Numeri: Rafa, poco cemento ma buono, ricambio al vertice tra le donne

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Numeri: Rafa, poco cemento ma buono, ricambio al vertice tra le donne

I numeri della settimana: Dimitrov fuori dai primi 70 dopo 7 anni, Tsitsipas perde il ritmo, Medvedev invece non l’ha mai perso

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Rafa Nadal - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)

2- le tenniste nella top 25 WTA – entrambe pluri campionesse Slam e ex numeri uno del mondo, Angelique Kerber e Serena Williams- ad aver superato i 30 anni. Il ricambio generazionale ai vertici del tennis femminile è testimoniato dalla circostanza che, nella stessa fascia di classifica, più della metà delle giocatrici (tredici) non hanno compiuto 26 anni, dieci non sono ancora ventiquattrenni e ben sette, tra le quali le teen-ager Andreescu e Anisimova, sono nate dal 1997 in poi. Una netta differenza con quanto avviene nel settore maschile, dove dieci dei primi diciotto della classifica di questa settimana sono over 30 e solo tre (Zverev, Coric e Tsitsipas) tra i primi venti non hanno ancora compiuto 23 anni. Il continuo venir fuori ad alto livello di giovani tenniste fa il paio a un equilibrio estremo, confermato dall’alternanza al numero 1 (da gennaio sono già avvenuti quattro cambi al vertice tra Halep, Osaka, Barty e, questa settimana, nuovamente Osaka). Nel 2019 nessuna tennista ha ancora conquistato almeno tre titoli di categoria International o di livello superiore. Barty, Karolina Pliskova, Kvitova, Yastremska, Teichmann, Kenin e, con il trionfo a Toronto tra il pubblico di casa della scorsa settimana, Andreescu sono al vertice di questa speciale graduatoria. Anche in questo caso, balza all’occhio la differenza col settore maschile, dominato dai tre grandi campioni dominatori da quindici anni e passa, capaci di vincere sinora tutti i Major sin qui giocati nel 2019, monopolizzare due finali Slam su tre, vincere quattro dei sei Masters 1000 sin qui disputati e portare a casa due ATP 500.

4- le vittorie nel circuito maggiore ottenute prima di Toronto da Marie Bouzkova, a sorpresa semifinalista nel Premier 5 nordamericano . E dire che la ventunenne ceca prima dei Canadian Open non aveva ancora mai sconfitto una tennista nella top 80 WTA, giocando in appena tredici tabelloni principali 5. Maria, cresciuta ammirando come tennista Azarenka, da giovanissima si era già fatta notare: era stata la campionessa dell’edizione del singolare femminile juniores degli US Open 2014. Trasferitasi quando aveva solo dieci anni da Praga-dove è nata anche tennisticamente- all’ tttttt di Bollettieri in Florida, Bouzkova ha pagato lo scotto dell’evoluzione del suo gioco per il circuito professionistico: solo questo mese, grazie alla vittoria dell’undicesimo ITF (nove dei quali giocati sul cemento) era entrata nella top 100. A Toronto, partendo dalle quali, è arrivata in semifinale senza perdere un set: e se le prime tre partite sono state giocate contro avversarie peggio classificate (Jaksic e  Vickery nelle quali, la wc locale Fernandez nel tabellone principale) è dai sedicesimi che è cambiata la carriera di Bouzkova. Di seguito ha infatti sconfitto una top ten come Stephens (6-2 7-5), una ex campionessa Roland Garros come Ostapenko (duplice 6-2) e approfittato del ritiro di Halep, dopo averle strappato il primo set(6-4 0-0). In semifinale non ha sofferto di nessun timore reverenziale contro una leggenda come Serena Williams, portata al terzo (1-6 6-3 6-3). La nuova classifica, che la posiziona al 53 WTA, è il giusto premio di una settimana che non dimenticherà mai.

