Coppa Davis, Croazia-USA 2-0: Coric e Cilic facile, Croazia sul velluto – Ubitennis

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Coppa Davis, Croazia-USA 2-0: Coric e Cilic facile, Croazia sul velluto

ZARA – Pronostico rispettato in Croazia, con entrambi i singolari appannaggio della squadra di casa. Coric si impone nettamente in tre set su Johnson, Cilic fa lo stesso con Tiafoe. La Croazia va sul 2-0 e può chiudere sabato

Ilvio Vidovich

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da Zara, il nostro inviato

COPPA DAVIS, SEMIFINALI

CROAZIA-USA 2-0

 

B. Coric (CRO) b. St. Johnson (USA) 6-4 7-6(4) 6-3

Sarò sincero, quel match non è un bel ricordo. Giocai bene ma non bastò per vincere. La situazione però oggi è diversa, io sono un giocatore migliore rispetto ad un anno e mezzo fa” aveva dichiarato Coric prima di scendere in campo, riferendosi all’unico precedente  contro Steve Johnson, il match di secondo turno del Roland Garros dello scorso anno, che lo vide soccombere in quattro set (62 76 36 76).

E lo ha dimostrato, giocando un match praticamente perfetto dal punto di vista tattico nel quale è risultato il giocatore tecnicamente più completo in campo (“Ho giocato un bel match, sono stato veramente solido” dirà al termine del match). Il 21enne di Zagabria ha infatti inchiodato Johnson sulla diagonale di rovescio per quasi tutte le due ore e mezza di durata dell’incontro – eccetto che nella seconda parte del secondo set, l’unico momento di equilibrio del match – e da quel lato il rovescio in slice che lo statunitense si è ritrovato a dover giocare, praticamente sempre, era troppo poco incisivo per contrastare la pressione dei colpi da fondo del croato, che ha potuto così comandare quasi indisturbato il gioco. Aiutato anche dalla morbidissima terra zaratina che ha ammortizzato la potenza del servizio e del dritto – quando Coric glielo ha fatto giocare – di Johnson e soprattutto ha evidenziato le difficoltà del n. 30 del mondo negli spostamenti laterali, nei quali lo si è visto spesso lento ed impacciato.

LA CRONACAIl primo set è deciso dal break al terzo gioco ottenuto da Coric che poi ha tenuto senza problemi (una solo volta si è andati ai vantaggi) i suoi turni di battuta ed ha chiuso 6-4. Come detto in premessa, la supremazia del n. 18 del mondo era troppo netta sul lato sinistro e Johnson non riusciva ad uscire dallo scambio su quella diagonale, dove alla fine si trovava a soccombere. Il secondo set pareva dovesse rispecchiare l’andamento del primo dopo il break iniziale di Coric, che si portava poi sul 3-1 e sembrava gestire tranquillamente il match. Johnson appariva invece sconfortato: la semplice volée alta che sbagliava ed il doppio fallo che commetteva subito dopo, che portavano Coric a due punti dal secondo break, parevano l’inizio della resa. E invece era Borna ad avere un inaspettato passaggio a vuoto e dal 30-0 perdeva quattro punti di fila (brutta anche qui una volée sbagliata sul 30 pari) e concedeva il controbreak a Johnson. Che subito dopo si portava sul 4-3 e urlava il primo “Come on” dell’incontro. Il 28enne di Orange aveva cambiato qualcosina nel suo modo di stare in campo e aveva iniziato a copiare la tattica di Coric, cercando di essere il più possibile aggressivo alla risposta. Borna così indirizzava lo scambio sulla diagonale del rovescio, Steve prendeva l’iniziativa per poi spingere col dritto.

Il pubblico di casa percepiva che il momento era importante ed aumentava l’intensità dei “Borna Coric” urlati dalle tribune. Dove si notava l’onda lunga della finale dei mondiali di calcio conquistata dalla Croazia: rispetto ai match contro Canada e Kazakistan, le tribune erano molto più affollate (ben più della metà dei posti disponibili, quindi almeno 4.000 persone), con molti spettatori con la maglietta a scacchi biancorossi della nazionale di calcio croata. Coric si rimetteva subito in carreggiata e tornava a tessere le sue trame di gioco, infierendo nuovamente con sistematicità sul rovescio in slice di Johnson, che però riusciva ed essere maggiormente propositivo rispetto alla prima ora di gioco. Era comunque sempre lo statunitense a dover annullare una palla break nel nono gioco prima di arrivare a giocarsi il parziale al tie-break. Dove aveva la sua occasione sul 4-3 e con due servizi a disposizione. Ma qui si spegneva (“Peccato per un paio di dritti” dirà al termine del match), con Coric che infilava quattro punti consecutivi (“Dal 3 pari fino al tie-break ero un po’ in difficoltà, ma ho cercato di rimanere aggrappato al punteggio ed è andata bene” il commento di Borna post-match) e con una bella volée bassa chiudeva 7-4. Secondo set, 7-6 Croazia.

