Numeri: Ruud domina sul rosso 'minore', ma non è più un circuito per terraioli

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Numeri: Ruud domina sul rosso ‘minore’, ma non è più un circuito per terraioli

Casper Ruud raccoglie oltre l’80% dei suoi punti sulla terra battuta. In passato sarebbe bastato per entrare in top 10, oggi forse no. Come lui Garin, Delbonis e Ramos-Vinolas

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Casper Ruud - Madrid 2021 (photo MMOpen 2021)

60 – le partite vinte da Casper Ruud sulla terra battuta da gennaio 2019 ad oggi. Due anni e mezzo fa, appena ventenne, il norvegese non era ancora entrato in top 100 e si era fatto notare al grande pubblico solo per la semifinale raggiunta all’ATP 500 di Rio nel 2017. Era più conosciuto per essere il figlio di Christian, ex 39 ATP capace di arrivare in finale a Baastad nel 1995 e di raccogliere prestigiosi scalpi tennistici (l’allora n.4 del mondo Kafelnikov a Monte Carlo nel 1997, il n.3 Corretja agli Australian Open del 1999).

Da inizio 2019, invece, Casper ha iniziato una escalation che, grazie alle tredici semifinali raggiunte sul rosso – tra cui quelle a livello Masters 1000 centrate a Roma lo scorso settembre e a Monte Carlo e Madrid appena qualche mese fa – lo ha portato a chiudere la stagione 2020 al 27° posto, quella del suo primo trofeo nel circuito maggiore, ottenuto a Buenos Aires. Due mesi fa Ruud è poi entrato per la prima volta in top 20 sino a issarsi all’attuale 14°posto della classifica e a raggiungere la nona piazza della Race to Torino, in virtù dei punti garantiti dai titoli ATP 250 vinti a Ginevra a maggio e, nelle ultime due settimane, a Baastad e Gstaad, tornei nei quali il norvegese ha incontrato, nelle otto partite giocate complessivamente per vincerli, un solo top 50 – Benoit Paire.

Dalla prossima settimana – poiché Schwartzman perderà 125 punti del titolo vinto a Los Cabos nel 2019 – Ruud salirà con ogni probabilità al tredicesimo posto e, vincendo l’ultimo torneo sul rosso in programma nel calendario del circuito maggiore nel 2021 – l’ATP 250 di Kitzbuhel a cui è iscritto questa settimana – il norvegese potrebbe arrampicarsi sino al 12° posto. La grande continuità di rendimento e l’elevata preparazione psicofisica necessaria per giocare e vincere tante partite sono una indubbia qualità che va premiata, ma non dissipano i dubbi relativamente a un suo ulteriore e significativo miglioramento della posizione nel ranking. Innanzitutto perché – soprattutto in un circuito modificatosi negli ultimi anni riducendo il numero degli appuntamenti giocati sulla terra battuta – Ruud è uno dei pochi specialisti del rosso ad avere anche un buonissimo successo in classifica.

 

Per la tipologia di percorso compiuto e di provenienza dei punti in classifica, oltre al norvegese, nella fascia di classifica più prestigiosa e remunerativa troviamo infatti il solo Christian Garin: tra i top 20, lui e Ruud sono gli unici ad ottenere con percentuali bulgare dalla terra battuta la maggioranza dei loro punti (più in basso troviamo Ramos-Vinolas, Djere, Delbonis e Alcaraz).

Come si vede dalla tabella che abbiamo preparato, il cileno non a caso è al secondo posto assoluto nel circuito maggiore per vittorie sul rosso dal gennaio 2019, successi che gli hanno consentito di vincere ben cinque ATP 250 ai quali non sono seguiti, come invece accaduto per Ruud, buoni piazzamenti nei Masters 1000 giocati sulla terra, nei quali Garin vanta come miglior risultato un quarto di finale.

Tornando al tennista norvegese, per capire gli attuali dubbi sul suo attuale valore ad altissimi livelli è sufficiente visionarne il rendimento fuori dalla terra battuta: nelle venti occasioni nelle quali ha affrontato top 50 lontano dall’amato mattone tritato, ne ha vinte sole tre: una quest’anno contro Thompson (con l’australiano ritiratosi nel corso del match), e rispettivamente una con Fognini e Isner, entrambe in un torneo sempre particolare – perché inaugurale della stagione tennistica – come la ATP Cup nel 2020. Come se non bastasse, Ruud ancora non ha ancora centrato gli ottavi al Roland Garros e contro i top ten, se si esclude la bella vittoria ottenuta a maggio su Tsitsipas a Madrid, nemmeno sul rosso ha un bilancio brillante (3-6), mentre è davvero notevole quello che ha fatto a partire da gennaio 2019 contro i colleghi dalla 11° alla 20° posizione, sconfitti sulla sua superficie preferita in sei occasioni su sette.

