Tennis e mental coaching: Roland Garros 2018, appunti da uno Slam

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Tennis e mental coaching: Roland Garros 2018, appunti da uno Slam

Da Serena Williams a Nadal, da Halep a Djokovic. Ma anche Trungelliti. Spunti e ‘tips’ sull’aspetto mentale dalle tribune del Roland Garros 2018

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Rafael Nadal - Roland Garros 2018 (foto Art Seitz)
 
 

Fare l’inviato ad un torneo del Grande Slam permette di assistere ad una quantità notevole di partite. Nel caso del sottoscritto – inviato al Roland Garros dello scorso anno – ha significato, tanto per capirci, guardare dalla tribune, tra singolare maschile e femminile, una ventina di partite intere e una mezza dozzina parzialmente. Da inviato, ovviamente, il focus era sull’andamento del match, in funzione della cronaca da scrivere. Ma essendo anche un mental coach, è stata nel contempo una imperdibile occasione di appuntare in un angolo del block notes – tra il numero di palle break annullate e i vincenti di dritto – alcuni spunti in ambito mental coaching, anche con l’obiettivo di condividerli con i lettori di questa rubrica. Spunti che il trovarsi lì, per quindici giorni, a veder giocare da pochi metri di distanza i migliori tennisti e le migliori tenniste del pianeta, ha permesso di cogliere con maggior facilità e accuratezza rispetto a quanto sia possibile fare dal divano di casa. Nel seguito alcuni di questi spunti presi sulle tribune del Roland Garros e i conseguenti tips su come trarne utilità anche se non si è un (o una) top 100.

SERENA WILLIAMS – “The Queen is back” recitavano i cartelloni pubblicitari della Nike lungo Boulevard d’Auteuil, che da Place de la Porte Molitor conduce fino all’ingresso del Roland Garros. Di conseguenza, noblesse oblige, partiamo da lei, Serena Williams. Singolare femminile, secondo turno. Ashleigh Barty ha appena conquistato con il punteggio di 6-3 il primo set del match contro l’ex n. 1 del mondo, palesemente lontana da una forma fisica accettabile. Lenta nei recuperi, poco reattiva con i piedi, sulla superficie che più mette a nudo le carenze a livello di preparazione fisica, la 36enne campionessa statunitense in quel momento pareva veramente destinata ad una precoce eliminazione di due set.

Serena Williams – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Ma ecco che dopo il primo quindici conquistato nel secondo parziale Serena caccia un urlo, un “c’mon” che rimbomba nello Philippe Chatrier semivuoto. Sembra quasi lo voglia gridare in faccia alla sua 22enne avversaria. Un modo per darsi una scossa e richiamare a sé tutte le sue energie, fisiche e mentali? O solo per intimorire la giovane tennista australiana? Ognuno può interpretarla come vuole. Sta di fatto che, a netta sensazione di chi scrive ritornando con il ricordo a quel pomeriggio nella tribuna stampa del campo centrale parigino, da quel momento il match gira. La 23 volte campionessa Slam si aggrappa al suo incredibile spirito competitivo, alla sua voglia di vincere giocando ogni palla con la massima attenzione, cercando nel suo tennis e nella sua forza mentale quello che il suo fisico in quel momento non poteva darle. Risultato? Serena vince 6-4 al terzo.

 

TIP: può capitare di non essere al 100%. Di giocare un torneo sapendo di non essere in forma o di scendere in campo e sentire che non tutto gira per il verso giusto. Ma invece di entrare nella spirale negativa dei rimpianti per gli allenamenti non fatti, per quell’infortunio che ci ha rallentato, per quel colpo che non si sa perché non sta andando come invece va di solito, cerchiamo di fare come Serena. Invece di focalizzarci su quello che ci manca, impegniamoci nel dare il 100% di quello che possiamo dare in quel momento. Magari scopriremo risorse – tecniche, tattiche, fisiche o mentali – che non sapevamo di avere. O semplicemente che siamo bravi a far di necessità virtù. Vi sembra poco? Già solo esserne consapevoli è un fattore che accresce la fiducia in noi stessi.

