Challenger Istanbul 125: fuori tutti gli italiani. Il coach di Musetti: "Era molto nervoso"

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Challenger Istanbul 125: fuori tutti gli italiani. Il coach di Musetti: “Era molto nervoso”

“Il campo non era veloce, il problema non era quello” ammonisce Simone Tartarini. Che torna sulle quali di Doha: “Quasi un sollievo essere stati eliminati. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti”

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Simone Tartarini e Lorenzo Musetti - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)
 

Al Challenger 125 di Istanbul i tre italiani rimasti in gara si fermano tutti al secondo turno. La sconfitta più dolorosa è quella di Lorenzo Musetti che, a dispetto dei due precedenti favorevoli, viene eliminato (6-1 6-4) dal francese Benjamin Bonzi (n.164 ATP) che è più cinico a sfruttare le occasioni favorevoli (quattro palle break convertite su cinque, contro l’unica messa a segno dall’italiano).

Lorenzo fatica a entrare in partita e nel primo set non vede praticamente palla, come conferma coach Tartarini, che abbiamo raggiunto telefonicamente: “È partito subito male e poi non è riuscito a sfruttare le chance che ha avuto per rientrare in partita. Era molto nervoso e non è mai stato capace di prendere il giusto ritmo. Avrebbe bisogno di giocare molte partite e purtroppo non ci sta riuscendo“.

Le occasioni si sono presentate nel secondo set, quando il nostro portacolori ottiene il suo unico break e va avanti 3-0. Purtroppo nel settimo gioco Musetti restituisce il break e lì finisce la sua partita, nonostante i soliti sprazzi di gran gioco. Gli è mancata quella continuità che sarebbe servita; inoltre Lorenzo ha dato l’impressione di essere un po’ in ritardo sui colpi. Per questo non si può nemmeno dare la colpa al tappeto indoor, una superficie che spesso ha messo in difficoltà il nostro tennista: “No no, il campo non era per niente veloce. Il problema non è stato quello.

 

Adesso Musetti andrà in Turchia per un altro Challenger, questa volta su terra battuta, ma coach Tartarini torna per un attimo sull’esperienza delle qualificazioni per il primo Slam dell’anno, disputate a Doha: “Certo è stata una delusione non esserci qualificati per l’Australian Open, ma forse non tutti i mali vengono per nuocere se questa serie di Challenger ci aiuterà a trovare un po’ di continuità. Soprattutto ora che andiamo sulla terra battuta. Poi sarò sincero, essere venuti via in anticipo da Doha (dove si è svolto il torneo di qualificazione per gli Australian Open, ndr) è stato quasi un sollievo. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti: eravamo confinati in un angolo tipo arresti domiciliari ma poi in ascensore stavamo tutti pigiati, assieme al personale di servizio. Stesse scene al ristorante, isolati ma allo stesso tempo assembrati. Non mi stupisco per niente dei casi di positività che stanno emergendo nella bolla di Melbourne“.

TUTTI FUORI A ISTANBUL

Anche per Federico Gaio stop al secondo turno (7-6 7-5) contro l’esperto egiziano Mohamed Safwat (n.153 ATP), che a 30 anni continua a essere un avversario ostico, che non regala mai niente, per battere il quale è necessario essere al meglio delle proprie condizioni – cosa che a Federico non accade da un po’ di tempo. Sembra che il lungo lockdown lo abbia profondamente destabilizzato e che nemmeno il cambiamento di guida tecnica riesca a dargli una scossa (adesso si allena a Torino presso il Circolo della Stampa, lo stesso di Lorenzo Sonego, agli ordini di Fabio Colangelo, ndr). Contro Safwat, in una partita non entusiasmante, Gaio ha avuto le sue occasioni come nel primo set quando, dopo essersi portato avanti 5-2, ha fallito due set point consecutivi sul 6-5. Anche nel secondo parziale, sul 4-4, ha sprecato ben cinque palle break – ancora a causa di quel diritto che continua a costargli diversi errori. A quasi 29 anni, Gaio è consapevole del fatto che la sua carriera sia ormai a una svolta decisiva. Vedremo in quale direzione.

Non ha avuto maggiore fortuna Lorenzo Giustino, eliminato dall’altro francese Antoine Hoang (n.121 ATP) che ha chiuso 6-4 6-4 senza mai lasciare una vera chance all’azzurro. Giustino ha perso subito il servizio a seguito di una partenza lenta, ha recuperato sul 2-2 per poi cedere nuovamente il servizio e salutare definitivamente il primo set. Nella seconda partita, il break per Hoang arriva al settimo gioco e da lì per il francese è tutta discesa. Le statistiche del match non danno indicazioni rilevanti; forse solo Giustino potrebbe spiegarci come mai il suo tennis sembri essere rimasto al Roland Garros, a quell’incredibile maratona vinta contro Corentin Moutet – il secondo match più lungo della storia del torneo.

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Al Challenger di Skopje è il momento di Valkusz

In un torneo di livello abbastanza modesto, vince l’ungherese Mate Valkusz che rompe così il ghiaccio

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Mate Valkusz vince a Skopje - (foto via Instagram)

Mentre il mondo del tennis si sta apprestando a celebrare il rito del Roland Garros, il circuito Challenger ha lasciato ai suoi migliori protagonisti una settimana off per poter competere nelle qualificazioni dello Slam parigino (a proposito complimenti a Cobolli, Zeppieri e Vavassori che hanno guadagnato un posto nel main draw). Così è rimasto in calendario il solo Challenger 75 di Skopje (Macedonia del Nord, terra battuta) dove le seconde linee hanno sgomitato per conquistarsi un posto al sole. C’è riuscito l’ungherese Mate Valkusz che in finale ha avuto la meglio sull’argentino Francisco Comesana col punteggio di 6-3 6-4, in un match a senso unico che non ha toccato le due ore di gioco. Buon torneo per il quasi 25enne nativo di Budapest che ha un po’ faticato nei primi turni, costretto al terzo sia da Paulson che da Nagal, per poi ingranare le marce alte e volare verso il suo primo successo a livello Challenger. In precedenza era già arrivato due volte in finale, nel 2018 a Cordenons (battuto da Paolo Lorenzi) e un mese fa a Ostrava dove aveva dovuto arrendersi a Zdenek Kolar. Con questo successo Valkusz migliora il proprio best alla posizione n.225 ATP, quarto miglior ungherese in classifica. Comesana ha invece mancato l’appuntamento con la terza vittoria Challenger, dopo le due ottenute nel 2022 (Corrientes e Buenos Aires).

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Boris Becker in visita al Trofeo Bonfiglio

Sotto lo sguardo attento del campione tedesco esce di scena l’ultimo italiano in gara, il pugliese Gabriele Vulpitta

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Boris Becker al trofeo Bonfiglio (ufficio stampa Trofeo Bonfiglio)
Boris Becker al trofeo Bonfiglio (ufficio stampa Trofeo Bonfiglio)

Venerdì è stata soprattutto la giornata di un grande ex, Boris Becker, tornato al Tennis Club Milano Alberto Bonacossa 41 anni dopo la sua apparizione al Trofeo Bonfiglio, per incontrare il suo vecchio amico Stefano Bonfiglio, lontano parente di quell’Antonio Bonfiglio a cui è intitolato il trofeo. “Ricordo bene questo bellissimo circolo – ha commentato il sei volte campione Slam – ma avevo appena 14 anni e sinceramente non ho memoria dei match che ho disputato”. Ce lo ricordiamo noi: correva l’anno 1982 e il tedesco venne sconfitto al secondo turno da un avversario più esperto, l’italiano Corrado Aprili (6-7 7-6 9-7 lo score) in una partita durata oltre quattro ore. Il successo che gli era sempre sfuggito a livello Under 18 sarebbe giunto incredibilmente solo tre anni dopo a Wimbledon, quello vero, quando a soli 17 anni, 7 mesi e 15 giorni Becker divenne il primo minorenne a trionfare ai Championships, stabilendo un record di precocità ancora oggi imbattuto. Il 55enne tedesco, sorridente e in buona forma fisica, si è intrattenuto per un’ora nel pomeriggio guardando i match in programma, concedendosi volentieri alle moltissime richieste di selfie degli appassionati e parlando persino di padel: “Ogni tanto mi diverto a giocarlo”.
Intanto, anche l’ultimo italiano in gara in singolare, Gabriele Vulpitta, ha salutato il torneo nel match dei quarti di finale andato in scena sul campo Tribuna e perso per 6-2 6-2 contro la testa di serie n.1 del torneo Rodrigo Pacheco Mendez. Partito con un evidente timore reverenziale nei confronti di un avversario che occupa la 3ª posizione del ranking mondiale, il 17enne azzurro non è riuscito a esprimere il bel gioco offensivo che lo aveva portato sino a qui. Troppo lontano dalla riga di fondo, i colpi del pugliese non lasciavano il segno, merito certo anche delle qualità di un avversario che frequenta abitualmente il circuito Challenger ed è già n.880 ATP. Dopo un primo set condizionato dai troppi errori, il livello del tarantino si è alzato nel secondo parziale, ma a quel punto l’esperienza del mancino messicano ha fatto la differenza. “Temevo il match di oggi – ha detto il 18enne che vive a Mérida, nello Yucatan – perché giocavo contro un italiano che aveva battuto tre ottimi avversari. Sapevo che sarebbe stata dura e ho cercato di iniziare subito concentrato e solido. Poi, nel secondo set, ho cominciato anche a essere un po’ stanco, ma sono riuscito a controllare il suo ritorno. Tutti sono qui per vincere il torneo e ogni punto, ogni game è importante. Ovviamente ho le mie chance di vincere il Bonfiglio, ma dovrò meritarlo”. Sabato, ad attendere il messicano in semifinale, ci sarà uno dei giocatori più interessanti di questa 63ª edizione dei Campionati Internazionali d’Italia juniores, l’austriaco Joel Schwaerzler. Nell’altra semifinale si affronteranno lo statunitense Williams e il cinese Zhou.
Da un messicano a un’americana di origine spagnola: Kaitlin Quevedo. I due ragazzi sono molto amici, tanto che il primo a bordo campo a festeggiare il successo della 17enne yankee è stato proprio Pacheco Mendez. Opposta alla 16enne bulgara Iva Ivanova (già artefice dell’eliminazione della testa di serie n.1), la giocatrice della Florida, una delle più accreditate pretendenti al titolo, ha rischiato seriamente l’eliminazione. Dopo un primo set chiuso in poco più di un quarto d’ora, il match per la 17enne, già n.526 WTA, si è complicato. “All’inizio ho giocato molto bene – ha detto – ma nel secondo set ho perso l’iniziativa e lei ha lasciato andare il braccio, così il match è diventato molto combattuto. Nel terzo set sono stata brava a resettare la mente e a tornare a essere aggressiva come nel primo parziale”. È finita 6-0 6-7 6-4 in un’ora e 52 minuti. In semifinale, la Quevedo troverà la testa di serie n.6, la giapponese Sayaka Ishii. Gli azzurrini, un po’ deludenti in singolare, si stanno invece facendo onore nel tabellone di doppio con Noemi Basiletti e Gaia Maduzzi che, battendo il duo Jandova/Oved per 6-4 6-0, hanno conquistato la finale dove troveranno la coppia Grant/Oluwadare. Finale anche per Federico Cinà che, in coppia con il giapponese Sakamoto, sfiderà Demin/Pacheco Mendez. Sabato, a partire dalle ore 11, sono in programma gli incontri di semifinale dei singolari. Nel pomeriggio anche le finali dei doppi.

