ATP Lione, il tabellone: Basilashvili e Bautista Agut primi favoriti, Sinner nelle qualificazioni

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ATP Lione, il tabellone: Basilashvili e Bautista Agut primi favoriti, Sinner nelle qualificazioni

Assente Thiem, campione in carica, presenti Shapovalov e Auger-Aliassime. Jannik riceve una wild card per il tabellone cadetto: sfiderà Antoine Hoang

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Chi sarà il successore di Dominc Thiem a Lione? Domenica 19 maggio partirà la terza edizione dell’ATP 250 francese, che quest’anno non può vantare nessun nome grosso nel tabellone da poco compilato. Non ci sarà né l’austriaco, detentore del titolo, né l’infortunato John Isner, le due stelle presenti lo scorso anno. La prima testa di serie è il georgiano Nikoloz Basilashvili (non gli era mai capitato prima in carriera), mentre all’altro capo del quadro il numero due è Roberto Bautista Agut. Entrambi potrebbero trovarsi davanti un francese ai quarti. Nel lato di Basilashvili c’è Jo-Wilfried Tsonga, campione del torneo nel 2017 e avversario di Lajovic al primo round, mentre Richard Gasquet è sul percorso di Bautista.

(clicca per ingrandire)

Seguono i due ragazzi canadesi, Denis Shapovalov (t.d.s. 3) sorteggiato nella parte bassa e Felix Auger-Aliassime (t.d.s. 4) nella parte alta. Quest’ultimo attende al debutto uno tra Millman e Andujar, mentre Felix avrà Humbert o Norrie, che l’anno scorso raggiunse la semifinale eliminando ai quarti John Isner. Si è ritirato all’ultimo momento Tomas Berdych, che puntava al rientro in campo dopo una lunga pausa che dura dal torneo di Indian Wells. Lo rimpiazzerà nel tabellone principale Pablo Cuevas, avversario di Hubert Hurkacz.

Non ci sono giocatori italiani nel main draw, ma si dovrà tenere d’occhio il tabellone di qualificazione. Jannik Sinner ha ricevuto una wild card per prenderne parte e giocherà sabato 18 maggio il primo turno contro il francese Antoine Hoang.

 

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Roland Garros: primi ottavi parigini per Pegula, ritiro Badosa per un infortunio al polpaccio. 17esima seconda settimana Major per Keys

Avanti Kasatkina prossima avversaria di Camila Giorgi. Fuori per ritiro la spagnola Badosa, a casa anche per Cornet per problemi fisici. Agli ottavi si affronteranno Keys e Kudermetova, rispettivamente al quarto e al secondo ottavo di finale nello Slam francese

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Paula Badosa - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Continua l’ecatombe delle teste di serie nel tabellone femminile del Roland Garros 2022, delle 32 presentatesi ai nastri di partenza del torneo ne sono rimaste in gara solamente 11. Ma ciò che sorprende maggiormente non è tanto il numero in sé, seppur assolutamente rilevante, bensì la qualità delle regine che depongono la corona. Sabato, infatti, con l’allineamento del torneo agli ottavi di finale sono uscite di scena anche le forze numero 3 e 7 del seeding: Badosa e Sabalenka. Dopo l’eliminazione della bielorussa per mano di una scintillante Camila Giorgi, il ritiro a partita in corso della spagnola – che non riuscirà dunque ad eguagliare i quarti raggiunti la scorsa edizione – ha sancito che nel quarto round dello Slam parigino saranno presenti solamente due delle prime 11 teste di serie.

PEGULA LA PIU ALTA CLASSIFICATA NEL RANKING, RIMASTA IN CORSA, PER FRONTEGGIARE SWIATEK – Questo perché, oltre all’inarrestabile marcia della n. 1 Swiatek – anche se nel suo terzo turno ha faticato più del previsto con la montenegrina Kovinic – Jessica Pegula (tds n. 11) ha superato la slovena e tds n. 24 Tamara Zidansek, che nel turno precedente ha potuto usufruire del walkover dell’egiziana Sherif, con lo score di 6-1 7-6(2) in quasi un’ora e mezza di gioco (1h29 per l’esattezza). La 28enne di Buffalo conferma, con l’ennesima ottima prestazione, la sua stagione positiva sulla terra battuta, che ha visto la statunitense centrare il traguardo più importante della sua carriera con l’ultimo atto conquistato nell’altura madrilena – che ha rappresentato per lei, la prima finale in un WTA 1000. La n. 11 del mondo si è qualificata per la prima volta al quarto turno del Major di Porte d’Auteuil, portandosi a casa un incontro dai risvolti diametralmente opposti nei due set. Il primo parziale è stato a senso unico in favore della figlia dell’imprenditore Terry Pegula, – proprietario delle franchigie dei Buffalo Bills della National Football League e dei Buffalo Sabres della National Hockey League, con un patrimonio stimato di circa 5 miliardi – che ha lasciato per strada un solo game, indirizzando inesorabilmente la frazione con uno sprint alla partenza da cinque giochi consecutivi. Il set sarebbe potuto essere ancora più rotondo, ma nel sesto game un calo di concentrazione di Jessica ha contribuito a mandare in frantumi tre set point permettendo così alla semifinalista dello scorso Open di Francia di evitare il bagel e di sbloccarsi in una sfida che fino ad allora l’aveva vista totalmente in balia dell’avversaria.

