Bravissimo Musetti, ma piedi per terra! Non è garanzia di successo tra i “pro”

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Bravissimo Musetti, ma piedi per terra! Non è garanzia di successo tra i “pro”

MELBOURNE – La forza mentale c’è, l’ha sottolineato Djokovic. E anche varietà di colpi. Ma serve altro. I precedenti Nargiso e Quinzi ammoniscono

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Lorenzo Musetti - Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

 

 

IL SECONDO SLAM CONSECUTIVO DI NAOMI OSAKA COMMENTATO DAL DIRETTORE CON STUART FRASER DEL LONDON TIMES


Barazzutti 1971 (best ranking 7), Nargiso 1987 (b.r. 67) Gaudenzi (2 volte nel 1990, b.r. 18), Quinzi 2013 (b.r. 146) e ora Musetti. L’augurio è che il ragazzo di Carrara, seguito da 9 anni dal suo angelo custode Simone Tartarini e tesserato dal TC Park Genova da quando aveva 14 anni, possa avere la stessa carriera di un Barazzutti (n.7 del mondo) o di un Gaudenzi, perché anche n.18 è un gran bel traguardo. Se poi farà meglio saremo tutti contenti.

Intanto, anche se i vincitori azzurri under 18 di Slam fra uomini e donne sono stati 11 in 17 finali, Lorenzo è il primo a conquistare il titolo all’Australian Open. Era normale che lo Slam più favorevole alle nostre caratteristiche fosse il Roland Garros. I nostri giocatori sono tutti nati sulla terra battuta. E la varietà di colpi di Musetti ha fatto la differenza anche oggi a Melbourne, perché l’americano di origini messicane che si allena a Alicante nella Academy di Juan Carlo Ferrero, ha più forza fisica, più servizio (ha battuto anche a 217 km orari), spara dritti e soprattutto rovesci a velocità monstre, però ha molto meno tagli, lift ed è – in due parole – meno completo. Anche come testa. Difatti Djokovic che stava entrando sul campo per allenarsi mentre Musetti usciva, si è complimentato per la sua forza mentale: È quella che ti ha permesso di vincere.

In effetti non deve essere stato facile per Lorenzo perché i momenti difficili sono stati più d’uno. Primo momento difficile: quando ha perso il primo set, per un unico break subito sul 3 pari, dopo aver mancato tre pallebreak per il 3-1. Secondo: quando sul 2 pari, dopo subito tre servizi a zero e quattro degli ultimi cinque di Nava che serviva come un… Raonic, Lorenzo si è trovato sotto 0-40: “Lì ho giocato un rovescio lungolinea bellissimo (e coraggioso ai limiti dell’incoscienza, aggiungerei). Si stava giocando da 51 minuti, e l’americano aveva fin lì nettamente dominato il gioco, con Musetti che finiva regolarmente nella fascia d’ombra di fine campo, troppo, troppo indietro. “Non avevo mai giocato sulla Rod Laver Arena, su un campo così grande finivo indietro senza quasi accorgermene”. Due errori di rovescio di Nava, il primo provocato e il secondo no, lo hanno aiutato a rimettersi in carreggiata. E lì il match ha preso un’altra piega perché dal 2 pari Lorenzo ha fatto cinque game di fila, mentre Nava diventava più falloso e più nervoso.

Davo un’occhiata al record di Nava, quattro mesi più anziano di Lorenzo che è nato nel marzo 2002, e constatavo che aveva quasi sempre perso nelle finali disputate. Lo avevo interpretato come un buon segno. E Lorenzo aveva il vantaggio di una piccola esperienza in più, la finale giocata all’US Open. Però l’inizio del match, con un Musetti molto più teso, pareva smentire tutte queste previsioni. Poi però, dal terzo set in poi Musetti ha tenuto sempre agevolmente il servizio e l’inerzia della partita sembrava tutta a favore del tennista di Carrara, una sola volta raggiunto sul 40 pari. Il terzo momento difficile sarebbe arrivato in un tiebrak condotto sempre in vantaggio: 2-0, 3-1, 4-2, 5-3, dopo un dritto straordinario, poi 5-5, 6-5, 7-6. Per la prima volta nel terzo set, e a seguito di un servizio diventato ace con l’aiuto del net – la regola più stupida del mondo concede nei tornei junior di giocare alla roulette con il net – Nava è passato in vantaggio arrivando, con l’8-7 a favore, a due punti dalla vittoria.

