La straordinaria anomalia di Nick Kyrgios

Focus

La straordinaria anomalia di Nick Kyrgios

Il giocatore più imprevedibile dell’ATP sotto la lente di ingrandimento. C’è un fondamentale dove Nick fa meglio di chiunque altro

Pubblicato

il

L’esaltante successo nell’ATP 500 di Acapulco rischia di rimanere un caso isolato nella stagione di Nick Kyrgios. Almeno nella sua prima parte. Il 23enne australiano ha lasciato il Masters 1000 di Indian Wells perdendo da Philipp Kohlschreiber con un doppio 6-4. “È il solito Kyrgios” penseranno in molti “che si impegna con top player, ma non batte chi gli sta sotto in classifica”. Il tipico commento a ogni sconfitta di Nick. Chissà, se avesse vinto con Kohlschreiber avrebbe sfidato il numero uno del mondo Djokovic al secondo round e magari sarebbe venuto fuori un match simile a quello vinto ad Acapulco contro Nadal. Proprio per questo motivo Kyrgios resta uno dei giocatori – se non il giocatore – più imprevedibili del circuito.

A supporto di questa tesi arrivano i dati raccolti con la solita perizia da Jeff Sackmann di “Heavy Topspin”, il blog del sito “Tennis Abstract”. Sackmann ha analizzato Kyrgios ‘point-by-point’ e l’ha rapportato all’intero circuito ATP in un approfondito articolo.

Piuttosto che ragionare sul tipo di avversario che Kyrgios ha più possibilità di sconfiggere, sembra più interessante il discorso sul suo rendimento sotto pressione. Se consideriamo che Nick ha alzato il trofeo di Acapulco vincendo solamente il 50,4 % dei punti giocati nella settimana, significa che ha saputo prevalere nei momenti cruciali dell’incontro portando a casa i punti più importanti. Otto dei quattordici set disputati in Messico sono stati dei “long-set”, finiti o 7-5 o al tie-break, i momenti in cui Kyrgios ha estratto il meglio dal suo gioco. Sono situazioni di massimo equilibrio, le cosiddette “lotterie” dove la fortuna incide spesso più di ogni altra dinamica di gioco. In questi casi si può guardare attentamente all’indice di dominio (Dominance Ratio), calcolato in una scala da 0 a 1. Più il valore è vicino a 1, più il match è equilibrato. A Nick è capitato quindici volte nella sua carriera di avere un indice tra lo 0.9 e lo 0.99, partite dove aveva vinto meno del 50% dei punti giocati e non era perciò favorito, e nelle quali il margine rispetto all’avversario era comunque ristretto. Nel circuito ATP, in media, solo un giocatore su tre riesce a vincere in una situazione del genere, ma Kyrgios ci è riuscito ben undici volte su quindici.

Dov’è quindi che l’australiano scava un ‘solco’ tra sé e il resto del Tour, almeno per quanto concerne questa statistica? Nonostante l’enorme potenza del suo servizio, è nei turni di risposta che Kyrgios fa registrare dati di gran lunga superiori alla media. Gli estensori dell’articolo da questa analisi trae spunto hanno identificato le cinque situazioni di punteggio nelle quali il talento di Canberra vince più punti e le cinque in cui ne vince meno. 0-40, 40-AD, 15-30, 30-40, 40-40 sono gli score in occasione dei quali riesce a vincere più punti, in ordine decrescente. Quando è in svantaggio 0-40 fa punto nel 45% dei casi e sul 40-AD nel 41,9 %. Tuttavia la media ATP non si discosta più di tanto dalle percentuali di Kyrgios (circa il 40% di punti vinti sulle palle break). Heavy Topspin ha quindi calcolato il rapporto tra la percentuale di punti vinti in risposta e la percentuale dei punti vinti nei diversi score del singolo game, confrontando il dato medio del circuito ATP con quello di Kyrgios.

 

Situation Kyrgios ATP
0-40 1.43 1.14
40-AD 1.33 1.09
15-30 1.27 1.05
30-40 1.26 1.06
40-40 1.16 1.02
15-40 1.13 1.06
15-15 1.11 0.99
15-0 1.11 0.98
30-15 1.09 1.00

È vero che – guardando i numeri – nel circuito accade spesso che un ribattitore faccia meglio in situazioni di vantaggio o di palla break a favore, ma i valori oscillano tra il 5 e il 10% in più. Kyrgios fa due o tre volte (come sullo 0-40) meglio in tutte le situazioni di punteggio più delicate.