L’esito del parziale, però, non poteva essere messo in discussione viste le enormi difficoltà palesate dalla 24enne di Postumia e difatti Tamara nel game che segue si fa strappare il servizio per la quarta volta in altrettanti turni di battuta. Decretando così un 6-1 in mezz’ora, spaccata come un orologio svizzero, senza la minima discussione. Alla ripresa della contesa, il copione sembrava essere il medesimo del set inaugurale dopo il 3-0 di Pegula ad aprire le danze in men che non si dica. Invece, sul 3-1 la tennista newyorkese si distrae nuovamente come gli era già capitato quando aveva avuto la chance d’infliggere il bagel alla sua più giovane contendente. A questo punto il set prosegue sul sottile filo dell’equilibrio, con una sola palla break (per Zidansek) nei successivi 8 game. Si arriva così al tiebreak e anche nel jeu décisif, la n. 10 del seeding getta alle ortiche un vantaggio di 3-0 perdendo il servizio due volte di fila. Dopodiché però si scuote e vince i successivi quattro punti, ponendo fine al match. Tra le statistiche più rilevanti, da evidenziare il computo tra i vincenti e gli errori non forzati, nettamente favorevole all’americana (25/18 contro 16/31) con un +7 per lei ed un pesante -16 per la numero 25 del ranking. Un altro dato significativo è il rendimento del servizio, con il 63% di punti vinti con la prima per la tennista nordamericana e solo il 56% per la slovena, ma la vera differenza si è riscontrata sulla seconda: un perentorio 68% di trasformazione (17/25) a fronte di un misero 31%.

 

KUDERMETOVA APPROFITTA DEL PROBLEMA FISICO DI BADOSA – E’ invece durato soltanto un’ora e due minuti il terzo incontro di giornata sul Suzanne Lenglen tra la n. 4 delle classifiche, nonché n. 3 del tabellone Paula Badosa e la russa Veronika Kudermetova. Dopo un primo set vinto 6-3 dalla tennista senza bandiera, in cui ha a discapito di quello che potrebbe far pensare il punteggio c’è stata lotta vera con l’iberica che era partita meglio issandosi sul 2-0 e addirittura avendo a disposizione due break point per il 3-0 “pesante” in un game da 15 punti. La n. 29 WTA, salvatasi dallo spettro del 4-0, ha assestato una striscia, durissima da digerire per la spagnola, di 5 giochi a 1 con la quale ha messo le mani sul primo parziale. Sostanzialmente il match si è concluso qui, poiché dopo aver subito il break sull’1-1 del secondo set la campionessa dell’edizione ottombrina d’Indian Wells ha dovuto alzare bandiera bianca per via di un infortunio al polpaccio destro. Ricordiamo che con questo successo la 25enne di Kazan, si porta sul 4-2 nel bilancio degli scontri diretti. La russa infatti ha trionfato nei primi tre confronti diretti con l’ex n. 2 del mondo nativa di Manhattan; nel 2019 in California a livello di semifinale e replicando un anno dopo ad Abu Dhabi e in un altro penultimo atto sulla terra verde di Charleston. Poi però Badosa ha accorciato le distanze vincendo gli ultimi due H2H; (prima di oggi) prendendosi prima la rivincita nei quarti di finale del primo appuntamento del Sunshine Double del 2021 – dove Paula ha ottenuto il risultato più prestigioso della sua attività da professionista – e successivamente superandola nettamente qualche settimana fa in casa in quel di Madrid.

