Seppi spinge Sinner verso le Finals: "E lui mi ha aiutato ancora a vincere". Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Cocchi). Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Mastroluca). Duro attacco al re (Azzolini). Nole tira dritto, Medvedev facile (Bertellino). Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: "Serio e regolare, non è una sorpresa"(Martucci)

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Seppi spinge Sinner verso le Finals: “E lui mi ha aiutato ancora a vincere”. Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Cocchi). Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Mastroluca). Duro attacco al re (Azzolini). Nole tira dritto, Medvedev facile (Bertellino). Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: “Serio e regolare, non è una sorpresa”(Martucci)

La rassegna stampa del 4 settembre 2021

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Seppi spinge Sinner verso le Finals:”E lui mi ha aiutato a vincere ancora” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Nello Us Open più azzurro di sempre, con tre italiani per la prima volta al terzo turno, l’attrazione numero uno è Andreas Seppi. L’highlander del tennis italiano ha stregato i tifosi americani. Ha giocato nove set in due turni, è stato in campo 7 ore e, soprattutto, ha rispedito a casa Hubert Hurkacz, rivale diretto del compaesano Jannik Sinner nella corsa alle Atp Finals di Torino. […] Andreas, nella corsa alle Finals di Sinner la sua impresa con Hurkacz è stata provvidenziale. «Sono contento sei miei risultati possono dare una mano. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma sono stato fortunato perché mi sono svegliato in forma. Ho recuperato bene dalla fatica dei cinque set contro Fucsovlcs e stavolta me ne sono bastati “solo” quattro». II polacco è anche il migliore amico di Sinner sul circuito… «So che si allenano spesso insieme, e giocano anche il doppio. Ammetto che ho chiesto qualche dritta a Jannik e anche a Berrettini su come affrontare il match, mi sono stati davvero di aiuto». Un bello spirito dl squadra. «Siamo qui tutti insieme, è bello avere tanti italiani in giro per il circuito, vedere il nostro Paese protagonista ai massimi livelli». Tra l’altro non deve essere accaduto spesso di trovare due tennisti altoatesini al terzo turno di umo Slam… «Mah, essendoci solo io e Jannik, direi proprio che è la prima volta. In qualche modo abbiamo fatto la storia». Che rapporto c’è tra voi due? «Non ci vediamo spesso, e ci siamo allenati poco insieme ma quando ci incontriamo al tornei facciamo un po’ di chiacchiere, ci confrontiamo. Lo abbiamo fatto anche qui. In più uno del suoi manager è tra i miei migliori amici. E ho sempre detto: Sinner è il futuro del tennis italiano». I canederli, il freddo, la roccia, parli, qual è il segreto? «Siamo tosti, come le nostre montagne. Scherzi a parte, la ricetta è solo una: l’amore per questo sport, per questo lavoro. La passione che spinge noi tutti ad alzarci la mattina e dare il nostro meglio in allenamento e in campo». Accanto a lei c’è sempre coach Sartori: un team inossidabile. «È bello è importante averlo con me da tanti anni, abbiamo un rapporto solido. Speriamo che riesca a tenere i miei ritmi ancora per qualche anno. Altrimenti lo mandiamo in pensione». Lei invece alla pensione non d pensa proprio. Non la fermano neanche gli acciacchi come quello all’anca che la perseguita da anni.. «L’età non è una cosa a cui penso più di tanto, quello che conta è avere la voglia di mettersi ancora in gioco. E quando i risultati ani vano è più bello, ti viene voglia di andare avanti». A New York sono tutti pazzi di lei, se n’è accorto? «Addirittura? Penso che alla gente piaccia vedere partite combattute e a me personalmente carica molto sentire il pubblico che si appassiona. È anche merito loro se sono riuscito a lottare». Spesso ripete che sua moglie Michela, psicologa, è stata decisiva nella sua carriera. «Lo è stata e continua ad esserlo ogni giorno. È vero, ha studiato psicologia, ma infantile… Temo di essere fuori quota come paziente. Scherzi a parte, lei si è sacrificata per me mi segue in giro per I tornei con la bambina, fa tutto senza aiuti. non è facile». In questi giorni c’è anche la vostra bimba Liv a fare il tifo? «Mi piacerebbe, ma è meglio che mi sostengano da lontano perché Liv è troppo piccola, farebbe un po’ troppo caos e mi caccerebbero dal club. A parte le battute, per me è molto importante averle con me, passare i momenti liberi insieme, sono la migliore medicina per recuperare dalla fatica». ? Adesso c è Otte, che ha battuto Sonego, e magari al 4′ turno un derby con Berrettint «Calma, un passo alla volta. Se Otte ha battuto Lorenzo vuol dire che è in un buon momento. Lo conosco abbastanza perché ci ho giocato un anno in Bundesliga, batte bene, sa far male. Io spero chele energie e il fisico continuino ad assistermi».

Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

II povero Pablo Andujar a 35 anni aveva deciso di provare l’ebbrezza di un terzo turno sul veloce dello Us Open dopo una vita passata a sporcarsi i calzini di rosso. Sulla sua strada ha trovato però Daniil Medvedev, numero 2 al mondo e guidato da una missione superiore: rovinare la festa a un Novak Djokovic lanciato verso il Grande Slam, a 5 partite dalla gloria eterna. Daniel è partito a tavoletta bruciando le velleità dello spagnolo 35enne con un 6-0 per cominciare. La pratica è stata veloce, chiusa in 3 set e meno di due ore. […] L’ultimo grande sgambetto della storia porta ancora il nome di Roberta Vinci, capace di fermare Serena Williams a due partite dal Grande Slam nel 2015. Un allineamento di pianeti incredibile, quell’anno, sul cielo di New York. E Daniil freme all’idea di compiere la doppia missione, fermare Nole e conquistare il primo Slam della carriera. Domani, agli ottavi affronterà Daniel Evans che non ne ha avuta nel superare in 5 set l’australiano Popyrin. Oggi la palla passa ancora al numero 1 Djokovic nell’impegno contro Kei Nishikori che lo vedrà protagonista sull’Arthur Ashe verso l’ora dl cena. Il folletto giapponese nel 2014 riuscì a fermare Nole in semifinale proprio a Flushing Meadows, ma è l’unica buona notizia nell’albo dei precedenti che riporta la statistica non incoraggiante di 17-2 per il serbo.[…] Natura amica Per stare lontano dalle pressioni e dal caos, Djokovic ha deciso di prepararsi lontano dalla Grande Mela, addirittura oltreconfine, nel New Jersey, a casa di un amico. Lì può affidarsi al contatto con la natura amica, da sempre la sua grande fonte di energie, a differenza del pubblico che appena è possibile si schiera con gli avversari: «Solo così riesco davvero a ricaricarmi, a trovare la pace e la tranquillità. E il mio rifugio. Il pubblico? Ognuno di noi vorrebbe averlo dalla propria parte, ormai ho imparato a gestire la situazione»

Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

C’ è un tempo per seminare e c’è un tempo più lungo per aspettare che qualcosa di buono arriverà. Jannik Sinner vive la prima fase circondato dall’impazienza perché si accorri la seconda. Nel frattempo, lavora sul gioco e sulla gestione dei match. Ogni occasione serve, anche una sfida come quella contro il diciottenne Zach Svajda, numero 716 del mondo che aveva eliminato Marco Cecchinato, battuto 6-3 7-6(2) 6-7(6) 6-4 dopo oltre tre ore e mezza di partita. «Servono tante partite per abituarsi a capire i momenti chiave – ha detto dopo la partita – All’inizio ad esempio ho spinto tanto, sempre, poi ho cominciato a tenere di più». Ma la prudenza gli ha complicato le cose contro il teenager dalla carriera decisamente insolita. SINNER, CHE LATTA. Svajda, che appare anche più basso del metro e 75 indicato come sua altezza ufficiale nella scheda dell’ATP non ha infatti praticamente giocato a livello junior.[…]. Due anni fa, poi, ha vinto a sedici anni i campionati nazionali under 18, ha ottenuto la wild card per lo US Open e ha esordito nel main draw di un torneo ATP conquistando i primi due set contro Paolo Lorenzi. Considerato il miglior prospetto tennistico fra i potenziali iscritti all’università nel 2021, ha preferito scommettere su se stesso e passare al professionismo. La sua attuale classifica è figlia di una carriera molto acerba ma non rispecchia il suo reale valore. ORA MONFILS. Oggi, al terzo turno, Jannik Sinner incontrerà un avversario all’estremo opposto per anagrafe e caratteristiche, l’esuberante francese Gael Monfils, semifinalista allo US Open cinque anni fa. Si sono incontrati due volte, entrambe indoor e sempre nel 2019: un successo per parte il bilancio. «Affrontarlo al meglio dei cinque set sarà durissima, perché fisicamente è davvero molto forte – ha dichiarato l’azzurro – Comunque rispetto a due anni fa sono cambiate tante cose». […]. TRIS STORICO. Sinner ha completato insieme a Matteo Berrettini e ad Andreas Seppi un traguardo unico nella storia del tennis italiano. Per la prima volta, infatti, tre azzurri sono ancora in corsa al terzo turno del singolare maschile allo US Open. Seppi ha completato un’altra impresa battendo il polacco Hubert Hurkacz, finalista a Miami contro Sinner e sconfitto da Berrettini in semifinale a Wimbledon. «Mi hanno dato entrambi una mano», ha svelato Seppi, che come Monfils ha riscoperto il gusto di giocare e lottare da quando i tifosi sono tornati negli stadi. Per raggiungere il primo ottavo di finale allo US Open, e poter dire così di averne giocato almeno uno in tutti gli Slam, dovrà superare l’elegante tedesco Oscar Otte, numero 144 del mondo. «Lo conosco meglio. Ci ho giocato in Bundesliga (il campionato tedesco a squadre), è forte e serve bene». Ma i colpi non sono così potenti, il suo pressing regolare da fondo può fare la differenza. SOGNO DERBY. L’Italia può sperare nell’en plein, con Matteo Berrettini sulla carta favorito contro il bielorusso Ilya Ivashka, che però è in crescita e ha vinto il primo titolo ATP a Winston-Salem prima dello US Open. Se dovessero vincere entrambi, Seppi e Berrettini si sfiderebbero negli ottavi per andare a incontrare eventualmente nei quarti Novak Djokovic. Ma c’è tempo per pensarci. 

Duro attacco al re (Daniele Azzolini, Tuttosport)

