Ma quando inizia il torneo di Djokovic? (Clerici). Cento volte Federer. Per la lode c'è Nadal. "Siamo i più bravi" (Semeraro). I sempreverdi: 134 anni in 4 (Crivelli)

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Ma quando inizia il torneo di Djokovic? (Clerici). Cento volte Federer. Per la lode c’è Nadal. “Siamo i più bravi” (Semeraro). I sempreverdi: 134 anni in 4 (Crivelli)

La rassegna stampa di giovedì 11 luglio 2019

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Ma quando inizia il torneo di Djokovic? (Gianni Clerici, Repubblica)

Un mio amico di un grande giornale americano, prima della conferenza stampa, si è imbattuto in Nole Djokovic e gli ha chiesto: «È stato difficile l’allenamento contro David Goffin?». Djokovic possiede il senso dell’umorismo. Una volta mi ha dedicato una sua biografia scrivendo sulla prima pagina “L’attuale numero del mondo a un futuro Premio Nobel”. Anche la sua risposta a un altro collega è stata divertente e esauriente. «Lei non sa come mi sentissi sul quattro pari. Mi stava tornando in mente il pomeriggio in cui ho perduto un set con Hurkacz nell’unico match di questo Wimbledon durato più di tre ore». E aveva aggiunto: «In quel momento ho dato un’occhiata al suo angolo e ho visto Johansson sorridere. Ha vinto uno Slam a Melbourne nel 2002. Chissà se avesse capito tutto quello che conosce il mio allenatore Vajda sul mio conto». Il mio amico americano mi ha telefonato per chiedermi se, secondo me, fosse possibile scrivere un pezzo che terminasse su uno sguardo di Novak Djokovic all’angolo del rivale in cui si trovi il Campione d’Australia 2002. È terminato proprio lì, al quattro pari, per finire in realtà con lo score di 6-4 6-0 6-2? Sedici game più tardi ho percorso le dichiarazioni di Nole in conferenza stampa, e tento di riportare le meno ovvie, dopo quelle che ha offerte frettolosamente al mio amico americano. «Lei continua con simil-allenamenti» gli ha detto un altro collega. «Nel match precedente era riuscito a incoraggiare il francesino Humbert dopo averlo superato 6-3 6-26-3. Quando crede che inizierà il suo vero torneo? Prima o dopo la finale?». Nole ha sorriso, una volta di più. «Credo ci sia prima una semifinale, contro Bautista Agut. Per noi, per me, Federer e Nadal è semplicemente un nuovo match sul palcoscenico del Centrale, che abbiamo visitato infinite volte». Ha anche aggiunto: «Ci sono dei giovani che ci rimpiazzeranno ai primi posti nel mondo. Speriamo non accada troppo presto, ma non può non accadere […]

Cento volte Federer. Per la lode c’è Nadal. “Siamo i più bravi” (Stefano Semeraro, Stampa)

 

Così sono cento. E fa impressione, anche se di mezzo c’è l’uomo dei record. «In campo non ci ho proprio pensato», dice Roger Federer, soddisfatto e disincantato. «È stato un fan a ricordarmelo mentre gli firmavo l’autografo». Sul Centre Court, contro Nishikori, ha raggiunto la cifra tonda di vittorie a Wimbledon – nessuno ne può vantare altrettante in uno Slam – nel momento esatto in cui sul numero 1 Rafa Nadal (che a Parigi è a quota 93) chiudeva il secondo set in faccia a Sam Querrey, altra volenterosa comparsa inadatta a ruoli più impegnativi […] Stagionati ma corposi, con un forte retrogusto di leggenda, vini d’annata che non inacidiscono. «Mi paragonerei ad un Sassicaia», scherza il sommelier Djokovic, il primo a staccare il biglietto per le semifinali, in tre set contro l’incantevole e docile elfo Goffin […] Per il secondo anno consecutivo tutti i quattro semifinalisti di Wimbledon sono over 30, con Federer a meno di un mese dai 38. L’età complessiva del quartetto – 134 anni – è da primato, come pure quella del 40° Federer e Nadal show (71), che domani aggiornerà di qualche settimana il record della più vecchia semifinale Slam dell’era Open, già stabilita dai due fenomeni all’ultimo Roland Garros. Insistendo con le statistiche: è la 13a volta che Federer, Nadal e Djokovic si trovano insieme fra gli ultimi quattro di un major, ragguaglio non si sa se più esaltante o sconcertante. «Please, non chiedetemi ancora dei giovani», implora il defending champion Nole. «Prima o poi vinceranno anche loro, ma al momento gli Slam sono i tornei dove io, Rafa e Roger ci concentriamo di più». Nessun tennista in attività sotto i 28 anni ha mai giocato una finale Slam, non parliamo di vincerla. A quella età Federer, che punta al 21°, il nono a Wimbledon, se ne era già presi 15. «Sì, non è normale. Il nostro dominio ha un po’ intasato il vertice. Poi mi chiedo: gli altri erano bravi quanto me, Rafa e Nole? Forse no». Compiuti i cento, al diavolo la diplomazia.