Ma lì, di nuovo, la forza mentale di Musetti sottolineata da Djokovic (il complimento che più di tutti ha “eccitato” Lorenzo), ha avuto la meglio. Il tiebreak, come forse avrete sentito da coach Tartarini, è stata la fase tecnicamente migliore di tutta la partita, quasi tutti colpi vincenti a decidere i punti. Tre matchpoint non sono bastati a Musetti per chiudere la pratica. E così il quarto momento difficile è arrivato sul 12-11, con un matchpoint per Nava. Lucidissimo e freddissimo Lorenzo ha continuato a mettere la prima di servizio anche in quel decisivo frangente. Vincente. Un errore di dritto di Nava gli ha dato il quarto matchpoint. Quello buono. Dopo 128 minuti, e un altro dritto sbagliato dall’americano, Lorenzo era sdraiato sul cemento color cobalto della Rod Laver Arena. Dopo poco sarebbe apparso un Ivan Lendl visibilmente appesantito a consegnargli il trofeo tanto ambito e meritato che però 30 secondi prima sembrava stesse per sfuggirgli. 14 punti a 12 in un dei tiebreak più ricco di suspence cui mi sia stato dato di assistere. Ci credo che Simone Tartarini abbia potuto dire al mio microfono: “Oggi Lorenzo mi ha fatto perdere qualche anno di vita!”.

Ora, perché chi ci legge richiede un parere sulle prospettive di questo ragazzo – il nostro mestiere non fa sconti, lo richiede anche quando verrebbe voglia di dire “ma non possiamo goderci un po’ questo successo e poi ne parleremo in un secondo momento?”– dopo aver registrato i vari commenti dello stesso Tartarini, del responsabile dell’attività nazionale under 18 Giancarlo Palumbo, e dello stesso Musetti (ragazzo educato, gentile, bravo come non ne ho conosciuti poi così tanti), dovrei cercare di esprimere un’opinione.

Il talento c’è tutto. Il coraggio e la personalità, così come la forza mentale che giustamente Djokovic ha sottolineato e che quando le forze in campo sono equilibrate rappresenta spesso l’aspetto decisivo. Gli manca ancora la pesantezza di palla e un po’ di muscoli che il tennis oggi richiede… se non ti chiami Federer. E per forza di cose, data l’età – non ha ancora 17 anni – la gestione di certi momenti. Le due smorzate tentate nel tiebreak per esempio non erano del tutto giustificate. Ma sono tipiche “espressioni” di gioco però di chi è cresciuto tecnicamente sulla terra rossa. E un domani saper giocare quel colpo gli sarà certo utile. Così come la consapevolezza di avere una buona mano.

Il ragazzo ha alle spalle anche un ambiente serio, consapevole e al tempo stesso dotato della giusta dose di umiltà per non sentirsi né un arrivato – ci mancherebbe – né un predestinato. Intravedo in lui una giusta dose di ambizione, assolutamente necessaria per sfondare, ma non invece quella presunzione che ha contraddistinto in passato alcuni nostri campioni junior. Per non far nomi… Gaudenzi, che in realtà aveva un gioco troppo poco aggressivo per poter far più di quel che buono che comunque è riuscito a fare, e Nargiso che ha invece tentato di giocare sempre un tennis superiore alle sue possibilità tecniche che non erano eccelse. Ad alti livelli ci voleva un’altra consistenza anche fisica, una superiore voglia di sacrificarsi, una diversa umiltà. E forse anche serietà.