Borna Coric – Coppa Davis 2018 (via Twitter @PabloPuente17)

La partita di fatto finiva qui. Il terzo set tornava ad incanalarsi sui binari iniziali, con il giocatore di casa in assoluto controllo del match ed il pubblico che continuava ad incitarlo (“Non mi aspettavo tanto pubblico di venerdì alle undici di mattina, mi hanno aiutato tanto, grazie davvero“). Coric trovava un bel modo per ringraziare, con un lob vincente in tweener che faceva esplodere i tifosi croati, prima di piazzare l’accelerazione definitiva con il break nel quarto gioco. Nei tre successivi turni di battuta Borna lasciava per strada solo due punti, chiudendo 6-3 dopo due ore e mezza scarse di gioco e conquistando il primo punto per la Croazia.

M. Cilic (CRO) b. F. Tiafoe 6-1 6-3 7-6(5)

Assenti Isner e Sock, il ct Courier aveva sperato di sparigliare le carte facendo esordire il giovanissimo Frances Tiafoe in un match in cui non aveva niente da perdere, dovendo affrontare il n. 7 delle classifiche mondiali Marin Cilic. Il risultato non è stato quello sperato (“Ma Frances ha giocato un buon match ed ha avuto le sue chances, è importante per il suo processo di crescita giocare match come questo, in Coppa Davis” il commento del capitano USA al termine della giornata), anche se dopo un inizio disastroso – forse anche a causa dell’emozione – il 20enne statunitense dalla seconda metà del secondo set ha retto dignitosamente il campo, arrendendosi nel terzo e ultimo parziale solo nel tie-break conclusivo che con un pochino di esperienza  in più avrebbe forse portato a casa (“Sì, ho avuto le mie occasioni nel tie-break, ma lui è stato bravo” ha detto lo statunitense nel post match). Alla fine però, i fondamentali da fondo campo di Tiafoe sono risultati essere ancora un pochino troppo leggeri per reggere alla pesantezza di quelli del n. 7 del mondo, che non è sembrato risentire del cambio di fuso orario, cosa che più lo preoccupava alla vigilia considerato che solo sette giorni fa era New York a giocarsi l’accesso alle semifinali dello US Open.

LA CRONACA – Neanche il tempo di girar pagina nel taccuino dopo il match tra Coric e Johnson, che Cilic era già sul 3-0, dopo aver strappato il servizio a zero a Tiafoe nel secondo game. Il n. 1 croato si complicava un po’ la vita concedendo una palla break nel quinto gioco, ma ne usciva grazie al servizio ed era invece il suo giovane avversario a cedere nuovamente la battuta nel game successivo. Cilic stavolta rimaneva concentrato e portava a casa il primo set per 6-1 in 25 minuti di gioco.

La musica non cambiava neanche nella prima parte del secondo set, con la cilindrata di Cilic che appariva troppo superiore a quella di Tiaofe. Lo statunitense pagava un po’ di tributo all’emozione dell’esordio in Davis commettendo qualche errore banale. Tanto che il tennista di Medjugorje provava anche il serve&volley, a dimostrazione di quanto fosse tranquillo e iniziasse a considerare il match quasi un allenamento agonistico. Un eccesso di confidenza che pagava subendo il break nel sesto gioco e vedendo Tiafoe avvicinarsi sul 4-3. Il match era diventato più equilibrato, un po’ per demerito di Cilic, causa qualche gratuito di troppo, ma anche per merito di Tiafoe che si era fatto più incisivo col servizio e solido da fondo, decidendo che era il caso fosse il suo avversario a meritarsi il punto (“Lui è salito con la risposta, io ho sbagliato qualche colpo di troppo.  Poi nel terzo set ha dimostrato di saper giocare un gran tennis” le parole di Cilic nel dopo partita). Ci volevano così quasi dieci minuti e sei vantaggi a Cilic per portare a casa l’ottavo gioco, ma passato quel momento il croato strappava nuovamente la battuta all’avversario e conquistava il secondo parziale per 6-3, dopo solo un’ora e un quarto di gioco.

