106 miglia orarie per forzare un’altra risposta errata di Berrettini. Con quel game a 0, Djokovic è tornato a un set pari.

Il serbo ha poi continuato a spingere. Berrettini ha aperto con un ace il terzo game del terzo set. Sul 30-40, Djokovic ha beneficiato di un errore di rovescio tagliato dall’italiano per ottenere l’unico break di cui avrebbe avuto bisogno per prevalere in quel set. Il game cruciale è stato quando Djokovic ha servito sul 3-2 e si è trovato indietro 15-40. Si è fatto avanti per una demi-volée di rovescio lungolinea e Berrettini ha sbagliato un passante di diritto lungolinea sotto pressione. Sul 30-40 Djokovic ha giocato un approccio di dritto sulla linea e Berrettini ha sbagliato un altro passante, questo di rovescio lungolinea in rete. Djokovic ha tenuto da lì con un servizio slice esterno e un ace all’incrocio delle righe, andando in sicurezza sul 4-2. Servendo per quel terzo set sul 5-4, Djokovic è stato disciplinato e determinato. Ha fatto una bella demi-volée di diritto angolata con un tocco delizioso vincente per raggiungere il 40-15, e ha tenuto a 30 quando Berrettini ha messo in corridoio un dritto incrociato.

Passato in vantaggio di 2 set a 1, non si è guardato indietro. Ma c’è stato un altro momento critico in cui ha dovuto affermare la sua autorità e impedire a Berrettini di ritrovare incoraggiamento e trovare ispirazione. Djokovic ha servito sul 2-3, 0-30 nel quarto set. Quello era sicuramente uno snodo fondamentale, ma lui era assolutamente composto. Ha scagliato una prima di servizio profonda sul dritto di Berrettini e la risposta è volata lunga: 15-30. Poi il numero uno del mondo ha dimostrato proprio di essere il giocatore migliore al mondo: Berrettini ha prodotto un rovescio tagliente lungolinea che Djokovic in qualche modo ha tirato su col diritto. Berrettini ha tirato un dritto inside out, e Djokovic si è lanciato a tutta velocità per giocare il rovescio. Berrettini ha giocato il drop shot, ma Djokovic è entrato in modo elegante e ha tirato un passante di diritto incrociato per un vincente sbalorditivo.

Quel vincente ha dato a Djokovic una spinta incalcolabile. Ha vinto i due punti successivi per il 3-3, e nel settimo gioco aveva ancora un po’ più di magia nel suo arsenale. Ha raggiunto il 15-30 con uno splendido dritto in avvicinamento che ha portato ad una drop volley vincente di rovescio eseguita in modo impeccabile. Dopo che Berrettini ha raggiunto il 30-30, Djokovic ha spostato il suo avversario da una parte all’altra con precisione chirurgica e poi ha scatenato un dritto vincente incrociato che è atterrato all’interno della linea di servizio. Forse scosso, Berrettini ha commesso un doppio fallo sul break point e Djokovic ha intuito che la fine era vicina.

Servendo sul 30-30 nell’ottavo gioco, Djokovic ha scagliato un vincente di diritto incrociato e poi ha sfidato Berrettini sulla diagonale del dritto; 5-3 Djokovic. Ora la testa di serie n. 7 era chiamata a servire per rimanere in partita, ma Djokovic stava facendo valere ogni risposta e battendo Berrettini dalla linea di fondo. Sebbene Berrettini abbia coraggiosamente salvato due match point con una drop volley vincente di dritto e un dritto esplosivo lungolinea vincente dalla linea di fondo, non è riuscito a sfuggire all’inevitabile. Berrettini ha commesso un errore di dritto per finire a match point per la terza volta e poi ha messo un ultimo rovescio in rete. Il trionfo di Djokovic per 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 è stato duramente guadagnato. Sorprendentemente, ha breakkato uno dei migliori servitori del circuito sei volte nel corso di quattro set.