I professionisti ripetono spesso che le partite in cui sono al 100% in un anno si possono contare sulle dita della mano e che di conseguenza la differenza la fa la capacità di portare a casa le partite quando invece si è lontani da quel 100%. Scendere in campo sapendo di essere in grado di dare sempre il massimo di quello che possiamo dare in quel momento rappresenta una gran bella scorta di fiducia in noi stessi alla quale possiamo sempre attingere, soprattutto nei momenti di difficoltà.

RAFA NADAL – Dopo la regina WTA, il Re della Terra. Finale singolare maschile, entrano in campo Rafael Nadal e Dominic Thiem. Basta guardarli e si capisce già come andrà a finire. Lo spagnolo entra in campo a testa alta, petto in fuori e spalle larghe. Insomma, come facciamo un po’ tutti noi quando invitiamo qualcuno a casa e, orgogliosi, facciamo vedere quant’è bella. L’austriaco invece, fa l’esatto opposto: il capo un po’ chino, il passo un po’ timoroso. Lui sembra l’ospite timido che entra in casa altrui e non vuole disturbare troppo. Una differenza che viene enfatizza ulteriormente dal consueto comportamento di Rafa al momento del rito della foto pre-partita vicino alla rete, con il campione maiorchino che si mette a saltellare come un campione di boxe, sempre a testa alta e petto in fuori, prima di un match nel quale ha tutta l’intenzione di vincere per KO. Ed in effetti il match finirà con un vero e proprio KO: Nadal vincerà in tre set, lasciando in tutto nove game a Thiem, e porterà a casa l’undicesima Coppa dei Moschettieri.

TIP: la postura influenza lo stato d’animo, ne avevamo parlato in uno degli articoli precedenti di questa rubrica. Allora, se vogliamo entrare nello stato d’animo più funzionale per quello che stiamo facendo, usiamo la postura giusta. Se stiamo per giocare una partita importante (in campo, ma anche nella vita) affrontiamola approcciandola nel modo più adeguato sotto tutti i punti di vista, in primi quello posturale. “Testa alta e petto in fuori” non è solo un modo di dire: Nadal ci dimostra che è anche un modo di essere.

SIMONA HALEP – Finale singolare femminile. Sloane Stephens è in vantaggio 6-3 2-0 su Simona Halep. La tennista rumena sembra destinata alla quarta sconfitta in altrettante finali Slam. Ma, ecco la svolta. “Ho pensato che se lo scorso anno avevo perso, allora quest’anno avevo ancora la possibilità di vincere” racconterà un paio d’ore dopo in sala stampa, sorridente vicino al trofeo della vincitrice, richiamando la sconfitta del 2017, quando si trovò in vantaggio 6-4 3-0 (e tre occasioni per il 4-0) prima di subire la vittoriosa rimonta di Jelena Ostapenko. La tennista di Costanza recupera infatti subito il break, poco dopo ne piazza un altro e non si volta più indietro. Con un parziale di 12 game a tre Simona rovescia le sorti dell’incontro e quarant’anni dopo Virginia Ruzici un’altra tennista rumena trionfa al Roland Garros.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

TIP: impariamo a guardare le cose da più punti di vista. Impariamo a trarre ogni informazione utile da una sconfitta. Non solo perché elaborare quelle informazioni ci permette di crescere, dal punto di vista tecnico, tattico, fisico e/o mentale, ma perché potremo applicare a nostro favore quello che abbiamo visto accadere.Se ha funzionato per lei, può funzionare per me” ha pensato Simona. E invece di vedere lo svantaggio come uno scoglio insuperabile lo ha usato come trampolino per invertire l’inerzia del match e arrivare al suo primo trionfo Slam. Cerchiamo perciò di farlo anche noi quando ci troviamo in una situazione che in passato ha visto qualcuno uscire vincitore nei nostri confronti. Riflettendo sul fatto che stavolta quel qualcuno potremmo essere noi.

NOVAK DJOKOVIC – La conferenza stampa di Novak Djokovic dopo il quarto di finale perso contro Cecchinato è un qualcosa che i giornalisti presenti ricordano bene ancora oggi. Il fuoriclasse serbo entra letteralmente livido di rabbia in sala stampa, fa la sua dichiarazione, risponde a fatica ad un paio di domande, si alza prima che qualcuno possa solo accennarne un’altra ed esce. Chi scrive era vicino alla porta della sala stampa e Djokovic passò vicinissimo uscendo: ebbene, si percepì benissimo la rabbia e la frustrazione interiore del 31enne fuoriclasse serbo.

