ATP Rotterdam: Pospisil elimina il n.1 Medvedev. Fuori anche Khachanov e Bautista

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ATP Rotterdam: Pospisil elimina il n.1 Medvedev. Fuori anche Khachanov e Bautista

Ecatombe di teste di serie a Rotterdam: Medvedev perde male da Pospisil, Khachanov sgambettato da Evans e Bautista Agut si fa sorprendere da Carreno Busta

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Vasek Pospisil - ABN AMRO World Tennis Tournament Rotterdam 2020 (foto Twitter @ABNAMROWTT)

V. Pospisil b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3 (da Rotterdam, il nostro inviato)

Dopo il falso allarme procurato ieri dalla rimonta di Tsitsipas, arriva di mercoledì il primo grande risultato a sorpresa della quarantasettesima edizione dell’ATP 500 di Rotterdam: cade all’esordio la testa di serie numero 1, Daniil Medvedev, uscito deludentemente dal torneo in meno di settanta minuti di partita. Il russo non ha mai giocato ai livelli ai quali ci ha abituato nella seconda parte della scorsa stagione, irretito dall’ottima prova di Vasek Pospisil, un tennista che conferma di essere sulla strada giusta per ritrovare il tennis che qualche anno fa gli ha permesso di essere top 30 e di sconfiggere un numero 1 del mondo (Andy Murray a Indian wells nel 2017). Sconfitta meritata per il quinto giocatore al mondo, che l’anno scorso aveva fatto semifinale a Rotterdam e che questa sera non è riuscito mai a sentirsi a suo agio tennisticamente: dopo la sconfitta al quinto set contro Wawrinka in ottavi a Melbourne, Medvedev conferma di non essere ancora pronto per compiere l’ultimo salto di qualità necessario per trovare la continuità ad altissimi livelli per più di pochi mesi.

IL MATCH – Stentano a riempirsi le tribune del Centrale della Ahoy Rotterdam, quando entrano in campo Medvedev e Pospisil, nome non molto conosciuto dal grande pubblico, ma che gli addetti ai lavori sapevano alla vigilia essere un cliente ostico, anche qualora il russo fosse stato in vena tennistica (e non lo è stato). Sebbene gli infortuni patiti negli ultimi anni lo releghino anche questa settimana fuori dalla top 100, il canadese ha il tennis ideale per questa tipologia di campi e di condizioni di gioco, come mostrato recentemente a novembre alle Davis Cup Finals di Madrid (in quella manifestazione ha vinto tre match, tra i quali quello su Fognini) e appena la scorsa settimana a Montpellier, dove aveva raggiunto la finale sconfiggendo tennisti come Gasquet, Shapovalov e Goffin. Anche l’unico precedente tra i due, datato pochi mesi fa a Shanghai e vinto in due set tirati da Medvedev, spingeva il russo a fare attenzione.

 

Parte meglio il numero 5 del mondo, che arriva a due punti dal portarsi sul 3-0 e servizio. Purtroppo per lui è un fuoco di paglia: il canadese è centrato -in particolar modo col dritto- spara servizi molte volte a velocità superiori ai 210 km/h, scende a rete appena può (spesse volte con volee per nulla banali, che testimoniano la buona sensibilità tennistiica) e chiama spesse volte in avanti con palle corte il russo, facendogli perdere riferimenti e ritmo indispensabili per il suo gioco. Con questo copione, poco sorprende che Medvedev si veda prima riagguantato sul 2-2 e che quando nel decimo gioco sia chiamato a servire per rimanere nel set, giochi un pessimo game, tanto da regalare il primo set a Pospisil

Molti si attendono dalla testa di serie numero uno del torneo una reazione “alla Tsitsipas” di ieri, ma -purtroppo per Daniil- Pospisil non fa gli errori commessi da Hurkacz contro il greco. Il 104 ATP non scende di livello e anzi sempre più cerca di far giocare il match sulla sua diagonale preferita, quella di dritto, che nella maggior parte dei casi gli regala punti preziosi. Medvedev non è esattamente famoso per avere una mano “educata” e quando nel quarto gioco prova ad annullare la palla break con una volee bloccata di dritto -stante anche la serata di scarsa vena-non sorprende che la pallina finisca in corridoio, regalando il 3-1 a Pospisil. Il match finisce in pratica in quel momento: Pospisil è ormai ingiocabile al servizio e nei tre turni di servizio successivi concede appena due punti al suo avversario.

