Torino-ATP Finals allo sprint finale. Atteso il via libera del governo (Crivelli, Azzolini, Costa, Catalano)

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Torino-ATP Finals allo sprint finale. Atteso il via libera del governo (Crivelli, Azzolini, Costa, Catalano)

La rassegna stampa di martedì 12 febbraio 2019

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La partita di Torino. Il Masters dei grandi: siamo allo sprint finale (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Una settimana da dio. Per avvicinarsi al paradiso. Sette giorni che possono schiudere le porte del cielo a Torino e al suo sogno di ospitare il Masters dal 2021 al 2025, facendo dell’Italia il cuore del tennis mondiale insieme ai quattro paesi che ospitano gli Slam. Il calendario è già fissato: la scelta della sede che accoglierà i migliori 8 giocatori del mondo nel tradizionale appuntamento di fine stagione verrà comunicata durante il torneo di Indian Wells, che inizia con le qualificazioni il 4 marzo. In lizza, oltre a Londra che si ripropone per proseguire l’avventura con le Finals iniziata nel 2009, ci sono l’altra inglese Manchester, Singapore, Tokyo (che nel 1970 tenne a battesimo la prima edizione del torneo) e appunto Torino. Da questo gotha, scremato dall’Atp da una trentina di richieste, uscirà perciò la 15a città ad accogliere l’evento, a meno che non rivinca la capitale inglese. Nei prossimi giorni, però, è previsto un adempimento fondamentale: ognuna delle candidate dovrà versare una fideiussione di 70 milioni di dollari (62 milioni di euro) a garanzia dei primi due anni, attraverso una filiale americana di un istituto di credito di proprio gradimento. Ed è qui che si innesta la sinergia richiesta con forza dal presidente della Federtennis, Angelo Binaghi. L’idea di portare per la prima volta da noi un torneo dell’importanza del Masters è stata subito sposata in toto da Governo, Regione Piemonte, Comune, Coni e Fit, cui si è aggiunta la neocostituita Sport e Salute, tanto è vero che Torino è approdata allo step decisivo. Ora pera occorre mettere in campo lo sforzo determinante, come spiega Binaghi: «È evidente che la federazione, che ha un bilancio di circa 20 milioni di euro, non possa accollarsi il peso dell’intera fideiussione, perché le cifre sono molto più importanti rispetto a quelle degli Internazionali di Roma. Perciò è fondamentale che si arrivi in tempi brevissimi alla costituzione di una società che ripartisca al suo interno le responsabilità economiche, con la partecipazione preponderante di Sport e Salute, che ha un bilancio di oltre 400 milioni. Sulle quote non faccio questioni di principio, potrebbe essere il 50 per cento in capo a loro e il resto diviso tra noi, Regione e Comune». Tra l’altro, la particolare natura di Sport e Salute, che è un ente di diretta emanazione governativa, sottrae un passaggio complicato, quello delle garanzie finanziarie che il Governo dovrebbe mettere a disposizione della società in questione […] Perché in ballo non c’è solo l’opportunità di organizzare un torneo che resta l’appuntamento più importante del tennis dopo gli Slam, ma anche il prestigio e l’immagine extrasportiva dell’Italia: «Il Masters — conclude Binaghi — sarebbe l’evento agonistico più importante del nostro paese almeno per cinque anni e ottenerlo non sarebbe una vittoria della Fit o mia, ma di tutti. Gli interessi di bottega non c’entrano, sarebbe un volano eccezionale pure per il turismo e l’indotto, come ha spiegato in modo cristallino e ficcante la sindaca Appendino alla presentazione del progetto» […]

 

Biglietti, sponsor, contatti sui social. Un giro d’affari da 60 milioni di euro (ri.cr., Gazzetta dello Sport)

Organizzare il Masters costa, non c’è dubbio: solo per garantirsi la possibilità di approdare alla short list delle candidate. A dicembre Torino ha dovuto garantire all’Atp 18 milioni di euro tra montepremi e tassa d’accesso. E se gli Internazionali d’Italia hanno un fatturato di circa 32 milioni, per le Finals uno studio della Fit e del Comune ipotizza, per il primo anno, un fatturato di oltre 50 milioni. Come sede del torneo, Torino ha scelto il PalaAlpitour, cioè il Palalsozaki dell’Olimpiade 2006, capienza 14.350 spettatori, presentando un ambizioso progetto di coinvolgimento di tutte le energie culturali, turistiche e enogastronomiche della città e dell’area metropolitana. Perché l’evento, costi a parte, sicuramente genera grandi profitti. Il paragone più semplice, ovviamente, è con l’ultima edizione, la decima consecutiva ospitata dalla 02 a Londra e vinta da Sascha Zverev. Dal 2009, sono stati oltre due milioni e mezzo gli appassionati che hanno assistito all’evento londinese. Nel 2018 gli spettatori dall’11 al 18 novembre sono stati 243.819, ma l’indotto (bar, ristoranti e negozi all’interno dell’arena) ha portato il totale delle presenze a 358.472. Poi c’è la cessione degli spazi commerciali e delle suite del palazzetto destinate ai partner economici più facoltosi. Insomma, tra biglietti venduti, incassi dagli sponsor e dai diritti tv, è facile prevedere che siano stati superati i 60 milioni di euro di introiti. Il Masters macina numeri incredibili anche sui nuovi media che servono ad amplificare al massimo la percezione dell’evento nel mondo, a beneficio anche degli sponsor. L’anno scorso ci sono state cinque milioni di interazioni social sui canali Atp, quasi 37 milioni di visualizzazioni per i video, un totale di contatti sulle piattaforme Atp che ha superato i 200 milioni […]


L’affare ATP Finals (Daniele Azzolini, Tuttosport)

[…] A Londra, che regna da dieci anni e vuole continuare a farlo, ora che siamo a un passo dal rinnovo delle royalties e in quattro si sono fatte avanti a insidiarla (Torino, Manchester, Singapore e Tokyo) il Masters di tennis, le ATP Finals come lo chiamano oggi, lo hanno sistemato all’interno di uno dei più grandi centri commerciali che si siano mai visti. La “02”, la grande Arena sulla “Greenwich Peninsula” nata per lo sport e i concerti rock, 20 mila posti a sedere sotto un tendone spesso tre dita sul quale operano due società di maestri scalatori (“Up at the 02”) per insegnare ai bambini ad arrampicarsi in montagna (per dire che la utilizzano in ogni sua parte, sotto e sopra), si affianca a oltre 40 ristoranti, negozi di tutti i tipi, 12 discoteche, 2 sale da bowling, ed è sede di grandi multinazionali. Da luglio 2007, data dell’inaugurazione, la 02 si vanta di avere accolto 60 milioni di persone, una popolazione grande come quella italiana. Non è un caso che il Masters abbia trovato una sede così. Fa parte della sua Natura, che è sempre stata prodiga eppure inquieta. All’inizio fu una sfida per la pace interna al movimento tennistico,e la pace – si sa – si regge assai meglio se vi sono dati economici concreti a sostenerla. Nacque da un’idea di Jack Kramer, gran giocatore in anni in cui il tennis degli amateurs offriva ben pochi avversari, poi professionista e infine organizzatore, uno che con le sue scelte, le alleanze e le idee che promuoveva finì per tracciare il percorso utile a guidare il tennis oltre la crisi successiva alla nascita dell’Era Open. L’anno fu il 1970, fra i più turbolenti dopo la decisione presa (fine 1967) di riunire professionisti e dilettanti sotto un’egida comune. Molti dei giocatori più forti avevano contratti professionali, e molti degli organizzatori che li pagavano pretendevano che in cima ai loro pensieri vi fossero i loro tornei. Il calendario della stagione, in quelle condizioni, finì rapidamente per trasformarsi in un’orribile zuppa tennistica, nella quale ogni avvenimento affogava senza possibilità di emergere sugli altri. Il Wct del petroliere texano Lamar Hunt aveva bloccato tutti i tennisti americani. Quasi tutti gli australiani più forti stavano con la National Tennis League di George McCall. Altri otto, fai quali John Newcombe, si misero nelle mani di Dave Dixon, che li fece conoscere come gli Handsome Eight, gli “otto belli”. La Filt, così allora si chiamava la federazione internazionale, rispose affidandosi a Kramer cui lasciò il compito di costituire un circuito di tornei importanti, o in grado di diventare tali. Kramer eseguì, inventò il Grand Prix, trovo un sacco di soldi (un milione e 600 mila dollari), vi spinse dentro tre dei quattro Slam (tutti tranne l’Open d’Australia) ed ebbe l’intelligenza di aprire le porte a chiunque dei tennisti sotto contratto avesse voluto partecipare. Alla fine del Grand Prix pose un Masters, un torneo riservato ai più forti. Il primo lo giocarono in sei a Tokyo, deciso da una classifica a punti, e vinse Stan Smith. In palio vi erano 50 mila dollari e un messaggio: se il tennis dev’essere Open, meglio che a gestirlo siano i tennisti. Era l’idea finale di Kramer. Nel 1972 nacque l’Atp, e negli anni successivi i grandi organizzatori del tennis professionale furono degradati a manager dei singoli tennisti. Oggi, 49 anni dopo, i dollari in palio sono molti di più […]


