Coppa Davis, Croazia-USA 2-0: Coric e Cilic facile, Croazia sul velluto

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Coppa Davis, Croazia-USA 2-0: Coric e Cilic facile, Croazia sul velluto

ZARA – Pronostico rispettato in Croazia, con entrambi i singolari appannaggio della squadra di casa. Coric si impone nettamente in tre set su Johnson, Cilic fa lo stesso con Tiafoe. La Croazia va sul 2-0 e può chiudere sabato

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da Zara, il nostro inviato

COPPA DAVIS, SEMIFINALI

CROAZIA-USA 2-0

 

B. Coric (CRO) b. St. Johnson (USA) 6-4 7-6(4) 6-3

Sarò sincero, quel match non è un bel ricordo. Giocai bene ma non bastò per vincere. La situazione però oggi è diversa, io sono un giocatore migliore rispetto ad un anno e mezzo fa” aveva dichiarato Coric prima di scendere in campo, riferendosi all’unico precedente  contro Steve Johnson, il match di secondo turno del Roland Garros dello scorso anno, che lo vide soccombere in quattro set (62 76 36 76).

E lo ha dimostrato, giocando un match praticamente perfetto dal punto di vista tattico nel quale è risultato il giocatore tecnicamente più completo in campo (“Ho giocato un bel match, sono stato veramente solido” dirà al termine del match). Il 21enne di Zagabria ha infatti inchiodato Johnson sulla diagonale di rovescio per quasi tutte le due ore e mezza di durata dell’incontro – eccetto che nella seconda parte del secondo set, l’unico momento di equilibrio del match – e da quel lato il rovescio in slice che lo statunitense si è ritrovato a dover giocare, praticamente sempre, era troppo poco incisivo per contrastare la pressione dei colpi da fondo del croato, che ha potuto così comandare quasi indisturbato il gioco. Aiutato anche dalla morbidissima terra zaratina che ha ammortizzato la potenza del servizio e del dritto – quando Coric glielo ha fatto giocare – di Johnson e soprattutto ha evidenziato le difficoltà del n. 30 del mondo negli spostamenti laterali, nei quali lo si è visto spesso lento ed impacciato.

LA CRONACAIl primo set è deciso dal break al terzo gioco ottenuto da Coric che poi ha tenuto senza problemi (una solo volta si è andati ai vantaggi) i suoi turni di battuta ed ha chiuso 6-4. Come detto in premessa, la supremazia del n. 18 del mondo era troppo netta sul lato sinistro e Johnson non riusciva ad uscire dallo scambio su quella diagonale, dove alla fine si trovava a soccombere. Il secondo set pareva dovesse rispecchiare l’andamento del primo dopo il break iniziale di Coric, che si portava poi sul 3-1 e sembrava gestire tranquillamente il match. Johnson appariva invece sconfortato: la semplice volée alta che sbagliava ed il doppio fallo che commetteva subito dopo, che portavano Coric a due punti dal secondo break, parevano l’inizio della resa. E invece era Borna ad avere un inaspettato passaggio a vuoto e dal 30-0 perdeva quattro punti di fila (brutta anche qui una volée sbagliata sul 30 pari) e concedeva il controbreak a Johnson. Che subito dopo si portava sul 4-3 e urlava il primo “Come on” dell’incontro. Il 28enne di Orange aveva cambiato qualcosina nel suo modo di stare in campo e aveva iniziato a copiare la tattica di Coric, cercando di essere il più possibile aggressivo alla risposta. Borna così indirizzava lo scambio sulla diagonale del rovescio, Steve prendeva l’iniziativa per poi spingere col dritto.

Il pubblico di casa percepiva che il momento era importante ed aumentava l’intensità dei “Borna Coric” urlati dalle tribune. Dove si notava l’onda lunga della finale dei mondiali di calcio conquistata dalla Croazia: rispetto ai match contro Canada e Kazakistan, le tribune erano molto più affollate (ben più della metà dei posti disponibili, quindi almeno 4.000 persone), con molti spettatori con la maglietta a scacchi biancorossi della nazionale di calcio croata. Coric si rimetteva subito in carreggiata e tornava a tessere le sue trame di gioco, infierendo nuovamente con sistematicità sul rovescio in slice di Johnson, che però riusciva ed essere maggiormente propositivo rispetto alla prima ora di gioco. Era comunque sempre lo statunitense a dover annullare una palla break nel nono gioco prima di arrivare a giocarsi il parziale al tie-break. Dove aveva la sua occasione sul 4-3 e con due servizi a disposizione. Ma qui si spegneva (“Peccato per un paio di dritti” dirà al termine del match), con Coric che infilava quattro punti consecutivi (“Dal 3 pari fino al tie-break ero un po’ in difficoltà, ma ho cercato di rimanere aggrappato al punteggio ed è andata bene” il commento di Borna post-match) e con una bella volée bassa chiudeva 7-4. Secondo set, 7-6 Croazia.

