Federer: "Sulla terra giocherò sicuramente". Ma intanto rinuncia a Dubai

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Federer: “Sulla terra giocherò sicuramente”. Ma intanto rinuncia a Dubai

Lo svizzero è soddisfatto delle due prestazioni offerte: “Il corpo sta bene. Mi fa solo un po’ male la spalla, ma è normale”. Per lui niente Dubai e rientro sulla terra

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Qatar Exxon Mobil Open 2021 ATP Media Day Roger Federer , Switzerland

Si è concluso con una sconfitta nei quarti di finale a Doha il primo torneo di Roger Federer dopo oltre un anno. A dispetto della sconfitta con match point a favore contro Basilashvili, però, in conferenza stampa lo svizzero si è soffermato principalmente sui lati positivi delle due intense partite giocate: “Ero fermo da così tanto tempo che sono contento di essere riuscito a giocare due partite di fila in tre set, contro ottimi giocatori. È uno step importante per me. Sento di non essere ancora al 100%, lo vedo, ma l’importante sarà essere al 100% per la stagione su erba. Potrebbe succedere prima, ma sarebbe una sorta di bonus“.

COME SONO ANDATI I MATCH IN QATAR?

Queste le parole sono le parole che hanno riassunto le due partite giocate a Doha: “Contro Evans e Basilashvili so esattamente cosa devo fare per provare a vincere, ed ho provato a fare quello che dovevo. Naturalmente non ho ancora a mia disposizione tutte le risorse per poterlo fare, ma il livello di attenzione nel match mi ha lasciato molto soddisfatto. Tutto sommato sono contento di come mi sono sentito oggi in campo; forse con Dan mi sono sentito ancora meglio, ma Basilashvili gioca un tennis completamente differente e questo mi ha messo in difficoltà“.

 

Un altro fattore distintivo è stata poi la diversa preparazione fra ottavi e quarti: “Il bilancio di queste due partite è più che positivo. Ovviamente sono state due partite molto diverse: ieri sono arrivato con la preparazione di due settimane per quella specifica partita, mentre oggi sono sceso in campo dopo 22 ore dalla partita precedente, dopo essere andato a letto un po’ più tardi, contro un giocatore completamente diverso. […] Mi sarebbe piaciuto giocare anche domani, ma sono anche contento di poter riposare un po’“.

Da un punto di vista tecnico, infatti, è difficile trovare due giocatori più agli antipodi del georgiano e del britannico: “In generale credo che quella di oggi sia stata una prestazione più equilibrata, ma Basilashvili ha saputo spingermi molto di più nell’angolo destro. Evans ha spinto molto sul mio rovescio, mentre trovo che Basilashvili mi abbia fatto più male dalla parte del mio diritto. Sono comunque riuscito a trovare delle soluzioni adatte per arrivare a match point, mi è mancato un punto per andare in semifinale, mi è mancato ancora qualcosa di extra per poter fare la differenza“.

In generale, comunque, quello che traspare dalle sue parole sembra essere una certa soddisfazione per il tipo di match giocati e per il livello espresso. In particolare, a livello di preparazione sembra trovarsi esattamente dove vuole essere, e così non sarebbe stato se fosse tornato a giocare a gennaio: “Avrei potuto giocare l’Australian Open, magari giocando un po’ peggio di così, però non avrei avuto chance di vincere quindi non c’era motivo di andarci“.

LA RISPOSTA DEL FISICO AL RITORNO IN CAMPO

Se quello di Doha doveva essere un test sulla tenuta fisica, il responso sembrerebbe dunque essere positivo: “Ho servito bene, al punto di essere piacevolmente sorpreso di come ho servito nel corso di tutto il torneo. Anche se si tratta di un colpo che mi richiede di saltare ogni volta il ginocchio non mi ha fatto male per nulla e per questo sono molto contento”.

