Torino si fa bella per le Finals: ristrutturazione al Circolo Sporting

Circoli in vista

Torino si fa bella per le Finals: ristrutturazione al Circolo Sporting

Lo Stadio verrà ampliato e potrà raggiungere una capienza di 2500 posti a sedere. In programma anche l’allestimento di due campi di allenamento per i partecipanti del Masters

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Circolo della Stampa Sporting Torino

Il Circolo della Stampa Sporting di Corso Agnelli a Torino verrà riqualificato in vista del grande evento che il capoluogo piemontese ospiterà nell’autunno del 2021: le ATP Finals. Il progetto verrà a costare circa mezzo milione di euro e godrà in buona parte del finanziamento della Compagnia di San Paolo, che stanzierà un finanziamento di 400.000 euro. Lo “Stadio” del circolo è la struttura sulla quale si concentreranno maggiormente i lavori. In piedi dal 1942 (realizzata dall’architetto Domenico Morelli), potrà raggiungere una capienza di circa 2500 spettatori dopo la ristrutturazione. Il progetto prevede anche l’allestimento dei due campi di allenamento a disposizione dei migliori otto singolaristi e doppisti del Tour ATP che si saranno battaglia sul cemento del Pala Alpitour.

Lo Stadio ha ospitato per ben sei volte gli incontri di Coppa Davis e ha visto calcare la sua terra battuta campioni i grandi campioni del tennis italiano -Pietrangeli, Panatta e compagni – e non solo. Conoscerà ora una nuova era sportiva, ancora dominata dai Big Three nel mondo della racchetta, ma con tante giovani promesse che proprio a Torino avranno la possibilità di scrivere la storia. La ristrutturazione porterà a un recupero totale della struttura, che potrà essere utilizzata non solo per manifestazioni sportive, ma anche per convegni, eventi musicali e teatrali. L’ampliamento consentirà anche di garantire un numero cospicuo di spettatori sugli spalti anche in caso di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria (circa 600 secondo le norme di distanziamento sociale).

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Serie A, così non va. Difetti e proposte

Modesti ritorni d’immagine (ma forti costi) per il club, sponsor, FIT. Trascurate qualità e promozione. Eppure la giocano Sonego, Musetti, Andujar, Travaglia, Bautista Agut, diversi top 100 ATP

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Lorenzo Sonego e Lorenzo Musetti - Assoluti Todi 2020 (foto Federtennis)

La presentazione del campionato di Serie A1 (di Luca De Gasperi)


In tempi di COVID-19 si fa quel che si può. Il campionato di serie A comincia ancor più in sordina del solito per i motivi che conosciamo. Senza raccattapalle, giudici di linea, conferenza stampa post gara (per chi le organizzava), hostess degli sponsor (per chi le aveva). Non è tutto sommato un male che non ci siano più i match di andata a ritorno, formula che appartiene tradizionalmente più al calcio (e altre discipline) che non al tennis. Troppe volte in passato le squadre che avevano perso l’andata in casa affrontavano le successive gare di ritorno (specie in trasferta) schierando dei ragazzini del club al posto dei migliori. Talvolta anche per risparmiare i gettoni di presenza dei tennisti più qualificati e più cari, quando si aveva la convinzione di non poter comunque recuperare.

Il risultato era che ne venivano fuori duelli di insignificante qualità e di nessuna incertezza. Quasi imbarazzanti per quegli spettatori, e sponsor, che si fossero trovato casualmente al club incuriositi da un match di cosiddetta serie A. In termini di promozione un boomerang. Sono anni che lo si dice, ma la FIT non ha mai mostrato di credere e di voler investire granché in questo campionato, trascurato da tutta la stampa nazionale perché promosso da sempre poco e male. Forse in FIT sono i primi a non credere nella possibilità di farlo crescere e diventare interessante.