Così Torino vuole giocarsela (D.A., Tuttosport)

La sfida a Londra vale dunque 85 milioni di dollari l’anno per i prossimi 5 anni. Quasi 500 milioni per il solo tennis, più un indotto che può spingersi su valutazioni superiori al miliardo. Cifre che hanno attratto una moltitudine di città, oggi ridotte a cinque dopo la prima scrematura, in attesa della decisione che verrà presa a Indian Wells, sede del primo Masters Series della stagione, al via il 7 di marzo. Contro Londra si agitano in quattro, Torino, Singapore, Manchester e Tokyo, sollevando ognuna i proprio buoni diritti, Singapore e Tokyo quelli di città emergenti di un movimento tennistico asiatico che si annuncia come un’onda (orda?) travolgente sul prossimo futuro, Manchester con le sue aziende e i buoni rapporti con l’economia araba, Torino infine con i buonissimi risultati ottenuti ogni qual volta è stata chiamata a organizzare eventi di respiro internazionale, non ultime le Olimpiadi della neve, mentre il nostro tennis può vantare buone prove organizzative con Roma e le Next Gen Finals a Milano. Londra resta favorita, un po’ perché è sede tradizionale, e un po’ grazie al lavoro svolto, che ha creato rapporti a doppio filo con grandi sponsor e ha rodato l’organizzazione nella stipula di contratti importanti, su tutti quelli dei diritti televisivi validi per tutto il mondo. È una bella sfida, da affrontare però con grande convinzione. Torino ce l’ha (tanto più dopo aver perso i Giochi Olimpici da condividere con Milano e Cortina), Coni e federtennis pure, ma dalle dichiarazioni preoccupate che vengono dalla città, proprio in queste ore (è di ieri quella del presidente della Camera di Commercio torinese, Vincenzo Ilotte), sembra stia venendo meno a livello governativo, che nelle promesse aveva fissato in 78 milioni la cifra da destinare all’evento […]


Il governo Conte frena sull’ATP Finals a Torino (Gaetano Costa, Italia Oggi)

Il M5s ha detto sì. Il Comune di Torino, lo scorso novembre, ha ufficializzato la candidatura del capoluogo piemontese per ospitare cinque edizioni dell’Atp Finals, uno dei tornei di tennis più prestigiosi al mondo. Nella città simbolo dei grandi no dei pentastellati, dalla Torino-Lione al ticket condiviso con Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026, l’amministrazione del sindaco Chiara Appendino è pronta a organizzare un evento «che richiama 250 mila spettatori l’anno». Governo amico permettendo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, il leghista Giancarlo Giorgetti, vacilla sul via libera ai fondi di garanzia per la manifestazione. Il suo pari ruolo e responsabile dello Sport per il M5s, Simone Valente, insiste invece per superare lo stallo. Il tempo stringe. L’esecutivo di Giuseppe Conte dovrà sciogliere i dubbi entro venerdì. In un senso o nell’altro. Prendere o lasciare la racchetta. Torino, lo scorso dicembre, ha passato la prima selezione. Ed è entrata nella cosiddetta short list delle cinque città candidate per l’Atp Finals dal 2021 al 2025. Insieme col capoluogo piemontese sono in lizza Manchester, Tokyo, Singapore e Londra, l’attuale sede del torneo. In questi mesi la giunta Appendino si è mossa per trovare gli sponsor in grado di coprire i 50 milioni che servono per organizzare l’evento. Anche Roma, però, deve fare la sua parte. Con un investimento di 78 milioni di euro. L’Atp, per la manifestazione, chiede una quota d’ingresso di 18 milioni per il primo anno e 15 milioni per i successivi quattro. Una somma considerevole. Da qui le titubanze di Giorgetti. «Dobbiamo capire se ci sono le condizioni affinché il governo, ma anche il Parlamento, possa in qualche modo supportare uno sforzo di questo tipo», ha spiegato il leghista la scorsa settimana. «L’onere è significativo. Ci vogliono circa 100 milioni di euro». Valente, dalla sponda pentastellata del governo gialloverde, è convinto che il prestigio e l’indotto dell’Atp Finals giustifichino il sacrificio economico. «Si tratta di un evento con un grandissimo impatto su Torino, penso che il governo debba dare le garanzie necessarie», ha sottolineato il sottosegretario del M5s. «Se necessario sarà richiesto un passaggio in Consiglio dei ministri, di sicuro le risorse possono essere tranquillamente destinate, come per tanti altri grandi eventi internazionali». Anche la maggioranza a sostegno di Appendino spinge per organizzare la manifestazione. «L’Atp Finals non può essere merce di scambio per una città che è già stata danneggiata da un governo che prima afferma che non sosterrà economicamente i Giochi del 2026 e poi si fa carico dei costi per la sicurezza dell’evento», ha detto a Repubblica Torino il consigliere comunale del M5s, Marco Chessa. «Quella di Torino è una candidatura forte, credibile e legittima. Ed è una città che merita e pretende rispetto» […]


Pietrangeli: “Il progetto costa molto ma porta grandi affari” (ste.p., Repubblica Torino)

«Se l’Italia otterrà le finali Atp potrà vantare uno degli avvenimenti sportivi più importanti dell’anno», dice Nicola Pietrangeli. L’ex campione, unico sportivo italiano entrato nella Hall of fame del tennis, tifa Torino: «Ho visto il progetto, è molto bello», dice il due volte vincitore del Roland Garros. Il dossier di Torino è pronto, ma mancano i soldi del governo. È preoccupato? «Sono stato qualche tempo fa in città, avete una sindaca brava e competente, con un bel progetto. Le finali costano care, ma sono un evento molto grande. Le ultime, a Londra, sono state disputate in uno stadio enorme e hanno generato un ampio giro d’affari. Certo, il Comune, il Coni e il governo devono valutare bene. II problema più grave dell’Italia è che nessuno ha più il coraggio di fare le cose». In che senso? «Parlo in generale, ma vedo un Paese in cui manca la fiducia nel prossimo, su qualsiasi cosa. Le finali Atp sono un’operazione cara, ma bisogna osare e far vedere che manifestazioni straordinarie come queste possano essere organizzate anche qui». Le candidate a ospitare le “Finals” sono cinque. Qual è la favorita? «Credo le daranno a Singapore, oppure a Tokyo. Quelli dell’Atp, però, mi sembravano molto ben disposti nei confronti di Torino. È un negoziato, se cominciamo a tentennare è finita. Però confido nella sindaca Appendino: mi ha stupito, è molto preparata». Al di là dell’aspetto sportivo, perché varrebbe la pena organizzare le finali in Italia? «All’ultima edizione, a Londra, c’erano spettatori da tutto il globo, parliamo di 15-17 mila persone al giorno. È un avvenimento mondiale e Torino ha le carte in regola per organizzarlo». Eppure la componente leghista del governo non sembra intenzionata a sostenere l’evento, nonostante le pressioni dei 5 Stelle. Che ne pensa? «Per mia fortuna non c’entro nulla con le questioni politiche. Io spero solo che le finali si possano Fare. Sono già saltate le Olimpiadi di Roma, questo mi sembrava un bel modo di recuperare. Speriamo che il governo ci ripensi» […]


“Il governo non ci volti le spalle sulla candidatura alle ATP Finals” (Lidia Catalano, Stampa Torino)

