ATP Washington: Tsitsipas e Kyrgios, da compagni di doppio ad avversari in semifinale

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ATP Washington: Tsitsipas e Kyrgios, da compagni di doppio ad avversari in semifinale

Uno Tsitsipas non al 100% sfrutta i demoni di Paire, confermando il risultato dello scorso anno. Sabato affronterà l’australiano. Gojowczyk è il primo lucky loser del 2019 a fare le semifinali in un 500

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Stefanos Tsitsipas e Nick Kyrgios - Washington 2019 (foto via Twitter, @CitiOpen)

I quarti di finale del Citi Open si sono aperti con un match fra delusi del 2019, con Peter Gojowczyk che ha proseguito la sua corsa battendo Kyle Edmund 6-3 4-6 6-3. Il tedesco ha sfruttato fino in fondo l’ingresso nel main draw prendendosi anche lo scalpo dell’inglese. Teoricamente più stanco (quinto match in sei giorni), Gojowczyk era però più caldo, e si è preso il primo break nel terzo gioco, quando Edmund ha pensato bene di servirgli tre volte sul rovescio prima di capitolare con un doppio fallo. Da lì, l’uomo con uno shibboleth al posto del cognome non si è più guardato indietro, salvando un’immediata palla del contro-break con un gran rovescio lungolinea e rimanendo pressoché intonso con la prima, chiudendo con un’altra risposta aggressiva.

Le condizioni umide gli hanno consentito di trovare una gran giornata anche con quel dritto “da cameriere” (con il braccio sinistro molto aperto che non gli blocca minimamente la rotazione del torso), e con i suoi colpi piatti e potenti ha tenuto Edmund sulla difensiva praticamente dal via. Sfortunatamente per lui, però, appena le percentuali al servizio sono scese, l’inglese si è fatto trovare pronto: nel quinto gioco, due esitazioni in approccio (una delle quali punite da un gran passante in corsa col dritto lungolinea) hanno aperto la porta al britannico, bravo a darsi la scossa e a portarla al terzo.

Lì, Gojowczyk ha messo a tacere i due precedenti che si facevano strada nella psiche (Edmund aveva prevalso entrambe le volte dopo aver perso il primo), prendendosi il 3-1 e servizio con altre due risposte di rovescio – terza palla break concretizzata su altrettanti tentativi. Salvatosi con un gran dritto nel game successivo, ha vinto un ultimo game agonico al quinto match point e si è preso la prima semifinale a questo livello, dove affronterà Danil Medvedev.

Il neo-Top 10 ha avuto una giornata impeccabile al servizio, servendo 19 ace, l’ultimo dei quali per salvare un set point sul 6-7 nel tie-break del secondo set, e non concedendo una singola palla break a Marin Cilic. Medvedev si è limitato a breakkare nel quinto game, coadiuvato da due doppi falli del sempre più declinante croato, in una partita giocata a viso aperto da entrambi. Il 23enne è sempre più in corsa per le Finals, visto che una eventuale vittoria al Citi Open lo porterebbe al sesto posto nella Race to London. “Cerco di fare le stesse cose che facevo prima di entrare in Top 10”, ha detto a fine partita. “Sto ancora migliorando, ma provo a fare tutto allo stesso modo: lavorare duro e provare a vincere. Il mio obiettivo è vincere ogni partita, questo non cambia mai. C’è la pressione di rimanere in Top 10 e di migliorare, ma se gioco bene e vinco, arriverò anche più su.

Successivamente, in quella che era la sfida a più alto coefficiente di talento, Stefanos Tsitsipas, testa di serie N. 1, ha battuto un fumantino Benoit Paire 7-5 6-0, mostrando la scaltrezza dei più navigati. Il greco è subito partito aggressivo, mostrando grande solidità con il rovescio coperto, aspetto nel quale ha spesso faticato sui campi rapidi, accettando di steccare piuttosto che concedere campo, e trovando spesso angoli non banali. Eppure, in un inizio molto falloso per entrambi, era stato proprio il francese, sempre più simile ad Old Logan, a sfruttare un paio di errori ellenici nei pressi della rete per procurarsi tre balle break, passando alla seconda occasione con una risposta pesante di dritto su una seconda flebile, prima di restituire immediatamente il favore, magnanimo, con tre errori (fra cui due doppi falli).

Da lì il set è andato spedito, nonostante qualche soliloquio proustiano di Paire e una palla break per il numero 6 del mondo salvata da una buona prima nell’ottavo game, fino al 6-5 Tsitsipas. Lì, un game scellerato, con un doppio fallo e un serve&volley sulla seconda, ha consegnato il primo set al greco, bravo a prendersi tutto il tempo del mondo al cambio campo prima di far servire il suo avversario, e sancito la morte per crash test di una delle Babolat di Paire, tradito dai doppi falli e dal 49% di prime in campo.

