Sonego in finale, l'erba è tricolore (Mastroluca, Crivelli, Bertellino, Mecca). Berrettini sogna, evitato Djokovic. Azzurri da record, sono 10 in campo (Crivelli, Mastroluca, Semeraro). Sorteggio pro Djokovic (Azzolini). Nel mondo del Djo del tennis (Castaldini). Berrettini: "Il tennis per me è gioia" (Valesio)

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Sonego in finale, l’erba è tricolore (Mastroluca, Crivelli, Bertellino, Mecca). Berrettini sogna, evitato Djokovic. Azzurri da record, sono 10 in campo (Crivelli, Mastroluca, Semeraro). Sorteggio pro Djokovic (Azzolini). Nel mondo del Djo del tennis (Castaldini). Berrettini: “Il tennis per me è gioia” (Valesio)

La rassegna stampa del 26 giugno 2021

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Sonego in finale, l’erba è tricolore (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

Lorenzo Sonego ha regalato all’Italia la nona presenza in finale nel circuito ATP di questo anno 2021. A Eastbourne, il torinese ha sconfitto 6-1 3-6 6-1 Max Purcell, finalista all’Australian Open in doppio nel 2020, e confermato un’ottima tradizione per gli azzurri sull’erba. […] SFIDA A DE MINAUR. Il ventiseienne torinese, che proprio sull’erba ha conquistato il primo trofeo nel circuito maggiore, ad Antalya nel 2019, sfiderà il numero 18 del mondo Alex De Minaur che ha eliminato il coreano Kwon in semifinale. Il 22enne di Sydney, terzo australiano sulla strada di Sonego questa settimana, ha vinto l’unico precedente l’anno scorso a Parigi-Bercy. «Sono molto felice, è la mia seconda finale sull’erba. Giocare qui mi piace molto – ha detto il numero 3 azzurro -, posso attaccare di più con il servizio, scendere a rete, fare qualcosa di diverso. Poi se riesco a rispondere bene, allora sull’erba posso sempre fare grandi risultati». GIORGI OUT. Si chiude invece senza lieto fine la settimana di grandi soddisfazioni di Camila Giorgi. Infatti, dopo aver battuto due Top 10, la ceca ‘Karolina Pliskova e la bielorussa Aryna Sabalenka, la numero 1 italiana si è dovuta ritirare nella semifinale del torneo di Eastboume, un WTA 500 che rappresenta l’ultima tappa di avvicinamento (con l’evento tedesco di Bad Homburg) prima di Wimbledon. Recuperato un break di svantaggio, Giorgi ha dovuto abbandonare il match quando era sotto 5-4 contro l’estone Anett Kontaveit. Numero 27 del mondo, ma con un passato da Top 15, Kontaveit affronterà in finale l’ex campionessa del Roland Garros Jelena Ostapenko

Anche Sonego è caldo. Atterra in finale e oggi sfida De Minaur. La Giorgi si infortuna (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Ormai è un party prolungato. Ogni settimana, un italiano veste i panni di Superman e vola fino alle fasi calde di un torneo: quelle, per intenderci, in cui si decide il vincitore. Sette giorni fa toccò a Berrettini annettersi il prestigioso Queen’s, oggi ci prova Sonego a Eastbourne: e il fatto che si tratti di due appuntamenti sull’erba, superficie reietta fino a qualche anno fa, certifica una volta di più la qualità della rivoluzione azzurra. Su misura […] Contro l’australiano Purcell, tra i primi 50 del mondo in doppio ma appena 283 in singolare dove però sta cominciando a raccogliere i frutti del lavoro atletico con il fratello triathleta, un parziale iniziale di otto punti a uno indirizza il primo set verso l’ex attaccante delle giovanili del Toro, che però ha un passaggio a vuoto nel sesto game del secondo set e finisce per perdere il servizio e consegnare la parità all’avversario, prima di tomare a dominare nel terzo (6-1 3-6 6-1 il punteggio). Per Sonego è la seconda finale stagionale dopo il trionfo di aprile a Cagliari: «Con appena due tornei sull’erba prima di Wimbledon, è difficile adattarsi, ma il mio gioco è fatto su misura per l’erba perché servo bene e se riesco a rispondere con efficacia, posso ottenere buoni risultati tutte le settimane. È stato un match duro, Max è un gran lottatore e un avversario pericoloso. Nel terzo ho ritrovato il mio tennis, riuscendo ad essere più aggressivo. Qui ci sono anche tanti italiani a seguirmi e per me il tifo è importante: appuntamento alla finale». Che oggi alle 15.40 (diretta Supertennis) lo opporrà all’australiano De Minaur, sbarazzatosi in 81 minuti con il punteggio di 6-3 7-6 (2) del coreano Kwon, il secondo lucky loser arrivato in semifinale (l’altro era appunto Purcell), prima volta dal 1990, quando l’Atp cambiò la struttura dei tornei. Stop and go Non festeggia invece la Giorgi, che si ritira sul 5-4 per l’estone Kontaveit nel primo set a causa di un fastidio alla coscia sinistra, già abbondantemente fasciata. Camila, passata dalle qualificazioni, prima della semifinale aveva vinto tre partite sempre in tre set e la fatica le ha presentato il conto, convincendola a non forzare in vista dell’incombente Wimbledon (che intanto perde per infortunio la campionessa in carica Halep). In finale c’è anche la rediviva lettone Ostapenko per una sfida tutta baltica.

Sonego, l’erba è casa tua (Roberto Bertellino, Tuttosport)

«Mi piace giocare sull’erba – ha ribadito con il sorriso Lorenzo Sonego – e amo questo torneo, anche se è la prima volta che lo gioco. Servo bene e il fondamentale mi aiuta su questa superficie». […] Sonego ha piegato come da pronostico, ma al termine di un match non banale, il 23enne australiano Max Purcell, lucky loser che nei quarti aveva interrotto la corsa di Andreas Seppi impedendo il derby azzurro in semifinale. Prima frazione a senso unico, con l’azzurro efficace nei turni di battuta e pronto a rispondere con precisione certosina al rivale, ancora una volta (come gli è successo più volte in settimana) autore di una partenza lenta. Solo quattro i punti concessi da Sonego nei suoi turni di servizio. La seconda frazione ha avuto una svolta imprevista nel sesto gioco, con l’allievo di Gipo Arbino in battuta. Dopo aver visto sfumare sei palle game per il 3-3 è arrivato il primo break del match in favore di Purcell, fattosi via via sempre più aggressivo. L’australiano ha accelerato e Sonego si è innervosito, cedendo la frazione. Nella terza è stato bravo a resettare quanto appena accaduto e trovare il break del 2-0 risalendo dal 15-40. Purcell ha interrotto la serie dell’azzurro nel quarto gioco ma la sinfonia è ripresa per altri tre game vincenti e il passaggio in finale dopo 1 ora e 38 minuti. «Sono già concentrato sul prossimo match – ha detto Sonego – dopo una partita non facile come questa contro un ottimo giocatore. Bravo lui a giocare bene a rete rendendomi la vita difficile nel secondo set. Altrettanto io a cambiare tattica e ritrovare nel terzo il giusto ritmo». Sonego cercherà oggi il terzo titolo di carriera contro Alex De Minaur, n° 18 del mondo e n° 2 del seeding. Un solo precedente, nel Masters 1000 di Parigi Bercy 2020 in favore del “demonio” australiano. La giornata azzurra a Eastboume si era aperta sul centrale, in ritardo di oltre tre ore sul programma previsto causa pioggia, con la semifinale WTA 500 tra Camila Giorgi e l’estone Anett Kontaveit. Match di alto livello fin da subito, con le due protagoniste abili nel tenere i rispettivi servizi fino al 4-3 Kontaveit. Camila Giorgi ha avuto diverse opportunità per cogliere il break, ma l’avversaria è sempre stata brava ad annullargliele con autorità. Al nono tentativo, però, l’azzurra è riuscita nell’intento, con un tracciante di rovescio bimane, per il 4-5. Sul colpo vincente ha accusato un problema alla coscia sinistra, già fasciata da due giorni. Dopo un breve consulto è arrivata la decisione del ritiro, speriamo cautelativo in ottica Wimbledon. Rammarico per la conclusione ma applausi per la sua miglior settimana 2021. Lunedì prossimo, grazie alla raggiunta semifinale, Camila risalirà in classifica WTA al posto n° 62, con un balzo di 13 posizioni rispetto alla precedente. Kontaveit oggi in finale contro la lettone Ostapenko. SFIDA CON QUERREY MEDVEDEV IN FINALE A MAIORCA (r.b.) Daniil Medvedev ha vinto in rimonta la semifinale dell’ATP 250 di Maiorca, su erba iberica per una “prima” del circuito nella patria di Rafael Nadal. Alla soglia delle due ore di gioco ha avuto la meglio sul giocatore di casa Pablo Carreno Busta. Chiusura al servizio con il decimo ace dell’incontro Oggi sfiderà Sam Querrey. Alle battute finali anche l’AspriaTennis Cup di Milano, Challenger ATP. Tra i protagonisti delle semifinali odierne c’è anche il romano Gian Marco Moroni che nei quarti ha fermato 6-3 7-5 il qualificato Duje Ajdukovic. Moroni, in tabellone con wild card e ottava testa di serie, sfiderà il francese Hugo Grenier che ha fermato la corsa del serbo Pedja Krstin con un doppio 6-4. 