Per completare l’analisi dei turni di risposta, va detto che Kyrgios è eccezionale anche nel leggere l’importanza di un dato punto della partita. Sackmann fa riferimento al “leverage”, vale a dire la probabilità che un giocatore ha di vincere la partita in relazione alla situazione di punteggio. Se il servitore vince il game le probabilità di vittoria si spostano in suo favore, viceversa se vince il game chi risponde. Più alto è il “leverage”, tanto più conta il punto. Sackamnn ha catalogato dieci diverse situazioni di punteggio, ordinandole dalla meno importante (1) alla più importante (10) e per ogni categoria ha inserito la relativa percentuale dei punti vinti in risposta.

Punti vinti in risposta per dieci categorie di punteggio ordinate per importanza (1-10).
In rosso la media ATP, in blu le percentuali di Kyrgios

La percentuale di punti vinti nel circuito ATP (dati relativi alla stagione 2018) aumenta leggermente quando il momento si fa più caldo, dalla situazione 2 alla situazione 9 (da notare anche un calo relativamente brusco nella condizione 10, considerata la più importante). La linea di Kyrgios, nel passaggio dalla situazione 2 alla situazione 9, schizza invece dal 27% al 35%, un incremento cinque volte maggiore rispetto alla media.

È l’ennesima conferma di quanto Nick Kyrgios sappia essere “clutch”, come dicono al di là dell’Oceano. Ma tutto questo è sufficiente per arrivare, e soprattutto confermarsi, ad altissimi livelli? Il rischio è che le singolarità statistiche del giocatore australiano siano soltanto un modo per dimostrare, questa volta con il conforto dei numeri, come Nick abbia nell’imprevedibilità il suo punto di forza. E inevitabilmente, anche il suo punto debole.

(Nick Kyrgios esordirà a Miami venerdì contro uno tra Sandgren e Bublik)

Continua a leggere
Commenti

Focus

World Padel Tour, profili: alla scoperta di Navarro/Lebron e Sanchez/Salazar

L’off-season è anche l’occasione per scoprire meglio questa disciplina in ascesa. Focus sulla prima coppia del ranking maschile e sulla seconda di quello femminile

Pubblicato

il

Paquito Navarro e Juan Lebron

Belasteguin/Lima e le gemelle Alayeto

Continua su Ubitennis la rubrica Profili, dedicata ai professionisti del World Padel Tour. In questo articolo vi presentiamo la coppia che occupa la prima posizione del ranking mondiale maschile e la seconda coppia della classifica femminile, rispettivamente Paquito Navarro e Juan Lebron e Ariana Sanchez e Alejandra Salazar.

“Paquito” Navarro Compan e il lupo Juan Lebron

Iniziamo questo articolo con chi è definito l’erede di Juan Martin Diaz signore dei riflessi e numero uno al mondo per 13 anni consecutivi, lo spagnolo Francisco Navarro Compan anche detto Paquito. Nato a Siviglia, Spagna, il 10 febbraio 1989, Paquito è cresciuto con la sua numerosa famiglia nella capitale andalusa, ma vive e si allena a Madrid da molti anni. Alto 181 cm per 75 kg di peso, Paquito è un destro e nel 10×20 (le misure del campo di padel) occupa la parte sinistra. Il suo colpo marchio della casa è la Cuchilla (la lama), vale a dire una bajada de pared velocissima e molto tagliata, anche se, essendo cresciuto con il mito di Juan Martin Diaz, Paquito è molto creativo e abile in tutti i colpi che includono l’utilizzo delle pareti, nonché sui colpi in schiacciata e dejada. Ha anche un sito ufficiale e un canale youtube dove mostra la vita da professionista di padel, oltre ai tutorial dei vari colpi e trucchi. Vi consigliamo di seguire anche i suoi canali social Facebook, Twitter e Instagram dove di consueto pubblica gesta da fenomeno con racchetta e pallina associati al movimento Padel Trotters.