Per certi versi, il momento più importante della sua settimana sembrerebbe essere stato il risveglio di oggi con una partita sulle spalle, come confermato alla stampa francese: “Stamattina mi sono sentito… non male. Ovviamente ci sono alcune parti del corpo che impiegano più tempo a riscaldarsi, come la spalla. La schiena era un po’ dura, ma le gambe, che di solito sono quelle che sentono maggiormente la fatica, sono state quelle che si sono comportate meglio, e questo è molto positivo. Sono contento di come mi sono sentito nel corso di tutta questa partita, anche se ovviamente ci sono stati dei momenti in cui sono stato un po’ fermo sulle gambe, ma questo me lo aspettavo. Oltretutto Basilashvili è uno dei giocatori che tira più forte da ambo le parti, e questo mi ha creato un problema perché è una situazione che non ho potuto allenare. Contro Evans il rovescio spesso mi dà più tempo per organizzare il mio colpo, mentre [Basilashvili] tira talmente forte e pesante che se non sono perfettamente dietro alla palla non riesco a colpirla correttamente, ma questo è merito suo”.

Detto questo, qualche piccolo acciacco c’è, ma stando alle sue parole niente di imprevisto: “Mi aspettavo di sentirmi così. La spalla mi fa un po’ male, a livello muscolare. Credo sia da attribuire alla pressione della partita, dove cerchi sempre quel 5% in più. In generale il corpo sta bene, mi sento bene. Poteva andare molto peggio“.

IL CALENDARIO DEI PROSSIMI MESI

Dopo aver detto durante la conferenza stampa che era incerto se avrebbe partecipato al Dubai Duty Free Championships della settimana prossima, e che avrebbe preso una decisione entro 24 ore, Federer ha poi fatto sapere attraverso i propri canali social di aver optato per un altro blocco di allenamenti. “Tornare a giocare nell’ATP Tour è stato bellissimo, mi sono goduto ogni minuto passato a Doha. Un grande ringraziamento al miglior team, il più leale del mondo che mi ha aiutato ad arrivare fin qui. Ho deciso che è meglio tornare ad allenarmi e quindi mi sono ritirato dal torneo di Dubai della prossima settimana“.

Visto che ha già fatto sapere di non avere in programma di volare a Miami per il primo Masters 1000 della stagione, la sua attenzione si sposterà quindi sulla terra europea; c’era qualche dubbio riguardo alla sua presenza sul rosso, in virtù della più o meno chiara intenzione voler essere al massimo a Wimbledon, ma la conferenza di oggi ha sciolto positivamente i dubbi in questo senso o quasi: “La cosa importante è giocare partite, e prima dell’erba viene la terra. Da quel punto di vista, se avrò bisogno di giocare partite non avrò scelta che giocare sulla terra. Potrebbe essere un bene o un male per me, ma alla fine credo che giocherò da qualche parte sulla terra. Ma mi sono detto di aspettare il ‘responso’ di Doha ed eventualmente Dubai prima di prendere una decisione. La salute viene prima di tutto. In definitiva, farò qualsiasi cosa possa aiutarmi ad essere al 100% per la stagione su erba“.

L’AMICO DELPO

Alla fine della conferenza, Roger ha anche risposto a una domanda su un altro grande campione che sta cercando di tornare, vale a dire Juan Martin Del Potro, fermo dal giugno del 2019 per problemi al ginocchio: “Il punto è che al nostro livello vuoi tornare in campo quando sai di poter dare davvero qualcosa. Spero possa trovare il modo di tornare, prima o poi, non importa se gli serviranno altri due o tre mesi. Gli auguro solo di tornare finalmente in salute; tutto quello che ha passato è più grande di quello che ho passato io“.

