Tennis e mental coaching: Roland Garros 2018, appunti da uno Slam

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Tennis e mental coaching: Roland Garros 2018, appunti da uno Slam

Da Serena Williams a Nadal, da Halep a Djokovic. Ma anche Trungelliti. Spunti e ‘tips’ sull’aspetto mentale dalle tribune del Roland Garros 2018

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Rafael Nadal - Roland Garros 2018 (foto Art Seitz)

Fare l’inviato ad un torneo del Grande Slam permette di assistere ad una quantità notevole di partite. Nel caso del sottoscritto – inviato al Roland Garros dello scorso anno – ha significato, tanto per capirci, guardare dalla tribune, tra singolare maschile e femminile, una ventina di partite intere e una mezza dozzina parzialmente. Da inviato, ovviamente, il focus era sull’andamento del match, in funzione della cronaca da scrivere. Ma essendo anche un mental coach, è stata nel contempo una imperdibile occasione di appuntare in un angolo del block notes – tra il numero di palle break annullate e i vincenti di dritto – alcuni spunti in ambito mental coaching, anche con l’obiettivo di condividerli con i lettori di questa rubrica. Spunti che il trovarsi lì, per quindici giorni, a veder giocare da pochi metri di distanza i migliori tennisti e le migliori tenniste del pianeta, ha permesso di cogliere con maggior facilità e accuratezza rispetto a quanto sia possibile fare dal divano di casa. Nel seguito alcuni di questi spunti presi sulle tribune del Roland Garros e i conseguenti tips su come trarne utilità anche se non si è un (o una) top 100.

SERENA WILLIAMS – “The Queen is back” recitavano i cartelloni pubblicitari della Nike lungo Boulevard d’Auteuil, che da Place de la Porte Molitor conduce fino all’ingresso del Roland Garros. Di conseguenza, noblesse oblige, partiamo da lei, Serena Williams. Singolare femminile, secondo turno. Ashleigh Barty ha appena conquistato con il punteggio di 6-3 il primo set del match contro l’ex n. 1 del mondo, palesemente lontana da una forma fisica accettabile. Lenta nei recuperi, poco reattiva con i piedi, sulla superficie che più mette a nudo le carenze a livello di preparazione fisica, la 36enne campionessa statunitense in quel momento pareva veramente destinata ad una precoce eliminazione di due set.

Serena Williams – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Ma ecco che dopo il primo quindici conquistato nel secondo parziale Serena caccia un urlo, un “c’mon” che rimbomba nello Philippe Chatrier semivuoto. Sembra quasi lo voglia gridare in faccia alla sua 22enne avversaria. Un modo per darsi una scossa e richiamare a sé tutte le sue energie, fisiche e mentali? O solo per intimorire la giovane tennista australiana? Ognuno può interpretarla come vuole. Sta di fatto che, a netta sensazione di chi scrive ritornando con il ricordo a quel pomeriggio nella tribuna stampa del campo centrale parigino, da quel momento il match gira. La 23 volte campionessa Slam si aggrappa al suo incredibile spirito competitivo, alla sua voglia di vincere giocando ogni palla con la massima attenzione, cercando nel suo tennis e nella sua forza mentale quello che il suo fisico in quel momento non poteva darle. Risultato? Serena vince 6-4 al terzo.

 

TIP: può capitare di non essere al 100%. Di giocare un torneo sapendo di non essere in forma o di scendere in campo e sentire che non tutto gira per il verso giusto. Ma invece di entrare nella spirale negativa dei rimpianti per gli allenamenti non fatti, per quell’infortunio che ci ha rallentato, per quel colpo che non si sa perché non sta andando come invece va di solito, cerchiamo di fare come Serena. Invece di focalizzarci su quello che ci manca, impegniamoci nel dare il 100% di quello che possiamo dare in quel momento. Magari scopriremo risorse – tecniche, tattiche, fisiche o mentali – che non sapevamo di avere. O semplicemente che siamo bravi a far di necessità virtù. Vi sembra poco? Già solo esserne consapevoli è un fattore che accresce la fiducia in noi stessi.

I professionisti ripetono spesso che le partite in cui sono al 100% in un anno si possono contare sulle dita della mano e che di conseguenza la differenza la fa la capacità di portare a casa le partite quando invece si è lontani da quel 100%. Scendere in campo sapendo di essere in grado di dare sempre il massimo di quello che possiamo dare in quel momento rappresenta una gran bella scorta di fiducia in noi stessi alla quale possiamo sempre attingere, soprattutto nei momenti di difficoltà.

