Ortisei, il record è… servito

Sulla superficie rapidissima del Challenger della Val Gardena si stabiliscono due nuovi primati riguardanti gli ace. Ma Roddick lancia il dibattito: è giusto contarli alla pari di quelli ATP?

Ortisei, il record è… servito
Tobias Simon - ATP Challenger Ortisei 2018 (foto via Facebook, @tennis.valgardena)

Chiunque abbia anche soltanto assistito a un incontro dello Sparkasse Challenger Val Gardena Südtirol, il torneo da 64.000€ in corso in questi giorni al Tennis Club Ortisei, ha descritto le condizioni di gioco come tra le più veloci in assoluto. Non è quindi un caso che nei primissimi incontri siano già stati stabiliti due nuovi record riguardanti il servizio, in particolare il numero di ace messi a segno in una singola partita al meglio dei tre set e il numero di ace consecutivi. Ad opera, per di più, di due tennisti differenti in due incontri separati.

Il primo dei due nuovi recordman è il tedesco Tobias Simon, che ha sparato 52 ace per andarsi a prendere la vittoria di primo turno su Aldin Setkic (ovviamente in tre tie-break) e un primato che da quattro anni apparteneva a Ivo Karlovic, in grado di metterne a segno “soltanto” 45 contro Tomas Berdych sull’erba di Halle nel 2014. In assoluto, includendo quindi i match a cinque set, i primi due posti di questa speciale classifica sono, e probabilmente rimarranno per sempre, occupati da John Isner e Nicolas Mahut e dalla loro mitologica partita infinita.

 

Qualche giorno prima, nelle qualificazioni, il gigantesco francese Albano Olivetti aveva servito undici palle perfette di fila contro Marc Sieber. Una in più di quelle che Sam Querrey aveva inflitto a Indianapolis 2007 a James Blake, che su Twitter ha rilanciato la notizia commentando scherzosamente: “Non sono troppo triste di non essere più dal lato sbagliato di questo record”. A quel punto si è acceso un piccolo dibattito, con Andy Roddick e Brad Gilbert a sostenere che, pur impressionanti, tali numeri non vadano considerati alla pari di quelli del tour principale.

In effetti è già così, dato che la stessa ATP non inserisce nel suo libro dei record nessuno di quelli provenienti dagli eventi Challenger. Tanto che, rimanendo in tema, il servizio più potente della storia (263 km/h, Sam Groth al Busan Open nel 2012) non ha ottenuto riconoscimento ufficiale. Sebbene il discorso di Roddick sia basato sul livello di gioco – “Olivetti avrebbe tirato tutti quegli ace contro un top 10? Un home run nella Minor League di baseball può valere quanto uno battuto nella MLB?”la vera discriminante sembrerebbe essere di natura tecnica.

Dietro la volontà di non omologare i risultati Challenger c’è probabilmente anche la difficoltà di reperire dati precisi, uniformi e affidabili riguardo a una moltitudine di eventi discontinua rispetto al circuito maggiore. Buon esempio è uno dei tre elementi ad aver concorso ai due record delle ultime ore: oltre all’altitudine e alle condizioni indoor, a generare l’effetto “pista di pattinaggio sul ghiaccio” del torneo tirolese è stata la superficie scelta, il famigerato Play-It, imparagonabile anche alle più rapide superfici “medium-fast” degli eventi ATP.

CATEGORIE
TAG
Condividi