WTA Miami, Barty difende il n.1 e vola in semifinale: battuta Sabalenka

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WTA Miami, Barty difende il n.1 e vola in semifinale: battuta Sabalenka

La bielorussa crolla nel terzo set al termine di un bell’incontro. Prosegue la difesa del titolo e della vetta WTA per Ash

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Ashleigh Barty - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ashleigh Barty ha vinto il terzo match al terzo su quattro disputati, finendo per battere Aryna Sabalenka con il punteggio di 6-4 6-7 (5) 6-3 in due ore e 16 minuti dopo essere stata a due punti dalla vittoria nel tie-break del secondo; i confronti diretti fra le due sono ora sul 3-3.

La vittoria dell’australiana allontana ulteriormente il possibile sorpasso in vetta al ranking da parte di Naomi Osaka (che ha assistito al match): ora la giapponese dovrà necessariamente vincere il titolo e al contempo sperare in una sconfitta di Barty con la vincente di Svitolina-Sevastova.

PRIMO SET – In un match fra sopravvissute (la tds N.1 ha salvato match point al secondo turno con Kucova, Sabalenka ha fatto lo stesso con Pironkova), Barty ha risposto da vicino fin dall’inizio, cercando di rubare il tempo ai colpi potenti della bielorussa, attaccandola primariamente sul rovescio e tentando di allungare gli scambi con traiettorie più lavorate e con servizi più precisi che potenti. Anche un po’ di amarcord stilistico ad inizio partita: sull’1-2, l’australiana ha giocato un attacco tagliato e sul lob dell’avversaria si è inerpicata in una volée alta in arretramento che si è adagiata, non è dato sapere quanto volontariamente ma di sicuro imparabilmente, subito dopo la rete:

 

Nel sesto game, però, Sabalenka ha iniziato a leggere le traiettorie del servizio di Barty sul suo rovescio, salendo 0-40 con una risposta bimane lungolinea vincente e uno slice che ha sorpreso l’australiana. Barty ha però servito benissimo sulle palle break, salvando la seconda e la terza andando al dritto della tds N.7 per poi mettere i piedi dentro al campo.

La bielorussa, di contro, si è girata di dritto spesso e volentieri, e ha trovato diversi punti diretti, soprattutto da sinistra. Sul 4-4, però, si è fatta rimontare da 40-15, palesando qualche limite quando ha dovuto colpire in movimento, e ha concesso il break con due doppi falli da sinistra intervallati da un dritto in rete. Barty è quindi riuscita a chiudere il set continuando a far allungare Sabalenka sul dritto, chiudendo con 17 su 20 con la prima.

SECONDO SET – Sabalenka ha aperto il secondo set con qualche altra indecisione, gestendo male uno slice di Barty e concedendo la parità con un altro doppio fallo, ma è riuscita a cavarsi d’impaccio con delle soluzioni di forza. Dopo qualche tentennamento, la bielorussa ha ripreso a spingere anche in risposta, ma la campionessa uscente ha progressivamente alzato il livello, dando l’idea di sapere sempre cosa fare. Si è quindi assistito al momento migliore della partita, con entrambe capaci di far valere le proprie migliori qualità e Sabalenka quasi intoccabile al servizio con 15 punti su 17 fatti con la prima (avrebbe poi finito il set a 24 su 28).

A quel punto, Barty ha avuto un passaggio a vuoto: sul 2-3, 40-15 ha commesso un paio d’errori e sbagliato completamente un attacco, regalando una palla break a Sabalenka; si è però salvata con un gran punto chiuso a rete dopo l’ennesimo attacco in back lungolinea prima di trovare una splendida smorzata. L’inerzia del parziale era però cambiata, e nel turno successivo di risposta Sabalenka ha trovato altre due opportunità con un fantastico dritto in corsa, ma Barty ha infilato due servizi esterni vincenti. La bielorussa non si è data per vinta e se n’è guadagnata una terza con una risposta vincente di dritto, ma Ash ha manovrato alla perfezione con il dritto, vincendo lo scambio in sicurezza prima di tenere per il 4-4.

Nel game successivo la tds N.7 si è rialzata dallo 0-30, l’ultimo spiraglio di una delle due prima del tie-break, o quasi: Sabalenka ha infatti rimontato da 40-15 nel dodicesimo gioco grazie a due vincenti belluini, ma Barty ha immediatamente messo a segno un ace portando la contesa al gioco di spareggio. Lì Sabalenka ha regalato il mini-break per il 3-1 Barty sparando un dritto a campo aperto in corridoio, ma l’ha recuperato in virtù di un errore di dritto della N.1 WTA, portandosi sul 4-4. A quel punto è arrivato un doppio fallo esiziale della bielorussa, che però ha spinto indefessamente in risposta e trovato un vincente di dritto e un buon attacco su cui Barty ha sbagliato il passante concedendo un set point; anche lo slice successivo dell’australiana è finito in corridoio, e la partita si è così diretta al set decisivo.