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Alexander Weis brilla al Challenger di Skopje

Il tennista altoatesino raggiunge i quarti di finale prima di essere eliminato da Dragos Nicolae Madaras

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Alexander Weis - Foto Angelo Boccaccini

Nel mondo Challenger questa settimana presentava un programma di tutto relax, con tutti i riflettori puntati sulle qualificazioni del Roland Garros dove, per inciso, sono impegnati tutti i maggiori protagonisti del circuito. Era infatti in programma il solo Challenger 75 di Skopje (Macedonia del Nord, terra battuta), tanto che, ad essere sinceri, stavamo per prenderci un momento di pausa per preparare la trasferta di Vicenza della prossima settimana. Ma i risultati che ci giungevano dalla capitale macedone ci hanno indotto a una correzione di rotta. Sarebbe stato infatti un peccato passare sotto silenzio l’ennesima ottima settimana di Alexander Weis che, partito dalle qualificazioni, ha superato due turni non banali a spese del serbo Nikola Milojevic (n.303 ATP) e dell’argentino Roman Andres Burruchaga (n.251). La sconfitta patita nei quarti di finale (6-3 6-3) dallo svedese Dragos Nicolae Madaras (n.241 e quarta testa di serie) non sminuisce la prestazione del 26enne nativo di Bolzano che conferma il suo ottimo stato di forma e che conquista il nuovo best ranking che da lunedì dovrebbe vederlo alla posizione n.320 ATP. Del resto è già dalla fine dello scorso anno che Alexander mostra una consapevolezza del tutto nuova che si era manifestata tra ottobre e novembre con un incredibile filotto di tre tornei da 15.000$ ad Antalya (Turchia, terra battuta). Adesso, grazie anche alla recente collaborazione con l’Enjoy Sporting Club, sta cercando di alzare il livello, pur consapevole di quanto sia duro il mondo dei Challenger.

Il suo bilancio stagionale recita così 21 vittorie e 18 sconfitte, certo un po’ peggio dello stratosferico 58/30 del 2022, ma con avversari di ben altro livello e con alcune gemme come la vittoria al Challenger di Roma sull’ungherese Fabian Maroszan che pochi giorni dopo avrebbe sgambettato al Foro Italico nientedimeno che Carlos Alcaraz.

L’unico altro italiano in tabellone era Giovanni Fonio, pure lui autore di un’ottima stagione (29/15), che all’esordio si sbarazzava facilmente (6-4 6-2) del 18enne Mili Poljiacak (n.685) che tutti, Djokovic compreso, definiscono un predestinato. A noi il giovane croato non ha fatto sinceramente questa gran impressione e non abbiamo potuto esimerci dal notare quanto siano eccessivi i suoi 93 kg abbondantemente spalmati su un’altezza non eccezionale (185 cm). La corsa del tennista novarese si fermava però al secondo turno, fermato dall’argentino Francisco Comesana (n.273 ATP) col punteggio di 7-6(6) 6-2.

 

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