 

La FIT ha incessantemente cambiato regolamenti ogni due per tre e obbligato i club a schierare non più un solo allievo cresciuto nel club ma due (troppi!) per la preoccupazione (da un lato comprensibile) di un tennis-mercato che, poco fair, favorisse smaccatamente i circoli più ricchi come ai tempi dei ripetuti successi del Tennis Capri. Il risultato è che al di fuori dei circoli che la giocano, pochi si accorgono che esiste. E anche all’interno dei circoli, salvo che ci siano dirigenti particolarmente attivi e pronti a promuovere il loro club anche con i mezzi che offrono internet, i social, i siti, ben pochi sono i soci al corrente del suo svolgimento.

Soprattutto la sensazione è tale per cui, dopo aver riscosso le quote di iscrizione, la FIT non si sia mai preoccupata troppo della qualità del suo primo campionato, che pure è utile ai giocatori di prima fascia nazionale (e in particolare ai giovani cui la FIT dovrebbe in particolare dedicare la sua attenzione) per guadagnare esperienza e soldini necessari a potersi permettere un’attività agonistica internazionale. Molte squadre di A, che investono diverse decine di migliaia di euro (alcune anche intorno ai 100.000 e più), rischiano ogni anno di rimetterci soldi. A che pro? Per la soddisfazione di partecipare? Non sarebbe stato incentivante predisporre almeno un minimo montepremi per un evento professionistico e legato in gran parte a giocatori di respiro professionistico? Premi per almeno le prime due, quattro squadre? Quantomeno la non obbligatorietà di pagare le iscrizioni l’anno successivo per le partecipanti alle finali come “ricompensa” per il traguardo raggiunto?

Posso anche comprendere che in questi giorni la FIT, angosciata per il lucro cessante degli Internazionali d’Italia (sia che si disputino, o no, a porte semichiuse o meno, una perdita rispetto al budget previsto 8 mesi fa certo purtroppo sarà inevitabile) non avverta l’urgente necessità di “investire” qualcosina di più sul proprio campionato di serie A. Ciò pur avendo sbandierato da tempo di essere la federazione sportiva con il bilancio più florido fra tutte (calcio escluso).

Ma quantomeno potrebbe annunciare, per stimolare i propri circoli che tanta passione e impegno economico dimostrano anno dopo anno, che almeno nel 2021 – COVID-19 permettendo – qualcosa di diverso verrà fatto per gratificare chi se lo merita. 

Per tutto questo primo semestre, se qualcuno avesse voluto mostrare ad altri, a uno sponsor quali erano le squadre di Serie A, quali erano i team campioni in carica, non aveva modo di farlo. Una ricerca sul sito della FIT non dava esito. Finalmente la scorsa settimana la FIT ha fatto conoscere squadre partecipanti e calendario. Ma anziché diramare e pubblicizzare il calendario, la FIT ha raccomandato ai club di mantenerlo segreto, di non diffonderlo. Il perché è misterioso. Di solito tutte le altre federazioni si danno da fare per far sapere chi gioca contro chi e quando. Perché la FIT non vuole farlo sapere? Perché non si è ancora deciso dove, quando e come si svolgeranno le fasi finali? Con quante squadre? Sembra davvero tutto così improvvisato… quando mancano pochissimi giorni all’inizio del campionato.

La FIT dovrebbe finanziare o perlomeno aiutare i circoli che investono sulla serie A. Come? I sistemi potrebbero essere diversi. C’è chi suggerisce un gettone minimo (€ 1000/2000 euro?) per ogni incontro di girone vinto? Ciò spingerebbe i circoli ad essere competitivi in ogni partita del girone anche a classifica definita. Ma tutti concordano sulla opportunità di garantire premi almeno alle squadre semifinaliste con bonus finale alla vincitrice.

Tennis Club Prato: le vincitrici della Serie A1 2019 – Foto Marta Magni

C’è chi ha fatto grandi sforzi (e non solo finanziari) per raggiungere le fasi finali del campionato. A parte la soddisfazione personale per il circolo e i giocatori, quei club non hanno ricevuto alcun supporto. Anzi, hanno dovuto affrontare parecchie spese anche per il weekend della finale. 