7- gli anni trascorsi dall’ultima volta nella quale Grigor Dimitrov non era presente nella top 70 del ranking ATP. Vi entrò, per la seconda volta in carriera, nel giugno 2012, dopo la semifinale persa al Queen’s contro Nalbandian, e non ne era più uscito sino alla scorsa settimana, quando ha perso i punti conquistati con i quarti di Toronto nel 2018. Del resto il 28enne bulgaro paga un anno e mezzo disastroso nei risultati (nelle ultime cinquantadue settimane è arrivato tra gli ultimi otto di un torneo solo a Brisbane e vinto tre partite di fila in un’unica circostanza, a Melbourne). A nulla gli è servita la coraggiosa svolta di maggio, con la separazione dopo quasi tre anni dal coach Daniel Vallverdu: si assiste in questi mesi a una versione irriconoscibile del tennista capace di vincere appena due anni fa ATP Finals, Masters 1000 di Cincinnati e di raggiungere il numero 3 del mondo. Dimitrov da agosto 2018 ha perso ben dieci partite contro tennisti non presenti nella top 50, sconfiggendo un top 20 in appena un’occasione delle cinque in cui li ha affrontati: una crisi piuttosto inspiegabile e, soprattutto, all’apparenza lontana dal concludersi.

8- le vittorie di Stefanos Tsitsipas negli ultimi sei tornei giocati. Un rendimento in netta controtendenza con quello avuto nei primi cinque mesi dell’anno dal neo ventunenne greco, che continua a essere il tennista più giovane nella top 20 del ranking ATP. Sino agli Internazionali d’Italia,Stefanos era al terzo posto della Race e sembrava in crescita inarrestabile. La vittoria su Federer e la successiva semifinale agli Australian Open, i due titoli a Marsiglia e Estoril, la finale a Dubai e l’ingresso nella top 10 avevano aperto in maniera brillante il suo 2019. Madrid lo aveva poi sdoganato come protagonista di primissimo livello anche sulla terra rossa: superando Nadal in semifinale non solo aveva raggiunto la seconda finale in carriera in un Masters 1000, ma -ad appena venti anni e mezzo- era anche riuscito ad aver sconfitto almeno una volta i tre tennisti che hanno maggiormente dominato il nuovo millennio (e attualmente ancora ai primi tre posti del ranking). Senza dimenticare che la vittoria madrilena su Rafa lo aveva fatto divenire appena il terzo giocatore dal 2017 in poi ad aver sconfitto il maiorchino sulla terra rossa (assieme a Thiem e lFognini). Dopo quegli ottimi risultati è arrivato un calo fisiologico: la sola semifinale raggiunta a Washington non nasconde la flessione (questa settimana è sceso di due posizioni dal quinto posto del ranking, suo best career ranking) di rendimento di Stefanos. Negli ultimi mesi ben tre sconfitte sono arrivate contro tennisti non nella top 50 e una quarta, la settimana scorsa a Montreal, contro Hurkacz, 48 ATP. Avvicinamento preoccupante in vista dell’imminente ultimo Major stagionale.

12- i tennisti francesi presenti nella top 100 della ATP Race di questa settimana. Continua anche in questo 2019 la capacità della scuola francese di produrre un elevatissimo numero di buoni giocatori: sebbene nessun atleta transalpino abbia vinto o sia stato protagonista assoluto nei tornei che contano, a tre mesi dalla conclusione della stagione, il movimento d’Oltalpe ha portato a casa ben cinque tornei, sebbene di minore importanza (Monfils ha conquistato l’ATP 500 di Rotterdam, Paire è stato vincitore a Lione e Marrakech, Mannarino a S’Hertogenbosh, Tsonga a  Montepellier). Continua in tal senso a ben figurare anche la scuola italiana, in un 2019 molto positivo per il settore maschile: ben otto azzurri – tra cui due nella top 20 e un terzo, Sonego, tra i primi 50- figurano nella top 100 della classifica che considera i risultati da gennaio in poi (e Yannick Sinner, attualmente 106°, promette di aggiungersi prestissimo). Solo la Francia e la Spagna (seconda, con dieci rappresentati) tra gli uomini fanno quantitativamente meglio dell’Italia: gli Usa ci eguagliano con otto tennisti, mentre seguono Argentina con 6, Serbia con 5, Australia con 4, Germania, Regno Unito, Russia e Svizzera con tre. Statistiche piuttosto fini a se stesse, ma che senz’altro rinfrancano dopo decenni che nemmeno a livello quantitativo ci vedevano abili a produrre un sufficiente numero di tennisti capace di accedere ai tabelloni dei grandi tornei.