[…] Di tanto in tanto qualcosa emerge, dal bailamme della casbah mediatica. Quando Zverev, per dire, annuncia senza troppe finzioni che lui, Medvedev e Tsitsipas sono Iì per impedire a Djokovic di fare il Grande Slam. La sconfitta altrui è una vittoria per tutti? Nel mondo buonista e politicamente corretto che provarono a disegnare quando la Rete non aveva ancora completato il suo perverso insegnamento alle masse disperate e senza futuro -in un mondo senza soddisfazioni, odiare è un modo per sentirsi vivi -nessuno avrebbe osato spingersi così oltre ma anche oggi in molti avrebbero scelto vie meno dirette per esprimere identico concetto. Sasha invece è andato dritto al punto ponendo al centro dell’azione comune la fine delle speranze del serbo. […] Lo appoggia attivamente Stefanos Tsitsipas, al centro della prima Prostatitis War (la guerra della prostatite) di cui si fa un gran parlare proprio per la mancanza di rispetto che c’è nell’andare a far pipi quando le cose in campo si mettono male. Curioso, in questo racconto ormai quotidiano delle sortite del greco verso la toilette («tutto secondo regolamento, sia chiaro») dal fatto che si dimentichi da che cosa ha avuto origine l’atteggiamento di Tsitsi, perché è chiaro che di una provocazione si tratta. Possibile che tutti abbiano dimenticato i toilette break di Djokovic al Roland Garros, sul 2-0 Musetti in terzo turno, per frenare il ritorno di Berrettini sul 2-1 dei quarti, e ancora in finale, sul 2-0 Tsitsipas che ormai sembrava avere in mano il match? Pura provocazione, la pipì. A che cosa porterà non è difficile immaginarlo, a una rivisitazione del regolamento, come minino. Ma nell’immediato potrebbe dar vita a qualche ulteriore pagina della guerra fra Tsitsi e il Djoker semmai torneranno ad affrontarsi da qui alla fine dell’anno, magari nella finale di questi Open, magari a Torino durante le Finals. Saranno match da seguire con i cronometri per il conteggio dei minuti trascorsi in bagno – e con il pallottoliere, per tenere a mente le volte in cui il greco vi sarà andato. Tanto più che Djokovic e Tsitsipas sono, al momento, i primi due già classificati per le Finals a Torino. Qui la situazione ampiamente in divenire, e riguarda da vicino due degli italiani ancora in campo in questi Open, Berrettini e Sinnner Il traguardo è posto oggi a 5.090 punti, si abbasserà ulteriormente ma non di molto. Con 4.000 punti si dovrebbe entrare. I Masters 1000 dell’estate americana hanno riportato in alto Medvedev, terzo (4470) dietro Djokovic (7.260) e Tsitsipas (5.470), Zverev quarto (4.295), Rublev quinto (4.030) e Berrettini sesto con3.665, che salirebbero a 3.775 in caso di vittoria su Ivashka nel terzo turno degli US Open, settimo Nadal, ma non ci sarà. Ottavo e nono Ruud e Hurkacz, già fuori dagli US Open, fermi a 2.675 e 2.505. Il decimo (ma in realtà nono, dato il forfait nadaliano) è Sinner con 2.165 punti che diverranno 2.255 se riuscirà a superare Monfils. Yannik è insidiato da Karatsev e Shapovalov, ancora lontani di 270 e 420 punti, che non sono molti, ma nemmeno pochissimi. Siamo dunque alla volata finale, che sarà lunga due mesi. Matteo è nella posizione più comoda. I primi sette posti la classifica a definirli, sull’ottavo concorre la determinazione dell’organizzazione che può assegnarlo al giocatore che ha ottenuto il miglior risultato nella stagione, e Berrettini ha dalla sua una finale a Wimbledon. Matteo ha affrontato Ivashka due volte, una nel 2017 a Portoroz (challenger), l’altra quest’anno a Wimbledon, cha sempre vinto senza mollare un set. Il bielorusso viene però dalla vittoria a Winston-Salem e dagli ottavi olimpici. Sul cemento si trova a proprio agio. Andrà trattato con i guanti. Sinner e Morfils soro 1 pari, due match del 2019 entrambi sul cemento indoor. ll francese si è tirato su dopo un periodo di pensierosa e sofferta abulia. Non saràun match facile. Poi c’è Seppi, contro Otte che ben conosce. «Giocavamo insieme il torneo intercittà in Germania. È uno che sa giocare, anche se poco continuo». Raggiungere Berrettini agli ottavi, per un derby che vale la sfida a Djokovic è la sua speranza. E anche la nostra.

Nole tira dritto, Medvedev facile (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Novak Djokovic non fa sconti e raggiunge di gran carriera il 3° turno agli US Open in quello che si presenta come percorso sempre più suggestivo verso una possibile e storica conquista del Grande Slam. In seconda battuta ha superato in tre set secchi l’olandese Griekspoor e al termine sì è detto soddisfatto: «Ho giocato un gran match, superiore come livello a quello del primo turno. Ho servito bene e l’ho fatto muovere molto mettendo a nudo le sue difficoltà sotto tale aspetto». ll numero 1 del mondo ha parlato anche di gestione delle pressioni come volto, con Naomi Osaka, dell’edizione in corso: «Non mi spaventa la pubblicità, anzi ricevere attenzioni fa piacere, così come attirare il pubblico». All’eterna domanda relativa a chi sia il migliore tra lui, Rafa e Roger, ha risposto con diplomazia: “Siamno tutti diversi e abbiamo avuto percorsi differenti. Per certi versi possiamo definirci complementari anche perché abbiamo ottenuto risultati su superfici diverse. La nostra rivalità è stata importantissima per il tennis e più si parla della questione GOAT meglio è». ll suo prossimo rivale sarà il giapponese Kei Nisihikori, qui finalista nel 2014: «Un match da non sottovalutare -ha concluso -nel quale dovrò cercare di abbassare i ritmi per non facilitarlo». […] Sempre in scioltezza Daniil Medvedev che ha concesso poco allo spagnolo Andujar, stoppato in tre frazioni. Sul Louis Armstrong Stadium il programma è stato invece aperto dalla sfida femminile tra la giovane kazaka Rybakina e l’ex numero 1 del mondo Simona Halep. La rumena ha faticato e rischiato grosso nel primo set quando si è trovata sotto di un break (35) e ha dovuto fronteggiare una palla set. Scampato il pericolo ha vinto la frazione al tie-break. Ha subito nella seconda la reazione della rivale, che ha pareggiato i conti, ma nella terza è risalita in cattedra concludendo al nono game. Non ha però servito in modo magistrale come fatto nel primo turno contro l’azzurra Camila Giorgi. Testa a testa molto equilibrato anche quello tra due ex leader del tennis mondiale come Victoria Azarenka e Garbine Muginura. Le due non si sono risparmiate cercando di superarsi prevalentemente sul ritmo e la partita ha richiesto il terzo set per designare la vincitrice dopo la prima frazione andata all’iberica e la seconda alla bielorussa. E’ stata Garbine Muguruza ad uscire alla distanza e superare il turno. Impresa riuscita in due set anche alla campionessa del Roland Garros 2021, Rarbora Krejcikova, che ha fermato la russa Rakhimova.

Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: “Serio e regolare, non è una sorpresa” (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

[…]. Dietro le clamorose vittorie su Hurkacz e Fucsovics che portano il 37enne Andreas Seppi al terzo turno degli US Open i perché sono ancora di più. Com’è possibile che l’italiano, costretto a una infiltrazione alle anche ogni anno dal 2016, disceso al numero 89 della classifica, sul cemento dell’ultimo Slam della stagione superi prima il numero 41 e poi il 13? Com’è possibile che il veterano di 65 Slam consecutivi trovi ancora acuti del genere dopo un paio di stagioni silenti? Il maestro di sempre, Massimo Sartori, che ha anche scoperto Jannik Sinner e l’ha portato da Riccardo Piatti, ci svela i perché alla vigilia dell’incrocio con un avversario di minor nome e classifica come il tedesco Oscar Otte. GARANZIA Verità numero 1: «Fondamentalmente Andreas, che è un professionista coscienzioso, è sempre stato bene fisicamente, non ha avuto tanti infortuni, al di là di questo problema genetico all’anca, e ha tenuto il suo corpo al meglio. Noi dello staff siamo riusciti a non rallentarlo troppo così da permettergli ancora dei picchi di tennis cosi alti». Verità numero 2: «La prima qualità di Andreas è la disciplina, unita alla capacità di ascoltare, frutto dell’educazione familiare. Se anche lo lascio da solo, so che farà tutto quello che deve fare, così come in partita: contro Hurkacz gli ho raccomandato di concentrarsi sulla risposta, e così ha fatto». Verità numero 3: «Forse è stato anche sfortunato, in carriera, poteva vincere di più, ma è un giocatore che ci garantisce che farà sempre la partita, e otterrà il massimo di quello che ha, perciò, anche a 37 anni, invece di pensare a fare il meglio che può, noi del team siamo sempre sicuri che può vincere. Anche se l’avversario serve a 220 all’ora». Per la storia, l’altoatesino che ha vinto tornei Atp su tre superfici differenti, si è sciolto clamorosamente altre volte: nello spareggio di Davis 2005 quando rimontò Juan Carlos Ferrero da due set a zero sotto e agli Australian Open 2015 quando eliminò Roger Federer giocando alla grande. […]

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Berrettini con Sinner? È ora di vederci doppio (Mastroluca). Italia, due certezze (Guerrini). Principe azzurro (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 1 dicembre 2021

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Berrettini con Sinner? E’ ora di vederci doppio (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Nel nuovo formato della Coppa Davis, schierare una coppia di doppisti affidabile vale molto più di prima. In ogni sfida fra nazioni, infatti, non si giocano più cinque incontri ma tre, due singolari e un doppio, e tutti al meglio dei tre set. L’Italia, nel percorso a Torino chiuso con l’eliminazione nei quarti di finale dopo aver ottenuto il primo posto del girone, ha perso tutti e tre gli incontri di doppio. Fognini e Musetti hanno ceduto contro gli statunitensi Sock e Ram. Il ligure e Jannik Sinner hanno ceduto contro due delle coppie migliori del mondo. Si sono arresi prima ai colombiani Juan-Sebastian Cabal e Robert Farah (con il primo posto già sicuro, in un match finito a notte fonda), poi contro i campioni di Wimbledon e numeri 1 del 2021, i croati Mektic e Pavic. Gli azzurri hanno giocato con la spada di Damocle di dover vincere sempre i due singolari. «Sicuramente è un motivo di riflessione, al di là del fatto che nessuna nazionale ha costruito un doppio per la Davis. Non ci sono nazioni che hanno studiato la crescita di un doppio nel proprio Paese». Sulle scelte del capitano a Torino hanno pesato anche gli infortuni dei numeri 1 di singolare e di doppio, Matteo Berrettini e Simone Bolelli. Il bolognese, numero 25 del mondo nel ranking di specialità, è stato colpito da una pallata al costato nei primi giorni di allenamento alla vigilia dell’esordio. «I cinque erano questi, oltre una certa data si potevano sostituire solo per Covid e per fortuna casi di positività non ci sono stati» spiega ancora Volandri. Persa la possibilità di schierare Fognini-Bolelli, prosegue Volandri, «abbiamo fatto delle prove, in allenamento e in partita. La migliore era la coppia Sinner-Fognini». Costruire delle coppie che possano giocare stabilmente anche nel circuito non è facile. L’opzione che stuzzica di più è mettere insieme i primi due singolaristi, Berrettini e Sinner, ma non è detto che sia garanzia di qualità. «Dovevano provare a Indian Wells, ma Matteo si è fatto male al collo prima del torneo — spiega Volandri —. Quando hai giocatori così, in Top 10 e concentrati più sul singolare, è difficile costruire la coppia di doppio». Una prova, però, ci sarà, salvo ulteriori imprevisti. A gennaio è in calendario l’ATP Cup, competizione a squadre in programma in Australia a cui le nazioni si qualificano in base al ranking in singolare dei loro migliori giocatori. «La teoria dice che Berrettini e Sinner giocheranno — promette il capitano azzurro di Coppa Davis -. Nel caso, insieme a Vincenzo Santopadre proveremo se sarà possibile questa volta». […]