 

A 30 anni avere un palmares sportivo come quello di Paquito Navarro è qualcosa di inusuale. Tra i vari record da citare, c’è quello che vede Paquito unico spagnolo ad aver vinto il titolo di campione nazionale in tutte le categorie d’età. In particolare, a livello junior, nel campionato del mondo all’età di 20 anni riuscì a rompere il maleficio che lo vedeva arrivare sempre in finale ma senza coronare il sogno di diventare campione del mondo. A livello maggiore sicuramente i due trionfi più importanti sono con la nazionale spagnola, con la quale ha vinto il campionato europeo a squadre nel 2017 e il campionato mondiale a squadre nel 2010. Nel World Padel Tour, la lega di padel più importante del mondo, Paquito ha vinto numerosi tornei con diversi partner, ma il successo sicuramente più importante sono le Master Finals di Madrid del 2016 vinte con l’argentino Daniel Gutierrez, con il quale ha formato la coppia numero 2 del ranking nel 2016 e nel 2017 arrivando a un passo dal numero uno in classifica mondiale, grazie a 5 vittorie su 10 finali disputate contro i numeri uno Bela e Lima. In particolare, la finale del primo torneo del 2017, l’Open di Santander, rimarrà storica grazie al tie-break del terzo set che ha deciso il match, e che ha visto i numeri 2 del mondo recuperare uno svantaggio di 2-5 per chiudere 7-5.

Alla fine del 2017 Daniel Gutierrez decide di tornare a fare coppia con il connazionale Maxi Sanchez e Paquito, sebbene deluso, coglie l’occasione per coronare il suo sogno, quello di giocare insieme al suo idolo Juan Martin Diaz appena rientrato da un lungo infortunio e con cui aveva appena vinto l’europeo in Portogallo. La stagione 2018 si conferma emozionante con i due giocolieri del padel che infiammano tutte le piazze spagnole e non. I due spagnoli non tardano a conquistare due finali consecutive nel secondo e terzo torneo dell’anno finendo per perdere entrambe le volte contro Gutierrez/Sanchez, poi conquistano la terza finale in Svezia ma vengono sconfitti ancora da un argentino Belasteguin in coppia con il brasiliano Lima. Durante il Master di Portogallo Paquito batte rovinosamente contro una parete che si sgretola sul suo braccio, costringendolo all’abbandono e a un tempo di recupero fuori dal campo. L’infortunio rimescola di nuovo le carte. Juan Martin Diaz si accorda per giocare quel che rimane della stagione insieme al giovane spagnolo Juan Lebron, mentre Paquito, visto l’ennesimo infortunio di Belasteguin, chiede a Lima di unire le forze per i due tornei che mancano prima del rientro del Bela.

L’esperienza insieme al numero uno brasiliano non poteva essere migliore, poiché in entrambi i tornei giocati insieme Navarro e Lima raggiungono la finale, vincendo la prima e perdendo in maniera rocambolesca la seconda che cade dal lato dei numeri uno del mondo Gutierrez/Sanchez. Paquito gioca le finali di fine anno con Juan Cruz Belluati perdendo nelle fasi iniziali, ma con la testa già al futuro, perché, da lì a poco, avrebbe annunciato il suo nuovo compagno di squadra per la stagione 2019, ovvero Juan Lebron. Con lui, grazie alla vittoria del Sao Paulo Open (24 novembre 2019), si garantisce per la prima volta in carriera la conquista del numero 1 del ranking di coppia dal giorno successivo insieme al compagno di team oltre che la prima posizione della classifica individuale, in coabitazione con Juan Lebron, alla fine del Mexico Open (settimana seguente).

Juan Lebron Chincoa nato il 30/01/1995 a Puerto de Santa Maria, Spagna, altezza 184 cm, vive a Madrid. Juan è un destro e gioca abitualmente nella posizione di sinistra anche se nel 2019 parte dalla destra per poi variare durante gli scambi. È soprannominato il Lupo per via del suo aspetto e per l’ululato che esegue il pubblico ad ogni sua giocata vincente. I suoi colpi preferiti sono remate e dejada.

