MEF Tennis Events e la nuova idea per la ripartenza del tennis italiano

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MEF Tennis Events e la nuova idea per la ripartenza del tennis italiano

Una serie di tornei da giocare in Italia prima della ripresa del circuito ATP? Caruso e gli altri azzurri: “Sarebbe fantastico”

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Salvatore Caruso - Roma 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Quando ripartirà, il tennis italiano lo farà con MEF Tennis Events. È l’idea di Marcello Marchesini, presidente della società che organizza tornei nazionali ed internazionali da oltre 10 anni, pronto ad organizzare un nuovo circuito. “Vogliamo concedere ai giocatori italiani di alto livello la possibilità di riprendere confidenza con l’agonismo, di rientrare nel ritmo partita prima della ripartenza del circuito ATP. L’idea è dar vita ad un circuito: ogni tappa vedrebbe in campo i migliori giocatori italiani. I tornei andrebbero in scena, ovviamente, in Italia, e avrebbero in palio un montepremi”. Il tutto scatenato da un motto, che Marchesini ripete con determinazione: “Nessun dorma. I tennisti stanno vivendo un periodo estremamente particolare, non riescono ad allenarsi in condizioni ideali e hanno bisogno di disputare match. Vogliamo dare il nostro contributo affinché la loro attività non si affievolisca del tutto, in attesa di poter ricominciare a disputare tornei ATP e Challenger (MEF Tennis Events aveva in calendario 6 Challenger in Italia nel 2020, ndr)”.

Entusiasti di questa idea i giocatori italiani, su tutti Salvatore Caruso: “Mi piace molto, spero davvero che possa prendere vita. Sarei felicissimo di partecipare al circuito di MEF Tennis Events, vorrebbe dire aver superato questa difficilissima fase della nostra vita. Sarebbe una grande occasione per poi farci trovare pronti alla ripartenza del circuito internazionale”. Dello stesso avviso Vincenzo Santopadre, allenatore del numero 8 del mondo Matteo Berrettini: “L’idea di Marcello, che non è nuovo a progetti vincenti, mi sembra molto valida. Sarebbe un’iniziativa perfetta per il periodo in cui i tennisti italiani non avranno ancora la possibilità di giocare all’estero. È importante per loro tornare ad avere un obiettivo agonistico, ritrovare familiarità con i match: sono atleti abituati a competere con grande continuità, che adesso vivono una situazione simile a quella legata agli infortuni. Il circuito di MEF Tennis Events sarebbe un grande stimolo per giocatori e coach”.

Approva con decisione anche Massimo Sartori, storico allenatore di Andreas Seppi attualmente impegnato anche con Marco Cecchinato: Secondo me siamo ancora lontani dalla ripartenza del circuito ATP, e bisogna considerare anche la difficoltà nell’organizzazione di allenamenti adeguati in queste settimane. Sarebbe molto interessante stabilire delle tappe in cui i ragazzi avrebbero la possibilità di confrontarsi, ritrovando le sensazioni della partita. Quella di MEF Tennis Events è un’idea davvero molto positiva, i giocatori saranno contenti di poterne prendere parte. L’idea che convince, da Gianluca Mager a Federico Gaio, passando per Stefano Travaglia e gli altri tennisti italiani che nelle ultime stagioni hanno portato in alto, con onore, l’azzurro nel mondo. E poi i grandi allenatori del momento, Simone Vagnozzi e Flavio Cipolla: tutti d’accordo sul valore dell’idea di MEF Tennis Events. Perché la voglia di tornare in campo è tanta. Nessun dorma.

 

Ufficio stampa circuito MEF Tennis Events

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Del Potro: “Maradona mi ha dato emozioni uniche. Voglio tornare e giocare le Olimpiadi”

Il ricordo e il saluto della ‘Torre di Tandil’ al suo connazionale: “Trasmetteva una forza e un’energia che non ho mai ricevuto da nessuno”. Sul rientro: “È difficile, ma la voglia è tanta”

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Juan Martin del Potro - Coppa Davis 2016

L’impatto della morte di Diego Armando Maradona sul mondo sportivo è stato devastante. Non solo per i tifosi e gli appassionati che si sono legati indissolubilmente a lui sin dal primo momento in cui l’hanno visto. Anche tanti sportivi possono dire di aver legato in maniera profonda con El Pibe de Oro, su tutti gli argentini, i suoi connazionali. La Coppa Davis era per lui un appuntamento fisso, forse per via delle corrispondenze con la Coppa del Mondo di calcio, vinta nel 1986. Non voleva perdersi i grandi appuntamenti della Selecciòn (tennistica) e sfruttava il suo enorme carisma per motivare i giocatori.

Maradona era a Zagabria il giorno in cui l’Argentina ha vinto la sua prima Insalatiera, nel 2016. Con la Croazia avanti 2-1, la domenica del Potro vinse contro Cilic nonostante avesse un dito della mano rotto e poi Delbonis firmò il punto decisivo contro Karlovic. È l’emozione più bella che ho vissuto negli ultimi anni” disse Maradona mentre festeggiava la vittoria. Dopo i festeggiamenti Delpo gli regalò anche la racchetta di quel match storico. Contattò personalmente ‘El Diez’ per farlo arrivare a Zagabria: “Organizzai tutto, era quasi più importante il fatto che ci fosse lui delle nostre partite ha raccontato del Potro in un’intervista a ESPN riportata da Olé. “Nel tennis è meglio stare il più tranquilli possibili, ma con Diego vicino era difficile. Trasmetteva un’energia e una forza che non ho mai ricevuto da nessun’altra persona”.

Ora che un’icona come lui se n’è andata, il dolore è grande per il popolo argentino: “Fatico ancora ha crederci” dice del Potro, “ho realizzato che se ne fosse andato solo mentre seguivo il suo funerale. Non ho potuto partecipare perché ero in viaggio. È stata la cosa più difficile. Lo incontrai quando ero giovane e iniziavo a viaggiare per giocare i tornei. Nel 2011 quando morì la madre, Dona Tota, mi disse che si ricordava di avermi incontrato a Tandil. Con lui ho generato un rapporto unico e irripetibile“.

 

Non vediamo Juan Martin del Potro in campo in un torneo ufficiale dal giugno 2019 (vinse contro Denis Shapovalov sull’erba del Queen’s). Seguì l’ennesimo infortunio delle sua carriera, allora al ginocchio, dal quale ancora il campione dello US Open 2009 non si è ripreso. Ancora però non vuole mettere la parola fine sulla sua carriera: “Ho messo un limite dopo la terza operazione al polso, poi con la terza al ginocchio. Ma amo il tennis. Voglio incontrare di nuovo tutte le persone che mi hanno aiutato a fare questa carriera. E voglio farlo sui campi, non da fuori. È il mio posto naturale”.

Tuttavia ha ammesso cheè difficile ora tornare. Questa è la realtà. Ho combattuto con il mio ginocchio. Ho però ancora la voglia di giocare e non credo sia arrivata l’ora di chiudere questa fase. Voglio andare a giochi Olimpici, questo mi aiuta a sperare ancora. I Giochi sono stati spostati al 2021 per questa maledetta pandemia. Credo che sia un premio rappresentare l’Argentina un’ultima volta: perciò voglio continuare a lottare“.

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Marat Safin sul suo ritiro: “Se non puoi battere Federer, Nadal o Djokovic, cosa continui a fare?”

L’ex numero 1 russo elogia il connazionale Medvedev: “È un bravo ragazzo ma bisogna migliorarsi ogni anno”. A Rublev una bella strigliata: “Non deve crollare in situazioni difficili”

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Ci sono sportivi che vale la pena seguire sia in campo che fuori, come nel caso di Marat Safin. L’ex numero 1 del mondo ha parlato pochi giorni fa alla testata russa gotennis.ru iniziando da alcune considerazioni sull’ultimo torneo della stagione, le ATP Finals vinte proprio dal suo connazionale Daniil Medvedev. “È uno dei miei tornei preferiti. Gli otto migliori giocatori dell’anno duellano per vedere chi esce con il trofeo da campione e con tanti soldi in tasca. Quando perdi una partita in qualsiasi torneo vai subito a casa, mentre qui hai ancora la possibilità di lottare per entrare in semifinale. Sono riuscito a raggiungere la semifinale due volte, ma in entrambe ho avuto problemi fisici. Il fatto di giocare molte partite per tutto l’anno mi ha penalizzato partecipando a questo torneo”.

I guai fisici purtroppo sono anche alla base del suo prematuro ritiro dal tennis agonistico, arrivato nel 2009 quando Marat aveva 29 anni. Gli acciacchi gli hanno impedito di restare al livello che avrebbe voluto e, nonostante sembrasse prendere tutto con superficialità, competere al massimo era quello che gli interessava di più. “In questo sport, o sei tra i primi cinque o non sei da nessuna parte. Non volevo continuare a giocare a tennis da numero 11, 12 o 20 al mondo. Giocare con tennisti più giovani, stancarti e correre con un ginocchio molto dolorante è solo screditare sé stessi. Ho sempre pensato che fosse meglio smettere di fare sport prima che lo sport ti abbandonasse. Se il ginocchio non mi avesse dato così tanto fastidio, avrei potuto giocare ancora un paio d’anni, ma non è stato così. Ero già stanco di questo mondo. Mi sono annoiato, bruciato e dopo diversi anni posso dire di aver vinto il tennis. Non avevo alcuna motivazione e ho iniziato a perdere con tennisti sconosciuti. Se non puoi più battere giocatori come Federer, Nadal o Djokovic, allora cosa ci fai lì?“.