Italia, due certezze (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

L’amarezza per un’eliminazione, il cuore colmo di tristezza a per la perdita del Dottor Laser, il professor Pierfrancesco Parra ricordato da tutti. E l’orgoglio e la certezza di essere sulla buona strada. L’Italia ha salutato Torino guardando al futuro. Nella sicurezza di avere una squadra molto competitiva, Volandri non nasconde un problema. Del resto la Coppa del format “mordi e fuggi° che si trasferirirà in sede unica per 5 anni ad Abu Dhabi senza che le partecipanti siano state interpellate, ha evidenziato il ruolo centrale del doppio. Il paradosso è che ormai il gioco di coppia è declassato da tempo nei tornei. Bisognerebbe costruirne uno, mettere assieme due ragazzi non di punta ma di qualità perché giochino l’intera stagione nel circuito. Ma chi tra i giovani è disponibile? Di sicuro non quelli che già vedono un grande avvenire in singolare, come Musetti. Non crediamo coloro che stanno cominciando la carriera come Cobolli, Zeppieri, Nardi, Arnaldi e altri che vogliono giocarsi le chance a livello individuale. Potrebbe avere un senso la coppia dei torinesi Sonego-Vavassori, ma i loro calendari non combaciano. Volandri ha scoperto che Jannik Sinner può reggere il doppio impegno, in doppio si diverte e lo considera uno strumento di crescita individuale, per ora. Ma si può chiedere un sacrificio simile anche a Matteo Berrettini? Volandri s’è mostrato orgoglioso dei ragazzi: «Sì, perché hanno dato tutto. Abbiamo provato a vincerla, al termine di una settimana difficile. Abbiamo perso anche il nostro dottor Parra, e questo colpo durissimo non è stato facile da assorbire. Tutte le squadre che abbiamo trovato a Torino hanno un doppio eccezionale. Per cercare di essere tranquilli dovevamo portare a casa entrambi i singolari, ci mancava Berrettini, questo aspetto inevitabilmente creava tensione. Sonego l’ha avvertita. Nel terzo set ha sentito il dovere di vincere la partita, affrettato, s’è irrigidito nella tensione e ha pagato anche la fatica. Pensavamo che contro Gojo fosse più sereno, ha avuto una grande reazione, nel secondo set. Purtroppo non è bastato. Ma non ho mai avuto nessun dubbio su Lorenzo, quando viene chiamato in causa dà sempre il massimo. Abbiamo messo un primo mattoncino di qualcosa di importante che costruiremo nel tempo». […]

Principe azzurro (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Si era presentato a Torino timido e con lo sguardo basso, ha lasciato il Pala Alpitour da gladiatore. Se c’è un lato bello dopo la sconfitta dell’Italia contro la Croazia, quello ha la faccia di Jannik Sinner. Altro che freddo, altro che distaccato e calcolatore: in questi giorni di Coppa Davis gli azzurri hanno trovato un vero e proprio leader. Che, a soli 20 anni, e al debutto nella competizione, ha aizzato il pubblico, ha cercato di trascinare la folla torinese, riuscendoci del tutto. Come sono lontani i tempi in cul fece discutere la sua decisione di non disputare le Olimpiadi.. In realtà quella scelta la fece per resettare il motore e migliorare il servizio e i risultati gli hanno dato ragione, come si è visto anche in questi giorni. Già nelle Finals giocate al posto di Berrettini, Jannik aveva dimostrato di aver trovato il giusto feeling con la folla torinese. Ma nella gara a squadre più antica del mondo si è spinto ancora più in là, come ha spiegato lui stesso dopo l’amara sconfitta in doppio contro i croati. «La Davis per me è diversa – ha detto l’altoatesino -, questa è stata una notte più importante rispetto a un torneo individuale, anche se abbiamo perso. Alle Finals ho imparato molto, non ci sono dubbi, ma nella Davis si vivono sensazioni particolari, perché giochi per tutti, provi emozioni diverse. Hai più responsabilità e questo ti fa crescere. Mi ha fatto piacere stare in questi giorni con i miei compagni, con il capitano: qui si vince come squadra e si perde come squadra». Lui ha tirato fuori tutto se stesso anche in una situazione disperata come quella contro Marin Cilic, in cui è stato per due volte sotto di un break nel secondo set dopo aver perso il primo. Li sono uscite le qualità e l’orgoglio del campione: alla fine Sinner ha vinto tutti e tre i singolari a cui ha preso parte in Davis e ha fatto gli straordinari scendendo in campo anche nel doppio con Fabio Fognini. L’Italia ha dunque trovato il perno su cui costruire il futuro. […]

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Sinner non basta, Davis addio (Crivelli). SuperSinner si fa in due ma il doppio condanna l’Italia (Mastroluca). Formula rivedibile e conti che non tornano la Coppa Davis e quel fascino da ritrovare (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 30 novembre 2021

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Sinner non basta, Davis addio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…]

La sfida contro la Croazia approda purtroppo all’epilogo più agognato dai nostri avversari, il dentro o fuori deciso dal doppio, dove loro vantano la coppia più forte del pianeta, i campioni olimpici e di Wimbledon Mektic/Pavic. Per come si era messa, però, non la soluzione non appariva troppo disprezzabile per gli azzurri, perché un irriconoscibile Sonego aveva perso il primo punto contro Borna Gojo, 279 del mondo senza neppure la biografia sul sito Atp e Cilic, nel secondo singolare, aveva servito peril match sul 5-4 del secondo set contro Sinner, prima si subire la rimonta del n. 10 del mondo. Recuperato un po’ d’ossigeno, capitan Volandri decide di affidarsi di nuovo a Fognini e Jannik (nonostante le due ore e 43′ trascorse in campo per battere Cilíc), testati nella sfida contro la Colombia, ma i croati si rivelano troppo forti: non concederanno alcuna palla break e approfitteranno con gli interessi dei turni di servizio balbettanti di Fabio. Finisce qui, ma la delusione cocente non può cancellare il cammino e il valore di questa squadra, destinata a recitare da protagonista nel prossimi anni per profondità e talento e che era priva del n. 7 del mondo. Con Berretto sarebbe stata un’altra musica, ma la settimana di Torino ha consacrato una volta di più le doti tecniche e mentali di Sinner, per il quale la top ten di fine stagione a soli vent’anni sembra rappresentare il viatico verso l’empireo.

 

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Stavolta, schiacciato dalla tensione di una vittoria annunciata ancor prima di scendere in campo, però in una sfida che non contempla un domani, Sonego finisce per smarrire i riferimenti tecnici ed emozionali del match, scomparendo dal campo, lui che ha il cuore di un guerriero, quando la sfida si fa più calda, irrigidito dalle responsabilità: non a caso, si libererà dalle tossine della pressione solo nel secondo set, quando deve rimontare e quindi può lasciare andare il braccio e la mente. Una lezione amara da mandare subito a memoria: nelle difficoltà, non è peccato cercare la melina di rimessa senza intestardirsi nella ricerca ossessiva delle proprie soluzioni vincenti, in attesa che passi la nottata.

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Ma alla fine di una notte che non avremmo certo voluto così scura, capitan Volandri rilancia con fierezza: «Abbiamo perso uno spareggio, ma sono orgoglioso dei miei ragazzi». L’Italia c’è.

SuperSinner si fa in due ma il doppio condanna l’Italia (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

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l’Italia ha scoperto un giovane leader che, al debutto in Nazionale, si è calato nel ruolo del numero 1 con la naturalezza dei grandi. PUBBLICO ALLEATO. In singolare, Sinner non si è fatto demoralizzare dal primo set e mezzo di un Marin Cilic parente molto stretto del campione dello US Open 2014. l’altoatesino capisce di avere un alleato al Pala Alpitour; il pubblico. Lo cerca, lo chiama, alza le braccia ed è come se girasse la manopola di una vecchia radio: il volume dentro lo stadio sale. La natura della partita cambia, perché Cilic è ingiocabile finché la sicurezza lo sostiene. tinsicurezza lo appesantisce. la lotta al contrario acuisce il senso di Jannik perla competizione. Il campo sembra diventare più stretto e più corto per lui, mentre Cilic aumenta i palleggi prima del servizio, intervallati anche da un accenno di “gambeta” da “tanguera”. Sinner ci mette del suo ad allungare i tempi di gioco, risponde profondo e dalla parte del rovescio inizia a tessere una trama diversa della partita. I

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Non soffre quando Cilic accelera di diritto, il suo colpo simbolo giocato in diagonale o dal centro, lo chiude quando incrocia di rovescio con traiettorie sempre più strette. Ma quasi con un margine di sicurezza che gli consente, in caso, di attaccare la palla successiva. ll break all’inizio del terzo illude. FINALE SHOW. Il controbreak diventa un contraccolpo che però non lo abbatte. Anzi, gli indica la strada per la vittoria: ha bisogno di tenere la percentuale alta con la prima di servizio, di prendere l’iniziativa ma non di forzare e aspettare la palla giusta per aprirsi il campo. Soprattutto, ha capito che la presenza scenica avrebbe dovuto cambiare. Foccupazione dello spazio, sotto le luci verdi mentre si alzano le bandiere tricolori sulle tribune, dà la misura del Sinner 2.0. Non ha l’indole del mattatore, ma si dimostra sempre più a suo agio quando put) rendere gli spettatori parte attiva della performance. Abituato alla sottrazione dell’emozione, per non dare segnali agli avversari, passa all’addizione con il pubblico. ll gioco ne guadagna. Qualche errore rimane, qualche scelta forzata continua ad accompagnare la sua partita. Ma tiene di fisico, di cuore e di testa mentre l’avversario più esperto, con un migliaio di partite giocate e uno Slam in bacheca, deraglia. l’Italia che guarda ai giovani e applaude ai Maneskin scopre un altro ventenne che studia da leader

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Formula rivedibile e conti che non tornano la Coppa Davis e quel fascino da ritrovare (Stefano Semeraro, La Stampa)

Avvertenza: le considerazioni che seguono sono indipendenti dalla vittoria o dalla sconfitta dell’Italia con la Croazia a Torino. Riguardano solo il nuovo (s) formato della Coppa Davis, o forse sarebbe meglio dire della Rakuten Cup, tanto per contare il nuovo main sponsor di una gara che è stata per 118 anni una delle più prestigiose dello sport mondiale, e che oggi naviga in un limbo fatto di ambizioni per ora frustate, ed evidenti limiti: sia sportivi sia commerciali. Le magagne della Riforma, voluta dal Kosmos Group di Gerard Piqué per svecchiare una manifestazione ormai snobbata dai più forti, sono evidenti: una formula cervellotica, con qualificazioni vecchio stile a febbraio e le Finals divise fra una fase a sei gironi da tre squadre, ostaggio della insopportabile classifica avulsa (insopportabile sempre, e vieppiù nel tennis), e una a «tabellone» con quarti, semifinali e finali in sede unica (ma quest’anno spacchettate in tre città causa Covid). Orari folli, che già avevano costituito un problema a Madrid nel 2019 e che si sono ripetuti a Torino, costringendo gli spettatori a lunghe attese al freddo e poi a maratone finite quasi alle 3 di mattina, fra caffè e palpebre calanti. E un formato abbreviato, con tre match al meglio dei tre set che non tutela le nazioni più forti – fra le quali l’Italia… – e rende la (falsa) Davis «un piccolo torneo», per usare le parole di Corrado Barazzutti. Senza contare che i quarti si stanno giocando tutti in giorni feriali, quindi con più disagi per gli spettatori. Insomma, un mezzo disastro. A maggior ragione se si considera che la nuova formula non ha fatto tornare i campioni all’ovile:

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Neanche il conto economico, peraltro, deve essere dei migliori, se la settimana prossima l’Itf, che l’ha appaltata al Kosmos Group in cambio di 3 miliardi di dollari in 25 anni, voterà per il trasferimento per un quinquennio delle Finals ad Abu Dhabi.

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«Stiamo svendendo lo spirito della Davis al Medio Oriente, è ridicolo», sostiene Lleyton Hewitt, ex numero 1 del mondo oggi capitano dell’Australia. «La Coppa Davis è morta due anni fa», gli fa eco Paolo Bertolucci. «Tanto vale chiamarla World Cup of tennis, e rassegnarsi».

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Rassegna stampa

Croazia gigante, Sinner pronto anche al doppio (Crivelli). E Sinner il fenomeno studia da gladiatore (Mastroluca). La Squadra più bella del tennis (Piccardi). Davis, con la Croazia vietato distrarsi. Sinner e la sfida da numero 1 con Cilic (Semeraro)

La rassegna stampa di lunedì 29 novembre 2021

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Croazia gigante, Sinner pronto anche al doppio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Come da pronostico, sarà infatti la squadra di capitan Vedran Manic la nostra rivale nei quarti di oggi, con l’orizzonte di un viaggio a Madrid tra le fantastiche quattro che si contenderanno l’Insalatiera: bastava una partita vinta contro l’Ungheria, ai croati, e la questione e stata subito risolta dal loro numero due di giornata, Nino Serdarusic. Sarà il quarto confronto diretto tra le due nazionali, siamo sotto 2-1 ma è il precedente più recente che ci conforta, quello del primo turno del Gruppo Mondiale del 2013: sulla terra indoor del Palavela,

 

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Primo obiettivo Fogna è ancora tra noi, come Bolelli e soprattutto Cilic, califfo di antico pelo re di New York nel 2014 che la Davis l’ha vinta da protagonista assoluto solo tre anni fa, l’ultima edizione nel formato storico prima della rivoluzione così tanto criticata, mentre Pavic e Mektic allora sventolavano gli asciugamani come riserve e adesso invece sono la ragione per cui i nostri non hanno dormito sonni tranquilli, visto che insieme hanno formato la miglior coppia del mondo e teoricamente rappresentano un punto garantito peri nostri avversari. La Croazia, dunque, in un singolare e nel doppio possiede esperienza, talento e abitudine alle grandi sfide anche con il tifo contro e dunque non srotolerà il tappeto rosso. Capitan Volandri ne è consapevole: «Sarà una partita difficile, non ce lo nascondiamo. Loro hanno un campione Slam come Cilic che la Coppa l’ha pure vinta e dunque sa come gestire questo tipo di tensioni . Il doppio è fortissimo, sono i campioni olimpici, sarà una battaglia dura. Noi abbiamo rispetto di tutti, ma paura di nessuno. Sinner e Sonego hanno impattato benissimo la competizione, il doppio FogniniSinner ha superato il test».

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“Siamo consapevoli della nostra forza, ma al tempo stesso sappiamo che la Davis non ti perdona nulla e va affrontata con la mentalità giusta. E proprio sotto questo aspetto Sonego e Sinner soro stati straordinari, perché hanno gestito le emozioni come due veterani, Contro gli Stati Uniti non erano favoriti e hanno trasformato la pressione in energia positiva fin dal primo punto, contro la Colombia il pronostico era tutto dalla loro parte e quindi le prospettive sono cambiate totalmente, ma dopo un primo set di tensione si sono sciolti. E poi Jannik può giocare tutto, singolo, doppio, triplo. E tutto ciò lo aiuta nella sua crescita, anche finire un doppio alle tre di notte».

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Intanto Jannik rimane sul pezzo: «Come dico sempre, pensiamo a un match per volta, non mi place guardare oltre la Croazia e soprattutto non serve. Certo siamo felici di quello che abbiamo fatto fin qui, lo mi sono anche divertito a giocare fi doppio e mi displace soltanto che l’abbiamo perso per poco. Credo che la forza del nostro gruppo sia che tutti stiamo dando ogni goccia di energia che abbiamo dentro, in partita e in allenamento». E l’ammirazione di Fognini suona come una benedizione: «Questi ragazzi sono fortissimi e maturi, non c’è bisogno di insegnargli nulla». Nuovo Cinema Italia.