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ATP Atlanta, Sinner vince il suo primo torneo di doppio in coppia con Opelka

Battuti Johnson e Thompson al super tie-break: una bella iniezione di fiducia per l’azzurro

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Jannik Sinner e Reilly Opelka ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis/Alex Smith on Twitter)

Se Brandon Nakashima non è riuscito a vincere il suo primo titolo in singolare ad Atlanta, la città della Coca Cola ha però portato bene a Jannik Sinner e Reilly Opelka, che hanno conquistato il primo alloro di doppio nelle rispettive carriere (per Sinner era anche la prima finale, mentre Opelka ne aveva già giocate tre, l’ultima a giugno al Queen’s Club) battendo Steve Johnson e Jordan Thompson per 6-4 6-7(6) 10-3.

I vincitori non sono riusciti a mantenere un iniziale vantaggio di 3-1 nel primo set, ma sul 4-4 hanno piazzato l’allungo decisivo. Nel secondo hanno invece recuperato un passivo di 1-4, trascinando la contesa al tie-break dove hanno salvato un primo set point sul 5-6 per poi cedere ad oltranza – si è peraltro trattato del primo set perso dai due nel corso del torneo.

Nonostante la delusione per essersi trovati così vicini alla vittoria, Sinner e Opelka hanno dominato il super tie-break vincendo cinque punti di fila dal 4-2 in loro favore e chiudendo al secondo championship point. Un successo che potrebbe rappresentare un momento di svolta per il numero due italiano, reduce da quattro sconfitte consecutive in singolare (Nadal al Roland Garros, Draper al Queen’s, Fucsovics a Wimbledon e O’Connell qui ad Atlanta).

 

Ora Sinner si sposterà a nord per il 500 di Washington DC, dove al secondo turno attende il vincente di Gunneswaran-Ruusuvuori. Anche gli altri tre finalisti saranno presenti, e come lui saranno nella parte bassa: Opelka incrocerà il vincente di Paul-Galan Riveros, mentre Thompson e Johnson sfideranno dei qualificati al primo turno, rispettivamente Elias Ymer e Ramanathan.

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Isner è ancora il re di Atlanta: nona finale e sesto titolo, battuto Nakashima

Fra i giocatori in attività solo Federer, Nadal e Djokovic hanno vinto lo stesso torneo così tante volte. Grazie alla vittoria su Nakashima Long John tornerà fra i primi trenta al mondo

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John Isner ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Nel suo discorso post-partita, John Isner ha detto: “Questo torneo ha significato tutto per la mia carriera“. Ne ha ben donde, perché la sua vittoria per 7-6(8) 7-5 sul connazionale Brandon Nakashima (16 anni più giovane di lui) si è tradotta nel suo sesto titolo in Georgia (su 16 vinti, il 37,5%) alla nona finale (su 29, il 31%); in sostanza, un terzo circa degli allori del numero uno americano dell’ultimo decennio sono arrivati al Truist Atlanta Open. Questa vittoria comporta il ritorno alla trentesima posizione ATP per lui, un bel piazzamento in ottica Flushing Meadows.

Niente da fare per Nakashima, che settimana scorsa aveva battuto proprio Isner per raggiungere la sua prima finale di sempre a Los Cabos ma che ha finito per perdere ad un passo dal trofeo per la seconda volta di fila, sprecando due set point nel primo e due opportunità per andare a servire per il set nel secondo. Il Next Gen festeggia comunque l’ingresso in Top 100 con un balzo di 26 posizioni fino al N.89; è il secondo 2001 a riuscirci dopo Sinner e il più giovane fra chi accede direttamente agli Slam dopo Jannik, Alcaraz e Musetti.

IL MATCH – Il precedente della scorsa settimana era stato dominato dal servizio (7-5 6-4 Nakashima con due soli break in tutto il match), e la finale di ieri sera non ha deviato da questo leit motif, tutt’altro: il break è stato uno solo, ed entrambi hanno vinto l’81% dei punti con la prima andando in doppia cifra con gli ace (21 Isner, 12 Nakashima). Nel primo set i due sono andati via rapidi nei rispettivi turni di servizio: Nakashima non ha un servizio potentissimo ma estremamente versatile e complicato da leggere, senza mai consentire all’avversario di vincere più di due punti in risposta nello stesso game, e lo stesso vale per Isner, che ha messo il 74% di prime in campo perdendo appena cinque punti.

 

Nakashima ama impostare un tennis di pressione stando vicino al campo, un tipo di gioco che può mettere in difficoltà Isner; il problema è riuscire a creare le condizioni per farlo in risposta, cosa che non è mai riuscito a fare almeno fino al 6-5 in suo favore: a quel punto Nakashima è riuscito a trovare una risposta vincente di rovescio in allungo per il 15-30, salendo a set point con una bella combinazione di passanti chiusa con il rovescio in diagonale, Isner ha però trovato servizio e dritto, portando il parziale al tie-break. Dopo uno scambio di mini-break iniziale, Nakashima sembrava aver trovato l’allungo decisivo salendo 4-3 e servizio con uno splendido vincente di rovescio, ma Isner è riuscito a trovare una profonda risposta di rovescio inducendolo all’errore per il 4-4.

Da lì il game lungo ha seguito l’ordine dei servizi, alternando i set point: Brandon ne ha salvato uno sul 5-6 prendendo la via della rete, mentre Isner ne ha cancellata una sul 6-7 allo stesso modo. Nakashima si è portato 8-8 con uno slice lungolinea su cui Isner ha provato a cercare il vincente di dritto sbagliando di poco, ma al momento decisivo è stato tradito dal rovescio in salto, concedendo il terzo set point stavolta al servizio – Isner non aspettava altro, e ha chiuso con una seconda vincente al corpo.

Anche il secondo set è stato avaro di chance, almeno fino al 5-4 Isner, quando sono saltati gli schemi per entrambi: Nakashima ha perso la prima, commettendo due errori con il dritto, e un vincente bimane di Long John l’ha visto sprofondare a 0-40, tre championship point. Brandon li ha salvati tutti e tre, smistando benissimo con il dritto e prendendo la via della rete il prima possibile per chiudere con pregevoli soluzioni, e si è poi visto costretto a salvarne un quarto quando ha sbagliato uno slice. Anche quest’ultimo è stato salvato a rete, e il peso dell’occasione sprecata si è fatto sentire per Isner, che sul 5-5 ha concesso due palle break con un brutto errore di rovescio. Pur sfiorando un doppio fallo, il cinque volte campione si è salvato con il fido servizio, e tornato a rispondere sul 6-5 ha allungato il game, guadagnandosi la quinta palla del titolo con una risposta in allungo di dritto che è rimasta corta e bassa, forzando un errore con il rovescio tagliato dell’avversario. Quella è stata la volta buona, perché la seconda di Nakashima è stata deviata fuori dal nastro, dandogli la prima vittoria nella prima finale da Newport 2019.

I NUMERI – Seconda sconfitta su due finali ATP per Nakashima, che sale al cinquantottesimo posto della Race to Turin e al sesto della Race to Milan superando Brooksby. Come detto, Isner ha vinto 16 titoli su 29 finali; Isner è trentesimo nel ranking e trentacinquesimo nella Race.

Il sesto titolo vinto ad Atlanta gli garantisce infine il passe-partout per un club esclusivo. Solo i Big Three hanno infatti esercitato cotanto dominio su dei singoli tornei fra i giocatori in attività: Federer a Wimbledon, Halle, Basilea, Melbourne, Cincinnati, ATP Finals e Dubai, Nadal al Roland Garros, a Roma, Montecarlo e Barcellona, Djokovic a Melbourne, Wimbledon, Miami e Pechino.

Qui il tabellone di Atlanta e degli altri tornei della scorsa settimana

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Challenger: la bella favola di Jason Kubler che torna al successo a Lexington

Terzo titolo per Zapata Miralles e Benjamin Bonzi, mentre il 19enne Lehecka sfiora il bis

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Jason Kubler (via Twitter, @ATPChallenger)

Al Challenger 80 di Lexington la finale vede di fronte il mancino cileno Alejandro Tabilo (n.174 ATP) e l’australiano Jason Kubler (n.272 ATP) che riesce a spuntarla alla fine di un match drammatico (7-5 6-7 7-5) durato quasi tre ore. Fondamentalmente Kubler ha quasi sempre avuto il controllo, a parte il tie-break del secondo set (perso nettamente 7-2) e un passaggio a vuoto nel decimo game del parziale decisivo quando subisce il contro-break che potrebbe riaprire la partita. Cosa che, fortunatamente per lui, non succede. Infatti si riprende immediatamente il maltolto e conduce in porto l’incontro, non senza qualche ulteriore patema quando, servendo per l’incontro, spreca tre match point consecutivi.

Ricordiamo che l’australiano nel 2010 fu n.1 del mondo a livello junior, salvo scoprire che le sue ginocchia di cristallo (cinque operazioni al sinistro e una al destro) gli avrebbero reso la vita molto complicata. Adesso, a 28 anni compiuti, sembra finalmente ristabilito e addirittura capace di tornare competitivo anche sul cemento, dopo che per anni le sue poche partite erano sempre state sulla terra battuta, superficie, in teoria, più gentile con le sue malconce articolazioni. Per lui è la sesta vittoria a livello Challenger e soprattutto la chance di riproporsi ai livelli che più gli competono (ricordiamo che nel 2018 arrivò alla posizione n.91). 

Al Challenger 90 di Segovia (cemento) il francese Benjamin Bonzi (n.111 ATP e seconda testa di serie) ha la meglio (7-6 3-6 6-4) sull’olandese Tim Van Rijthoven (n.290 ATP) al termine di una partita combattutissima, nella quale il primo set è stato probabilmente decisivo. Nel tie-break infatti il 24enne olandese si è ritrovato avanti 6-1 e si è rilassato: un paio di risposte sparacchiate e un doppio fallo e si è fatto raggiungere sul 6-6. Due ulteriori set point non avrebbero cambiato la situazione, ormai era scritto che il parziale se lo aggiudicasse il francese (12-10). Van Rijthoven è comunque bravo a rimanere in partita e a strappare il servizio all’avversario nel quarto game, portando l’incontro al set decisivo. In cui i servizi dettano legge (molto buone le percentuali per entrambi) fino al decimo gioco quando l’olandese perde il servizio, infilato sul primo match point da un bel passante di Bonzi che può alzare le braccia al cielo.

 

Per il 25enne francese è la terza vittoria Challenger in carriera, tutte ottenute quest’anno (PotchOpen in febbraio e Ostrava in maggio), che gli regala anche il nuovo best ranking e l’ingresso in top 100 (n.95 ATP). Qualche buon motivo di soddisfazione anche per l’olandese che, pur dovendo rimandare l’appuntamento con la sua prima vittoria Challenger, ottiene il nuovo best ranking al n. 260. 

Al Challenger 90 di Poznan (terra) finale a senso unico tra lo spagnolo Bernabé Zapata Miralles (n.121 ATP) e Jiri Lehecka (n.213 ATP), fresco vincitore a Tampere e finalista a Salisburgo. Il 19enne ceco sta attraversando un momento di forma incredibile, ma Zapata Miralles si è dimostrato semplicemente più esperto, superando senza apparente difficoltà, i pochi momenti difficili. Il punteggio finale 6-3 6-2 definisce bene i termini della questione, consegnando allo spagnolo la terza vittoria Challenger (Cordenons 2020 e Heilbronn 2021), nonché il nuovo best ranking (n.110 ATP). Buon progresso in classifica anche per Lehecka che al n. 188 migliora ulteriormente il proprio record, e siamo convinti che questo sia solo l’inizio di una bella storia.

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