Nelle sue sei partite verso la finale, l’italiano era stato breakkato un totale di cinque volte. Djokovic ha conquistato 34 punti su 48 quando si è avvicinato alla rete mentre Berrettini ne ha vinti 24 su 39, quindi la percentuale del serbo è stata decisamente migliore. Sebbene Berrettini abbia fatto 57 vincenti e Djokovic solo 31, questo è stato più che bilanciato dal fatto che la prima testa di serie ha commesso solo 21 errori non forzati, 27 in meno del più avventuroso Berrettini. Djokovic — che è diventato il primo uomo dopo Pete Sampras nel 1993 a perdere il suo primo set del torneo e andare a vincere il titolo — ha detto dopo la finale che sentiva di essere stato un po’ sulla difensiva e ha ammesso di essersi sentito teso all’inizio del match, ma resta il fatto che ha svolto il lavoro con precisione e professionalità. Sapeva cosa c’era in gioco e ha giocato di conseguenza. Cosa più impressionante di tutte, non ha trasformato la perdita del primo set in un aspetto negativo, decidendo che era ora di lasciar andare la tensione e iniziare a giocare di più alle sue condizioni.

E così Djokovic ora è proprio dove vuole essere, vicino al Grande Slam. Si sta spingendo fino in fondo per realizzare i suoi più grandi obiettivi e sta usando tutta la sua esperienza insieme al suo fisico straordinariamente resistente per soddisfare le esigenze del tennis di oggi. Solo quattro uomini in precedenza nella storia del gioco hanno vinto i primi tre Major della stagione. L’australiano Jack Crawford fu il primo nel 1933, ma perse una finale di cinque set ai Campionati degli Stati Uniti contro Fred Perry. Cinque anni dopo, Don Budge concluse il Grande Slam a New York. Nel 1956, il dinamico australiano Lew Hoad ne vinse tre di fila e mancava un match al Grande Slam prima che il suo connazionale Ken Rosewall lo fermasse a Forest Hills in finale.

Nel 1962 e nel 1969 Rod Laver li vinse tutti e conquistò due Grandi Slam. Nel 1978-1980 Bjorn Borg vinse i primi due Major della stagione [Roland Garros e Wimbledon, perché l’Australian Open si giocava a fine anno, ndr] e venne allo US Open sperando di mantenere vive le sue speranze del Grande Slam, ma perse nelle finali del 1978 e 1980 rispettivamente contro Jimmy Connors e John McEnroe, venendo invece battuto nei quarti di finale del 1979 da Roscoe Tanner. A quei tempi, l’Australian Open era l’ultimo invece che il primo Major della stagione, quindi Borg sarebbe senza dubbio andato a Melbourne se non avesse perso nelle due finali dello US Open.

Ora Djokovic si è affermato come il primo uomo dopo Laver nel 1969 a venire a New York in cerca del Grande Slam, e molti addetti ai lavori si aspettano che lo raggiunga. Sei anni fa, Serena Williams era in una posizione di comando simile mentre si avvicinava all’Open con tre Major in mano, ma perse in semifinale contro Roberta Vinci. Djokovic a mio avviso dovrebbe avere e avrà successo sul cemento allo US Open. È un Major dove ha avuto molta sfortuna. Il serbo è stato sconfitto in cinque delle sue otto finali, due volte contro Nadal (2010 e 2013), una volta contro Federer (2007), una volta in cinque set contro Andy Murray (2012) e una volta contro Stan Wawrinka nel 2016. Considerando che Djokovic ha vinto nove titoli all’Australian Open e non ha mai perso una finale “Down Under”, cresce la sensazione che dovrebbe avere un titolo di New York quest’anno. Dopotutto è stato probabilmente il miglior giocatore sul cemento dell’Era Open. Ora però merita un po’ di tempo per assaporare il suo sesto titolo di singolare a Wimbledon e il suo ottantacinquesimo in carriera.