LE ALTRE PARTITE – A Rotterdam il duro inverno ricorda in ogni istante la sua presenza ma il freddo -e il forte vento che avvolge la metropoli olandese, spazzando nella mattinata per fortuna via le nubi e facendo intravedere per un paio di ore il sole, sin qui sconosciuto negli ultimi giorni- non ha impedito al pubblico di casa di arrivare più numeroso in questa terza giornata di gare che vedeva in campo ben quattro teste di serie, il più forte giocatore orange e tennisti dal grande richiamo come Dimitrov. Erano in programma otto incontri di singolare, ma quello riguardante Jannik Sinner non si è disputato a causa del forfait di Albot e della contemporanea assenza di tennisti all’Ahoy Rotterdam pronti a sostituire il moldavo.

Il programma odierno sul Centrale si era aperto con due lunghe battaglie sul Centrale: Simon e Kukushkin, spostati sul Centrale al posto della partita che avrebbe visto protagonista il nostro giocatore, hanno giocato due ore e quarantacinque minuti prima di vedere il francese vincitore, bravo a rimontare da un break sotto nel terzo parziale.

Subito dopo è andata in scena un’altra lunga partita, quella forse più attesa dal pubblico di casa nella giornata-almeno a sentire dalle tribune  la partecipazione alle varie fasi del match da parte degli spettatori- che metteva di fronte la quarta testa di serie del seeding, David Goffin e Robin Haase. Il trentaduenne olandese, sceso al 167 ATP (ma ex 33, otto anni fa) non ha mai fatto molto bene a Rotterdam, raccogliendo solo due quarti di finale (l’ultimo nel 2018, quando strappò un set a Federer) in ben undici partecipazioni ma oggi è stato vicino a raccogliere la prima vittoria contro un top 20 nell’ultimo anno e mezzo. Dopo aver vinto il primo set, nel settimo gioco del secondo ha avuto due palle per andare 4-3 e servizio, ma non è riuscito a convertirle, vedendo il belga trascinare la partita al terzo, grazie a un tie-break ben giocato. Nel set decisivo, al n. 10 ATP è bastato strappare nel game d’apertura il servizio al suo avversario per guadagnare l’accesso agli ottavi di finale, nonostante la strenua resistenza di Haase, che riusciva ad arrivare a complessive cinque palle break, prima di arrendersi dopo oltre due ore e mezza di partita. Sarà dunque Goffin l’avversario di Sinner domani: non si sono mai affrontati prima.

Nel pomeriggio aveva fatto il suo esordio anche Gael Monfils, campione in carica dell’ABN AMRO World Tennis Tournament (l’anno scorso si impose in finale su Wawrinka) e terza testa di serie del seeding che affronatava Joao Sousa, n. 68 ATP, contro il quale aveva vinto in tre delle quattro circostanze in cui l’aveva affrontato. Il numero 9 al mondo (uno dei quattro top ten presenti in questa edizione del torneo) ha impiegato appena settanta minuti per avere la meglio sul trentenne portoghese. Gael, scappato subito avanti nel punteggio, non ha mai concesso chances vere a Sousa di entrare in partita (quando sul 3-1 del primo set si è fatto strappare per l’unica volta nel corso della partita il servizio, ha immediatamente brekkato per la seconda volta il portoghese).

In ottavi per Gael un avversario solitamente per lui molto ostico, Gilles Simon: il 35enne connazionale di Nizza lo ha sconfitto sette delle nove volte che lo ha affrontato (e conduce 2-1 gli head to head sul duro indoor).

Non sono finiti risultati contro pronostico: Khachanov, ieri facile vincitore su un Fognini acciaccato, si fa sorprendere da Evans -che conferma un’ottimo inizio di stagione capace di dargli il best career ranking- rimontando un set di svantaggio e chiudendo dopo due ore e dieci minuti di partita. Soprattutto, cade anche una seconda testa di serie: Bautista Agut, tornato dopo quattro anni a giocare a a Rotterdam, si fa eliminare dal connazionale Carreno Busta al tie-break del terzo set dopo oltre due ore e mezza di partita. Adesso il bilancio delle sfide tra i due nel circuito maggiore è in parità (2-2).

La lunga giornata di tennis si è conclusa con il singolare dalla qualità media più alta tra quelli in cartellone in questo terzo giorno di torneo, ovvero la sfida che vedeva opposti Felix Auger-Aliassime e Grigor Dimitrov, rispettivamente 21 e 22 ATP. I due si erano affrontati l’anno scorso al Queen’s, quando prevalse il canadese classe 2000 con un duplice 6-4: a Rotterdam il copione non è cambiato rispetto a quello proposto dall’erba londinese.

Il match è stato infatti equilibrato solo nelle fasi iniziali, per poi prendere la sua definitiva piega già alla metà del primo set, quando il tennista canadese ha strappato nel quinto e nel settimo gioco il servizio al suo avversario, mostrando determinazione e sangue freddo quando nel sesto game Dimitrov è rientrato momentaneamente in partita controbrekkandolo. Il primo parziale non ha subito più scossoni, chiudendosi con il punteggio di 6-4 dopo 37 minuti dal suo inizio. Troppa la differenza in campo stasera tra la solidità e la precisione dei colpi di Auger-Aliassime e la classe eccessivamente incostante di Dimitrov, che ha trovato nel corso del match sempre più un muro davanti a sè, capace di farlo andare fuori giri. Il break nel terzo gioco del nuovo set segna un solco definitivo a favore del canadese e la palla break guadagnata dal bulgaro nel game seguente è solo un sussulto d’orgoglio fine a se stesso. Felix chiude la pratica in meno di cento minuti di partita e guadagna l’accesso ai quarti, dove attende il vincente della sfida di domani tra Bedene e Tsitsipas.

Risultati secondo turno:

P. Carreno Busta b. [6] R. Bautista Agut 6-4 2-6 7-6(4)
D. Evans b. K. Khachanov 4-6 6-3 6-4
F. Auger-Aliassime b. G. Dimitrov 6-4 6-2

Risultati primo turno:

V. Pospisil b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3
[3] G. Monfils b. J. Sousa 6-3 6-2
[4] D. Goffin b. [WC] R. Haase 3-6 7-6(5) 6-4
G. Simon b. [Q] M. Kukushkin 7-6(3) 3-6 6-3
[WC] J. Sinner b. R. Albot walkover

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ATP Amburgo: Ruud schianta Humbert al terzo. Avanti anche Tsitsipas e Rublev

Il norvegese conferma il suo valore sul rosso, segnali di risveglio per il greco che supera Lajovic. Bene il russo in due set su Bautista Agut

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Casper Ruud – ATP Amburgo 2020 (foto via Twitter @atptour)

Mentre a Parigi va in scena l’ultimo turno delle qualificazioni e Rafa Nadal, per la prima volta in carriera, si allena sullo Chatrier ma non sotto il cielo, ad Amburgo otto tennisti ce la mettono tutta per raggiungere le semifinali incuranti dello Slam incombente. Anche quelli che ambiscono ad arrivare non semplicemente alla seconda settimana, bensì in fondo al torneo. C’era anche curiosità per lo scontro fra il fenomeno della settimana (il francese che ha preso a pallate Medvedev sotto gli occhi deliziati di mamma Anne) e quello che in stagione ha vinto 14 match terraioli su 17, perdendo solo da Seyboth Wild, Mager e Djokovic (il norvegese figlio d’arte che ha giù superato il padre, cosa che probabilmente non accadrà a Emilio Gomez). E, a proposito di eredità, era impegnato anche quello che vuole diventare un rematore estroso opposto al suo nuovo modello. Andiamo a vedere com’è finita e perché.

RBA NON VA – Un tennista che quest’anno si è fatto notare in entrambi i due spezzoni di stagione (e, per fortuna, non nello spazio tra i due come alcuni suoi colleghi) è senz’altro Andrey Rublev. Dopo la preventivabile stecca nel passaggio da New York a Roma, il moscovita ha ripreso a martellare con efficacia venendo a capo in due set di Roberto Bautista Agut. Lo spagnolo non è a suo agio sulla terra quanto lo è sul duro (sotto il livello di guardia la sua percentuale di vittorie sul rosso contro i top 50), eppure sorprende un po’ il dominio di Andrey nel primo parziale chiuso 6-2. Il secondo set pare avviato verso una conclusione simile ancorché meno netta, ma un paio di punti girano male per Rublev – rompe le corde su una risposta, un dritto esce dopo aver sfiorato il nastro – che cede a quindici il successivo turno di battuta. Rimane però in partita e, brekkato nuovamente Bautista, chiude 7-5.

STEFANOS IN RIPRESA – Gioca bene a tennis, Dusan Lajovic. Soprattutto se non deve fare i conti con la palla di Nadal come a Roma. Basta però davvero poco perché esca dal match dopo un primo set ben giocato fino a due punti dall’accaparrarselo e lasci strada a Stefanos Tsitsipas. Arrivati a metà del tie-break entrambi con un ragguardevole 12 su 13 con la seconda di servizio, Dusan allunga sul 5-3 quando la sua risposta sfiora il nastro e manda fuori tempo il dritto greco. Stefanos si riprende il maltolto con una palla che muore in una buca compromettendo la difesa avversaria e vola 7-5, mentre la racchetta serba, scagliata poco serenamente a terra, rimbalza verso la giudice di linea. Poco potenza e mira da rivedere per Lajovic, che quindi non viene neanche sanzionato con il warning, come se il comportamento non fosse pericoloso. Il match dello sfavorito dovrebbe essere finito su quella buca e il break in apertura a favore Tsitsipas pare confermarlo. Ma il tennis si imbruttisce, quello ateniese compreso, e allora contro-break, poi un nuovo strappo e ancora… no, il 2 pari non arriva, nonostante Dusan apparecchi la situazione per un comodo dritto che spara invece fuori. Quindi, sì, l’incontro era davvero finito con il tie-break: è che ancora non lo sapeva. Tsitsipas fallisce due match point in risposta (e fanno otto consecutivi), ma chiude al terzo 6-2 con il servizio.

 

SEMPRE PIÙ RUDE – Ce la mette tutta, Ugo Humbert, ma alla fine Casper Ruud fa valere la sua maggior tenuta atletica che gli permette di prendersi il set finale dopo oltre due ore e mezza di battaglia durissima e per larghi tratti più che apprezzabile. Ruud inizia con la solita pressione da fondo, ma commette troppi errori con il dritto e il set rimane in equilibrio. Esce indenne da un lunghissimo decimo game nel quale salva anche due set point spingendo con il dritto (il secondo con un nastro benevolo) e si prende il break che vale il set subito dopo. Humbert, che sa fare più cose e ha una “mano” più sensibile, riesce ad allungare al quarto gioco fra tocchi delicati, accelerazioni, le indispensabili imprecisioni dell’altro e un pizzico di fortuna stavolta dalla sua. Vanificato l’immediato tentativo di rientro norvegese, il ventiduenne di Metz pareggia il conto dei set.

L’altro classe 1998 ma nato in dicembre rischia di andare subito sotto all’inizio della partita finale, ma per due volte Ugo non riesce a trafiggerlo da posizione vantaggiosa. Occasione favorevole fallita e turno di battuta francese perso a zero. Con un Ruud sempre più vicino a salirgli sopra fisicamente in modo definitivo, Ugo salva tre PB dello 0-4 che gli valgono l’illusione di essere rimasto in vita, soprattutto quando l’opportunità persa di mettere un bella pietra sopra il match da parte di Casper si traduce in un game di servizio aperto da due errori. Rimedia però piantando due ace consecutivi – i primi del match – e l’illusione di Humbert svanisce in fretta: il divario atletico è ormai incolmabile e Ruud vola pressoché indisturbato verso il 6-1. Resta comunque l’ottima settimana di Ugo, mentre sarà interessante, se entrambi ci arrivano, vedere gli scambi parigini tra lui e Thiem sulla diagonale destra.

IL PROGRAMMA DELLE SEMIFINALI – Sabato, si parte alle 13.30 con Rublev che affronta Ruud. Non prima delle 15.30, Tsitsipas cercherà la finale contro Cristian Garin, vittorioso in rimonta ai danni di un Alexander Bublik che può ritenersi soddisfatto del suo torneo dopo il ripescaggio come lucky loser.

Risultati:
[5] A. Rublev b. [4] R. Bautista Agut 6-2 7-5
[2] S. Tsitsipas b. D. Lajovic 7-6(5) 6-2
C. Ruud b. U. Humbert 7-5 3-6 6-1
C. Garin b. [LL] A. Bublik 3-6 6-4 6-4

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ATP Amburgo: arriva la prima vittoria di Fognini, out Sonego. Humbert stende Medvedev

Il francese con una prova super, elimina il N.1 del seeding. Fabio rimonta un set a Kohlschreiber. Nulla da fare per Lorenzo contro Auger-Aliassime

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SULLA BUONA STRADA – Nel percorso di rientro di Fabio Fognini dopo l’operazione a entrambe le caviglie, è buona la terza. Sconfitto in Austria dallo sconosciuto (ma poi semifinalista) Huesler e a Roma da Humbert con evidenti passi in avanti, arriva la vittoria ad Amburgo contro Philipp Kohlschreiber, anch’egli lontano dal suo massimo splendore ma avversario ostico per Fognini, come testimonia il 7-2 dei confronti diretti. Un match piacevole, al netto di parecchi errori non forzati da parte dell’azzurro che ha però dispensato scampoli del suo tennis migliore davanti a un Kohlschreiber sempre bravo nell’usare il campo e avveduto nelle scelte, ma ormai soggetto a cali di rendimento nell’arco di un incontro.

Nella prima partita, non mancano le occasioni per Fognini. In un quarto game da 18 punti, Fabio si guadagna tre opportunità di allungare: per due volte è bravo Kohli, ma resta il rimpianto sulla terza per una complicata veronica sul lob molto probabilmente destinato a cadere in corridoio. Preciso quando si tratta di contenere ed efficace quando è il momento di accelerare, è il tedesco a effettuare il sorpasso, con il nostro che commette un doppio fallo dopo la chiamata del fallo di piede e perde i successivi tre punti. Philipp si dimostra sempre molto più attento nei punti decisivi (si salva poi da un 15-40) e riesce così a mantenere il distacco fino ad assicurarsi il parziale.

C’è bisogno di andare a prendersi il break e Fabio lo fa al secondo game. Tranquillizzato dal vantaggio, Fogna regala qualche magia, spreca qualcosa forse esagerando, ma ha ormai preso il controllo del gioco di fronte a un avversario meno lucido e dilaga alla sua maniera pareggiando il conto dei set con un perentorio 6-1.

 

Il troppo entusiasmo, sotto forma di un dritto in salto, rischia di costargli la possibilità di strappare il servizio tedesco al terzo game, ma i piedi girano veloci e la mano è on fire e il break arriva. Non la conferma, però, perché un paio di “foot fault!” non possono non significare un turno di battuta ceduto a zero. Il match è godibile nonostante alcuni errori di troppo da parte di entrambi, con Fognini che si prende più rischi e Kohlschreiber che, come spesso gli accade, deve fare i conti con il dritto a tratti ballerino. Non chiude una prima volta con il servizio, il Fogna, ma non si distrae alla seconda occasione e si prende il 7-5 che vale la prima vittoria dalla Coppa Davis di marzo e, in torneo, addirittura dall’Australian Open. Al prossimo turno, affronterà il vincente fra Casper Ruud e Benoit Paire, che giocheranno però mercoledì.

HUMBERT STELLARE – Stupenda prestazione di Ugo Humbert che pochi giorni fa aveva battuto proprio Fognini a Roma. Il francese ottiene la vittoria più prestigiosa della carriera eliminando il N.1 del seeding e N.5 del mondo Daniil Medvedev dopo 82 minuti di tennis impeccabile con il 73% di prime in campo e 15 colpi vincenti a referto. 6-4 6-3 il punteggio finale. Per il russo certamente non il miglior viatico in vista del Roland Garros che inizierà domenica.

SONEGO OUT – Cede in due set a un avversario più quotato, Lorenzo Sonego, nonostante il Felix Auger-Aliassime della seconda parte di stagione non stia particolarmente impressionando. Non un buon momento per il venticinquenne torinese: è la quarta sconfitta negli ultimi cinque incontri, con la sola vittoria ottenuta a Roma contro quel poco che sta offrendo un Basilashvili dalla testa altrove. Il primo parziale è caratterizzato da troppi errori dell’azzurro sia nel palleggio sia quando ha in mano lo scambio e il 6-2 per un più concreto Auger-Aliassime arriva dopo trentasei minuti. Bravo Lorenzo nella seconda partita a trovare la misura dei colpi e a rimanere attaccato al servizio; è lui ad avere più opportunità, comprese due (non consecutive) sul 5 pari, ma è bravo Felix a prendersi i rischi e venire avanti per annullarle. Nel finale, tornano i gratuiti di Sonego che compromettono subito il tie-break; ne fa le spese una pallina scaraventata in direzione Brema, mentre Auger-Aliassime va al secondo turno contro Bublik o Ramos-Viñolas.

Risultati:
[4] R. Bautista Agut b. N. Basilashvili 6-4 6-3
[WC] Y. Hanfmann b. [3] G. Monfils 6-4 6-3
[6] F. Fognini b. [WC] P. Kohlschreiber 4-6 6-1 7-5
[8/WC] K.Khachanov vs J-L. Struff 7-6(5) 4-6 7-5
U. Humbert b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3
C. Garin b. K. Nishikori 6-0 6-3
[SE] D. Koepfer b.Y. Nishioka 7-6(0) 4-6 6-1
F. Auger-Aliassime b. L. Sonego 6-2 7-6(2)
[LL] A. Bublik b. A. Ramos-Viñolas 6-2 7-6(5)
D. Lajovic vs A.Mannarino

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Djokovic non lascia scampo a Schwartzman: vince gli Internazionali di Roma per la quinta volta

Il numero uno del mondo incamera il quinto successo qui a Roma, 36° Masters 1000 della carriera: superato Nadal fermo a quota 35. Schwartzman si batte con onore, ma non basta

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Novak Djokovic, con il trofeo - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Novak Djokovic conferma il suo ruolo di favorito superando in due set Diego Schwartzman in una finale lottata al meglio delle sue possibilità dal piccolo argentino, necessariamente meno esplosivo rispetto ai faticosi giorni precedenti ma estremamente solido nel palleggio, soprattutto di rovescio, colpo che il fenomeno di Belgrado è andato particolarmente a stuzzicare. Tante e dagli esiti contrastanti le smorzate di Djokovic, sia per le condizioni del campo appesantito da una leggera pioggia nei primi minuti, sia per verificare il lavoro del fisioterapista di Schwartzman dopo le oltre tre ore in campo la sera precedente.

Nole non si è quindi lasciato sfuggire la possibilità di rifarsi dopo la delusione newyorchese con la prima sconfitta della stagione e ha agguantato il Masters 1000 numero 36, passando così in vantaggio solitario dopo aver condiviso il primato con Rafa Nadal per le tre settimane successive al trofeo di “Cincinnati”; curiosamente, entrambi vantano 115 partecipazioni ai tornei di categoria. Allo stesso modo, sfuma per il momento l’obiettivo di Diego di entrare nell’élite del tennis: da martedì, la top 10 accoglierà invece Denis Shapovalov.

 

L’INIZIO CHE NON TI ASPETTI – Djokovic si presenta alla finale con quello quello che ci si attendeva da lui: ha vinto senza strafare lasciando anche un set al tedesco Koepfer (il laureato in Finanza che, contando questa stagione e la precedente, ha imboccato la strada di un buon risultato all’anno nel Tour), si è infuriato, ha preso un paio di warning, si è infischiato dell’arbitro Forcadell che gli ricordava di indossare la mascherina quando si è allontanato dal campo; lo stesso arbitro che poi lo ha chiamato “Federer” assegnandogli il game.

Sceglie di cominciare con la battuta, che in semifinale l’ha comodamente tolto d’impaccio nelle fasi decisive del primo set contro Ruud, ma la cede nonostante un buon inizio grazie a due scambi divertenti vinti da Schwartzman. Per quanto riguarda l’ultimo ostacolo sulla corsa serba al trofeo, Schwartzman è riuscito nell’impresa di battere Rafa senza perdere set (dal primo Roland Garros conquistato dallo spagnolo nel 2005, è appena il nono tennista a riuscirci) e in quella non certo inferiore di confermarsi al turno successivo nel match più godibile dell’evento romano. Ingolosito dal risultato della prima smorzata sulla quale el Peque non è neanche partito, Nole ci riprova anche perché nello scambio neutro la palla gli ritorna sempre indietro, ma senza fortuna. Infastidito apparentemente da qualsiasi cosa, Djokovic colpisce in modo volontariamente scomposto il rovescio che dà a Schwartzman il 3-0 pesante. Forse dispiaciuto, forse distratto, Diego gli rende la cortesia al gioco successivo facendolo entrare in partita.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

ARRIVA ANCHE NOVAK – Nonostante il 4-0 dei precedenti, le due vittorie sofferte su terra promettevano a favore di una finale, se non incerta quanto a esito, almeno combattuta e, per adesso, le attese non sono deluse. Il n. 1 del mondo lascia per strada qualche punto non da lui, ma il tennista che si trova davanti una rete da pallavolo, almeno secondo un illustre connazionale, perde colpevolmente scambi “quasi vinti” e il sorpasso arriva inesorabile. Quasi sul punto di sparire dal campo, Dieguito torna a tenere la battuta riprendendosi dal parziale negativo e, in risposta, ha l’occasione per tornare avanti; con lo scambio che si allunga pericolosamente oltre i dieci colpi – situazione che avvantaggia l’argentino – Nole ne esce bene con un drop shot. Altrettanto bene fa pochi minuti dopo il ventottenne di Buenos Aires che annulla un set point con il vincente di dritto. Molto male invece quando serve per andare al tie-break: il terzo doppio fallo e due errori non forzati di rovescio (ne aveva sbagliato uno solo fino a quel momento) gli costano il 5-7 dopo un’ora e dieci minuti di fatica durante i quali ha opposto grande solidità commettendo appena 10 gratuiti. Tre dei quali, appunto, nel dodicesimo gioco.

L’EQUILIBRIO È ROTTO – Persa la prima partita estremamente lottata, con un insperato vantaggio in partenza e altre occasioni mancate, lo sfavorito tende a scendere di livello lasciando via libera all’avversario; se, poi, l’avversario in questione non ha mai perso una finale di un Masters 1000 dopo aver incamerato il primo set su 28 volte, la storia sembra già scritta. Diego, però, fattosi fasciare le dita dal fisioterapista, non ha alcuna intenzione di rispettare certi cliché e resta attaccato al match, mentre Novak continua a seminare smorzate dal lato sinistro, alcune vincenti, altre inguardabili da cui sono discesi diversi dei 15 unforced di rovescio del primo parziale.

Con il dritto che fa male (18 vincenti e 7 errori, alla fine), procede un po’ a corrente alternata, Nole, magari va sotto nel punteggio ma rientra senza patemi, quasi per dimostrare all’altro di avere ancora parecchio margine e di poter mettere a segno lo strappo decisivo a proprio piacimento. L’allungo senza possibilità di opposizione arriva sul 4-3, con due errori di Schwartzman e altrettanti vincenti spettacolari di Djokovic che chiude con il servizio al terzo match point, ovviamente con una smorzata dopo un lungo scambio sulla quale Diego arriva bene ma senza la lucidità per tenerla in campo.

È il quinto successo a Roma su dieci finali per Djokovic che, davanti al microfono, chiude la manifestazione in ottimo italiano con i ringraziamenti di rito, mentre la pioggia suggerisce di affrettarsi.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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