I sempreverdi: 134 anni in 4 (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

La vecchiaia è come tutto il resto. Per renderla un successo, devi iniziare da giovane. C’era chi portava lo chignon, chi indossava i pinocchietti con le t-shirt smanicate e ancora chi si produceva in campo nelle imitazioni degli avversari per accattivarsi il pubblico e cercare così la confidenza per affrontare gli altri due satanassi. Federer, Nadal e Djokovic, in ordine di apparizione su un palcoscenico che da oltre 15 anni non può più fare a meno di loro, adesso hanno le rughe che solcano il viso, i corpi ammaccati da mille battaglie e seri infortuni, nonché figli e mogli presenti e venture. Ma non hanno perso il dono che accompagna i campioni verso l’immortalità: vincere. Anche se per loro il dominio è l’unica ragione di vita. Rieccoli, 12 anni dopo, tutti insieme appassionatamente nelle semifinali di Wimbledon, che è anche la 13a volta in cui il trio approda a braccetto al penultimo atto di uno Slam. Alla festa stavolta si imbuca il tignoso Bautista, che aveva già prenotato le vacanze a Ibiza con sei amici e si ritrova tra gli eletti: due spagnoli negli ultimi quattro del tempio verde non era mai accaduto. E i conti sono presto fatti: 37 anni e 11 mesi Roger, 33 e un mese Rafa, 32 e due mesi Nole, 31 e 3 mesi il valenciano, con il totale che fa 134 anni e 5 mesi. Ovviamente, le semifinali più datate di sempre dell’Era Open. Il tennis è decisamente un paese per vecchi, e ce ne siamo accorti vedendo svanire partita dopo partita le energie e le ambizioni di due generazioni, quella dei nati nel primi anni 90 e poi la Next Gen, che nei quattro tornei più importanti non sono mai state da corsa, mentre gli over 30 si prendevano il mondo con qualità, intelligenza, ferocia agonistica. Esiste una statistica emblematica: Thiem è l’unico tennista attualmente attivo sotto i trent’anni (ne fa 26 a settembre) ad aver vinto un set in una finale Slam. È accaduto a Parigi un mese fa. Alla sua età, Federer era a quota 11 Major. E infatti, con il successo non semplice contro Nishikori, favorito nel primo set dal dimesso servizio del rivale, il Maestro festeggia il 100° match vinto a Wimbledon, diventando il primo centenario della storia […] Con l’emozione, domani, di ritrovare un antico amico che qui non vedeva da tempo, Nadal, per il 40° episodio della loro rivalità. A Church Road, e in generale sull’erba, non si affrontano dalla memorabile finale del 2008 vinta dal maiorchino: «Sarà molto bello giocare di nuovo contro di lui a Wimbledon – ammette lo svizzero -. Mi ricordo che alla fine di quell’anno, dopo i suoi primi infortuni, in molti dicevano che era finito, e a me successe la stessa cosa nei 2009. Ebbene, siamo ancora qui, anche se capisco fosse difficile immaginare che noi due, e anche Novak, potessimo dominare così a lungo». Nadal, per regalarsi l’appuntamento di gala, disinnesca in risposta il braccio armato di Querrey, che coraggiosamente prova a restare in partita per due set ma alla fine viene travolto da 10 ace e 44 vincenti: «Alla mia età devo correre meno e quindi battere meglio, non posso più iscrivermi a 20 tornei, le possibilità di vittoria calano e dunque per restare competitivo devo migliorare i dettagli. Ho saputo riadattare il mio gioco, e la stessa cosa ha fatto Federer». E pure Djokovic, partito da lontano soprattutto mentalmente per approdare al livello di quei due e oggi, per sua stessa ammissione, «vicino alla mia miglior forma di sempre» […]