«Il governo non trova le risorse? Allora attinga a quelle – peraltro ben più sostanziose – che vuole mettere in campo per trasformare Torino in area di crisi complessa». Il presidente della Camera di commercio Vincenzo Ilotte non ci sta a vedere sfumare la candidatura di Torino alle Atp Finals di tennis, il torneo che dal 2021 al 2025 potrebbe portare in città per una settimana di fila le stelle del circuito. Con ricadute economiche e di immagine certo non paragonabili a quelle di un’Olimpiade, ma che gioverebbero non poco a un territorio che fatica a trovare una leva per il rilancio. «I calcoli dicono che per ogni euro investito avremmo un ritorno pari a dieci volte tanto – sottolinea Ilotte -. Parliamo di 500 milioni in cinque anni, un’opportunità a cui non possiamo rinunciare». Un’occasione ghiotta, su cui però da giorni pende la frase sibillina di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport: «Dobbiamo capire – ha detto il leghista – se ci sono le condizioni affinché il governo, o anche il Parlamento, possa supportare in qualche modo uno sforzo di questo tipo». Una posizione quantomeno attendista, proprio mentre si avvicina inesorabile la scadenza del 15 febbraio, data entro cui è atteso il via libera da Roma allo stanziamento di 78 milioni: 18 per il 2021 e 15 per i quattro anni successivi. «Una cifra irrisoria per le casse dello Stato – attacca flotte -. Se hanno validi motivi per boicottarci ce li spieghino chiaramente». Ieri il numero uno di Unioncamere Piemonte ha inviato una lettera al premier Conte e a Giorgetti per chiedere di portare avanti l’impegno sulle Atp Finals […] E difende l’operato della città: «La sindaca Appendino ha creduto e crede moltissimo in questo evento. Le ho parlato proprio ieri mattina – conferma Ilotte -. Sta lavorando su tutti i fronti per portare a casa il risultato. E io ho ritenuto doveroso fare la mia parte. C’è forse bisogno di far scendere di nuovo in piazza le madamine? La città è allo stremo e l’ha manifestato in ogni modo». PalaAlpitour e Sporting hanno già dato disponibilità per ospitare il torneo. «Abbiamo tutte le infrastrutture – incalza flotte – Servirebbe un fronte compatto per spuntarla sulle candidate avversarie» […]

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La stampa italiana celebra la semifinale di Fognini a Montecarlo (Vidovich, Crivelli, Semeraro, Rossi)

La rassegna stampa di sabato 20 aprile 2019

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Fognini, è sempre show: e ora Nadal (Ilvio Vidovich, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Sembrava destinata ad ammainarsi la bandiera italiana qui nel Principato, dopo la sconfitta di Lorenzo Sonego contro Lajovic e con Fabio Fognini che si trovava in svantaggio di un set e di un break, 6-1 2-0, contro il croato Coric. E invece, come nel primo incontro contro Rublev, il tennista azzurro è riuscito a ribaltare un match che sembrava ormai compromesso («Ho avuto ancora un po’ di c..o e tanta voglia di vincere»). Aiutato, va detto, da un Borna Coric che dopo un primo set praticamente perfetto (un solo errore non forzato), ha iniziato a sbagliare da fondo, anche in maniera grossolana. Fognini non si è lasciato sfuggire l’occasione, recuperando subito il break per poi prendere il largo e imporsi nel parziale per 6-3. Il terzo set è un assolo di Fabio, che ha ritrovato il tennis spumeggiante espresso contro Sascha Zverev ed ha chiuso 6-2, regalandosi la seconda semifinale qui al Country Club dopo quella del 2013, dove affronterà Rafa Nadal (11-3 i precedenti per il maiorchino). […] All’ora di pranzo Dusan Lajovic aveva invece messo la parola fine alla favola di Lorenzo Sonego. Il 28enne tennista serbo ha individuato da subito la tattica vincente, impostando il match sulla diagonale del rovescio — quella a lui più favorevole — e non permettendo quasi mai al 23enne torinese di innescare il suo temibile dritto. Vinto il primo 6-4 e avanti di un break nel secondo, Lajovic ha avuto un piccolo passaggio a vuoto, permettendo a Sonego di riprendersi il break ed arrivare a giocarsi un set point sul 5-4 servizio Lajovic. Le speranze di Lorenzo si sono spente però sul suo errore di rovescio. L’italiano ha accusato il colpo, ha subito il break e Lajovic ha chiuso per 7-5. Per il giovane tennista azzurro comunque una settimana da ricordare: da lunedì sarà tra i primi 70 al mondo, consapevole di essere entrato in una nuova dimensione. Ma la notizia del giorno, al di fuori dei confini italiani, è che non ci sarà la finale tanto attesa tra Djokovic e Nadal. Il n. 1 del mondo cede infatti in tre set al russo Medvedev (14 ATP). Novak parte male, fallosissimo, e perde il primo set 6-3 contro un avversario solidissimo da fondo. Il serbo riprende in mano le redini della partita nel secondo, che vince per 6-4. Ma nel parziale decisivo il protagonista è Medvedev, che sale ancora di livello e si impone per 6-2, conquistando la sua prima semifinale in un Masters 1000. Per Djokovic, lo ha ammesso lui stesso nel post match, c’è ancora da lavorare se tra un mese vuole essere in grado di contendere il trono del Roland Garros a Rafa Nadal. Un Nadal che anche lui fa sudare freddo gli organizzatori, dato che nel primo set si è ritrovato in svantaggio di due break contro l’argentino Pella, prima di ingranare le marce più alte ed imporsi 7-6(1) 6-3. Il favorito oggi è indubbiamente lui, ma Fognini sulla terra lo ha già battuto due volte: sognare a Fabio non costa nulla. Su www.ubitennis.com interviste video, audio e testi per Sonego, Fognini, Djokovic, Nadal e commenti

 

Favoloso Fognini, torna numero 1 italiano e si regala Nadal (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Invito a corte con il principe della terra. Il tennis è davvero lo sport del diavolo. E del talento. Fognini è approdato a Montecarlo una settimana fa con il fardello di quattro sconfitte al primo turno nelle quattro partite sul rosso del 2019 e la mente gonfia di dubbi e tormenti messi in circolo da una litania infinita di guai fisici. Ma quando possiedi un braccio d’oro e il cuore del guerriero che non si inchina alla sorte, finisci per piegare di nuovo il destino ai tuoi voleri. E così, sei anni dopo, Fabio torna in semifinale al Country Club, nel torneo che ama di più, quello veramente di casa: nel 2013 perse con Djokovic, oggi pomeriggio gli tocca Nadal. Solo giganti. GENIO E FORTUNA Ma Fogna se l’è meritato, di stare nel tempio con il signore delle cerimonie: l’avventura sembrava finita ancor prima di cominciare, quando nel primo turno Rublev poteva salire 5-1 nel secondo set dopo aver dominato il primo. Lì è scattato il clic, lì il genio si ribellato al crollo. Ed è successo pure con Coric, dominatore per un set e due game contro un avversario che non riusciva a prendergli il tempo e sbatteva contro il suo muro di gomma: «A quel punto – ammette onestamente Fognini – avevo bisogno che lui un po’ mi aiutasse, lo ha fatto e in questo periodo non posso concedermi di fare troppo il prezioso, serve anche un pizzico di fortuna (versione originale sempre con la lettera c…, ndr) e me la sono presa». Già, all’improvviso l’allievo di Piatti si spegne, non trova più il campo e spara fuori dritti e rovesci di due metri, mentre il pubblico capisce che la musica è cambiata e sfidando freddo e fame porta Fabio su una nuvola. Se il secondo set è la sagra dell’errore, con 29 gratuiti complessivi e appena 5 vincenti, nel terzo Fogna si iscrive all’Università e sciorina un tennis da favola, condito di stilettate lungo le righe alternate alle delizie di palle corte al bacio. COCCOLE E’ l’apoteosi, con il cuore d’ordinanza in direzione della moglie Flavia all’angolo e la solita scritta «Fogna 2 aahahahaha» sulla telecamera, «un segreto tra me e Berrettini». E quando i più coraggiosi che sono rimasti per un autografo gli ricordano che è tornato numero uno italiano, la replica è pungente: «E’ un problema che riguarda gli altri, non certo me». Cronaca vera, comunque: Fabio recupera la top 15 e scavalca Cecchinato. Impensabile, dopo una primavera solo di ombre e quel gomito improvvisamente dolorante che ha richiesto di essere trattato anche durante il match contro il croato: «Stavolta sentivo più dolore, devono essere l’umidità e la temperatura più fredda. Ora devo mangiare bene, recuperare bene e dopo qualche coccola a mio figlio Federico provare a dormire come si deve, perché nella semifinale di sei anni fa da Djokovic presi la stesa e non vorrei ripetere quella partita». KILLER Sul Centrale e contro Rafa, che qui è sostanzialmente intoccabile anche se ha sofferto un set contro Pella. Eppure, nonostante le 11 sconfitte in 14 precedenti, Fognini non abbassa gli occhi: «Il segreto per batterlo? Ucciderlo… Scherzi a parte, sulla terra nessuno è al suo livello, però io ho dimostrato di avere le qualità per metterlo in difficoltà, e lui lo sa. Ha avuto più tempo per recuperare, per questo sarà fondamentale che mi presenti più fresco che posso. Intanto sono un uomo felice, perché una settimana fa sembrava che il mondo potesse crollarmi addosso». Sei anni fa, quando il figlio batté Gasquet ai quarti, papà Fulvio scoppiò in un pianto liberatorio, perché Fabio si era preso finalmente quel posto da campione che tutti gli avevano vaticinato fin da ragazzino. Adesso invece se lo mangia con gli occhi, con l’orgoglio di una resurrezione che sgorga dalla carne e dal sangue di un giocatore capace di regalare momenti sublimi, più forte delle critiche e degli acciacchi di mille battaglie. Trovare Nadal sotto gli occhi del mondo e sotto il cielo dell’appuntamento a cui tiene di più è un premio che Fabio ha rincorso con tenacia, e perciò non lo spaventa: «Sono queste le partite che vorresti sempre giocare, sono queste le partite che mi esaltano. Lui spesso mi ha bastonato ma qualche volta sono stato io a portarlo a lezione». E Rafa se lo ricorda, perché dopo aver conquistato la 14° semifinale in carriera nel Principato si scioglie in complimenti per il rivale di oggi: «Fabio è uno dei giocatori più talentuosi del circuito, un ragazzo che può battere tutti quando gioca bene. E adesso sta giocando davvero bene». Avanti con lo show, con Fogna che chiama a raccolta un’altra volta la torcida tricolore: «L’ambiente qui è bellissimo, ringrazio gli amici che continuano a venire a vedermi e mi danno una carica eccezionale, contro Rafa ce ne sarà bisogno ancora di più. Non so in quanti saranno questa volta, è Flavia che si occupa di recuperare e distribuire i biglietti, perché io mi sono imposto di pensare solo al tennis». Il genio, si sa, non ammette distrazioni.