Borna Coric – Coppa Davis 2018 (via Twitter @PabloPuente17)

La partita di fatto finiva qui. Il terzo set tornava ad incanalarsi sui binari iniziali, con il giocatore di casa in assoluto controllo del match ed il pubblico che continuava ad incitarlo (“Non mi aspettavo tanto pubblico di venerdì alle undici di mattina, mi hanno aiutato tanto, grazie davvero“). Coric trovava un bel modo per ringraziare, con un lob vincente in tweener che faceva esplodere i tifosi croati, prima di piazzare l’accelerazione definitiva con il break nel quarto gioco. Nei tre successivi turni di battuta Borna lasciava per strada solo due punti, chiudendo 6-3 dopo due ore e mezza scarse di gioco e conquistando il primo punto per la Croazia.

M. Cilic (CRO) b. F. Tiafoe 6-1 6-3 7-6(5)

Assenti Isner e Sock, il ct Courier aveva sperato di sparigliare le carte facendo esordire il giovanissimo Frances Tiafoe in un match in cui non aveva niente da perdere, dovendo affrontare il n. 7 delle classifiche mondiali Marin Cilic. Il risultato non è stato quello sperato (“Ma Frances ha giocato un buon match ed ha avuto le sue chances, è importante per il suo processo di crescita giocare match come questo, in Coppa Davis” il commento del capitano USA al termine della giornata), anche se dopo un inizio disastroso – forse anche a causa dell’emozione – il 20enne statunitense dalla seconda metà del secondo set ha retto dignitosamente il campo, arrendendosi nel terzo e ultimo parziale solo nel tie-break conclusivo che con un pochino di esperienza  in più avrebbe forse portato a casa (“Sì, ho avuto le mie occasioni nel tie-break, ma lui è stato bravo” ha detto lo statunitense nel post match). Alla fine però, i fondamentali da fondo campo di Tiafoe sono risultati essere ancora un pochino troppo leggeri per reggere alla pesantezza di quelli del n. 7 del mondo, che non è sembrato risentire del cambio di fuso orario, cosa che più lo preoccupava alla vigilia considerato che solo sette giorni fa era New York a giocarsi l’accesso alle semifinali dello US Open.

LA CRONACA – Neanche il tempo di girar pagina nel taccuino dopo il match tra Coric e Johnson, che Cilic era già sul 3-0, dopo aver strappato il servizio a zero a Tiafoe nel secondo game. Il n. 1 croato si complicava un po’ la vita concedendo una palla break nel quinto gioco, ma ne usciva grazie al servizio ed era invece il suo giovane avversario a cedere nuovamente la battuta nel game successivo. Cilic stavolta rimaneva concentrato e portava a casa il primo set per 6-1 in 25 minuti di gioco.

La musica non cambiava neanche nella prima parte del secondo set, con la cilindrata di Cilic che appariva troppo superiore a quella di Tiaofe. Lo statunitense pagava un po’ di tributo all’emozione dell’esordio in Davis commettendo qualche errore banale. Tanto che il tennista di Medjugorje provava anche il serve&volley, a dimostrazione di quanto fosse tranquillo e iniziasse a considerare il match quasi un allenamento agonistico. Un eccesso di confidenza che pagava subendo il break nel sesto gioco e vedendo Tiafoe avvicinarsi sul 4-3. Il match era diventato più equilibrato, un po’ per demerito di Cilic, causa qualche gratuito di troppo, ma anche per merito di Tiafoe che si era fatto più incisivo col servizio e solido da fondo, decidendo che era il caso fosse il suo avversario a meritarsi il punto (“Lui è salito con la risposta, io ho sbagliato qualche colpo di troppo.  Poi nel terzo set ha dimostrato di saper giocare un gran tennis” le parole di Cilic nel dopo partita). Ci volevano così quasi dieci minuti e sei vantaggi a Cilic per portare a casa l’ottavo gioco, ma passato quel momento il croato strappava nuovamente la battuta all’avversario e conquistava il secondo parziale per 6-3, dopo solo un’ora e un quarto di gioco.