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Fognini e Sinner, la bella Italia (De Ponti)

La rassegna stampa di giovedì 17 ottobre 2019

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Fognini e Sinner, la bella Italia (Diego De Ponti, Tuttosport)

L’Italia più bella torna in campo. E l’obiettivo è far durare il momento di grazia che l’azzurro del tennis sta vivendo. A Stoccolma Fabio Fognini affronta, per gli ottavi, il serbo Tipsarevic. Ad Anversa è di scena Jannik Sinner, sempre per gli ottavi, opposto al francese Monfils, tuttora in corsa per le Finals. La posta in palio è evidente: un doppio successo farebbe volare le quotazioni di tutto il movimento italiano e lancerebbe i nostri due paladini verso un finale di stagione ricco. Andreas Seppi approda nei quarti alla Kremlin Cup, a Mosca. Il 35enne di Caldaro si è imposto agli ottavi sullo spagnolo Roberto Carballes Baena con il punteggio di 5-7 6-1 6-3. Niente da fare per Thomas Fabbiano, eliminato al primo turno, battuto per 6-3, 6-4, in un’ora e 18 minuti di gioco, dal bielorusso Egor Gerasimov, proveniente dalle qualificazioni […] Resta solo Cristiana Ferrando in gara a Siviglia. Le altre tre italiane impegnate nel primo turno sono state infatti eliminate: Sara Errani è stata sconfitta 2-6 6-4 6-2 dall’argentina Nadia Podoroska. Martina Caregaro è stata invece battuta 6-1 7-5 dalla venezuelana Andrea Gamiz, mentre Jessica Pieri ha perso contro la qualificata britannica Amanda Carreras 4-6 6-1 7-5 […] Sono Tallinn, capitale dell’Estonia, e Lussemburgo le sedi del Gruppo I zona Europa/Africa di Fed Cup 2020 (in entrambi i casi si giocherà sul cemento indoor), di cui fa parte anche l’Italia. I due raggruppamenti con formula all’italiana si svolgeranno nella settimana dal 3 al 9 febbraio […]

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport). Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Barana). «Italia, è solo l’inizio» (Guerrini)

La rassegna stampa di mercoledì 16 ottobre 2019

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport)

S come Sinner, S come Super. Anversa lo ha premiato con una wild card. E Jannik ringrazia con una solida vittoria contro il polacco Majchrzak, 91 del mondo, che lo aveva surclassato alla finale del Challenger di Ostrava a maggio (6-1 6-0). Stavolta il dominio è azzurro, il diciottenne di Sesto Pusteria sale subito 4-0, ha un piccolo passaggio a vuoto al momento di chiudere il primo set, ma poi si impone 6-4 6-2. È la quarta vittoria Atp, che gli vale un guadagno di 5 posizioni (ora è almeno 114) e gli offre una sfida con Monfils, prima testa di serie e finalista 2018, con il tifo interessato di Berrettini e Fognini: il francese e infatti ancora in corsa per le Finals. A Stoccolma, dove Fabio è n.1 del seeding, successo importante per il sanremese Mager, entrato come lucky loser, 124 del mondo: il 5-7 6-1 6-1 sull’austriaco Novak è infatti la sua prima vittoria Atp in carriera. A Lussemburgo, invece, rientro amaro dopo i problemi a un polso per Camila Giorgi, scesa al n. 92, che dopo aver dominato il primo set si inchina alla tedesca Petkovic 0-6 6-4 6-4.

Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

 

Scatenato, Jannik Sinner. Ieri, nel primo turno dell’Atp 250 di Anversa, sembrava un veterano per come ha regolato in due set il polacco Kamil Majchrzak (6-4 6-2), 23 anni e 91 del mondo. Lo stesso Majchrzak che in primavera lo aveva battuto nella Finale del Challenger di Ostrava. Una vittoria sorprendente per la facilità con cui è arrivata in poco più di un’ora. Personalità, talento, ritmo agonistico impressionante e colpi fuori dal comune quelli del 18enne di Sesto, che sta bruciando le tappe nel firmamento del tennis mondiale. Quella nella città fiamminga è la quinta vittoria di Jannik contro un top 100 e la quarta nel circuito maggiore Atp. Ma se le precedenti erano state da annoverare tra le imprese, quella di ieri sa di forza e maturità per la sua normalità. Il tutto alla prima stagione da pro. Peraltro ieri l’altoatesino festeggiava anche l’ingresso ufficiale tra primi 120 del mondo (119 il suo ranking) ad appena 18 anni e due mesi. Sinner si è mostrato sciolto fin dai primi minuti, con la palla pesante e chirurgica, sovente colpita in diagonale sul lato sinistro di Majchrzak, che è andato subito in tilt. Sinner si è preso immediatamente due break di vantaggio e già sul 5-1 ha avuto il suo primo set point. Lì un piccolo calo di tensione gli è costato il ritorno parziale di Majchrzak (5-4), ma Sinner non ha sbagliato la seconda opportunità di servire per il set. Nella seconda frazione il polacco ha perso ancora il servizio nel primo e poi nel settimo game e lì è finita una partita mai davvero iniziata. Domani agli ottavi di finale Sinner è atteso da un gran match. Proibitivo ma affascinante. Dall’altra parte della rete ci sarà Gael Monfils, 13 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo belga. La vittoria di Sinner si aggiunge a quelle nel 250 di Mosca di Andreas Seppi, che ieri, in coppia con Thomas Fabbiano, si è imposto sulla coppia Franko Skugor/Nikola Mektic, teste di serie numero i del torneo (6-2 2-6 10-8), e domani ai quarti se la vedranno con Aljaz Bedene e Nicolas Jarry. Oggi Seppi sarà di nuovo in campo negli ottavi del singolare contro lo spagnolo Roberto Carballes Baena, 80 del ranking, avversario alla portata.

«Italia, è solo l’inizio» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Si avvicina un novembre caldissimo per il tennis italiano. Tre settimane da protagonisti, è l’auspicio. Si comincia dal 5 al 9 con le Next Gen Finals milanesi per finire con le finali della nuova Davis che non sarà bella ma intanto ci siamo, Tre settimane di fuoco per capitan Corrado Barazzutti. «Per i ragazzi sicuro, ma anche per me che comincio da Vienna e Basilea. E’ chiaro che è un momento felice, estremamente positivo per il nostro tennis. Abbiamo due giocatori in corsa per le Atp Finals, una sana rivalità in amicizia. E questo significa avere due in grado di entrare nella top ten di fine anno. Molto interessante anche per la squadra».

Altro aspetto positivo: non crescono solo le punte. ma anche quei ragazzi partiti da tornei Itf e challengers.

La Fit da anni ha avviato un programma. Abbiamo dirigenti e tecnici di qualità, abbiamo offerto un servizio a giocatori e coach, messo a disposizione risorse e uomini, trovato tennisti con caratteristiche adatte e qualità. Abbiamo parecchi ottimi allenatori. I ragazzi ci hanno messo il loro impegno. E abbiamo ricevuto una grande spinta dal tennis femminile.

Novembre comincia con le Next Gen Finals a Milano. E ci sarà Sinner.