La mia opinione è che Djokovic non dovrebbe giocare le Olimpiadi di Tokyo perché ha bisogno di tempo per riprendersi dalle fatiche del Roland Garros e di Wimbledon. Vuole eguagliare l’incredibile impresa di Steffi Graf del 1988 di un “Golden Slam” ma l’idea è che un viaggio a Tokyo (vincente o perdente) potrebbe costargli il titolo a Flushing Meadows. Ha detto dopo aver battuto Berrettini a Londra che la sua partecipazione a Tokyo è 50-50. Sarebbe molto meglio che non andasse in Giappone così presto dopo Wimbledon (è giunta proprio in questa ore la conferma che Nole sarà invece regolarmente in campo alle Olimpiadi, ndr).

Ma Djokovic si spingerà sempre verso le vette perché questo è semplicemente chi è, cosa vuole e come opera. È un campione in tutto e per tutto, un concorrente supremo che prospera sotto un’intensa pressione come nessun altro individuo, ed è un uomo che non dà nulla per scontato. Come ha detto dopo il suo trionfo su Berrettini, “è davvero una fortuna per me ed è incredibile che tutto questo stia capitando nello stesso anno. Questo è qualcosa che non mi aspettavo, ma sogno sempre di raggiungere i record più grandi del nostro sport”.

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

Continua a leggere

Flash

Gli outfit di Wimbledon 2021

Promossi e bocciati dell’unico Slam total white. Bene Federer e Serena (ma solo per pochi game), benissimo Andy Murray

Pubblicato

il

Ash Barty premiata da Kate Middleton - Wimbledon 2021 (credit to Credit_ AELTC_Ben Solomon)

La finale di Wimbledon tra Bjorn Borg e John McEnroe del 1980 è una delle partite più iconiche della storia del tennis. E, di conseguenza, altrettanto iconici sono i completi dei due tennisti durante quella partita. La polo Fila con il colletto blu scuro e le pinstripes di Borg è entrata talmente tanto nella cultura pop che nel celebre film di Wes Anderson “I Tenenbaum” è indossata dal personaggio con un passato da campione della racchetta. Ma anche la polo firmata Sergio Tacchini di McEnroe con le sue righe rosse e azzurre non era affatto da meno. Bene, oggi quelle polo sarebbero proibite ai Championships.

Negli ultimi vent’anni infatti si è passati dal predominantly white, che comunque lasciava spazio per creare variazioni interessanti sul tema, a un total white che soffoca ogni velleità creativa. Tanto che ormai i brand spesso non si impegnano più. Ad esempio, gli atleti uomini sponsorizzati Lacoste – a parte Djokovic – ormai da qualche anno si presentano con una semplicissima polo completamente bianca. Altri marchi si limitano a dare una spruzzata di bianco alla collezione più recente. Quest’anno è stato il caso di Nike che ha presentato gli stessi capi già visti al Roland Garros ma con una diversa colorazione.

In attesa che qualcuno all’All England Club ascolti il nostro appello per qualche concessione cromatica in più, noi ci riserviamo di commentare solo creazioni sufficientemente originali.

 

Novak Djokovic – Lacoste

Novak Djokovic – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Djokovic vince ancora, e ancora una volta Lacoste sceglie per lui il più classico dei completi. Certo a Wimbledon non si può giocare sui colori, ma il marchio del coccodrillo decide di non cambiare nemmeno lo stile e così il numero uno del mondo si presente a Londra con una semplice polo candida, impreziosita da un piccolo inserto dello stesso colore dell’erba sacra di Church Road. Lacoste dunque si ripete e allora noi facciamo lo stesso, come già scritto al termine del Roland Garros, infatti, pensiamo sia arrivato il momento di rischiare un tocco di originalità nella collaborazione tra Nole e Lacoste, senza perdere certo l’eleganza. (Chiara Gheza)

Roger Federer – Uniqlo

Roger Federer – Wimbledon 2021 (credit AELTC/Simon Bruty)

