Santopadre: "Quello che ha fatto Matteo è incredibile. La sua forza è l'abilità di reagire"

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Santopadre: “Quello che ha fatto Matteo è incredibile. La sua forza è l’abilità di reagire”

NEW YORK – L’allenatore di Matteo non ha ancora realizzato: “È tutto vero? Non ci credo ancora. Nessuno si sarebbe aspettato, dieci o cinque anni fa, che ci saremmo trovati qui a un passo dalla fine del torneo”

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Craig O'Shannessy, Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna - US Open 2019 (foto Jo Vinci)

da New York, i nostri inviati

Inutile girarci attorno. Se Matteo Berrettini ha potuto raggiungere lo straordinario risultato della semifinale allo US Open, un po’ del merito non può che andare alla squadra che ha contribuito alla crescita del 23enne romano. Il principale artefice di questo prodigio ha un volto e un nome: quello di Vincenzo Santopadre, allenatore di Matteo fin dagli albori della sua carriera tennistica, che abbiamo intervistato appena dopo la fine della partita.

È tutto vero? Non ci credo ancora! Tutto il team sapeva quanto sarebbe stato lungo questo viaggio, iniziato dieci anni fa. Per noi Matteo è più di un giocatore, non siamo coinvolti solo a livello professionale ma anche con il cuore. Per noi è la cosa più importante. Siamo fieri di lui e anche lui è fiero di se stesso, come ha detto. È davvero incredibile quello che ha fatto, il lavoro che ha fatto, ci ha messo tutta l’energia possibile; mi piace il suo modo di essere, il fatto che provi a spingersi sempre oltre i suoi limiti, a migliorarsi“.

Proprio mentre Vincenzo pronuncia queste parole, alle sue spalle transita Corrado Barazzutti e rivolge un saluto alla ciurma italiana. Quarantadue anni fa era toccato a lui portare l’Italia maschile in semifinale qui a New York, oggi Matteo Berrettini ha aggiornato i libri di storia del tennis italiano. “Nessuno si sarebbe aspettato, dieci anni fa o anche solo cinque anni fa, che ci saremmo trovati qui a un passo dalla fine del torneo. Per l’Italia è molto importante… vedere Cecchinato al Roland Garros e Matteo in semifinale qui fa avvicinare tanta gente al nostro sport. Stiamo vivendo un periodo migliore di qualche anno fa”.

Poi l’elogio di Matteo, che non si è abbattuto nonostante i quattro match point falliti (il primo dei quali addirittura con un doppio fallo). Matteo ha molto talento, ma la sua vera forza è l’abilità di reagire. Ci prova sempre, non si arrende mai, non molla mai ed oggi si è visto. Sul primo match point era molto concentrato, ma tutti nel tennis sanno che quando servi per il match in quelle circostanze puoi commettere un doppio fallo. Ma fino a che non la vivi, non la conosci… e lui cosa ha fatto? Ha reagito, questa è la chiave. Sull’ultimo onestamente non ho ancora realizzato. Secondo me ha lasciato la palla perché sapeva che era fuori. Poi è rimbalzata e si è buttato a terra… magari per un secondo ha pensato che fosse dentro invece. Quando si è alzato, era in semifinale di uno Slam“.

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L’outfit di Sonego allo US Open: ecco la Collezione uomo per il tennis di Mizuno

SPONSORIZZATO – Traspirabilità ed elasticità dei tessuti, scarpe appropriate per qualsiasi livello di gioco e qualsiasi superficie: così Mizuno veste i suoi tennisti

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Lorenzo Sonego è stato uno degli uomini di punta del tennis italiano nell’anno 2021: la semifinale a Roma, il titolo a Cagliari, la finale a Eastbourne e gli ottavi a Wimbledon sono stati i suoi risultati migliori, risultati che hanno fatto di lui il terzo miglior singolarista italiano dopo i top ten Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Sonego è da tantissimo tempo uomo Mizuno: il brand multisport, la cui sede italiana è a Torino nella centralissima via Soleri (dove è stato organizzato pochi giorni fa un bell’evento con protagonisti l’uomo-Davis dell’Italia e l’altro tennista torinese Andrea Vavassori), veste il tennista torinese e ne ha accompagnato fin dagli albori della sua carriera la crescita sportiva, una crescita che può avere margini ulteriori, tutti da esplorare nella stagione 2022. Nella settimana che dovrebbe vedere l’esordio di Lorenzo in Coppa Davis con i colori della nazionale italiana, Mizuno ci propone un approfondimento sull’outfit che Lorenzo Sonego ha vestito durante l’ultimo US Open.