RAFA NADAL – Dopo la regina WTA, il Re della Terra. Finale singolare maschile, entrano in campo Rafael Nadal e Dominic Thiem. Basta guardarli e si capisce già come andrà a finire. Lo spagnolo entra in campo a testa alta, petto in fuori e spalle larghe. Insomma, come facciamo un po’ tutti noi quando invitiamo qualcuno a casa e, orgogliosi, facciamo vedere quant’è bella. L’austriaco invece, fa l’esatto opposto: il capo un po’ chino, il passo un po’ timoroso. Lui sembra l’ospite timido che entra in casa altrui e non vuole disturbare troppo. Una differenza che viene enfatizza ulteriormente dal consueto comportamento di Rafa al momento del rito della foto pre-partita vicino alla rete, con il campione maiorchino che si mette a saltellare come un campione di boxe, sempre a testa alta e petto in fuori, prima di un match nel quale ha tutta l’intenzione di vincere per KO. Ed in effetti il match finirà con un vero e proprio KO: Nadal vincerà in tre set, lasciando in tutto nove game a Thiem, e porterà a casa l’undicesima Coppa dei Moschettieri.

TIP: la postura influenza lo stato d’animo, ne avevamo parlato in uno degli articoli precedenti di questa rubrica. Allora, se vogliamo entrare nello stato d’animo più funzionale per quello che stiamo facendo, usiamo la postura giusta. Se stiamo per giocare una partita importante (in campo, ma anche nella vita) affrontiamola approcciandola nel modo più adeguato sotto tutti i punti di vista, in primi quello posturale. “Testa alta e petto in fuori” non è solo un modo di dire: Nadal ci dimostra che è anche un modo di essere.

SIMONA HALEP – Finale singolare femminile. Sloane Stephens è in vantaggio 6-3 2-0 su Simona Halep. La tennista rumena sembra destinata alla quarta sconfitta in altrettante finali Slam. Ma, ecco la svolta. “Ho pensato che se lo scorso anno avevo perso, allora quest’anno avevo ancora la possibilità di vincere” racconterà un paio d’ore dopo in sala stampa, sorridente vicino al trofeo della vincitrice, richiamando la sconfitta del 2017, quando si trovò in vantaggio 6-4 3-0 (e tre occasioni per il 4-0) prima di subire la vittoriosa rimonta di Jelena Ostapenko. La tennista di Costanza recupera infatti subito il break, poco dopo ne piazza un altro e non si volta più indietro. Con un parziale di 12 game a tre Simona rovescia le sorti dell’incontro e quarant’anni dopo Virginia Ruzici un’altra tennista rumena trionfa al Roland Garros.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

TIP: impariamo a guardare le cose da più punti di vista. Impariamo a trarre ogni informazione utile da una sconfitta. Non solo perché elaborare quelle informazioni ci permette di crescere, dal punto di vista tecnico, tattico, fisico e/o mentale, ma perché potremo applicare a nostro favore quello che abbiamo visto accadere.Se ha funzionato per lei, può funzionare per me” ha pensato Simona. E invece di vedere lo svantaggio come uno scoglio insuperabile lo ha usato come trampolino per invertire l’inerzia del match e arrivare al suo primo trionfo Slam. Cerchiamo perciò di farlo anche noi quando ci troviamo in una situazione che in passato ha visto qualcuno uscire vincitore nei nostri confronti. Riflettendo sul fatto che stavolta quel qualcuno potremmo essere noi.

NOVAK DJOKOVIC – La conferenza stampa di Novak Djokovic dopo il quarto di finale perso contro Cecchinato è un qualcosa che i giornalisti presenti ricordano bene ancora oggi. Il fuoriclasse serbo entra letteralmente livido di rabbia in sala stampa, fa la sua dichiarazione, risponde a fatica ad un paio di domande, si alza prima che qualcuno possa solo accennarne un’altra ed esce. Chi scrive era vicino alla porta della sala stampa e Djokovic passò vicinissimo uscendo: ebbene, si percepì benissimo la rabbia e la frustrazione interiore del 31enne fuoriclasse serbo.