Un mese dopo, lo stesso giocatore furioso e demoralizzato alzava al cielo il trofeo più prestigioso del tennis, quello di Wimbledon. Ed era solo l’inizio del suo fantastico comeback: che ora conta tre Slam consecutivi e la prima posizione del ranking di nuovo saldamente nelle sue mani. Cos’è successo in quel mese? In realtà Djokovic in parte stava già tornando, l’infortunio era alle spalle e richiamando il vecchio staff stava ritrovando le vecchie sicurezze. Ma, molto probabilmente, la sconfitta contro il tennista azzurro era l’ultimo passaggio che, da un certo punto di vista, gli era necessario fare. Perdere nei quarti di finale di uno Slam contro un giocatore che fino a poco tempo prima chiamava per allenarsi, ha rappresentato quella scossa che mancava per stimolare il suo orgoglio di fuoriclasse.

Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (photo Art Seitz c2018). Uno dei momenti di maggior frustrazione per il fuoriclasse serbo

Le strade erano due: mollare – “Non so se giocherò sull’erba” è la frase che si lasciò sfuggire Novak in quella conferenza, tanto per dire che il pensiero lo aveva sfiorato, e non poco  – o guardarsi dentro e vedere cosa c’era. Novak ha deciso di guardarsi dentro. Come ha rivelato lui stesso, parlando della gita in montagna fatta insieme alla moglie Jelena dopo la sconfitta a Parigi per isolarsi dal resto del mondo e cercare la soluzione dentro di sé. E dentro di sé ha ritrovato – ancora lì, immutata – la voglia e la passione di quel ragazzino di Belgrado che sognava di vincere Wimbledon come il suo idolo Pete Sampras. E con quella voglia e quella passione, sette mesi dopo, ha superato il suo idolo nel numero di Slam vinti.

TIP: nei momenti di difficoltà, quando le cose non girano come dovrebbero girare, guardiamoci dentro. Sinceramente e profondamente. Per scoprire cosa vogliamo fare veramente. Per capire se gli obiettivi che ci eravamo posti, i desideri che volevamo realizzare, hanno ancora per noi lo stesso significato e la stessa importanza. Soprattutto, senza peccare di orgoglio. Perciò se è la cosa che sentiamo più giusta per noi, torniamo sui nostri passi e cambiamo direzione. Il che vuol poter significare anche chiedere aiuto – e forse anche scusa – a chi erroneamente credevamo non ci potesse più aiutare. Come ha fatto Djokovic richiamando il suo vecchio staff. Si dice che cambiare idea sia sintomo di saggezza. Quindi nei momenti di difficoltà cerchiamo di essere un po’ più saggi.

MARCO TRUNGELLITI – Dieci ore di viaggio. Per ritornare in tempo a Parigi e giocare il primo turno del main draw come lucky loser. E vincerlo, raggiungendo il secondo turno in un torneo Slam e guadagnando così circa 100.000 euro, praticamente un quinto di quanto guadagnato fino ad allora in dieci anni di carriera. Questo quanto accaduto al Roland Garros a Marco Trungelliti. Fortunato? Certamente. Del resto, li chiamano proprio lucky loser, perdenti fortunati. Ma non si può negare che il tennista argentino abbia fatto tutto il possibile per meritarsi l’aiuto del Fato. Avesse rinunciato, nessuno avrebbe potuto dirgli nulla. Lui invece ci ha provato.

TIP: quando c’è un’occasione, siamo pronti a fare tutto il possibile per coglierla? Siamo disposti a fare l’equivalente del viaggio di dieci ore di Trungelliti per giocarci la nostra chance, per quanto piccola possa essere? Se “Audentis fortuna iuvat”, come diceva Virgilio, allora ricordiamoci che serve anche un po’ di audacia, quando l’occasione che aspettavamo si presenterà alla nostra porta. Potrebbe essere l’ingrediente che ci permetterà di coglierla.

Ilvio Vidovich è collaboratore dal 2014 di Ubitennis, per cui ha seguito da inviato il Roland Garros 2018, tornei ATP e Coppa Davis. Personal coach certificato, ha conseguito un Master in Coaching, una specializzazione in Sport Coaching e tre livelli di specializzazione internazionale in NLP (Programmazione Neuro Linguistica), tra i quali quello di NLP Coach, ed è membro del Comitato Scientifico della ISMCA. Giornalista pubblicista, è anche istruttore FIT e PTR.