Nel terzo parziale entrambi tenevano tranquillamente fino all’ottavo gioco (mai più di due punti per chi era alla risposta), con Tiafoe che continuava a salire con la resa della prima di servizio. Era Cilic il primo a dover ricorrere ai vantaggi per portarsi sul 5-4, ottenuto con una splendida volée smorzata di rovescio che faceva esultare i tifosi croati sulle tribune, ora veramente molto piene. Ma anche i supporter yankee trovavano modo di esultare, in una giornata scarsa di soddisfazioni, quando con un ace Tiafoe impattava sul 5 pari. Si arrivava così al tie-break, giusta conclusione per un parziale equilibrato. Era Tiafoe a partire meglio dai blocchi e a portarsi sul 3-0. Qui, forse, era l’emozione e la disabitudine a giocare match di questo livello che lo vedevano sbagliare un passante di rovescio non impossibile e soprattutto commettere una ingenuità a rete, quando non chiudeva una volée che chiedeva solo di essere chiusa.

Cilic coglieva l’attimo e infilava una serie di 4 punti consecutivi, per poi chiudere 7-5 il gioco decisivo. 7-6 Croazia, dopo due ore e un quarto di partita. Il pubblico di casa poteva esultare, mentre l’arbitro Ramos – tornato ad arbitrare a sei giorni di distanza dalla turbolenta finale femminile dello US Open – pronunciava il conclusivo “Game set and match Croazia”. Con questa vittoria Cilic ottiene l’ennesimo record con la maglia croata di Davis: a quelli del maggior numero di tie (ora salito a 24), del numero di anni di convocazione (12) e del maggior numero di singolari vinti (27 con quello di oggi), aggiunge quello del maggior numero di vittorie in totale – tra singolo e doppio – portandosi a 37 e distanziando Ivan Ljubicic.

Ma soprattutto permette alla sua nazionale di giocarsi la possibilità di chiudere già domani la sfida, quando l’inedita coppia di Davis (ma non a livello ATP, dove hanno giocato assieme in qualche occasione negli anni scorsi) composta da Ivan Dodig e Mate Pavic (“Dobbiamo ancora decidere” ha detto il ct Krajan, facendo però intendere che probabilmente toccherà a loro) cercherà di portare il terzo decisivo punto contro un’altra coppia inedita, questa in assoluto, formata da Mike Bryan e Ryan Harrison, convocato all’ultimo proprio a causa del forfait di Jack Sock (“Il doppio è sempre molto importante in Davis, può cambiare l’inerzia di un match. Accadde così due anni fa contro la Croazia che rimontò dallo 0-2. Siamo qui per dare battaglia fino alla fine” ha dichiarato Courier in merito alle chances USA per domani). Anche se, visto come è andata oggi, il ct croato Krajan può dormire sonni tranquilli anche se si dovesse arrivare a domenica (“Non ci rilassiamo di sicuro, ma sicuramente siamo in una bella situazione” il suo commento finale).

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L’Italia di Davis era da prime otto. Ma sarà un successo non retrocedere

Davvero sfortunati gli azzurri nella nuova Coppa Davis. Con USA e Canada al completo non avremmo possibilità. I gironi di ferro e di coccio. Dura perfino per la Spagna di Nadal

Ubaldo Scanagatta

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

Coppa Davis, sorteggio Finali Madrid 2019: l’Italia pesca USA e Canada

Ci sarà tempo, da qui a novembre, per capire chi giocherà e chi non giocherà la nuova Coppa Davis. Oggi come oggi è difficile fare qualsiasi previsione. Ma ad occhio c’è un vero girone di ferro, quello del gruppo B dove sono capitate la Croazia detentrice della Coppa, la Spagna aiutata dal fattore campo e dalla presenza di Nadal (salvo infortuni che non gli auguriamo) e la Russia che fra Khachanov, Medvedev, Rublev, giovani rampanti e fra un anno quasi certamente più forti di quanto siano oggi, non ha che da scegliere la formazione migliore: sarà comunque forte.