Anche il brand giapponese Uniqlo – che veste Roger Federer ormai dal 2018 (collaborazione inaugurata proprio sui campi di Church Road) – si attiene ovviamente al total white ma, per quanto riguarda il Maestro svizzero, lo sappiamo, c’è sempre un tocco di originalità e classe in più. Prova ne sia l’inserto sul bordo del colletto della polo, di colore verde smeraldo come i prati dell’All England Club. Della stessa tinta è anche il celebre logo “RF”, di nuovo immancabile sugli outfit di Roger. Ma non solo. Il tocco di originalità sta soprattutto nel quadrettato accennato sulla parte anteriore della polo, che ricorda inevitabilmente la rete del campo da tennis. Un’idea carina che, ancora una volta, conferma i gusti raffinati del campione elvetico. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Lotto

Matteo Berrettini – Wimbledon 2021 (credit to AELTC_David Gray)

Questo completo di Berrettini supera a malapena la soglia di fantasia fissata nell’introduzione. Ma si può non parlare di un outfit che entrerà nella storia del nostro tennis? Non si può appunto. Ed è già bello che a realizzarlo sia un marchio Made in Italy come Lotto, a cui va dato il merito negli anni di aver mantenuto una presenza costante nel grande tennis negli anni, riuscendosi a non facendoci schiacciare dai giganti dell’abbigliamento sportivo come Nike e Adidas. Un risultato raggiunto grazie all’attenzione per la qualità dei propri prodotti e alla scelta di testimonial che con dedizione sono riusciti a superare le aspettative di tutti. Come Matteo ma anche David Ferrer e Kevin Anderson nel passato recente.

Insomma, materiale tecnico di sostanza per giocatori di sostanza. La t-shirt che ha portato in finale Berrettini a Wimbledon è un manifesto di questa solidità estetica: taglio aderente ma non troppo, perfetto per far risaltare i muscoli del nostro atleta, fantasia fiammata, e logo in verde. Tutto molto pulito. Un po’ troppo come al solito. Ma rientra nella filosofia del brand e anche in quella del nostro n.1. (Valerio Vignoli)

Ashleigh Barty – Fila

Ashleigh Barty a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Ben Solomon)

Con il trionfo a Church Road, Ashleigh Barty ha scritto un’altra pagina di storia del tennis austrialiano, sollevando il trofeo cinquant’anni dopo la prima vittoria a Londra della connazionale Evonne Goolagong. Infatti, la n. 1 del mondo ha voluto rendere omaggio alla Goolagong presentandosi con un completo che ricordava quello indossato dall’ex campionessa quando ha vinto a Wimbledon, in particolare per quanto riguarda i leggeri ricami in sangallo sulla parte laterale del gonnellino e sulla parte posteriore della canotta. Un outfit Fila estremamente semplice quello di ‘Ash’, ma ricco di significati. In quei delicati ricami viene rievocata una parte di storia del tennis ‘Aussie’ ma soprattutto il grande esempio di Evonne, diventata una maestra di sport e di vita per la Barty e un’icona per tutti i giovani indigeni australiani. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – Nike

Serena Williams – Wimbledon 2021 (via Twitter, @usta)

Serena Williams vive una sfortunata edizione di Wimbledon, compromessa da un infortunio al primo turno che la costringe al ritiro dopo soli sei game, ma la sua apparizione, seppur breve, resterà ben impressa nella memoria proprio grazie all’outfit con il quale decide di fare il suo ingresso in campo. Serena si presenta con un completo monospalla che è ormai un suo marchio di fabbrica, ma a far parlare in questo 2021 è la gonna asimmetrica che sfoggia sopra il vestitino. La campionessa statunitense varca la soglia di Wimbledon con i lunghi capelli raccolti in una coda di cavallo, la felpa bianca e questo strascico candido che accarezza l’erba dietro di lei. Eccessivo forse, ma assolutamente nello stile di Serena. Rispetto ad altre occasione nelle quali dall’eccesso al trash il passo sembrava davvero breve, questa volta, seppur particolare e sopra le righe, l’outfit è elegante. Il completino indossato poi per giocare, appunto con monospalla e gonnellina svolazzante, è promosso a pieni voti. Peccato che una volta che Serena azzecca lo stile, la si sia potuta ammirare solamente per pochi minuti. (Chiara Gheza)