Sinner è il giovane più interessante, forse il più forte della sua età. Per il futuro siamo messi benissimo, ma non voglio fare proclami, non è nel mio stile e poi con i giovani bisogna sempre usare cautela. Ma i risultati ne indicano le qualità. Jannik ha un grande futuro, è seguito benissimo da Piatti e dal suo staff, ha un piano preciso e perciò sono convinto che continuerà a crescere e sarà importante anche in Davis. L’aspetto positivo è che Sinner va alle Next Gen per essere protagonista, non semplice partecipante. Lui ha un buonissimo carattere in campo, un gioco completo, senza sbavature. Muove molto bene la mano sul diritto, mi piace come tiene la testa della racchetta, la velocità del gesto, le letture.

Seguiranno le Finals di Londra. Si aspettava una simile crescita da Berrettini?

Sì, già un anno fa ero convinto che sarebbe stato da Top ten, magari non così in fretta. E’ arrivato prima del previsto, ha un tennis molto potente, sa stare davvero bene in campo, lavora bene con coach Santopadre che secondo me è bravissimo. Non si fermerà, vedrete. E in corsa con lui c’è anche Fabio Fognini. Fabio lo conosciamo, quando ispirato esprime un tennis spaziale. Sono stato con lui in Cina e ha giocato davvero benissimo, cedendo a Medvedev che poi ha vinto. Io spero entrino entrambi, ma saremmo contenti lo stesso. Fabio ha tre tornei, gli altri due. Da oggi è a Stoccolma, per lui sono punti importanti.

Lo seguirà anche il prossimo anno? La moglie Flavia Pennetta ha suggerito che sarebbe una soluzione Francesca Schiavone coach.

Penso proprio di sì, gli darò una mano. Ci siamo trovati bene. Ma non è detto non ci sia anche Francesca, conosce molto bene il tennis e ha grande capacità di trasmettere.

Novembre si chiude con la nuova Davis. Le piace?

Io sono legato alla tradizione della Davis, ma si dice che i tempi cambiano, dunque… Certo non sarà come la vecchia qualificazione, ogni partita in un solo giorno, due singolari e un doppio al meglio dei 3 set. Ogni punto conta perché dai gironi passano anche le migliori due. Posso convocare sempre 5 ragazzi, ma devo scegliere i migliori per ogni punto. Spero che i ragazzi non arrivino troppo spremuti dal finale di stagione. Il girone non è agevole. Abbiamo Usa e Canada, molto forti. Ma nemmeno gli altri adesso sono sereni nell’affrontare l’Italia. […]

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Federer ha detto sì: “Ancora ai Giochi, scelta del cuore” (Cocchi). Sono Coco, scusate l’anticipo (Semeraro). Salvatore Caruso: “Io sogno la Davis” (Bertellino)

