A Doha è Super Cecchinato, altra rimonta per Djokovic. In India semi Anderson-Simon – Ubitennis

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A Doha è Super Cecchinato, altra rimonta per Djokovic. In India semi Anderson-Simon

In Qatar l’azzurro batte in due set Lajovic e vede il best ranking, semifinale con Berdych. Un eccellente Basilashvili porta al limite il serbo, che la spunta dopo quasi 2 ore. Grande prova di Bautista Agut che stende Wawrinka. A Pune sul velluto Anderson, Simon vince in rimonta il derby con Paire, l’altra semifinale è Darcis-Karlovic

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ATP DOHA

I quarti di finale in Qatar hanno negato agli appassionati la possibilità di assistere alla sfida di livello Slam tra Novak Djokovic e Stan Wawrinka, ormai ritrovato eppur sconfitto da Bautista Agut pressoché perfetto; oltre però alla soddisfazione di un rientrante Tomas Berdych che fa vedere a Herbert come si gioca tennis, la giornata si chiude con Marco Cecchinato che raggiunge la sua prima semifinale in carriera sul duro – semifinale all’ITF di Zagabria 2013 esclusa – sfruttando l’opportunità che gli si presenta.

 

CECK CONTINUA A ESSERCI – Un’opportunità che ha le sembianze di Dusan Lajovic, n. 48 ATP: Marco Cecchinato non si fa pregare e la coglie, guadagnandosi semifinale e best ranking con una prova convincente su una superficie ancora da scoprire del tutto. Rovescio monomane elegante ed efficace e predilezione per la terra battuta sono caratteristiche di entrambi, ma è Cecchinato quello che cerca di giocare più vicino alla linea di fondo, mentre Lajovic si tiene più lontano, prendendosi il tempo per caricare i propri colpi. Il match è piacevole nonostante le ottime percentuali al servizio dei due non permettano di vedere game ai vantaggi, con il solo palermitano a soffrire nell’undicesimo gioco costretto a recuperare da 0-30. È però proprio Ceck a interpretare alla lettera il significato di tie-break, con una partenza fulminante suggellata da un rovescio lungolinea vincente che vale non solo cinque set point (trasforma poi il secondo), bensì anche un’ottima ripartenza, con il turno di servizio serbo che ne fa le spese in apertura e la forza di confermare prontamente il vantaggio annullando due palle break consecutive. L’opportunità mancata da Dusan risulta decisiva e Marco, forte di un secondo break, procede sicuro verso la semifinale e il numero 18 ATP; con zero punti da difendere fino a marzo e con la capacità di queste prestazioni anche sul veloce, nuovi best ranking sembrano senz’altro alla sua portata. Venerdì troverà Tomas Berdych che ha passeggiato su Pierre-Hugues Herbert, n. 55 del ranking. Persa buona parte della scorsa stagione per l’infortunio alla schiena, il trentatreenne ceco esprime ancora un livello di tennis troppo alto per i malcapitati avversari di questa settimana e torna a disputare una semifinale dopo quella di Marsiglia in febbraio.

DIFESA E REGALI – Senza brillare e con non poche difficoltà, Novak Djokovic supera in rimonta Nikoloz Basilashvili, n. 21 ATP, a tratti scatenato ma con l’abituale idiosincrasia per gioco di volo che gli preclude la possibilità di chiudere più rapidamente e con facilità gli scambi che domina. Nole, raramente con in mano l’iniziativa, si accontenta di far giocare più palle possibili (e impossibili) all’avversario di turno con il non trascurabile apporto dei risultati a dargli ragione. Il georgiano veste bene i panni del distruttore di sfere gialle che nulla teme tranne la zona nei pressi della rete e si porta prepotentemente sul 4-1, pesante come il suo dritto che mediamente viaggia 24 km/h più veloce di quello serbo. Cede però uno dei break con un doppio fallo e uno smash sbagliato e, sempre più nella parte di sé stesso, fallisce un’altra schiacciata che gli avrebbe dato il 5-3, trovandosi così davanti a una palla break e a un nuovo smash: opta allora per un drittone al volo (forse pensando “se lo fanno nella WTA…”), recupera il game e chiude la partita al successivo turno di servizio. Djokovic, nell’ormai consueta versione difensiva, può esultare solo sui gratuiti dell’avversario, peraltro puntuali quando si tratta di sfruttare la possibilità di recuperare il break subito all’inizio del nuovo set. La seconda opportunità, in risposta sul 3-5, sembra ormai cosa fatta, ma Nole, mai battuto, riesce ad alzare un lob che Basil si guarda bene dal colpire al volo e, ricominciato lo scambio, finisce con il perderlo ormai stremato. Nel set finale, il pilota automatico di Djokovic continua a fare le bizze; così, sotto 1-2, il numero uno del mondo decide di prendersi una pausa, esce dal campo e, al rientro, ben oltre il tempo consentito, vince tre giochi consecutivi: il match è deciso, nonostante Nikoloz continui a mettere a segno dei bei vincenti e si prenda anche lui un break, rientrando però fin troppo rapidamente.