38- le partite vinte nel 2019 da Daniil Medvedev. Solo Rafael Nadal, con quarantuno vittorie, ha fatto meglio quest’anno, e il tennista moscovita (appaiato in tal senso da Federer), sebbene le vittorie nel tennis abbiano un peso specifico derivante dall’importanza dei tornei dove sono ottenute (e negli Slam sinora ha raggiunto un solo ottavo), sopravanza tutti gli altri del circuito. Nella Race che pesa le vittorie, Daniil è “solo” sesto, ma è comunque curioso notare come abbia fatto meglio di Tsitispas (37), Djokovic (35), Auger Auliassime (33), Bautista e Zverev (32), Thiem e Pella (31). Una quantità di successi tale da consentire a Daniil non solo di conquistare a febbraio il quarto titolo della carriera a Sofia, ma anche di raggiungere in questi ultimi otto mesi e mezzo ben quattro finali e due semi. Una serie di piazzamenti che ben spiega l’ottavo posto nel ranking ATP, sinora suo miglior piazzamento della sua giovane carriera di tennista ventitreenne. La pecca che aveva sinora contraddistinto Danill era l’incapacità di giocare il suo miglior tennis nei tornei che fanno la storia di questo sport: oltre all’unico ottavo conquistato a Melbourne, prima dei Canadian Open nei Masters 1000 il russo aveva raggiunto i quarti solo a Monte Carlo, dove lo scorso aprile aveva agguantato la semifinale. A Montreal, invece, prima di sciogliersi in finale davanti a Nadal, ha raggiunto la finale senza perdere un set e concesso la miseria di venti giochi per sconfiggere prima due ottimi tennisti e poi due top ten come, nell’ordine, Edmund (6-3 6-0), Garin (6-3 6-3), Thiem (6-3 6-1) e Khachanov (6-1 7-6).

86- la percentuale di partite vinte/giocate sul cemento all’aperto di Rafa Nadal dagli Autralian Open 2017 in poi. Il campione maiorchino negli ultimi due anni e mezzo, pur centellinando la sua programmazione su questa superficie capace di logorare il suo fisico (anche questa settimana, in vista degli Us Open ha evitato di affaticarsi saltando Cincinnati), è tornato a fare benissimo anche su campi differenti dall’amata terra rossa. Dopo circa tre anni di netto calo di rendimento sul duro – ultimo titolo importante, Us Open 2013, le ultime finali prestigiose erano quella di Miami 2014 e quella dei giochi olimpici di Rio 2016- il maiorchino dal 2017 è tornato molto competitivo sul cemento all’aperto, vincendo 65 match su 75. Vittorie che gli hanno fruttato uno Slam (Us Open 2017), due Masters 1000 (Canadian Open 2018 e 2019) e il titolo di Pechino, vinto due anni fa. Un ritorno ad alti livelli sulla superficie dove si gioca la maggioranza dei tornei della stagione che gli ha permesso anche di tornare nelle zone di vertice della classifica e riconquistare momentaneamente il numero 1 (posizione con cui ha chiuso il 2017), dopo un 2015 e un 2016 nei quali era stato al massimo il terzo giocatore al mondo. Dal 2017 gli unici a sconfiggerlo sull’hard outdoor sono stati Federer (quattro volte), Kyrgios (due), Djokovic e Querrey (una), oltre ai ritiri a partita, in verità piuttosto compromessa, avvenuti contro Del Potro e Cilic (rispettivamente agli Us Open e Australian Open 2018). A Montreal, anche aiutato da un pizzico di fortuna (vedasi il ritiro di Monfils prima di scendere in campo in semifinale), solo Fognini è riuscito a impensierirlo strappandogli un set (2-6 6-1 6-2). Rafa ha avuto molti meno problemi per confermare il titolo dello scorso anno sconfiggendo ai sedicesimi Evans (7-6 6-4), in ottavi Pella (6-3 6-4) e in finale Medvedev (6-3 6-0).

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Al femminile

Quanto vale Sofia Kenin?