KEYS IN RIMONTA PER LA QUARTA VOLTA AGLI OTTAVI DI PARIGI – Ultimo terzo turno femminile di questa 126esima edizione del secondo Slam dell’anno, la sfida conclusiva del Day 7 sul Simonne Mathieu tra la tds n. 22 Madison Keys e la numero 16 Elena Rybakina. Scontro inedito tra le due giocatrici, che curiosamente hanno una classifica WTA che corrisponde al loro seed in questo torneo. Da una parte l’ex finalista dello Us Open 2017, che con il successo all’esordio su Kalinskaya ha posto fine ad una serie di cinque sconfitte consecutive contro Top 100 ed ha centrato la sua prima vittoria stagionale sul rosso. Dall’altra la kazaka, che proprio a Parigi lo scorso anno raggiunse il suo primo ottavo di finale in un torneo del Grande Slam e battendo Serena Williams divenne soltanto la terza tennista del suo Paese a qualificarsi per i quarti del Roland Garros. La 22enne di Mosca, naturalizzata kazaka, con il ko odierno ha purtroppo per lei confermato una certa tendenza negativa, che l’ha vista perdere 11 delle ultime 15 partite contro Top 50, di cui 7 delle ultime 8 partite. L’ex n. 7 del mondo si è vista scippare il primo set, grazie al break maturato nell’ottavo gioco, nel quale si sono materializzate le prime opportunità in risposta del match. Al momento di chiudere abbiamo assistito al game più combattuto del set, (15 punti giocati) dopo un’intera frazione nel segno dell’equilibrio e dei servizi, dove Elena ha dovuto fronteggiare tre palle del contro-break.

Annullate tutte e tre le occasioni, è riuscita a vincere il parziale al terzo set point. A questo punto è partita la rimonta di Keys che annichilisce l’asiatica 6-1, poteva anche essere 6-0 – set ball cancellato da Rybakina nel sesto game – e trascina il duello alla frazione finale. Un terzo set bellissimo, molto emozionante con nessuna delle due protagoniste che vuole scoprirsi troppo per non commettere l’errore fatale. Una sola palla break sul 4-4 per l’ex n. 12 del mondo, che convertita l’avrebbe portata servire per il match. Non colta la chance, si giunge al tiebreak; l’esito finale più giusto di un match ricco di pathos. Al super tiebreak conclusivo s’impone Madison per 10 punti a 3, un dominio frutto del 6-0 di apertura del gioco decisivo che ha reso sostanzialmente vano l’equilibrio perdurato nel set. Con questa affermazione per la 17esima volta nella carriera Keys si guadagna la seconda settimana nei Major, in un bilancio complessivo dal 2015 che a questo punto degli Slam recita 17-5. A Parigi è riuscita a sfondare il muro del terzo turno in tre occasioni – esclusa quella odierna; le ultime nel 2018 quando giunse in semifinale e un anno più tardi quando invece si fermò nei quarti. A livello di numeri, meglio l’americana per prime scagliate in campo (74% contro 45%), speculare invece la percentuale sull’efficacia della prima palla: 76. Ma l’ex top ten a stelle e strisce ha delineato come fattore realmente differenziale della sfida; la capacità di fare la partita: 44 winners e 38 non forzati per lei a fronte di un -7 della n. 1 del Kazakistan (20/27).

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Q. Zheng b. A. Cornet 6-0 3-0 rit. (Pellegrino Dell’Anno)

Qinwen Zheng non si ferma: dopo la sorprendente vittoria con Simona Halep (di mezzo anche l’attacco di panico della rumena), avanza al quarto turno superando la padrona di casa Alizè Cornet, costretta però al ritiro a inizio del secondo set. Il risultato finale è di 6-0 3-0, prima del forfait della francese, che aveva fatto sperare il pubblico dopo la bella vittoria al secondo turno contro Ostapenko, n.13 del seeding. I problemi della n.40 al mondo erano chiari già nel primo, non avendo vinto neanche un punto sulla prima della cinese, da parte sua brava tatticamente a usare ben 10 volte la smorzata per stancare la sua avversaria, che purtroppo nulla ha potuto contro i problemi fisici. E allora strada spianata ai giovani, verrebbe da dire: Zheng, classe 2002, all’esordio nello Slam rosso centra il quarto turno, prenotando soprattutto il posto dell’avversaria di Iga Swiatekla cannibale n.1 al mondo. Miracoli suoi e un po’ di fortuna finora per la n.77 al mondo, che se vorrà avere una flebile speranza contro la polacca dovrà attingere a piene mani da entrambi questi calderoni.