TROPPO BABAU PER STAN – È un Roberto Bautista Agut in versione extralusso quello che supera con un doppio 6-4 Stan Wawrinka, a cui va riconosciuto il merito di non essersi mai arreso nonostante l’altissimo livello e la continuità della prestazione dell’avversario capace di conquistarsi ben quattordici palle break; e, anche se Stan ha dato il suo meglio proprio in quelle occasioni di difficoltà annullandone ben dodici, Roberto si è fatto bastare le due trasformate, non concedendo opportunità sul proprio servizio se non al momento di chiudere. Ma procediamo con ordine, quello che come al solito mette in campo lo spagnolo, centrato in risposta, preciso nel direzionare la palla e a darle ottima profondità, tanto che solo occasionalmente Wawrinka riesce a far valere la maggior pesantezza dei suoi colpi. Dopo i 198 cm di Khachanov e Jarry, Stan è subito in difficoltà di fronte alle caratteristiche ben diverse di Bautista ed entra in partita già sotto 1-3. Dal canto suo, lo spagnolo, mobilissimo, dispensa alcune smorzate esiziali e continua a giocare un tennis quasi perfetto, tanto che basta un solo gratuito a Wawrinka per compromettere qualsiasi speranza nei game di risposta. Dopo essersi visto annullare tre set point consecutivi nel nono gioco, lo spagnolo chiude con il servizio in quello successivo dopo una partenza un po’ tremebonda e apre la seconda partita con un parziale di otto punti a zero. L’inerzia non cambia e, se l’ex numero 3 del mondo mette poche prime, Bautista è bravo a limitarne la trasformazione a poco più del 60%. Con Stan che è riuscito comunque a rimanere in scia, Agut affronta le prime palle break (tre consecutive) quando serve sul 5-4: un rimpianto per la risposta fuori misura su una seconda di servizio, ma il recupero del game è merito di Bautista che trasforma il secondo match point con un ace e vola in semifinale contro Djokovic.

Risultati:

[7] R. Bautista Agut b. S. Wawrinka 6-4 6-4
[1] N. Djokovic b. [5] N. Basilashvili 4-6 6-3 6-4
[WC] T. Berdych b. P-H. Herbert 6-2 6-4
[4] M. Cecchinato b. D. Lajovic 7-6(2) 6-2

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Michelangelo Sottili


ATP PUNE

Solo due veterani come Ivo Karlovic e Ernests Gulbis, 4 metri e 70 anni in due, potevano mettere in atto le Guerre Puniche in quel di Pune a colpi di prime di servizio; a vincere la gara degli aces  è ovviamente il 39 croato che ne totalizza ben 25, vincendo una partita con due tie-break, fatta quasi esclusivamente di punti conclusi in due-tre colpi; Il colosso croato, che era sotto 0-3 nei precedenti contro il lettone, si avvicina quindi ai 13.000 aces piazzati in carriera. Rimpianti per Gulbis, in gran forma fisica ma evidentemente disturbato dai colpi di clacson delle strade circostanti , gracchiare di uccelli e un pubblico scarno ma esuberante. Dr. Ivo, il più vecchio semifinalista di un torneo ATP da Jimmy Connors nel 1993, si appresta a sfidare Steve Darcis, che dopo un  primo set al tie break, ha avuto ragione della testa di serie n.4  Malek Jaziri; è del belga un vincente slice lungolinea che finirà sicuramente negli highlights di fine stagione. Una vittoria come questa può dare molta fiducia a Darcis reduce da un anno di digiuno dal tennis per infortunio al gomito.