Mi sembra invece che ci sia un girone di coccio, quello del gruppo E, perché a meno che Andy Murray sconfigga le previsioni che lo vedono assai difficilmente in grado di tornare ai suoi antichi livelli, una Gran Bretagna ingiustamente premiata da una wild card che potrà schierare Edmund, Norrie e Evans, un Kazakistan che schiera i suoi soliti vecchi cavalli Kukhushkin e Nedovyesov più (lui cavallo… pazzo) Bublik, e l’Olanda di Haase e De Bakker e i due Griekspoor, sarebbero state tre squadre ampiamente battibili per la nostra Italia.

 

Per l’Italia sarebbe stato meglio capitare nel girone D (dove ci sono il Belgio di Goffin e nessun altro, l’Australia di De Minaur e forse Millman e di non si sa chi perché garantire la presenza di Kyrgios e Kokkinakis sarebbe un grosso azzardo, la Colombia che ha due buoni doppisti come Farah e Cabal ma nessun singolarista a meno che si consideri tale Santiago Giraldo n.252 ATP) o anche nel girone C, perché se Zverev mantiene il proposito di non giocare la nuova Davis, la Germania di Marterer e Kohlschreiber, l’Argentina probabilmente senza del Potro e il Cile di Jarry, non sono davvero squadroni.

Dovendo giocare indoor era difficile scegliere peggio del girone F con gli USA, che con Isner (sebbene Long-John sia stato fra i testimonial dell’ATP Cup a Londra e potrebbe anche non scendere in campo), Tiafoe e/o Querrey, i fratelli Bryan o anche uno solo dei due con Sock, sembrano al di fuori della nostra portata. Così come lo sarebbe il Canada se si presentasse con i vari Raonic, Shapovalov e anche Pospisil e Auger-Aliassime, n.101 e n.102 che sul “veloce” danno più garanzie dei nostri, che al di fuori della terra battuta valgono molto meno.

Oggi si può forse sperare su grandi progressi di Matteo Berrettini, ma riguardo a Fognini e Cecchinato sul veloce si può fare modesto affidamento, tanto che forse anche a 35 anni e mezzo potrebbe essere ancora Seppi uno dei nostri due singolaristi a novembre. Mentre il doppio Fognini/Bolelli non è più brillante come quando vinse l’Open d’Australia battendo in finale Herbert/Mahut, che poi hanno vinto 4 Slam, incluso l’ultimo Australian Open.

È possibile, a parziale consolazione, che il veloce indoor della Caja Magica non sia così veloce, perché la Spagna non ha alcun interesse a danneggiare Nadal. E con la Spagna la Kosmos di Piqué, perché si è sempre detto che l’aspetto più fascinoso della Davis era il clima delle partite con un tifo non calcistico ma quasi. Se arrivassero di fronte in finale a Madrid squadre come Serbia, Russia, Giappone, USA e Australia o una nazione sudamericana (la cui tifoseria non avrebbe fatto a tempo ad organizzare una trasferta che per la propria squadra potrebbe esaurirsi nell’arco dei primi tre giorni della settimana), dubito che il clima in tribuna sarebbe esaltante. Insomma secondo me si farà di tutto per aiutare la Spagna ad andare avanti e del resto una Spagna con Nadal, Bautista Agut, Carreno Busta, Verdasco, Munar, ha le armi per farsi strada anche senza aiutini.

Io credo che alla fine, poiché pecunia non olet – e di soldi ce ne sono tanti, 50 milioni di euro di montepremi da distribuirsi fra una cinquantina di giocatori di 18 Paesi – e poiché le federazioni e i vari sponsor cercheranno di persuadere i propri giocatori a scendere in campo perché la copertura televisiva sarà importante e già hanno aderito alcuni sponsor molto importanti e prestigiosi (Rolex fra questi), il torneo godrà anche di una grande copertura mediatica. Le testate giornalistiche più importanti di tutti i 18 Paesi partecipanti vorranno essere presenti a Madrid. La cassa di risonanza sarà dunque notevole, notevolissima. Fioccheranno certamente ancora le critiche alla formula, si farà fatica a chiamarla Coppa Davis perché ci sembrerà di oltraggiare quella che abbiamo amato e vissuto dal 1900 a ieri 2018, però l’interesse ci sarà anche se Djokovic, Federer, Zverev decidessero insieme a qualche altro big (del Potro) di restarsene a casa.