Alcuni circoli, nonostante tutto, vivono molto intensamente il campionato e ciò si riflette poi anche sulle squadre minori creando aggregazione e spirito di club. Motivo per cui se ci fosse un aiuto tangibile, anche la federazione ne riceverebbe sicuramente un ritorno. E tutto il movimento tennistico. 

Un’altra idea potrebbe essere quella di studiare un modo perché, al di là della diretta Supertennis garantita a copertura delle finali, almeno i circoli che dimostrassero di investire di più (se non si riuscisse ad accontentare tutti) venissero aiutati o a dotarsi di una produzione televisiva locale ma professionale per poter passare a Supertennis una o più partite in diretta (o anche una sintesi registrata di una durata predeterminata; certo ci sarebbe la difficoltà di assemblare materiali diversi provenienti da più parti, ma tutto si può affrontare e risolvere dopo aver definito alcune linee guida), oppure inviando nelle domeniche agostane (in cui oltretutto di tennis internazionale vero non ci sarà per buona parte del mese) una troupe di Supertennis (tramite Crionet?). Si potrà magari sorteggiare quest’anno quattro o otto club leader da mostrare. E  l’anno prossimo saranno altri otto e via dicendo. Ma occorre che la FIT per prima si preoccupi di dare agli sponsor dei club un minimo di visibilità per garantire un minimo di ritorno.  Per quest’anno e, in prospettiva anche con il preannuncio di qualche iniziativa, per gli anni a venire. 

Non è giusto che tutto ricada sulle spalle dei circoli più appassionati. È un compito della FIT proteggere e promuovere il proprio campionato. Anche a livello di news, di racconto giornalisticamente preparato si può fare meglio. Non solo la lettura dei risultati, please

Poi per carità, anche il contenitore “Circolando” di Supertennis, può essere gestito in modo tale che i circoli di serie A e B che si impegnano di più abbiano un ritorno apprezzabile. Ma, possibilmente, non seguendo il criterio di favorire il circolo più amico a detrimento di quello meno amico. Perché non approntare una serie di criteri oggettivi di “premi Serie A”, X minuti di esposizione televisiva (più o meno minuti a seconda risultati conseguiti), premi Serie B… idem come sopra?

D’altra parte è vero che i circoli non sono fin qui mai riusciti, di concerto con la FIT (perché no?), a organizzare una giornata costruttiva anche telematica (via Zoom? Oggi è facilissimo, non costa nulla!) per confrontarsi e proporre alternative, idee, opzioni sinergiche. Da parte federale si preferisce evidentemente che le cose proseguano così, dato che mi risulta che la proposta sia stata ogni tanto avanzata da qualche circolo partecipante. Si preferisce, di fatto e la storia insegna, che non ci sia alcuna riunione. È più facile imporre – giusta o sbagliata che sia l’imposizione – quel che si vuole dall’alto senza discutere e confrontarsi. Dicevano i latini: “Divide et impera“.

Tutto ciò appare abbastanza incredibile, se non fosse che l’attenzione a questo campionato non è mai stata quella che avrebbe dovuto essere. Addirittura per le premiazioni delle squadre campioni d’Italia è successo più volte perfino che le disertasse il presidente federale. Mi chiedo davvero in quale altro massimo campionato nazionale di altri sport possa avvenire una tale evidente mancanza di rispetto. Si chiede molto ai circoli, per tenere questa manifestazione in vita. Ma si fa davvero piuttosto poco per sostenerla adeguatamente. Cosa si potrebbe fare invece, ad esempio? Comprare spazi, ad esempio, su giornali e siti all’indomani delle giornate di gara, oppure alla vigilia per cercare di veicolare maggior pubblico (quando il COVID-19 ci avrà lasciato in pace…). Ciò se le casse federali fossero in tal sofferenza da non potersi permettere di acquistare un piccolo spazio prima e dopo.

Oggi, oltretutto, con la crisi della carta stampata, gli spazi sul media cartacei costano pochissimo. È anche vero, d’altro canto, che vengono sempre meno letti (soprattutto dei giovani che hanno solo il cellulare in mano) e un trafiletto in una pagina di sport fra le 30-40 pagine di un giornale ha poco impatto. Ma sempre meglio di niente. 

Una minima organizzazione federale a livello comunicazionale dovrebbe consentire alla FIT di scegliere i media tennistici locali (e non) più validi. Si tratterebbe di un’azione intelligente, perché aiutare i media di vario tipo a dare più spazio al tennis significa aiutare tutto il comparto tennis, che vive anche di informazione, di stimoli. Una campagna informativa – giornali e/o social – aiuterebbe poi i circoli a rendere maggiormente visibili gli sponsor che supportano le squadre, nella maggior parte dei casi, finanziatori per la passione nel tennis e nello sport in generale, senza un reale ritorno.

Che il sottoscritto nel lanciare quest’ultimo banale appello-suggerimento non abbia alcun interesse privato sarà chiaro e lampante per tutti: la FIT non comprerà mai spazi su Ubitennis, sito libero di opinione e critica. La FIT non lo farebbe neppure se Ubitennis avesse 70 milioni di visitatori unici, cioè quanto tutti gli italiani. Ne abbiamo solo 5 milioni, una cifra cui nessun altro sito specializzato si avvicina neppur lontanamente. Ma a Ubitennis, se la FIT sovvenzionasse in qualche modo altre testate, farebbe solo piacere. A questo mondo non si deve essere miopi. Più si vede, si legge, si parla, si discute di tennis, ovunque lo si faccia, lo si promuove e meglio è per tutti. Anche per Ubitennis. E dovrebbe essere anche per la FIT. Ma per capirlo ci vuole una dirigenza illuminata, con una visione. Per anni, almeno in rapporto alla Serie A, non ci siamo accorti di averla. Ma siamo ottimisti. Il rilancio parte dalla consapevolezza, dalla volontà, dall’ottimismo della ragione.

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Circoli in vista

La ripresa dei circoli: il nostro sondaggio. Fatturati compromessi e aiuti FIT inefficaci

Ubitennis ha distribuito un questionario ai circoli italiani per tastare il polso dopo la riapertura. Le conseguenze ci sono e ci saranno. E la paura non è del tutto scomparsa

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Sc Selva Alta (Vigevano)

Pur con tempi diversi a seconda delle regioni, siamo tornati in campo con qualche inevitabile precauzione che non influenza il gioco, e l’agognata riapertura dei circoli non solo ha ridato ossigeno a chi era ormai in grave astinenza da tennis giocato, ma anche a tutti quelli che ci lavorano, dagli addetti ai campi ai maestri, dal personale amministrativo ai gestori di bar e ristoranti.

Come i club del nostro Paese abbiano gestito la riapertura e stiano affrontando le problematiche a essa correlate è senza dubbio argomento di interesse per Ubitennis che, distribuendo un questionario a ogni circolo del cui indirizzo era in possesso, si è appunto proposto di comprendere le difficoltà incontrate e che ancora lastricano la strada verso la normalità, dando al contempo voce alle strutture di base.

Motivi tecnici a parte (caselle email non più valide), ha risposto alle nostre domande solo una frazione dei destinatari che francamente ci aspettavamo molto più corposa. Dirigenti particolarmente impegnati nel recuperare il tempo perduto e a fare del loro meglio dovendo destreggiarsi tra le misure di sicurezza sono probabilmente tra i motivi del contenuto numero di feedback; tuttavia, che alcuni abbiano preferito omettere il nome del club nonostante l’anonimato fosse ovviamente assicurato ci fa immaginare che anche altre motivazioni possano aver pesato nella scelta di rinunciare a far sentire le proprie opinioni.

 

LE CARATTERISTICHE DEL CAMPIONE – Ma andiamo subito a occuparci di chi c’è e che naturalmente ringraziamo per averci dato modo di comporre un campione con le risposte di tennis club da dodici regioni, Lombardia e Campania in testa. Esaminiamo innanzitutto le dimensioni dei circoli, in larga misura (71,4%) rappresentati da quelli con meno di cinque campi da tennis, mentre il 23,8% ne conta tra i cinque e i dieci.

Riguardo invece al numero dei soci, poco oltre la maggioranza assoluta ne ha meno di 100 e circa un terzo si colloca nell’intervallo 100-300; prevedibilmente, gli “spicchi” del grafico si riducono sensibilmente nelle tre fasce successive, con un solo circolo che vanta più di mille iscritti.

Anche il numero dei campionati a squadre a cui un club partecipa dovrebbe fornire ragionevoli indicazioni sul “volume” della struttura, per quanto il peso dato all’attività agonistica e il conseguente numero dei relativi tesserati siano una variabile tutt’altro che trascurabile: non sono certo rari ambienti in cui il tennis giocato passa in secondo piano al cospetto della “vita di circolo” fatta di aperitivi, cene e partite a carte, con qualche doppio giusto per interrompere la routine. In ogni caso, circa due terzi del campione non supera le quattro squadre iscritte ai campionati, il 10% dalle 5 alle 9 squadre, mentre il 20% si colloca nella fascia subito superiore, lasciando i numeri più alti e impegnativi a un paio di club.

Il Park Tennis Club Genova, uno dei circoli più rinomati d’Italia

PROTOCOLLI, RISCHI E CRITICHE – Con un’idea più chiara dell’oggetto della nostra analisi, vediamo nel concreto le posizioni dei circoli rispetto ai rischi connessi alla ripresa, con domande che prevedono una valutazione da 1 a 5. A proposito della sensazione di sicurezza nella riapertura al pubblico, la risposta è senza dubbio incoraggiante, con una sola valutazione “scarsa” e due terzi degli intervistati che si sentono sicuri o molto sicuri. Un’opzione offerta dal questionario è il riavvio parziale, ad esempio per classi di età o lasciando chiusi gli spazi comuni; quasi il 48% è contrario a una proposta di questo tipo, ma la valutazione “3” data da circa il 24% fa capire che la questione rimane decisamente aperta.

Probabilmente perché le complicanze più gravi e purtroppo anche fatali del COVID-19 sono registrate nella grande maggioranza dei casi fra le persone più anziane, ci sono pochissimi dubbi per riammettere da subito la frequentazione della struttura ai soci sotto i quattordici anni di età. Viceversa, di fronte a un obbligo di seguire protocolli sanitari come misurazione febbre o ingressi contingentati, il campione si spacca, per quanto solo un quarto degli intervistati non lo accetta di buon grado.

Tutela della salute dei soci, salvaguardia della propria posizione anche di fronte alla legge, controlli a distanza e misure punitive sono argomenti delicati. Non è un caso, allora, che si dividano quasi equamente le risposte alla prima di quattro domande dicotomiche, vale a dire se verrebbe utilizzato un sistema di telecamere (laddove esistente) per seguire quello che succede sui campi e applicare eventuali sanzioni: con un risicato 53,5%, vince il sì.

Molto più convinti (70%), invece, riguardo all’opportunità di dotarsi di un sistema di sanificazione campo per campo o almeno per alcuni locali del club, ma non consigliamo comunque di festeggiare una vittoria à la Francesca Schiavone, con il memorabile “assaggio” di un pizzico di manto rosso. Si scherza decisamente meno al punto successivo: Ritenete di essere esposti a un eventuale rischio legale, qualora il circolo dovesse macchiarsi di negligenza e favorire un contagio?”. Il 42% ritiene di sì; gli altri hanno dato la risposta sbagliata. Infatti, se l’ipotesi considerata dalla domanda dovesse malauguratamente portare a un contagio con complicanze gravi per la salute della persona, il responsabile legale della struttura ne risponderebbe penalmente.

L’evoluzione dell’epidemia in Italia ha visto differenze territoriali anche enormi in termini di numero di contagiati, quindi il ritorno della libertà di spostarsi su tutto il territorio nazionale ha suscitato preoccupazione tra alcuni amministratori locali e regionali. Preoccupazione che pare essere raccolta dal mondo del tennis, se tre quarti degli intervistati dichiara che accetterebbe di ospitare gare aperte solo ai giocatori della propria regione. Tuttavia, può anche significare che, semplicemente, una limitazione di questo tipo sarebbe ben accolta pur di riprendere la strada verso la normalità; senza contare che alcune manifestazioni, seppure nominalmente nazionali, possono non attirare tennisti da troppo lontano.

La sezione si chiude con una domanda che permette di dare libero sfogo a eventuali malcontenti verso le istituzioni: il giudizio per qualità e tempestività i provvedimenti adottati da Governo, Regione e FIT. Accorpando le valutazioni buone e sufficienti da una parte e quelle insufficienti (formulate magari con linguaggio colorito ma sempre civile) dall’altra, solo le Regioni hanno un saldo positivo; leggermente negativo è quello della Federtennis, che ha disposto aiuti ai circoli per la cifra di 3 milioni, mentre il Governo potrà vantarsi di aver raggiunto il pareggio.

Palazzo Chigi, Roma 11 Aprile 2019. L’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e il Presidente della FIT Angelo Binaghi (ph. Giampiero Sposito)

LA SITUAZIONE ECONOMICA – Si parte dal danno stimato per i mesi di chiusura in termini di fatturato. Purtroppo, un solo circolo (uno dei più piccoli del nostro campione) lo dichiara inferiore al 10% , mentre per quattro club su dieci dovrebbe attestarsi tra il 10 e il 30%; impressiona che oltre un terzo del campione stimi un danno superiore alla metà del fatturato. La sensazione, evidentemente aneddotica, che gli agognati rettangoli sarebbero stati presi d’assalto alla riapertura e mai più lasciati fa i conti con una realtà un po’ diversa. Chissà se a determinarla, almeno all’inizio, abbia contribuito il divieto di usufruire dei servizi igienici, quasi che il rito incessante del lavaggio delle mani con il sacro gel compensasse il dover andare “dietro l’albero” e il tornare a casa sudati e sporchi di terra.

La realtà, dicevamo, è che solo un quarto dei club pensa di conservare tutti gli iscritti e, se il 40% crede che il calo sarà contenuto al massimo entro un 20%, quasi un terzo del campione si divide in previsioni di emorragie viepiù copiose. A causa della tipologia delle misure di contenimento, non sorprende che un club su tre creda che sarà l’attività sociale quella a risentire di più della situazione in corso, seguita dall’insegnamento (contribuisce la drastica riduzione del numero degli allievi ammessi per ogni campo), dall’organizzazione di gare e tornei e dall’attività agonistica.

Premiazione SC Selva Alta Vigevano – Serie A1 maschile 2019 (Foto Marta Magni)

La nota positiva è che la stragrande maggioranza ha puntato su una singola scelta, relegando alle eccezioni chi crede in un calo sensibile di tutte, o quasi, le attività. Un aspetto importante concerne i rimborsi. Per una volta, il riferimento non è ai biglietti degli Internazionali, bensì ai servizi non erogati nei mesi di chiusura. Fatti salvi chi ancora si sta organizzando e chi non offre servizi a pagamento, voucher, ore di gioco gratuite e restituzione del denaro sono le modalità di compensazione più comuni, ma qualcuno non ha previsto alcun rimborso.

Gli aiuti disposti dalla Federazione sono arrivati solo a un quarto dei circoli intervistati e appena il 16% li ha ritenuti un supporto effettivo. Queste premesse non suggeriscono notizie positive quanto all’impatto sulla forza lavoro: se lo strumento della cassa integrazione è stato richiesto dal 28%, oltre un terzo dei circoli ha ridotto il personale dipendente o pensa di farlo. In chiusura, è molto difficile anche la situazione dei maestri, dei quali non è stato in alcun modo possibile proteggere la situazione retributiva nel 43% dei casi, ma alcuni circoli hanno adottato misure anche di ottima efficacia.

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Tennis in circolo: Avellino Tennis Academy, creatività per superare l’isolamento

Oggi vi apriamo le porte dell’accademia campana, che sta facendo di tutto per tenersi attiva durante il periodo di chiusura

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Nella verde irpinia, alle porte di Avellino, in un luogo da set cinematografico di film in cui le favole avvengono nei boschi, si trova la “Avellino Tennis Academy”, un circolo molto attivo, con tre campi coperti e riscaldati, due in duro ed uno in erba sintetica. Dirige il Maestro Vincenzo Picardi con cui facciamo due chiacchiere – augurandogli ovviamente una pronta riapertura dei cancelli dell’accademia, in tutta sicurezza. L’ultimo post Facebook lo testimonia: ad Avellino l’ambiente è già pronto e sanificato a dovere.

In questo momento, con tutte le attività ferme, come state ovviando a questa pausa forzata?
Abbiamo diviso per tipologia la nostra utenza, ponendoci il problema delle esigenze dei genitori che, in questo momento particolare, devono intrattenere i figli per troppo tempo e rinchiusi nelle proprie mura domestiche: 1) scuola tennis; 2) amici follower della Academy; 3) adulti associati. Per ogni categoria abbiamo organizzato delle attività simpatiche, utili e talvolta goliardiche, in ordine:

  • somministrato delle schede di allenamento fisico a coloro che non dovranno perdere la forma fisica ed essere poi subito pronti al rientro, gli allievi di seconda categoria (che da lunedì potranno tornare in campo, ndr);
  • “costruiamo” invece è un’attività creativa, adatta ad intrattenere i più piccoli, stimolando così la loro creatività e lo spirito di competizione, con un premio al migliore lavoretto realizzato, inerente il loro tennis. Questa volta non nel campo ma con l’utilizzo dello smartphone devono realizzare, incollando, tagliando, o colorando il loro tennis;
  • per gli adulti “Doctor Why” e un “cruciverba con ricerca della parola magica”;
  • lo staff ha ideato un’iniziativa a sostegno del decreto del CDM, “io resto a casa” distanti ma uniti da una pallina. Trattasi di un simpatico video dove ognuno di noi, dalla propria abitazione, colpisce con una racchetta la pallina che arriva magicamente a casa dell’altro, creando una catena, in video TikTok…

La Tennis Academy svolge una notevole quantità di attività e offre anche un servizio navetta per i ragazzi così da poter raggiungere il Circolo direttamente dall’uscita dalla scuola, come si riesce a portare avanti una attività del genere in aggiunta alle tante altre, basandosi comunque su una utenza non numerosa quanto quella di una grande area urbana?
Con la ricerca del migliore servizio, risolvendo le problematiche delle famiglie, cercando in tutti i modi di alzare il livello di cultura sportiva e quindi destinare parte delle risorse economiche alle stesse famiglie, essendo il servizio completamente gratuito.

 

Chi ha avuto modo di seguire gli allenamenti dei ragazzi e dei giovani agonisti, ha notato come si presti particolare cura all’insegnamento di un tennis vario che presuppone l’uso di tutti i colpi e varianti tattiche, un lavoro che si basa quindi sulla qualità e non solo su parametri quantitativi, come il miglioramento dell’aspetto dell’intensità psicofisica come “motore” intorno a cui costruire il futuro tennista. Come mai questa scelta “filosofica”?
È semplice, bisogna fare tesoro di qualche errore già commesso in precedenza, e quindi avere la consapevolezza del percorso di crescita degli atleti, il più sano, performante e dedicato agli stessi ragazzi. Sono loro il focus su cui bisogna applicarsi quotidianamente, creando delle basi solide nell’insegnamento, su cui si poggeranno, con un po’ di fortuna, progetti importanti ed ambiziosi. Non c’è altra strada, l’atleta deve essere preparato da insegnanti preparati che si dedicano, che si aggiornano, che sono curiosi e devono saper mettersi in discussione, monitorando ogni giorno l’atleta. Il metodo Academy è condiviso da tutto lo staff e da tutti gli insegnanti, in tutti i settori si utilizza lo stesso linguaggio e gli stessi obiettivi tecnico tattici. Numerose sono le riunioni tecniche, durante l’anno accademico dello staff per programmare, modificare e calibrare le proposte didattiche.

Buon tennis e un grazie al Maestro Picardi.

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