Le altra coppia semifinalista è formata dalla testa di serie n.1 Kevin Anderson, che senza patemi ha avuto ragione dell’unico Next Gen rimasto in gara, Jaume Munar, e Gilles Simon, tds n.3  che ha dovuto sudarsela 3 set con un Benoit Paire indomito e centratissimo; il campione in carica continua cosi la corsa per la conferma del titolo mentre si spera invece di vedere più spesso in questo 2019 un Paire cosi combattivo.
Buone notizie infine per il nostro Simo Bolelli, che se in singolo ha cocciato duro contro Munar , si consola nel doppio con Ivanone Dodig superando la coppia tedesca Krawietz/Mies con un imperativo 6-2 6-4 in 58 minuti. La coppia trova in semifinale Bhopanna/Machanda, che hanno sconfitto l’altra star del tennis indiana Lender Paes in coppia con il messicano Reyes Varela al super tie 17 a 15.

[1] K. Anderson b. [7] J. Munar 6-3 6-3
[3] G. Simon b. [5] B. Paire 3-6 7-6(4) 6-4
S. Darcis b. [4] M. Jaziri 7-5 6-2
I. Karlovic b. E. Gulbis 7-6(5) 7-6(5)

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Michele Blasina

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Il sogno di Seppi si infrange su De Minaur

Qualche rammarico per Andreas, avanti di un break sia nel primo che nel secondo set. A Sydney arriva il primo titolo in carriera per il 19enne australiano, che chiude 7-5 7-6. Sesta finale ATP persa da Seppi

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Alex de Minaur - Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

[5] A. de Minaur b. [8] A. Seppi 7-5 7-6(5)

Si è da poco conclusa la finale dell’edizione 2019 del Sydney International, tradizionale appuntamento di avvicinamento al primo Slam stagionale che si disputa fin dal lontano 1885. A contendersi il titolo sono stati l’esperto azzurro Andreas Seppi, uno che in Australia storicamente si trova a proprio agio, e Alex de Minaur, papà uruguaiano e mamma spagnola ma nato proprio di Sydney diciannove anni fa, alla seconda finale consecutiva nel torneo di casa dopo la sconfitta rimediata dodici mesi or sono contro Daniil Medvedev. Nona finale della carriera invece per Seppi, con tre vittorie in bacheca, l’ultima nel 2015 persa contro Roger Federer. Nessun precedente tra i due in un main draw. Primo favorito per il computer era il greco Tsitsipas, sconfitto proprio da Andreas, qui accreditato della testa di serie numero 8. Percorso senza sbavature per de Minaur, il quinto favorito del seeding, e nemmeno un set lasciato per strada nel cammino verso l’atto conclusivo. Lo scontro generazionale, quindici anni la differenza tra i due, al termine di una partita che ha progressivamente perso di intensità è andato ad appannaggio di de Minaur, bravo a tenere a bada un avversario che ha saputo far da lepre in entrambi i set ma ha sempre mancato il colpo risolutivo.

 

LA CRONACA – È Seppi a uscire meglio dai blocchi, due game ai vantaggi vinti in un avvio durissimo e primo allungo di giornata per l’azzurro. De Minaur, non un gigante, ha piedi veloci, copre bene il campo e si incita a gran voce a ogni quindici, forse troppo, ma in questo frangente, sul ritmo, Andreas colpisce che è una meraviglia e, anche soffrendo, tiene il naso avanti, forte del break conseguito a freddo. Mezz’ora di gioco, solo quattro game a referto: una battaglia. Il bolzanino non ricava un granché con la battuta dove le percentuali sono troppo basse, in compenso quando può liberare il diritto in corsa è una sentenza. Nel corso del sesto game, però, Seppi è ancora in difficoltà con il servizio a disposizione – purtroppo per lui punti diretti se ne vedono pochi – e qualche titubanza nel prendere la rete in situazioni di inerzia favorevole gli costa prima l’aggancio sul 3 pari e poi il controsorpasso.

La sensazione è che per l’azzurro sarebbe funzionale non farsi agganciare in lunghi scambi da un avversario che dà invece l’impressione di poter correre per giorni senza decadimento della prestazione. Invece è lo stesso Seppi che prova ad addormentare il gioco ma l’uso del back di rovescio è per lui fonte di qualche errore di troppo. Il parziale segue l’ordine dei servizi e, sotto per sei giochi a cinque, l’allievo di coach Sartori è chiamato a rifugiarsi nel tie-break. Il dodicesimo gioco, però, è aperto da un brutto errore dell’italiano a cui fa seguito un vincente di de Minaur con il rovescio. Seppi sbaglia ancora, questa volta con il diritto, e per l’australiano sono tre le palle set. La terza è quella buona e l’enfan du pays incamera così in rimonta un parziale nel quale, avvio a parte, ha avuto le maggiori occasioni per prevalere. Decisiva la scelta (o l’esigenza, magari un momentaneo calo di energie) di abbassare i ritmi operata da Seppi nella seconda parte del set.