Seppur molto giovane Juan Lebron ha già conquistato molti record:

  • primo spagnolo a conquistare il n. 1 del ranking mondiale WPT individuale e a coppie di padel
  • campione del mondo di coppia (con Alejandro Galan) nel 2018
  • vicecampione del mondo a squadre con la Spagna nel 2016
  • giocatore rivelazione del WPT nella stagione 2018
  • 5 titoli vinti a livello WPT tutti nel 2019 (in coppia con Paquito Navarro, stagione ancora in corso)

Nel 2018 Juan Lebron ha avuto due compagni di squadra raggiungendo con entrambi diverse finali senza però riuscire mai a vincere il primo titolo in carriera (per la prima parte della stagione ha condiviso il campo con Juan Cruz Belluati, mentre nella seconda parte ha unito le forze con Juan Martin Diaz). A fine anno Juan ha accettato l’offerta di Paquito Navarro di disputare in coppia la stagione successiva. Grazie a quest’ultimo il 23 novembre 2019 battendo nella semifinale del Sao Paulo Open Belasteguin e Tapia diventa il primo spagnolo nato in Spagna a conquistare in solitaria la vetta del ranking mondiale WPT.

Ad oggi, Paquito e Juan hanno raggiunto nel 2019 9 finali su 15 tornei vincendone 5, cosa che ha permesso loro di guidare la classifica per titoli vinti in stagione e, grazie a questi risultati, hanno raggiunto per la prima volta in carriera il primo posto della classifica mondiale, scavalcando gli argentini Maxi Sanchez e Daniel Gutierrez. Tuttavia, mantenere tale posizione non sarà un compito semplice, dato che i due sono seguiti a corta distanza da Galan e Lima (rispettivamente 4 e 3 titoli vinti quest’anno). Nella parte finale della stagione tutti gli scenari saranno ancora possibili e, anche gli ex numeri uno Maximiliano Sanchez e Daniel Gutierrez (4 titoli nel 2019) potranno dire la loro per chiudere per il secondo anno consecutivo come leader del ranking mondiale.

Ari Sanchez e Alejadra Badejandra Salazar

Passando alla coppia femminile di questo appuntamento, iniziamo dalla giovane promessa del padel spagnolo, Ariana Sanchez Fallada, attuale numero 4 del mondo a livello individuale, e parte della coppia numero 2 del WPT insieme a Alejandra Salazar. Ariana è nata a Reus il 19/07/1997 ma vive a Barcellona, altezza 165 cm, è destra e la sua posizione in campo è quella del reves (sinistra). Il colpo preferito da Ariana è sicuramente il Per 3 (smash che dopo il rimbalzo sul campo avversario e sulla parte esce al di fuori del campo dalla parte laterale). Ariana e la coetanea Marta Ortega venivano definite le Niñe (le ragazzine, per via della loro giovane età) quando giocavano in coppia. Nonostante i vari impegni da giocatrice professionista, Ariana è iscritta anche a due corsi universitari, quello di Scienze dello Sport e quello di Fisioterapia al fine di poter rimanere nell’ambiente del padel o dello sport in generale anche quando la propria carriera da giocatrice finirà.

Data la sua giovane età, i risultati fino ad ora raggiunti da Ariana in ambito PRO sono molto legati a quelli ottenuti da Marta Ortega, la sua compagna di team fino alla fine del 2018:

  • campionessa europea nel torneo di coppia (con la connazionale Marta Ortega) e in quello a squadre con la Spagna (2017 Portogallo)
  • secondo posto alle WPT Finals 2017 (sempre in coppia con Marta Ortega)
  • 5 titoli nel circuito professionistico (1 nel 2017 con Marta Ortega e 4 nel 2019 con Alejadra Salazar, oltre a due Challenger vinti nel 2017 sempre con Ortega)
  • giocatrice più giovane nel conquistare un titolo WPT (nel 2017 a 19 anni, vittoria dell’Open di Santander in coppia con Marta Ortega con cui condivide il record)

Compagna di team di Ariana dall’inizio della stagione 2019 è la veterana Alejandra Salazar, anche conosciuta come Bandejandra o Mazzolatrice (rispettivamente per via del suo colpo preferito la Bandeja e per il tipo di Bandeja eseguito, un colpo molto piatto e potete vicino all’incrocio delle pareti). Nata a Madrid, capitale spagnola, il 31 dicembre 1985, Alejandra Salazar, altezza 168 cm per 60 kg di peso, è destra e nel 10×20 occupa la parte destra.