La rassegna stampa di martedì 15 ottobre 2019

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Federer ha detto sì: “Ancora ai Giochi, scelta del cuore” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Ci ha pensato a lungo, ha rimandato la decisione per un po’, o meglio, l’annuncio. Perché in cuor suo, Roger Federer, sapeva bene che sarebbe sceso in campo ai Giochi di Tokyo 2020 a caccia dell’unico grande risultato che gli manca: l’oro olimpico in singolare. Guarda caso, l’ufficialità è arrivata proprio mentre si trova a Tokyo per una esibizione contro John Isner […] Dopo il match, Federer ha comunicato la sua decisione di rappresentare la Svizzera all’Olimpiade: «Ne ho parlato per settimane con il mio team, abbiamo discusso quasi un mese su cosa dovrei fare l’estate prossima dopo Wimbledon per prepararmi allo US Open. Alla fine ho deciso col cuore, e il mio cuore ha deciso che vorrei partecipare ancora una volta ai Giochi Olimpici». Per il Magnifico si tratterebbe della quinta volta alle olimpiadi che per lui hanno sempre avuto un valore speciale. Alla prima ad esempio, Sydney 2000, aveva iniziato la storia con Mirka, all’epoca sua collega, ora moglie e madre dei loro quattro figli. Federer ricorda bene quei giorni: «Mirka aveva perso al primo turno da Elena Dementieva ma era rimasta lì ad allenarsi sostenendomi anche dopo sconfitte dure da digerire come quella contro Haas in semifinale e Di Pasquale nel match per il bronzo. Capii allora che c’era qualcosa di più di un’amicizia». Ad Atene e Pechino è stato portabandiera per la Svizzera: «Ho vinto un oro e un argento. Per questo vorrei giocare di nuovo il torneo olimpico e sono molto emozionato» ha aggiunto Roger ricordando la vittoria in doppio nel 2008 al fianco di Stan Wawrinka e la finale persa contro Andy Murray quattro anni dopo a Londra, sull’erba di Wimbedon in quell’occasione in versione olimpica. A Rio 2016 non era potuto andare per colpa del ginocchio operato a febbraio, rinunciando all’intera seconda parte della stagione per recuperare dall’infortunio. Negli ultimi quattro anni Roger non ha partecipato alla Coppa Davis, requisito fondamentale per qualificarsi all’Olimpiade. La Svizzera poi non si è qualificata alle Finals della Davis che si giocheranno a Madrid (18-24 novembre) secondo la nuova formula accolta, soprattutto da Roger, con grandi polemiche. Per andare a Tokyo gli servirà quindi una wild card, che la federazione Svizzera sarà ben felice di concedergli. Ai Giochi, che si apriranno il 24 luglio 2020 per chiudersi il 9 agosto Roger, nato l’8, compirà 39 anni. Un bel modo di festeggiare il compleanno possibilmente dopo aver centrato Wimbledon, ormai obiettivo dichiarato di ogni stagione del Magnifico […]

Sono Coco, scusate l’anticipo (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Il soprannome della sua antenata più nobile, la signorina Dod, era Lottie, e ancora oggi resta la più giovane vincitrice di Wimbledon. Era il 1887 e lei, Charlotte, aveva 15 anni, vestiva con lunghe gonne bianche e calzettoni neri e in finale lasciò 10 punti alla sua avversaria, la 25enne Blanche Hillyard. Chissà se Cori Gauff, detta Coco, che domenica a soli 15 anni e 7 mesi – non un record, ma un bell’anticipo sulla normale tabella di marcia – ha vinto il suo primo torneo pro battendo nella (più modesta) finale di Linz la campionessa 2017 del Roland Garros, Jelena Ostapenko, o, ne ha mai sentito parlare. Sono passati 132 anni il mondo e il tennis sono decisamente cambiati, ma in fondo anche Lottie ai suoi tempi era una star: campionessa di golf, fondatrice della nazionale di hockey femminile inglese, argento nel tiro con l’arco alle Olimpiadi del 1908. Probabilmente la sportiva più versatile di sempre. Coco invece da quando aveva sei anni è concentratissima sul tennis, e i risultati, per ora, le danno ragione. La nuova wonder girl del tennis mondiale è nata ad Atlanta, in Georgia, nel marzo del 2004, ma già a sette anni si è trasferita in Florida, a Delray Beach, culla del tennis Usa. Papa Corey, ex cestista di Georgia State illuminato dall’esempio di Richard Williams, aveva deciso che Coco sarebbe diventata la nuova Serena Williams, di cui la bimba si era innamorata sportivamente a 4 anni vedendola giocare in tv, e le ha fatto mollare tutto il resto, ginnastica, pallavolo e basket. A 13 anni è stata la più giovane finalista degli Us Open u.18, nel 2018 ha perso al primo turno agli Australian Open dalla nostra Cocciaretto, poi ha iniziato a fare sul serio. Sia papà Corey sia mamma Candi, universitaria di atletica, hanno lasciato il lavoro, Coco a 10 anni già si allenava con Patrick Mouratoglou. «Quando l’ho vista la prima volta – racconta il guru di Serena Williams – mi ha impressionato per l’intensità. Il suo sguardo diceva: voglio diventare la numero 1. E io le ho creduto». Al momento le mancano ancora 70 posizioni, ma la previsione inizia ad avverarsi. Dopo aver vinto il Roland Garros dei piccoli ed essere diventata la più giovane n.1 under 18, la Gauff ha firmato tre contratti da favola con New Balance (che l’ha strappata alla Nike), Head e Barilla, anche grazie agli uffici di Alessandro Barel Di Sant Albano, il suo agente per conto della Team8, la società di management di Roger Federer. Quest’anno a Miami ha vinto il primo match in un tabellone Wta contro Catherine McNally, poi a Wimbledon, dove è entrata grazie a una wild card, ha sorpreso Venus Williams e perso solo con Simona Halep, che avrebbe vinto il torneo. Agli Us Open ha passato due turni, fermandosi contro la campionessa uscente Osaka, peraltro dopo aver rischiato di non giocare. La Capriati Rule, inventata per evitare alle baby prodigio di bruciarsi in fretta come capitò a Jennifer, impone un limite di tornei fino al 18° anno. Difficile però fermare un tipo come Coco, che a 15 anni è già alta 1,80, picchia come una forsennata, e fra i suoi follower ha una estasiata Michelle Obama […]