Nel terzo parziale entrambi tenevano tranquillamente fino all’ottavo gioco (mai più di due punti per chi era alla risposta), con Tiafoe che continuava a salire con la resa della prima di servizio. Era Cilic il primo a dover ricorrere ai vantaggi per portarsi sul 5-4, ottenuto con una splendida volée smorzata di rovescio che faceva esultare i tifosi croati sulle tribune, ora veramente molto piene. Ma anche i supporter yankee trovavano modo di esultare, in una giornata scarsa di soddisfazioni, quando con un ace Tiafoe impattava sul 5 pari. Si arrivava così al tie-break, giusta conclusione per un parziale equilibrato. Era Tiafoe a partire meglio dai blocchi e a portarsi sul 3-0. Qui, forse, era l’emozione e la disabitudine a giocare match di questo livello che lo vedevano sbagliare un passante di rovescio non impossibile e soprattutto commettere una ingenuità a rete, quando non chiudeva una volée che chiedeva solo di essere chiusa.

Cilic coglieva l’attimo e infilava una serie di 4 punti consecutivi, per poi chiudere 7-5 il gioco decisivo. 7-6 Croazia, dopo due ore e un quarto di partita. Il pubblico di casa poteva esultare, mentre l’arbitro Ramos – tornato ad arbitrare a sei giorni di distanza dalla turbolenta finale femminile dello US Open – pronunciava il conclusivo “Game set and match Croazia”. Con questa vittoria Cilic ottiene l’ennesimo record con la maglia croata di Davis: a quelli del maggior numero di tie (ora salito a 24), del numero di anni di convocazione (12) e del maggior numero di singolari vinti (27 con quello di oggi), aggiunge quello del maggior numero di vittorie in totale – tra singolo e doppio – portandosi a 37 e distanziando Ivan Ljubicic.

Ma soprattutto permette alla sua nazionale di giocarsi la possibilità di chiudere già domani la sfida, quando l’inedita coppia di Davis (ma non a livello ATP, dove hanno giocato assieme in qualche occasione negli anni scorsi) composta da Ivan Dodig e Mate Pavic (“Dobbiamo ancora decidere” ha detto il ct Krajan, facendo però intendere che probabilmente toccherà a loro) cercherà di portare il terzo decisivo punto contro un’altra coppia inedita, questa in assoluto, formata da Mike Bryan e Ryan Harrison, convocato all’ultimo proprio a causa del forfait di Jack Sock (“Il doppio è sempre molto importante in Davis, può cambiare l’inerzia di un match. Accadde così due anni fa contro la Croazia che rimontò dallo 0-2. Siamo qui per dare battaglia fino alla fine” ha dichiarato Courier in merito alle chances USA per domani). Anche se, visto come è andata oggi, il ct croato Krajan può dormire sonni tranquilli anche se si dovesse arrivare a domenica (“Non ci rilassiamo di sicuro, ma sicuramente siamo in una bella situazione” il suo commento finale).

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Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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Coppa Davis: è stata un’occasione buttata? Probabilmente sì. Si ripresenterà? Penso di sì

La scelta di Filippo Volandri che ha schierato Matteo Berrettini in doppio, sebbene a digiuno di tennis da 40 giorni, viene ancora oggi molto discussa. Nei circoli di tennis e sui social. Il post di papà Fognini, il commento di papà Bolelli, il pensiero del direttore…anche su questa Davis che non gli piace

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini giocano il doppio decisivo contro il Canada - Malaga 2022, Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Che peccato non aver vinto questa Coppa Davis. Era davvero alla nostra portata. Avessimo battuto il Canada non avremmo mai perso con l’Australia.

Più ci penso e più me ne faccio un cruccio. E mi chiedo se davvero non si sia un po’ buttata una grande occasione. Tutte le persone che mi è capitato di incontrare, a Malaga come al ritorno in Italia, sull’aereo, al circolo, con gli amici, sui social, condividevano l’identica sensazione.

Ha fatto, fa e farà discutere la scelta di Filippo Volandri che ha schierato in doppio Matteo Berrettini che non si era mai allenato con la squadra, che aveva provato a giocare solo un paio di giorni dacchè aveva perso a Napoli (con un piede gonfio come un melone…) la finale con Musetti.