Il caso di Quinzi campione a Wimbledon è un po’ più complesso da analizzare. Gianluigi è arrivato dove è arrivato dopo aver cominciato già a 12 anni (da Bollettieri) a fare il professionista, complici anche i mezzi finanziari messi a disposizione da una famiglia agiata e da un padre molto presente e motivato. Forse fin troppo. Credo che anche la famiglia abbia sollecitato in certe situazioni i troppi cambi di coach che non gli hanno certo giovato… e sono diventati troppo spesso fattori di instabilità e alibi a risultati che non arrivavano per altre ragioni, a volte fisiche, a volte tecniche, a volte psicologiche. Va anche detto che discreta parte dei suoi risultati è stata anche conseguenza – insieme al suo approccio anticipato al tennis adulto semiprofessionistico – del suo sviluppo fisico. Era molto più alto di tanti suoi coetanei che avevano giocato meno ed erano meno preparati atleticamente e fisicamente. Gianluigi ha solo 22 anni, è stato n.143 del mondo, ha avuto un infortunio dopo l’altro che certo non hanno aiutato. La vittoria di Wimbledon junior, con tutte le attenzioni che ha suscitato in un Paese a digiuno di campioni, le prime pagine di Gazzetta e altri giornali, l’interesse quasi spasmodico a tutti i suoi risultati, la sottolineatura di tanti risultati negativi, è diventato certo un carico davvero pesante, quasi insopportabile per un ragazzo che – appunto – è ancora un ragazzo.

Io credo che attorno a Musetti – che ho potuto conoscere un anno fa quando ha vinto il “mio” torneo junior di Firenze – c’è tanta gente, la famiglia, il coach che lo segue da nove anni come un secondo padre, il Park Genova, che lo aiuteranno a restare con i piedi per terra. E a dare il meglio di se stesso in tutte le circostanze. Dove potrà arrivare nessuno può saperle. Ma le buone premesse, visto e considerato che ha solo 16 anni e 10 mesi, ci sono tutti. Auguriamoci soltanto che l’Italia, così prona a facili entusiasmi, non lo faccia deviare dalla retta via, non gli metta grilli per la testa e che la nostra dirigenza sportiva non cominci a “promuoverlo” come un prodotto della nostra scuola tennistica salendo – come è sempre purtroppo stato fatto in passato (recente e meno recente) – sul carro del vincitore. Rallegriamoci, certamente, con lui e con tutti coloro che lo hanno aiutato a conquistare questo successo (Federazione compresa), ma sempre ammonendo lui e tutti a ricordare che un successo a livello junior non è purtroppo garanzia di successo nel mondo degli adulti professionisti. Piedi per terra per tutti, se non vogliamo cominciare a sciupare un piccolo patrimonio che per oggi è solo presunto.

Chiudo ringraziando l’ufficio stampa della FIT per i seguenti dati sulle precedenti finali di Slam junior disputate dai tennisti azzurri (cui noi abbiamo aggiunto i best ranking raggiunti da tutti questi giocatori e giocatrici per mostrare che tipo di carriera siano poi stati in grado di seguire) e ringrazio anche Dario Castaldo di SBS radio che mi ha consentito di ascoltare tutte le sue interviste (che ovviamente anche noi abbiamo integrato).

Tutte le 11 finali disputate da italiani nei tornei junior del Grande Slam

AUSTRALIAN OPEN

2019 finale maschile: Musetti b. Nava (Usa) 46 62 76 (12)

ROLAND GARROS

1971 finale maschile: Barazzutti b Warboys (GBR) 26 63 61
1990 finale maschile: Gaudenzi b. Enqvist (SWE) 26 76 64
1992 finale maschile: Pavel (ROU) b. Navarra 61 36 63
1994 finale maschile: Diaz (ESP) b. Galimberti 63 76

1955 finale femminile: Reidl b. Baumgarten (FRA) 64 60
1958 finale femminile: Gordigiani b. Galtier (FRA) 63 26 62
1976 finale femminile: Tyler (GBR) b. Zoni 61 63
1985 finale femminile: Garrone b. Van rensburg (RSA) 61 63

WIMBLEDON

1987 finale maschile: Nargiso b. Stoltenberg (AUS) 76 64
2013 finale maschile: Quinzi b. Chung (KOR) 75 76

1951 finale femminile: Cornell (GBR) b. Lazzarino 63 64
1993 finale femminile: Feber (BEL) b. Grande 76 16 62

US OPEN

1990 finale maschile: Gaudenzi b. Tillstroem (SWE) 62 46 76
2018 finale maschile: Seyboth Wild (BRA) b. Musetti 61 26 62