Il buon Benoit si è procurato una palla break immediata con un gran rovescio lungolinea, ma Puck si è nuovamente impadronito di lui quando, sul 40-40, ha preferito cercare un tweener invece di un passante non impossibile. Tsitsipas l’ha dapprima graziato nel game successivo, con un passante di rovescio sul nastro, ma ha comunque preso il largo con un altro monomane stretto seguito da un approccio di dritto appena largo del suo avversario. Paire ha provato a rientrare subito, ma senza risultati. L’umore già plumbeo del francese dal colletto alzato si è ulteriormente deteriorato quando Tsitsipas è andato a sedersi sul 40-40 lamentando un problema ad una scarpa per il terzo match di fila. Dopo un diverbio con il giudice di sedia, Paire ha perso un punto ed è andato immediatamente a sedersi adducendo lo stesso problema, uscendo così definitivamente dalla partita e prendendo un rapido bagel.

A fine partita, Stefanos ha minimizzato quello che era già stato ribattezzato lo Shoegate, con Paire che peraltro aveva ci aveva già messo una pietra sopra a fine partita: “Siamo buoni amici. Viviamo nella stessa regione, il Sud della Francia, ci alleniamo entrambi lì. Paire viene spesso in accademia ad allenarsi, quindi lo conosco abbastanza bene. Quando in campo è diverso da com’è fuori. Non è successo niente, anche lui mi ha detto che è tutto a posto fra di noi”. Tsitsipas è stato raggiunto poi nel match di cartello di sabato dal suo (effimero) compagno di doppio di questa settimana, quel Nick Kyrgios sempre a metà fra la genuinità e l’esibizionismo.

Nel District of Columbia l’aussie pare in buona, e non ha lasciato molto campo all’altro lucky loser ancora in gara, lo slovacco Norbert Gombos. Ingiocabile al servizio, Kyrgios ha subito preso il comando delle operazioni, concedendo solo un paio di chance sul 2-1 e servizio. Temporaneamente libero da distrazioni, ha divertito e si è divertito, procurandosi due set point con un doppio chop di dritto fintato e prendendosi il set in 33 minuti. Il secondo parziale è stato pure più repentino, con l’australiano a sprintare alla battuta in attesa del momento propizio, che è arrivato nel quinto game – è probabile che Kyrgios abbia corso più sul punto dello 0-30, chiuso con una rotolata da leva militare, che negli ultimi tre anni – che l’hanno portato a chiudere con un ace dopo 58 minuti. Dati i caratteri dei due contendenti, sabato ci sarà da divertirsi.

A cura di Tommaso Villa

Risultati:

[LL] P. Gojowczyk b. [13] K. Edmund 6-3 4-6 6-3
[3] D. Medvedev b. [6] M. Cilic 6-4 7-6 (7)
N. Kyrgios b. [LL] N. Gombos 6-3 6-3
[1] S. Tsitsipas b. [10] B. Paire 7-5 6-0

Il tabellone completo

 

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Zverev: “Non penso che molti avrebbero scommesso sulla mia qualificazione”

LONDRA – Il tedesco è pronto per affrontare Thiem, ma è certo che sarà un match complicato. “La più grande sorpresa per me è l’eliminazione di Djokovic”

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Alexander Zverev in conferenza stampa - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

Sascha Zverev non ha tremato alla prova del nove, né ha avuto particolari scrupoli a cancellare dai sogni dei tifosi londinesi la sfida tra Federer e Nadal. Il campione in carica tedesco ha controllato la verve di Medvedev, approfittato dei suoi errori e si è preso anche la rivincita della recente finale di Shanghai. Zverev giocherà la seconda semifinale consecutiva qui a Londra contro Dominic Thiem, sconfitto solo due volte in sette precedenti.


Puoi spiegarci perché hai deciso di non disputare la coppa Davis la prossima settimana?
L’ho già detto molte volte. Per me con questo formato non è più la coppa Davis. Credo fosse l’evento storicamente più significativo del tennis con i suoi oltre 100 anni di vita e le sfide in casa e in trasferta. La Davis è l’atmosfera, è il giocare partite combattute in tre giorni al meglio dei tre set su cinque. Quella è la Davis per me e non disputarla in una settimana. Quella non è la Davis. Coppa Davis è andare in Australia, Sud America, come facevo io quando era la vera Davis. Spero che la gente capisca che è qualche cosa più dei soldi che ci stanno mettendo sul tavolo. Si tratta della storia del tennis.