[20] D. Kasatkina b. S. Rogers 6-3 6-2

Non serve il ritiro dell’avversario invece a Daria Kasatkina, che prosegue l’ottimo momento di forma battendo senza neanche troppo sforzo 6-3 6-2 Shelby Rogers, giocatrice certo meno adatta alla superficie della russa. L’ex n.10 al mondo(qui già tra le migliori 8 quattro anni fa) fa la differenza sul servizio e sulla solidità. 72% di punti vinti con la prima e solo due palle break concesse a fronte di 11 (5 concretizzate), e soprattutto solo 7 errori non forzati, una miseria. Certo pochi i suoi 15 vincenti rispetto ai 28 dell’americana, che ha anche però regalato ben 41 punti, gettando lì la partita in pratica. Dunque vince e convince Daria Kasatkina, che al prossimo turno affronterà Camila Giorgi vittoriosa su Aryna Sabalenka, in una partita molto aperta, dove la russa, se aggiungerà un po’ di vincenti e qualche variazione alla solidità odierna, potrebbe anche essere leggermente favorita.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Giorgi gioisce: “Il mio miglior tennis, una partita particolare per me “

“Come in tutti i tornei, può vincere chiunque” afferma Camila Giorgi dopo il successo su Sabalenka. Ora gli ottavi contro Kasatkina

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Camila Giorgi - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ottima prestazione di Camila Giorgi, vittoriosa in rimonta sulla testa di serie n.7 Aryna Sabalenka, 4-6 6-1 6-0 l’altalenante score della partita. La tennista marchigiana anche abbastanza loquace per i suoi standard in conferenza stampa, rispondendo sia in inglese che in italiano.

Domande in inglese, tradotte:
Camila, quanto sei felice, soprattutto con quegli ultimi due set in cui hai perso appena un game.
CAMILA GIORGI: Penso di aver giocato alla grande e il mio miglior tennis credo, soprattutto dopo quest’anno che non ho giocato così tanto, quindi sono molto felice.

Congratulazioni per il tuo francese e per il tuo tennis. Pensi che Sabalenka renda le cose complesse contro di te?
CAMILA GIORGI: Penso che sia stata una grande partita. È stata una partita molto bella e soprattutto là fuori è un nuovo stadio, quindi penso che sia stato davvero divertente giocarci. Ambiente molto carino.

 

Ora le domande in italiano, con le prime due rivolte dal direttore Ubaldo Scanagatta:
C’è un’altra partita della tua carriera che puoi paragonare in cui hai giocato altrettanto bene e che ti da altrettanta soddisfazione?
CAMILA GIORGI: No, secondo me no. Questa partita è stata molto particolare perché come detto quest’anno ho giocato estremamente poco e per me è una cosa bellissima essere qui.

Solo Swiatek è rimasta in gara delle prime 10 teste di serie. Questo vuol dire che può vincere chiunque?
CAMILA GIORGI: Sì, come in tutti i tornei secondo me, nel tennis femminile è così.

Fisicamente come ti senti?
CAMILA GIORGI: Fisicamente è una prestazione molto positiva e mi sento bene. Con il mio babbo abbiamo lavorato per tre giorni molto intensi prima di venire qui al Roland Garros; abbiamo lavorato tanto anche per le cose in campo e si vede dal risultato.

Il fatto di non aver giocato molto nell’ultimo periodo ti può aver dato una carica extra?
CAMILA GIORGI: Non so se l’aver giocato meno può avermi dato una carica in più. Sto giocando bene in questo torneo e quello è l’importante, sul passato non sto molto lì a pensare a quello che è successo. Contenta per la prestazione dopo non aver giocato tanti tornei dopo l’Australia. Felice.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Roland Garros: Cilic non fa sconti, ultimo tango a Parigi per Simon. Hurkacz impressiona, Tsitsipas va di fretta

Finisce contro il croato la storia di Gilou al Roland Garros. Tsitsipas strapazza Ymern, il polacco Hurkacz prosegue il suo cammino perfetto contro Goffin

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Marin Cilic - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

[20] M.Cilic b. 6-0 6-3 6-2 [WC] G.Simon

I destini e le carriere di Gilles Simon e Marin Cilic, per uno strano scherzo della vita, resteranno per sempre legati, dal momento in cui entrambi hanno fatto parte di un torneo importantissimo della carriera dell’altro. Nelle due settimane più belle della sua vita, allo US Open del 2014, il croato batté Gilou al quarto turno nella strada verso il titolo; oggi, nell’ultimo Slam giocato in casa dal francese, è Cilic a concedergli un ultimo tango, senza esultare o festeggiare, ma abbracciando a rete un amico, un collega da tutti sempre amato per il grande umo prima che tennista, che si merita una lunga standing ovation. Il risultato finale è 6-0 6-3 6-2 per il n.23 al mondo, in una di quelle partite che con il tennis giocato hanno davvero poco a che fare.