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ATP

L’agenzia di management di Federer potrebbe diventare proprietaria del torneo di Cincinnati

Secondo indiscrezioni, Team8 sarebbe interessata ai diritti messi in vendita dalla USTA per il torneo maschile che si gioca in Ohio

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Roger Federer - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Continua a muoversi il mercato dei tornei più importanti del circuito. Dopo l’operazione che ha portato la IMG ad assicurarsi il Mutua Madrid Open, il prossimo ‘mille’ a cambiare proprietà potrebbe essere il Western & Southern Open, ossia il Master di Cincinnati. A febbraio la USTA, la federazione del tennis americano, ha infatti comunicato di essere pronta a vendere la sua quota di controllo del torneo del 93,8% dichiarando inoltre di aspettarsi un’offerta da nove cifre. E secondo Sportico e Steve Weissman di The Tennis Channel tra i potenziali acquirenti ci sarebbe anche Roger Federer con la sua agenzia di sport e intrattenimento “Team8”.

Né il campione svizzero né il suo agente, nonché co-fondatore della compagnia, Tony Godsick hanno confermato o smentito la notizia che comunque appare in linea con diversi progetti di “Team8”. L’agenzia è stata creata dai due nel 2013 ed è stata attrice protagonista nella nascita della “Laver Cup” (in cui Federer dovrebbe tornare a giocare il doppio con Nadal a settembre) diventando così uno dei principali investitori nel panorama del tennis mondiale.

Dal canto sua la USTA si è detta convinta che questo sia il “momento giusto per esplorare potenziali opzioni strategiche al fine di ottimizzare la crescita sul lungo periodo del torneo e di portarlo a un livello più alto. La federazione americana detiene però solo i diritti dell’evento maschile (Cincinnati è un combined), acquisiti per 12,5 milioni di dollari nel 2009 (a cui ne vanno sommati altri 65 di spese), mentre quello femminile è nelle mani di “Octagon”. Dunque, l’affare da 100 e più milioni di dollari riguarderebbe solo il torneo ATP: lo stesso che Re Roger ha conquistato per sette volte.

 

Sulla possibile operazione si è espresso l’ex numero 1 del mondo Andy Roddick, intercettato da The Tennis Channel: “sarebbe fantastico avere nella famiglia del tennis qualcuno come Roger che conosce e ama il nostro sport. È stato un incredibile ambasciatore di questo gioco e ha creato una relazione unica con gli appassionati di Cincinnati”.

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Focus

“Chi l’ha visto?” La carriera interrotta di Kyle Edmund

Dopo una crescita lenta e costante il giovane britannico si era issato fino alla quattordicesima posizione del ranking. Da quel momento però è iniziato il calvario al ginocchio sinistro e, a quasi due anni dall’ultimo match, si avvicina lo spettro del ritiro

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Kyle Edmund - Battle of the Brits (via Twitter, @the_LTA)

Il protagonista di questa nuova puntata di “chi l’ha visto?” è Kyle Edmund. Il giocatore britannico dopo aver raggiunto il best ranking di numero quattordici del mondo nell’ottobre del 2018 non è riuscito a rimanere al livello dei migliori soprattutto a causa di un infortunio cronico al ginocchio sinistro che, dopo più di un anno di stop, sembra poter aver messo fine alla sua carriera. Infatti l’ultima volta che Edmund ha calcato i campi di gioco è stato nell’ottobre del 2020 quando è stato sconfitto da Jason Jung al primo turno delle qualificazioni del torneo ATP 500 di Vienna. A dire il vero i primi problemi al ginocchio sinistro erano arrivati alla fine del 2018 ma dopo due stagioni complicate, Edmund ha deciso di andare sotto i ferri per la prima volta nell’aprile del 2021. Questa prima operazione non ha dato i risultati sperati e qualche settimana fa Edmund ha dovuto ricorrere nuovamente a una piccola procedura che non gli permetterà di rientrare in tempo per Wimbledon, il torneo di casa. Il suo caso ricorda quello di Jared Donaldson: le operazioni, le lunghe pause e un rientro che almeno per l’americano si è trasformato in ritiro.