 

Non frequento abitualmente Facebook ma mi è stato inoltrato un commento di papà Fognini, Fulvio, alias Fufo56  che qui riporto fedelmente con maiuscole e minuscole e mi ha fatto riflettere (al di là della discutibile… eleganza, ma pare che nei social network ci si esprima spesso così!): “LI SENTI PARLARE E SONO TUTTI CONTENTI PER ESSERE ARRIVATI IN SEMI…ma andate a fare in culo, questa era una DAVIS DA VINCERE!”. Sic dixit Fufo 56.

Dopodiché, e anche questo mi viene segnalato da un fedele addetto ai Facebook-posts, è arrivato a commento di ciò un “like” – che potrebbe apparire piuttosto significativo – di Simone Bolelli.

In aereo da Malaga a Bologna ho incontrato papà Bolelli, Daniele, e lui mi ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – che Simone aveva uno stiramento di 6 millimetri certificato da ecografia, motivo per cui non sarebbe stato certamente consigliabile farlo scendere in campo.

Era un problema peggiorato con la partita contro gli USA (vinta su Sock e su Paul…grazie capitan Fish, che hai preferito puntare sul n.103 del doppio invece che sul n.3 Ram! n.d.Ubs)- mi ha detto papà Bolelli – peraltro aveva questo problema già all’arrivo a Malaga…Peccato perché se avesse potuto giocare sono convinto che i nostri avrebbero vinto”.

Una sensazione condivisa anche da chi di Simone… non è il papà.

Però anche papà Bolelli non riusciva a spiegarsi – e presumo che ne avesse parlato anche con suo figlio – perché al fianco di Fognini fosse sceso in campo Berrettini e non Musetti. “Non mi risulta che sia stato Fabio (Fognini) a scegliersi il compagno”.

Non restava che chiederlo a Fognini e magari a Musetti, non senza aver appurato che Sonego aveva preso i sali e accusato i crampi  durante il suo vittorioso (e splendido) match di 3h e 15 m con Shapovalov.  Il bis di quello vinto con Tiafoe. Non era quindi, purtroppo, in grado di giocare.

Nel mio audio commento di sabato sera, subito dopo il doppio perso con il Canada, avevo detto: “Se Sonego avesse vinto in due set e in due ore, come poteva benissimo dopo essere stato a 2 punti dal match sul 5-2 del tiebreak del secondo set, il doppio lo avrebbe giocato quasi certamente lui accanto a Fognini”.

Ciò anche se, a differenza di Berrettini (che accanto a Fognini aveva collezionato 6 vittorie e 3 sconfitte, sia pure in tempi non recenti), Sonego con Fognini non avesse mai giocato.

Con un tiro incrociato di mini-indagini senza pretese sono riuscito a sapere che Fognini effettivamente non è stato interpellato riguardo a chi avrebbe dovuto giocare al suo fianco.

E questo in verità mi è parso piuttosto sorprendente. Avrei in origine scommesso il contrario. Ho saputo che Musetti (non appena raggiunti gli spogliatoi pochi minuti dopo la sconfitta patita con Aliassime) e tutti quanti gli altri componenti della squadra hanno appreso all’unisono dalle labbra di Filippo Volandri che il doppio lo avrebbero giocato Fognini e Berrettini.

Qualcuno, mi è stato detto, si è anche un po’ sorpreso, perché Matteo non si era praticamente mai allenato con il resto della squadra.

Quando a fine doppio perduto si sono presentati in conferenza stampa Volandri, Berrettini e Fognini, uno più abbacchiato dell’altro, non era certo il caso di infierire.

Nessuno infatti si è sentito di farlo. Anche perché sarebbe stato troppo facile dare la sensazione di esprimere un parere dettato dal senno di poi.

Io stesso, in quei momenti di chiara tristezza, mi sono sentito in dovere di ringraziare comunque un team che, a livello individuale come di squadra, negli ultimi due/tre anni ci ha dato soddisfazioni che non provavamo da più di 40 anni.

 E non l’ho fatto per buonismo, ma perché è vero che nell’ultimo triennio le cose sono andate ben diversamente rispetto al più recente (e meno recente) passato.