Il match- parte benissimo Cilic, con break già nel secondo gioco, scandendo il ritmo da fondo e facendo molta leva sul suo dritto; Simon appare un po’ teso in questo inizio. Prosegue l’assoluto soliloquio del croato, che sta iniziando a far molto male anche dal lato del rovescio, complice un Simon molto spesso corto e troppo piatto nei colpi, che consentono alla tds n.20 di salire bene sulla palla. Il doppio break arriva anche con qualche piccola mano del francese, che però più di questo non sembra poter fare oggi. Alla fine, Cilic serve il bagel a Gilou, che da fondo non è mai riuscito a reggere lo scambio né trovato soluzioni alternative per intrappolare le diagonali del croato, che non vuole regalare facilmente emozioni al pubblico oggi. Ma nel secondo, d’improvviso, come ha spesso fatto nella sua carriera, Gilles Simon rinasce: sotto subito 2-0, recupera il break mostrando un po’ di iniziativa, aiutato anche da un passaggio a vuoto di Cilic certamente, che trova un paio di errori inspiegabili. Si rivela essere però una gioia effimera: un po’ lento negli spostamenti e quasi di nuovo contratto, Simon si fa ristrappare il servizio, impotente contro le martellate del croato, che però ancora accusa poi un passaggio a vuoto: break e contro-break consecutivi, con Simon che almeno ci tiene alla figura e prova a mettere un po’ più di resistenza nello scambio, e per strappare il servizio porta a casa il punto più bello del match finora, facendosi tutto il campo. Resiste finché può il francese, alzando il tasso tecnico ed emotivo del match, ma Cilic salvo qualche sbavatura è troppo in controllo e alla fine, sempre facendo buchi per il campo con il dritto, porta il parziale a casa 6-3.

 

Nel terzo game del terzo set arriva l’allungo decisivo: Simon ribatte e respinge, riuscendo anche a intrappolare Cilic alle volte e impedirgli di verticalizzare, ma alla lunga il dritto del croato sfonda tutto e gli regala il break. Cilic che vuole ingranare definitivamente la marcia, e si porta avanti di due break anche nel terzo parziale, certamente anche a causa del medical time out di Simon, causato da un appoggio sbagliato, che sembra averlo reso ancora più macchinoso in alcuni movimenti e colpi, mentre il croato vuole risparmiare più tempo possibile. E vi riesce, chiudendo 6-2 un altro set senza storia, in un match in cui una statistica in particolare fa impressione: 40 vincenti a 7 in favore di Cilic, che ha veramente fatto del campo il suo giardino. Ma l’attenzione, oggi, è tutta per lo sconfitto: Gilles Simon fatica a non emozionarsi tra un punto e l’altro dell’ultimo game, non del match, ma della sua vita qui al Roland Garros. Non sarà stato lo stesso tributo avuto da Tsonga, ma comunque il pubblico ha applaudito a lungo, e malinconicamente, un grande campione, operaio, e per questo sempre amato più degli altri. Per Cilic invece, che ritrova il quarto turno dopo 4 anni(raggiunse i quarti di finale nel 2018), lunedì ci sarà il n.2 al mondo Daniil Medvedev, che sta giocando in maniera divina anche su terra quest’anno, e parte favorito se saprà far valere la sua estemporaneità sulla forza.