De Minaur ha una capacità difensiva che rasenta l’eccellenza e non deve essere facile per Andreas vedersi restituire con continuità palle apparentemente definitive. L’azzurro, con mestiere, alla ripresa delle ostilità esce indenne da un primo turno di servizio complicato nel quale annulla tre palle break e resta in scia. La seconda partita è meno spettacolare di quella che l’ha preceduta ma ha il pregio di mantenersi in equilibrio. De Minaur col servizio cerca spesso il diritto dell’avversario, da destra soprattutto, scelta arguta che si traduce in una fucina di punti. Ma è proprio il servizio a tradire inaspettatamente il Next Gen nel corso del settimo game quando, costretto a difendere un break point, affossa, una seconda in rete: doppio fallo. Per Seppi, fin qui, due chance di break e due capitalizzazioni, un cecchino.

Il game del possibile allungo, però, è un pasticcio, con de Minaur che si ritrova sul quattro pari praticamente senza giocare, tanti sono gli errori ravvicinati commessi dall’altoatesino. Tutto da rifare, una disdetta. I giochi scorrono via rapidi in virtù di scambi ora meno intensi e decisi da rally abbreviati e, analogamente al primo set, Andreas ha il compito disagevole di dover acciuffare il tie-break. Questa volta la missione è compiuta. Il jeu decisif si apre con un mini-break per parte e con l’evidenza che sfidare de Minaur con la palla corta, un felino, non sia mai un buon affare. Seppi, agevolato da una prima di servizio finalmente continua, va al cambio di campo sul 4 a 2 ma un doppio fallo sanguinoso rimette in corsa l’aussie che, tuttavia, restituisce immediatamente il favore. Situazione incerta. De Minaur, nonostante un pizzico di comprensibile tensione alla vista del traguardo, è il giocatore più propositivo in campo e si assicura così il match point. Lo scambio che ne fa seguito, per la verità nulla di particolarmente spettacolare, si conclude con un nastro beffardo che trattiene la palla nella metà campo azzurra e con il pupillo di Gutierrez che si lascia cadere a terra dalla gioia. Profeta in patria, un momento da ricordare.

Per Alex de Minaur (che diventa il più giovane campione di Sydney dai tempi del trionfo di Lleyton Hewitt nel 2001, anche lui 19enne), è dunque il primo meritato successo della carriera, non sarà l’ultimo. Qualche rimpianto per il nostro Seppi, quest’oggi in vantaggio di un break in entrambi i parziali e poi sempre superato sul filo di lana, ma la sua resta comunque un’ottima settimana in vista dell’Happy Slam di Melbourne.

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Tennys Sandgren festeggia: primo titolo ad Auckland

Lo statunitense supera Cameron Norrie con una prestazione superba alla battuta. A 27 anni conquista il primo titolo della sua carriera

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Tennys Sandgren - Auckland 2019 (foto via Twitter, @ASB_Classic)

T. Sandgren b. [WC] C. Norrie 6-4 6-2

La finale dell’ASB Classic di Auckland vede affrontarsi due giocatori ancora a caccia del primo titolo ATP: Cameron Norrie, numero 93 e classe 1995, in tabellone con una wild card, e lo statunitense Tennys Sandgren, numero 63, proveniente dal Tennesse. Questo è il loro primo scontro nel circuito maggiore, ma come rivelerà Sandgren durante la premiazione, i due si conoscono bene dal circuito Challenger. Sarà proprio l’americano ad alzare il trofeo, il primo di una curiosa carriera, sbocciata un po’ tardi ma spesso sotto i riflettori, forse per il nome insolito o per le curiose esternazioni. Entrambi i finalisti hanno eliminato sulla strada giocatori del calibro di Kohlschreiber, Cecchinato e Taylor Fritz, sbaragliando i pronostici.

Inizia Norrie al servizio ma è Sandgren a breakkare subito, con l’inglese che utilizza un hawk-eye già al secondo punto, rivelando un nervosismo da prestazione che lo porterà a commettere numerosi non forzati. Norrie infatti non ricerca bene la palla, sembra non trovare la giusta distanza al momento del colpo e soffre molto la solidità e la pesantezza dei colpi di colui che di nome fa Tennys, che in questo emisfero ha totalizzato la percentuale maggiore dei suoi punti attuali e che finora non ha lasciato per strada neanche un set.