1985 finale femminile: Garrone b. Holikova (TCH) 62 76
1993 finale femminile: Bentivoglio b. Yoshida (JPN) 76 64

(fonte: FIT)

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Australian Open

Australian Open: Federer rimonta in scioltezza, è nei quarti

Roger Federer inciampa nel primo set ma poi chiude senza problemi. Per lui 57° quarto di finale in un torneo dello Slam

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Roger Federer - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dal nostro inviato a Melbourne

[3] R. Federer b. M. Fucsovics 4-6 6-1 6-2 6-2

Anche quando sono stanco, ho almeno due ore di buon tennis in me”. Questo aveva detto Roger Federer alla stampa tedesca dopo la sua maratona con John Millman.

 

Due giorni dopo contro Marton Fucsovics ha impiegato 2 ore e 11 minuti per vincere il suo incontro di ottavi di finale in una serata dalle condizioni particolarmente lente che ha visto le velocità di punta dei servizi arrivare a stento a 190 chilometri orari anche per prime piatte centrali. Una partita che poteva diventare complicata ma che Federer ha fatto diventare in discesa dopo poco più di un set, concludendola con dieci minuti di puro cabaret in mezzo al campo rispondendo alle domande di John McEnroe.

Con una inconsueta mise bianca, solitamente riservata alle sessioni diurne, Federer inizia il match dando l’impressione di essere un po’ più in palla di due sere prima: controlla bene gli scambi da fondo, cercando di mettere fuori posizione Fucsovics, che è sicuramente forte e potente, ma non è tremendamente veloce negli spostamenti. Federer invece sembra leggero come sempre nella sua danza intorno alla palla, e anche il suo tradizionale tallone d’Achille dello spostamento verso destra sembra non dargli particolari problemi.

Tutto sembra pronto per il solito copione nella sessione serale di Federer, ma a un tratto si spegne la luce: sul 3-3 due errori di diritto dello svizzero e una volée di diritto tragicamente messa in rete lo inguaiano sullo 0-40. Le prime due palle break vengono annullate, ma un altro gratuito di diritto fa piombare la Rod Laver Arena in zona sorpresa. Fucsovics non fa una piega, continua a servire in maniera impeccabile e porta a casa il primo set.

Lo svizzero non si scompone, ricomincia il suo gioco di sempre, anche se aggiunge un elemento per lui totalmente insolito: il grugnito. Ebbene sì, lui che ha vinto per una carriera (e mezzo quasi) senza emettere suono alcuno in questa era di urla belluine, inizia ad accompagnare i colpi con un cenno della voce, quasi a sottolineare lo sforzo compiuto.

Dopo l’emergenza incendi e le successive piogge torrenziali, il clima che ha accompagnato la prima settimana dell’Australian Open è stato insolitamente mite per l’estate australiana: anche in questa serata dell’Australia Day la temperatura è al di sotto dei 20 gradi, e questo rende le condizioni di gioco ancora più lente del solito. Appare incredibilmente complicato colpire colpi vincenti sulle traiettorie “diritte”, che sembrano essere quelle preferite da Federer per gli affondi: la combinazione dei campi in GreenSet più ruvidi, le palline che diventano “gatti arrotolati” dopo alcuni game e l’aria più fredda e densa della sera fanno sembrare la partita quasi un match sulla terra battuta bagnata.

Roger Federer – Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Nel secondo set lo svizzero fa un passo avanti, inizia a giocare dentro la linea di fondo (le statistiche mostreranno che colpirà circa due palle su tre dentro il campo, contro meno del 50% nel primo set) e la perdita del primo set si rivela subito per quello che è stata in realtà: un’incidente. Federer mette la freccia e infila un parziale di 10 game a 1, poi dopo un 6-1, 4-0 cede il servizio ma riparte subito al suo ritmo e allunga fino alla fine del match. A parte qualche altro grugnito, Roger regala anche alcuni dei suoi colpi geniali che valgono il prezzo del biglietto e chiude il match in quattro set raggiungendo il suo 15° quarto di finale all’Australian Open, turno nel quale è imbattuto.

Martedì prossimo Federer affronterà per la prima volta in carriera Tennys Sandgren, che ha battuto il nostro Fabio Fognini. “Ho giocato tanto tennis nella mia vita, ma non ho mai affrontato Tennys” scherza lo svizzero con John McEnroe parlando di un match nel quale il suo avversario avrà un bel po’ di “tasse” da pagare…

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Australian Open

Sandgren è ancora un rebus per Fognini: Italia fuori dall’Australian Open

MELBOURNE – Fabio fallisce ancora l’accesso ai quarti di finale. Sandgren, che lo aveva già battuto a Wimbledon, vince in quattro set. Non c’è più Italia all’Australian Open

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Fabio Fognini - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

T. Sandgren b. [12] F. Fognini 7-6(5) 7-5 6-7(2) 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Quando l’occasione è tanto ghiotta per entrambi i contendenti, è facile che una partita di tennis si trasformi in una lotta più psicologica che tecnica. Sia Fabio Fognini che Tennys Sandgren, che si incontrano sulla Melbourne Arena nel pomeriggio, sono perfettamente consapevoli dell’importanza della posta in palio, e il match ne risente pesantemente.

Il primo set vede Fabio inseguire costantemente, essendo il secondo ad andare al servizio. Ma sulla battuta dell’italiano, Tennys non riesce mai a essere pericoloso, mentre Fognini arriva ben 5 volte a palla break; tre consecutive sull’1-1, ben annullate da Sandgren con il servizio e un bell’attacco a rete, altre due sul 5-5, ma anche qui è lo statunitense a spingere e non dare possibilità all’azzurro. Tecnicamente, il match è un confronto fra clava e fioretto: mazzate e corsa da parte di Tennys, splendidi impatti anticipati e accelerazioni fintate, con l’aggiunta di tagli e palle corte molto ben eseguite da parte di Fognini. Ma in ogni caso, si arriva al tie-break. Qui Sandgren scappa subito 4-0, approfittando degli errori di Fabio, si fa recuperare sul 5-5, ma chiude 7-5, con altri due dritti sbagliati dall’azzurro, che sembra davvero sul punto di “sbroccare” per la frustrazione.

 

Fabio perde effettivamente la pazienza, complice un fallo di piede chiamatogli proprio sul 5 pari nel tie-break, subito dopo warning per time violation sul 5-4. Durante il cambio di campo di fine set, Fognini riceve un warning per condotta antisportiva, e la cosa lo fa andare su tutte le furie: “Ma perché? Cosa ho fatto?”. Fabio dice qualcosa al giudice di sedia Dumusois a proposito del suo asciugamano (che gli aveva provocato il “time violation” sul 5-4), dopo averlo apostrofato in malo modo: “Hai rovinato la partita! Ti devi vergognare!” e poi chiede l’intervento del supervisor: “Vieni qua!” urla a Gerry Armstrong, che è dall’altra parte del campo. I due discutono per diversi minuti, e poi Fognini chiede di andare in bagno. Il prolungarsi della pausa fisiologica innervosisce molto Tennys, che in effetti le sue ragioni le ha, ma non è colpa di Fabio se l’arbitro consente tutto questo.

Totalmente fuori di testa e di conseguenza dal match, Fabio prende break nel primo game del secondo set, per la frustrazione si strappa la maglietta di dosso e arriva un penalty point. A quel punto, forse per calmarsi, chiede l’intervento del fisioterapista per farsi curare una vescica alla mano destra. Armstrong è lì e dice al giudice di sedia di concedere la richiesta. Il gioco si ferma per un medical time-out, ma anche quest’altra pausa non sembra aiutare Fognini che non vince più un punto e arriva a perderne 15 consecutivi. Per Tennys infatti è sufficiente tenere la palla in campo per salire 4-0 con due break, Fognini tira un colpo dentro e uno fuori. Quasi all’improvviso, arriva un contro-break per l’azzurro, che si scuote, inizia a piazzare vincenti da applausi (in particolare alcuni dritti a uscire in avanzamento a dir poco splendidi), e vince addirittura cinque game consecutivi. Sotto 4-5, però, tocca a Sandgren reagire, pareggiare, e a furia di mazzate dal centro del campo brekkare ancora l’italiano, per poi chiudere 7-5. Che partita schizofrenica, sia nello svolgimento del punteggio sia dal punto di vista emotivo e tecnico, difficile trovare una logica o un filo conduttore. Sta di fatto che Fabio è sotto di due set, ora è durissima.