Sonego, che rivincita sull’erba. Oggi in finale a Eastbourne, poi la testa sarà a Wimbledon (Corriere, edizione Torino)

[…] Per fortuna continua a preferire la racchetta, la musica non gli ha dato alla testa. Prima dei tormentoni viene il tennis che in questo mese è soprattutto erba, Regno tra mito, fragole e champagne, Eastbourne prima, Wimbledon poi. Ma procediamo con ordine, una tappa del tour alla volta. ll torinese è in finale nel torneo Atp 250 dopo aver sconfitto Max Purcell, australiano numero 283 del mondo. Oggi affronterà l’australiano Alex De Minaur — numero due del tabellone, che in semifinale ha superato (6-3 7-6) Kwon Sono-woo — per conquistare il suo secondo titolo in stagione dopo quello vinto sulla terra rossa di Cagliari. Nonostante la disparità nel ranking, nel gioco e nel livello tecnico, Sonny ieri pomeriggio ha voluto complicarsi la vita, perdendo un set, il secondo, per la prima volta dall’inizio del torneo. D’altronde vincere facile non gli è mai piaciuto e non gli appartiene. Anche ieri ha preferito soffrire (e far soffrire chi gli sta intorno) per qualche quarto d’oro prima di rimettersi in carreggiata e concludere la pratica in poco più di un’ora e mezza, 6-1 3-6 6-1. Il giocatore torinese, per prepararsi all’atmosfera londinese ha pure provato qualche serve and volley, scendendo spesso a rete per chiudere il punto, proprio come ai vecchi tempi quando l’erba era una questione per volleutori e tuffatori. «Mi piace giocare sull’erba», ha dichiarato il torinese a fine match ricordandosi del suo primo titolo Atp conquistato, proprio sul green di Antalya, in Turchia, nel 2019. Oggi pomeriggio si ritorna in campo, con lo sguardo rivolto per metà alla partita di giornata ma per metà, com’e giusto che sia, ai Championships e al torneo più prestigioso del mondo, in cui sarà la testa di serie numero 23 per la prima volta in uno Slam. Sonny partirà per Londra in piena fiducia dopo questa settimana di conferme e di gioco di attacco. Ad aspettarlo al primo turno di Wimbledon ci sarà il portoghese Pedro Sousa, numero 121 del ranking e terraiolo doc, e siccome quando si tratta del torinese sognare è dovuto e anzi è diventato obbligatorio, agli ottavi di finale se i pronostici saranno confermati dovrebbe incontrare Daniil Medvedev, numero due al mondo. Visto come ha giocato al Foro Italico contro il numero uno Djokovic, è lecito ritenere che non abbia paura di nessun avversario, pur con tutto il rispetto dl cui e capace. Dalla terra rossa romana alI’erba londinese, Il sogno di giocare le Atp Finals a Torino il prossimo novembre, sempre li, a portata di mano, dietro l’angolo dl casa sua e dei campi dove si allena ogni giorno da tutta la vita.

Berrettini sogna, evitato Djokovic. Azzurri da record, sono 10 in campo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…] I Championships, infatti, hanno sempre rappresentato lo Slam più ostico per i nostri, mai troppo avvezzi a una superficie che si frequenta appena tre settimane all’anno e così diversa dalla terra dove sono cresciuti. Perciò, abbiamo vissuto di bei ricordi (la semifinale di Pietrangeli del 1960), di grandi rimpianti (il quarto di finale perso da Panatta contro l’abbordabilissimo Du Pré nel 1979) e di exploit isolati (i quarti di Sanguinetti nel 1998) . Pericolo evitato Ma il nuovo rinascimento azzurro sta riscrivendo la storia anche perché riesce ad abbattere tradizioni avverse consolidate: così, nell’edizione 2021 che riporta Wimbledon in calendario dopo la forzata pausa di un anno causa pandemia, non solo ci presentiamo con 10 giocatori nel tabellone maschile, un record, ma pure con quattro teste di serie e soprattutto con il vincitore del Queen’s (Berrettini) e il finalista in campo oggi di Eastboume (Sonego), dunque con l’ambizione di un torneo da protagonisti. Gli inglesi, ad esempio, sono convinti che Berrettini, settimo giocatore del seeding, possa essere una delle prime alternative a Djokovic addirittura per la vittoria finale (è quotato a 10, quarto favorito), e del resto negli ultimi tre anni è quello che ha ottenuto più punti sui prati proprio dietro il serbo. Intanto, il sorteggio gli ha dato una mano, mettendolo dall’altra parte rispetto al Djoker, che insegue il sesto trionfo a Church Road e sogna il Grande Slam. Matteo non è atteso da un debutto morbidissimo, perché l’argentino Pella ha fatto quarti due anni fa, e poi al terzo turno potrebbe incrociare Isner, bombardiere di antico pelo sempre pericoloso sull’erba. Avversari degni di rispetto, ma che non possono oscurare le ambizioni dell’allievo di Santopadre in una parte di tabellone presidiata da Medvedev, Zverev e dall’incognita Federer. Proprio contro Roger, otto volte re a Londra, due anni fa Berrettini si fermò agli ottavi in capo a una memorabile lezione del Maestro di Basilea. Altri tempi: «In quel momento — racconta l’azzurro — pensai di aver raggiunto un gran risultato, affrontare Federer sul centrale di Wimbledon era uno dei miei sogni sin da piccolo. Mi sono sentito un po’ sopraffatto, ma credo che quella partita mi abbia aiutato molto ad affrontare gli Slam successivi. Adesso ho un’altra fiducia, so che sto giocando bene e so di poter fare bene a Wimbledon». Le altre teste di serie Un sentimento che ispira pure Sonego, sempre a suo agio sui prati tanto da ritrovare le sensazioni vincenti a Eastbourne dopo tre eliminazioni al primo turno: il piemontese, testa di serie numero 23, ha un percorso abbastanza agevole fino all’eventuale ottavo contro Sua Maestà Federer, un appuntamento che sarebbe davvero intrigante per un ragazzo che in carriera ha già battuto Djokovic, Thiem e Rublev, dimostrando di sapersi esaltare quando gli avversari portano in campo titoli e blasone da superstar. Le altre due teste di serie italiane, Sinner (19) e Fognini (26), sono nella parte alta del tabellone (quella di Djokovic), accompagnati da curiosità mista a qualche dubbio. Jannik è alla prima partecipazione ai Championships, in carriera ha giocato appena sei partite sull’erba e al Queen’s è uscito subito, mostrando qualche incertezza nel servizio, il colpo fondamentale per coltivare speranze sulla superficie. Tra l’altro, il sorteggio gli propone immediatamente un rivale tosto come l’ungherese Fucsovics, l’occasione giusta per riprendere il feeling con quelle capacità di adattamento e di lettura dei momenti decisivi che fino a maggio ne hanno fatto uno dei tennisti più caldi e vincenti della stagione. Fognini, dal canto suo, con i prati non ha mai avuto una relazione speciale (mai oltre il terzo turno) e deve farsi perdonare l’eliminazione con polemiche del 2019, quando invocò le bombe sul circolo dopo l’eliminazione contro Sandgren. L’emergente L’altro veterano azzurro Seppi, alla sedicesima partecipazione londinese e al 64′ Slam consecutivo, trova il portoghese Pedro Sousa, Caruso sfortunato pesca il croato Cilic finalista nel 2017, Cecchinato ha l’inglese Broady, Travaglia lo spagnolo Martinez e Mager (al debutto) l’argentino Londero. Ma gli occhi sono tutti per il fresco diplomato Musetti, che Wimbledon lo aveva frequentato solo da junior, il cui gioco spumeggiante e fantasioso possiede le stimmate per conquistare il cuore di Londra. Un esordio contro Hurkacz, il vincitore di Miami, farebbe tremare i polsi a chiunque, ma Lollo ha dalla sua tranquillità e talento. E la forza dirompente della gioventù. 