Andy Murray – Castore

Andy Murray – Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

Della collaborazione tra Andy Murray e Castore, forse il brand emergente più interessante nel mondo dell’abbigliamento sportivo, avevamo già parlato in toni entusiastici già l’anno scorso. Una joint venture tutta all’insegna della ricerca nei materiali e dello stile British. Il completo indossato da Sir Murray in questi Championships incarna la perfetta combinazione di queste due linee guida. Polo e pantaloncini, così come il resto dell’abbigliamento di questa nuova Andy Murray Collection, sono fatti con un tecnologico tessuto in lana merino elaborato in collaborazione con Woolmark, che trasmette freschezza solo a vederlo. Il tocco classy è dato da quell’ effetto knitted tipico della lana, il colletto a polo senza bottoni e l’utilizzo di un bianco non troppo bianco, quasi panna, accostato a delle finiture in un arancione scuro.

Il complesso è un outfit letteralmente memorabile. Candidato di certo ad essere uno dei migliori dell’intera stagione in campo maschile. Un completo che in tanti probabilmente vorrebbero sfoggiare nel proprio club. Qualcuno però potrebbe rimanere scoraggiato di fronte al costo proibitivo di questa polo: ben 100 euro, acquistabile sul sito di Castore. D’altronde, si sa, la qualità ha un prezzo. (Valerio Vignoli)

Collezione Adidas

Félix Auger-Aliassime a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Simon Bruty)
Angelique Kerber – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

United by sport” è il motto della collezione Adidas per questo Wimbledon 2021. Lo si può ritrovare anche in un insolito secondo logo circolare sui vari completi, accanto a quello del brand delle tre strisce. Due loghi si vedono di solito nelle magliette da calcio: quello della squadra e quello dello sponsor tecnico. E in effetti la collezione del gigante tedesco è ispirata proprio al football, come lo chiamano al di là della manica. Una scelta azzeccata considerando che gli Europei si sono giocati in contemporanea ai Championships.

Il richiamo al calcio è soprattutto nelle strisce verticali piuttosto ampie presenti in molti capi. Il tono su tono bianco le rende tuttavia poco evidenti. L’effetto risulta migliore in altre colorazioni degli stessi capi (rosse e blu), già viste ad esempio nei tornei di preparazioni sull’erba e che probabilmente rivedremo nei tornei americani. Ma comunque l’idea è abbastanza originale e per l’appunto molto appropriata considerata l’atmosfera “pallonara” che si respirava a Londra nelle ultime settimane. L’uso di un rosso molto vivo per le finiture, come quello di Liverpool e Manchester United, e di colletti a V stretti nelle maglietta di Auger Aliassime e nella canotta di Kerber amplifica l’effetto divisa. Peccato che nessuno degli atleti del team Adidas sia riuscito a sollevare il trofeo alla fine. (Valerio Vignoli)

Camila Giorgi – Giomila

Camila Giorgi a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Ian Walton)

Le scelte di Camila Giorgi in fatto di moda in campo sono sempre vincenti. Ai Championships il suo completino ‘Giomila’ (la linea di completi da tennis e sportswear creata da Camila stessa e dalla mamma) è certamente uno dei più eleganti e vezzosi. Quest’anno la tennista azzurra ha scelto di indossare un outfit arricchito da pizzi delicati presenti sulla parte laterale della canotta – aderente e grintosa ma resa più “vaporosa” grazie al tessuto in stile macramé – e sulla parte inferiore del gonnellino, con un leggero e delicato volant. (Laura Guidobaldi)

Coco Gauff – New Balance

Coco Gauff – Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

New Balance si sposa perfettamente con la freschezza e la grinta della giovane Coco Gauff. Anche a Wimbledon infatti l’outfit pensato per la giovane atleta è perfetto: canotta super aderente in contrasto con una gonna leggera, quasi impalpabile. Una scelta originale e adatta all’atleta che la indossa. Il binomio Gauff/New Balance supera lo slam inglese a pieni voti e lascia ben sperare per un futuro di originalità e classe, laddove i colori potranno aiutare a osare diversamente. (Chiara Gheza)