Alejandra è un mito del padel internazionale e spagnolo, avendo raggiunto il numero 1 del ranking femminile già in 3 occasioni, nel 2009, nel 2016 e nel 2019, e conquistando più volte il titolo di campionessa di Spagna e di campionessa del mondo nel 2010, 2014, 2016 con la propria nazionale (squadra e coppia con Marta Marrero) e nel 2018 (nuovamente a squadre).

Nel corso dell torneo Open di Valladolid, nell’estate del 2017, nel secondo set della combattutissima finale contro le gemelle atomiche Alayeto, durante l’esecuzione della sua famosa bandeja in sospensione, Alejandra, in ricaduta, appoggia male il piede e si infortuna al ginocchio. Saranno i 7 mesi più duri della sua carriera che la vedranno prima operarsi e successivamente iniziare la riabilitazione. Tornata in campo nella stagione 2018, di nuovo in coppia con Marta Marrero, Alejandra conquista ben 6 titoli (titolo di Maestre incluso oltre alla prima edizione del WOpen), tutti vinti contro le acerrime rivali, le gemelle Alayeto.

Alla fine del 2018 Marrero e Salazar arrivano a pochi punti dalla riconquista del numero 1 del ranking e contemporaneamente decidono di separare il loro cammino annunciando le rispettive nuove compagne per il 2019. Nell’estate del 2019, Alejandra ritorna in campo a Valladolid, dove aveva subito l’infortunio nel 2017, e, in questa occasione, vince il torneo e torna numero uno del mondo, seppur per un solo torneo, una coincidenza molto speciale. Nel resto della stagione Alejandra affronta la sua ex compagna di squadra Marrero in ben 6 occasioni (tutte finali), dando vita ad un classico ricorrente, portando a casa due vittorie per un totale di 4 titoli vinti insieme a Ariana Sanchez, il che le ha permesso di rimanere fino alla fine in lizza per la chiusura dell’anno come numero uno del ranking femminile.

Appuntamenti con il padel da segnare in agenda

Il grande Padel mondiale non vi abbandona mai con notizie puntuali sul sito ufficiale, sui propri canali social di Facebook e Instagram e con lo streaming completamente gratuito sul canale youtube dedicato, con dirette dal venerdì alla domenica nelle settimane in cui si disputano i tornei Open e Master della lega di Padel più importante al mondo. Da non perdere le finali dedicate ai migliori 16 giocatori del mondo, in entrambe le categorie maschile e femminile, che si contenderanno il titolo di Maestri in quel di Barcellona (19-22 dicembre).

Massimiliano Mingrone

Continua a leggere

Focus

Schemi fissi e variazioni: il servizio di Nadal in numeri

Attraverso i dati raccolti da Craig O’Shannessy, proviamo ad aprire una finestra sulle scelte di Rafa al servizio nelle varie situazioni di punteggio

Pubblicato

il

Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il tennis è fatto di schemi. Ciascun giocatore ha i suoi preferiti, ai quali si affida nei momenti più delicati di un incontro. Anche il servizio non fa eccezione: ogni tennista ha delle soluzioni predilette e le cosiddette variazioni sono profondamente legate alla situazione di punteggio. Più probabile che si seguano sentieri meno battuti quando si è già avanti nel punteggio, mentre sotto pressione si ricorre con più frequenza a schemi sicuri. Craig O’Shannessy ha analizzato il piazzamento della prima di servizio di Rafael Nadal nel 2019 per cercare di dare un contorno più definito a questa tendenza. Diamo dunque un’occhiata alle scelte dello spagnolo a seconda delle situazioni di punteggio (i dati si riferiscono ai Masters 1000 e alle ATP Finals).