[12] H.Hurkacz b. 7-5 6-2 6-1 D.Goffin

Doveva essere una partita intensa, equilibrata, e almeno per un set è stato così, con Hubert Hurkacz che accelerava e David Goffin che rinculava e teneva da fondo. Ma come si evince dal risultato la resistenza è stata breve, la miglior forma del polacco e un belga che ormai è l’ombra di sé stesso e si accende solo a sprazzi sono più che valide spiegazioni di questo risultato, l’ennesimo deludente di una prima settimana davvero fin troppo spento. Dopo un inizio relativamente tranquillo, il sesto è un game fiume, dove arriva la prima palla break per Hurkacz(da parte sua ne aveva già annullata una nel primissimo game), fronteggiata benissimo da Goffin, superiore da fondo, che paga però nel gioco al volo e sul servizio al polacco. Alla fine, dopo un primo set con ben poche occasioni, come visto, è Hubi ad aggiudicarselo per 7-5: break al belga nel dodicesimo game con un dritto vincente che suggella un parziale di altissima qualità e tanti punti da ricordare, e premia semplicemente il primo a gettarsi sulla chance. Nel secondo set arriva invece prima il break per il n.12 del seeding, nel quarto gioco: alza un po’ il ritmo variando e accelerando, portando Goffin a qualche errore di troppo che chiaramente paga più a caro prezzo dato che tra i due quello a cui è difficile strappare il servizio è Hubi. Il ritmo si è certamente velocizzato nel secondo set, anche il belga cerca soluzioni più rapide per chiudere, ma ormai si prescinde dal servizio(quasi perfetto oggi) del polacco. L’ottavo game è il più lungo del set, oltre ad essere quello conclusivo, in cui c’è un netto calo di Goffin dopo che stava tenendo botta, ed Hurkacz deve solo sfruttare la velleità dell’avversario e calcare un po’ la mano quando serve.

Molto intenso l’inizio di terzo, con Hurkacz che riesce a strappare subito il servizio a Goffin, per poi subirne però un prepotente tentativo di rientro: sale bene con il solito rovescio il belga, ma Hubi un po’ sfruttando il servizio, un po’ le lunghe leve annulla le chance di contro-break e allunga nel parziale. Alla fine chiude in scioltezza un terzo set dove ha dovuto solo un po’ domare lo spavento iniziale per poi veleggiare tranquillo fino a un netto 6-1, con il belga che gli ha fatto quasi da “sparring partner”, ben raramente capace di imporre il suo gioco e preda delle lune di rovescio e delle saette al servizio di Hurkacz. Chiude, il n.13 del mondo, con uno strabiliante 81% di punti vinti con la prima, e più in generale 60 su 80 nei suoi turni di battuta, confermandosi una sentenza da questo punto di vista. Attende, al quarto turno, il vincente della sfida tra Lorenzo Sonego e Casper Ruud, quindi entrambi giocatori di costruzione e più da fondo campo, ma certamente se esprime ancora il livello visto in questa prima settimana il polacco può permettersi di non avere paura.

[4] S. Tsitsipas b. M. Ymer 6-2 6-2 6-1 (Paolo Di Lorito)

Dopo aver giocato i suoi primi due match di sera o nel tardo pomeriggio, questa volta Stefanos Tsitsipas viene programmato presto, e la presenza del sole non fa altro che galvanizzare il tennista greco. Lui stesso ammette successivamente di preferire scendere in campo prima e, soprattutto, con queste condizioni meteorologiche favorevoli; il suo gioco ne risente positivamente e lo svedese Mikael Ymer viene letteralmente spazzato via. Il n.95 del mondo ce la mette tutta – variando ritmo con la smorzata di rovescio e attaccando spesso col dritto lungolinea – ma non va oltre un 6-2 6-2 6-1 maturato in un’ora e 36 minuti. Tsitsipas brekka sette volte il suo avversario, mentre alla battuta non concede praticamente nulla: una sola palla break concessa e salvata (nel terzo set, nell’unica volta giunti ai vantaggi), e ha tenuto ben nove turni di servizio senza far andare Ymer oltre il ’15’. Il finalista della passata edizione raggiunge per la quarta volta consecutiva gli ottavi di finale del Roland Garros (dove perse solamente la prima volta, nel 2019, 8-6 al quinto con Wawrinka), e ora se la vedrà con il danese Rune

H. Rune b. H. Gaston 6-3 6-3 6-3 (Cipriano Colonna)

Holger Rune, alla sua prima partecipazione al Roland Garros, si qualifica per la prima volta nella sua giovanissima carriera agli ottavi di finale di uno Slam. Il 19enne di Copenaghen dopo aver rifilato una stesa memorabile a Denis Shapovalov, ha superato agevolmente ancora in tre set lo svizzero Laaksonen. Se continua a risparmiare energie – anche oggi normale amministrazione sotto le due ore di gioco – con la fiducia acquisita grazie al best ranking e al primo titolo ATP vinto a Monaco di Baviera e con l’aggiunta della consapevolezza nei propri mezzi ancor più rafforzata dall’ottimo torneo disputato fin qui senza perdere neanche un set; può diventare una mina vagante da evitare a tutti i costi. In questa serata parigina di sabato 28 maggio, quando la maggior parte dell’attenzione era rivolta allo Stade De France per la finale di Champions League, il danese ha rifilato un periodico 6-3 al solito spettacolare Hugo Gaston. Il maghetto di Tolosa, classe 2000, è approdato a questo terzo turno dopo la sua ennesima trasformazione sui campi della propria terra natia.