Il mago Fognini si regala Nadal (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Fognini batte in due set Borna Coric e torna in semifinale a Montecarlo sei anni dopo la prima volta. No, un attimo: troppo facile. Soprattutto per essere Fognini. Riavvolgiamo il nastro. Ricominciamo dall’inizio, che poi è la fine di un pomeriggio da vera terra rossa, infinito e sfiancante, pieno di sorprese – l’eliminazione di Djokovic, le fatiche di Nadal, l’uscita di scena di Lorenzo Sonego -, di quelli che fai fatica persino a guardarli. Il Pirata entra in campo quasi alle sette di sera, e per un set sembra di vedere una pellicola consumata. Fognini che dopo aver eliminato in una giornata di grazia delle sue il numero 3 del mondo, si sgretola davano alla prova del nove, impersonata nell’occasione dai 22 annidi Borna Coric, numero 13, il pupillo di Riccardo Piatti che assiste come una sfinge rugosa dalle tribune. Nel box di Fabio invece ci sono Flavia Pennetta, in tailleur; che tira manate ad ogni errore del marito; e Corrado Barazzutti, il coach aggiunto, che si congela lo sguardo. Insomma: 6-1 2-0 per il croato e sembra finita lì. C’è umido, a Fabio fa male il gomito che lo tormenta da un po’; così se lo fa incerottare, anzi mummificare dal fisoterapista, e da li comincia tutto un altro film. Il Fogna risorge quando inizia ormai a fare buio, si accendono fan, ed è una soiree da Oscar. Inizia a variare ritmi ed effetti, a sbattere Coric da una parte all’altra del campo, a rintontirlo di smorzate, a fiondare rovesci vincenti e smerlettare volée. il ragazzo croato si innervosisce, borbotta, sbaglia diritti e rovesci a carrettate. «Nel secondo set mi ha dato una mano lui, facendosi ribreccare al quarto game – dirà poi Fabio – ma nel terzo credo di essere stato più bravino io. Venivo da un momento difficile, e al primo turno ho avuto anche un po’ di fortuna, con Rublev ero quasi fuori, ma in questa settimana mi sono buttato la jella alle spalle. Si vede che i `cesti in allenamento con Barazzutti sono serviti a qualcosa…». Un po’ come i registi che con la Palma d’oro di Cannes in mano non vogliono esagerare e ringraziano il cast. Da metà secondo set in poi in realtà è stato un one-man-show, con Fabio a decidere tutto – uno stage, un dottorato in tennis da terra rossa – e incepparsi solo nell’interminabile ultimo game, l’ottavo, quando ha rischiato di farsi togliere di nuovo il servizio, annullando due palle break e chiudendo finalmente al terzo matchpoint, sull’ennesimo diritto sbagliato di Coric. Poi il gesto con la mano a mimare le chiacchiere di chi non credeva in lui, dopo un inizio di 2019 deludente, otto primi turni, quattro partite su quattro perse sulla terra prima di sbarrare nel Principato. E la risata liberatoria: «Fogna 2 ahahah…» – scritta sulla telecamera insieme al cuoricino per Flavia e Federico, moglie e figlioletto. C’est fini: per ora. Di sicuro Fabio da lunedì tornerà numero 1 d’Italia, scavalcando Marco Cecchinato e planando come minimo al numero 15 Atp, a due posti dal suo best ranking in carriera. Ora si tratta di maneggiare la semifinale con il Cannibale. Per Fognini è la seconda nel Principato, dopo quella persa nel 2013 con Djokovic. Per Nadal la quattordicesima. «Con Rafa ci ho più perso che vinto, stavolta speriamo di prendere meno sberle del solito…», dice Fabio, che è sotto 11-3 nei precedenti, compresi gli ultimi sei, e che il Nino lo ha battuto tre volte tutte nel 2015: due sulla terra, la terza nell’indimenticabile maratona in rimonta di Flushing Meadows. «Devo pensare a recuperare al meglio, poi vedremo. Di sicuro questo torneo mi piace. Sembra brutto a dirlo, ma mi sento meglio qui che a Roma, perché amici e parenti vengono più facilmente a vedermi. E’ nato a pochi chilometri dal Country Club, il Fogna, a Sanremo. Nella fortezza di Nadal, che insegue il dodicesimo titolo, anche lui si sente a rasa.

Torino-Finals: SI! (Giorgio Guerrini/Piero Pasini, Tuttosport)

L’Italia vince sul campo grazie a un Fabio Fognini davvero ispirato, che ribalta il match col croato Borna Code regalandosi Rafa Nadal e la terza semifinale in un Masters 1000. Ma vince anche nelle stanze del potere, perché da Montecarlo arrivano nuove conferme su un futuro importante, con Torino al centro del progetto. Un po’ perché Lorenzo Sonego, pur onorevolmente sconfitto dal serbo Dusan Lajovic, dimostra di essere entrato nel tennis che conta; molto di più perché la lunga trattativa per l’assegnazione delle Atp Finals 2021/2025 sembra davvero giunta a condusione. Favorevole a Torino, appunto. L’ultima modifica al decreto governativo (con l’immediata messa a disposizione dei 78 milioni di euro richiesti, anziché dal 2021), garanzia finanziaria per il torneo dei migliori otto di ogni anno, ha dato il colpo decisivo nel long tie-break con Londra e Tokyo. Match-point messo a segno, seppur lontano dalle telecamere e con la richiesta di molto riservatezza, e che verrà portato alla luce entro la fine del mese con l’annuncio ufficiale, possibile dopo Pasquetta, dopo una conferenza stampa ufficiale sotto la Mole con il sindaco Appendino padrona di casa alla presenza di vertici federali (il presidente Binaghi ieri era sul Centrale del Principato a sostenere Sonego e Fognini) e di quelli Atp Tour. Semifinale come nel 2013. Una giornata da ricordare, (quando perse da Djokovic). quella vissuta nel Principato. Iniziata con il ventitreenne Sonego, ormai alla soglia della Top60, a esaltare il tifo quasi di casa sul Centrale (tanti amici arrivati da Torino intonavano: “Sonny! Sonny! Sonny!”) e mettere in seria difficoltà Lajovic che dopo aver sconfitto Thiem forse pensava ad una partita più semplice contro l’azzurro. “Ho disputato un ottimo match, ma lui ha meritato la vittoria. Parto da qui con un’esperienza meravigliosa, ho ancora ampi margini di miglioramento” si applaude Sonego, mentre il serbo evita anche il derby con Djokovic, sconfitto a sorpresa (più per la superficie che per la classifica) dal russo Daniil Medvedev, che completa una semifinale di deb a questo livello. Già vista (Miami 2017, vinse Rafa) invece quella tra Nadal e Fognini. Lo spagnolo conquista la 72° vittoria (4 sconfitte) a Montecarlo venendo fuori fa un match molto complicato con l’argentino Pella (7-6 6-3). Il ligure a 31 anni risorge contro Coric (che si allena a Bordighera con Piatti) nonostante un avvio da incubo (1-6 0-2 e intervento del fisio per fasciare il gomito destro). Con colpi di genio e classe rifila un identico 6-1 per incamerare il secondo set (6-3) e avviarsi verso il 6-2 finale, con il Principato ormai al buio. Semifinale come nel 2013 (quando perse da Djokovic). Dura, ma Fogna è uno dei pochi ad aver battuto due volte Nadal sulla terra (2015). Insomma, l’Italia gode, lo certifica anche Ivan Ljubicic, l’ex allievo di Piatti, manager di Coric e soprattutto allenatore di Roger Federer, che dopo aver raccontato degli allenamenti del fenomeno svizzero in vista del ritorno sulla terra (Madrid) e applaudito “il momento del tennis italiano” (20 giocatori nei primi 200 anche se “si attende quello che può vincere uno Slam”) afferma: “Le voci dell’assegnazione del Masters all’Italia sono sempre più insistenti: sarebbe fantastico per promuovere il nostro sport. Un evento simile porterà tanti giovani italiani a praticare il nostro sport”