 

Un bel passante di Norrie apre il quarto game che si conclude con il controbreak del britannico: 2 a 2 e l’iniziale doccia fredda sembra averlo scosso dal torpore. È la sua prima finale d’altronde e ci sta una partenza lenta. Norrie infatti è un giovane professionista, dal 2017 appena, ma dimostra di avere nervi d’acciaio quando è sotto nel punteggio. Nonostante ciò questa è una brutta giornata per lui e il suo rovescio, e infatti con una prima a 199kn/h il suo avversario sfrutta il primo set point a disposizione e archivia il primo parziale 6-4 in 41 minuti.

Il primo game del secondo set è l’unico in cui il britannico nato a in Sudafrica sarà avanti nel punteggio, perché, dopo un attimo di pausa dovuto a una pallina forse sgonfia, Sandgren inizia il suo turno di battuta e fa apprezzare a tutti il suo gioco, prima vincendo uno scambio tirato da 17 colpi, poi con un attacco a rete concluso con una bella volée e infine con uno schiaffo al volo di dritto, siamo 1 a 1.

Norrie finora ha commesso 18 non forzati ed è in leggera confusione, a distanza di due punti si gioca due Hawk eye sprecandoli entrambi; annulla un break point e si carica, ma Sandgren spezza il momento fermando il gioco per sostituire l’antivibrazioni che è saltato via. Questa interruzione basta a deconcentrare Norrie che esaurisce le chiamate del falco e subisce il primo break del set. Mentre a 2000 km di distanza de Minaur sta servendo per il match per andare a raggiungere il nostro Seppi nella finale di Sydney, Tennys Sandgren sta preparando il terreno per andare a vincere il suo primo torneo, grazie a una tenuta solida dei turni di battuta, dando l’impressione di essere lo stesso giocatore che l’anno scorso ha spedito a casa Wawrinka e Thiem all’Australian Open.

Intanto avviene un siparietto comico nel quale il dj, ingannato dai giocatori che vanno a cambiare entrambi le racchette, fa partire la musica ma viene stoppato dal giudice di sedia Bernardes, che ringraziandolo gli ricorda che siamo ancora sul 4-2 e non al cambio campo. A questo punto del match Sandgren ormai sta dilagando e breakka di nuovo Norrie sul 5-2. Il britannico annulla il primo match point, dopo un ottimo scambio dove Sandgren colpisce ancora una volta in elevazione.

Norrie non demorde e si procura una palla break per evitare la capitolazione ma spreca: di nuovo 40 pari e stavolta l’americano non fallisce il secondo vantaggio e in un’ora e 19 minuti vince il suo maiden title su due finali conseguite (la prima risale lo scorso anno a Houston contro Steve Johnson). Sandgren ha dominato un match e un torneo impressionando per la resa del servizio. Nessuna grande manifestazione di gioia da parte sua se non le braccia alzate a cielo, la testa è probabilmente già a Melbourne, dove affronterà Yoshiito Nishioka per iniziare a difendere i 360 punti dei quarti di finale conquistati lo scorso anno, mentre Cameron Norrie ritorna ad affrontare Taylor Fritz, battuto proprio questa settimana.

Michele Blasina

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Il solito Seppi d’Australia: battuto Schwartzman, giocherà la finale a Sydney

Ennesimo exploit australiano per il tennista italiano, che batte un altro top 20 e vola in finale (la nona della sua carriera). Affronterà uno tra Simon e De Minaur, per ora bloccati dalla pioggia

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Andreas Seppi - Sydney 2019 (via Twitter, @SydneyTennis)

1301 giorni dopo quella persa ad Halle contro Federer, Andreas Seppi tornerà a disputare una finale del circuito maggiore. Il 34enne di Caldaro ha sconfitto in due set Diego Schwartzman nella semifinale del torneo di Sydney, vincendo un primo set molto lottato e resistendo al ritorno del suo avversario sul finire del match, quando sembrava che la partita potesse improvvisamente cambiare direzione. Per Seppi, che con la vittoria del titolo può tornare in top 30 dopo tre anni, si tratterà della nona finale ATP in carriera: sinora ne ha vinte tre.