 

Quali sono i tuoi pensieri in vista dell’incontro con Thiem?
Sta giocando in modo incredibile. Battere Roger e Novak su questa superficie è speciale e farlo consecutivamente è difficilissimo. Sarà un match molto complicato e non vedo l’ora che arrivi. A dirla tutta sono già felice di essere in semifinale e da qui in avanti vivrò alla giornata.

Quest’anno hai vinto un solo torneo e ora hai la possibilità di vincere questo anche grazie alla rapidità della superficie, nonostante una stagione non straordinaria. Nadal appena nominato numero 1 del mondo è già fuori. Solo uno dei Fab 4 è in semifinale. Tutte queste cose non ti paiono in qualche modo sconfessare quanto è successo nel corso dell’anno?
Non è strano. I più giovani stanno giocando meglio dello scorso anno. La più grande sorpresa per me è Novak eliminato perché le condizioni del campo sono quelle più adatte alle sue caratteristiche. Un’altra sorpresa l’eliminazione di Rafa dal nostro gruppo, per me e Stefanos era dura riuscirci. Non penso che molti ci avrebbero scommesso. Soprattutto sulla mia qualificazione in considerazione della stagione che ho disputato. Però negli ultimi 5 giorni ho giocato a un buon livello. Sarà interessante ora vedere chi vincerà. Magari sarà la prima volta di qualcuno. Mi auguro di confermarmi ma domani mi attende una semifinale durissima. 

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Zverev non trema, batte Medvedev e avanza. Nadal fuori dalle Finals

Il tedesco non sbaglia il match decisivo contro il russo già eliminato. La vittoria in due set gli permette di affrontare Thiem in semifinale. Nadal beffato, saluta il Masters di Londra

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Alexander Zverev - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[7] A. Zverev b. [4] D. Medvedev 6-4 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Presentando il match tra Berrettini e Thiem, avevamo scritto che il tennis senza pathos può essere esteticamente bello ma non appassionante. Lo ribadiamo dopo avere visto questa sera Alexander Zverev battere Daniil Medvedev in una partita piacevole ma a nostro avviso priva di pathos. Il tennista russo non aveva infatti sufficienti motivazioni – al di là di quelle economiche – per battere il suo amico tedesco dal momento che era già matematicamente escluso dalle semifinali. E infatti non lo ha battuto. Zverev incassa la vittoria senza eccessiva fatica e tiene così viva la speranza di confermare la vittoria ottenuta nella scorsa edizione.

Toccherà quindi a Stefanos Tsitsipas affrontare Roger Federer domani nella semifinale pomeridiana dove proverà a ripetere la vittoria ottenuta quest’anno agli Australian Open. Il numero 1 del mondo Rafael Nadal, nonostante la splendida vittoria ottenuta oggi contro Tsitsipas, deve invece lasciare per la nona volta il torneo senza averlo vinto.

LA CRONACA – Primo set deciso da un’unica palla break: quella concessa da Medvedev nel game di apertura. Zverev compie invece diligentemente il suo dovere al servizio mettendo in campo mediamente 7 prime ogni 10 seppure senza raggiungere le consuete velocità medie di velocità e, con una sola piccola esitazione nel game finale, in 34 minuti chiude la prima metà dell’esibizione … pardon, della partita

Il secondo parziale offre più emozioni del primo e un tennis qualitativamente migliore. I due giocatori offrono ai presenti uno spettacolo piacevole condito da colpi di squisita fattura. Meritevoli di lode in particolare un passante stretto di rovescio di Medvedev e un diritto in corsa di Zverev rispettivamente nel sesto e nell’ottavo gioco. Nel nono game Medvedev salva un break point grazie ad una grande prima di servizio e subito dopo invoca e ottiene il sostegno sonoro del pubblico che evidentemente spera nel terzo set.

Terzo set che non verrà mai, poiché nel tie-break Medvedev parte bene ma poi commette alcuni errori non forzati che gli costano la sconfitta senza essere mai riuscito a procurarsi una palla break nel corso dell’intero incontro. Nell’intervista del dopo partita a questo proposito affermerà di avere avuto per tutto il torneo grosse difficoltà alla risposta a causa dell’estrema velocità del campo. Medvedev si congeda così dalle Finals con il risultato di tre sconfitte in altrettanti incontri, mentre Alexander Zverev prosegue la sua corsa.

Sabato alle 21 italiane affronterà il primo classificato del girone Borg – Dominic Thiem – e abbiamo la sensazione che dovrà sudare molto più di quanto abbia fatto oggi per superare un avversario contro il quale in passato ha giocato sette volte perdendone cinque, l’ultima delle quali nei quarti di finale del Roland Garros nel 2018. 