Principe Fognini, rimonta Coric e sfida Nadal a Montecarlo (Gaia Piccardi, Il Corriere della Sera

Chissà cosa è passato sotto la bandana di Fabio Fognini lunedì scorso, quando la terra del Principato pareva la palude stigia e quella meraviglia di country club affacciato sul mare l’ennesimo strapiombo di una stagione storta. Sotto 4-6,1-4 con il russo Rublev al primo turno, quattro palle break annullate che avrebbero mandato l’avversario a servire sul 5-1, sulla quinta l’inguaribile reprobo si è inventato un ace di seconda (roba da pazzi per palati fini), un esercizio di stile che ha rotto il maleficio facendo voltare di colpo gli dei del tennis che da febbraio in poi avevano guardato altrove (cinque sconfitte al primo incontro in sei tornei) e che, da allora, non l’hanno più abbandonato. Simon (per ritiro), il numero 3 del mondo Zverev (che dal mentore Ivan Lendl non ha assorbito nemmeno un granello del celebre grano salis), ieri Coric (numero 13) nei quarti in rimonta: 1-6, 6-3, 6-2 dopo due ore di lotta, con il match finito al buio e il solito simpaticissimo gesto del pappagallo alla fine, come a dire parlate pure che io mi diverto a smentirvi, rivolto ai detrattori (che non mancano), mentre Corrado Barazzutti, c.t. di Davis e coach in coabitazione con Davin, gli urlava di stare zitto e la moglie Flavia scioglieva la maschera di tensione in un sorriso. In semifinale a Montecarlo, primo Master 1000 stagionale sul rosso, dopo aver mandato Sos fino a cinque giorni fa. Fabio Fognini, 31 anni, è così. Prendere o lasciare. Prendiamo, naturalmente, anche se sui campi dove ha giocato tante volte ragazzino (è nato ad Arma di Taggia, a pochi km dal Principato), gli stessi della famosa scenata contro il padre in un dimenticabile incontro con Tsonga del 2014, lui stesso non era stato in grado di predire la clamorosa resurrezione. Alla vigilia si lamentava della solita caviglia, di un gomito fastidioso (il destro, abbondantemente fasciato), lasciava intendere di potersi fermare per un’operazione, ma prima vediamo come va a Montecarlo, torneo impossibile da saltare per ragioni affettive e di business. Va bene, a Montecarlo. Con la vittoria su Coric, Fabio si assicura di tornare numero uno d’Italia da lunedì (top-15), scavalcando Marco Cecchinato scivolato con Pella negli ottavi (farà un bel salto nel ranking anche l’ottimo Lorenzo Sonego, proveniente dalle qualificazioni e uscito ieri nei quarti con Lajovic). «Spero di essermi messo alle spalle il periodo difficile — dice a caldo —, sto ritrovando il mio gioco». La seconda semifinale della carriera a Montecarlo (la prima, nel 2013, finì miseramente contro Djokovic, irriconoscibile ieri con Medvedev, che l’ha domato in tre set), la terza in un Master 1000, conduce Fognini al cospetto dell’uomo che nel Principato ha alzato la coppa undici volte (record), undici mesi più anziano dell’azzurro e incerottato tanto quanto lui. Rafa Nadal. Certamente più stanco dello spagnolo, oggi Fabio ha l’occasione di far cambiare decisamente passo a una stagione ripresa per i capelli proprio sul suo terreno preferito (anche di Rafa, purtroppo…) perché è proprio tra Montecarlo e Parigi, passando per Roma, che andranno cercati i punti per sfatare — ora o mai più —il tabù dei top ten. Nadal conduce i precedenti 11-3, con l’ultimo successo di Fognini datato Us Open 2015. «Posso dare fastidio a Rafa, ma dovrò tenere alto il livello per tutta la partita». Sfida complicata, però il gatto ligure dalle mille vite che stava per uscire al primo turno e si ritrova in semifinale ci crede: «Non ho nulla da perdere».

Djokovic k.o. e testa a Parigi: “Il mio obiettivo” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Scherzo russo. Ma con 47 errori gratuiti, è difficile venire a capo di qualunque avversario, più che mai di un Medvedev che non soffre di timore reverenziale contro il numero uno del mondo e esercita alla perfezione l’antica arte della pazienza quando il monumentale rivale, stavolta con il piedistallo un po’ incrinato, si ingarbuglia in scambi prolungati che finiscono per fargli perdere la misura. SOLO PARIGI Novak Djokovic, insomma, è fuori dal torneo, e le tre esibizioni di questa settimana monegasca non possono far gridare alla sorpresa: «Nel terzo set ho perso tre volte il servizio da situazioni di vantaggio, direi che mi è mancata un po’ di convinzione nell’andarmi a prendere i punti, sono stato un po’ molle». Sacrilegio, pensando alla forza mentale del serbo, che all’angolo è stato applaudito (poco) dal guru Pepe Ymaz, invitato «solo come amico». In realtà, dopo l’imperioso ritorno ai vertici degli ultimi dieci mesi, Nole coltiva solo un pensiero fisso, gli Slam. Perché sono l’unità di misura della grandezza che ancora lo separa da Federer e Nadal. E infatti nel post partita l’ammissione è sincera: «Parigi è il mio grande obiettivo, mi aspetto di arrivarci al picco della forma. Negli ultimi due anni magari non sono stato al top nei tornei, ma negli Slam ho sempre tirato fuori il meglio». Per un serbo, e che serbo, che piange, ce n’è un altro con un sorriso grande così. Dusan Lajovic, detto Dutzi, numero 48 del mondo, approda per la prima volta in semifinale di un Masters 1000 stoppando la fantastica corsa di Sonego. Il vento non è amico di Lorenzino, che ha difficoltà a maneggiare il servizio nella bufera, mentre l’altro, più esperto, gioca un tennis percentuale assai premiante e ringrazia il ragazzo per il rovescio lungo sul set point del 5-4 nel secondo set. Ma come si può criticare l’ex attaccante delle giovanili del Toro dopo un torneo così (e 128.000 euro in più)? E infatti coach Arbino lo promuove: «Era un po’ stanco di testa e non ha fatto le scelte giuste, ma è tutta esperienza che si porta a casa».

La Giorgi non recupera, per le azzurre incubo C (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Tathiana Garbin meriterebbe un posto nel prossimo film di Tom Cruise: da quando è diventata capitana di Fed Cup, con l’addio della vecchia guardia e il tentativo (improbo) di crescere una nuova generazione, gli incontri dell’Italia sono diventati tutti delle Mission Impossible. Non fa eccezione quello di oggi e domani sulla terra rossa di Mosca, che però ha un carattere epocale: dovessimo perdere lo spareggio di Gruppo II con la Russia – come è ampiamente probabile, se non scontato – si aprirebbe l’abisso dei gruppi zonali, cioè la Serie C. Anche la Russia è una grande decaduta, ma conserva giocatrici di livello, l’Italia invece è rimasta senza ricambi. Amarissimo destino per una squadra che fra il 2006 e il 2013 aveva vinto quattro volte la Davis delle ragazze (come le russe) raggiungendo cinque finali. Era dal 1997 che le azzurre non si trovavano a giocare un match di così basso livello, e stavolta dovranno fare a meno anche di Camila Giorgi, l’unica italiana nelle prime 140 del ranking mondiale (31). Camila, che non gioca da un mese, bloccata da un infortunio al polso destro, è volata a Mosca, convocata insieme a Martina Trevisan (146), Jasmine Paolini (178), Sara Errani (207) e alla 18enne Elisabetta Cocciaretto (701). Nella capitale russa si è sottoposta ad una ulteriore risonanza magnetica, ma proprio non ce la fa: «Ci tenevo a dare il mio apporto, ma l’infortunio al polso non è superato». Metteteci il momento no di Sara Errani, che dopo il rientro dalla squalifica per doping non riesce a riprendersi (a Bogotà dieci giorni fa in qualificazione ha perso dalla Paolini) e avrete il quadro di un’emergenza ornai cronica. «Sto provando a rimettermi in sesto – ha ammesso Sara – ma non sono nel mio miglior momento, giusto dare spazio alle più giovani». In campo andranno quindi Martina Trevisan, opposta nel primo singolare ad Anastasia Potapova – n.74 Wta, che il capitano Igor Andreev ha preferito alla Daria Kasatkina (n.24) e Jasmine Paolini, a cui tocca la veterana Anastasia Pavlyuchenkova (34 Wta, ma ex n.13). Due match che non hanno precedenti. Pèr il doppio le coppie annunciate sono Kasatkina Vikhlyantseva e Cocciaretto-Errani: niente vieta di cambiare in extremis, il problema è che per questa Italia, che rischia un sonoro cappotto, arrivare al doppio di spareggio già sarebbe un miracolo. «E’ una sfida complicata – ammette Tathiana, vestendo i panni dell’agente speciale Ethan Hawke – avremo di fronte avversarie molto forti e giochiamo fuori casa, anche se la terra può essere un fattore positivo. Conosciamo e rispettiamo la Russia, le nostre ragazze però formano una squadra competitiva, un mix di gioventù ed esperienza. Ce la giocheremo e ci crediamo. L’obiettivo è restare nel Gruppo II per tentare il prossimo anno la scalata nel World Group». Molta buona volontà, che però rischia di non bastare.

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Rassegna stampa

Montecarlo – Le vittorie di Fognini e Sonego sulla stampa italiana (Guidobaldi, Crivelli, Clerici, Semeraro, Pasini, Bertolucci)

La rassegna stampa di venerdì 19 aprile 2019

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Fognini e Sonego, sono colpi da principi (Laura Guidobaldi, La Nazione)

Giornata storica per il tennis azzurro. Prima l’exploit di Lorenzo Sonego che supera Norrie, poi la grande prestazione di Fabio Fognini, che batte il numero 3 del mondo Zverev: i due italiani raggiungono i quarti di finale in un Masters 1000, cosa che non accadeva da Amburgo 2005 (Volandri e Seppi). «Mi sento un guerriero» — aveva detto dopo la vittoria con il n. 12 Atp Khachanov —. Ieri Lorenzo Sonego è stato uno dei grandi protagonisti del Principato. Con un’ottima prestazione, il 23enne torinese (96 Atp) supera il britannico Cameron Norrie (56) 6-2 7-5 e accede per la prima volta in carriera ai quarti di un Masters 1000. Viene da lontano, Lorenzo. Giunto da Marrakech venerdì scorso, dove si era issato ai quarti di finale dopo aver superato le qualificazioni, l’azzurro è sceso già in campo sabato per disputare le qualificazioni anche al Country Club. Non solo accede al main draw ma si impone sul connazionale Andreas Seppi al primo turno, supera il russo Khachanov al secondo per poi dominare anche Norrie agli ottavi. Grande battitore, Sonego è un giocatore solido, completo, dotato di un dritto devastante e ha fatto grandi progressi anche con il rovescio. Contro Norrie conduce le danze nel primo set, imponendo il suo tennis martellante e preciso e se lo aggiudica per 6-2 in 36′. Vacilla solo sul 5-4 nel secondo in cui, per la prima volta nel match, subisce il break. Ma non si scompone e ritrova il servizio e chiude 6-2 7-5. «Questo risultato — dice — non me lo aspettavo ma sentivo che non avevo mai giocato così bene». Amato dai tifosi, Sonego da lunedì salirà almeno al n. 65 ATP. Ora lo aspetta Dusan Lajovic (48 ATP), che ha battuto a sorpresa Dominic Thiem. Raggiunge i quarti anche Fabio Fognini (18 Atp). Vittoria convincente del ligure che batte un falloso Sascha Zverev 7-6(6) 6-1; il tedesco mette a segno solo 11 vincenti a fronte di 25 gratuiti. I due mantengono l’equilibrio per tutto il primo set ma Fabio fa la differenza nel tie-break che vince 8 a 6. Il secondo è un monologo di Fognini a cui riesce tutto. Grande frustrazione per Sascha che, invece, perde misure e testa. «E’ stato bello — dice Fabio — vincere davanti al mio pubblico. Questo è il mio vero torneo di casa». Ora per lui il croato Borna Coric (13 ATP).

 

Fognini e Sonego olé, sono quarti di nobiltà (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

I sogni sono rossi come il fuoco che divampa nel cuore di Fognini, incenerendo un fresco passato di dubbi e di dolori. Oppure come le saette che escono a 200 all’ora (la velocità media della prima di servizio di ieri) dal braccio magico di Lorenzino Sonego, dalle qualificazioni con furore per ergersi a nuovo e giovane profeta azzurro. Sono passati 41 anni da quando una coppia italiana, allora erano Panatta e Barazzutti, non approdava insieme ai quarti del Principato, ed è appena la quarta volta in assoluto a Montecarlo: per un Masters 1000, invece, bisogna tornare al 2005, quando Seppi e Volandri raggiunsero la meta a Amburgo. Non può essere un giorno come gli altri. «Su questi campi ho giocato fin da bambino, pure questa è casa. Anzi, forse mi sento meglio qui che a Roma». Un feeling, quello di Fabio Fognini, che rifiorisce fin dalle prime sbracciate, anche se dall’altra parte della rete c’è il numero tre del mondo. Zverev sta navigando a vista nella mareggiata di una definitiva maturazione che nel 2019 si è come arrestata nonostante Lendl, però ha sempre la palla pesante e la presenza scenica del predestinato. Come se bastassero, stavolta, contro un Fognini lucidissimo nella costante ricerca del punto, abilissimo a manovrare lo scambio da fondo alternando palle senza peso a rasoiate lungolinea che inchiodano l’affannato Sascha ai cartelloni sotto le tribune, senza la possibilità di guadagnare campo e fiducia. Il tie break del primo set è italiano, sull’abbrivio Fabio sale 3-0 nel secondo, mentre l’altro litiga con sé stesso e il forte vento, come aveva vaticinato la Schiavone seduta all’angolo azzurro ospite della Pennetta: «In queste condizioni i lungagnoni soffrono, invece noi piccoletti ci muoviamo meglio e la nostra manualità ci aiuta a gestire con più attenzione gli scambi». Non c’è più bisogno di voltarsi indietro, e insieme a un successo spettacolare questo è il segno più importante: Fognini non ha mai perso la testa. Il baratro visto a un passo con Rublev, quella rimonta da 5-1 sotto nel secondo set, ha davvero attizzato la cenere di una stagione fin qui balorda, con i malanni al gomito destro ad aggiungersi ai problemi a un polpaccio e a una caviglia: «Vengo da un periodo di buio, sicuramente, ma il problema non è mai stato il tennis, piuttosto riuscire a essere più convinto nell’andarmi a prendere i punti, senza rimanere passivo. Finalmente ci sono riuscito, saranno contenti Flavia e Corrado (Barazzutti, che da quest’anno affianca coach Davin, n.d.r.) che nelle ultime due settimane mi hanno ammazzato di allenamenti». E ora, con il posto di numero uno italiano distante solo 20 punti da Cecchinato, piegato dalla febbre e da Pella, Fogna aspetta Coric per i suoi secondi quarti a Montecarlo dopo il 2013: «Un avversario forte, molto consistente. Ma se gioco ancora così, sarà lui a doversi preoccupare. E poi non sono solo, mi sembra che gli italiani questa settimana abbiano ancora qualcosa da dire». Una settimana fa, Sonego perdeva nei quarti di Marrakech da Tsonga, prendeva un aereo alla sera e alle quattro del pomeriggio del sabato giocava il primo turno delle qualificazioni contro Nishioka. Adesso tritura anche Norrie con l’88% di punti con la prima e il solito dritto-bazooka: «Stanchezza? Ho voluto fortemente venire qui. E quando entri in campo sul Centrale, dimentichi tutto». [segue]

Bravo, caro Fabio. Se avessi vissuto più giornate così (Gianni Clerici, La Repubblica)