La Collezione uomo parte dalla maglietta, denominata Shadow Polo. Bianca con due bande blu e arancioni sfumate, dal punto di vista dei materiali è composta all’87% da poliestere e al 13% da Elastane. I benefit consistono nella leggerezza e nell’estensibilità del tessuto, nonché nella sua notevole traspirabilità che facilitano la termoregolazione del corpo. Da notare il colletto a polo per i due bottoncini, ma il taglio è moderno e performante. I colori disponibili sono White (come nella foto), Harbour Blue e Violet Blue, le taglie S e XXL. Il prezzo al pubblico della maglietta è di 50 euro.

Il pantaloncino, denominato “8 in Flex Short”, è quasi identico come composizione (86% poliestere, 14% Elastane) ed è caratterizzato da traspirabilità e libertà di movimento. Ha due tasche aperte e una coulisse interna per una migliore vestibilità durante l’attività sportiva. La lunghezza interno gamba è di 20,3 cm. I colori disponibili sono Harbour Blue (come nella foto), White e Black, le taglie S e XXL. Il prezzo al pubblico è 40 euro.

 


La bandana, disponibile, nei colori bianco (con logo blu) e nero (con logo bianco) è in 100% poliestere e propone una taglia unica. Il prezzo al pubblico è 10 euro. I polsini sono fatti al 77% di nylon e al 23% di gomma; i colori sono gli stessi della bandana e il prezzo è sempre 10 euro l’uno.


Last but not least, la scarpa: La Wave Exceed Tour 4 garantisce massima leggerezza e velocità con tecnologia D-flex Groove integrata nel mesopiede che permette ai giocatori cambi di direzione alla massima velocità con la massima potenza. La tomaia a diamante flessibile offre una calzata confortevole ma stabile. Il peso è di 340 grammi, la calzatura è adatta a giocatori di livello avanzato ed è disponibile in due versioni: con suola All Court (adatta a tutte le superfici) e quella Clay Court (perfetta per le superfici in terra rossa). I colori disponibili sono Harbour Blue (come nella foto), White e Firecracker. Il prezzo al pubblico è 145 euro

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“Una squadra”, la docuserie sulla Coppa Davis del 1976, verrà presentata al Film Festival di Torino

Anteprima d’eccezione: Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti, Zugarelli e il creatore della serie Domenico Procacci saranno intervistati da Neri Marcorè. Ci sarà anche il direttore Scanagatta, testimone di quegli anni in qualità di cronista

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Corrado Barazzutti, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta sollevano il trofeo della Coppa Davis 1976 (Photo Courtesy of Fosforo Press)

La squadra italiana si sta preparando all’esordio contro gli Stati Uniti al Pala Alpitour, ma non sarà l’unica rappresentativa azzurra di Coppa Davis di cui si parlerà nel capoluogo piemontese: in occasione del trentanovesimo Torino Film Festival, domenica 28 novembre alle ore 17.00 (presso la Sala 6 dell’UCI del Lingotto) verrà infatti presentata in anteprima “La squadra“, una docuserie che racconta dello straordinario gruppo composto da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, gruppo capace di raggiungere quattro finali di Davis e di sollevare il trofeo nel 1976 in Cile, vincendo anche un clima politico estremamente complicato che all’epoca portò quasi ad una consegna del silenzio sul loro successo, celebrato in maniera importante solo negli ultimi anni.

Questa prima d’eccezione sarà nobilitata inoltre dalla presenza dei quattro campioni e di Nicola Pietrangeli, inizialmente capitano della selezione, che saranno intervistati da Neri Marcorè. Di seguito il teaser:

“La squadra” è stata scritta da Domenico Procacci, Lucio Biancatelli Sandro Veronesi (che saranno presenti a loro volta alla prima) e prodotta da Fandango, di cui Procacci stesso è fondatore – si tratta però della sua prima (e a suo dire unica) esperienza da regista. Qui invece la sinossi ufficiale:

 