Aryna Sabalenka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

TERZO SET – Dopo una pausa dettata dalla heat rule, Sabalenka ha ripreso a menare fendenti senza posa, sbagliando però un po’ di più e salvandosi dallo 0-30 nel quarto gioco solo grazie a quattro servizi di intemerata violenza. Barty è invece stata brava a dare sempre costrutto ai propri tagli e a rimanere reattiva in uscita dal servizio, rintuzzando i tentativi di foto da calcio balilla dell’avversaria, e sul 3-2 in suo favore si è procurata le prime palle break da fine primo set quando Sabalenka ha sbagliato uno smash da fondo per il 15-40. La bielorussa si è però salvata con due dritti lungolinea, il secondo dei quali in corsa per il suo vincente N.40 del match, e si è portata sul 3-3.

A quel punto, però, la partita si è conclusa con un inaspettato anticlimax, un peccato per un match di questo livello: alla fine del sesto gioco, infatti, la bielorussa ha visibilmente accusato un problema fisico, e ha fatto solo un punto negli ultimi tre game, trovandosi sullo 0-40 nell’ottavo; stavolta Barty non ha esitato e ha messo a segno la risposta di dritto che l’ha mandata a servire per il match, chiuso ancora una volta a zero con un ace e un servizio vincente che hanno suggellato un parziale di 12-1.

Il tabellone completo

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ATP Atlanta, Sinner vince il suo primo torneo di doppio in coppia con Opelka

Battuti Johnson e Thompson al super tie-break: una bella iniezione di fiducia per l’azzurro

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Jannik Sinner e Reilly Opelka ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis/Alex Smith on Twitter)

Se Brandon Nakashima non è riuscito a vincere il suo primo titolo in singolare ad Atlanta, la città della Coca Cola ha però portato bene a Jannik Sinner e Reilly Opelka, che hanno conquistato il primo alloro di doppio nelle rispettive carriere (per Sinner era anche la prima finale, mentre Opelka ne aveva già giocate tre, l’ultima a giugno al Queen’s Club) battendo Steve Johnson e Jordan Thompson per 6-4 6-7(6) 10-3.

I vincitori non sono riusciti a mantenere un iniziale vantaggio di 3-1 nel primo set, ma sul 4-4 hanno piazzato l’allungo decisivo. Nel secondo hanno invece recuperato un passivo di 1-4, trascinando la contesa al tie-break dove hanno salvato un primo set point sul 5-6 per poi cedere ad oltranza – si è peraltro trattato del primo set perso dai due nel corso del torneo.

Nonostante la delusione per essersi trovati così vicini alla vittoria, Sinner e Opelka hanno dominato il super tie-break vincendo cinque punti di fila dal 4-2 in loro favore e chiudendo al secondo championship point. Un successo che potrebbe rappresentare un momento di svolta per il numero due italiano, reduce da quattro sconfitte consecutive in singolare (Nadal al Roland Garros, Draper al Queen’s, Fucsovics a Wimbledon e O’Connell qui ad Atlanta).

 

Ora Sinner si sposterà a nord per il 500 di Washington DC, dove al secondo turno attende il vincente di Gunneswaran-Ruusuvuori. Anche gli altri tre finalisti saranno presenti, e come lui saranno nella parte bassa: Opelka incrocerà il vincente di Paul-Galan Riveros, mentre Thompson e Johnson sfideranno dei qualificati al primo turno, rispettivamente Elias Ymer e Ramanathan.

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Isner è ancora il re di Atlanta: nona finale e sesto titolo, battuto Nakashima

Fra i giocatori in attività solo Federer, Nadal e Djokovic hanno vinto lo stesso torneo così tante volte. Grazie alla vittoria su Nakashima Long John tornerà fra i primi trenta al mondo

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John Isner ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Nel suo discorso post-partita, John Isner ha detto: “Questo torneo ha significato tutto per la mia carriera“. Ne ha ben donde, perché la sua vittoria per 7-6(8) 7-5 sul connazionale Brandon Nakashima (16 anni più giovane di lui) si è tradotta nel suo sesto titolo in Georgia (su 16 vinti, il 37,5%) alla nona finale (su 29, il 31%); in sostanza, un terzo circa degli allori del numero uno americano dell’ultimo decennio sono arrivati al Truist Atlanta Open. Questa vittoria comporta il ritorno alla trentesima posizione ATP per lui, un bel piazzamento in ottica Flushing Meadows.