I sorprendenti cambiamenti tecnico-tattici di una giocatrice in continua ascesa e con un ruolo nel circuito WTA ancora tutto da definire

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Sofia Kenin - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ci avviciniamo alla fine della stagione, e stanno per arrivare le classiche votazioni organizzate da WTA per celebrare le maggiori protagoniste del Tour. Da alcuni anni, ormai, le categorie dei WTA Awards sono definite: “Giocatrice dell’anno”, “Giocatrice più migliorata”, “Esordiente dell’anno”, etc. Magari sbaglio, ma penso che Sofia Kenin non vincerà in alcuna categoria, sopravanzata da qualche altro nome in ogni votazione. Come togliere a Gauff il titolo di esordiente dell’anno? O ad Andreescu (oppure ad Anisimova) quello di giocatrice più migliorata?

Ragionavo su questo dopo aver considerato l’ultima classifica WTA: Kenin questa settimana è numero 15. Davvero una posizione ragguardevole. Eppure Sofia non è ancora riuscita a sfondare in pieno nell’immaginario di media e appassionati. Nata nel novembre 1998, finora ha sempre trovato qualche altra nuova giocatrice che, per una ragione o per l’altra, è sembrata più meritevole di starle davanti in termini di considerazione.

Se per esempio ci limitiamo alle sue connazionali, troviamo nomi statunitensi più precoci di lei (Gauff, Anisimova). Se invece ci concentriamo sull’età, fra le coetanee del 1998 spicca Aryna Sabalenka che è già stata Top 10 e propone un gioco più di impatto rispetto al suo. Ecco perché, probabilmente, Kenin non ha finora ricevuto una attenzione proporzionata a quanto è riuscita a compiere di recente nel circuito.

Eppure nel 2019 ha lasciato una traccia da non sottovalutare. Ce lo dicono i dati. Tre tornei vinti in stagione (Hobart, Maiorca, Guanzhou), due Numero 1 del mondo sconfitte (Barty a Toronto, Osaka a Cincinnati), e una progressione nel ranking significativa. Questa la sua posizione in classifica dal 2015 in poi: 620, 212, 113, 52, 15.

Tenendo presenti questi risultati, forse è venuto il momento di provare a considerarla con più interesse. Riavvolgiamo il nastro, e cominciamo dal suo periodo da junior, perché ci sono aspetti che meritano di essere ricordati.

Gli inizi di Sofia Kenin
Prima di parlare di tennis, un paio di notazioni famigliari. Kenin è statunitense, ma è nata a Mosca, figlia di genitori russi emigrati negli USA. Il padre Alexander ha raccontato al New York Times il non semplice periodo di spostamento fra i due continenti: in Russia Alexander studia informatica di giorno e di notte fa l’autista, mentre la moglie Svetlana è infermiera.

Decidono di cercare fortuna in America alla fine degli anni ’80. Aspettano il visto per alcuni anni, prima di intraprendere un viaggio a tappe, che passa anche da Austria e Italia. Arrivano nel 1987 a New York (prima a Brooklyn e poi nel Queens), e gli inizi non sono facili. Per questo, quando sta per nascere la figlia tornano in patria, in modo che la famiglia di origine possa aiutarli ad allevare la nuova arrivata. (Scelta insolita, visto che la legge dello ius soli attira molte partorienti negli USA). Passano alcuni mesi e i Kenin si trasferiscono definitivamente negli USA, tanto che oggi Sofia ha solo il passaporto americano. Rimane però, come lascito europeo, la lingua, dato che in famiglia si parla russo.

Oltre a questi complicati andirivieni, a rendere le cose un po’ più difficili c’è la questione del nome di battesimo di Sofia: non utilizzato da parenti e amici più intimi, che in realtà la chiamano Sonya. In sostanza Kenin va aggiunta a quella schiera di tenniste che compaiono all’anagrafe con un nome, ma che sono abituate a identificarsi in un altro modo; ecco allora Jelena “Aljona” Ostapenko, Cori “Coco” Gauff, Sofia “Sonya” Kenin.