Bonus Off-Court: Kate Middleton

Ash Barty premiata da Kate Middleton – Wimbledon 2021 (credit to Credit_ AELTC_Ben Solomon)

Tanti gli outfit riusciti durante questo Wimbledon, ma la regina di stile a Londra da qualche anno a questa parte è una e una soltanto: Kate Middleton. La moglie dell’erede al trono infatti non delude nemmeno nella due giorni di finali. Kate indossa, in occasione del match femminile, un abito verde brillante della stilista inglese Emilia Wickstead lungo fino alla metà del polpaccio, impreziosito da una classica scarpa Jimmy Choo. La duchessa di Cambridge raggiunge, però, l’apice dell’eleganza il giorno successivo in occasione della finale tra Matteo Berrettini e Novak Djokovic. Kate infatti è splendida in un abito leggero color rosa pastello stretto in vita da una cintura ton sur ton, disegnato anch’esso da un marchio d’Oltremanica: Beulah London, La scarpa ha un laccetto alla caviglia che taglierebbe la gambe a chiunque di noi comuni mortali, mentre su di lei sembra perfetta.

Domenica peraltro impegnativa per la duchessa che, dopo aver assistito al trionfo di Djokovic, deve precipitarsi a Wembley per la finale dell’Europeo tra Italia e Inghilterra. Nel mezzo non poteva mancare un cambio d’abito. Kate toglie l’elegante vestito adatto al tennis club più famoso del mondo, per indossare un pantalone casual con maglia e giacca bianche. Look azzeccato per uno stadio di calcio. Così come a Wimbledon anche a Wembley in fatto di stile è lei la vincitrice. (Chiara Gheza)

Continua a leggere

Flash

Steve Flink: “All’inizio Djokovic è stato fortunato perché Berrettini era più nervoso di lui”

Impressioni su Wimbledon. Dai progressi di Matteo alle fragilità di Zverev. Barty si conferma la più forte. Federer potrà reggere altre sconfitte come quella con Hurkacz?

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Il terzo Slam dell’anno si è concluso (a livello maschile) con il medesimo vincitore dei primi due, vale a dire un Novak Djokovic sempre più vicino al Grande Slam, mentre Ashleigh Barty ha conquistato il suo secondo Major in assoluto e il primo ai Championships. Di questo e di altro ancora hanno parlato il direttore Scanagatta e Steve Flink nella consueta chiacchierata virtuale di fine Slam. Di seguito il video:

I PUNTI SALIENTI

00:00 – Flink: “Entrambi pensavamo arrivasse Zverev in finale. Per Berrettini è stato un bene non giocare con Zverev e con Federer, ma piuttosto con Hurkacz. Berrettini ha servito molto bene e ha fatto un grande torneo. Chi non lo conosceva si è divertito molto a vederlo giocare nel match contro Djokovic”.

 

01:45 – Ubaldo: “Sono rimasto sorpreso dalla rimonta di Matteo nel primo set e dal nervosismo di Djokovic all’inizio del match, anche se poi è stato in grado di cambiare passo. Berrettini all’inizio ha commesso errori che non aveva commesso nei match precedenti e la sua percentuale di prime nei primi otto-dieci game è stata circa del 43%”. Flink: “Djokovic è stato fortunato all’inizio che il suo avversario fosse più nervoso di lui”. Ubaldo: “Nessuno si aspettava che Berrettini lottasse con Djokovic per tre ore e 25 minuti”. Flink: “Il punteggio non esprime quanto combattuto sia stato il match”.

06:35 – Ubaldo: “Se osserviamo i risultati di Zverev negli Slam, si nota che non ha mai battuto un Top 10. Questo mostra la sua fragilità, già emersa quando è andato a servire per il match contro Thiem allo scorso US Open”. Flink: “Io penso stia facendo dei progressi e penso che la sua reazione sia molto buona, perché quando un giocatore di quella caratura è arrabbiato per le sconfitte e non cerca scuse è un buon segno”.

08:25 – Su Korda. Ubaldo: “Gioca bene, è un giocatore solido, sono certo che otterrà buoni risultati in futuro, è di gran lunga il miglior americano”. Flink: “Mi aspetto che entro la fine dell’anno si spinga fino alla Top 20”.