Peccato, per quanto riguarda l’Italia, che le chances di approdare ai quarti di finale siano modestissime. Peccato perché sebbene finora gli azzurri non abbiano entusiasmato, l’Italdavis avrebbe potuto ambire ad un posto fra le prime otto. Vale inoltre la pena ricordare che la formula delle Finali prevede che le quattro semifinaliste del 2019 si qualifichino di diritto per le Finali del 2020 e che le squadre classificate tra il quinto e il sedicesimo posto partecipino alle sfide preliminari, mentre le altre due (le peggiori classificate) saranno retrocesse nei rispettivi gruppi zonali. Considerando le difficoltà proposte dal sorteggio, una di queste potrebbe appunto essere l’Italia. Vincendo un incontro ai danni dell’avversaria sorteggiata nell’area europea (tra cui ci sono tante compagini temibili) ad aprile o settembre 2020, gli azzurri si guadagnerebbero a quel punto la chance di giocare i turni di qualificazione nel 2021, ma sarebbe preclusa in ogni modo la finale 2020, a meno di ricevere una wild card da parte di Kosmos. Che dire, la dea bendata proprio non ci ha voluto bene.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2019: Italia girone di ferro, sfiderà Stati Uniti e Canada

Gli azzurri nel Gruppo F contro gli Stati Uniti di Isner e Tiafoe e il Canada di Raonic e Shapovalov. Gruppo B da non perdere con Croazia, Spagna e Russia

Stefano Tarantino

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La cerimonia del sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid viene presentata da Eddy Vidal (giornalista spagnolo) e Caroline Withaker, giornalista che spesso lavora per Eurosport UK. Inanzitutto vengono ricordate le sfide di primo turno e viene anche mostrato un video con le immagini salienti delle sfide disputate. Si passa poi alla presentazione di David Haggerty, presidente ITF e sostenitore convinto del nuovo corso della Coppa Davis.

Il presidente tiene a sottolineare la grande tradizione della competizione, quanto la vecchia formula abbia contraddistinto la manifestazione in passato, precisando però che erano necessari dei cambiamenti per riportarla agli antichi fasti. Soprattutto il presidente ITF sottolinea il vantaggio con la nuova formula di sapere con netto anticipo dove si giocherà e quindi anche la possibilità per i giocatori di poter preparare con la dovuta calma la partecipazione alla fase finale, con la certezza anche della sede (con la vecchia formula la sede della finale era decisa circa un mese e mezzo prima della data nella quale si sarebbe giocata). Haggerty evidenzia la grande atmosfera che ci sarà alla Caja Magica di Madrid che ospiterà le Finals, dove ci saranno ben 18 squadre e quindi tanti giocatori e tanti match da ammirare. Per questo Haggerty si augura che a novembre (18-24 novembre lo ricordiamo) giungano nella capitale spagnola tanti tifosi per assistere allo spettacolo della fase finale manifestazione. Haggerty cita poi la Kosmos, società multinazionale e sponsor finanziario principale che ha avuto un importantissimo ruolo nel progetto di rinnovamento della manifestazione (soprattutto economico, n.d.r.), con la quale è soddisfatto di aver lavorato in maniera congiunta per rinnovare la competizione.

Davanti ai capitani delle 18 nazionali finaliste dell’edizione 2019 viene poi chiamato sul palco Gerard Piqué, giocatore del Barcellona ma soprattutto elemento di spicco della Kosmos che ha spinto per la sponsorizzazione della manifestazione e soprattutto convinto sostenitore della nuova formula. Piqué dichiara che a Madrid ci sarà un festival del tennis, con tante squadre e tante sfide che costelleranno il programma. Confessa il suo amore per il tennis da calciatore e per questo è convinto che la nuova manifestazione sarà un successo e che riporterà molta attenzione sulla Coppa Davis.

 

Si passa così al sorteggio dei vari gironi. Il testimone passa nelle mani del giudice arbitro svizzero Andreas Egli, che alternando un perfetto spagnolo all’inglese procede con l’aiuto dei vari capitani delle nazionali all’estrazione delle squadre che formeranno i vari gironi.

Ecco di seguito i sorteggi e la composizione di tutti i gironi

GRUPPO A: Francia, Serbia, Giappone
GRUPPO B: Croazia, Spagna, Russia
GRUPPO C: Argentina, Germania, Cile
GRUPPO D: Belgio, Australia, Colombia
GRUPPO E: Gran Bretagna, Kazakistan, Olanda
GRUPPO F: Stati Uniti, Italia, Canada

Girone a dir poco duro quindi per la nostra nazionale (l’atteggiamento di Sergio Palmieri presente nelle prime file tradisce non poca preoccupazione). I nostri tennisti affronteranno gli Stati Uniti e il Canada. Da una parte probabilmente Isner, Querrey, Tiafoe e due doppisti di sicuro valore, dall’altra il Canada di Shapovalov, Raonic (ci sarà?), Auger Aliassime. Poteva capitarci di meglio, sul veloce ci sono forse capitati due tra gli avversari peggiori che potevamo trovarci davanti. Certo che una sfida che si regge su due singolari ed un doppio può risultare più livellata ed equilibrata e regalarci anche qualche sorpresa e chiaramente Barazzutti si augura che quelle più clamorose le regali la nostra nazionale.

Sul palco viene poi chiamato Albert Costa, ex tennista e capitano della nazionale spagnola di Davis e direttore della fase finale della competizione a Madrid. Anche a Costa viene chiesto un parere sulla nuova formula e sui vari gironi sorteggiati e naturalmente l’ex vincitore del Roland Garros dichiara di attendersi grande spettacolo a Madrid e sottolinea soprattutto il grande equilibrio che almeno sulla carta contraddistingue alcuni gironi. Insieme a Costa il giudice arbitro Egli sorteggia già la composizione del tabellone dei quarti, dove la vincente del gruppo A e quella del Gruppo B vengono collocate negli slot 1 e 8, mentre negli slot 2 e 7 andranno collocate le due nazionali che si qualificheranno come migliori seconde. Le loro posizioni saranno sorteggiate al termine dei Round Robin. Ecco come sono stati sorteggiati gli altri slot:

QUARTI DI FINALE

Vinc. Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
Vinc. Gruppo D vs Vinc. Gruppo F
Vinc. Gruppo E vs Vinc. Gruppo C
Migliore seconda 1 o 2 vs Vinc. Gruppo B

Chiara l’impronta calcistica che si è cercata di dare all’evento. Il sorteggio ha ricalcato molto quello dei mondiali e degli Europei di calcio con il sorteggio dei gironi. Sicuramente un momento divertente e che ha catalizzato molto l’attenzione degli spettatori e dei presenti. Si è creata quella suspense tipica dei sorteggi calcistici con le facce dei vari capitani che tradivano un minimo di tranquillità o preoccupazione dopo aver visto le proprie avversarie. Onestamente questo è un punto a favore del nuovo corso.

Composizione dei gironi, come a volte capita nel calcio ne è uscito qualcuno molto equilibrato ed incerto e qualcuno sulla carta un po’ più morbido. Certo, bisognerà capire quale tennista delle varie squadre onorerà la fase finale. Ad occhio e croce però il gruppo A sembra una lotta tra Francia e Giappone (se ci sarà Nishikori) con la Serbia che però se avesse Djokovic potrebbe diventare favorita. Molto equilibrio nei gruppi 2 e 5 (occhio alla sorpresa Kazakistan), USA un pelo favoriti sul Canada nel gruppo dell’Italia, Australia e Germania favoriti nei loro raggruppamenti. Occhio naturalmente alle migliori seconde, qui addirittura la qualificazione potrebbe essere decisa dal quoziente punti (che come elemento discriminante ci pare un po’ grossolano). Chi vivrà vedrà, vedremo a novembre quale sarà l’efficacia del nuovo format.

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Coppa Davis

Una buona Italia nella ‘nuova’ Davis, ma Madrid è ancora un cantiere

Quella indiana non era una trasferta difficile, ma la nostra squadra ha risposto in maniera convincente. Il bilancio provvisorio della nuova formula. Non sono mancate le emozioni, sorpresa Belgio in Brasile

Stefano Tarantino

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

La nuova formula della Coppa Davis ha mosso i primi passi in questo week-end, nel quale si sono svolte le dodici sfide delle eliminatorie le cui vincenti hanno raggiunto le quattro semifinaliste dell’anno scorso e le due nazionali beneficiarie di wild card (Argentina e Gran Bretagna) che disputeranno le Finals di Madrid. Prima di passare ad una rapida sintesi delle sfide svoltesi e spiegare nel dettaglio come si svolgeranno le Finals di Madrid, facciamo alcune rapide considerazioni su ciò che abbiamo osservato delle nuove regole della competizione.

È abbastanza chiaro: i match due su tre tolgono non poca imprevedibilità alle singole partite, se però dobbiamo poi dire che sono mancate le emozioni o l’agonismo in campo dei tennisti, questo no, anzi. La Davis rimane sempre una competizione nella quale giochi per la tua nazione, è la tensione in campo è ben diversa da quella che ogni singolo tennista avverte nei tornei che gioca durante l’anno. Il fattore campo rimane importantissimo, la partecipazione del pubblico dona sempre un fascino particolare alla manifestazione. A proposito del pubblico, non sarebbe meglio concentrare la due giorni su sabato e domenica invece che su venerdì e sabato? Meglio – secondo chi scrive – far giocare le sfide in due giorni non lavorativi come avviene per la Fed Cup, in modo da garantire una presenza di pubblico più massiccia. Alcune sfide sono state un po’ mortificate dagli spalti semi-vuoti.

Ritornando al discorso precedente, certo, giocare al meglio dei tre set livella un po’ gli equilibri in campo, i margini di recupero si riducono, elimina di fatto quelle maratone che a volte facevano la storia della Davis. Forse però, trattandosi di sfide di primo turno, concentrare il tutto su due giorni per scremare le partecipanti e non stravolgere troppo la preparazione dei tennisti ad inizio stagione ci può stare. Soprattutto, come già scritto, tenendo conto che non sono mancate partite equilibrate decise in volata che hanno regalato tante emozioni, come è nella tradizione della gloriosa competizione.

 

A conti fatti forse è anche giusto sollevare dal primo turno le quattro semifinaliste dell’edizione precedente. Quello che va naturalmente verificato ora sarà l’organizzazione delle Finals di Madrid (18-24 novembre), perché ad oggi immaginare 18 squadre in un unico raggruppamento inserite in 6 gironi e poi tabellone ad eliminazione diretta dai quarti appare ancora alquanto confusionario (tutto in una settimana oltretutto). Premettendo che certamente questo primo anno sarà un banco di prova e che Kosmos e ITF potranno sicuramente apportare delle migliorie dalla prossima edizione in poi ove lo ritenessero necessario, sembra sempre più evidente che sin quando la stessa ITF e l’ATP (l’organizzazione dei giocatori) non si siederanno ad un tavolo e discuteranno con calma, il rischio sarà quello di distruggere la Davis così come la conoscono tutti gli appassionati.

Immaginare questa competizione decisa da sfide tra nazionali che si baseranno su tre incontri (due singolari ed un doppio) onestamente fa rabbrividire. Ma non si era detto che bisognava ideare una formula che facesse prevalere la squadra più forte e più completa? Così invece sembra si appiattiscono i valori, in due singolari ed un doppio possono bastare un buon singolarista ed una buona coppia per portare a casa l’insalatiera. Si dirà, ma bene o male anche prima funzionava così. Beh, non proprio, perché semmai nell’ultima giornata con la vecchia formula si doveva ricorrere alla panchina per scegliere uno dei due singolaristi e gli equilibri in campo potevano cambiare.

E poi, siamo sicuri che tutti i Top player delle nazioni che hanno avuto accesso alle Finals di Madrid ci saranno? Alexander Zverev ha giocato la sfida contro l’Ungheria, ma ha già dichiarato che è intenzionato a saltare l’appuntamento finale. Sicuramente ci sarà Nadal, in quanto spagnolo, amico di Piqué e da subito a favore della nuova formula. E Djokovic? C’è da dubitare persino dei francesi, da sempre molto attaccati alla maglia eppure in grossa polemica con la federazione; meno dei russi, che nella sfida in Svizzera sono andati con la squadra al completo anche se apparentemente non ce n’era bisogno. Cosa faranno i croati campioni in carica? E gli americani? E Nishikori? Come si dice in queste situazioni chi vivrà vedrà, aspettiamo l’evoluzione degli eventi e poi esprimeremo un giudizio più completo.

Passiamo ora alle sfide disputatesi in questa prima “due giorni” di Davis e poi racconteremo del sorteggio e delle Finals di Madrid (a pagina 2)

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