Dopodiché, fra amici e colleghi, ci siamo però anche detti: “Ragazzi, ma come è cambiato il nostro giornalismo! Ora siamo tutti buonisti, tutti ci preoccupiamo più di non turbare i nostri futuri rapporti con i tennisti, con il capitano, che non di scrivere quel che molti pensano e che anni fa sarebbe stato scritto su qualunque giornale”.

E cioè che – ripensandoci a mente fredda e senza voler assolutamente maramaldeggiare affidandosi al senno del poi – non è davvero troppo comprensibile la scelta di Volandri. Cioè l’aver scelto di schierare in doppio un Matteo senza alcun tennis alle spalle per 40 giorni anziché un Musetti che di tennis ne ha giocato parecchio e anche piuttosto bene, tanto da essersi costruito nel finale di stagione una classifica, n.23, di tutto rispetto, recuperando in buona parte il gap con Sinner e Berrettini che ormai lo sopravvanzano di soli 8 e 7 posti.

Un Matteo fermo da 40 giorni e che in 4 mesi da Gstaad in poi aveva giocato soltanto 15 singolari (meno di 4 al mesebattendo solo 3 top 50 di medio-bassa caratura (Coric 26, Baez 37 e Davidovich 39) e per il resto soltanto tennisti dal 70mo posto in giù.

Mentre Musetti negli ultimi 4 mesi aveva giocato più del doppio delle partite di Matteo – 31 match dal vittorioso Amburgo, registrando successi di un certo peso nei confronti di tennisti (Amburgo compreso) quali Alcaraz (6 all’epoca e poco dopo n.1), Ruud (4 una settimana prima di diventare n.3), Cilic (17), Kecmanovic (30), Cerundolo (30), Davidovich (35), Ruusuvuori (42) e altri giocatori d’esperienza come Goffin e  Lajovic, prima di battere lo stesso Berrettini (n.15) in quel di Napoli.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Che Matteo, fermo sulle gambe (sui piedi?), in clamorosa difficoltà nel rispondere di rovescio da sinistra, si sia rivelato spento di riflessi a rete, poco centrato perfino nel servizio oltre che nel dritto, non avrebbe dovuto essere una gran sorpresa per chiunque. O è solo senno di poi?

Nel tennis non ci si improvvisa. Tutti lo sanno. E qualcuno avrebbe dovuto pur accorgersene nei rarissimi allenamenti da mercoledì in poi. Un giorno? Due? Tre?

Qualcuno ha sottolineato che l’unica alternativa possibile a Berrettini, Lorenzo Musetti, era piuttosto abbacchiato per aver appena perso da Aliassime.

Ma, ragazzi, si sta parlando di una sconfitta patita con il n.6 del mondo! Uno dei tennisti più hot del tennis di questo autunno. E nel caso di Fritz, del n.9 del mondo, di un tennista che aveva appena raggiunto le semifinali al Masters ATP di Torino giocando alla pari con tutti i più forti. Dal quale, oltretutto, Musetti ha perso un primo set di un soffio, 10-8 al tiebreak, dopo averlo condotto per 5 punti a 3 ed essersi conquistato anche un paio di setpoint (annullati da servizi vincenti di Fritz su una superficie assai veloce).

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Insomma, ci sta che un ragazzo di 20 anni si possa sentire un po’ abbacchiato per non essere stato in grado di portare il punto da n.1 azzurro contro Fritz e Aliassime, ma Musetti non aveva mica giocato contro…pizza e fichi! Bastava farglielo capire.

Lì deve essere il capitano a tirarlo su, a dirgli, “dai Lorenzo sei stato bravo, hai perso contro due campioni, adesso ti butto dentro nel doppio e vedrai che giocherai benissimo”. Musetti è giovane, ma non è un under 10 che sarebbe stato incapace di reagire.

Ovvio che manca la controprova, a questo punto. Avrebbe giocato bene o male Lorenzo? Chi può saperlo con certezza? Nessuno. Ma avrebbe potuto giocare peggio di Matteo? Non lo credo possibile. Senno di poi? Solo fino a un certo punto.

Ho sempre stimato Matteoho creduto nelle sue possibilità e in quelle del suo ottimo team, dall’ottimo Santopadre in giù – ecco qui un link su quanto scritto anni fa, quando venni quasi ingiuriato da alcuni lettori quando dissi che aveva dimostrato di avere le potenzialità di un Thiem per averlo battuto una volta e perso di misura un’altra (poi lo avrebbe anche ribattuto al Masters di Londra)– quando ben pochi sembravano aver fiducia in lui.