10:45 – Su Shapovalov. Flink: “Penso che abbia giocato in maniera eccezionale contro Djokovic e che il risultato non gli rende giustizia”. Ubaldo: “La mia impressione è che abbia giocato molto bene quando non era sotto pressione, mentre perdeva qualcosa nei momenti decisivi. Il talento non si discute. Penso sia uno dei giocatori più interessanti. Preferisco vedere giocare lui rispetto ad Auger-Aliassime”. Flink: “Io li considero quasi allo stesso livello. Sono entrambi belli da vedere e saranno a lungo Top 10; forse si sfideranno per uno Slam in futuro”.

15:15 – Sulla sfida tra Hurkacz e Berrettini. Flink: “Hurkacz non ha servito come doveva e non aveva idea di come rispondere al servizio di Berrettini. È stato fortunato a vincere il terzo set”. Ubaldo: “Berrettini è stato bravo a breakkarlo immediatamente nel primo gioco del quarto”.

16:50 – I progressi di Berrettini. Ubaldo: “Non sono solo piacevolmente sorpreso dalla finale raggiunta, ma anche dai progressi fatti sul rovescio, che è il suo punto debole. Ha usato spesso lo slice. Ha colpito piatto in risposta e ha usato lo slice entrando nello scambio”. Flink: “Ha fatto molti progressi rispetto alla semifinale dello US Open del 2019 per diversi motivi: riesce a spingerlo, a rispondere e ad usare uno slice aggressivo”.

27:05 – Su Djokovic e le Olimpiadi. Ubaldo: “Ho l’impressione che lui non voglia andare per l’assenza di pubblico, anche se per lui può essere un torneo facile da vincere. Credo che alla fine non andrà”. Flink: “È un viaggio lungo. Ha bisogno di riposo visto che ha giocato due Major in poche settimane. Penso che prenderà una pausa e concentrerà tutte le sue energie a New York, perché quello è l’obiettivo storico che lui realmente vuole raggiungere”. Ubaldo: “Lui è molto patriottico e in Serbia spingono molto per la sua partecipazione, è difficile per lui dire di no ad una medaglia quasi certa per il suo paese”.

35:35 – Su Federer. Flink: “Sa di essere stato un po’ fortunato nel match con Mannarino, anche se penso avrebbe vinto. Ha avuto un buon tabellone fino al match con Hurkacz. La cosa sorprendente nel match perso è stato il calo a livello mentale. Per qualche ragione si è buttato giù, è sembrato scoraggiato”. Ubaldo: “Sono stato sorpreso nel vederlo sbagliare molti diritti, non so se sia a causa delle ginocchia. Per chi ha sempre avuto il diritto come punto di forza, sbagliarlo può buttare giù e far perdere la fiducia in sé stessi”. Flink: “Anche il servizio non è stato così devastante”.

41:40 – Flink:” Non penso che Federer tollererà molti match come quello sul Centrale. Spero che la gente intorno a lui sia onesta dicendo cosa pensano realmente dell’immediato futuro”. Ubaldo: “Deve ascoltare le persone di cui si fida perché l’agente spingerà per farlo giocare per sempre”.

45:30 – Il torneo femminile. Flink: “Barty ha meritato il successo, sa come giocare su questa superficie”. Ubaldo: “I primi tre games e mezzo in cui Pliskova non ha fatto un punto sono stati utili: il pubblico ha iniziato a tifare per lei perché voleva una finale combattuta. Se non fosse successo, il gioco di Barty (più bello da vedere) li avrebbe probabilmente convinti a supportare lei a discapito di Pliskova”.

52:30 – Su Gauff. Flink: “Coco sta ancora imparando, sta migliorando molto quest’anno ma Kerber è una giocatrice completamente diversa da quelle che ha incontrato quest’anno, mancina, serve molto bene ed è molto intelligente nel gioco. Coco imparerà da questo match e sarà una grande minaccia allo US Open”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement