Shiffrin intervista Federer: "A Wimbledon ho pianto" (Bergonzi). Berrettini, parte in Russia la rincorsa al Masters (Cocchi)

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Shiffrin intervista Federer: “A Wimbledon ho pianto” (Bergonzi). Berrettini, parte in Russia la rincorsa al Masters (Cocchi)

La rassegna stampa di giovedì 19 settembre 2019

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Shiffrin intervista Federer: “A Wimbledon ho pianto” (Pier Bergonzi, Gazzetta dello Sport)

Roger Federer si comporta come un re nel suo castello. Saluta tutti con elegante trasporto, ride, scherza, mette tutti a proprio agio. L’appuntamento è in una spettacolare villa con vista sul lago di Ginevra. L’occasione è la vigilia della Laver Cup […] Roger fa gli onori di casa accanto a Mikaela Shiffrin, la regina dello sci che lo intervista […] L’iniziativa è di Barilla, lo sponsor italiano che i due numeri uno hanno in comune, oltre all’amore per la pasta […] L’ultima volta che ha pianto? «Beh…. Direi due mesi fa a Wimbledon… in campo e anche alla premiazione ho trattenuto le lacrime che erano lì sul confine. Poi appena sceso negli spogliatoi, al primo commento “che sfortuna, ci eri vicino…” sono crollato e qualche lacrima è scappata». La sua domenica ideale? «Alzarmi senza una sveglia, senza programmi prestabiliti per fare qualcosa con i miei figli. Montagne o mare comunque al sole, all’aria aperta lontano dal tennis, dovunque con i miei figli. Solo una vittoria a Wimbledon mi farebbe cambiare idea. A quel punto la domenica perfetta sarebbe quella. Ma ne parleremo un’altra volta. Ultimamente ne ho passata una davvero brutta» […] Un personaggio storico con cui passerebbe una serata? «In passato sognavo di incontrare Pete Sampras o Stefan Edberg. All’epoca sognavo di incontrare i miei idoli sportivi, come Michael Jordan. Ho incontrato il Papa a Roma, è stato pazzesco. Mi sarebbe piaciuto conoscere Nelson Mandela, sarebbe stato stimolante da molti punti di vista, è stato davvero un grande uomo. Ora la situazione è diversa e sono contento di incontrare chiunque, davvero. Non deve esserci chissà quale conversazione. Mi rendo conto di trovarmi in una posizione privilegiata e ho la fortuna di incontrare moltissime personalità. È molto bello». Un regalo che le piacerebbe ricevere? «Non ho bisogno di regali, in realtà. E non mi piacciono le sorprese. Ma so che succederà per i miei 40 anni. Proprio ieri Mirka mi ha chiesto che cosa voglio fare per il mio compleanno. Io ho risposto che vorrei solo qualche amico, magari sei… E lei mi ha detto: “Cosa?”. Mi sa che sta tramando qualcosa. Mi piace quando i miei figli esprimono la propria creatività e mi fanno dei regali. Magari disegnano o fanno qualcosa di artistico. Comunque una cosa semplice. La verità è che i regali preferisco farli. Sono felice quando vedo che le altre persone sono felici». Riso o pasta? «Pasta… Barilla naturalmente. Amo gli spaghetti pomodoro e basilico. Sono un classico. Ma anche la carbonara, magari non tutti i giorni». C’è qualcosa che non mangia? «Non riesco proprio ad affrontare le lumache e le rane». Durante i match che cosa mangia? «Dovrei mangiare delle barrette energetiche, ma non lo faccio. Tempo fa mangiavo una banana. Adesso bevo soltanto acqua. Sono della vecchia scuola». Vino o birra? «Vino, non riesco a dire di no a un buon bicchiere di champagne per festeggiare una vittoria». Si è mai ubriacato? «Sì, è successo una volta dopo aver vinto uno Us Open. Ci ho messo tre giorni e mezzo per recuperare completamente. Il torneo era finito alla domenica sera e mi sono ripreso soltanto al giovedì. Non so che cosa mi sia successo… anzi, lo ricordo bene: il bar stava per chiudere, allora abbiamo ordinato drink in anticipo per le ore successive. Ci siamo accorti che ne avevamo ordinati troppi, ma credo che sia successo a tutti. Chi non l’ha mai fatto provi a vincere uno Us Open! Oddio, ma ho detto davvero quello che ho detto…?» […] Il mondo comunque vi guarda e cerca ispirazione in voi. «Credo che alla fine la cosa importante sia essere educati e rispettosi. Giocare pulito, essere solidali. Se hai queste qualità e riesci a trasmetterle è già una cosa molto positiva. Ci credo molto, mi piace insegnare queste cose ai miei figli. Lo faccio tutti i giorni. Dico loro di parlarsi in maniera tranquilla, di salutare sempre, di darsi la mano, di guardare gli altri negli occhi. Penso ne valga la pena. Spero che un giorno diventeranno dei bravi cittadini, questo è il mio obiettivo principale». Ha mai pensato se, dopo il ritiro, andrà a vedere le partite dagli spalti? «Ottima domanda, forse sì, mi sembrerebbe di fare un torto a tutto quello che il tennis mi ha dato se mi ritirassi per non tornare mai. Lo farò, e se i miei figli vorranno accompagnarmi, sarà un motivo in più. Questo sport mi piace troppo per staccarmene completamente. Forse all’inizio mi sembrerà strano star seduto a guardare». Non è stanco di rispondere alla domanda su quando si ritirerà? «Non più. Penso fosse più strano dieci anni fa. Avevo appena vinto il Roland Garros e già mi chiedevano del ritiro. E io dicevo: “Cosa? Ho soltanto 28 anni!”. Credevo avrei giocato almeno fino a 32, 33 anni… Mi sembrava fosse troppo presto per pensare a cose del genere. Ed è andata così per gli anni successivi. Ora sembra che in ogni intervista debbano farmi questa domanda. Perché potrebbe essere che proprio in quel momento io decida di annunciarlo. I giornalisti ci sperano. Ma non è così, mi spiace deludere le persone. Sono tranquillo a riguardo, perché non lo so nemmeno io, davvero. Vorrei avere un’idea precisa e poterlo dire. Non adesso».

Berrettini, parte in Russia la rincorsa al Masters (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

 

Un anno fa, il primo titolo in carriera a Gstaad, oggi Matteo Berrettini inizia la rincorsa ai punti decisivi per le Atp Finals. Il romano, reduce dalla straordinaria semifinale Slam di New York, battuto solo da Nadal, vincitore del torneo, si trova al momento in nona posizione nella Race to London a un passo dalla qualificazione nel torneo dei migliori da cui l’Italia manca dal 1978 con Corrado Barazzutti. Kei Nishikori, che occupa l’ottava posizione è ad appena 20 punti dall’azzurro, e tra i due sarà testa a testa […] Pochi giorni fa, in una intervista al sito dell’Atp, Berrettini ha ricordato la gioia del primo successo e ha spiegato che oltre al lavoro con il tecnico Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna, in questi anni è stato fondamentale l’appoggio della famiglia: «I miei genitori non mi hanno mai spinto al successo a tutti i costi ma sono sempre stati vicini quando ne avevo bisogno. Non potrò mai ringraziarli abbastanza per i sacrifici che hanno fatto per me». Da qualche tempo Matteo ha anche trovato l’amore sul campo da tennis: Ajla Tomlianovic, la giocatrice croata naturalizzata australiana, si è vista spesso nel suo box durante gli Us Open, e ora Matteo conferma il legame: «Stiamo insieme. Ci siamo conosciuti a Wimbledon – ha detto il n.13 al mondo -. Mi ha fatto molto piacere che lei sia venuta a vedermi durante la partita con Rublev a New York, io poi ho fatto lo stesso con lei. È bello il fatto che siamo riusciti a ritagliarci un po’ di spazio» […]

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Roma ha anticipato di una settimana. Un giorno dopo NY (Cocchi). Roma ha deciso. Gioca d’anticipo (Ercole). Serena fatica ma vince il Sister Act n. 31, e pensa a Coco in finale (Piccardi)

La rassegna stampa di venerdì 14 agosto 2020

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Roma ha anticipato di una settimana. Un giorno dopo NY (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Dopo una serie di rinvii, incastri e combinazioni degne del Cubo di Rubik, oggi verrà ufficializzato il calendario di Atp e Wta fino alla fine di questo tormentato 2020. La prima novità riguarda gli Internazionali d’Italia, che non saranno con tabellone a 96 come si era ipotizzato, e cambiano data anticipando il via di una settimana. Inizialmente previsti il 10 maggio e poi stoppati dalla pandemia, gli Internazionali sarebbero dovuti iniziare il 21 settembre, ma partiranno il 14 per concludersi il 21 con la finale di lunedì. A giorni si decideranno anche le date delle qualificazioni che partiranno il venerdì se dovessero essere tabelloni a 64, o il sabato nel caso siano a 32. La nuova collocazione in calendario è proprio a ridosso degli Us Open. Il tormentato Slam di New York è previsto dal 31 agosto al 13 settembre. Il che significa che chi approderà alla seconda settimana avrà pochi giorni di tempo per arrivare in Italia, adattarsi alle sei ore di fuso orario e riprendere confidenza con la terra rossa dopo circa un mese di cemento. Per ovviare a questo problema, gli organizzatori concederanno un bye ai giocatori e le giocatrici che avranno raggiunto la semifinale: «I semifinalisti di New York non giocheranno prima di mercoledì o giovedì — spiega Palmieri —, questo permetterà di avere giorni di riposo. L’anticipo di una settimana permetterà anche di avere una sosta interessante tra la finale di Roma e l’inizio del Roland Garros il 27 settembre». Tutti i dettagli, soprattutto relativi alla sicurezza dovranno essere pronti e curati nei minimi particolari. I giocatori che arrivano dagli Usa dovranno fare un tampone 48 ore prima di arrivare, poi una volta giunti in Italia faranno un altro tampone e andranno immediatamente in camera d’albergo: «Da lì non potranno uscire fino a quando arriverà il risultato, al massimo entro 12 ore — ha concluso Palmieri —, da quel momento in avanti potranno andare al Foro Italico allenarsi e giocare». […]

Roma ha deciso. Gioca d’anticipo (Marco Ercole, Corriere dello Sport)

 

Dal 14 al 21 settembre. È questa la nuova data ufficiale degli Internazionali d’Italia di tennis, rinviati dopo lo scoppio della pandemia di Coronavirus. Nei mesi scorsi si era parlato della possibilità di vederli durante la settimana dal 21 al 28 settembre, alla fine è stato deciso di anticipare di qualche giorno, garantendo i tempi tecnici anche per chi arriverà in fondo agli US Open (in programma dal 31 agosto al 13 settembre) di avere qualche giorno di riposo. «Atp e Wta – ha spiegato il direttore del torneo, Sergio Palmieri – hanno confermato la nuova data. Questo per permetteie ai giocatori più forti, quelli che approderanno all’epilogo degli Us Open, di arrivare e di avere qualche giorno di preparazione. Chi parteciperà alla semifinale a New York avrà un bye automaticamente a Roma e non giocherà prima di mercoledl o giovedì. Questo permetterà di avere giorni di riposo e soprattutto una sosta interessante tra la finale di Roma e l’inizio del Roland Garros». […] Ora non resta che capire chi parteciperà, vista la lunga serie di forfait che sta accompagnando l’organizzazione dei due precedenti tornei statunitensi, il Masters di Cincinnati e gli US Open. A questi ci sarà Novak Djokovic, nonostante fosse stato uno dei primi (insieme a Nadal) a lamentarsi del nuovo calendario. ll serbo sarà nella ‘bolla” di Rushing Meadows: «Sono molto felice di annunciare che sarò al via del Masters di Cincinnati e degli US Open».

Serena fatica ma vince il Sister Act n. 31, e pensa a Coco in finale (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

La prima volta nel 1998, secondo turno dell’Australian Open. Venus è la sorella più grande e più forte (n. 22 del mondo), Serena debutta nel tabellone principale di uno Slam da n. 96, ha l’apparecchio per i denti, un’acconciatura di perline bianche, le ascelle non depilate, veste Puma. È l’anno in cui nasce la moneta unica europea, «Titanic» conquista l’Oscar, Pantani vince il Giro d’Italia e la Francia il Mondiale di calcio, muore Lucio Battisti. Insomma, una vita fa. Ogni volta – e con il secondo turno di ieri al torneo di Lexington, in Kentucky, il Sister Act ha raggiunto quota 31 – abbiamo detto che era l’ultima. E invece sono ancora qui, 78 anni in due, dinosauri in un tabellone illuminato dalla talentuosa giovinezza di Coco Gauff, che a 16 anni sfreccia verso il futuro e una possibile finale con Serena. Che si aggiudica a fatica il derby di Lexington, andato in scena 15 mesi dopo la sfida mancata nel 2019 al Foro Italico (ritiro della Williams junior). Serena è dimagrita, durante il lockdown si è allenata sul campo con la stessa superficie dell’Open Usa che il marito Alexis ha fatto costruire nella villa della Florida, ha le extension viola, una bendatura alla schiena che spunta dalla scollatura del vestito, non pare mobilissima: a 44 giorni dal 39° compleanno il sogno di conquistare a New York il 24° titolo Slam va tenuto insieme con i cerotti. Però, battuta l’anziana Venus in tre set (3-6, 6-3, 6-4) e aggiornato il conteggio dei precedenti in famiglia (19-12), la favola della Williams che non si arrende né agli acciacchi né all’età continua. È un tennis strano, a porte chiuse, deragliato fuori dai binari a causa della pandemia, incerto se confermare i rapporti di forza pre-Covid o se regalarsi qualche capriccio. Però è match vero, combattuto, lontano dalle pastette che si diceva organizzasse papà Richard all’inizio della carriera delle figlie. I giudici di linea hanno la mascherina, nemmeno tra sorelle ci si stringe la mano a rete (freddo tocco con le racchette, poi ognuna per la sua strada); il vuoto pneumatico diventerà voragine a New York, dove il campo centrale ha 23.770 posti, che saranno tutti liberi. Mancheranno dieci delle top-50 (ieri il ritiro della campionessa in carica canadese Bianca Andreescu), per Serena un’occasione più unica che rara. Già ci si chiede se l’albo d’oro dell’Open Usa dovrà avere un asterisco accanto al nome dei vincitori, ma chi è assente ha (quasi) sempre torto e comunque la Williams per centrare il record di titoli Major di Margaret Court dovrà battere sette avversarie due set su tre, come quando la pandemia non c’era. […]

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La partita infinita di Venus e Serena. Le sorelle regine sfidano il tempo (Cocchi). Paolo Bertolucci: “Io e Panatta, diversi in tutto. Conquistava le fan con il ciuffo” (Serra)