 

La classifica finale del Gruppo Agassi
La vittoria di Nadal su Tsitsipas
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Nadal: “Avrei potuto finire da n.1 almeno altre due stagioni”

LONDRA – Lo spagnolo festeggia la coppa del leader di classifica, ma rivela: “Quando conquisti uno Slam lo fai vincendo l’ultimo punto della partita e quella è una sensazione che non hai quando diventi numero 1”

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Rafael Nadal con il trofeo del numero 1- ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Vittoria fortunata contro Medvedev – ma la fortuna aiuta gli audaci, come è noto – e successo invece pienamente frutto dei suoi sforzi contro un mai domo Tsitsipas, che già qualificato gli ha dato battaglia per tre ore. Dopo la fiacca esibizione d’esordio contro Zverev, Rafael Nadal ha fatto tutto il possibile per guadagnarsi le semifinali e adesso rimane in attesa di un segnale positivo dalla sfida tra Medvedev e Zverev, nella quale il russo può regalargli la qualificazione e la sfida numero 41 a Federer. Intanto, lo spagnolo si aggrappa alla certezza – e che certezza! – di poter sollevare per la quinta volta in carriera il trofeo del numero uno di fine stagione.

 

Hai disputato tre match molto duri questa settimana. Come vanno i tuoi addominali?
Bene. Mi sento bene. È vero che ho giocato due partite al limite delle tre ore; se sto bene però questo è l’ideale per me perché la mia preparazione non era perfetta. Più gioco e più miglioro.

Il match di questa sera deciderà la tua qualificazione (se Zverev vincesse Nadal sarebbe fuori ndt). Lo vedrai con partecipazione oppure sarai rilassato?.
Non so se lo vedrò o meno. So solo che devo essere pronto a tutto. Ciò che dovevo fare l’ho fatto e bene. Sono felice della vittoria e ora devo attendere. Forse andrò a cena con la famiglia visto che giocano alle 20 e a quell’ora devo cenare se poi domani dovrò scendere in campo alle 14. Se poi non dovrò farlo pazienza.

Come Roger e Novak chiuderai l’anno al primo posto per la quinta volta in carriera. Negli ultimi 16 anni solo Murray nel 2016 ha interrotto il vostro dominio. È una cosa speciale per te oppure no? In che momento dell’anno hai pensato di potercela fare?
Non saprei. La prima posizione non era il mio obiettivo. Non la inseguo e non pianifico il calendario in funzione di ciò ma per durare il più a lungo possibile. Io e il mio team organizziamo la stagione per questo obiettivo, ovvero preservare il mio fisico al meglio. Dovunque abbia giocato quest’anno sono quasi sempre arrivato in fondo. Ho davvero giocato bene. Ecco perché adesso sono qui seduto con il trofeo ATP al mio fianco. Ma, considerata la forza dei miei avversari, tutto può succedere. Io cerco solo di mettermi nelle condizioni di potercela fare. Sono contento di avere raggiunto Roger e Novak in questa speciale classifica. Tuttavia penso che in almeno due stagioni abbia avuto la possibilità di chiudere al primo posto e l’ho mancata a causa degli infortuni. Per esempio nel 2012 stavo giocando alla grande e poi dopo il Roland Garros mi sono dovuto fermare otto mesi per il ginocchio. Così pure nel 2009 successe qualcosa di simile. Per questa ragione questo trofeo significa così tanto per me e rappresenta un grande traguardo.

Per te la prima posizione in classifica è importante tanto quanto la conquista di un torneo dello Slam?
Sono due cose diverse. Difficili da confrontare. Anche la prima posizione è una grande cosa. Però quando conquisti uno Slam lo fai vincendo l’ultimo punto della partita e quella è una sensazione che non hai quando diventi numero uno. Quella è la grande differenza. Comunque non è giusto fare confronti. Non voglio dire meglio una cosa o meglio l’altra. Questo trofeo per me era qualche cosa di inatteso e mi emoziona molto, soprattutto dopo tutto ciò che ho dovuto passare

Sia oggi sia nella finale degli Us Open hai fatto molto serve & volley. Lo hai mai fatto così spesso in passato?
È vero. Sto servendo molto meglio e quindi a rete ci vado più spesso, è normale. Ci vuole fiducia. Ci vuole rapidità. Ma se lo fai spesso diventi automaticamente più veloce perché riesci a vedere meglio le cose. In questo momento è qualcosa che mi riesce piuttosto bene.

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