Italia, la carica dei 10. Comanda Berrettini (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

 […] Mai così tanti azzurri nel main draw del torneo più prestigioso del mondo. Il romano esordirà contro Guido Pella. La classifica lo vede come favorito, ma l’argentino ha già giocato i quarti di finale a Wimbledon. Il numero 9 ATP è inserito nella parte bassa del tabellone. Teoricamente, seguendo le teste di serie, nel suo percorso ci sarebbero lo statunitense John Isner al terzo turno, il norvegese Casper Ruud negli ottavi, il tedesco Alexander Zverev nei quarti, in semifinale Daniil Medvedev o Roger Federer. MUSETTI AL DEBUTTO. Nella stessa metà anche Gianluca Mager che esordirà contro l’argentino Juan Ignacio Londero, Lorenzo Sonego contro il 33enne Pedro Sousa all’esordio in tabellone, Salvatore Caruso che a Wimbledon non ha mai vinto e sfiderà Marin Cilic. Lorenzo Musetti, al suo esordio assoluto ai Championships, incontrerà al debutto Hubert Hurkacz. Si sono sfida- ti a Roma, il polacco si è ritirato dopo un primo set spettacolare.  SINNER E GLI ALTRI. Nemmeno l’altoatesino, inserito nel quarto di Djokovic, ha avuto un sorteggio fortunato. Sfiderà infatti l’ungherese Marton Fucsovics, colpi forti e gioco schematico. Nella metà di Djokovic anche Fabio Fognini, testa di serie numero 26, che apre contro il mancino spagnolo Albert Ramos-Vinolas il suo dodicesimo Wimbledon; Marco Cecchinato e Stefano Travaglia, che inseguono la prima vittoria ai Championships contro Liam Broady e Pedro Martinez; infine Andreas Seppi, al 64° Slam consecutivo, opposto al portoghese Joao Sousa. LE STELLE. Rispetto al Roland Garros, in cui i Fab 3 erano finiti tutti dalla stessa parte, il tabellone dei Championships appare sulla carta più equilibrato. Djokovic, che sogna il Grande Slam, trova nel suo quarto l’ex finalista Kevin Anderson e il russo Andrey Rublev, e sulla via della semifinale potrebbe ritrovare Stefanos Tsitsipas dopo la rimonta in finale a Parigi. Dal lato di Roger Federer e di Medvedev, possibili rivali nei quarti, possono sorprendere Zverev, Cilic e il francese Ugo Humbert, avversario di Nick Kyrgios in uno dei primi turni più spettacolari del torneo. TRE AZZURRE AL VIA. Tre invece le italiane nel tabellone di singolare femminile. Riflettori sulla numero 1 Camila Giorgi, inserita nell’ottavo della testa di serie numero 3, Elina Svitolina. L’azzurra, capace di raggiungere i quarti nel 2018, debutta contro la svizzera Jil Teichman. Jasmine Paolini, nello spicchio di tabellone della numero 1 del mondo Ashleigh Barty, fa il suo esordio contro l’ex Top 10 tedesca Andrea Petkovic. Infine Martina Trevisan sfida la russa Elena Vesnina, rientrata a maggio dopo tre anni di stop. LE BIG. Siamo nell’ottavo di finale di Serena Williams, che sogna il 24° Slam in singolare. Al terzo turno, però, potrebbe sfidare Angelique Kerber che ha affrontato due volte in finale a Wimbledon: vinse nel 2016, perse nel 2018. Per Ashleigh Barty, numero 1 del mondo, debutto intenso contro Carla Suarez Navarro, all’ultima presenza dopo essere guarita dal cancro. Nella sua sezione, la campionessa del Roland Garros Barbosa Krejcikova, Svitolina e Bianca Andreescu. Nella parte bassa, seguendo le teste di serie, quarti di finale Kenin-Karolina Pliskova e Swiatek-Sabalenka. La bielorussa è testa di serie numero 2 per il forfait in extremis della campionessa in carica Simona Halep.

Berrettini e i suoi fratelli. Italia, numeri record sull’erba dei campioni (Stefano Semeraro, La Stampa)

L’Italia è al verde, ma stavolta è una buona notizia perché dopo un secolo abbondante di vacche magre adesso siamo da corsa anche sull’erba, la superficie più nobile del tennis. Matteo Berrettini ha appena vinto il Queen’s, Lorenzo Sonego oggi si gioca la finale a Fastbourne, e a Wimbledon, che inizia lunedì, avremo dieci giocatori in tabellone nel maschile – primo record – dei quali ben quattro teste di serie, altro record: Berrettini (7), Sinner (19), Sonego (23) e Fognini (26). In totale con Giorgi, Paolini e Trevisan impegnate nel femminile siamo a tredici. […] Un’abbondanza che è il prodotto di varie circostanze: la qualità dei nostri, l’erba più «lenta» e quindi più abbordabile di un tempo, i montepremi più ghiotti anche per le qualificazioni, un incentivo non trascurabile. Ma è anche e soprattutto la mentalità che è cambiata. Un tempo gli italiani, terricoli per destino e pigrizia, il vegetale lo guardavano con diffidenza, tanto che in quasi 150 annidi Championships in singolare solo Pietrangeli (semifinale nel’60), Panatta e Sanguinetti sono arrivati nei quarti. «Oggi invece l’erba non la “schiviamo” più», dice Max Sartori, coach di Cecchinato e di Andreas Seppi, uno dei tre italiani – insieme con Berrettini (Stoccarda) e Sonego (ad Anatalya) – ad aver vinto un torneo sull’erba, nel 2012 a Eastbourne. «Abbiamo capito che anche questa è una parte della stagione importante. E Wimbledon, invece di giocarlo un po’ alla va o la spacca, ora lo prepariamo. E puntiamo a vincerlo». L’onda azzurra – già nove finali Atp quest’anno, pareggiato il record del 1976 e del1977- insomma è arrivata anche alle porte del Tempio. Dove Djokovic, campione uscente e number 1, resta il favorito, e un Federer quasi 40enne e in cerca di se stesso tenterà l’ultimo acuto, mentre Nadal e Thiem hanno preferito marcare visita. Matteo Berrettini, testa di serie numero 7, al terzo turno potrebbe incappare nel bombardiere Isner. «Che sull’erba non è mai un buon cliente, per carità – dice coach Santopadre -. Ma secondo me oggi è più preoccupato lui, di dover incontrare Matteo». Eccola, la novità.

Sorteggio pro Djokovic (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 Si fa fatica a scovare trappole e tranelli lungo il sentiero che il sorteggio ha scavato per Djokovic, sul versante inglese della salita che conduce al Grande Slam. Jack Draper? Buon prospetto erbivoro ma per gli anni a venire. È il diciottenne che ha messo alle porte del Queen’s il nostro Sinner. È in gita premio, l’Orco Djoker lo aspetta per un lieto banchetto. Kevin Anderson? Non ci riuscì nella finale del 2018, a impensierire il numero uno, non si vede perché dovrebbe farcela oggi. Viene da un tale periodo di infortuni che a unirli tutti con un tratto di penna salterebbe fuori il volto della sfiga più nera. Il terzo turno con Davidovich Fokina? Tennista di grande energia ma alla prima prova nel tabellone dei Championships. Gli ottavi, secondo logica, dovrebbero opporgli Monfils, uno che quest’anno sembra aver perso la voglia di giocare. Per i quarti s’iscrivono in quattro, Schwartzman, Sinner, Fognini e Rublev, e il pericolo potrebbe assumere le sembianze semolose del nostro Jannik, sempre che riesca a battere El Pequeno Schwartzy, ed è tutto da vedere. Siamo in zona semifinale, dunque. La proposta migliore viene da Stefanos Tsitsipas (numero tre dopo il forfait di Nadal), che sull’erba ha un primo turno nel 2017, un ottavo l’anno dopo, travolto da Isner, mentre nel 2019 si fece trafiggere subito da Thomas Fabbiano. La strada per l’ennesima finale (a Wimbledon sono 6, con 5 successi) è tracciata. L’unica seria ipotesi contraria a Djokovic viene dalla lunga storia di ribaltoni (improbabili, imprevisti, dell’ultimo minuto) di cui il Grande Slam si è fatto scudo ogni qualvolta sia stato evocato da un aspirante Slammer. L’ultimo, lo ricorderete, prese forma ai danni di una Serena Williams ormai a un passo dalla conquista, nelle sembianze di una piccola italiana che giocava benissimo l’approccio a rete e ancora meglio la volée. Serena finì a gambe all’aria e la finale vide in campo due italiane, Flavia Pennetta e lei, la defenestratrice, Robertina Vinci. Erano gli US Open del 2015. Gli italiani sono in dieci, il più erbivoro, Matteo Berrettini, apre da numero 7 (si è dissolto anche Thiem, infortunato al polso) la seconda metà del tabellone. Ha un sorteggio abbastanza complicato. Subito Guido Pella, mancino che nel 2019 raggiunse i quarti battendo Seppi, Anderson e Raonic. Viene da un periodo di bassa, l’argentino ma sull’erba ci sa fare. In terzo turno, John Isner, un’istituzione, con tanto di targa sul campo 18 per la sua vittoria record su Mahut nel 2010: 11 ore e 5 minuti divisi in tre giorni per superare il francese 64 36 67 76 70-68, un match da 216 ace (113 quelli di Isner) e 980 punti giocati. Tranquilli! Oggi sul 12 pari si gioca il tie break. […] Roger, infine. Ha un percorso che, negli anni di grazia, sarebbe apparso un ottimo allenamento in vista della finale. Mannarino, Gasquet, forse Norrie, Sonego o Carreno Busta. In che condizioni sia, nessuno lo sa. Quello visto ad Halle può restarci secco anche con Mannarino. È il momento di rivedere il primo turno degli italiani (un più per il favorito, un meno per un pronostico alla pari): (+)Seppi-Joao Sousa; (+)Travaglia-Martinez; (-)Cecchinato-Broady; (-)Sinner(19)-Fucsovics; (-)Fognini(26)-Ramos Virolas; (+)Berrettini(7)Pella; (-)Mager-Londero; (+)Sonego(23)-Pedro Sousa; (+)Hurkacz-Musetti; (+)Cilic-Caruso. Tre le ragazze con il tricolore. Paolini in difficoltà con Petkovic, Giorgi favorita con Teichmann e altrettanto Trevisan con Vesnina. Si è ritirata la Halep. Le due favorite, Barty e Serena Williams sono però dalla stessa parte del tabellone.