Sofia comincia a giocare a tennis a cinque anni, e spicca subito per le sue qualità. Stupisce vedere una bambina così piccola e così dotata, tanto che diventa rapidamente una mini-star, suscitando l’interesse di giornali, riviste e televisioni. E per questo viene fotografata insieme a Clijsters e Kournikova. A sette anni gioca tre ore al giorno, convinta di poter diventare la futura numero uno del mondo:

Per assecondare le sue qualità la famiglia si trasferisce in Florida, dove la allena il padre; ma Sofia è seguita anche da Rick Macci, che la ricorda così: “Era una piccola e spaventosa creatura. Era speciale per la coordinazione occhio-mano e per la capacità di colpire la palla di controbalzo. L’unica che ho visto così era Martina Hingis”.

Macci non è un signore qualsiasi visto che gestisce una Academy dove sono passate le sorelle Williams, Andy Roddick, Jennifer Capriati. Va però ricordato che dichiarazioni del genere le aveva rilasciate anche per Monique Viele, passata alla storia per essere stata descritta come una straordinaria enfant prodige, e che invece non ha mai sfondato a livello professionistico.

Kenin però dalla sua non ha solo gli elogi, ma anche i risultati, visto che è sempre fra le migliori per classi di età negli USA. A livello internazionale arriva in finale in un torneo importante come l‘Eddie Herr under 14: in quella occasione domina tutta la concorrenza (6/0 6/0; 6/3 6/1; 6/2 6/2; 6/3 6/0; 6/3 6/2), ma poi in finale perde in tre set dopo essere stata in vantaggio per 6-1, 5-2. Avversaria di quel giorno è l’ungherese Fanny Stollar, nata anche lei nel novembre 1998 (e best ranking 114 WTA), che finisce per prevalere 1-6, 7-5, 6-3.

Una grande amarezza, ma Kenin non è certo il tipo da farsi abbattere; del resto nelle interviste, quando le chiedono quale è la sua miglior qualità, non indica uno specifico colpo o una dote fisica, ma risponde sempre: “La combattività”. Lo spirito indomito aiuta molto nel tennis, ed è praticamente indispensabile in quei primi anni da ragazzina, visto che fatica a crescere in altezza: piccola e minuta, deve spesso misurarsi contro avversarie più alte e potenti di lei, e per questo è obbligata a mettere in campo superiori doti di resistenza e sagacia tattica.

Allungare gli scambi, variare le parabole, pungere con le smorzate: queste sono le armi a cui fa ricorso per sopperire al deficit fisico. Sotto questo aspetto ricorda gli inizi di Daria Kasatkina, che da giovanissima aveva lo stesso handicap di potenza rispetto alle coetanee, e per questo doveva affidarsi a un tipo di tennis molto simile per avere la meglio.

Poi con gli anni Kenin cresce di statura, sino all’attuale 1,70 e comincia a spiccare nei risultati da junior. Vince l’Orange Bowl 2014 e arriva in finale agli US Open 2015 dove perde da Dalma Galfi, ma dopo essersi presa la rivincita in semifinale contro Stollar. Il best ranking di Kenin da junior è numero 2, raggiunto nel novembre dello stesso anno.

a pagina 2: Il professionismo, il 2018 e l’esperienza di Fed Cup

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Italiani

Mosca e Lussemburgo: Giorgi fuori dopo mille occasioni, Petkovic vince al terzo

Camila spreca l’impossibile contro Andrea Petkovic e finisce per perdere un match che avrebbe potuto vincere in due set in Lussemburgo

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Camila Giorgi - Osaka 2019 (foto via Twitter, @torayppo)

LUSSEMBURGO – Sconfitta al limite dell’incredibile quella di Camila Giorgi contro Andrea Petkovic all’esordio nel torneo lussemburghese: la nostra N.1 vince il primo set con un perentorio 6-0. Poi ha avuto la palla break per andare a servire per il match sul 4-4 del secondo, salvo poi perderlo per 6-4. Nel terzo set si porta avanti 4-3 e servizio finendo per perdere 3 giochi consecutivi e l’incontro. Una sintesi perfetta di un 2019 non proprio memorabile per Camila tra infortuni e risultati deludenti.

La lucky loser olandese Bibiane Schoofs è entrata al posto di Voegele che aveva sostituito Bonaventure (rispettivamente, dolore addominale e infortunio alla spalla sinistra), ma la fortuna finisce lì perché si trova di fronte la prima testa di serie Elise Mertens. Un bagel nel primo set e la scontata distrazione belga all’inizio del secondo, poi Elise può chiudere 6-3.