Un mese dopo, lo stesso giocatore furioso e demoralizzato alzava al cielo il trofeo più prestigioso del tennis, quello di Wimbledon. Ed era solo l’inizio del suo fantastico comeback: che ora conta tre Slam consecutivi e la prima posizione del ranking di nuovo saldamente nelle sue mani. Cos’è successo in quel mese? In realtà Djokovic in parte stava già tornando, l’infortunio era alle spalle e richiamando il vecchio staff stava ritrovando le vecchie sicurezze. Ma, molto probabilmente, la sconfitta contro il tennista azzurro era l’ultimo passaggio che, da un certo punto di vista, gli era necessario fare. Perdere nei quarti di finale di uno Slam contro un giocatore che fino a poco tempo prima chiamava per allenarsi, ha rappresentato quella scossa che mancava per stimolare il suo orgoglio di fuoriclasse.

Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (photo Art Seitz c2018). Uno dei momenti di maggior frustrazione per il fuoriclasse serbo

Le strade erano due: mollare – “Non so se giocherò sull’erba” è la frase che si lasciò sfuggire Novak in quella conferenza, tanto per dire che il pensiero lo aveva sfiorato, e non poco  – o guardarsi dentro e vedere cosa c’era. Novak ha deciso di guardarsi dentro. Come ha rivelato lui stesso, parlando della gita in montagna fatta insieme alla moglie Jelena dopo la sconfitta a Parigi per isolarsi dal resto del mondo e cercare la soluzione dentro di sé. E dentro di sé ha ritrovato – ancora lì, immutata – la voglia e la passione di quel ragazzino di Belgrado che sognava di vincere Wimbledon come il suo idolo Pete Sampras. E con quella voglia e quella passione, sette mesi dopo, ha superato il suo idolo nel numero di Slam vinti.

TIP: nei momenti di difficoltà, quando le cose non girano come dovrebbero girare, guardiamoci dentro. Sinceramente e profondamente. Per scoprire cosa vogliamo fare veramente. Per capire se gli obiettivi che ci eravamo posti, i desideri che volevamo realizzare, hanno ancora per noi lo stesso significato e la stessa importanza. Soprattutto, senza peccare di orgoglio. Perciò se è la cosa che sentiamo più giusta per noi, torniamo sui nostri passi e cambiamo direzione. Il che vuol poter significare anche chiedere aiuto – e forse anche scusa – a chi erroneamente credevamo non ci potesse più aiutare. Come ha fatto Djokovic richiamando il suo vecchio staff. Si dice che cambiare idea sia sintomo di saggezza. Quindi nei momenti di difficoltà cerchiamo di essere un po’ più saggi.

MARCO TRUNGELLITI – Dieci ore di viaggio. Per ritornare in tempo a Parigi e giocare il primo turno del main draw come lucky loser. E vincerlo, raggiungendo il secondo turno in un torneo Slam e guadagnando così circa 100.000 euro, praticamente un quinto di quanto guadagnato fino ad allora in dieci anni di carriera. Questo quanto accaduto al Roland Garros a Marco Trungelliti. Fortunato? Certamente. Del resto, li chiamano proprio lucky loser, perdenti fortunati. Ma non si può negare che il tennista argentino abbia fatto tutto il possibile per meritarsi l’aiuto del Fato. Avesse rinunciato, nessuno avrebbe potuto dirgli nulla. Lui invece ci ha provato.

TIP: quando c’è un’occasione, siamo pronti a fare tutto il possibile per coglierla? Siamo disposti a fare l’equivalente del viaggio di dieci ore di Trungelliti per giocarci la nostra chance, per quanto piccola possa essere? Se “Audentis fortuna iuvat”, come diceva Virgilio, allora ricordiamoci che serve anche un po’ di audacia, quando l’occasione che aspettavamo si presenterà alla nostra porta. Potrebbe essere l’ingrediente che ci permetterà di coglierla.

Ilvio Vidovich è collaboratore dal 2014 di Ubitennis, per cui ha seguito da inviato il Roland Garros 2018, tornei ATP e Coppa Davis. Personal coach certificato, ha conseguito un Master in Coaching, una specializzazione in Sport Coaching e tre livelli di specializzazione internazionale in NLP (Programmazione Neuro Linguistica), tra i quali quello di NLP Coach, ed è membro del Comitato Scientifico della ISMCA. Giornalista pubblicista, è anche istruttore FIT e PTR.

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ATP

ATP Halle: Federer va al minimo, Ivashka cede comunque in due set

Lo svizzero vince all’esordio contro il qualificato bielorusso nonostante molte incertezze in risposta. Affronterà il vincente di Auger-Aliassime vs Hurkacz

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[5] R. Federer vs [Q] I. Ivashka 7-6(4) 7-5

Il primo match su erba di Roger Federer dopo due anni ha avuto tutte le caratteristiche di un match di rodaggio che si è concluso nel modo più positivo possibile: una vittoria in due set..

Il bielorusso Ilya Ivashka aveva passato brillantemente le qualificazioni e specialmente nel primo set sembrava più a suo agio sul campo del suo pluridecorato avversario. Federer ha avuto enormi difficoltà alla risposta raccogliendo appena due punti fino al tie-break. Era stato dunque l’elvetico ad annullare le uniche palle break del parziale sul 15-40 nel quarto gioco. Federer è apparso guardingo e circospetto nei movimenti sulla scivolosa erba tedesca, attenzione che Roger ha spiegato così:
“Qui è molto diverso da Wimbledon, perché fanno crescere questi blocchi d’erba fuori e poi li portano dentro lo stadio. In pratica dopo un paio di giorni nella fascia centrale possono già esserci rimbalzi irregolari. A Wimbledon è tutto diverso. Quando ero giovane c’era l’idea che giocare una volée fosse sempre meglio di giocare un passante. Oggi non è più così.”

 

Una volta arrivato al tie-break, Federer ha ingranato la marcia in risposta prendendo più punti (3) di tutto il set in precedenza. Arrivato fino al 6-1, ha chiuso infine 7-4 dopo essersi concesso un doppio fallo.

Nel secondo set, Federer è più attento in ribattuta e sembra non avere alcuna intenzione di portarsi l’avversario fino al tie-break. Ha già un match point sul 5-4 annullato dal bielorusso con una tremebonda volée vincente deviata dal nastro. Infine cede la battuta nel dodicesimo gioco con l’elvetico capace di alzare ancora i giri del motore. In conferenza stampa Roger è apparso soddisfatto:
“Sono contento di aver superato questo primo test dopo che Parigi mi aveva già dato buoni segnali. Sono felice di giocare di nuovo sull’erba soprattutto”

Intanto già dagli ottavi di finale la qualità dei suoi avversari si alzerà notevolmente: Federer attende il vincente del match tra Felix Auger-Aliassime e Hubert Hurkacz.

Negli altri incontri di giornata si segnala il ritiro di David Goffin costretto ad abbandonare dopo una scivolata sul prato contro il francese Moutet.

Il tabellone completo

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Flash

Classifica ATP: Djokovic sempre più solo in vetta. Best ranking per Sonego e Musetti

Il serbo fa il vuoto anche nella Race per le Finals di Torino. Miglior classifica per Tsitsipas, Sinner esce dalla Top 20

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Novak Djokovic e Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

“Tutto ha il suo momento e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e uno per morire,…” ( Dal libro del Qoelet 3,1)

..e ci sarà probabilmente un tempo in cui Stefanos Tsitsipas festeggerà la conquista del suo primo major e Félix Auger-Aliassime del primo torneo in singolare.

Ma non oggi.

 

Oggi infatti sono Novak Djokovic e Marin Cilic a festeggiare: il primo a Parigi il suo diciannovesimo titolo dello Slam e il secondo a Stoccarda il diciannovesimo titolo in carriera, tre anni dopo l’ultimo conquistato sull’erba del Queen’s quando superò in finale proprio Djokovic.

LA TOP 20 ATP

Di seguito i primi venti giocatori al mondo subito dopo la conclusione del Roland Garros:

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12113 
2MedvedevRussia10143 
3NadalSpagna8630 
4TsitsipasGrecia79801
5ThiemAustria7425-1
6ZverevGermania7350 
7RublevRussia5910 
8FedererSvizzera5065 
9BerrettiniItalia4103 
10Bautista AgutSpagna31701
11SchwartzmanArgentina3105-1
12Carreno BustaSpagna2905 
13GoffinBelgio2830 
14ShapovalovCanada2780 
15RuudNorvegia26901
16MonfilsFrancia2568-1
17HurkaczPolonia25333
18RaonicCanada2473 
19GarinCile24314
20DimitrovBulgaria24323-3

Alcune osservazioni:

·         Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud migliorano il proprio best ranking.

·         Bautista Agut scalza Diego Schwartzman dalla top 10.

·         Jannik Sinner esce dalle prime venti posizioni.

·         Djokovic sempre più simile al “viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. I suoi avversari lo guardano con il binocolo dal fondovalle.

CASA ITALIA

È mancato l’acuto per definire trionfale la performance italiana a Parigi, ma in generale il coro se l’è cavata bene, grazie in particolare agli ottavi di finale di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner ed ai quarti di Matteo BerrettiniHa steccato Lorenzo Sonego, dal quale a Parigi  abbiamo atteso invano la conferma dell’ottima performance romana. Nonostante la sconfitta al primo turno, Sonego ha comunque migliorato il suo best ranking così come ha fatto Musetti, che alla sua prima apparizione in un torneo dello Slam è arrivato alla seconda settimana ed agli ottavi si è preso il lusso di vincere due set contro Djokovic.

Si assottiglia di una unità la pattuglia degli italiani presenti tra i migliori 200 del mondo; Lorenzo Giustino – che nella precedente edizione del Roland Garros era giunto al secondo turno mentre quest’anno non ha superato le qualificazioni – è scivolato al numero 216.

Questi gli azzurri presenti nella Top 200 maschile:

ClassificaNomeVariazionePunti
9Berrettini 4103
23Sinner-42320
26Sonego22042
29Fognini 1843
61Musetti151120
82Mager5893
86Cecchinato-3878
88Travaglia-10870
90Seppi8856
97Caruso-15814
143Gaio-5523
160Giannessi-1441
165Fabbiano-1431
169Lorenzi-2428
195Marcora-2358

Questa settimana appuntamento al Queen’s per Berrettini, Travaglia, Fognini, Sinner e Sonego. Nessun italiano invece ad Halle, dove tornerà in campo Roger Federer.

RACE TO TORINO

Novak Djokovic opera il sorpasso su Stefanos Tsitsipas, che aveva iniziato il torneo da leader della classifica che tiene conto dei soli risultati del 2021. Con i 2000 punti di Parigi, Nole si prende la vetta anche nella Race to Torino.

A questa classifica verrà dedicato un articolo specifico, la cui pubblicazione è prevista per martedì.

RACE TO MILANO (NEXT GEN)

Dopo Carlos Alcaraz, un altro classe 2003 si affaccia nel tennis che conta, il danese classe 2003 Holger Rune, che da fine maggio ha raggiunto due finali consecutive a livello Challenger perdendo ad Oeiras IV prima di sollevare il trofeo a Biella VII – nella settimana appena passata si è invece ritirato durante il suo match di quarti di finale a Lione.

Al primo posto della classifica riservata ai migliori under 21 dell’anno troviamo sempre più solo Jannik Sinner; terzo Lorenzo Musetti. Questa la Race to Milan:

PosizioneGiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
1SinnerItalia1510232001
2Augier-AliassimeCanada825212000
3MusettiItalia801612002
4KordaUSA775522000
5AlcarazSpagna484782003
6CerundoloArgentina4211412001
7BrooksbyUSA3521502000
8BaezArgentina3211592000
9RuneDanimarca2262322003

BEST RANKING

I giocatori presenti nella Top 100 che questa settimana hanno migliorato la loro miglior classifica di sempre sono:

GiocatoreNazionePosizione
TsitsipasGrecia4
RuudNorvegia15
KaratsevRussia24
EvansGB25
SonegoItalia26
FokinaSpagna35
PaulUSA50
MusettiItalia61
AlcarazSpagna78

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ATP

ATP Queen’s: Sinner subito eliminato da Draper

Jannik serve per il set in entrambi i parziali che poi cede al tie-break al coetaneo n. 309 della classifica

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[WC] J. Draper b. [3] J. Sinner 7-6(6) 7-6(2)

Inizia con una sconfitta l’avventura sui prati di Jannik Sinner, sconfitto in due tie-break dal coetaneo Jack Draper nonostante le tante occasioni che ha saputo crearsi. L’azzurro ha infatti avuto sei palle per il 5-0, ha servito per chiudere in entrambi i parziali e mancato due set point nel primo. Draper, però, non ha mai smesso di crederci, a partire da quel quinto gioco – e soprattutto una volta vinto – che a conti fatti ha fatto la differenza.

È stato in assoluto il sesto incontro sull’erba per Jannik, il secondo in un tabellone principale, ovviamente tutti risalenti al 2019, sia per lo stop forzato dei circuiti di dodici mesi fa, sia per la scelta (se di scelta si può parlare) di rimanere sulla terra dei Futures italiani nella sua prima stagione da professionista. Si trattava invece della seconda apparizione nel Tour per Jack, meglio attrezzato dal punto di vista muscolare, dopo lo sfortunato esordio a Miami, quando, visibilmente stremato già da diversi punti, si accasciò a terra in preda alle vertigini alla fine del primo set.

 

IL MATCH – I giochi sono quasi tutti lottati, ma Jannik spinge bene con entrambi i fondamentali, si esibisce in un paio di ricami a chiudere le discese a rete in controtempo e vola avanti di due break, salvo poi restituirne uno dopo non essere riuscito a concretizzare le sei occasioni nel lunghissimo quinto game. Draper, al quale la scala discreta, arrotondata e probabilmente non aggiornata dell’ATP dà tre centimetri in più di Jannik in altezza, riesce finalmente a far valere le sue curve mancine – ottimo lo slice interno sull’erba ancora immacolata del Queen’s– e rimane in scia. Alla battuta per far suo il parziale, due brutti dritti in uscita dal servizio aprono uno spiraglio all’avversario che non si fa pregare e, piazzato un drittone vincente, approfitta di un altro gratuito altoatesino. Deluso e arrabbiato, Sinner non gioca al meglio neanche il successivo turno di risposta e viene agguantato sul 5 pari da un Draper ormai completamente in fiducia.

In un momento in cui gli scambi sono favorevoli al n. 309 ATP, Jannik estrae tre ace nulla meno che provvidenziali per giocarsi il tie-break. Di nuovo, il nostro ha l’occasione di chiudere con il vantaggio del servizio sul secondo set point consecutivo, ma perde gli appoggi finendo a terra e, benché sia felino nel rialzarsi, fallisce il colpo successivo. Il doppio fallo manda per la prima volta avanti Draper che cinico si prende il set, mentre l’azzurro mostra la sua stizza verso il proprio angolo. Sei ace per Jannik ma 57% di prime in campo trasformate solo nel 61% dei casi sono numeri non certo entusiasmanti sull’erba, per quanto di poco inferiori a quelli britannici.

Numeri che cambiano radicalmente in positivo per entrambi nella seconda partita che diventa molto più “da erba” e per sei giochi la risposta raccoglie davvero pochissimo. Poi, la prima di servizio abbandona la wild card, c’è anche un doppio fallo e Sinner ne approfitta immediatamente per passare in vantaggio. Di nuovo chiamato a chiudere con la battuta, Jannik manca ancora l’appuntamento, a dispetto di un bel regalo dell’altro e pagando con un errore uno scambio in controllo in cui avrebbe forse dovuto osare di più.

È ancora tie-break, dunque, e il diciannovenne di Sutton mette subito spazio tra sé e il nostro con un perfetto anticipo di rovescio lungolinea. È stato estremamente solido per tutto l’incontro, Draper, soprattutto in questo parziale e continua a tirare dritto come un treno fino alla chiusura con l’ace numero 11. Nel secondo set, Jannik ha finito con il pagare un prezzo pesante per quelle sole nove seconde di servizio a cui è dovuto ricorrere vincendo però appena due punti, ma in generale è mancata la freddezza nei momenti di vantaggio.

LE PAROLE DI JANNIK – La sfida inedita tra classe 2001 si è chiusa con un risultato inaspettato vista la notevole differenza di classifica e di esperienza a livello ATP tra i due e un tale livello da parte di Draper potrebbe aver sorpreso l’azzurro. “È un buon giocatore, l’avevo visto a Miami. Non so se abbia giocato il torneo junior a Wimbledon e fatto dei buoni risultati [è arrivato in finale nel 2018, gli fanno notare, ed è a suo agio sull’erba], ma ho cercato di concentrarmi su quello che dovevo fare io. All’inizio ha funzionato piuttosto bene, poi lui ha capito il mio gioco. Ha giocato i punti importanti meglio di me, mentre io non ho servito bene, cosa che mi capita già da un po’. ‘Sorpreso’ è una parola grossa, devi essere sempre preparato, ma credo che oggi lui abbia meritato la vittoria. Giornate così capitano. Si è allenato di più e ha maggiore esperienza di me sull’erba. Gli auguro buona fortuna, sperando che non abbia più infortuni – ne ha avuti un paio negli ultimi anni [frattura di un dito, tendinite al polso, ndr]. Nessun cambio di piani dopo l’uscita prematura al Queen’s, dove peraltro è iscritto anche al doppio insieme a Feliciano Lopez: “Abbiamo già il programma di allenamento per la prossima settima, quindi giocherò solo a Wimbledon”.

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