Lontano dalle luci della ribalta

Negli ultimi due anni il nome di Kyle Edmund è quindi finito nel dimenticatoio. Il ragazzo nato a Johannesburg, ma cresciuto nel piccolo villaggio di Tickton, nello Yorkshire, non ha mai avuto una personalità particolarmente intrigante e questo spiega anche perché sul suo nome vela un alone d’indifferenza generale. A dire il vero sin dall’inizio della sua carriera Edmund non ha ricevuto l’attenzione destinata alle classiche promesse. A livello giovanile infatti Edmund mostra una buona costanza raggiungendo i quarti di finale in tutti e quattro gli Slam ma si toglie le maggiori soddisfazioni in doppio assieme a Frederico Ferreira Silva con il quale vince due Slam. Poco prima di compiere diciassette anni il britannico decide di trasferirsi al “Roehampton LTA National Training Center” per farsi allenare da Colin Beecher, già capitano della nazionale britannica di Fed Cup nel 2006. Edmund si allena a Roehampton durante la settimana per poi tornare a casa con la famiglia durante il weekend.

Specialista del mattone tritato

Due anni più tardi si cominciano a vedere i primi risultati. All’inizio del 2015 infatti Edmund si trova a giocare le qualificazioni dell’Australian Open da numero 194 del mondo e, per la prima volta in carriera, riesce a qualificarsi per il tabellone principale di uno Slam dove si arrende al primo turno in tre set contro Steve Johnson. Un mese più tardi si aggiudica il primo Challenger della sua carriera, a Hong Kong, senza perdere nemmeno un parziale durante tutto il torneo e sconfiggendo in finale un veterano del circuito Challenger come Tatsuma Ito. Al Roland Garros non solo riesce a passare le qualificazioni per il secondo Slam consecutivo ma battendo Stephane Robert al primo turno festeggia la prima vittoria in un tabellone principale in uno slam. La terra battuta, tradizionalmente indigesta ai britannici, esalta le caratteristiche di Edmund. Il giovane di Johannesburg è infatti uno dei pochi giocatori assieme a Khachanov e a Sock a giocare il dritto usando l’impugnatura western grazie alla quale posizionando il palmo della mano sotto la racchetta si riesce a generare un ottimo top spin. A fine 2015 arriva la prima vittoria in un Challenger su terra battuta a Buenos Aires dove sconfigge in finale in due rapidi set Carlos Berlocq, specialista del mattone tritato. Questa vittoria si rivela particolarmente dolce per Edmund dal momento che il capitano di Davis Leon Smith, impressionato dal suo livello di gioco sul rosso, decide di schierarlo come secondo singolarista alle spalle di Andy Murray per la finale che la Gran Bretagna giocherà a Gent, su terra rossa indoor, contro il Belgio. La scelta del capitano si rivela sensata dal momento che Edmund riesce a vincere i primi due parziali contro Goffin prima di crollare fisicamente al quinto set. Il 2015 è quindi un anno positivo per lui, nessun exploit particolare ma una crescita costante che gli permette di chiudere l’anno a ridosso dei primi 100.

 

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Italiani

WTA Rabat: eccezionale Trevisan! Seconda vittoria contro una Top 10, ai quarti anche Bronzetti

Martina, scatenata, tramortisce ed annichilisce una Garbine Muguruza sicuramente non brillante. L’azzurra centra il secondo quarto di finale della carriera, con lei anche Lucia che domina la francese Burel

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Martina Trevisan - US Open 2021 (photo (Pete Staples/USTA)

M. Trevisan b. [1/WC] G. Muguruza 2-6 6-4 6-1

E’ impresa azzurra sul campo centrale del Grand Prix Sar La Pricesse Lalla Meryem. Martina Trevisan centra la seconda vittoria della carriera contro una Top 10 e per la seconda volta si qualifica in un quarto di finale nel circuito maggiore. Entrambe le prime volte si erano materializzate, due anni fa, al Roland Garros; quando sorprendendo tutti raggiunse i quarti di finale battendo proprio una giocatrice classifica tra le prime dieci del mondo: l’allora n. 5 Kiki Bertens. Una prestazione eccezionale della 28enne fiorentina, che s’impone in rimonta sulla n. 10 WTA ed ex n. 1; nonché prima forza del tabellone marocchino Garbine Muguruza per 2-6 6-4 6-1 in oltre 2ore e dieci di partita. La mancina toscana ha avuto il grande merito di crederci sempre, anche quando era sotto 3-1 nel secondo set. Nella prima parte della sfida è stata brava a far valere le proprie armi migliori: grande intelligenza tattica e capacità di variare il gioco per evitare di fronteggiare la spagnola sul suo terreno preferito, quello del ritmo incessante e delle accelerazioni violente.

Poi nel terzo set ha ulteriormente cambiato marcia, perfino portandosi a casa gli scambi più duri per lei; i duelli a suon di sbracciate sulla diagonale che predilige la 28enne di Caracas, ovvero quella bimane. Chiaramente c’è stata l’enorme complicità di Garbine, ancora una volta caduta nella tensione. Non si è saputa infatti adeguare alle variazioni dell’avversaria e nei momenti decisivi si è spenta con il dritto e con la prima di servizio, inciampando in errori che una due volte campionessa Slam non dovrebbe mai commettere. D’altra parte la stagione di Muguruza, finora, è stata tutt’altro che esaltante. Non è andata oltre due quarti di finale nel 2022 (Sydney e Doha), inoltre non arriva al terzultimo atto di un torneo sul rosso da Roma 2020. Ironia della sorte, questa volta anche il Marocco gli si è rivoltato contro, visto che nel 2013 a Marrakech sempre sulla terra battuta era giunta in semifinale.

 

IL MATCH – A livello tattico, la sfida presenta fin da subito le intenzioni strategiche delle due protagoniste; da un lato Muguruza cerca di prendere più campo possibile aggredendo la risposta, in particolar modo sulla seconda di servizio di Trevisan. Dall’altro Martina prova a prendere in mano lo scambio, direzionando le sue geometrie con il dritto per far muovere la spagnola e pizzicarla negli spostamenti laterali, visto che la 28enne di Caracas può trovare fatica nel portare da una parte all’altra del campo il suo metro e 82. Dopo i primi due giochi, in cui entrambe si complicano la vita nonostante fossero 40-0 complice un doppio fallo a testa, con la differenza però che Garbine è costretta anche a fronteggiare la prima palla break del match; sul 1-1 arriva il primo strappo in favore della n. 1 del seeding. E’ la prima di servizio il tallone d’Achille, in questo avvio di gara, della 28enne toscana – solo il 45% in campo – e di conseguenza aumentando il numero delle seconde la due volte campionessa Slam può premere e mettere ulteriore pressione in ribattuta. Inoltre la n. 85 WTA commette anche il secondo doppio fallo della sua partita, facendo il gioco della sua avversaria. La quale se può giocare a braccio sciolto, diventa pericolosissima e difatti il rovescio dell’iberica inizia a viaggiare meravigliosamente, specie quello in lungolinea – la migliore esecuzione del suo bagaglio. Così viene confezionato il primo break dell’incontro, che l’ex n. 1 del mondo conferma senza problemi. Siamo 3-1, ma la nativa di Firenze continua nel suo momento no, e anche il dritto l’abbandona. Doppio strappo e 4-1.

A questo punto, Trevisan conscia di non avere più molto spazio per rientrare prova a cambiare qualcosa. E si sa, quando si affronta Muguruza e non si può disporre di una potenza nei colpi quantomeno pari alla n. 10 del ranking, l’unica strada percorribile è variare costantemente le proprie esecuzioni. Non dando ritmo alla spagnola, la si manda in confusione, e come ha sempre dimostrato nella sua carriera il suo vero limite è il farsi prendere dalla frenesia nei momenti di maggiore tensione ed incorrere in gratuiti piuttosto banali. La mancina azzurra esegue questo piano alla perfezione, alzando le traiettorie dei suoi colpi e attaccando coraggiosamente in controtempo la rete. Questo nuovo atteggiamento dell’italiana, porta i frutti sperati. L’iberica fa fatica a colpire con il suo magnifico bimane quando la palla gli si alza sopra l’altezza spalle, non riuscendo a prepararsi come dovrebbe per avere il timing corretto; perde inoltre campo e mette anche qualche seconda di troppo. Infine anche il dritto inizia a smarrirsi e il contro-break è servito. Poi però sul 4-2, con la possibilità di avvicinarsi ancora, Martina gioca un po’ troppo corto e non trovando profondità può spostare meno l’avversaria e subisce anche di più le prepotenti accelerazioni di Garbine. Inoltre Trevisan inciampa anche nel terzo doppio fallo, che permette di ristabilire un doppio break di vantaggio. Sul 5-2 la n. 10 serve per il set, ma la fiorentina non ci sta a mollare e facendo leva sulla diagonale destra s’issa sul 15-40 con il sesto vincente della sua partita. Muguruza riesce a recuperare e a guadagnarsi due set ball, ma l’ex n. 66 spinge alla grande con il diritto e li annulla. Ma sull’ennesima parità, anche la sfortuna colpisce la giocatrice del Bel Paese: due nastri beffardi consegnano il 6-2 all’allieva di Conchita Martinez. Ciò che ha fatto realmente la differenza nel parziale è stato il rendimento con il secondo servizio: 63% per la n. 1 del tabellone contro il 29% dell’azzurra.