Salvatore Caruso: “Io sogno la Davis” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Il momento magico del tennis italiano maschile è fotografato dalla presenza di otto azzurri in top 100. L’ultimo ad entrare in questa schiera di eletti è stato Salvatore Caruso, da ieri numero 95 del ranking, altro record dopo il n.98 di otto giorni fa seguente il successo nel Challenger di Barcellona: «La ciliegina sulla torta di una stagione importante sotto tutti i punti di vista, vissuta all’insegna del miglioramento costante». Caruso, riviva la stagione. «Non era partita benissimo. Ma io sono una sorta di diesel, ho bisogno di giocare molte partite per trovare il giusto ritmo. Da Indian Wells la situazione è cambiata e ho iniziato ad esprimere il meglio ottenendo anche successi importanti come quello su David Goffin a Phoenix. Da incorniciare anche la vittoria ottenuta nel 250 di Estoril, in Portogallo contro Pablo Cuevas, turno decisivo delle qualificazioni, anche se poi è arrivata la sconfitta con lo stesso Cuevas due giorni dopo, in tabellone». Emozionante il primo ingresso in tabellone in uno Slam, al Roland Garros? «Ho giocato partita dopo partita, senza guardare avanti, come ho continuato a fare nel resto della stagione. A Parigi ho vinto cinque partite con avversari forti, vedi Munar e Simon in tabellone. Contro Djokoovic me la sono giocata per due set, poi la classe del n. 1 e un po’ di stanchezza mia hanno fatto la differenza. Esserci è stato fantastico» […] La chiave del salto di qualità? «La maturità acquisita, frutto dell’esperienza e di tanti anni di lavoro con Paolo Cannova e il preparatore atletico. Non ci sono segreti particolari, ma la forza dell’impegno alla fine emerge». Cosa rappresenta la top 100, così tanto inseguita? «Sono numeri, da leggere come possibilità di entrare in tabelloni di tornei di maggior livello e di plusvalore sotto il profilo economico. Ciò vale sia in termini di programmazione sia di ulteriore investimento su me stesso e sullo staff che mi segue» […] La svolta da un punto di vista tecnico? «I maggiori progressi li ho fatti con il diritto, mentre con il servizio ho lavorato ma ho ancora margini di miglioramento. La gestione dei momenti delicati dei match è un altro aspetto sul quale ho colmato gap nell’ultimo anno. Prima affrettavo le soluzioni, sbagliando. Ora sono più attento e riesco a trovare il modo per ottimizzare il mio tennis nei passaggi chiave degli incontri». Ha sogni nel cassetto? «La convocazione in Davis sarebbe il massimo, amo profondamente il mio Paese, sono un patriota. Dopo aver provato le magiche atmosfere del centrale del Roland Garros, sarebbe il massimo fare altrettanto sui centrali degli altri Slam».

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