Nel mondo del Djo del tennis (Luca Castaldini, Sport Week)

Nel borsone con il quale il piccolo Novak a 5 anni si presentò al primo allenamento con Jelena Gencic c’è tutto l’imbattibile e indecifrabile Nole Djokovic che conosciamo oggi, primatista per numero di settimane (326) in vetta al ranking Atp e in corsa, dopo i trionfi all’Australian Open e al Roland Garros, per quel Grande Slam che nessuno riesce a centrare da 52 anni, quando l’australiano Rod Laver bissò l’impresa del 1962 mettendo in tasca anche Wimbledon e Us Open. E prima di lui, in oltre un secolo di tennis internazionale, il fantastico poker l’aveva realizzato solo lo statunitense Donald Budge. Ma era il 1938, preistoria della racchetta. BORSONE SCIENTIFICO” Il borsone, ha raccontato anni dopo Jelena, ex tennista e talent scout anche di Monica Seles e Goran Ivanisevic, era impeccabile. Apparteneva a un bambino eppure sembrava quello di un giocatore professionista, cerano anche i polsini e la maglietta di ricambio: «Tutto era in ordine e ben piegato». Quando lei gli fa notare la cura di quella preparazione, gli chiede se sia opera della madre. Novak è chiaro: «L’ho preparata io. Perché io voglio giocare a tennis, non mia madre». Nel paese serbo, non lontano dal confine con il Kosovo, i Djokovic, Srdjan e Djana, gestiscono una pizzeria davanti alla quale il governo aveva realizzato il piccolo impianto. «Qualcosa nel ritmo disciplinato di quel gioco mi ipnotizzava» spiegò Nole, tornando con la memoria ai pomeriggi da piccolo ma attentissimo spettatore. Il borsone era “scientifico” come scientifico, senza virgolette, ci appare ormai da tre lustri il suo proprietario cresciuto, tra i più inafferrabili nella lettura dei comportamenti in campo. Freddo, a tratti gelido, impenetrabile. Qui sta la sua forza ma qui sta probabilmente la ragione per cui in uno stadio, l’ultimo è stato il Court Philippe Chatrier parigino, che dall’altra parte ci sia Berrettini, Nadal o Tsitsipas, il pubblico difficilmente si schiera sfacciatamente per Djoker. E le sue posizioni radicali antivaccino da “No-vax Djokovic”, in epoca pandemica, di sicuro non aiutano l’operazione-simpatia. L’IDOLO PERFETTO Il primo idolo di Nole è Pete Sampras, campione di Wimbledon per 7 volte in 8 edizioni tra il ’93 e il 2000 cui l’americano aggiunse altri 8 Slam, compreso il miracolo di Parigi del 1996 per uno così poco amico della terra rossa. Il quasi ragazzino ripete continuamente che lui, un giorno, avrebbe preso il posto del “Pistol Pete” del Maryland. Eppure, durante le prime stagioni da professionista – esordio nel ’03, primo torneo vinto nel ’06 ad Amersfoort e primo Slam preso in Australia nel ’08 -, Djokovic, quando gli viene chiesto di “costruire” il giocatore perfetto, assembla «il servizio di Mario Ancic, il diritto di Fernando Gonzalez, la volée di Tim Henman». A questo, volendo vincere facile, aggiunge i suoi futuri – e ancora attuali, oggi dopo 15 anni- grandi avversari Rafa Nadal («per il fisico») e Roger Federer («per la mentalità»). NEL CIRCUS CON PIATTI La partenza della carriera è eccellente, all’altezza del… borsone e pure delle sue annate migliori. Come questo 2021 in cui è a un passo dall’eguagliare i due arcirivali per tornei dello Slam vinti (19 contro i 20 del maiorchino e dello svizzero). Nel 2005, appena diciottenne, Novak è il primo under 18 tra i primi cento professionisti del mondo. A vent’anni e pochi mesi conquista la prima finale Slam, perduta contro Re Roger allo Us Open. L’investimento della famiglia Djokovic, insomma, sta iniziando a fruttare. Per formare al meglio il ragazzo, i genitori a 12 anni lo avevano anche spedito in Germania da Niki Pilic, l’ex c.t. della Germania e in futuro della Croazia. Poi Djokovic scopre… l’Italia, Paese per il quale ha sempre dichiarato un grande amore, grazie a Riccardo Piatti, che ne accompagna i primi anni nel circuito. L’allenatore storico è però Marian Vajda, il maestro che su Nole ha forgiato il formidabile gioco d’anticipo, la solidità del servizio, la penetrazione del dritto e la più recente ricerca del serve and volley. NEL RIFUGIO ANTIAEREO “Per settantotto notti di fila la mia famiglia e io ci siamo nascosti nel rifugio antiaereo del palazzo di mia zia”: fuori dal campo da tennis, l’esperienza della guerra è uno spartiacque nella vita dell’attuale numero 1. Che così continuava: “Ogni sera alle otto una sirena annunciava il pericolo, allora tutti uscivamo di corsa dalla nostra casa. I boati si susseguivano fino all’alba: quando gli aerei volavano bassi, il frastuono era terribile”. La drammatica quotidianità, guidato da Jelena (“Mi aiutava a vivere normalmente”), lo costringe ogni giorno a cercare un campo diverso, spesso senza neanche una rete o sul cemento crepato. Andavamo dove c’erano stati gli ultimi attacchi, pensando che probabilmente in quella zona non avrebbero bombardato di nuovo. Giocavamo anche senza la rete o sul cemento pieno di crepe”. Che il ragazzino avesse carattere, lo confermano queste sue parole al Corriere, datate 2015: “Con l’ingenuità del bambino, trovai il lato positivo di quella situazione: la scuola era chiusa e potevo giocare a tennis quanto volevo”. MATRIMONIO BENEFICO Si chiama come la Gencic, Jelena. Di cognome fa Ristic, anche lei è nata a Belgrado e ha vissuto in Italia, a Milano, per frequentare la Bocconi e laurearsi in Economia. Jelena Ristic è, da ormai 16 anni, la presenza femminile fissa al fianco di Nole, prima come fidanzata e, dal 2014, come moglie. Il giorno del matrimonio è incinta di 5 mesi del primogenito Stefan: per la coppia funzione religiosa (in forma privata) sulla spiaggia di Kraljicina in Montenegro, non lontano dall’esclusiva isola di Sveti Stefan dove alloggiano gli ospiti. Il mezzo milione di euro pagato dalla rivista britannica che si assicurò l’esclusiva viene devoluto in beneficenza. Sul suo profilo Instagram, Djokovic-marito-modello dedica alla sua signora canzoni celebri (“You’re just too good to be true… Can’t take my eyes ofyou… “), e auguri di compleanno italoinglesi (“Happy Birthday amore We love you so much”). E le foto con i loro figli. TRA DIETA Nell’aprile 2011, per la prima volta, Nole parla apertamente alla Gazzetta del suo nuovo regime alimentare senza glutine e vegetariano, studiato l’autunno precedente insieme al nutrizionista Igor Cetojevic. Il quale, vedendolo perdere un torneo, aveva addebitato quel calo improvviso, azzeccandoci, a problemi respiratori collegabili a delle intolleranze alimentari: «Adesso lavoro e gioco al massimo», spiegò Djoker. «E non mi sento stanco come prima. Sono più lucido nel pensiero e positivo nell’emotività». Anche per la nuova frontiera alimentare Djokovic applica l’unico metodo che riconosce: la maniacalità. In Il punto vincente, l’autobiografia uscita sette anni fa, racconta il motivo della sua “battaglia del grano” (basta a pane, pasta, pizza). Nel tempo, della dieta vegetariana è passato alla vegana, con abbondanza di alghe e bacche di goji, oltre a verdure, frutta, cereali integrali, legumi e semi. […] E LO YOGA E scrupoloso anche nella cura del fisico: non a caso, a 34 anni, dimostra un’elasticità stupefacente. Parte integrante dell’allenamento del serbo è costituito dagli esercizi di yoga («Mi danno serenità e. brillantezza, mi aiutano a produrre energia dinamica»), meditazione («È essenziale per vivere i vari momenti, è come fare una rigenerazione») e stretching gravitazionale. […] DAL MILAN A TOMBA Tra le passioni sportive non ha mai nascosto quella per il calcio. Se in patria il suo tifo va alla Stella Rossa, da noi ha più volte dichiarato l’amore per il Milan. All’ex a.d. Adriano Galliani è arrivato addirittura a regalare la maglietta con cui ha vinto Wimbledon 2018, quello della rinascita, e la racchetta del trionfo agli Australian Open 2019. Non solo: dieci anni fa, poche settimane dopo aver dominato al Centre Court londinese, si era ritagliato una mezza giornata per andare a Milanello, chiacchierare a lungo con Ibrahimovic e condividere con lui il buon esito di una profezia: durante le ultime vacanze di Natale, a Dubai, Ibra si era sentito dire: «Se il Milan vincerà lo scudetto, io farò altrettanto a Wimbledon». Entrambe le cose si realizzarono. Anche nello sci, almeno da ragazzino, Djokovic tifa Italia. O meglio, Alberto Tomba: «Un mito! Papà era innamorato perso di Albertone. Tutta la famiglia si riuniva davanti alla tv per vedere le sue gare. Uno dei sogni della mia vita è ritrovarmi con Tomba in cima alla montagna di Kopaonik e scendere in slalom insieme a lui». LO SHOWMAN Tenendo sempre ben in mente quale palmarès ha messo assieme Djokovic, ma volendo ragionare sui motivi della scarsa empatia con il pubblico, si può iniziare ribaltando la situazione e tornare alla numerose gag di cui si è reso protagonista. Da italiani non possiamo dimenticare il suo rapporto stretto con Fiorello, al cui Show del 2009 si presenta imitando i colleghi Nadal e Maria Sharapova. Pochi giorni dopo, agli Internazionali di Roma, per imitare lo stesso Fiorello infortunatosi al polpaccio durante una partitella di calcetto nel backstage, entra in campo simulando un’andatura claudicante e con una vistosa parrucca brizzolata. Fiorello ha riproposto come ospite l’amico serbo sia a Buon varietà nel 2011 (in cui Nole dichiarò che sua “cugina” Nina Senicar aveva un flirt con Eros Ramazzotti), sia al Festival 2020 quando finalmente i due riescono a palleggiare insieme sul palco poco prima che Nole tentasse di imitare Eros – sempre lui – e la sua Terra promessa. Il lato showman il serbo lo esibisce anche a Wimbledon, nel 2015, al ballo dei vincitori, ma la sua danza sulle note della Febbre del sabato sera insieme a Serena Williams, leggendo i giornali dell’epoca, non entusiasma. A Parigi invece, nel 2010, era entrato in campo per il match con Llodra travestito da Groucho Marx. NUMERI DA STAR A Wimbledon 2021 Novak Djokovic, detto delle mire di Grande Slam a parte, si presenterà per incrementare il suo bottino di Big Titles. È arrivato a 60, grazie 5 Atp Finals, 36 Masters 1000 e 19 Slam, suddivisi tra 9 Australian Open, 2 Roland Garros, 5 Wimbledon e 3 Us Open. La sua stagione d’oro resta il ’15, ma è così luminosa da costargli probabilmente il progressivo down delle tre successive culminato nel ’18 nella sconfitta con Marco Cecchinato, numero 72 del mondo, nei quarti del Roland Garros. Non s’era mai vai vista un’annata così: 84 vittorie e sole 6 sconfitte, 11 tornei (tra cui 3 Slam, 6 Masters 1000 e le Atp Finals) e 16.585 punti in classifica, record assoluto.