A nemmeno 23 anni (li compirà il prossimo 22 dicembre) un completamento del suo bagaglio tecnico è però ancora possibile, come dimostra del resto l’evoluzione della carriera di Thiem, che all’età attuale di Ruud era 15 del mondo, aveva vinto quattro tornei sul rosso e iniziava a dare un segnale di potenzialità sul cemento centrando ad Acapulco la prima vittoria su questa superficie.

Esaminando il prospetto riepilogativo delle statistiche da noi raccolte, emerge del resto in maniera chiara come nella top ten il solo Tsitsipas, 4 ATP, abbia oltre il 40% dei punti in dote derivante da tornei giocati sulla terra battuta e che persino il più grande di sempre sul rosso, Nadal, abbia ottenuto circa il 52% degli 8270 punti che gli garantiscono il terzo posto in classifica sul cemento all’aperto. Questa è la condizione di gioco nella quale si giocano la maggioranza dei tornei (e, soprattutto, vi si disputano due Slam e ben cinque Masters 1000, ovvero buona parte degli appuntamenti che durante la stagione mettono in palio punti pesanti).

Gli attuali top 10, ad eccezione di Tsitsipas e del nostro Berrettini (che come ben sappiamo ha fatto benissimo sull’erba) traggono la più importante quota del punteggio che sostanzia la loro classifica dagli appuntamenti che si giocano sul duro outdoor. Al contrario, si può essere numeri due al mondo raccogliendo sul rosso meno dell’8% dei punti conquistati: lo conferma quanto sta accadendo a Medvedev, che negli ultimi due anni e mezzo sulla terra battuta ha vinto appena tredici delle ventitré partite da lui giocate, ricavando complessivi 780 punti, un bottino addirittura inferiore a quello ottenuto su questa superficie da uno specialista in ascesa, ma pur sempre fuori dalla top 50, come Alcaraz.

La difficoltà di emergere a grandi livelli in classifica raccogliendo risultati quasi esclusivamente sulla terra è dimostrata inequivocabilmente dall’analisi della provenienza dei punti dei tennisti presenti nella top 50 ATP. Oltre a Sonego e Davidovich Fokina, che pur avendo ottenuto la maggioranza dei loro punti sul rosso, hanno raggiunto risultati significativi anche su altre superfici, sono presenti (e comunque tutti oltre la quarantesima posizione) con percentuali di punteggi ottenuti su tornei giocati sul mattone tritato quasi “plebiscitarie” i soli Ramos, Delbonis (quest’ultimo tra l’altro senza avere mai raggiunto una finale dal 2019 in poi) e Djere. Questi ultimi tre tennisti, pur concentrando la programmazione sui tornei che si giocano sulla terra (da gennaio 2019 ,come fatto anche da Ruud e Garin, ne hanno giocato circa venticinque) non riescono a compiere il salto di qualità nel ranking. Nonostante abbiano ottenuto numerose vittorie e buoni (se non ottimi) piazzamenti nei tornei minori, non trovano la grande fama e ricchezza riservata ai migliori.

Federico Delbonis – ATP Challenger Parma (foto Felice Calabrò)

In virtù di quanto sinora osservato, per Garin e soprattutto Ruud, il quale sembra avere maggiori margini di crescita del cileno, arrivare e rimanere stabilmente nella top ten presuppone un salto di qualità del loro tennis sulle superfici diverse dal rosso mattone. Sembra estremamente difficile possano riproporsi i tempi in cui ancora negli anni Novanta erano grandi protagonisti terraioli puri, seppur fortissimi, come Bruguera (numero 3 ATP che ha vinto, fuori dalla terra battuta, solo il piccolo torneo di Bordeaux), ed esistevano vincitori del Roland Garros mai capaci di ottenere titoli su altre superfici, come Albert Costa (6 ATP, 12 titoli tutti sul rosso) e Gaudio. Soprattutto, era possibile per Berasategui e Mantilla – il livello attuale di Garin e Ruud è più simile a quello di questi ultimi due – arrivare sino alla top ten. Oggi sarebbe e sarà più difficile, salvo progressi importanti sul duro.

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Race to Torino: Hurkacz, che scatto!