Il tabellone completo e aggiornato

 

MOSCA – Kiki Bertens e Belinda Bencic si giocano l’accesso al Masters di Shenzen. Entrambe sorteggiate nella metà bassa del tabellone e omaggiate di un bye, conoscono finalmente i nomi delle prime avversarie. Belinda, terza testa di serie, troverà la slovena Polona Hercog, facile vinctrice di Katerina Siniakova, mentre la seconda favorita del seeding Kiki affronterà la qualificata Kaia Kanepi che ha regolato 6-1 6-3 Timea Babos. Con il posto garantito alla Finals, Elina Svitolina se ne sta tranquilla sulla prima riga del main draw in attesa del suo incontro con Veronika Kudermetova che ha rifilato un doppio 6-3 a Ons Jabeur.

Grazie alla vittoria in tre set (l’unica della giornata) contro Yulia Putintseva, Kristina Mladenovic diventa numero uno di Francia a pari punti con Caroline Garcia. Esordio sul velluto per Dayana Yastremska che supera 6-1 6-4 Daria Kasatkina. La ventiduenne russa n. 37 WTA era campionessa uscente, quindi perderà oltre trenta posizioni in classifica.

Il tabellone completo e aggiornato

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ATP

Sinner brillantissimo, ad Anversa arriva la quarta vittoria nel tour. OK Murray

La rivincita su Majchrzak vale a Jannik il secondo turno contro Monfils. Murray non brilla ma vince

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Jannik Sinner - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

CHE SINNER! – In finale al Challenger di Ostrava il 5 maggio scorso, Kamil Majchrzak lo aveva annichilito. In quell’occasione autore di un match perfetto, al primo turno di Anversa il qualificato polacco non ritrova però lo stesso avversario un po’ a corto di energie, bensì la versione migliore di Jannik Sinner che onora la wild card superandolo in due set. Il sipario si apre su un Sinner davvero centrato e reattivo che comanda lo scambio, nel palleggio a ritmo sostenuto si dimostra più solido e capace di muovere il gioco, oltre che di chiudere con accelerazioni puntuali. Majchrzak, nei primi 100 dallo scorso luglio, è stordito da una partenza tanto aggressiva e muove finalmente il punteggio tenendo la battuta al quinto game.

Jannik concede qualche errore con il dritto, ma i suoi piedi sono sempre vicinissimi al campo e si guadagna un set point in risposta sul 5-1. Kamil però lo annulla, prende fiducia e brekka al gioco successivo approfittando di un paio di imprecisioni a rete del giovane azzurro che, viceversa, si irrigidisce un po’ e regala qualche errore di troppo. Di nuovo con la battuta a disposizione, al quarto set point Sinner riesce mettere al sicuro un parziale che si stava complicando.

L’essere arrivato così vicino a girare una partita dalla quale non vedeva via d’uscita fa perdere un po’ di grinta a Majchrzak, quanto basta perché praticamente regali il turno di battuta in apertura a uno Jannik che ritrova invece la tranquillità necessaria e delle percentuali con il servizio migliori rispetto a quelle del primo set. Con una splendida chiusura lungolinea di rovescio, Sinner si prende un altro break al settimo game e, stavolta senza affanni, vola al secondo turno dove lo attende la prima testa di serie, Gael Monfils. Dopo la semifinale Challenger della scorsa settimana, arriva la quarta vittoria nel circuito maggiore per Jannik che ha dominato l’incontro, con solo una piccola flessione nella seconda parte del primo parziale in cui era peraltro ampiamente in vantaggio. Una vittoria che, almeno virtualmente, gli vale un altro piccolo passo verso la top 100 (per ora, sarebbe n. 114) e al cut off dell’Australian Open.

MURRAY SENZA LODE – Rispetto alle ultime incoraggianti apparizioni, è una versione di Andy Murray decisamente sottotono quella che supera 6-4 7-6 la wild card Kimmer Coppejans. Andy arriva ad Anversa forte di una condizione in costante crescita e, per batterlo, ormai c’è bisogno di mettere in campo una prestazione di alto livello, come hanno recentemente dovuto fare Dominic Thiem e Fabio Fognini. Ecco, allora, che la sfida inedita contro il n. 158 ATP rischia di diventare quasi un allenamento per l’ex numero uno del mondo. Un rischio che sembra concretizzarsi dopo il 3-0 iniziale, ma tre doppi falli scozzesi rimettono subito in corsa l’avversario e diventa chiaro in fretta che non assisteremo a un incontro entusiasmante.