Sì, ma perché solo adesso, Fabio. Ti avevo ammirato da piccolo, quando ero arrivato ad Arma di Taggia solo per vederti giocare. Avevo ammirato la tua creatività, l’equilibrata capacità da entrambi i lati, non disgiunta ai colpi aerei. Ho creduto da allora che tu potessi diventare il campione che non abbiamo più avuto dai tempi di Nicola Pietrangeli, finché qualcuno del tuo paese mi aveva messo qualche dubbio. È incostante, capriccioso, è cresciuto troppo facilmente, ha sempre fatto quel che voleva, manca di umiltà. Aveva le sue ragioni anche quell’amico, che ti conosceva bene, come conosceva tuo padre e, tuttavia, rimanendo critico, gli voleva bene. Oggi è una di quelle giornate di vento tipico della terra di Fognini. E il vento, nel tennis, non è sempre un aiuto, anzi. Però quel vento è capace di essere utile a chi lo conosce. Il povero Zverev non faceva altro che scuotere il capo, che riprendere la palla del lancio di servizio, che lagnarsi con il proprio angolo. Fabio se ne serviva per rendere più ingiocabili le sue smorzate, più lunghi i suoi attacchi, imprendibili le volée. Quel vento, Zverev lo ha sempre avuto contro, anche se soffiava alle sue spalle, ha aperto troppe volte le braccia imputandogli i suoi errori, ha giocato troppo corto o troppo lungo, mentre Fabio se ne serviva per i drop. Mi perdonerai Fabio se, nell’ammirarti in questa, una delle tue migliori partite, penso a quel che non sei stato, giocando come oggi molte più volte.

Fognini, il ritorno del pirata (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Il Principe mezzosangue che la sotterrava da un passo, e lui, le spalle alla rete, che se la rideva contagiando le tribune e i vip presenti. Sascha Zverev è il numero 3 del mondo, tedesco, bello, biondo, con un servizio che fa male, un predestinato che non vuole saperne di compiersi. Ma se sulla terra il Fogna decide che è giornata – e ieri lo era eccome – anche Sascha, che pure lo aveva battuto nei due precedenti, deve scansarsi. Magari gettando la racchetta a terra, imbufalito, come di solito siamo abituati a veder fare dal Pirata taggiasco, che ieri invece ha copiato la calma sabauda di Sonego, il vichingo torinese, suo attuale collega di scorrerie nel Principato. «Non è stato il miglior match della mia carriera, ma ci siamo andati vicini». Anche perché se l’è giocato tutto, dall’inizio alla fine, senza cuocersi i pensieri. Due italiani nei quarti di Montecarlo non li avvistavano dal 1978, e Adriano Panama e Corrado Barazzutti si incrociarono proprio nei “last eight”. La spuntò Barazzutti, che oggi fa anche da coach aggiunto a Fabio. […] Fognini in Costa azzurra era arrivato con un carico d’ansia per gli otto primi turni messi insieme in un 2019 deludente per il dolore al gomito e per la caviglia malandata e anche ieri protetta da una fasciatura colorata. Contro Zverev gli sono bastati due set, 7-6 6-1, il primo lottato punto a punto, il secondo dominato con diritti feroci, rovesci millimetrici, sconcertando, frustando e frustrando Zverev, il terzo Top 3 che Fabio batte in carriera dopo Murray e Nadal. «Le condizioni erano difficili, colpa del vento – racconta – […] Questo per me è il vero torneo di casa, grazie a tutti gli amici che sono venuti a sostenermi. Il gomito? Adesso mi fa un po’ male, ma andiamo avanti». Dove oggi lo aspetta Borna Coric, il croato pupillo di Riccardo Piatti che in classifica gli sta avanti di cinque posti – 13 contro 18, ma vincendo oggi Fabio risalirebbe al numero 15 scavalcando Cecchinato -, e ieri ha spezzato in due set il sogno di Herbert. [segue]

Fognini e Sonego girano il trono delle racchette (Giorgio Pasini, Tuttosport)

Montecarlo ha scelto l’azzurro per i pennarelli utilizzati per la firma della telecamera. Non a caso: due autografi su otto sono italiani. Fabio Fognini ci aggiunge un “Fogna ahahaha..:’ con un grande cuore, Lorenzo Sonego conferma la sua passione per la serie tv e il Toro con un cubitale Vikings e stavolta pure un “Gipo” con cuoricino. La dedica ad Arbino, il suo coach di sempre, fin da quando bambino gracilino al Circolo della Stampa Sporting di fronte allo stadio Grande Torino, divideva la passione per la racchetta con quella per il pallone, giocando nelle giovanili granata. Due italiani ai quarti nel Principato. Potevano essere tre se Marco Cecchinato non fosse stato troppo altalenante contro l’argentino Guido Pella. La nouvelle vague azzurra è un misto di classe ed esperienza, coraggio e freschezza. L’acciaccato (la caviglia destra non gli dà tregua) Fognini sfrutta l’aria (anzi, il vento) e il tifo di casa per far suo uno scalpo prestigioso.. Contro il n. 3 Sascha Zverev vince la partita dei mugugni, da entrambi giocata quanto parlata (ma a gettare la racchetta a terra è il tedesco), passato da un tie-break teso (a 8) e un secondo set quasi perfetto (6-1), tra lampi di classe e sbracciate. «Non è stato il miglior match della mia carriera, ma ci siamo andati vicino» dice Fabio, che oggi chiuderà il programma col croato Borna Coric (13). Ad aprire la giornata Sonego, che da Torino ha fatto arrivare e godere amici e parenti che hanno affollato, colorato e alzato i decibel sul Campo del Principi, dove il n.98 del mondo ha scalato un altro gradino verso i vertici delle classifiche (è già 66), grazie a un altro match di aggressione solida contro Cameron Norie, il britannico n.53 del mondo. Un’altra cartolina dalla Mole, che ormai (il Governo ha aggiustato il decreto che finanzia l’operazione con 78 milioni di euro, rendendoli disponibili subito come chiesto) aspetta solo l’annuncio dell’assegnazione delle Atp Finals 2021-2025. «Devo ringraziare i miei amici di Torino per essere venuti a tifare per me, il mio team e tutti coloro che mi stanno vicino. In questi match sto facendo esperienza» dice Lorenzo senza alzare la cresta. Dusan Lajovic permettendo. ll serbo numero (48 Atp) ieri è stato la sorpresa della giornata con un doppio 6-3 all’austriaco Thiem, che sulla terra vale più del 5 che la classifica mondiale gli assegna.

Vittorie pesanti con vista sul futuro (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Ero stato facile profeta a prevedere che Fognini e Sonego potessero regalarci un pomeriggio esaltante, a cui è mancato solo l’acuto di Cecchinato per una tripletta che sarebbe stata storica. Immaginavo che una partita sporca, portata dalla sua parte con il cuore, come la vittoria su Rublev nel primo turno, potesse accendere una fiammella nella stagione fin qui sottotono di Fabio. Davanti aveva uno Zverev in un momento di flessione, con la fiducia sotto i tacchi, ma che resta il terzo giocatore del mondo e ha una pesantezza di colpi che può sempre girare il match. Però Fognini questa volta è rimasto concentrato, anche nel parare il servizio dell’avversario e negli scambi prolungati è sempre riuscito a comandare costringendo l’avversario ben oltre la riga di fondo. Speriamo sia solo l’inizio di un cambio di direzione dopo un avvio di stagione avaro di soddisfazioni, determinato in misura preponderante dalla testa. Dobbiamo salutare con soddisfazione anche l’approdo ai quarti di Lorenzo Sonego, che aveva un avversario alla portata e ha fatto valere il momento magico e la maggior abitudine alle partite sulla terra. Una partita condotta senza problemi e controllata con il suo ormai tradizionale asse servizio-dritto. Sicuramente un tabellone morbido ha aiutato Lorenzo a raggiungere un risultato magari inatteso, ma queste vittorie sono fondamentali per costruire autostima e innestare massicce doti di fiducia su un gioco comunque già con ottimi fondamentali.

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Rassegna stampa

Cecchinato e Sonego agli ottavi. A Montecarlo ko Wawrinka e Khachanov (Vidovich). Sonego e Cecchinato, i guerrieri della terra (Crivelli). Ceck e Sonego, che spettacolo (Semeraro). Sonego, un trionfo granata (Pasini)

La rassegna stampa di mercoledì 17 aprile 2019

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Cecchinato e Sonego agli ottavi. A Montecarlo ko Wawrinka e Khachanov (Ilvio Vidovich, La Nazione)

In Italia non siamo abituati a tennisti che servano aces e servizi vincenti, che non subiscano ripetuti break. Volandri, Fognini, Lorenzi, Caratti, Furlan… l’elenco sarebbe lungo. Ma finalmente eccone uno diverso. Lorenzo Sonego, 23 anni, n. 96 Atp, aiutato dai 191 cm d’altezza ma anche da una tecnica sopraffina sia in battuta sia in smorzata oltre che da una bella testa, dopo aver battuto Seppi senza concedere una palla break (76 64) si è ripetuto —15 discese a rete vincenti su 15 — con l’identico punteggio contro il russo Khachanov, n.12 Atp e testa di serie n. 8. Khachanov è un anno più giovane di Sonego. Lo scorso anno a novembre aveva vinto il suo primo Masters 1000 a Bercy. L’ultimo azzurro nei quarti qui fu Fognini (oggi alle prese con il francese Simon) nel 2013. Fabio raggiunse le semifinali. Cecchinato, persi i primi 8 game di fila, ha rimontato e sconfitto Wawrinka (06 75 63) che aveva servito sul 5-4 nel secondo.