Berrettini: “Il tennis per me è gioia” (Piero Valesio, Il Messaggero)

 Quasi non ci si ricorda più di quando, due anni fa, Matteo Berrettini fu travolto sul Centrale di Wimbledon da Roger Federer. Quello di allora era il Berrettini che si affaciava al cospetto dei più grandi. […] Ai Championships, che iniziano dopodomani, esordirà con Pella. Matteo, passata l’arrabbiatura di Parigi? «Quando hanno fermato me e Djokovic per far uscire gli spettatori alle 23 più che altro mi è dispiaciuto. Perché c’era il clima giusto per proseguire la battaglia. Poi è stato tutto diverso. E ho detto: peccato. Ma quando ho visto che invece la gente, nonostante il coprifuoco, l’hanno lasciata lì nella semi fra Nole e Nadal allora mi sono arrabbiato davvero». E ne aveva ben donde. «Un cambio di trattamento senza senso. Ma orami non ci penso più. Certo che quelle urla di Nole sono state motivo di orgoglio per me”. Perché? «Mi sono detto: però, quanta tensione gli ho fatto crescere dentro. Per sfogarsi in quel modo…». A proposito: il suo menàge di coppia con la Tomljanovic come procede? Litigate ogni tanto? «Ammazza. Più che altro è successo durante il lockdown quando siamo rimasti tre mesi ‘bloccati” in Florida. Mica facile restare insieme sempre e sotto lo stesso tetto. Però quelle liti d sono servite parecchio a far crescere il rapporto. Stiamo proprio bene, insieme». Non siete una coppia social. Anche se proprio ieri è circolato un microvideo di un suo cocktail con Ajla e Donna Vekic. «Usciamo anche noi ogni tanto… Ma non siamo per nulla schiavi dei social. Ci vediamo appena è possibile, quando ci riusciamo ci piace stare per conto nostro. Non esibire». Più difficile restare in lockdown con la propria compagna o migliorare il rovescio? «Svelo un segreto: nella mia vita ho trascorso molto più tempo ad allenare il dritto che il rovescio». Spieghi, please. «Si era capito subito che i miei punti forti erano il servizio e il dritto. E allora ci siamo detti: dobbiamo imparare a portare a casa più punti passibili con queste che sono le mie armi. Il resto possiamo migliorarlo ma su quei due fondamentali devo diventare devastante». Beh, obiettivo raggiunto. Anni fa un bimbo le chiese: diventerai numero 1 al mondo? E lei rispose: sto lavorando per questo. «Era per infondere autostima nel bimbo… Però una certezza ce l’ho: adesso non parto battuto con nessuno. L’ho capito contro Djokovic. A volte mi dico: guarda dove sono arrivato». A vincere il Queen’s. Mica bruscolini. «Lì ho sentito proprio il profumo della Storia con la S maiuscola. Quello non è un luogo come gli altri. Bisogna esserci per capirlo. Quando ero bambino io avevo i miei sogni: ma un conto è sognare di vincere su quell’erba, altra questione è riuscirci. Lo dico sinceramente: mai avrei pensato di arrivare così in alto. Sorrido quando ci penso». Ah, il sorriso: quello più amato dalle mamme italiane. «Glielo hanno detto loro?». Ogni giornalista ha le sue fonti. «Allora mi fa piacere. Sarà perché io vengo da una famiglia dove col sorriso abbiamo sempre avuto, come dire, confidenza. Se oggi sono ciò che sono è perché ho respirato quell’aria e ho avuto genitori che mi hanno indicato la strada giusta per vivere bene». II complimento più dolce che le ha fatto sua madre. «Che è orgogliosa di me. Ma non per quello che vinco, se vinco, o per come gioco. Per ciò che sono». Questo andrebbe scritta all’ingresso di tutti i circoli. «Far felice la mia famiglia è fonte di gioia. Non dimentichiamo mio fratello Jacopo, tennista pure lui: non riusciamo a vederci granché, però ci sentiamo spessissimo. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro. E fra esseri umani o c’è questa cosa o non c’è». Come è la vita a Wimbledon in tempi di variante Delta? «Una meraviglia. Scherzo, ovviamente. Siamo tutti in un hotel del centro di Londra e ogni giorno ci sciroppiamo un’oretta di viaggio per arrivare a Wimbledon e un’oretta, se non di più, per tornare. Tampone obbligatorio ogni due giorni». Aspettando la rivincita con Djokovic che potrebbe arrivare solo in finale. «Certo la prospettiva di giocare nel Centrale pieno senza che se ne vada nessuno… Non sarebbe male». Così farà innamorare anche le mamme d’Inghilterra. «Intanto ringrazi quelle italiane, a nome mio».

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Fuga da…Alcaraz (Crivelli). Berrettini al bivio. C’è baby Nadal (Mastroluca). Pericolo Alcaraz (Azzolini)

La rassegna stampa di giovedì 20 gennaio 2022

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Fuga da…Alcaraz (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Attenti al giovane toreador. Quel quarto di tabellone (la parte più alta) aveva in origine un padrone assoluto, Novak Djokovic, ma l’incredibile saga australiana del numero uno culminata con la revoca del visto e conseguente espulsione dal primo Slam stagionale, ha creato golose praterie per chi avrebbe dovuto incrociare il Djoker. Così, in quello spicchio, Matteo Berrettini si è ritrovato con la testa di serie più alta (la 7) e Lorenzo Sonego senza il più forte giocatore del mondo da affrontare già al terzo turno. Non si farebbe peccato a immaginare un quarto di finale tutto azzurro tra i due grandi amici, ma la realtà è decisamente più ostica. E viaggia a cavallo del talento, dei muscoli e dell’impressionante ferocia agonistica di Carlito Alcaraz, il diciottenne d’assalto signore delle ultime Next Gen, che sarà il rivale, complicatissimo, di Berretto fin dal prossimo step in un incrocio da fuochi d’artificio. A ottobre, nell’unico precedente tra i due a Vienna, l’esuberanza del murciano e la sua imperiosa crescita sorpresero il nostro numero uno. che però non era al top atleticamente e rimase ancorato alla partita soprattutto con l’orgoglio. Dunque, quel precedente segnala che ci vorrà un Matteo al top psicofisico per imporre le sue armi alla pericolosità del golden boy spagnolo. «Intanto – dice Matteo – ho recuperato completamente dal problema allo stomaco del primo turno, e mi sento molto meglio. Non è stato il miglior match della mia vita, ma sono soddisfatto di aver concesso cosi poco con il servizio» . Durante la sfida, in un accesso di rabbia, Berrettini se n’è uscito con la frase «non sono fatto per questo sport», dettata dalla rabbia del momento ma utile a scrollarlo: «Ogni tanto capita di darsi un po’ addosso, ma paradossalmente mi serve per trovare l’energia nervosa giusta». Soprattutto dopo una vigilia che ha stravolto tutti: «E’ strano non trovare Djokovic nel tabellone, e l’intera situazione è stata difficile per tutti. Il fatto che qui non ci sia il giocatore più forte del mondo è qualcosa dl diverso rispetto al solito. Ma io devo concentrarmi soltanto su Alcaraz. Averlo già affrontato mi può essere d’aiuto. Sarà un avversario caldissimo, fisicamente e soprattutto mentalmente è già molto maturo, è aggressivo e si muove bene, ma le caratteristiche di questo campo mi danno la possibilità di sfruttare le mie qualità, del resto si vive e ci si allena per giocare partite così, quindi sono pronto». *** Sembra quasi si siano letti nel pensiero: «Sarà una sfida eccitante – ammette Alcaraz – e non vedo l’ora di giocarla. Sono consapevole di affrontare un top player, il suo è uno dei servizi migliori del circuito e quindi sai già che ti metterà in difficoltà. E’ vero però che l’altra partita tra di noi l’ho vinta io, mi ricordo di essere stato molto aggressivo. Sarà fondamentale non permettere a Matteo di dominare il gioco e portarlo sul suo dritto. Da quel match sono cresciuto molto anche come esperienza». […]