SPONSORIZZATO – Hubert Hurkacz vince a Metz e guadagna una posizione in classifica: è sempre più vicino al traguardo. Sinner a Sofia per cullare il sogno torinese

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Mancano ancora i nomi di quattro giocatori per completare la lista dei tennisti che vedremo in campo a Torino alle Nitto ATP Finals dal 14 al 21 novembre. Djokovic, Medvedev, Tsitsipas e Zverev hanno infatti già raggiunto la certezza matematica della qualificazione al torneo che incoronerà il migliore tra i migliori tennisti del 2021, e le due posizioni successive sembrano promesse a Matteo Berrettini e Andrey Rublev, ormai prossimi al traguardo.

Per le ultime due posizioni la battaglia è ancora molto accesa, e in piena lotta c’è anche un altro tennista italiano.

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WTA Chicago, Clijsters sconfitta in tre set da Hsieh

Prestazione positiva per l’ex numero 1 del mondo al primo match stagionale. Quarta vittoria nel 2021 per Yastremska. Oggi in campo le due italiane

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Kim Clijsters - US Open 2020 (photo by Rhea Nall/USTA)

I buoni risultati che sta ottenendo Andy Murray negli ultimi tempi avranno certamente spinto Kim Clijsters a proseguire il suo percorso di rientro nel tennis agonistico. Dopo il suo ritiro nel 2012, Clijsters, sprovvista di classifica, è ancora alla ricerca della sua prima vittoria da quando è tornata in campo la scorsa stagione, dopo aver ottenuto tre sconfitte nei tornei nel 2020. Dopo l’intervento chirurgico al ginocchio alla fine dello scorso anno e la positività al COVID-19 quest’anno, la belga ha fatto il suo debutto stagionale ieri nel WTA 500 di Chicago ma non ha avuto successo contro Su-Wei Hsieh.

Nel primo incontro tra le due veterane, Hsieh ha superato la quattro volte campionessa Slam Clijsters per 6-3 5-7 6-3. Il match è andato a folate, a tratti favorendo l’una e a tratti l’altra. Inizialmente era stata la belga a passare in vantaggio 3-0 nel primo set ma con un filotto di otto game consecutivi la sua avversaria ha ribaltato tutto portandosi 6-3 2-0. Clijsters tuttavia ha ricominciato a macinare cercando un gioco più aggressivo grazie al quale si è rifatta sotto vincendo il secondo set per 7-5. Anche nel parziale decisivo Kim è riuscita a recuperare un break di svantaggio, ma alla fine le maggiori abilità di Hsieh l’hanno spinta troppo spesso all’errore e la tennista di Taipei ha portato a casa il match dopo 2 ore e 18 minuti.

“Ovviamente, è stato emozionante tornare in campo dopo un lungo periodo di recupero”, ha detto Clijsters alla stampa. “Sono super entusiasta di essere qui per la mia partita. Ci sono state alcune cose buone e altre cose cattive, un po’ di inconsistenza. Dal punto di vista fisico riuscire ad affrontare queste partite senza grandi preoccupazioni era l’obiettivo principale. Oggi sono andata vicino alla vittoria, ma ho ancora un buon feeling. Ho fatto progressi e penso che sia la cosa più importante. Quello che vedo è che sto migliorando in generale, e questa è la cosa positiva”. Per Hsieh invece si tratta di un buonissimo risultato anche considerando che dopo i quarti di finale raggiunti in Australia ad inizio anno, non è più riuscita a vincere due match consecutivi in singolare; ci proverà ora a Chicago contro Ons Jabeur, match dall’elevatissimo contenuto tecnico.

 

ALTRI MATCH – L’evento WTA 500 è la terza e ultima puntata del Chicago Tennis Festival, un trittico di tornei iniziato con eventi di categoria 125 e 250 ad agosto. Nella prima giornata del torneo dell’Illinois si sono registrate anche le vittorie di Danielle Collins, testa di serie numero 10, contro un’altra belga, l’ex top 20 Kirsten Flipkens, per 6-4 6-2 in un’ora e 21 minuti. L’ex numero 7 Madison Keys invece ha dovuto ritirarsi al primo turno a causa di un infortunio alla spalla destra contro Aliaksandra Sasnovich quando il punteggio era di 6-4 2-0 in favore della bielorussa. Sasnovich avanza al secondo turno dove trova la testa di serie n. 5 Elena Rybakina.