E infatti come se il n. 74 del mondo, appena sentisse il profumo di casa, trovasse finalmente quella motivazione per far fruttare al meglio il suo talento stabilizzandolo, per quando ovviamente sia possibile. Dopo l’exploit all’Open di Francia del 2020, in cui eliminò Stan The Man e trascinò il vero The Dominator Thiem al quinto set, e dopo la magistrale cavalcata a Parigi Bercy dello scorso anno in cui riuscì a superare giocatori come Carreno Busta e Alcaraz; è riuscito nuovamente a resettare il rendimento stagionale fino a questo punto – 5 sconfitte a fronte di 19 ko nel Tour maggiore – e fare fuori De Minaur nell’esordio al set decisivo. L’ostacolo Holger si è rivelato però troppo, anche per un Gaston sospinto dal pubblico. Incredibile la personalità e la maturità del ragazzo nordico, nel gestire i momenti decisivi e le avversità del match: vento e spalti che inneggiavano solo il suo avversario. Da questo punto di vista non ha molto da invidiare al coetaneo Carlos, le ambizioni non mancano – forse anche estremamente eccesive, ma non importa; ci piacciono i tennisti con grandi obiettivi – e il futuro è lì che lo aspetta, al varco dei predestinati.

IL MATCH – Pronti via e il mago di Tolosa è già caldissimo, come sempre quando arriva il momento principe della stagione sul rosso: lo Slam di casa. Infila immediatamente tre vincenti consecutivi, il primo direttamente in risposta. Poi si esalta con uno straordinario bimane lungolinea e successivamente attraverso uno straripante passante, sempre dal lato sinistro dopo aver chiamato a rete il danese con la prima palla corta del match, si garantisce lo strappo in apertura, sigillato in realtà dal primo doppio fallo di Rune. Un break che infuoca subito gli spalti dello Chatrier, una miccia che fa scoppiare all’ennesima potenza l’atmosfera, dando la netta impressione di essere nella classica bolgia da clima Davis. La fiamma però si affievolisce alla prima occasione, Gaston inizia ad abusare del drop-shot che è sicuramente l’emblema del suo stile di gioco molto aeroso e che normalmente è un’ama letale. Ma oggi invece può rilevarsi contro producente considerando le strabilianti qualità fisiche ed atletiche nella copertura del campo sia a livello orizzontale che verticale dello stacanovista scandinavo. Holger rischia ancora nel terzo game, a dimostrazione del fatto che i servizi non siano stati lucidati alla perfezione prima della partita, sbaglia qualcosa di troppo con il diritto ed è costretto a fronteggiare un 15-40. Dopo aver subito il break in apertura a 0, cancella la quarta e la quinta chance in ribattuta in favore del giocatore transalpino, rispolverando la prima di servizio e il suo fondamentale dalla parte destra – che qualche grattacapo glielo aveva creato in questo inizio. Il mancino, n. 74 del mondo, dopo la partenza razzo si spegne gradualmente ed inesorabilmente. Sul 2-1 si fa strappare ancora la battuta, con una serie di perniciosi gratuiti di rovescio.