Berrettini al bivio. C’è baby Nadal (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Non è ancora una marcia in fa maggiore, quella di Matteo Berrettini a Melbourne. I problemi intestinali sofferti all’esordio contro Brandon Nakashima sono superati. «Stavolta tutto bene» ha scritto sull’obiettivo della telecamera dopo il 6-1 4-6 6-4 6-1 su Stefan Kozlov, classe 1998, qualche anno fa considerato la grande promessa del tennis USA. Una vittoria che lo lancia verso un terzo turno contro il diciottenne Carlos Alcaraz, il più giovane a debuttare come testa di serie in uno Slam dai tempi di Michael Chang nel 1990. I bookmakers danno sfavorito Berrettini, sconfitto dallo spagnolo l’autunno scorso a Vienna al tiebreak del terzo set. «Più affronto certi giocatori più li conosco. Alcaraz ha studiato me, io ho studiato lui. Qui per caratteristiche ambientali e di campo posso fare bene – ha detto l’azzurro -, Alcaraz è giovanissimo, ma fisicamente e soprattutto mentalmente sembra già molto maturo. Sono fiducioso, sarà importante far pesare la mia esperienza». RAGNO KOZLOV. Il piano sembrava ben avviato anche contro Kozlov, ma dopo aver vinto il primo set 6-1 Berrettini ha perso un po’ il filo della partita nel secondo set. A un certo punto, ha anche urlato di non essere fatto per questo sport. Non ha ancora perso del tutto l’abitudine di darsi addosso. Gli serve, ha spiegato, «a trovare l’energia nervosa giusta per reagire». Sostenuto dal servizio, ha chiuso con 21 ace e un’ottima resa con la prima, il numero 1 azzurro ha cambiato marcia nel terzo set poi ha beneficiato del calo fisico del rivale, che non aveva mai giocato un quarto set in carriera prima d’ora. «Ho completamente recuperato dal problema che ho avuto all’esordio – ha detto Berrettini -. Oggi non ho giocato il mio miglior match, ma Kozlov è come un ragno. Mi sono lasciato intrappolare nella sua ragnatela, poi però ho giocato sempre meglio e gli sono stato superiore dal punto di vista fisico». Dopo l’espulsione dall’Australia di Novak Djokovic, che l’aveva battuto negli ultimi tre Slam, Berrettini è la testa di serie più alta nel quarto più alto del main draw. «E’ strano non trovare Novak, l’intera situazione è stata difficile per tutti, lui per primo. II fatto che qui non ci sia il vincitore di tre degli ultimi quattro Major è qualcosa di diverso dal al solito. Ma io devo concentrarmi su Alcaraz, che è un ottimo giocatore». Alcaraz ha le idee chiare su quale potrà essere la chiave della partita. «Matteo è uno dei migliori battitori del circuito, è difficile leggere il suo servizio – ha detto dopo il successo sul serbo Dusan Lajovic -. A Vienna, ricordo che ho risposto davvero bene. È stata quella una delle principali ragioni della mia vittoria. Sarà fondamentale entrare in campo e attaccare, non lasciare che sia Matteo a dominare con il suo diritto. Di sicuro, sarà una partita divertente. Vediamo come andrà».

Pericolo Alcaraz (Daniele Azzolini, Tuttosport)

In un tennis a fumetti, i due che Matteo e Lorenzo hanno affrontato, farebbero la loro figura nei panni di Smarty, Greasy e Stupid, o Wheezy, le sciroccate faine del commando Morton che devono arrestare Roger Rabbit a Cartoonia. A Stefan Kozlov manca solo il berretto con l’elica. A Oscar Otte un’ombra che ne insegua, sbagliando direzione, i movimenti del corpo. Il commando precede l’ingresso in scena dei grandi cattivi, di cui Capitan Alcaraz assembla alcune delle caratteristiche più nocive, su tutte la mistica determinazione a liberarsi in ogni modo di qualsiasi possibile intralcio. Salvo ricordare che i buoni alla fine vincono, quasi sempre. Come non si sa. Del resto, neanche Berrettini e Sonego, al momento, ne hanno la benché minima idea. Se il problema è Carlitos Alcaraz, Berrettini ha tempo ventiquattro ore, nelle quali dovrà riposare, liberare il corpaccione dalle scorie di un match che sperava più breve e disporre uno straccio di tattica per opporsi al diciottenne spagnolo. Lo farà partendo dalle impressioni ricavate dal match di Vienna, nei quarti, lo scorso ottobre. Lì l’allievo di Juan Carlos Ferrero straripò un un primo set vorticoso. E’ questa una delle sue prerogative, dovuta in parte all’età che gli consente di non avvertire il peso dello stress o delle fatiche accumulate. Le quali, in effetti, manco ci sono, data la facilità con cui divelle gli avversari. In primo turno il povero Tabilo, stracciato manco fosse una T shirt infeltrita, ieri Dusan Lajovic, che con spirito patriottico si cinge di bandiere serbe e di dichiarazioni evitabili. «Ci penseremo noi, i suoi amici, a tenere alto il nome di Djokovic nel torneo, e a ricordare a tutti ciò che è successo». A Vienna Carlitos partì svelto, Berrettini scese in campo solo all’inizio del secondo set, ma riuscì a vincere il tie break e a portare il terzo al gioco decisivo. La vittoria se la prese Alcaraz, ma d’un soffio: «So bene come gioca, lo spagnolo. So che sarà una sfida zeppa di trappole, ma da giocare a viso aperto, e questi sono i match che mi piacciono di più. Credo che questa superficie mi favorisca, malgrado le magagne di questi giorni sento bene la palla, e i rimbalzi sono giusti per le mie caratteristiche». […]

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Sinner, buona la prima (Pierelli, Mastroluca, Azzolini). Maratona da favola, riecco l’Highlander (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 19 gennaio 2022

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Sinner crescente (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

L’Australia gli piace e le partenze a razzo di inizio stagione ormai sono una costante della giovane carriera di Jannik Sinner: nel 2021 vinse Melbourne 1, quest’anno non ha sbagliato un colpo in singolare nell’Atp Cup e ora sta cercando feeling anche con il primo Slam della stagione, dove al massimo ha raggiunto il secondo turno. Gli obiettivi del rosso di Sesto Pusteria sono immutati: giocare almeno 60 partite all’anno e fare il meglio possibile nei tornei più importanti, quelli che danno lustro alla carriera dei campioni. E per fare questo ha annunciato una sorpresa: allargherà il team, come rivelato da lui stesso dopo la travolgente vittoria in tre set contro il lucky loser portoghese Joao Sousa. «Come sapete – ha detto Sinner – da un po’ di tempo il mio team è composto da me e da altre tre persone: assieme all’allenatore Riccardo Piatti ci sono il fisioterapista Claudio Zimaglia e il preparatore Dalibor Sirola. A breve ci sarà un quinto componente, ma per adesso non posso dirvi altro». In attesa di sapere novità, si può ricordare come in passato, spesso, Riccardo Piatti abbia parlato di affiancare una figura di peso tipo quella di John McEnroe per permettere al suo pupillo di allargare gli orizzonti e assorbire insegnamenti che possono essere molto importanti. Staremo a vedere. Intanto Jannik parte nel migliore dei modi: Joao Sousa è spazzato via in tre comodi set, in poco più di due ore di gioco. Al prossimo turno l’altoatesino avrà l’americano Steve Johnson che ha già battuto a Roma 2019 e a Washington 2021. «Ricordo bene gli incontri con Johnson – ha detto Jannik -, in particolare quello del Foro Italico: ero sotto nel punteggio, facevo molta fatica, e il pubblico mi aiutò a tirarmi fuori dai guai e a vincere. In generale mi sento di essere la stessa persona di allora, anche se allo stesso tempo cresco, maturo, come ho fatto negli ultimi mesi. Mi chiedete del ranking e non posso certo dire che non mi interessi. Però non per il numerino di fianco al mio nome, ma perché la classifica è la diretta conseguenza dei risultati: ogni volta che vinci fai un piccolo passo in avanti. Ma non bisogna farsi abbagliare: certi obiettivi vanno valutati nel lungo periodo. So di avere tanto ancora da imparare. Penso al servizio, al gioco di volo, alla necessità di fare delle variazioni. Ci vuole quella pazienza che può essere la tua migliore amica o la tua peggiore nemica, a seconda dei momenti. Anche io sembro calmo, ma ogni tanto la fretta mi spinge a commettere degli errori, a perdere l’equilibrio del mio gioco. Io ho la fortuna di avere un team solido che mi aiuta a rimanere calmo». […]