Tennys Sandgren – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

LA REAZIONE DI FABIO – Nel terzo set, break Sandgren sull’1-1. poi intervento del fisioterapista per lui, un fastidio alla gamba pare. Immediato contro-break di Fognini, e da qui in poi il match rientra nei binari della normalità, con i due che tengono la battuta senza concedersi possibilità a vicenda fino al 6-6. C’è tensione, poco bel gioco quasi tutto da parte dell’azzurro, ma le capacità difensive e di contrattacco di Tennys sono notevoli e lo cavano d’impaccio diverse volte. Il tie-break vede una brutta sequenza di 7 errori gratuiti consecutivi, due Fognini e cinque di Sandgren, ne esce l’italiano in vantaggio 5-2. Dopodiché, con un vincente di dritto seguito da una risposta fallita dall’avversario Fabio chiude il parziale, si va al quarto, che sofferenza ragazzi.

Almeno, rispetto al “circo” di fine primo set-inizio secondo, ora la contesa si svolge più sul campo che tra le polemiche. Serve alla grande e martella con spallate sgraziate ma efficaci Tennys, anticipa e fionda le sue belle accelerazioni Fognini, sul piano del tennis puro ovviamente la qualità dell’italiano è di altra categoria, ma come si è visto non basta quella per vincere a volte. Senza rischi per chi è alla battuta si arriva al 5-4 per Sandgren, è una fase determinante adesso. Purtroppo, il decimo game è fatale a Fabio: dopo una schermaglia a rete conclusa in favore dello statunitense, arriva un match point. Al termine di un bello scambio, la volée di dritto manda Tennys ai quarti di finale qui a Melbourne per la seconda volta, dopo il 2018. Gran livello dello statunitense nelle fasi decisive, bisogna ammetterlo. Avrà il vincente tra Federer e Fucsovics.

Bravo, complimenti a lui, ma i rimpianti per Fognini sono tanti (arrabbiatissimo, non ha stretto la mano all’arbitro Dumusois, lo stesso di Kyrgios-Nadal a Wimbledon 2019), il torneo è stato buono, ma una volta arrivati a questo punto con un avversario giocabile, la sensazione di occasione persa rimane.

Stanco ma soddisfatto Sandgren alla fine: “Sì, grazie a tutti, è stato divertente vero? Giocare con lui è sempre una battaglia, è talmente bravo, mi aspettavo una lotta e così è stato. In quei momenti di tensione ero stanchissimo anch’io, non mi è dispiaciute l’interruzione alla fine, ho dovuto rimanere concentrato e non smettere di spingere però. L’importante però è essere ai quarti! Beh, Fucsovics gioca benissimo, Roger è Roger, venite a vederci chiunque mi tocchi!“.

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Australian Open

La splendida cavalcata di Ons Jabeur, con un paese sulle spalle

Tennis estroso, colpi esplosivi: Jabeur è la prima giocatrice araba a raggiungere i quarti di uno Slam. In Tunisia i bar rimangono aperti tutta la notte per trasmettere i suoi match

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Ons Jabeur - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

Nel 2019, Ons Jabeur ha concluso la sua stagione con una sconfitta al primo turno contro Veronika Kudermetova al WTA Premier di Mosca. Quella sconfitta è stata molto dura da incassare, dal momento che l’anno precedente Ons era giunta in finale nello stesso torneo e di conseguenza non aveva potuto difendere i punti di quel piazzamento precipitando dal numero 53 al numero 78 del ranking mondiale. Subito dopo quella sconfitta, Ons radunò il suo team e, ringraziando tutti quanti per il lavoro svolto e l’annata positiva, ha comunicato che lei però non era contenta del suo livello di gioco: voleva di più, voleva la Top 20, ed era pronta a lavorare quanto necessario per ottenerla.