La rassegna stampa di giovedì 13 agosto 2020

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La partita infinita di Venus e Serena. Le sorelle regine sfidano il tempo (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Hanno fatto 30, perché non fare 31? Perché non allungare ancora una rivalità che ha fatto la storia del tennis e dello sport moderno? Oggi, nel secondo turno del torneo di Lexington, Serena Williams e la sorella maggiore Venus si affronteranno per la 31a volta nella loro incredibile carriera. Si tratta “solo” di un secondo turno, non ci sono Slam da conquistare o numero 1 al mondo da raggiungere, ma c’è da riportare luce nel buio della pandemia che ha congelato lo sport. E allora quale migliore occasione per rilanciare il tennis se non una sfida tra le due eterne Williams? L’ultima? Il primo torneo che si gioca in Usa dopo lo stop, oggi vivrà un momento storico perché – chi lo sa? – potrebbe anche essere l’ultima sfida ufficiale tra Serena e Venus. La maggiore ha compiuto 40 anni a giugno, la minore taglierà il traguardo dei 39 tra un mese. A quasi 79 anni in due, la possibilità che possano incrociarsi molte altre volte comincia a essere remota. Serena rincorre lo Slam numero 24 ed è possibile che, una volta raggiunto il record di Margaret Court, decida di farsi da parte dedicandosi a tempo pieno al lavoro di madre e imprenditrice. Venus ha tenuto a dire che gioca per passione, per il piacere della sfida, ma il tennis post Covid potrebbe non essere più così divertente e indurla a cambiare programmi. Serena e Venus sono cresciute insieme con la racchetta in mano, forgiate dal padre Richard, accusato spesso di aver “manipolato” gli esiti delle sfide tra le due. Ma la rivalità tra giocatrici non si è mai infilata nel rapporto tra sorelle, sempre unite nella vita quotidiana, partecipi l’una delle gioie e dei dolori dell’altra. Non importa se il bilancio della rivalità sia 18-12 per la minore, Venus è sempre in tribuna a tifare per Serena quando c’è in ballo qualcosa di importante. Ventidue anni e sette mesi fa – il 21 gennaio 1998 – la prima puntata del “Sister Act”, come viene ancora soprannominata la rivalità tra le due, con tanto di citazione cinematografica. Le ragazze di Richard si affrontavano all’Australian Open, secondo turno. Serena aveva 16 anni, Venus 17 e vinse lei. Il primo scontro per un trofeo l’anno successivo, nel torneo di Miami. La “piccola” riuscì a strappare un set alla sorella maggiore, che però trionfò ancora. In quell’occasione, il padre venne accusato per la prima volta apertamente di decidere l’esito della sfida, ma rispedì al mittente la provocazione: «Ho insegnato alle mie figlie che si va in campo per vincere, non potrei mai dire a una o all’altra di perdere apposta». Serena è stata la prima tra le due a conquistare un titolo del grande Slam, lo Us Open nel 1999, ed era lei la favorita nel derby in semifinale di Wimbledon 2000. La vittoria, invece, la strappò a sorpresa Venus, che poi conquistò il titolo sull’erba più famosa al mondo: il suo primo Slam. Le sfide in finale tra di loro sono state nove, con Serena vincitrice in sette occasioni contro le due di Venus. Ma anche in tema di Major, le ragazze Williams hanno stabilito un primato: sono tuttora le uniche due tenniste dell’era Open a essersi affrontate in quattro finali consecutive di Slam, dal Roland Garros del 2002 all’Australian Open del 2003, con Serena sempre trionfatrice. L’ultima volta che si sono sfidate per uno Slam è stato l’Australian Open 2017, la finale più dolce. Serena aveva da poco saputo di essere incinta della figlia Olympia, il mondo invece non poteva immaginare che da allora la Williams più giovane non avrebbe più vinto mezzo Slam. Il commento di Venus allora era stato delizioso: «Ecco perché ho perso… Eravamo due contro una!». Ma quando uniscono le forze le due sorelle sono letali: 14 Slam e tre ori olimpici in doppio, totale di 22 titoli compresi quelli sul circuito Wta. […]

Intervista a Paolo Bertolucci: “Io e Panatta, diversi in tutto. Conquistava le fan con il ciuffo” (Elvira Serra, Corriere della Sera)