PRIMO PUNTO DEL GAME

Servizio esterno = 25.4% (45 punti)
Servizio al corpo = 13.0% (23 punti)
Servizio alla “T” = 61.6% (109 punti) 

Ormai è un segreto di Pulcinella che Rafa abbia nel servizio un’arma di primaria importanza. Questo fondamentale, a lungo sottovalutato, è migliorato sensibilmente nel corso della carriera del maiorchino. È ormai un colpo rispettato da tutti ed è tra i più difficili da gestire dell’intero circuito. Ricordiamo a questo proposito quanto dichiarato da Stefanos Tsitsipas dopo la partita persa contro Rafa nel round robin delle Finals: Imprime alla palla effetti diversi e rende difficile rispondergli, è come se il mio cervello fosse programmato per un certo movimento e lui me lo mette sotto sopra. Tutti sanno che non è il miglior battitore del circuito, ma usa il servizio con grande saggezza e abilità anche se non ti uccide”.

Addirittura prima del 2019, Nadal ha apportato ulteriori modifiche al movimento, per poi operare un piccolo “ritorno all’antico” per la parentesi su terra. Insomma perfezionismo quasi maniacale. I frutti però non hanno tardato ad arrivare: nel 2019, il maiorchino ha infatti vinto il 90% dei game di servizio. La percentuale sale al 94% in quei turni di battuta in cui Rafa si è portato avanti 15-0. Proprio sul primo punto del game Nadal pone particolare attenzione e sceglie nella grande maggioranza dei casi (61,6%) una delle soluzioni per lui più comode e efficaci: il servizio slice alla “T”. L’obiettivo è ovviamente quello di “partire col piede giusto” e cercare di prendere immediatamente le redini del game.

Rafael Nadal – Finals Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

15-15

Servizio esterno = 36.1% (26)
Servizio al corpo = 12.5% (9)
Servizio alla “T” = 51.4% (37)

Sul 15-15, la mentalità è più o meno la stessa del punto iniziale del gioco e ciò si riflette anche nei numeri. Infatti è ancora il servizio centrale la soluzione preferita dal maiorchino che più di una volta su due (51,4%) va per vie centrali. Nadal comunque in questa situazione mixa molto di più le direzioni, optando abbastanza spesso anche per il servizio esterno (36,1% contro il 25,4% di prima).

30-0

Servizio esterno = 51.6% (33)
Servizio al corpo = 6.2% (4)
Servizio alla “T” = 42.2% (27)

Quando si è trovato avanti 30-0, Nadal ha poi tenuto il servizio nel 98% dei casi. In questa situazione Rafa ha più margine per mischiare le carte e lo si nota anche dalle percentuali. Il 51,6% delle volte infatti lo spagnolo cerca una soluzione esterna, pur mantenendo un discreto grado di imprevedibilità (i servizi centrali si attestano infatti intorno al 42%).

0-30

Servizio esterno = 48.8% (20)
Servizio al corpo = 14.6% (6)
Servizio alla “T” = 36.6% (15)

Sullo 0-30, si inizia a entrare in zona di pericolo (anche se Nadal vince comunque il 61% dei game quando perde i primi due punti). In questa situazione più che in ogni altra, Rafa va alla ricerca di variazioni col colpo di inizio gioco. Rispetto agli scenari sopra presentati, sale anche la percentuale di servizi al corpo, ma la preferenza va nuovamente alla direzione esterna. Il dato forse sorprende un po’, ma è emblematico del “duello mentale” tra servitore e giocatore in risposta.

Il tennista dall’altra parte della rete si aspetta infatti di dover presumibilmente rispondere ad un servizio centrale, soluzione preferita di Nadal da destra (come per quasi tutti i mancini), perché la situazione è delicata e Rafa deve in ogni modo vincere il punto. Lo spagnolo invece sceglie di “sorprendere” l’avversario nella maggioranza dei casi (48,8%), optando per la soluzione esterna, meno attesa.

Continua a leggere

Al femminile

WTA, diario di un decennio: il 2013

Quarta puntata degli articoli dedicati al decennio appena terminato in WTA e alle sue protagoniste: l’anno dei record di Serena Williams, il secondo Slam di Azarenka e la sorpresa Bartoli a Wimbledon

Pubblicato

il

By

Marion Bartoli e Sabine Lisicki - Wimbledon 2013

Quarto articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2013. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2013

Australian Open 2013
Quando esce il sorteggio degli Australian Open si scopre che la campionessa in carica Victoria Azarenka e la dominatrice della seconda parte del 2012, Serena Williams, sono dalla stessa parte di tabellone. L’incrocio è previsto in semifinale.