Dopo un breve periodo di vacanza, Ons, il suo allenatore Bertrand Perret e il resto del suo team hanno passato quasi due mesi a preparare l’annata 2020 a Tunisi, lavorando come non mai sia dal punto di vista atletico sia da quello tecnico. E i risultati non si sono fatti attendere: in questo Australian Open Jabeur ha conquistato il suo primo quarto di finale in un torneo del Grande Slam battendo tre ex Top-10 (Konta, Garcia e Wozniacki) e la giocatrice che aveva estromesso Serena Williams, Qiang Wang. “Peccato, non vedevo l’ora di incontrare Serena – ha detto Jabeur ai giornalisti dopo la sua vittoria – sarà per la prossima volta”.

 

Già dai primi turni si era sviluppata una sorta di Jabeur-mania nel suo paese natale, la Tunisia, tanto che alcuni bar erano rimasti aperti tutta la notte per trasmettere i suoi match in diretta dall’Australia: “È una bella cosa che tanta gente mi abbia guardato, speriamo che continuino anche a guardarmi negli altri incontri e negli altri tornei”. D’altra parte si tratta della prima donna di un Paese arabo che raggiunge un turno così avanzato in un torneo di questa importanza: “Spero che il mio risultato aiuti tanti giovani dell’Africa e del Medio Oriente a giocare a tennis. Io ho sempre giocato in Tunisia, mi sono sempre allenata nel mio Paese, sono un prodotto tunisino al 100%, quindi anche se da noi non ci sono tante strutture, è comunque possibile realizzare i propri sogni”. Dopo una buona carriera junior (semifinale allo US Open e finale al Roland Garros) per lei erano arrivate le sirene dei college americani: “Ma andare al college voleva dire ritardare l’ingresso al professionismo, ed era quella la mia aspirazione. Ho preso il mio ‘baccalaureato’, cedendo alle pressioni dei miei genitori, e poi ho iniziato a giocare da professionista”.

Il suo stile di gioco vario ed estroso richiede solitamente tempi più lunghi per poter diventare vincente, e così è stato anche per Ons: “All’inizio ero piuttosto frustrata, vedevo le ragazze che battevo da junior entrare nelle Top 50 ed io ero ancora molto indietro in classifica. Alcuni allenatori avevano anche provato a cambiare il mio gioco, ma credo che fosse un errore. Dovevo semplicemente insistere con il mio modo di giocare”. La sua fedeltà alla Tunisia non le ha comunque impedito di andare a fare esperienze importanti in altri Paesi: “Nel 2012 sono andata per otto mesi ad allenarmi in Belgio, all’accademia di Justine Henin. È stata la prima volta che ho vissuto da sola, avevo il mio appartamento, e il mio vicino mi lasciava anche dei bigliettini per sapere se avessi bisogno di qualcosa”.

Da buona mediterranea Jabeur è una grande appassionata di calcio: “Ons adora il calcio – ha detto il suo allenatore Perret, francese di Strasburgo, in passato all’angolo della cinese Shuai Peng prima di passare ad allenare la tunisina – se si potesse sostituire l’allenamento del tennis con quello del calcio lei sarebbe la persona più felice del mondo”. Inevitabilmente il suo modo di giocare non la porta ad essere una grande sostenitrice degli esercizi di base: “Con lei è necessario trovare sempre il modo di rendere le sessioni di training divertenti, anche per mantenere il suo estro. L’aspetto fondamentale da allenare con una giocatrice come lei è la disciplina nella scelta delle soluzioni, perché ne ha talmente tante a disposizione che è necessario trovare un giusto equilibrio. E se in allenamento ogni tanto vuole fare una palla corta, ogni tanto bisogna lasciargliela fare… è il prezzo da pagare al suo estro”.

Nei quarti di finale dell’Australian Open 2020 Jabeur incontrerà l’americana Sofia Kenin, dalla quale ha perso tre volte in tre incontri, due dei quali lo scorso anno. “Certamente un’ottima giocatrice, ma nei quarti di finale tutte le avversarie sono ottime – ha detto Perret – Dopo le sconfitte dell’anno scorso magari questa è l’occasione giusta per una rivincita”.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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