Preferisce «Pasta Kid» o «Braccio d’oro»? «Pasta Kid, mi ci riconosco di più. Me lo diede per provenienza e abitudini culinarie Bud Collins, del Boston Globe». […] Paolo Bertolucci è «quello che giocava con Panatta». […] La più grossa che le ha combinato? «Lo salva che è una persona buona e con uno così non puoi restare arrabbiato. Ma abbiamo litigato un sacco di volte, dentro e fuori dal campo. Non saremmo potuti essere più diversi: lui di famiglia socialista, io liberale, lui giocava a sinistra, io a destra, lui non si dà mai pace, io sono un tipo tranquillo…». Le spiace aver fatto una carriera alla sua ombra? «Una volta alla Royal Albert Hall di Londra nel presentarci dissero che lui era one of the most handsom men in Europe, uno degli uomini più affascinanti d’Europa, e io ero the shorter, quello più basso. Ma nella coppia ero il regista che creava e preparava il piatto, lui il bel ragazzo che dava il colpo del ciuffo». Ma non era la Veronica il colpo di Panatta? «Tecnicamente. Ma il colpo del ciuffo era bestiale, le donne impazzivano. Lui prima di colpire la palla si spostava i capelli con la mano e loro gridavano: A-dri-a-no! Ma il colpo lo avevo preparato io!». […] Ha dovuto coprirlo spesso con le donne? «Lasciamo stare…». Me ne dica almeno una! «Eravamo in Spagna e durante una partita mi fa: “La vedi quella donna in tribuna? Stasera esce con me”. E io: “Vabbè adesso però cerchiamo di vincere”. La sera, come da manuale, la signora, sposata e con tre-quattro figlioli, lo raggiunse in albergo. Poiché dormivamo in camera insieme, dovetti cedergli la stanza e andai in quella accanto, comunicante. A un certo punto sentii bussare alla porta, era il marito: “Donde està mi mujer”? Ma che ne so, risposi. Adriano aveva sentito tutto e quando andò via fece entrare la moglie da me: bussò da lui e non c’era già più». Nella sua autobiografia, «Pasta kid» (Ultra Edizioni), scrive che grazie a voi Björn Borg diventò un sex symbol. «Vestiva in un modo… Zoccoli svedesi, jeans e maglietta. Lo obbligammo a tirar fuori la carta di credito e rifarsi il guardaroba…». Pure Adriano era vanitoso.. «Altroché! Guai a toccargli i capelli, diventa pazzo». La partita più bella? «La vittoria in Coppa Davis». Con la maglietta rossa. «Quella storia… Buon per Adriano che ve ne siete accorti, ma ai tempi non fece così tanto clamore. Comunque poi la cambiammo». La vittoria più gustosa? «Contro gli australiani a Roma, o anche a Montecarlo contro McEnroe e Gerulaitis». È vero che doveva allenare Federer? «Ero nella rosa, ma significava stare 40 settimane all’estero, avevo appena smesso di fare il girovago…». Cosa pensa di Sinner? «Ha tutto: testa mezzo tedesca, è serio, è ben guidato da Piatti e vive per il tennis». E lei gioca ancora a tennis? «Mai. Quando ho smesso ho smesso». Sogna di giocare? «Mi è successo all’inizio del lockdown. Non ricordo contro chi, ma era un match delicato, non sapevo se colpire sul dritto o sul rovescio. Ho riprovato quella sensazione, il mal di pancia che ti prende…».

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Williams e Halep avanti ma a rilento (Cocchi). Giorgi avanti tutta (Bertellino). Sonego vola negli Stati Uniti: “Più forte dopo il lockdown” (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 12 agosto 2020

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Williams e Halep avanti ma a rilento (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Buona la prima, anche se con una partenza a rilento. Serena Williams, al primo match ufficiale dopo lo stop per pandemia, cede il set di apertura alla connazionale Bernarda Pera, poi la supera in tre set 4-6 6-4 6-1 in due ore e un quarto. Un’atmosfera mai vista, quella di Lexington, con camion e auto che transitavano alle spalle del campo, mentre la ex numero 1 cercava di riprendere il filo di un discorso interrotto da troppo tempo: «Quanto tempo è passato dall’ultima partita — ha detto la campionessa di 23 Slam —. È un buon segnale giocare tre set e riuscire a vincere il match. Non riuscivo a prendere il ritmo, poi mi sono detta: “Serena, gioca come hai fatto in allenamento”, e ha funzionato». Niente pubblico, applausi, autografi, un ambiente completamente diverso da quello a cui per anni è stata abituata: «Era tutto così calmo, silenzioso, non posso dire che non mi sia piaciuto. Ne ho passate tante nella mia carriera e questa era una situazione così diversa… Forse ho vinto anche perché una volta tanto ero calma». Sul cemento del Kentucky passa anche la 16enne Coco Gauff, numero 53, con un doppio 7-5 contro la connazionale Caroline Dolehide, 134. Esordio vincente per Camíla Giorgi al torneo di Praga. L’azzurra ha battuto la 18enne ucraina Marta Kostyuk, numero 140, 4-6 6-2 7-6 (4) in due ore e 14 minuti. Al secondo turno Simona Halep, numero 2 al mondo, anche lei in tre set 6-1 1-6 7-6 (3). Per lei qualche difficoltà di adattamento: «Dopo due set ero molto stanca — ha detto —, ma ho trovato la voglia di combattere. Senza pubblico è più difficile».

Giorgi avanti tutta (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Tempi duri per i miti ma classe e voglia di combattere fanno ancora la differenza. Così per Serena Williams che all’esordio nel Wta di Lexington ha rischiato (4-6 4-4 e 0-40) contro Bernarda Pera venendo a capo del match al terzo set (4-6 6-4 6-1). Nel Wta di Praga sono stati invece i tie-break del terzo set a dare ragione alla n°1 del tabellone, Simona Halep, e a Camila Giorgi. La prima ha faticato non poco per avere la meglio sulla temibile slovena Polona Hercog pur dopo un avvio brillante (6-1). Nella seconda frazione è stata l’avversaria a cambiare marcia e pareggiare i conti con un 6-1 invertito. Nel terzo set Simona Halep è andata a servire per il match sul 5-3 ma non ha capitalizzato il vantaggio e ha avuto bisogno del tie-break: «Sono contenta del risultato e di aver combattuto fino al termine nonostante il calo fisico a fine primo set. Le partite sono una cosa diversa dall’allenamento». Camila Giorgi ha fermato al fotofinish la qualificata ucraina Marta Kostyuk, per 4-6 6-2 7-6 dopo 2 ore e 11 minuti, recuperando nel set decisivo dallo 0-3. Ora troverà la belga Elise Mertens, n°3 del tabellone che in apertura di programma aveva tolto dai giochi l’ottima Jasmine Paolini, per 6-3 al terzo set.

Sonego vola negli Stati Uniti: “Più forte dopo il lockdown” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Fra l’Umbria e la East Coast. Quest’anno per Lorenzo Sonego va così. A Todi, nel primo appuntamento della ripartenza tennistica made in Italy, a inizio giugno, si era cucito addosso lo scudetto di campione italiano, e a Todi è ritornato ieri per giocare la Serie A1 e prendersi il tricolore a squadre con il CT Italia di Forte dei Marmi. In tasca però ha già il biglietto per gli States, dove dal 22 agosto riparte il grande tennis mondiale. Nella bolla di Flushing Meadows, dove ha traslocato il Masters 1000 di Cincinnati, il primo appuntamento maschile post-lockdown (le donne hanno debuttato a Palermo settimana scorsa) e dove il 31 inizieranno gli Us Open. Un discorso interrotto a febbraio, per Sonego dopo cinque primi turni e i quarti di finale a Rio de Janeiro. Lorenzo, si riparte da Cincinnati/New York e dal numero 46 Atp. Già fatto il check in? «Dovrei partire sabato. Sono ancora fuori di un posto dal tabellone principale, quindi dovrei giocare le qualificazioni, ma spero che qualcuno rinunci e di poter entrare direttamente».

Alcuni dei più forti, da Nadal alla numero 1 delle donne Ashleigh Barty, hanno rinunciato anche agli Us Open: chi ha ragione?

È una situazione molto complicata, diversa dal solito, il contagio non è ancora sotto controllo. Confesso che la cosa che mi preoccupa di più è il viaggio: il tempo da passare in aeroporto, le tante ore di aereo. Una volta arrivato a New York credo che sarò più tranquillo, li dovrò pensare solo a giocare.

Dovrete alloggiare obbligatoriamente in uno dei due hotel ufficiali, o in appartamenti approvati dall’organizzazione, e spostarvi solo per le partite e gli allenamenti: una clausura troppo rigida?

Io ho scelto di stare in hotel, ma non credo soffrirò più di tanto: in fondo anche nei tornei normali è sempre così: stadio-albergo, albergo-stadio, non ci sono grandi possibilità di evasione. Poi io vado li per giocare, mica per fare il turista. Sarò ancora più concentrato del solito.

Ha sentito altri tennisti, che atmosfera si respira fra di voi?

La preoccupazione c’è, inutile negarlo. E sul resto della stagione non ci sono certezze, non si sa bene come e dove riusciremo a giocare. La confusione è tanta.

Si aspetta sorprese alla ripartenza? Per Dominic Thiem, viste le assenze, gli Us Open di quest’anno varranno meno degli Slam del passato.

No, mi aspetto che tutti siano in grande forma, molto preparati e con una grande voglia di giocare. Tutti abbiamo usato le esibizioni o i tornei locali’ per recuperare la condizione. Sulle assenze, di Federer si sapeva, mancherà solo Nadal, non è uno Slam svalutato.

Il Sonego post-lockdown sarà migliore o peggiore di quello di inizio anno?

Ho lavorato tanto, sia tecnicamente, su rovescio, servizio e risposta, sia fisicamente, sulla scioltezza dei movimenti. Credo che sarà migliore.

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