Chi invece al momento sembra riuscire in questa impresa con continuità è Daniil Medvedev. “Quando una persona cresce, diventa più saggia e capisce quali cose deve eliminare dalla sua vita. Medvedev ha una tecnica piuttosto interessante. Sa di avere molte opzioni per poter fare grandi cose in questo sport. Nell’ATP Cup ho potuto passare del tempo con lui. L’ho conosciuto più da vicino e la verità è che è un bravo ragazzo. L’ho aiutato molto a giocare meglio a rete. Se vuoi competere con i più grandi, devi aggiornare un po’ di più il tuo stile di gioco ogni anno. Altrimenti sei perduto”.

 

All’apparenza ci sarebbe anche un altro suo connazionale che non ha affatto sfigurato in questa stagione, cioè Andrey Rublev che con 41 incontri vinti nel 2020 è quello ad aver ottenuto più vittorie insieme a Novak Djokovic. Tuttavia la maggior parte di questi successi sono arrivati a livello ATP 500 e Safin non gradisce la cosa. Andrey è un junior e continuerà ad esserlo ha detto il due volte campione Slam, usando parole dure ma veritiere. L’intento qui non è semplicemente criticare una giovane promessa, bensì indicargli una strada più proficua per l’avvenire, anche usando modi bruschi ma non per questo meno efficaci.

“È riuscito a vincere cinque tornei nel 2020, ma nessuno è stato un Masters 1000 o uno Slamha proseguito Safin. “Novak, vincendo meno tornei, ha concluso l’anno da numero 1 al mondo. Rublev ha bisogno di cambiare e saper giocare meglio nei tornei più importanti. È un bravo tennista che sa competere e battere i migliori, ma bisogna vederlo gareggiare in semifinale o in finale degli Slam. Lui sa di cosa sto parlando. Preso ci vedremo e gli dirò tutto, siamo costantemente in contatto. Un’altra cosa da aggiungere è che Andrey ha bisogno di imparare a non crollare in situazioni difficili“.

E qui Safin chiosa con una riflessione, spesso presente nelle sue interviste, sulla parte mentale del tennis alla quale bisogna dare sempre maggior rilevanza: “In generale, molte persone non capiscono cosa siano gli sport professionistici. Il tennis ai massimi livelli non consiste solo nell’imparare a colpire la palla, ma ciò che conta è quanto tempo puoi resistere in una situazione stressante“. E considerando l’elevata quantità di racchette rotte dal diretto interessato in momenti di frustrazione, possiamo dargli credito per queste parole.

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Sascha Bajin, ex di Osaka e Yastremska, è il nuovo coach di Karolina Pliskova

Finita in modo burrascoso l’avventura con Yastremska, l’ex coach di Osaka inizia a lavorare con Karolina Pliskova

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La giostra dei cambi di allenatore si ferma un attimo per far salire l’ultimo acquisto. Si tratta di Sascha Bajin che ha iniziato a collaborare con Karolina Pliskova. Lo annuncia senza parole tramite i suoi profili social la ventottenne di Louny, limitandosi a pubblicare una foto che la ritrae sul campo del resort Puente Romano di Marbella insieme a Sascha e al preparatore atletico. Dal canto suo, il coach tedesco si limita a giurare su Instragram di essere “più entusiasta di questa squadra di quanto appaia nella foto”.

Tre settimane fa, Karolina aveva interrotto il sodalizio che durava da un anno con Daniel Vallverdu, mentre anche meno aveva resistito il rapporto di Bajin con Dayana Yastremska, anche a causa di un poco opportuno tweet di complimenti a Naomi Osaka per aver battuto la sua pupilla. Anzi, il dubbio su chi sia effettivamente la preferita dell’ex sparring partner di Serena Williams rimane a prescindere da chi stia allenando in un determinato momento, dopo la dichiarazione di amore incondizionato espressa lo scorso anno nei confronti di Osaka.

 

Pur iniziata con la vittoria al Premier di Brisbane, la stagione 2020 di Pliskova è stata da dimenticare: troppe sconfitte precoci a fronte del solo acuto della finale di Roma hanno comportato la discesa nel ranking – pur protetto dal conteggio biennale – dalla seconda alla sesta posizione. Non resta che attendere i risultati che porterà la guida di Bajin, sperando che abbia imparato dai propri errori in caso di “derby” con Naomi.

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