“Gli anni di cui parliamo vanno dal 1976 al 1980. Lo sport è il tennis. Siamo in Italia e il trofeo per cui si combatte è la Coppa Davis. La squadra è formata da quattro giocatori: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli.
In quei cinque anni raggiungono la finale quattro volte, vincendo solo una volta: nel ‘76 contro il Cile. Intorno a quella finale si crea un vero e proprio caso politico, con enormi polemiche sull’opportunità di andare a giocare con i colori dell’Italia nel Cile del dittatore Pinochet. Le finali raggiunte ma poi perse sono nel ‘77 contro l’Australia, nel ‘79 contro gli USA e nel ‘80 contro la Cecoslovacchia. Nelle prime due edizioni, ‘76 e ‘77, la squadra ha come capitano non giocatore una leggenda del tennis italiano, Nicola Pietrangeli, ritiratosi dall’attività agonistica solo da pochi anni. Pietrangeli, da giocatore a sua volta finalista nel 1960 e 1961, verrà esonerato dalla sua stessa squadra dopo la sconfitta del ‘77 in Australia. È lui il quinto protagonista della nostra storia. Raccontiamo una squadra. Ma una squadra divisa, frammentata, con al suo interno rapporti difficili, a volte conflittuali, sia tra i giocatori che con chi li guida e allena. Una squadra, una nazionale, che nel momento in cui ha la vittoria a portata di mano viene osteggiata e combattuta nel suo stesso Paese. E nonostante tutto questo, in quegli anni la squadra più forte del mondo”.

Da sinistra a destra: Adriano Panatta, Antonio Zugarelli, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Nicola Pietrangeli (Photo Courtesy of Fosforo Press)

LE PAROLE DEGLI ORGANIZZATORI

Il direttore artistico del Torino Film Festival Stefano Francia di Celle ha detto: “Il cinema che riscrive la storia: cinque punti di vista per raccontare eventi che hanno infiammato l’ItaliaEmozioni, sorprese, entusiasmi e acrimonie si intrecciano sapientemente a preziosi materiali d’archivio per dare vita sullo schermo a una verità viva e cangiante. Il TFF fa il tifo per l’opera prima da regista di un protagonista del cinema italiano”.

“È stata una pagina importante della nostra storia e in questi giorni a Torino il tennis torna protagonista con le ATP Finals e la Coppa Davis“, hanno invece rimarcato Enzo Ghigo e Domenico De Gaetano, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino. “Passato e presente si incontrano idealmente sullo schermo cinematografico e in campo, dando agli spettatori quelle emozioni che solo i grandi eventi sanno dare”.

Nicola Pietrangeli (Credit: Alberto Novelli)

I RICORDI DEL DIRETTORE

L’idea di presentare la serie al Festival di Torino è da ascrivere a Intesa Sanpaolo, Main Sponsor della kermesse e come noto legata a doppio filo anche alle Next Gen milanesi (infatti ufficialmente denominate Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals) e alle Nitto ATP Finals appena conclusesi proprio a Torino. A seguito della proiezione, infatti, si svolgerà una serata dedicata presso il Grattacielo dell’istituto di credito, durante la quale sarà possibile scambiare qualche battuta con i protagonisti. Alla cena sarà presente anche il direttore del sito Ubaldo Scanagatta, che ha promesso di realizzare delle brevi interviste esclusive con gli eroi di quella spedizione.

Paolo Bertolucci (Credit: Alberto Novelli)

Nonostante quella squadra faccia parte della memoria collettiva (anche perché fino agli ultimi anni il tennis maschile non era esattamente stato prodigo di istantanee storiche), Ubaldo ha infatti un legame molto personale con il loro successo: ancora collaboratore esterno de La Nazione, fu infatti incaricato dall’allora direttore Domenico Bartoli di scrivere un pezzo che raccontasse in modo equilibrato il dibattito che circondava quella finale: secondo molti, infatti, l’Italia non avrebbe dovuto giocare quella finale in un Paese dove si era recentemente instaurata una truculenta dittatura. “Non si giocano volée contro il boia Pinochet” era il coro ricorrente del periodo, a cui faceva da contraltare la battaglia di Nicola Pietrangeli, che invitava a “non perdere l’occasione di conquistare la prima Coppa Davis anziché fornire uno strumento di propaganda proprio al regime di Pinochet”. Qui potete leggere il ricordo delle tensioni dell’epoca scritto da Ubaldo e rileggere il suo articolo del 1976.

Come detto, il girato verrà presentato domenica 28 novembre, ma sarà preceduto da una presentazione in programma sabato 27 alle 14 e da una conferenza stampa in programma domenica alle 13. Ubitennis, ça va sans dire, sarà presente anche a questi eventi, magari chiedendo un paragone con quelli che potrebbero essere gli eroi del 2021 e oltre per il tennis maschile italiano.

Adriano Panatta (Credit: Alberto Novelli)

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Challenger

Il Challenger di Bari parla italiano: bene Nardi, Vavassori e Cobolli

Ben sei azzurri raggiungono i quarti di finale nel capoluogo pugliese. Eliminati Matteo Viola in Bahrain e Luciano Darderi a Brasilia

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Andrea Vavassori – ATP Stoccolma 2021 (foto via Twitter @sthlm_open)

Al Challenger 80 di Bari (cemento outdoor) erano ben 14 gli italiani presenti in tabellone e sei di loro sono arrivati ai quarti di finale. A cominciare da Thomas Fabbiano che mai quest’anno aveva superato più di un turno. Qui a Bari, sarà forse l’aria di casa, ha prima battuto Roberto Marcora in un derby molto combattuto 7-6(8) 6-3 e poi con un netto 6-4 6-3 la diciannovenne promessa inglese Jack Draper (N.258 ATP, semifinalista a Ortisei e nei quarti all’ATP 500 del Queen’s). Che sia l’inizio di un’inversione di tendenza, dopo un anno da incubo, per il tennista pugliese? Il quarto di finale contro Brancaccio ci darà una prima risposta.

E proprio Raul Brancaccio è stato autore della sorpresa di giornata, eliminando Carlos Taberner (N.101 ATP e prima testa di serie) in un match durato due giorni, sospeso per pioggia nel tie-break del primo set sul 6-4 per l’italiano. Alla ripresa Raul accusa la partenza a freddo e commette un doppio fallo che potrebbe costargli caro. Per sua fortuna non è che lo spagnolo sia molto più caldo e restituisce il favore con la stessa moneta. Vinto il tie-break, per l’azzurro il resto della partita è una passeggiata di salute fino al 7-6(6) 6-3 che lo promuove al turno successivo.

Anche un bravissimo Flavio Cobolli si guadagna i quarti al termine di un incontro molto tirato contro Tobias Kamke (N.250 ATP). Drammatico poi il primo set che il romano si aggiudica al tie-break 12-10, nonostante la maggiore esperienza del trentacinquenne veterano tedesco. Dopo aver rifiatato nel secondo parziale, l’azzurro domina il set decisivo, ottenendo il break decisivo nel quarto gioco. Il confronto che lo attende nei quarti contro l’altro tedesco Oscar Otte (N.112 ATP e recente vincitore di Ortisei e Ismaning) è di quelli impegnativi.

 

Un altro tedesco aspetta nei quarti il nostro Luca Nardi, quel Daniel Masur (N.204 ATP) che ha eliminato nei turni precedenti due italiani (Fabrizio Andaloro e Francesco Forti), ma siamo certi che il giovane marchigiano, incurante di ogni scaramanzia, saprà farsi valere. Del resto le due vittorie contro Maxime Cressy (N.122 ATP e recente finalista a Ortisei ed Eckental) e Julian Lenz sono di quelle importanti, soprattutto per il modo autoritario in cui sono state ottenute.

Nel derby tra Andrea Vavassori e Andrea Pellegrino, il pugliese parte meglio e nel terzo gioco ottiene il break che gli consente di portare a casa il primo parziale e quasi il risultato pieno: il tie-break del secondo set sembra più volte prendere la strada di Pellegrino, che però non riesce a sfruttare ben quattro match point. Bravissimo infatti Vavassori a resistere e a vincere 12-10, portando l’incontro a un terzo set che dominerà. Il piemontese, con il punteggio di 4-6 7-6(10) 6-2, vince così il quarto dei sette scontri diretti con Pellegrino e guadagna il pass per i quarti. Dove dovrà affrontare un altro derby contro Filippo Baldi che ha eliminato Andrea Arnaboldi 6-4 3-6 6-3, complice anche un problema alla spalla sinistra accusato dal mancino milanese nel terzo set. Peccato perché all’esordio Arnaboldi aveva battuto addirittura Holger Rune, ritiratosi per un problema al gomito quando era sotto 6-4 1-0.

Al Challenger 80 del Bahrain (cemento outdoor) era presente il solo Matteo Viola che, dopo aver superato 6-4 7-5 il cinese di Taipei Yu Hsiou Hsu (N.358 ATP), è andato letteralmente a sbattere contro il britannico Jay Clarke che gli ha inflitto un severo 6-2 6-1.

Al Challenger 80 di Brasilia (terra battuta), Luciano Darderi era l’unico italiano in gara e si è molto ben comportato, superando due turni di qualificazioni non banali. Poi sfortuna ha voluto che si trovasse accoppiato con la testa di serie N.1 Federico Coria. Il diciannovenne italo-argentino si è difeso con coraggio ma alla fine ha dovuto cedere 6-3 7-6(7).

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