Sinner vola sulle ali del vento (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Federico Zampaglione, il cantante dei Tiromancino, voleva imparare dal vento a respirare. Janník Sinner, invece, dal vento ha imparato che la velocità serve più della pazienza delle onde. Nella nuova Kia Arena l’altoatesino ha fatto tesoro del ricordo della sconfitta di due anni fa contro Marton Fucsovics. Il risultato è una netta vittoria sul lucky loser portoghese Joao Sousa. «Mi sono dovuto adattare in fretta alle nuove condizioni – ha detto -. Mi sono ricordato della partita che avevo perso due anni fa in condizioni ventose, e allora Fucsovics era stato bravo a comprendere la situazione andando spesso a rete per chiudere il punto. Così stavolta mi sono in un certo senso imposto di andare a giocare al volo più spesso del solito. Alla fine la tattica ha pagato». Il 6-4 7-5 6-1 vale al ventenne altoatesino la quarta vittoria consecutiva in questa trasferta australiana, iniziata con la presenza da secondo singolarista azzurro in ATP Cup, competizione a squadre in cui si è messo alla prova anche in doppio con Matteo Berrettini. I bookmaker gli danno più chances di conquistare il titolo a Melbourne di Berrettini e lo considerano, complessivamente, come il quinto favorito dopo Medvedev, Zverev, Nadal e Tsitsipas, facile vincitore ieri sullo svedese Mikael Ymer. Giovedì, il ventenne di Sesto Pusteria ritroverà Steve Johnson. Tre anni fa, agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma, contro l’ex Top 20 festeggiò il primo successo in un Masters 1000 con sobrietà inattesa. Allora Jannik era poco più di un ragazzino alto e magro con una cascata di capelli rossi e tanta voglia di arrivare. «Ricordo bene il nostro match a Roma – ha detto in conferenza stampa Sinner -. Oggi sento di essere la stessa persona di allora. Ma allo stesso tempo cresco, maturo, l’ho fatto anche negli ultimi mesi. Non solo come giocatore ma anche nel privato. Quella partita al Foro Italico non me la scorderò mai: ero sotto nel punteggio, facevo fatica, ma il pubblico mi ha aiutato a tirarmi fuori e a vincere. Finora è senza dubbio uno dei momenti più belli della mia carriera».

Il certo e l’incerto (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È lui il più bravo, diceva Jannik, ma a vederli oggi non si direbbe. Sinner e Musetti sembrano finiti in due zone opposte del tennis, lontanissime, agli antipodi. Non c’entrano le vittorie, la classifica. E nemmeno i risultati delle loro ultime fatiche nella notte australiana. Jannik aveva la strada spianata, un avversario a portata di racchetta, inferiore per tecnica e velocità dei colpi Musetti sapeva di avere un percorso in salita, che si sarebbe presto ridotto a un acciottolato stretto e scivoloso se non avesse imposto ad Alex de Minaur buoni diritti che gli vengono da una classe eccelsa. Sostenendoli però con il sudore di una prova vigorosa, pronto a sporcarsi le mani e a dare battaglia centimetro su centimetro. Ma così non è stato. La differenza la fa ciò che i due portano in campo, insieme con gli attrezzi del mestiere. Nel borsone di Sinner ci sono racchette e certezze. In quello di Musetti le certezze ci sono state, oggi regna la confusione che sul campo si traduce nel trambusto di un tennis che fa seguire ai colpi più spettacolari soluzioni che paiono tirate vie, senza un perché. Semola è un giovane vecchio, il suo team l’ha messo a parte di un progetto che lo porterà in alto per restarci a lungo, lui l’ha fatto suo e non deroga dagli schemi che ormai gli sono familiari. Ne ha dato prova anche ieri, dopo i tre set inflitti a Scusa. «Mi chiedete spesso della classifica, e sarebbe sciocco se vi rispondessi che non mi interessa. Mi interessa eccome, ma non tanto per il numero accanto al mio nome, quanto per essere la diretta conseguenza dei risultati che riesco a ottenere. Se vinco, salgo. Ma non mi faccio abbagliare. L’obiettivo è dato dall’evoluzione del gioco. Ci sono questioni tecniche da perfezionare. Tante. Servizio, gioco a volo, variazioni, rotazioni. Ci lavoriamo lutti i giorni, ma la conclusione è sempre la stessa: ho ancora molto da imparare. Ci vuole pazienza. C’è un team che mi aiuta a stare calmo. Ma a volte la fretta si fa strada, e allora avverto che l’equilibrio del mio gioco rischia di andare in frantumi». Musetti si stringe al primo set, giocato davvero molto bene, sebbene la magia si sia esaurita troppo presto per sperare di battere de Minaur. «Davanti al suo pubblico Alex è davvero un demonio. Sapevo che sarebbe stata dura, ma nel primo set mi riusciva tutto. Poi sono stato più discontinuo. Da domani si ricomincia, allenamento e lavoro». […]

 Maratona da favola, riecco l’Highlander: «Ho sofferto tanto» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Il pensiero non può che tornare a tre anni fa, quando Andy Murray lasciò Melbourne in lacrime dopo la sconfitta al primo turno contro Bautista Augut. Quella avrebbe potuto essere l’ultima partita della sua carriera, il dolore all’anca destra era troppo forte per andare avanti: lo scozzese annunciò che si sarebbe fermato, non sapendo se sarebbe mai potuto tornare in campo. Invece, dopo gli interventi chirurgici a cui si è sottoposto, si e piano piano ricostruito, andando a giocare con umiltà anche i challenger (come ad esempio a Biella a febbraio), lui che e stato due volte oro olimpico nonché eroe di tre Slam. E ora eccolo qua, a 34 anni, capace di vincere al quinto set contro Basilashvili. Dopo una battaglia di 3 ore e 52 minuti nello Slam che lo ha visto cinque volte finalista ma sempre respinto all’ultimo metro: quattro volte da Novak Djokovic e una da Roger Federer. Per Murray si e trattato del primo successo agli Australian Open a distanza di cinque anni: ha saltato il 2018 e 2020 per infortunio e il 2021 per il Covid. Stavolta, da numero 113 del mondo, ha potuto beneficiare della wild card. E l’ha sfruttata nel migliore dei modi: adesso è ritornato virtualmente nei primi 100. «Tre anni fa, qui in pratica davo l’addio al tennis – ha detto lo scozzese dopo il match -, ma l’impressione che ho avuto è quella di non averlo mai abbandonato, anche se sono stato fermo tanto tempo. È stata dura. Ho capito che avrei potuto continuare a giocare verso la fine del 2019, durante I tornei in Asia. Ma il dolore all’anca mi condiziona ancora e so di non poter dare il massimo in tutti i tornei. La strada intrapresa è quella giusta, però è difficile pensare di tornare al livello di qualche anno fa». Adesso Andy avrà un possibile secondo turno contro Taro Daniel: se saltasse anche questo ostacolo potrebbe trovarsi di fronte Jannik Sinner, impegnato contro Steve Johnson. «Mi piacerebbe andare il più avanti possibile – ha aggiunto Murray – è qualcosa che negli Slam mi manca da tanto e che mi motiva. Qui comunque ho giocato alcuni dei miei match migliori e mi sento a mio agio. Quindi...».

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Rassegna stampa

L’espulsione di Djokovic dall’Australia (Crivelli, Mastroluca, Rossi, Piccardi)

La rassegna stampa di lunedì 17 gennaio 2022

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DjoKOvic (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Cacciato dal suo giardino dell’Eden. Gli Australian Open vinti per nove volte, non saranno più il paradiso di Novak Djokovic, certamente non per quest’anno e forse per sempre. Il re è nudo, spogliato e stordito dalla sentenza definitiva di una Corte australiana che ha ritenuto legittima la seconda revoca del visto per ragioni di salute e ordine pubblici disposta discrezionalmente dal Ministro per l’immigrazione Alex Hawke e di conseguenza ne ha determinato l’espulsione immediata dal paese. Alle 7.53 italiane di ieri, le 17.53 di Melbourne, tre giudici hanno stabilito che la decisione sul merito o sul buon senso del provvedimento del ministro non rientrava nelle funzioni della Corte e che in ogni caso si trattava di una sanzione rispettosa della legge.

[…]

 

Si chiude così, dopo 12 giorni irreali, una delle pagine più buie e controverse della storia recente del tennis e dello sport. iniziata il 4 gennaio quando il numero uno del mondo pubblicò sul suo profilo Instagram la foto della partenza per Melbourne con un’esenzione medica da non vaccinato, scatenando un inferno prima mediatico e poi politico. Lo stesso Novak che sempre sui social ha espresso a caldo le sue idee: «Sono estremamente deluso dalla decisione della Corte di respingere il ricorso contro la decisione del ministro di revocare il mio visto, per cui non putrb rima nere in Australia e giocare gli Australian Open. Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti per il mio rimpatrio. Mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Mi spiace che tutta l’attenzione sia stata su di me nelle ultime settimane. spero che adesso possiamo tutti concentrarci sul gioco e sul torneo che amo. Vorrei augurare il meglio ai giocatori. agli ufficiali, allo staff, ai volontari e ai tifosi».

[…]

Soprattutto, gli viene impedito di puntare nell’immediato al 21′ Slam, cosi da staccare gli arcirivali Rafa e Federer nella classifica dei plurivincitori e, ancor più grave per lui, non avrà la possibilità di tentare di nuovo il Grande Slam sfiorato nel 2021. l n classifica. scaduti a metà febbraio i punti del successo di un anno fa, rischia di perdere ii numero uno ai danni di Medvedev o Zverev, se uno dei due vincerà gli Australian Open. Senza contare i possibili danni economici, dal 4 milioni che potrebbe perdere di soli montepremi da qui a marzo (qualora avesse vinto in Australia e poi i due Masters 1000 americani di Indian Wells e Miami) o i 30 milioni di sponsorizzazioni se l’impatto della vicenda comporterà un crollo del suo appeal da testimonial, anche se per adesso nessuna delle aziende che lo supportano ha annunciato la volontà di staccarsi,

[…]

ll presidente dell’Atp Andrea Gaùdenzi ha affidato il suo pensiero a un comunicato ufficiale: «Le sentenze delle autorità legali in materia di salute pubblica devano essere rispettate… Indipendentemente da come si sia arrivati a questo punto, Novak e uno dei più grandi campioni nel nostro sport e la sua assenza dall’Australian Open è una perdita per il tennis… Gli auguriamo il meglio e auspichiamo di rivederlo presto in campo. L’Atp continua a raccomandare fortemente la vaccinazione a tutti i giocatori». Punto e a capo.

Djokovic “E ora buon Open a tutti” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Djokovic ha lasciato l’Australia. È ripartito ieri con un volo Emirates per Dubai, decollato alle 22.30. Undici giorni prima, quasi alla stessa ora, atterrava a Melbourne convinto di poter disputare l’Australian Open senza doversi mettere in quarantena grazie a un’esenzione medica. Secondo Alex Hawke, ministro per l’immigrazione che aveva deciso di esercitare il suo potere personale consentito dal MigrationAct del 1958 per chiedere l’espulsione del numera 1 del mondo. Giusto o sbagliato che sia, ha affermato il legale del Governo Stephen Lloyd durante l’udienza, «molti lo considerano un sostenitore di vista contrari ai vaccini». LA SENTENZA. Dunque, la sua presenza in Australia, visti Il suo prestigio e la sua influenza, avrebbe potuto stimolare un consenso maggiore verso le tesi anzi-vacciniste e incoraggiare le persone”, ha concluso Lloyd, «a emulare la sua apparente noncuranza verso i protocolli di sicurezza»

Il chiaro riferimento è all’intervista con annesso servizio fotografico che Djokovic ha effettuato a Belgrado il 18 dicembre per il quotidiano francese L’Fquipe pur sapendo di essere risultato positivo due giorni prima.

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La reazione di Nole: «Sono estremamente deluso dalla decisione – ha dichiarato Novak Djokovic, che ha diffuso una nota per i media, rinviando al futuro, dopo un periodo di riposo, ogni ulteriore commento -. Rispetto la sentenza, e mi spiace che tutta l’attenzione nelle ultime due settimane si sia concentrata su di me. Orad possiamo tutti concentrare sull’Australian Open, un torneo die ama Auguro il meglio ai giocatori, agli ufficiali, allo staff ai volontari e ai tifasi.

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LE REAZIONI POLITICHE. Numerose le reazioni politiche in Australia. Il primo ministro Scott Morrison ha sottolineato i grandi sacrifici durante la pandemia dei cittadini. Ora, ha spiegato, «gli australiani si aspettano che i risultati di questi loro sacrifici siano protetti». Anche il ministro Hawke ha sottolineato gli stessi concetti, e rinforzato l dea che la severitä nelle politiche di gestione degli ingressi al confine sia un fattore determinante perla coesione sociale. LE REAZIONI SPORTIVE. Sul piano sportivo, Tennis Australia si è limitata ad affermare che rispetta la sentenza. L’ATP ha accolto con una nota prudente quella che ha definito »una serie profondamente spiacevole di eventi. La sua assenza è una sconfitta per il tennis». Fra i tennisti, Djokovic ha ottenuto l’appoggio di John Inner e Reilly Opelka, che hanno elogiato le sue qualità umane prima ancora che tecniche. ll canadese Vasek Pospisil, il suo braccio destro nella nuova Professional Tennis Players Association, ha evidenziato un punto chiave. «E stata una decisione politica. Se non gli fosse stata data un’esenzione, Novak non sarebbe partito per l’Australia: sarebbe rimasto a casa e nessuno avrebbe parlato di questo caos» ha det

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Ma il vero sconfitto, ha dichiarato Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams, non è ll serbo. «Chi davvero perde in questa storia è il torneo — ha scritto -. Spero almeno che da questo momento si torni a parlare di tennis»

Non Djoko più (Paolo Rossi, La Repubblica)

Lo status di numero uno gli è rimasto, ma di pericolo pubblico però. E per questa ragione lo hanno espulso. Novak Djokovic non difenderà il titolo di campione 2021 degli Australian Open: è stato sconfitto dal governo australiano e dalla tesi che, non essendo vaccinato, avrebbe reso «controproducenti tutti gli sforzi intrapresi per la vaccinazione del popolo aussie». Insomma, lo hanno trattato come fosse un influencer qualsiasi, e in fondo, anche la difesa legale del tennista serbo ha fatto cenno a «ragionamenti orwelliani». Comunque sia, i tre giudici hanno trovato l’unanimità nel legittimare il potere discrezionale che è nelle funzioni del ministro dell’Immigrazione, Alex Hawke, e dunque: game-set-match.

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Djokovic poi paga quel selfie pre-partenza e tutte le successive discrepanze per le quali ha anche dovuto scusarsi pubblicamente e, lo pensano tutti, la vicinanza con le elezioni politiche australiane a marzo. Non c’era un capro espiatorio migliore di lui, per il premier Morrison e la sua squadra. Un’associazione di avvocati in effetti ha cercato di portare all’attenzione il rischio di questo precedente, che potrebbe essere usato anche per motivi prettamente più politici, ma questo lo vedremo in futuro. Djokovic è sulla strada dell’Europa, ora. Si è congedato dall’Australia senza polemiche, dicendo di accettare la decisione della corte, seppur «profondamente deluso». Ora intende riposare e recuperare lo stress di questi giorni. In realtà dovrà anche pianificare bene la sua agenda, essendogli saltato anche l’obiettivo primario, quello del Grande Slam. Spulciando il calendario, e saltando direttamente a febbraio, potrebbe decidere di iniziare la stagione a Rotterdam, e magari fare un salto a Dubai. Djokovic ha il green pass, avendo avuto il Covid a dicembre: quindi pub. Ma a marzo ci sono i due Masters 1000 americani: Indian Wells e Miami. Il governo Usa non ammette l’ingresso ai non vaccinati, anche se hanno contratto il virus: occorre un’altra esenzione.

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L’Australia espelle Djokovic, l’ira della Serbia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Volo Emirates Melbourne-Dubai, sola andata. Dopo undici giorni di battaglia legale con il governo australiano, si conclude il Djokovicgate: il numero uno del tennis fallisce l’ultimo assalto alla diligenza, il collegio di tre giudici della Corte Federale stabilisce che il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke aveva il diritto di revocare per la seconda volta il visto del campione per ragioni di «pubblica salute e ordine», la decisione non è appellata, espatrio inevitabile con il rischio di essere bandito dal Paese per tre anni.

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Alle 22.3o di domenica sera, mentre 128 tennisti vaccinati si preparano ad affrontare il primo grande torneo della stagione (incluso il siciliano Salvatore Caruso, che si ritrova scaraventato lassì? nel tabellone al nosto del *** fuoriclasse espulso come un corpo estraneo), l’unico no vax s’imbarca verso casa e un futuro incerto («Sono estre mamente deluso, mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Buon tennis a chi rimane») mentre da Belgrado tuona Aleksandr Vucic, il muscolare presidente della Serbia: «Lo hanno maltrattato per giorni per poi consegnargli una decisione che avevano preso dall’inizio: Nole può tornare a testa alta e guardare tutti noi serbi negli occhi». Nick Wood, l’avvocato australiano del giocatore, ha provato a far passare la tesi del reato d’opinione, Djokovic cacciato per le sue teorie anti vaccino senza mai essersi pubblicamente dichiarato no vax; gli ha risposto l’empirismo di Stephen Lloyd, legale del governo australiano: che il serbo sia contro i vaccini è dimostrato dai suoi comportamenti: avrebbe potuto presentarsi in regola con la richiesta del Paese meno disposto al mondo a trattare sull’argomento, e invece ha accettato l’esenzione offertagli incautamente da Tennis Australia, l’ente che organizza il torneo, la terza parte in causa che — insieme al governo centrale e a Djokovic — esce a pezzi da questa storiaccia

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rimangono questioni irrisolte però non secondarie. I molti dubbi sul fatto che sia stato accettato anche se consegnato fuori tempo limite (la deadline era il io dicembre), la violazione dell’isolamento essendo andato in giro positivo prima a sua insaputa e poi consapevolmente (in Italia è un reato penale), la dichiarazione falsa in dogana (della quale ha incolpato il manager italiano). Se è lecito aspettarsi che Djokovic trasformi questa catena di incredibili leggerezze in una battaglia per la libertà quando, a fine torneo, tornerà a parlare, intanto Australia e Serbia se le danno di santa ragione.

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