Inoltre un’altra chiave tattica molto evidente in questo primo parziale è la sostanziale differenza del peso di palla, appena il tennista bleau accorcia un attimo il classe 2003 entra con i piedi dentro il campo e inizia a picchiare come un ossesso con il suo portentoso dritto. Rune comincia a sciogliersi sempre di più e mostra di avere anche un certo grado di sensibilità, con delle smorzate chirurgiche con le quali punisce il genietto di Tolosa con il suo stesso fiore all’occhiello. Mentre contemporaneamente, Hugo prova a tessere la sua tela di variazioni specialmente affidandosi allo slice di dritto. Quest’ultimo un colpo inconsueto per il tennis moderno, che si utilizza quasi sempre soltanto in situazioni difensive estreme. Ma conosciamo bene il buon Gaston, lui è un artista che si rifà al passato. Uno che a tennis comprende solo il tocco e non la potenza, con lui la racchetta manifesta esclusivamente il talento dettato dalla manualità pura e mai in nessun caso la forza bruta. Ciò nonostante le soluzioni alternative dell’ex n. 66 non fanno male al 19enne di Copenaghen che breakka per la terza volta su tre il padrone di casa. Nel settimo game, però Vitus Nodskov ci ricorda la sua giovane età, esagera eccessivamente con la ricerca degli angoli e permette al suo avversario di recuperare uno dei due break di svantaggio, non riuscendo a porre fine al parziale. C’è da dire, comunque, che il n. 7 di Francia innalza parecchio il suo livello: diventa più solido e ciò gli permette di portarsi a casa finalmente i primi scambi lunghi. Inoltre in questo frangente fa vedere a tutto tondo l’efficacia del suo gancio mancino, con cui cerca di alzare le traiettorie e non fornire sempre una palla comoda da spingere piatta al n. 40 del ranking. Ma alla fine il break point, lo concretizza con il suo pazzo talento, eccezionale passante in controbalzo con il rovescio incrociato. Si arriva così al secondo momento della verità del parziale, dopo che il francese si è ulteriormente riportato sotto nel punteggio tenendo il suo primo turno di battuta, e questa volta Rune non trema e in 38 minuti va avanti di un set. Da evidenziare un ottimo 8 su 11 per quanto riguarda le discese a rete del tennista nordico.

L’incantatore transalpino, se vuole fare partita pari, deve sicuramente limitare i non forzati banali e acquisire più solidità come ha fatto nel finale del set d’apertura e ovviamente di tanto in tanto estrarre dal cilindro qualche coniglio dei suoi. Chiaramente il suo tennis dovrà per forza di cose rimanere su un’asticella di rischio molto alta, perché a pallate da fondo a livello di consistenza non può esserci partita. Il primo scossone della seconda frazione, arriva nel terzo game con il break per il danese alla terza chance utile del gioco. Peccato per Hugo aver commesso il doppio fallo sulla parità dopo essere stato in grado di cancellare le prime due opportunità. Un altro interessante spunto che sta fornendo l’incontro, è la diversità di utilizzo dei due fondamentali di fondocampo da parte dello spavaldo 19enne, ovvero il rovescio è molto più solido in palleggio; mentre il dritto è il colpo con il quale fa veramente la differenza prendendo le redini dello scambio e il comando delle operazioni. Si va avanti a suon di magie estemporanee e a sprazzi del talentuoso francese, che in verità riesce a trovare una crepa nel tennis del 188 centimetri con lo schema palla corta – pallonetto. Però è troppo poco per mettere in perenne agonia il diabolico Holger, che continua a martellare meravigliosamente. Sul 3-2, Gaston si arrampica sul 30-30 e invoca a più non posso il sostegno del pubblico, che aumenta il ritmo del suo appoggio fino al quel momento già incessante.

Nel frattempo aumentano considerevolmente le folate di vento, ma il semifinalista delle ultime Next Gen ATP Finals si dimostra molto maturo e con una testa già da giocatore di livello assoluto. Nonostante la pochissima esperienza a questi livelli – è il suo primo Roland Garros – il n. 40 doma alla grande il tifo contro e le nefaste ondate di vento del dispettoso Eolo. Altro 6-3 in 42 minuti. Rune è imperterrito nel mostrare la sua personalità in tutte le sue sfaccettature, dimostrando che almeno a livello di mentalità il suo livello è già pari con il suo illustre coetaneo Carlitos. Cancella tre palle break nel primo gioco del terzo set, che si era complicato a causa di due doppi falli. Ma sulle possibilità di allungo per l’imprevedibile bleau, sempre la prima in campo per lo scandinavo a dissipare ogni dubbio. L’incontro si mette definitivamente in discesa per il nativo di Copenaghen, con la classica regola del calcio: gol sbagliato, gol subito. Si prosegue con il mancino d’oltralpe che regala sempre soluzioni deliziose, ma che ormai sono solo il frutto dell’instino ed hanno abbandonato qualsiasi forma di ordine mentale e tecnico; e con Holger in totale fiducia e padrone del campo sotto ogni profilo. Il risultato? Un 6-3 che fotografa alla perfezione la dinamite danese, la quale ha fatto un sol boccone dell’istrionico, spettacolare – vale sempre il prezzo del biglietto – ma evanescente francese. Anche se come era accaduto nel primo set, sul 5-1 il classe 2003 si irrigidisce e il n. 74 si trasforma in un gatto randagio che comincia raccattare di tutto. Rinviene sul 5-3, ma poi non può nulla. Rune, invece si prende i suoi primi ottavi di finale Slam con un triplo 6-3.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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