ANDREAS D’AUSTRALIA – Ormai dobbiamo smettere di stupirci. Quando arriva l’Australia, Andreas Seppi diventa un altro giocatore. E sono direttamente i numeri a raccontarlo: se il totale dei 989 incontri disputati dall’altoatesino in carriera – challenger e ITF compresi – contempla una percentuale di vittorie del 52%, che si abbassa al 48% se limitiamo l’analisi al circuito maggiore, relativamente ai soli tornei disputati in Australia il giocatore italiano vince sei partite su dieci, con una percentuale del 60,6%. Compresa la vittoria di questa mattina contro Diego Schwartzman, Seppi ha giocato 66 partite down under vincendone ben 40: contro uno tra Simon e De Minaur giocherà la sua seconda finale australiana – lo scorso anno ha vinto il challenger di Canberra – e ci riuscirà per la prima volta a Sydney dopo esserci andato vicino nel 2006 e nel 2013, quando si fermò in semifinale.

LA PARTITA – Si affrontano due giocatori che amano contrattaccare, per questo non deve stupire l’inizio parecchio tribolato per i servizi. Nei primi cinque game le palle break (otto, tre delle quali convertite) superano le palle game (tre, due delle quali convertite): Seppi sciupa le prime due occasioni con altrettanti dritti fiacchi, va sotto 2-0 ma si vede restituire il break da un goffo rovescio sotto rete di Schwartzman, che si avvicina alla palla per imitare Nalbandian e finisce per ricalcare l’esecuzione del primo Roddick. Qualche minuto e Andreas capisce che sul servizio del ‘Peque‘ c’è molto margine di manovra. Gioca un game di risposta molto aggressivo e passa a condurre, tenendo le distanze in modo agevole fino al momento in cui deve capitalizzare il vantaggio. Sul 5-4, Schwartzman ricorda all’italiano perché ha sfiorato la top 10 nonostante fatichi a raggiungere il metro e settanta e si procura tre palle break consecutive; Seppi tampona le prime due, ma sulla terza l’argentino si inventa un rovescio profondissimo che Seppi pretende incautamente di aggirare, finendo per affossare il dritto anomalo in rete.

 

Non c’è più tempo per offendersi e si arriva al tie-break, a cui Seppi accede riuscendo nell’impresa non certo improba di lobbare il suo avversario. Qui l’italiano sfrutta la sua superiorità nei colpi di inizio gioco, vola 6-3 e chiude alla prima occasione con lo schema servizio e schiaffo al volo di dritto, scaraventato al centro del campo con violenza.

Diego prova a cambiare la maglietta ma, come è vero che l’abito non fa il monaco, non ne risulta alcun tangibile miglioramento nel suo tennis. Seppi non patisce quando è al servizio e dà la sensazione di poter entrare in campo piuttosto agevolmente in risposta, senza peraltro alcuna fretta di attaccare. L’occasione si presenta al sesto game: Andreas inaugura con una risposta vincente di dritto, sfrutta un nastro fortunato e quindi si inventa un ottimo passante di rovescio su un attacco per la verità molto prevedibile di Schwartzman. Anche in questo caso la terza palla break è quella buona per chi risponde, con l’argentino che spedisce lungo un dritto in corsa.

Forse eccessivamente tranquillo per la superiorità nello scambio, con il suo avversario spesso costretto ad alzare le traiettorie per non affondare, Seppi commette il pericoloso errore di solleticare l’orgoglio ferito di Diego. L’argentino sguaina ancora la spada a un passo dal baratro e toglie il servizio a Seppi sul 5-3 senza lasciarlo arrivare a match point, ben intenzionato a riaprire la partita. E quasi ci riesce: nel game successivo annulla il primo match point con un gran dritto lungo linea prima di commettere un gratuito di rovescio nel punto che avrebbe potuto portarlo sul 5-5. Seppi capisce che non c’è più da scherzare e piazza una brusca sterzata, questa volta decisiva perché il suo inseguitore perda contatto e veda infrangersi i suoi propositi di rimonta sull’ennesimo rovescio in rete.

Battendo solo giocatori compresi in top 40 – ranking medio 27,5 – e due top 20 consecutivi (Tsitsipas e Schwartzman) Andreas Seppi vola in finale, regalandoci un prezioso sorriso in questa mesta giornata funestata dal ritiro di Andy Murray. Se e quando a Sydney dovesse smettere di piovere, scopriremo se il suo avversario sarà Simon o De Minaur: la seconda semifinale è stata rinviata a sabato, lo stesso giorno della finale. Per certo Andreas dovrà vedersela con un altro discreto lottatore, ma il doppio impegno del suo avversario gli consegna già oggi il ruolo di favorito.

Risultati: 

[8] A. Seppi b. [3] D. Schwartman 7-6(3) 6-4
[4] G. Simon vs [5] A. De Minaur rinviata

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