Niente da fare per Nakashima, che settimana scorsa aveva battuto proprio Isner per raggiungere la sua prima finale di sempre a Los Cabos ma che ha finito per perdere ad un passo dal trofeo per la seconda volta di fila, sprecando due set point nel primo e due opportunità per andare a servire per il set nel secondo. Il Next Gen festeggia comunque l’ingresso in Top 100 con un balzo di 26 posizioni fino al N.89; è il secondo 2001 a riuscirci dopo Sinner e il più giovane fra chi accede direttamente agli Slam dopo Jannik, Alcaraz e Musetti.

IL MATCH – Il precedente della scorsa settimana era stato dominato dal servizio (7-5 6-4 Nakashima con due soli break in tutto il match), e la finale di ieri sera non ha deviato da questo leit motif, tutt’altro: il break è stato uno solo, ed entrambi hanno vinto l’81% dei punti con la prima andando in doppia cifra con gli ace (21 Isner, 12 Nakashima). Nel primo set i due sono andati via rapidi nei rispettivi turni di servizio: Nakashima non ha un servizio potentissimo ma estremamente versatile e complicato da leggere, senza mai consentire all’avversario di vincere più di due punti in risposta nello stesso game, e lo stesso vale per Isner, che ha messo il 74% di prime in campo perdendo appena cinque punti.

 

Nakashima ama impostare un tennis di pressione stando vicino al campo, un tipo di gioco che può mettere in difficoltà Isner; il problema è riuscire a creare le condizioni per farlo in risposta, cosa che non è mai riuscito a fare almeno fino al 6-5 in suo favore: a quel punto Nakashima è riuscito a trovare una risposta vincente di rovescio in allungo per il 15-30, salendo a set point con una bella combinazione di passanti chiusa con il rovescio in diagonale, Isner ha però trovato servizio e dritto, portando il parziale al tie-break. Dopo uno scambio di mini-break iniziale, Nakashima sembrava aver trovato l’allungo decisivo salendo 4-3 e servizio con uno splendido vincente di rovescio, ma Isner è riuscito a trovare una profonda risposta di rovescio inducendolo all’errore per il 4-4.

Da lì il game lungo ha seguito l’ordine dei servizi, alternando i set point: Brandon ne ha salvato uno sul 5-6 prendendo la via della rete, mentre Isner ne ha cancellata una sul 6-7 allo stesso modo. Nakashima si è portato 8-8 con uno slice lungolinea su cui Isner ha provato a cercare il vincente di dritto sbagliando di poco, ma al momento decisivo è stato tradito dal rovescio in salto, concedendo il terzo set point stavolta al servizio – Isner non aspettava altro, e ha chiuso con una seconda vincente al corpo.

Anche il secondo set è stato avaro di chance, almeno fino al 5-4 Isner, quando sono saltati gli schemi per entrambi: Nakashima ha perso la prima, commettendo due errori con il dritto, e un vincente bimane di Long John l’ha visto sprofondare a 0-40, tre championship point. Brandon li ha salvati tutti e tre, smistando benissimo con il dritto e prendendo la via della rete il prima possibile per chiudere con pregevoli soluzioni, e si è poi visto costretto a salvarne un quarto quando ha sbagliato uno slice. Anche quest’ultimo è stato salvato a rete, e il peso dell’occasione sprecata si è fatto sentire per Isner, che sul 5-5 ha concesso due palle break con un brutto errore di rovescio. Pur sfiorando un doppio fallo, il cinque volte campione si è salvato con il fido servizio, e tornato a rispondere sul 6-5 ha allungato il game, guadagnandosi la quinta palla del titolo con una risposta in allungo di dritto che è rimasta corta e bassa, forzando un errore con il rovescio tagliato dell’avversario. Quella è stata la volta buona, perché la seconda di Nakashima è stata deviata fuori dal nastro, dandogli la prima vittoria nella prima finale da Newport 2019.

I NUMERI – Seconda sconfitta su due finali ATP per Nakashima, che sale al cinquantottesimo posto della Race to Turin e al sesto della Race to Milan superando Brooksby. Come detto, Isner ha vinto 16 titoli su 29 finali; Isner è trentesimo nel ranking e trentacinquesimo nella Race.