Anche la medaglia d’argento olimpica Marketa Vondrousova ha conquistato una vittoria al primo turno eliminando l’australiana Ajla Tomljanovic 6-2 6-1. Solo tre posti in classifica separano la numero 41 del mondo Vondrousova e la 44° classificata Tomljanovic, ma Vondrousova ha dominato il match in poco più di un’ora pareggiando i testa a testa sul 2-2. Interessante anche la vittoria di Dayana Yastremska su Alizé Cornet per 7-5 6-1. L’ucraina tornata alle competizioni pochi mesi fa dopo la sospensione per doping, si era ritirata nel suo ultimo match (contro Paolini) per un infortunio alla parte bassa della schiena ma oggi ha recuperato da un break si svantaggio nel primo set conquistando alla fine la quarta vittoria stagionale. Quest’oggi infine scenderanno in campo le due azzurre presenti nel tabellone principale: Jasmine Paolini alle 16 italiane aprirà il programma contro la wild card statunitense Hailey Baptiste (19 anni, n. 174), mentre Camila Giorgi se la vedrà con la romena Gabriela Ruse (23 anni, n. 98) alle 17:30 circa.

Il tabellone aggiornato di Chicago

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Fognini e Caruso salutano subito San Diego

Gli americani eliminano i due tennisti italiani: Fabio si arrende a Nakashima, Salvatore a Fritz. Martedì tocca a Sonego e Gaio

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Il cemento nord-americano si sta rivelando un po’ indigesto quest’anno per Fabio Fognini, il quale nella notte è incappato nella terza sconfitta consecutiva su questa superficie. Nell’ATP 250 di San Diego, uno degli eventi presenti solamente in questa stagione, il tennista ligure ha pescato al primo turno Brandon Nakashima, giovane statunitense in grandissima ascesa. Brandon ha avuto anche il vantaggio di giocare davanti al pubblico della propria città natale e li ha ripagati col punteggio di 6-7(5) 6-1 7-5. L’attuale n. 83 del mondo ha avuto una prestazione impeccabile al servizio e grazie all’80% di punti vinti con la prima e il 63% con la seconda ha portato a casa una vittoria di grande prestigio; mentre proprio questo colpo è stato dolente per Fabio che ha commesso 11 doppi falli.

“Non penso di aver giocato così male nel primo set. Lui ha solo giocato un po’ meglio i punti alla fine e questo è tutto ciò che basta contro un giocatore del genere”, ha detto Nakashima ai microfoni dell’ATP. “Ma fortunatamente sono stato in grado di riorganizzarmi rapidamente, ottenere un break nel primo game del secondo set e ho cercato di cavalcare l’onda partendo da lì. È stato decisamente molto emozionante là fuori, entrare in campo all’inizio, avere il pubblico di casa con me. Ero un po’ nervoso all’inizio, ma ho cercato di rimanere concentrato in campo, ho cercato di trovare il mio gioco”. Un po’ di rammarico resta per Fognini dato che nel terzo set era partito avanti 2-0 ma Nakashima – che sta consolidando sempre di più il suo posto nella Race to Milan per le NextGen Finals – non ha mai mollato la presa e alla fine un break nel dodicesimo game ha messo fine all’incontro dopo 2 ore e 18 minuti.

Un altro americano che a suon di bordate con la battuta si è portato a casa l’incontro è Taylor Fritz, opposto al qualificato Salvatore Caruso. Il 23enne a stelle e strisce ha avuto la meglio per 6-4 7-6(2) senza mai concedere palle break ma si è trovato davanti un coriaceo Caruso. I due sono andati a braccetto con game tirati in entrambi i parziali, e se nel primo un break nell’ultimo game ha deciso il definitivo 6-4, nel secondo set si è dovuti ricorrere al tie-break con entrambi molto solidi alla battuta. Purtroppo il n. 128 del mondo è partito a rilento e dopo essersi trovato sotto 0-5 non è più risalito concedendo la vittoria a Fritz, il quale adesso se la vedrà con la testa di serie n. 4 Shapovalov.

 

In apertura di programma era arrivata la vittoria di Aslan Karatsev su Federico Delbonis per 6-1 7-5, mentre nella seconda giornata di gioco il programma prevede il match di altri due italiani: la testa di serie n. 9 Lorenzo Sonego sarà impegnato alle 20:30 italiane circa contro il georgiano Nikoloz Basilashvili, attuale n. 34, mentre il qualificato Federico Gaio se la vedrà con la testa di serie n.6 Schwartzman in chiusura di giornata.

Il tabellone aggiornato

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