Questo sulla carta, perché in realtà Serena in semifinale non ci arriverà: viene fermata nel turno precedente da Sloane Stephens, una talentuosa diciannovenne (Sloane è nata nel marzo 1993) sua connazionale, che sta cominciando a farsi conoscere.

La partita di Melbourne fra Stephens e Williams è il secondo atto di un confronto che ha avuto un fresco precedente polemico. Tre settimane prima, in occasione del loro match nel torneo di Brisbane, durante il dialogo con il coach Stephens aveva definito il comportamento di Williams “disrespectful” (irrispettoso).

Serena aveva vinto 6-4, 6-3 e poi aveva risposto via Twitter. Con una frase lapidaria e nemmeno del tutto chiara: I made you. Al di là delle possibili interpretazioni del tweet, due concetti erano comunque inequivocabili: Williams non aveva gradito l’esternazione. E voleva rimarcare chiaramente la propria superiorità di status.

Questo l’antefatto. Ma poi una volta scese in campo lo status non garantisce vantaggi; nel confronto di Melbourne si sarebbe partiti da zero a zero.

Stephens b. S. Williams 3-6, 7-5, 6-4 Australian Open, QF
Nel primo set Williams controlla la situazione: 6-3 con un solo break. Quando poi si porta avanti 2-0 nel secondo set, sembra avviata a confermare il risultato di Brisbane. Ma Stephens reagisce: inizia a rispondere meglio, gestisce con maggiore sicurezza la pesantezza di palla di Serena e copre il campo con una rapidità impressionante. E punge con i contrattacchi di dritto.

Sloane recupera il break, e comincia a insinuare dubbi sull’esito finale del match. Sul 3-4, 0-30 Serena serve in una situazione scomoda; deve stare attenta a non subire un secondo break che potrebbe voler dire perdere il set. Ottima battuta a uscire che Stephens rimanda in qualche modo: ne esce una parabola strana, che rimbalza alta ma molto attaccata alla rete; Williams corre in avanti e chiude il punto, ma è obbligata a frenare bruscamente per non toccare la rete con il corpo.

Su questa frenata sente una fitta alla schiena (dal min. 7’40”) che la condizionerà nel proseguo del match, almeno fino a quando non faranno effetto gli antidolorifici ricevuti durante il Medical Time Out.

Williams perde la battuta e si ritrova sotto 3-5. Il finale di secondo set è tipico di quando c’è in campo una giocatrice con problemi fisici. Serena gioca in stile “o la va o la spacca”, rischiando a tutta sin dalla risposta, mentre Sloane sembra non sapere bene come gestire gli scambi contro una avversaria in difficoltà: diventa troppo prudente, e perde di decisione. Stephens non riesce a convertire un set point sul 5-3 e finisce per farsi recuperare sul 5-5. Ma poi si riorganizza e pareggia i conti sul 7-5.

Terzo set. Serena recupera un assetto accettabile e la partita torna a offrire scambi ben costruiti. Le due giocatrici sono molto vicine, e si procede in equilibrio sino al 3-3. Nel settimo gioco, con Stephens alla battuta, Serena gioca un game di grande abnegazione: lavora molto in difesa e alla fine viene premiata con il break; sul 4-3 e servizio ha la partita in mano. Però anche se il punteggio è a suo favore, tatticamente la partita ha preso un indirizzo più adatto alla sua avversaria: ora quasi ogni punto si gioca su scambi lunghi ed elaborati, ideali per esaltare la capacità di coprire il campo alla perfezione tipica di Sloane.

E infatti i tre game successivi saranno tutti vinti da Stephens: un break per pareggiare sul 4-4, un game tenendo il servizio per il 5-4 e un secondo break consecutivo per chiudere la partita sul 6-4. Sloane si è presa la rivincita di Brisbane in una occasione ben più importante.

Il percorso delle finaliste
Prima della cronaca del torneo, un breve antefatto: nell’agosto 2012, Li Na cambia coach: non più il marito Jiang Shan (che rimane nel team come hitting partner), ma Carlos Rodriguez, l’ex allenatore di Justine Henin.