Quindi non saltino fuori adesso coloro che mi accusino di avercela con lui o di essere negativo e ipercritico nei suoi confronti. Né di esserlo nei confronti di Volandri. Chi sceglie può sbagliare. Hanno sbagliato in passato tutti i capitani del mondo, all’estero (Fish l’ultimo caso!) e in Italia:  Pietrangeli, Panatta che pure è stato un ottimo capitano ma…ricordate quando schierò Narducci in Svezia “per dare una lezione a Canè”? E Nargiso a Vienna contro l’Austria? Ma anche Bertolucci e Barazzutti non sono sempre stati esenti da scelte contestate da critici e opinione pubblica. Può sbagliare, certo in buona fede, anche Fiippo Volandri. Mica l’ha fatto apposta!

Lui da una parte, Matteo Berrettini dall’altra, in buona fede hanno ritenuto di aver fatto la scelta migliore e di poter dare un contributo migliore. Nonostante una partita a dir poco imbarazzante di Matteo (che ha dato perfino per fuori palle finite abbondantemente dentro) grazie a un Fognini super per un set e mezzo – prima di venir travolto anche lui dalla mission impossible – il duo azzurro è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Il che non può non accrescere, però, i nostri rimpianti.

Che si sia sprecata una grande opportunità è purtroppo vero. In quel senso papà Fognini, papà Bolelli, Simone, hanno ragione. Non c’era la Russia (che non ci sarà neppure nel 2023) ed eravamo riusciti a battere gli Stati Uniti grazie ad un prodigioso Sonego – ben tornato Lorenzo! – e al doppio titolare Fognini-Bolelli.

Forse l’occasione si ripresenterà. Magari già tra un anno. Intanto perché abbiamo ottenuto una wildcard e perché rigiocheremo a Bologna nel girone che speriamo ci riporti a Malaga fra le 8 finaliste. E, come appena detto, la Russia di Medvedev e Rublev sarà nuovamente assente.

L’Italia ha almeno 4 singolaristi e 4 doppisti (incluso Vavassori che ho visto giostrare alla grande contro Pavic-Mektic e contro Krajicek-Dodig senza assolutamente sfigurare) di gran livelloE non penso che potrà avere tutta la sfortuna che ha avuto quest’anno. Alludo ai ripetuti infortuni di Berrettini, Sinner, Bolelli.

Dico questo anche se purtroppo dovremo sorbirci almeno ancora un anno di una formula Davis che non mi piace. Una Davis che attribuisce per due anni di fila la celebre “saladier” d’argento fatta coniare da Dwight Davis nel 1900 nella famosa gioielleria di Boston a una squadra che in una finale vince appena 4 set (2 per match, prima di rendere superfluo il doppio), non è parente della Davis che Mr.Dwight Davis aveva ideato quando il tennis era molto meno popolare di oggi e aveva team molto più risicati.

Vincendo quattro soli set in una finale una squadra non era neppure sicura di aver conquistato un punto, dei 3 che servivano per aggiudicarsi la Coppa Davis.

Ma di quel che penso su come la Davis – che non è da buttare, alla gente piace, di pubblico ce n’è stato tanto – potrebbe tornare ad assomigliare alla vecchia Davis, con quattro singolari incrociati e un doppio che valga per il 20% dei punti e non per il 33% (ma, tuttavia almeno quel doppio venga sempre giocato…a Malaga 3 volte su 7 non lo si è neppure giocato e i doppisti sono venuti a fare un viaggio a vuoto) scriverò prossimamente.

Si può sognare di ridarle parte dell’antico lustro ora che l’ATP Cup, quella pagliacciata “inventata” dagli australiani (per attirare i tennisti laggiù, Down Under, fin da gennaio in funzione Australian Open) e appoggiata dall’ATP in sciocca e miope antitesi alla Coppa Davis gestita – in modo purtroppo abborracciato e politichese da ITF e Kosmos – è fortunatamente morta e sepolta. Ne riparleremo qui su Ubitennis. Così come riparleremo dell’assurdità di considerare head to head validi statisticamente i match della Laver Cup che al posto di un terzo set fanno giocare un long tiebreak. Che brutta cosa la politica (e il dio denaro) quando inquina la natura di uno sport. I mondiali di calcio nel Qatar non sono l’unico esempio.

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