 

Sonego e Cecchinato, i guerrieri della terra (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Cuore da combattente immortale e spavalderia da guerriero nordico. Grazie Marco, grazie Lorenzo: e non si dica che gli italiani, quando la lotta scotta, perdono l’orientamento, perché risalire da 0-6 0-2 con una eliminazione quasi sicura, come riesce a un indomabile Cecchinato, oppure affibbiare una lezione strategica e tecnica al numero 12 del mondo partendo dalle qualificazioni, come succede a un maturatissimo Sonego, è segno di talento enorme e di una qualità che non si insegna, il coraggio. Altrimenti non emergi dall’abisso in cui ti avevano cacciato le bordate di un Wawrinka old style, pesantissimo di braccio mentre il Ceck rema a due metri dalla riga di fondo, con il servizio che viaggia attorno al 40% di prime e il dritto che non punge. Una tragedia. In trenta minuti, lo svizzero è avanti otto game a zero e padrone assoluto della scena. Eppure, dove non arriva il gioco, Cecchinato compensa con una dote innata la capacità di non uscire mai dal match, di starci attaccato sempre con le ultime stille di energia e volontà fino a quando il destino cambia. E allora, basta conquistare finalmente il primo game, quello del 2-1 del secondo set, per rimettere fuori la testa e ricominciare dalle basi: ritrovato il servizio, almeno si rendono più complicati i game in cui lo svizzero deve rispondere, attendendo il primo varco un cui infilarsi quando alla battuta c’è l’altro. E il varco arriva quando Stan si alza dalla sedia per chiudere, sul 5-4. Un paio di risposte brucianti del numero uno italiano, un paio di errori banali di Stan e una partita morta resuscita. Il pubblico lo capisce e diventa l’amico fidato di Ceck, che ricomincia a martellare con il dritto l’ormai stranito rivale, fino all’apoteosi con la racchetta battuta con forza sul cuore. Una lezione memorabile, che replica la benedizione impartita da Sonego a Khachanov, il russo dal servizio e dai colpi a rimbalzo bionici sorpreso dalla lucidità di quell’italiano allampanato che serve più veloce di lui, si muove meglio e lo insidia con imprendibili palle corte e il dritto a sventaglio (15 vincenti). Lorenzo si è presentato a Montecarlo sabato mattina catapultato dall’aereo che lo aveva raccolto a Marrakech la sera prima dopo la sconfitta nei quarti con Tsonga: e sabato pomeriggio alle quattro ha giocato il primo match delle qualificazioni. Un supereroe magari timido, ma di intelligenza tennistica superiore, come dimostrano i 15 punti su 15 ottenuti a rete, perché contro i bombardieri non devi aspettare, ma devi anticiparli per non farti sommergere. Malgrado i quasi 24 anni (li farà a maggio), è la prima vittoria contro un top 20, perché la maturazione sta arrivando per gradi. Lo sapeva coach Gipo Arbino: bisognava lavorare sul fisico e sul rovescio e non avere fretta. Voleva costruirsi una classifica per evitare le qualificazioni al Roland Garros, adesso è già numero 74 e chissà dove si fermerà.

Ceck e Sonego, che spettacolo (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Montecarlo, l’Italia entra in rovesciata negli ottavi. A Lorenzo Sonego e Marco Cecchinato ieri sul centrale è riuscito un doppio dbaltone. Ceck, da testa di serie n 11, ha rimesso in piedi un match che pareva già finito contro Stan Wawrinka, oggi n 36 e ancora in cerca della vera forma dopo il doppio intervento al ginocchio di due anni fa. In bacheca Stan ha pur sempre tre tornei dello Slam, Roland Garros compreso, ed è stato 3 del mondo. Così quando si è ritrovato a servire per il match sul 6-0 5-4, dopo aver sommerso di mazzate l’azzurro per un set e mezzo, pareva finita. Ma Cecchinato è uno che sa rinascere attraversando il fuoco. Una incertezza dello svizzero e il Ceck si è rifatto sotto. Gli ha scippato il secondo set, ha salvato 4 palle break a inizio del terzo, poi ha raccolto i resti, fisici e mentali, dell’avversario. Poi via a preparare il match contro Guido Pella, n.35 Atp, vincitore a sorpresa su Marin Cilic. Il palermitano ha già battuto tre volte su quattro l’argentino. In attesa che le finali Alp finiscano a Torino, da Torino arriva il giocatore che ha distrutto in due set (7-6 6-4) il tennis da troll di Karen Khachanov, n. 12 del mondo. Il russo già pregustava l’ingresso in top 10, invece a ottenere il best ranking da lunedì sarà Sonego, oggi n 96 e già sicuro di arrivare almeno al numero 74. Sono i primi ottavi Atp in carriera per Lorenzo in un Masters 1000 e la prima vittoria su un top-20, ed è un sogno che si prolunga. Il suo prossimo avversario uscirà dal match fra l’ungherese Marton Fucsovics (n.37) e l’inglese Cameron Norrie (56). «Dopo il viaggio infinito da Marrakech non mi aspettavo di giocare un torneo così buono. Oggi ho capito sin dall’inizio che il match era duro, ma non impossibile. Poi si vive per vincere partite così, con il pubblico che ti spinge». Contro Seppi ,Sonego aveva servito il 91 % di prime palle, ieri ha ottenuto 15 punti su 15 a rete. «Lorenzo ha il carattere giusto, non si fa spaventare» dice coach Gipo Arbino. «Quando siamo arrivati gli ho detto. `hai dormito solo tre ore? Che sarà mai, vai in campo e dai tutto’». Adesso riprovaci, Italia: oggi tocca a Fognini contro Simon.

Sonego, un trionfo granata (Giorgio Pasini, Tuttosport)

Il cuore. Quello granata di Lorenzo Sonego, che per la prima volta batte un top. 20 del mondo e approda agli ottavi in un Masters 1000. Quello da chi quel livello l’ha già raggiunto come Marco Cecchinato, che quando su Montecarlo sta per scendere il buio acciuffa per i capelli il match contro un fino allora ingiocabile Stan Wawrinka, poi lo batte in rimonta (0-6 7-5 6-3). L’impresa del giorno però è di Sonego, che contro il più giovane (23 anni il torinese, 22 il moscovita) ma decisamente più avanti in classifica (12 del mondo contro 96) Karen Khachanov, gioca un match di coraggio in continua spinta, senza paura dei colpi pesanti del russo. Sull’onda di una settimana interminabile di emozioni Lorenzo Sonego. 23 anni, per la prima volta vincente su top 20 e avanti in un Masters 1000, Lorenzo carica il dritto. E fa male: 15 vincenti, come per altro i punti a rete con un 100% che fa impressione. Risultato? Primo set conquistato con decisione al tie-break (a 4), partita chiusa (6-4) al primo match point gestendo anche lo stop medico richiesto dal russo sul 5-3 per chiamare il fisioterapista. Finisce con l’allievo di Gipo Arbino a urlare tutta la sua gioia. Sonego ora aspetta (giocherà domani) il vincente tra l’ungherese Marton Fucsovics (n.37) e il britannico Cameron Norrie (56). In serata sul centrale Cecchinato prima viene traumatizzato da Wawrinka (8 game di fila, 32 punti a 12), quindi quando tutto sembrava perduto (0-6 4-5 con l’avversario al servizio) viene aiutato dai primi due errori dello svizzero, lo breakka e sorprende per il 7-5. Quindi porta a casa un infinito primo game del terzo set, cancellando quattro palle break, e resta aggrappato al match, salendo di ritmo ed efficacia, mentre il buon Stan pagava fretta e stanchezza. Ora Ceck agli ottavi trova l’argentino Guido Pella (n.35), battuto tre volte su quattro. Il terzo azzurro agli ottavi potrebbe essere Fabio Fognini, che oggi affronta il padrone di casa Gilles Simon.

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