Il lavoro svolto con Rodriguez è molto profondo. Durissima preparazione fisica e novità tecnico-tattiche. Il “ping-pong tennis” viene trasformato in un qualcosa di differente: maggiore topspin al dritto, allontanamento dal ritmo costante in favore di velocità di palla più varie, maggiore movimento in verticale anche alla ricerca della rete.

Nei turni precedenti Li Na era avanzata senza incertezze. Sei vittorie tutte in due set anche contro avversarie importanti come Radwanska nei quarti e Sharapova in semifinale. La partita contro Maria è sicuramente uno dei picchi di gioco della Li “secona versione”, nei cinque turni precedenti Sharapova aveva perso in totale appena 9 game, ma viene battuta per 6-2, 6-2.

D’altra parte Azarenka per raggiungere l’ultimo match ha lasciato per strada un solo set, contro una 23enne in grande crescita: Jamie Hampton (6-4, 2-6, 6-2). Come è noto Hampton a causa di problemi all’anca (non risolti nemmeno da due operazioni) non ha più giocato ad alti livelli. Mi fa piacere ricordarla con questo video, in cui si può apprezzare la sua naturale eleganza, in particolare nel dritto:

A conti fatti, nei sei match di avvicinamento all’ultima partita, Azarenka ha sconfitto una sola testa di serie, la numero 29 Stephens, e quindi la sua condizione di forma è una parziale incognita.

Azarenka b. Li 4-6, 6-4, 6-3 Australian Open, Finale
La finale è una partita tesa, in cui il servizio non è un fattore decisivo: i break si susseguono e alla fine ci sarà un sostanziale equilibrio tra i punti vinti in battuta e quelli in risposta. Li Na parte meglio, e ai dodici set vinti consecutivamente nel torneo aggiunge anche il primo della finale: 6-4. Gliene manca ancora uno per vincere il titolo. Ma poi arriva l’imprevisto, sotto forma di caduta che le provoca una distorsione alla caviglia sinistra. Anzi, le cadute saranno due.

Non sapremo mai come sarebbe andata a finire senza il doppio capitombolo; Li Na stava forse giocando meglio, conduceva di un set, ma era indietro nel secondo. Il primo infortunio si verifica sul 6-4, 1-3 (min. 5’53” del video). Azarenka mantiene il vantaggio e pareggia i conti con un altro 6-4.

Nel terzo set con Azarenka al servizio sull’1-2 arriva la seconda caduta, quando a Li Na cede di nuovo la caviglia distorta in precedenza (min. 11’30”). Ad aggravare la situazione si aggiunge un trauma cranico: nel precipitare a terra ha subìto un serio colpo alla nuca, che le fa perdere l’orientamento per alcuni secondi.

Il parziale successivo alla caduta sarà di 5 game a 1 per Azarenka, che in questo modo chiude 6-3 e doppia il titolo dell’anno precedente, confermandosi campionessa dello Slam australiano e numero 1 del mondo.

Per Li Na è la seconda finale persa a Melbourne nel giro di tre anni. Della sua partita, al di là degli aspetti tecnici, rimane nella memoria l’atteggiamento autoironico in occasione della seconda caduta, quando entrano in campo i medici, e per verificare che sia perfettamente cosciente le chiedono di seguire un dito con lo sguardo.

La scena è contemporaneamente drammatica e umoristica; Li Na sceglie di sottolineare il secondo aspetto, sorridendo di se stessa in un momento comunque fondamentale della sua vita di tennista: le finali Slam non si giocano tutti i giorni.

Ma una sconfitta del genere è sempre dura da digerire; quanto lo sia stato lo scopriamo in questa intervista alla TV cinese dopo la partita in cui traspare tutto il rammarico per un’occasione che non si è potuta giocare fino in fondo (attivare i sottotitoli per la traduzione in inglese).

E così, per il secondo anno consecutivo, Li Na lascia Melbourne fra le lacrime. Ma la sua avventura con le finali in Australia non è ancora finita. Come vedremo nell’articolo dedicato al 2014.

a pagina 2: Williams numero 1 del mondo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement