Fognini mai così bene sul veloce. Basilashvili è la rivelazione

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Fognini mai così bene sul veloce. Basilashvili è la rivelazione

I numeri della settimana. Il georgiano si candida come rivelazione dell’anno dopo il successo su del Potro e il secondo titolo stagionale. Fognini ottimo sul cemento, ma le Finals restano un miraggio

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3 – i tornei nei quali nel 2018 Nick Kyrgios è riuscito a vincere tre partite di fila. La circostanza che due di essi – il titolo vinto Brisbane e gli ottavi raggiunti a Melbourne – risalgano a gennaio rende ancora più preoccupante lo stato di forma dell’australiano, quest’anno calato nel rendimento soprattutto quando ha giocato contro i tennisti più forti. Nick ha infatti iniziato la stagione con un bilancio di 14 vittorie e 21 sconfitte contro i top 10, ma dopo aver sconfitto in finale Dimitrov a Brisbane, ha perso i successivi sette confronti. Questa incapacità di esprimersi al massimo del suo potenziale ha determinato in buona parte la differenza con le passate stagioni, anche perché, considerando pure Tokyo – dove la scorsa settimana al secondo turno ha perso in due tie-break da Gasquet, 25 ATP – contro i giocatori tra la 11° e la 30° posizione quest’anno ha vinto quattro delle sei volte che li ha affrontati (l’altra sconfitta è arrivata contro Nishikori a Wimbledon). In realtà, per Kyrgios non si sono palesate nemmeno sconfitte davvero clamorose e indisponenti, avendo perso contro tennisti non presenti nella top 50 solo tre volte: con Karlovic a Houston (ma non era al meglio e difatti avrebbe poi saltato la stagione sul rosso), con Norrie ad Atlanta (quando si è ritirato dopo aver perso il primo set) e contro Wawrinka a Cincinnati, la cui classifica, condizionata dagli infortuni, non era “reale”. Resta però che Nick – costretto a saltare per infortunio i due mesi della primavera sulla terra rossa europea – solo cinque volte ha raggiunto i quarti nel 2018 e che solo uno di questi tornei, il Queen’s (dove ha fatto semifinale), non era un ATP 250. Inevitabilmente, la sua classifica ne sta risentendo in negativo (ha perso dieci posizioni rispetto a luglio) e non incoraggia nemmeno un po’ pensare che a Shanghai e nei tornei indoor europei l’australiano non abbia mai fatto bene.

6 – gli ultimi tornei giocati da Caroline Wozniacki, durante i quali non aveva mai vinto due partite consecutive. Con questo misero score la danese si è presentata a Pechino, dopo un 2018 che successivamente al titolo ad Auckland ed al trionfo degli Australian Open – capace di darle il primo titolo Slam della carriera riconsegnarle il numero 1 – era stato più che avaro di soddisfazioni. La danese aveva vinto un solo torneo (il Premier di Eastbourne), raggiunto una misera semifinale (Doha) e in appena un altro evento (Roland Garros) aveva vinto tre partite. A Pechino ha giocato per il dodicesimo anno consecutivo il China Open, una competizione vinta nel 2010, ma nella quale successivamente solo due volte aveva raggiunto i quarti (2011 e 2013). Caroline ha ritrovato nuovamente continuità e un elevato rendimento, raggiungendo la finale senza perdere un set, in un percorso che non le ha messo di fronte nessuna top 20. La numero 2 del ranking ha sconfitto Bencic (6-2 6-3), Martic (7-5 6-3), Kontaveit (7-5 6-4), Siniakova (duplice 6-2) e Wang (6-1 6-3). Anche contro Sevastova, prima top 20 affrontata, nella finale non ha concesso sconti: ha vinto con un duplice 6-3) e concluso alla grande una settimana magica, con la conquista del suo trentesimo titolo.

 

10 – le sconfitte subite nel 2018 da Alexander Zverev contro tennisti non inclusi nella top 20 del ranking ATP, di cui ben sei sono addirittura arrivate contro giocatori nemmeno presenti nella top 50 (il migliore in classifica ad aver fatto peggio in tal senso è Isner, con otto sconfitte contro tennisti con questo piazzamento). Numeri impietosi nel testimoniare l’attuale momento di grande difficoltà del ventunenne tedesco che l’anno scorso, durante il finale di stagione, raggiungeva l’attuale best career ranking (terzo posto). Eppure Sasha aveva iniziato molto bene il 2018: sino a metà stagione (prima di Halle, per la precisione) è stato il numero 2 delle Race, grazie alla vittoria dell’ATP 250 di Monaco di Baviera e del Masters 1000 di Madrid, alle finali a Miami e Roma, alle semi a Monte Carlo e Acapulco e al primo quarto di finale nei tornei dello Slam, raggiunto al Roland Garros. Con l’inizio dei tornei sull’erba per il tedesco si è spenta la luce: ad eccezione del titolo conquistato all’ATP 500 di Washington (dove per vincerlo ha sconfitto un solo top 30, Nishikori), ha portato a casa con successo appena sette partite in sei tornei, nelle quali Bautista Agut, 26 ATP, è stato il miglior avversario sconfitto (questa settimana a Pechino). L’inopinata sconfitta della settimana nella capitale cinese contro il 34enne Malek Jaziri, 61 ATP, conferma che nemmeno Ivan Lendl, arrivato nell’angolo di Sasha prima degli US Open, possa fare miracoli senza il necessario tempo per riuscire a entrare nella testa del giovanotto, apparso nel body language sempre più preoccupato e nervoso per il suo mediocre rendimento.

15 – i quarti di finale nel circuito maggiore raggiunti in carriera da Quiang Wang. Solo uno di questi (lo scorso maggio a Strasburgo), però, è arrivato in tornei non giocati in territorio asiatico. Un incredibile dato per la semifinalista del Premier Mandatory (la categoria più alta di tornei organizzati dalla WTA) di Pechino, capace di vincere quindici (e tredici di questi in due set) degli ultimi diciannove incontri disputati, giocando il miglior tennis della sua carriera. Un rendimento in crescendo che le ha consentito di conquistare in sequenza la semifinale a Hiroshima, vincere il torneo di Guanghzou (il terzo dopo Nanchang lo scorso luglio e Zhenzou nel 2017, tutti sul cemento all’aperto), arrivare in semi al Premier 5 di Wuhan (ritiratasi dopo aver perso il primo set contro Kontaveit) e bissare poi a Pechino, dove si è presentata col best career ranking, 28 WTA. Stabilmente nella top 100 da febbraio 2016, grazie soprattutto a piazzamenti nei piccoli International asiatici, a maggio dell’anno scorso entrava per la prima volta nella top 50, dopo il terzo turno raggiunto a Madrid. Una prima parte di 2018 negativa – eccezion fatta per gli ottavi a Indian Wells, dove sconfiggeva ottime tenniste come Mertens e Mladenovic – l’aveva fatta sprofondare al 91°posto del ranking. I quarti a Strasburgo, il terzo turno al Roland Garros (eliminando Venus Williams, seconda top ten battuta in carriera) e la vittoria dell’International di Nanchang avevano rimesso in sesto la sua classifica, prima che vivesse un mese di settembre eccellente. A Pechino ha infatti sconfitto tre top 20 per arrivare in semifinale: prima Ostapenko (duplice 6-0), poi Pliskova (6-4 6-4) – per la seconda settimana consecutiva dopo Wuhan – e Sabalenka (7-5 7-5). La tennista cinese si è poi arresa nettamente a Wozniacki, conquistando soli quattro game, ma resta sinora la settimana migliore della carriera per Wang.

17 – la posizione nella Race (la classifica che considera i soli risultati del 2018) occupata la scorsa settimana di Grigor Dimitrov. Una stagione sin qui molto deludente per il bulgaro, che aveva iniziato l’anno da terzo giocatore al mondo e sull’onda dell’entusiasmo per le ATP Finals conquistate il precedente novembre. In diciassette tornei giocati, il bulgaro quest’anno ha raggiunto una sola finale (a Rotterdam) e non conquista una semi addirittura da metà aprile (Monte Carlo). Come se non bastasse, a partire da maggio è arrivato una sola volta ai quarti (a Toronto) e appena un’altra, al Roland Garros, ha vinto due partite consecutive. In questo stesso lasso temporale solo una volta ha sconfitto un top 30. Una involuzione clamorosa, costatagli quattro eliminazioni al primo turno di cui due nei Major (Wimbledon e US Open, sconfitto entrambe le volte da Wawrinka) e dalla quale non si intravede una via d’uscita. L’ultimo capitolo di questo (momentaneo?) declino tennistico è avvenuto all’ATP 500 di Pechino, dove, dopo aver battuto (7-5 6-3) il lucky loser Sandgren, 59 ATP, è stato fermato da Lajovic, 55 ATP, capace di sconfiggerlo col punteggio di 6-4 2-6 6-4.

35 – le partite vinte sul cemento all’aperto nel 2018 da Juan Martin Del Potro. Numeri molto buoni per il gigante di Tandil, impegnato la scorsa settimana a Pechino nel suo primo torneo da trentenne (ha compiuto gli anni il 23 settembre). Nessuno degli altri top ten quest’anno ha vinto tante partite (il secondo in questa particolare graduatoria è Anderson, con 26 successi) sulla superficie preferita dall’argentino. Sul cemento il numero 4 del mondo ha raccolto il titolo al Masters 1000 di Indian Wells e all’ATP 500 di Acapulco, le finali agli US Open, a Pechino, Los Cabos (sconfitto da Fognini) e Auckland (fermato da Bautista Agut) e la semifinale a Miami. Gran parte dei suoi punti, dunque – sulle altre superfici Delpo ha comunque raggiunto una semi al Roland Garros e un quarto di finale perso di un soffio a Wimbledon, entrambe le volte fermato da Nadal – sono arrivati sul cemento all’aperto. Un numero consistente di partite vinte che gli ha consentito ad agosto per la prima volta in carriera di salire al numero 3 del mondo, una posizione che a fine anno potrebbe riconquistare, considerando che nella Race ha già quella posizione e gode di un discreto vantaggio di punti (circa 400) su Federer. A Pechino Juan Martin è arrivato in finale senza perdere un set, superando Ramos (7-5 6-2), 50 ATP; Khachanov (6-4 7-6), 24 ATP; Kraijinovic (6-3 6-0), 36 ATP; prima di usufruire del ritiro di Fognini in semifinale. In finale, forse sorpreso da un Basilashivili in stato di grazia, è parso però spento: si è arreso con un duplice 6-4 a favore del georgiano, rimandando l’appuntamento con il suo 23° (e tredicesimo sul cemento all’aperto) titolo.

43 – le partite vinte in questo 2018 da Fabio Fognini, un numero di successi già maggiore di quello mai totalizzato complessivamente nelle altre stagioni della sua carriera (precedentemente il suo record era di 42, registrato nel 2013, uno dei due anni in cui il ligure ha terminato l’anno nella top 20). Risulta interessante notare come cinque anni fa ben 28 vittorie (il 65%) erano arrivate sulla terra, quattro su superfici in condizioni indoor, due su erba e otto sul cemento all’aperto. In questa stagione, invece, il rapporto tra mattone tritato (21 successi) e hard outdooor (20) è praticamente bilanciato, sintomo di un’evoluzione tecnica che sempre più incide anche nella programmazione del numero 1 azzurro. Un numero molto alto di vittorie – basti pensare che sinora solo Nadal, Del Potro, Zverev e Thiem hanno vinto nel 2018 più partite di lui – buona parte delle quali non sono arrivate contro avversari importanti (solo due contro top 10, alla quale va aggiunta anche un successo su un top 20) o nei tornei che fanno la storia del nostro sport (sono nove le vittorie negli Slam e sei quelle nei Masters 1000). Dati che non offuscano la doverosa ammirazione per quanto fatto e, soprattutto, capaci di fornire sempre più percentuali di successo al suo tentativo di migliorare il best career ranking di 13° giocatore al mondo. A tal proposito, non va dimenticato che Fabio è attualmente 11° nella Race to London: Goffin e Dimitrov attualmente lo precedono nella classifica ufficiale, che calcola i risultati dell’anno solare, ma entrambi perderanno a novembre il migliaio di punti guadagnato alle ATP Finals. Da quest’ultima graduatoria si evincono chiaramente le chances del ligure di poter arrivare nel giro del prossimo mese a questa posizione, sebbene, con due Masters 1000 da giocare e un mese complessivo di calendario ancora da affrontare, le previsioni siano molto azzardate. Fabio ha circa 500 punti di vantaggio su un folto gruppetto (Goffin, Tsitsipas, Carreno, Raonic, Coric e Dimitrov) di tennisti che potrebbe con più probabilità insidiargli l’11°posto a fine 2018. Purtroppo, però, l’azzurro ha un’analoga distanza di punti dalla tanto prestigiosa decima piazza del ranking, occupata nella Race to London da Nishikori. Risulta molto difficile anche immaginare un sorpasso a inizio 2019, visto che il giapponese non ha punti da difendere da qui sino a febbraio prossimo, situazione analoga a quella dell’attuale tennista al nono posto nel ranking, Isner (lo statunitense ha solo la scadenza della semifinale di Bercy nei prossimi 4-5 mesi).

89 – la posizione del ranking in cui era sprofondato Nikoloz Basilashvili sei mesi fa, dopo aver perso sette partite di fila. Una serie negativa iniziata col 7-5 al quinto rimediato al terzo turno degli Australian Open contro Kyle Edmund, che ha avuto il momento più buio durante le due mortificanti sconfitte patite in Coppa Davis contro il Marocco, rappresentato da Ouahab (591 ATP) e Ahouda (698). Dopo quelle gravi macchie, alle quali erano seguite quattro sconfitte al primo turno tra New York, Delray Beach, Acapulco e Indian Wells si era concretizzata la crisi, terminata solo a Miami con la vittoria al fotofinish su Fabbiano. Sino a fine luglio, quando ad Amburgo ha vinto il locale ATP 500 sconfiggendo sul suo cammino due top 30 (Kohlshreiber e Carreno Busta), il 2018 non aveva riservato particolari soddisfazioni (tre quarti di finale, a Marrakech, Antalya e Budapest) al 26enne georgiano, capace in carriera nel circuito maggiore di raggiungere due finali (Kitzbuhel 2016 e Memphis 2017) altre tre semifinali e abile a sconfiggere solo in due circostanze dei top ten (entrambe sull’indoor, dove aveva avuto la meglio su Thiem e Berdych). Il salto nella top 40 era stato supportato dagli ottavi agli US Open e dai quarti a Metz, ma è a Pechino che si è visto il miglior Basilashvili, capace di vincere il titolo sconfiggendo nel suo percorso tre top 20, posizione alle quali si è avvicinato molto dopo questo successo. Nikoloz, dopo aver sofferto (6-7 7-5 6-2) al primo turno contro Sock, 17 ATP, è arrivato alla finale senza perdere un set, eliminando nell’ordine Verdasco (7-6 6-4), 28 ATP; Jaziri (duplice 6-2), 61 ATP; Edmund (7-6 6-4), 16 ATP. In finale, la più bella prova della carriera gli ha consentito la prima vittoria in carriera contro un top 5, Del Potro, sconfitto con un netto 6-4 6-4. Una delle più grandi rivelazioni del 2018.

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Jannik Sinner firma con Nike

Jannik diventa testimonial della grande azienda statunitense. Si unisce a Musetti, anch’egli testimonial Nike

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Jannik Sinner per Nike (foto via Instagram, @janniksin)

I successi di Jannik Sinner non potevano passare inosservati agli occhi dei vari grandi sponsor. A 17 anni, l’azzurrino ha già preso parte a ben tre tornei del circuito maggiore, riportando anche due vittorie. L’ultima è arrivata agli Internazionali BNL d’Italia contro Steve Johnson, nonostante il primo set perso e tutta la pressione di giocare davanti al pubblico di casa. La successiva sfida contro un top 10 come Stefanos Tsitsipas si è rivelata ancora fuori portata, ma Sinner ha mostrato di poter già appartenere al tennis maggiore.

Come spesso accade quando si parla di mettere sotto contratto giovani talenti, Nike è stata la più rapida a muoversi o quantomeno l’azienda a farlo con maggior successo. Tramite il proprio profilo Instagram infatti, Sinner ha annunciato di aver firmato per la grande casa d’abbigliamento statunitense.

 

Così felice, così orgoglioso, così emozionato, così riconoscente di essere diventato parte della famiglia Nike! Grazie Nike per questa grande opportunità, farò di meglio per rendervi fieri di me”, si legge nella didascalia sotto la foto che ritrae un sorridente Sinner completamente targato Nike. Jannik si unisce dunque all’altro giovanissimo azzurro, Lorenzo Musetti, anch’egli sponsorizzato da Nike. Al femminile invece Sara Errani è rimasta l’unica azzurra a sfoggiare lo storico “baffo”, dopo il ritiro di Roberta Vinci.

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Roland Garros, il tabellone delle qualificazioni femminili: strada in salita per le quattro azzurre

Paolini, Trevisan, Gatto Monticone e Di Giuseppe proveranno a raggiungere Camila Giorgi nel main draw. In campo anche la due volte semifinalista Timea Bacsinszky

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Martina Trevisan - Roland Garros 2018

Partono le qualificazioni femminili al Roland Garros e le azzurre non recitano da attrici protagoniste. Le speranze di guadagnare presenze nel main draw – presente solo Camila Giorgi, con tutti i dubbi del caso – sono chiaramente inferiori rispetto al tabellone maschile, in cui la truppa italiana spicca per quantità e qualità dei protagonisti. Quattro le nostre portacolori, in un seeding comandato dalla numero 83 del mondo Bernarda Pera.

(clicca per ingrandire)
(clicca per ingrandire)

LE AZZURRE – Dopo la wild card conquistata al Foro e gli appena tre game raccolti contro Sofia Kenin sul Centrale, Jasmine Paolini (210 WTA) ritrova la tedesca Anna Zaja (27 anni, 190 del mondo) che a febbraio l’ha battuta nell’ITF di Trnava. C’è subito una testa di serie sulla strada di Martina Trevisan (157), attesa dall’inedito incrocio con la ceca Tereza Smitkova (125). Giulia Gatto Monticone (167) ritrova dopo oltre cinque anni la russa Varvara Flink (146 del ranking), battuta nell’unico precedente che risale al 2013. Terza sfida in carriera per Martina Di Giuseppe (191) contro Ludmilla Samsonova (161), con la russa che ha avuto sempre la meglio. Guardando la classifica e i rapporti di forza, nessuno di questi primi turni sembra insormontabile. Ma per le nostre tenniste sarà chiaramente dura arrivare fino in fondo.

 

TIMEA E LE BABY – Tra i profili più interessanti che cercheranno il pass per il tabellone principale va segnalata la due volte semifinalista Timea Bacsinszky (terza del seeding, oggi 94 WTA ma best ranking 9) arrivata al penultimo atto dello Slam parigino nel 2015 contro Serena Williams e nel 2017 contro Ostapenko. In tema di linea verde, testa di serie numero 11 per la campionessa Junior del 2017 Whitney Osuigwe. Ci prova anche Olga Danilovic (tds 13), mentre è stata assegnata la wild card alla quindicenne Cori Gauff, che del torneo Junior ha vinto l’ultima edizione risultando la più giovane dopo Martina Hingis e Jennifer Capriati.

Le azzurre e gli azzurri in campo martedì (inizio incontri alle 10):

  • M. Viola vs M. Bourgue (primo match, court 14)
  • A. Arnaboldi vs [WC] G. Blancaneaux (secondo match, court 14)
  • [3] P. Lorenzi vs E. Couacaud (secondo match, court 13)
  • M. Trevisan vs [14] T. Smitkova (secondo match, court 12)
  • J. Paolini vs A. Zaja (terzo match, court 10)
  • M. Di Giuseppe vs L. Samsonova (quinto match, court 12)

Tutti i tabelloni del Roland Garros

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Classifica ATP: Fognini terzo miglior tennista italiano di sempre

L’undicesimo posto di Fognini durerà solo sette giorni, ma sarà sufficiente per salire sul podio degli italiani che hanno avuto la migliore classifica. Anche Tsitsipas continua a salire

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Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Domenica sul campo Centrale di Roma è andato in onda il cinquantaquattresimo episodio della saga Nadal-Djokovic. Ancora diciannove  e “Il trono di spade” è raggiunto; le 18.162 puntate di Sentieri sembrano lontane ma se fossimo nei panni degli autori non dormiremmo sonni tranquilli.

Il trionfo di Nadal ha forse avuto l’effetto di cambiare gli equilibri psicologici in vista del Roland Garros ridando allo spagnolo la veste di favorito (ammesso e non concesso che qualcuno gliela avesse mai tolta) ma non ne ha avuti sulla cuspide della classifica. Djokovic ha infatti aumentato ulteriormente il proprio vantaggio sui più diretti inseguitori. Stefanos Tsitsipas è salito in sesta posizione ed è pronto ad attaccare la quinta di Alexander Zverev che dovrà risorgere velocemente dalle proprie ceneri per respingerne l’assalto. Di seguito la top 20 che vede il ritorno tra le sue fila del Dersu Uzala del tennis contemporaneo, ovvero Diego Schwartzman splendido semifinalista al foro italico.

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12355 =
2SpagnaR. Nadal7945 =
3SvizzeraFederer5950=
4AustriaThiem4845=
5GermaniaZverev4155=
6GreciaTsitsipas40801
7GiapponeNishikori3860-1
8Sud AfricaAnderson3745=
9Argentinadel Potro3235=
10USAIsner29401
11ItaliaFognini28301
12RussiaKhachanov28001
13CroaziaCilic2710-3
14RussiaMedvedev2625 =
15CroaziaCoric2525 =
16FranciaMonfils1965=
17CanadaRaonic1960=
18GeorgiaBasilashvili1925=
19ItaliaCecchinato1840=
20ArgentinaSchwarzman17554

CASA ITALIA

A volte un’impresa importante rischia di passare ingiustamente inosservata perché chi l’ha compiuta era atteso a qualcosa di ancora più grande. Fabio Fognini a Roma non è infatti riuscito a entrare in top 10 a causa di un grande avversario e di una condizione fisica imperfetta, ma ha guadagnato una posizione in classifica; è ora ufficialmente il terzo italiano di sempre dietro Panatta e Barazzutti da quando è stata introdotta la classifica ATP (agosto 1973).

Il ligure resterà undicesimo solo fino a domenica prossima poiché al termine di questa settimana perderà i 90 punti conquistati a Ginevra nel 2018 e verrà quindi sopravanzato da Khachanov. Ma l’impresa resta e nessuno potrà mai togliergliela. Al Roland Garros il nostro miglior giocatore difenderà 180 punti conquistati la scorsa edizione. Gli avversari a lui più prossimi in classifica ne difendono almeno altrettanti.

 
  • Anderson 180
  • del Potro 720
  • Isner 180
  • Khachanov 180
  • Cilic 360

Anderson e Isner saranno assenti per motivi fisici. Per scaramanzia preferiamo non aggiungere altro.

720 è il numero di punti che dovrà difendere nello Slam francese il semifinalista italiano del 2018, Marco Cecchinato. Anche nella peggiore e malaugurata delle ipotesi il palermitano dovrebbe comunque rimanere intorno alla 40esima posizione grazie ai brillanti risultati ottenuti negli ultimi 12 mesi. Restiamo nei confini del Bel Paese (che è tale soprattutto quando non piove e non vengono ritirati accrediti “ad capocchiam” ai giornalisti) per constatare che la pattuglia italiana in top 200 è ancora composta da diciannove elementi. Luca Vanni ha perso i punti conquistati un anno fa al Challenger di Samarcanda ed è uscito dai primi 200 ma è stato sostituito da Andrea Arnaboldi.

Paolo Lorenzi è invece a un passo dal rientro in top 100 e, cosa più importante, quasi certo di poter accedere al tabellone principale di Wimbledon senza dovere passare sotto le forche caudine delle qualificazioni come dovrà invece fare a Parigi (martedì affronterà il francese Couacaud).

ClassificaGiocatorePuntiVariazione
11Fognini28301
19Cecchinato1840=
32Berrettini13201
66Seppi795-1
73Sonego729-6
98Fabbiano5922
101Lorenzi5753
120Travaglia4834
143Mager401-3
148Caruso388=
157Giustino3588
163Baldi336-2
165Giannessi3253
179Napolitano2892
183Marcora2857
191Bolelli2721
195Arnaboldi2679
200Quinzi261=

CLASSIFICHE AVULSE

Le classifiche riservate ai migliori otto giocatori assoluti della stagione e ai sette under 21 (più Tsitsipas che con ogni probabilità rinuncerà per partecipare alle Finals londinesi), vedono Tsitsipas salire al terzo posto e Bautista Agut entrare in decima posizione; Casper Ruud superare de Minaur in quinta posizione.

RACE TO LONDON

Posizione ATPNazioneGiocatorePunti
1SerbiaDjokovic4005
2SpagnaNadal3505
6GreciaTsitsipas2760
3SvizzeraFederer2640
4AustriaThiem2105
14RussiaMedvedev1575
11ItaliaFognini1370
7GiapponeNishikori1350
16FranciaMonfils1140
21SpagnaBautista Agut1080

RACE TO MILAN

Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nelPunti
6GreciaTsitsipas19982760
28CanadaAuger-Aliassime2000931
23CanadaShapovalov1999740
35USATiafoe1998740
63NorvegiaRuud1998541
24Australiade Minaur1999505
83SerbiaKecmanovic1999341

BEST RANKING

Questa settimana i complimenti per il best ranking vanno a:

ClassificaGiocatoreNazione
6TsitsipasGrecia
11FogniniItalia
28Augier -AliassimeCanada
41NorrieGB
52MunarSpagna
61HumbertFrancia
63RuudNorvegia
90BublikKazakistan

CHI L’HA VISTO?

Inauguriamo uno spazio dedicato a tennisti repentinamente spariti dai radar dell’alta classifica. Il dubbio onore di inaugurare la rubrica tocca a Jack Sock passato dal numero 8 del novembre 2017 all’attuale numero 167. Lo statunitense – precipitato in classifica già dopo il Masters 1000 di Parigi Bercy 2018 – subito dopo gli Australian Open è rimasto vittima di un infortunio dai contorni non chiari che gli impedisce di giocare da tre mesi. Il suo rientro in campo è previsto per il prossimo giugno nel Challenger di Little Rock.

TRIVIAL TENNIS

Nadal e Djokovic in singolare si sono affrontati 54 volte. Questo fatto nell’Era Open costituisce un record?

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