Coppejans mette in campo oltre l’80% di prime battute su cui però perde quasi la metà dei punti, il contrario di quello che avviene sul servizio di Andy, prefetto con la prima tranne la parte in cui ne mette dentro una ogni cinque minuti (sarà il 44% alla fine del primo set, per essere più precisi). Concede anche qualche errore di troppo nel palleggio con il dritto, ma resta comunque il più solido e, senza particolari emozioni, incamera il parziale brekkando al decimo gioco.

 

Il secondo set si apre con Kimmer che inizia a fare punti rispondendo al primo servizio e piazza vincenti tra dritto, rovescio e drop shot; insomma, non ci sono più certezze e arriva anche il doppio fallo di Murray sulla palla break. Il venticinquenne di Ostenda rientra in fretta nell’uniforme da Challenger cedendo subito il vantaggio; Andy non sa approfittarne per portare definitivamente l’inerzia dalla propria parte e, anzi, subendo nove punti di fila, deve ricorrere al servizio per evitare di finire sotto un 1-4 pesante. Tanti errori da parte di entrambi, pochi scambi tesi e qualche bella smorzata a catturare temporaneamente l’attenzione.

Il belga non ha le armi per fare davvero male e il suo gioco mal si sposa con quello di Murray che, in una serata tutt’altro che brillante, riesce ad alzare il livello quanto basta per arrivare al tie-break. Lì, un bel punto per uno e il resto sono errori, compreso lo smash finale di Coppejans su una difesa di Andy degna del suo nome. In ogni caso, per l’uomo dall’anca artificialmente rivestita si trattava come sempre di mettere nelle gambe un altro match e guadagnarsi l’opportunità di giocare ancora: missione compiuta. Un giorno di riposo e giovedì gli toccherà il vincente fra Pablo Cuevas e Hugo Dellien, non due assidui frequentatori del duro indoor.

GLI ALTRI MATCH – Passo falso di Richard Gasquet che si fa rimontare il 6-1 iniziale da Soonwoo Kwon, n. 88 ATP in rapida ascesa (era fuori dai 200 a febbraio). L’esperienza non mette Richard al riparo dalla classica reazione di inizio secondo set, ma il francese recupera sul 2 pari. Il ventunenne coreano ha però trovato il tempo sulla risposta e il suo rovescio bimane, piuttosto compatto, è solido ed efficace, come in occasione della palla break che gli permette poi di chiudere con il servizio. Gasquet perde la battuta all’inizio della partita decisiva aprendo con un doppio fallo – come se l’altro non fosse già abbastanza in fiducia – e Kwon mantiene senza problemi il vantaggio fino alla stretta di mano.

Feliciano Lopez torna in campo dopo il match teso con Daniil Medvedev allo US Open. Il trentottenne di Toledo salva tutte le sei palle break concesse e supera 7-6 6-4 Cameron Norrie, pareggiando così il risultato della sfida a Los Cabos dello scorsa anno. Al prossimo turno, se la vedrà con Stan Wawrinka, anch’egli al rientro dopo la sconfitta newyorchese patita dal russo del momento. Dopo quattro sconfitte consecutive, torna alla vittoria Jan-Lennard Struff; a pagare la voglia di riscatto tedesca è il qualificato Gregoire Barrere che raccoglie tre giochi.

Risultati:

[WC] J. Sinner b. [Q] K. Majchrzak 6-4 6-2
[7] J.L. Struff b. [Q] G. Barrere 6-2 6-1
F. Lopez b. C. NOrrie 7-6(2) 6-4
G. Simon b. S. Darcis 6-1 6-2
A. Murray b. [WC] K. Copejans 6-4 7-6(4)
[Q] M. Copil b. F. Delbonis 6-4 7-6(3)
S. Kwon b. R. Gasquet 1-6 6-3 6-4
U. Humbert b. J. Kovalik 6-4 7-5

Il tabellone di Anversa completo e aggiornato

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