ATP Rotterdam: Pospisil elimina il n.1 Medvedev. Fuori anche Khachanov e Bautista

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ATP Rotterdam: Pospisil elimina il n.1 Medvedev. Fuori anche Khachanov e Bautista

Ecatombe di teste di serie a Rotterdam: Medvedev perde male da Pospisil, Khachanov sgambettato da Evans e Bautista Agut si fa sorprendere da Carreno Busta

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Vasek Pospisil - ABN AMRO World Tennis Tournament Rotterdam 2020 (foto Twitter @ABNAMROWTT)

V. Pospisil b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3 (da Rotterdam, il nostro inviato)

Dopo il falso allarme procurato ieri dalla rimonta di Tsitsipas, arriva di mercoledì il primo grande risultato a sorpresa della quarantasettesima edizione dell’ATP 500 di Rotterdam: cade all’esordio la testa di serie numero 1, Daniil Medvedev, uscito deludentemente dal torneo in meno di settanta minuti di partita. Il russo non ha mai giocato ai livelli ai quali ci ha abituato nella seconda parte della scorsa stagione, irretito dall’ottima prova di Vasek Pospisil, un tennista che conferma di essere sulla strada giusta per ritrovare il tennis che qualche anno fa gli ha permesso di essere top 30 e di sconfiggere un numero 1 del mondo (Andy Murray a Indian wells nel 2017). Sconfitta meritata per il quinto giocatore al mondo, che l’anno scorso aveva fatto semifinale a Rotterdam e che questa sera non è riuscito mai a sentirsi a suo agio tennisticamente: dopo la sconfitta al quinto set contro Wawrinka in ottavi a Melbourne, Medvedev conferma di non essere ancora pronto per compiere l’ultimo salto di qualità necessario per trovare la continuità ad altissimi livelli per più di pochi mesi.

IL MATCH – Stentano a riempirsi le tribune del Centrale della Ahoy Rotterdam, quando entrano in campo Medvedev e Pospisil, nome non molto conosciuto dal grande pubblico, ma che gli addetti ai lavori sapevano alla vigilia essere un cliente ostico, anche qualora il russo fosse stato in vena tennistica (e non lo è stato). Sebbene gli infortuni patiti negli ultimi anni lo releghino anche questa settimana fuori dalla top 100, il canadese ha il tennis ideale per questa tipologia di campi e di condizioni di gioco, come mostrato recentemente a novembre alle Davis Cup Finals di Madrid (in quella manifestazione ha vinto tre match, tra i quali quello su Fognini) e appena la scorsa settimana a Montpellier, dove aveva raggiunto la finale sconfiggendo tennisti come Gasquet, Shapovalov e Goffin. Anche l’unico precedente tra i due, datato pochi mesi fa a Shanghai e vinto in due set tirati da Medvedev, spingeva il russo a fare attenzione.

 

Parte meglio il numero 5 del mondo, che arriva a due punti dal portarsi sul 3-0 e servizio. Purtroppo per lui è un fuoco di paglia: il canadese è centrato -in particolar modo col dritto- spara servizi molte volte a velocità superiori ai 210 km/h, scende a rete appena può (spesse volte con volee per nulla banali, che testimoniano la buona sensibilità tennistiica) e chiama spesse volte in avanti con palle corte il russo, facendogli perdere riferimenti e ritmo indispensabili per il suo gioco. Con questo copione, poco sorprende che Medvedev si veda prima riagguantato sul 2-2 e che quando nel decimo gioco sia chiamato a servire per rimanere nel set, giochi un pessimo game, tanto da regalare il primo set a Pospisil

Molti si attendono dalla testa di serie numero uno del torneo una reazione “alla Tsitsipas” di ieri, ma -purtroppo per Daniil- Pospisil non fa gli errori commessi da Hurkacz contro il greco. Il 104 ATP non scende di livello e anzi sempre più cerca di far giocare il match sulla sua diagonale preferita, quella di dritto, che nella maggior parte dei casi gli regala punti preziosi. Medvedev non è esattamente famoso per avere una mano “educata” e quando nel quarto gioco prova ad annullare la palla break con una volee bloccata di dritto -stante anche la serata di scarsa vena-non sorprende che la pallina finisca in corridoio, regalando il 3-1 a Pospisil. Il match finisce in pratica in quel momento: Pospisil è ormai ingiocabile al servizio e nei tre turni di servizio successivi concede appena due punti al suo avversario.

LE ALTRE PARTITE – A Rotterdam il duro inverno ricorda in ogni istante la sua presenza ma il freddo -e il forte vento che avvolge la metropoli olandese, spazzando nella mattinata per fortuna via le nubi e facendo intravedere per un paio di ore il sole, sin qui sconosciuto negli ultimi giorni- non ha impedito al pubblico di casa di arrivare più numeroso in questa terza giornata di gare che vedeva in campo ben quattro teste di serie, il più forte giocatore orange e tennisti dal grande richiamo come Dimitrov. Erano in programma otto incontri di singolare, ma quello riguardante Jannik Sinner non si è disputato a causa del forfait di Albot e della contemporanea assenza di tennisti all’Ahoy Rotterdam pronti a sostituire il moldavo.

Il programma odierno sul Centrale si era aperto con due lunghe battaglie sul Centrale: Simon e Kukushkin, spostati sul Centrale al posto della partita che avrebbe visto protagonista il nostro giocatore, hanno giocato due ore e quarantacinque minuti prima di vedere il francese vincitore, bravo a rimontare da un break sotto nel terzo parziale.

Subito dopo è andata in scena un’altra lunga partita, quella forse più attesa dal pubblico di casa nella giornata-almeno a sentire dalle tribune  la partecipazione alle varie fasi del match da parte degli spettatori- che metteva di fronte la quarta testa di serie del seeding, David Goffin e Robin Haase. Il trentaduenne olandese, sceso al 167 ATP (ma ex 33, otto anni fa) non ha mai fatto molto bene a Rotterdam, raccogliendo solo due quarti di finale (l’ultimo nel 2018, quando strappò un set a Federer) in ben undici partecipazioni ma oggi è stato vicino a raccogliere la prima vittoria contro un top 20 nell’ultimo anno e mezzo. Dopo aver vinto il primo set, nel settimo gioco del secondo ha avuto due palle per andare 4-3 e servizio, ma non è riuscito a convertirle, vedendo il belga trascinare la partita al terzo, grazie a un tie-break ben giocato. Nel set decisivo, al n. 10 ATP è bastato strappare nel game d’apertura il servizio al suo avversario per guadagnare l’accesso agli ottavi di finale, nonostante la strenua resistenza di Haase, che riusciva ad arrivare a complessive cinque palle break, prima di arrendersi dopo oltre due ore e mezza di partita. Sarà dunque Goffin l’avversario di Sinner domani: non si sono mai affrontati prima.

Nel pomeriggio aveva fatto il suo esordio anche Gael Monfils, campione in carica dell’ABN AMRO World Tennis Tournament (l’anno scorso si impose in finale su Wawrinka) e terza testa di serie del seeding che affronatava Joao Sousa, n. 68 ATP, contro il quale aveva vinto in tre delle quattro circostanze in cui l’aveva affrontato. Il numero 9 al mondo (uno dei quattro top ten presenti in questa edizione del torneo) ha impiegato appena settanta minuti per avere la meglio sul trentenne portoghese. Gael, scappato subito avanti nel punteggio, non ha mai concesso chances vere a Sousa di entrare in partita (quando sul 3-1 del primo set si è fatto strappare per l’unica volta nel corso della partita il servizio, ha immediatamente brekkato per la seconda volta il portoghese).

In ottavi per Gael un avversario solitamente per lui molto ostico, Gilles Simon: il 35enne connazionale di Nizza lo ha sconfitto sette delle nove volte che lo ha affrontato (e conduce 2-1 gli head to head sul duro indoor).

Non sono finiti risultati contro pronostico: Khachanov, ieri facile vincitore su un Fognini acciaccato, si fa sorprendere da Evans -che conferma un’ottimo inizio di stagione capace di dargli il best career ranking- rimontando un set di svantaggio e chiudendo dopo due ore e dieci minuti di partita. Soprattutto, cade anche una seconda testa di serie: Bautista Agut, tornato dopo quattro anni a giocare a a Rotterdam, si fa eliminare dal connazionale Carreno Busta al tie-break del terzo set dopo oltre due ore e mezza di partita. Adesso il bilancio delle sfide tra i due nel circuito maggiore è in parità (2-2).

La lunga giornata di tennis si è conclusa con il singolare dalla qualità media più alta tra quelli in cartellone in questo terzo giorno di torneo, ovvero la sfida che vedeva opposti Felix Auger-Aliassime e Grigor Dimitrov, rispettivamente 21 e 22 ATP. I due si erano affrontati l’anno scorso al Queen’s, quando prevalse il canadese classe 2000 con un duplice 6-4: a Rotterdam il copione non è cambiato rispetto a quello proposto dall’erba londinese.

Il match è stato infatti equilibrato solo nelle fasi iniziali, per poi prendere la sua definitiva piega già alla metà del primo set, quando il tennista canadese ha strappato nel quinto e nel settimo gioco il servizio al suo avversario, mostrando determinazione e sangue freddo quando nel sesto game Dimitrov è rientrato momentaneamente in partita controbrekkandolo. Il primo parziale non ha subito più scossoni, chiudendosi con il punteggio di 6-4 dopo 37 minuti dal suo inizio. Troppa la differenza in campo stasera tra la solidità e la precisione dei colpi di Auger-Aliassime e la classe eccessivamente incostante di Dimitrov, che ha trovato nel corso del match sempre più un muro davanti a sè, capace di farlo andare fuori giri. Il break nel terzo gioco del nuovo set segna un solco definitivo a favore del canadese e la palla break guadagnata dal bulgaro nel game seguente è solo un sussulto d’orgoglio fine a se stesso. Felix chiude la pratica in meno di cento minuti di partita e guadagna l’accesso ai quarti, dove attende il vincente della sfida di domani tra Bedene e Tsitsipas.

Risultati secondo turno:

P. Carreno Busta b. [6] R. Bautista Agut 6-4 2-6 7-6(4)
D. Evans b. K. Khachanov 4-6 6-3 6-4
F. Auger-Aliassime b. G. Dimitrov 6-4 6-2

Risultati primo turno:

V. Pospisil b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3
[3] G. Monfils b. J. Sousa 6-3 6-2
[4] D. Goffin b. [WC] R. Haase 3-6 7-6(5) 6-4
G. Simon b. [Q] M. Kukushkin 7-6(3) 3-6 6-3
[WC] J. Sinner b. R. Albot walkover

Il tabellone completo

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Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

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Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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