Il sesto titolo vinto ad Atlanta gli garantisce infine il passe-partout per un club esclusivo. Solo i Big Three hanno infatti esercitato cotanto dominio su dei singoli tornei fra i giocatori in attività: Federer a Wimbledon, Halle, Basilea, Melbourne, Cincinnati, ATP Finals e Dubai, Nadal al Roland Garros, a Roma, Montecarlo e Barcellona, Djokovic a Melbourne, Wimbledon, Miami e Pechino.

Qui il tabellone di Atlanta e degli altri tornei della scorsa settimana

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Challenger

Challenger: la bella favola di Jason Kubler che torna al successo a Lexington

Terzo titolo per Zapata Miralles e Benjamin Bonzi, mentre il 19enne Lehecka sfiora il bis

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Jason Kubler (via Twitter, @ATPChallenger)

Al Challenger 80 di Lexington la finale vede di fronte il mancino cileno Alejandro Tabilo (n.174 ATP) e l’australiano Jason Kubler (n.272 ATP) che riesce a spuntarla alla fine di un match drammatico (7-5 6-7 7-5) durato quasi tre ore. Fondamentalmente Kubler ha quasi sempre avuto il controllo, a parte il tie-break del secondo set (perso nettamente 7-2) e un passaggio a vuoto nel decimo game del parziale decisivo quando subisce il contro-break che potrebbe riaprire la partita. Cosa che, fortunatamente per lui, non succede. Infatti si riprende immediatamente il maltolto e conduce in porto l’incontro, non senza qualche ulteriore patema quando, servendo per l’incontro, spreca tre match point consecutivi.

Ricordiamo che l’australiano nel 2010 fu n.1 del mondo a livello junior, salvo scoprire che le sue ginocchia di cristallo (cinque operazioni al sinistro e una al destro) gli avrebbero reso la vita molto complicata. Adesso, a 28 anni compiuti, sembra finalmente ristabilito e addirittura capace di tornare competitivo anche sul cemento, dopo che per anni le sue poche partite erano sempre state sulla terra battuta, superficie, in teoria, più gentile con le sue malconce articolazioni. Per lui è la sesta vittoria a livello Challenger e soprattutto la chance di riproporsi ai livelli che più gli competono (ricordiamo che nel 2018 arrivò alla posizione n.91). 

Al Challenger 90 di Segovia (cemento) il francese Benjamin Bonzi (n.111 ATP e seconda testa di serie) ha la meglio (7-6 3-6 6-4) sull’olandese Tim Van Rijthoven (n.290 ATP) al termine di una partita combattutissima, nella quale il primo set è stato probabilmente decisivo. Nel tie-break infatti il 24enne olandese si è ritrovato avanti 6-1 e si è rilassato: un paio di risposte sparacchiate e un doppio fallo e si è fatto raggiungere sul 6-6. Due ulteriori set point non avrebbero cambiato la situazione, ormai era scritto che il parziale se lo aggiudicasse il francese (12-10). Van Rijthoven è comunque bravo a rimanere in partita e a strappare il servizio all’avversario nel quarto game, portando l’incontro al set decisivo. In cui i servizi dettano legge (molto buone le percentuali per entrambi) fino al decimo gioco quando l’olandese perde il servizio, infilato sul primo match point da un bel passante di Bonzi che può alzare le braccia al cielo.

 

Per il 25enne francese è la terza vittoria Challenger in carriera, tutte ottenute quest’anno (PotchOpen in febbraio e Ostrava in maggio), che gli regala anche il nuovo best ranking e l’ingresso in top 100 (n.95 ATP). Qualche buon motivo di soddisfazione anche per l’olandese che, pur dovendo rimandare l’appuntamento con la sua prima vittoria Challenger, ottiene il nuovo best ranking al n. 260. 

Al Challenger 90 di Poznan (terra) finale a senso unico tra lo spagnolo Bernabé Zapata Miralles (n.121 ATP) e Jiri Lehecka (n.213 ATP), fresco vincitore a Tampere e finalista a Salisburgo. Il 19enne ceco sta attraversando un momento di forma incredibile, ma Zapata Miralles si è dimostrato semplicemente più esperto, superando senza apparente difficoltà, i pochi momenti difficili. Il punteggio finale 6-3 6-2 definisce bene i termini della questione, consegnando allo spagnolo la terza vittoria Challenger (Cordenons 2020 e Heilbronn 2021), nonché il nuovo best ranking (n.110 ATP). Buon progresso in classifica anche per Lehecka che al n. 188 migliora ulteriormente il proprio record, e siamo convinti che questo sia solo l’inizio di una bella storia.

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