Il servizio non gira come dovrebbe per Trevisan, e se ciò perdura le possibilità di ribaltare questo incontro per Trevisan si ridurrebbero pesantemente. L’avvio di secondo set conferma questa tendenza, doppio fallo sanguinoso e break point per l’iberica nel gioco inaugurale della frazione. Un game che purtroppo era stato aperto anche da due erroracci di rovescio. Se cala pure la solidità della toscana, i guai sarebbero veramente irrisolvibili. 1-0 e servizio Garbine, ma se c’è una cosa che questo match ci sta segnalando incessantemente è la caparbietà della 28enne mancina. La quale continua a sciorinare un grandissimo dritto, straordinario soprattutto l’inside-out dal centro, e a suon vincenti rimonta dal 30-0 e firma l’1-1. Ma un frangente di gara tranquillo, oggi, per l’italiana non esiste. Ancora break, il terzo su tre giochi nel secondo parziale. L’allieva di Conchita Martinez non riesce a trovare la continuità, alternando cose buone ad errori marchiani, ma in qualche modo rinviene dallo 0-30 e nel terzo game consecutivo ai vantaggi consolida l’allungo. Trevisan però, si dimostra veramente lodevole, appena può prende l’iniziativa con il dritto e macina sia gioco che vincenti stordenti, alcuni dritti sulle righe ed altri in cross che fanno paura. Il suo atteggiamento viene premiato, grazie ad una Muguruza in pieno harakiri: due doppi falli e una volée di rovescio spedita lunga sulla palla break. Addirittura arriva anche il sorpasso, 4-3 per l’azzurra, che cancella una chance di strappo e con un passante di rovescio vince il terzo gioco di fila. Si prosegue on-serve per due game, entrambi vinto a 0 da chi serviva. Poi, sul 5-4 in suo favore, Martina sotto 30-0 – quando ormai sembrava ben avviato il terzo turno di battuta tenuto senza concedere punti alla risposta – piazza la zampata attraverso una maggiore incisività e una migliore precisione da fondocampo, doti che ha mostrato in tutta la seconda parte del set.

Parziale decisivo, vediamo se l’inerzia che vede la spagnola soffrire i colpi arrotati e carichi di topspin della fiorentina avrà seguito. L’equilibro si rompe subito, Trevisan adesso è scatenata, in totale trance agonistica. Mostra un’eccezionale capacità difensiva, un’intelligenza tattica chirurgica; ma soprattutto ora vince anche gli scambi più duri. Quelli di pura potenza, emblematico il braccio di ferro portato a casa dalla “nostra” sulle sbracciate bimani in parallelo. La n. 10, però bisogna dire che ci mette ampiamente del suo; prima di servizio che latita ed errori a non finire. Brava comunque la n. 85, a far crescere sensibilmente la sua battuta e ad essere sempre lei a comandare, e a decidere nel bene o nel male l’esito del punto. Non si ferma più l’azzurra e con un parziale di 11 giochi a 1 annichilisce l’iberica, rifilandole un 6-1 che più tondo non si può.

Nella sessione serale è arrivata poi un’altra splendida vittoria italiana con Lucia Bronzetti che ha battuto nettamente la francese Burel con un perentorio 6-3 6-2 in appena 1h15 di gioco.

Nei quarti di finale venerdì 19:

M. Trevisan vs [7] A. Rus
[3] N. Parrazas-Diaz vs L. Bronzetti

Il tabellone completo

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