E Sinner il fenomeno studia da gladiatore (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

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Sinner ha dato l’impressione di sentirsi sì in prova, ma solo con sé stesso. La partita si è trascinata a notte fonda, si è conclusa di fronte a un pubblico sempre più rado, ma l’altoatesino non ha perso la motivazione, l’energia e soprattutto il sorriso. FELICITA’. Trasmetteva una felicità di stare in campo che raramente abbiamo visto sul suo volto, impegnato più a non lasciar trasparire troppe emozioni per non dare segnali agli avversari. Secondo azzurro in Top 10, è il primo singolarista della squadra attuale di Coppa Davis a causa dell’assenza di Matteo Berrettini di cui ha preso il suo posto anche alle Nitto ATP Finals. «Vai in campo e divertiti» gli ha scritto allora in un messaggio il numero 1 d’talia, sottolineando un concetto decisivo per la sua crescita sportiva, come ha spiegato anche il coach Riccardo Piatti. La prima esperienza in Coppa Davis sta dando a Sinner una gioia diversa perché da condividere. «Quando ho visto la maglia azzurra, con il tricolore sul petto e la scritta Italia sulle spalle, ho pensato: “E la più bella che ho indossato quest’anno”» ha detto dopo la vittoria 6-2 6-0 all’esordio in nazionale contro John Isner che mai aveva perso con un punteggio così netto. Sinner ha sempre goduto della spinta del pubblico, che in lui ha visto qualcosa di diverso e di speciale, magnetico e per questo attraente.

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Già dalla sfida da romanzo contro il numero 2 del mondo Daniil Medvedev, in cui ha perso il primo set 6-0 ma è poi arrivato a un punto dalla vittoria, a un certo punto il suo linguaggio del corpo è cambiato. Ha cominciato a esultare vistosamente, a chiamare il tifo, a cercarlo, a dare segnali chiari perché scatenassero l’inferno.

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Convinto e sicuro, disposto a fare tutto quello che serve e a trarre tutto quello che di buono si può ricavare da ogni esperienza nuova. Così si costruiscono i campioni.

La Squadra più bella del tennis (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

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Eccola, riunita nei giorni della Davis sotto mentite spoglie al film festival di Torino da Domenico Procacci, produttore e regista di «Una Squadra», docufilm in sei puntate su Sky a primavera, la Coppa Davis che riconosciamo e amiamo, figlia unica del ’76, Pietrangeli con la sua faccia da attore e l’arte della diplomazia con cui portò l’Italia a giocare la finale nel Cile di Pinochet («La vittoria è tutta degli atleti ma il merito di aver difeso la trasferta non lo divido con nessuno»)

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C’è il bon vivant de noantri Adriano Panatta, il ciuffo ingrigito ma ancora morbido come certe veroniche («Abbiamo vissuto con disincanto una storia irripetibile, che nulla ha a che fare con il campionato del mondo che stanno giocando qui a Torino, almeno avessero il buongusto di levargli il nome Davis…»), c’è Paolo Bertolucci, scudiero da una vita («Invidio Volandri per l’abbondanza che può gestire ma per me la Davis è morta: peccato perché con il vecchio format la Nazionale sarebbe ancora più forte»), ci sono — seduti all’altro lato del tavolo come un tempo in spogliatoio o a cena in ritiro — Corrado Barazzutti e Antonio Zugarelli, il tignoso secondo singolarista e la riserva preziosa (sull’erba di Wimbledon contro la Gran Bretagna, nella finale della zona europea, fu proprio Tonino a battere il mancinaccio Roger Taylor).

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E allora, centellinata nella serie di Procacci che abbraccia un arco di cinque anni (un trionfo, tre finali: 3-1a Sydney dall’Australia nel ’77, 5-o a San Francisco dagli Usa nel ’79, 4-1 a Praga dalla Cecoslovacchia nell’8o) con l’aiuto di interviste (la produzione ha riportato Fillol e Cornejo all’Estadio National de Chile) e suggestive immagini d’archivio, una pioggia di aneddoti cade su di noi, deliziandoci. Quella volta che, di ritorno da una rocambolesca esibizione in Argentina, Adriano (la mente) insistette per prendere il Concorde insieme a Paolo (il braccio), mentre Corrado ripiegava su un più lungo ed economico volo di linea. «Il Concorde da Rio de Janeiro — ricorda Bertolucci con gli occhi che ridono ormai da settant’anni — era funzionale al fatto di poterci concedere qualche ora di sole a Copacabana e passare da Parigi per portare a cena due signore a cui l’avevamo promesso…». E pazienza se il volo privato dall’Argentina al Brasile è bloccato da una tempesta che ha costretto alla chiusura l’aeroportino dei Cessna: «A sbloccare la situazione ci pensa Adriano, che offre al direttore dello scalo tutto il compenso che avevamo guadagnato con l’esibizione». Nella trasferta a Wimbledon dell’agosto ’76 è sempre Panatta ad incaponirsi a voler giocare solo sul dritto di David Lloyd, doppista, fratello scarso di John, fino a metterlo in palla. «Chiedo perdono, è tutta colpa mia — ammette Adriano a reato abbondantemente prescritto —, sono stato un cretino». Si fa perdonare il giorno dopo, blindando il risultato con una netta vittoria su Taylor.

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Davis, con la Croazia vietato distrarsi. Sinner e la sfida da numero 1 con Cilic (Stefano Semeraro, La Stampa)

Italia e Croazia, l’Adriatico a Torino. Un posto nelle Final Four di Madrid oggi al Pala Alpitour dovremo conquistarcelo contro i nostri dirimpettai, che la Davis l’hanno vinta nel 2018, l’ultima edizione giocata con il vecchio formato nel tennis, e che nel tennis sono qualcosa di più che semplici confinanti. Franulovic e Pilic, campioni anni ’70, battagliavano con Panatta e Co; Ivan Ljubicic è cresciuto a Torino, una zia di Goran Ivanisevic aveva un ristorante a Bologna, il primo vero coach di Ivo Karlovic è stato Alberto Castellani. E per venire alla generazione che ci tocca affrontare stavolta, Marin Cilic, milanista sfegatato, per anni si è allenato a Sanremo. L’ex finalista di Wimbledon e degli Us Open, vincitore degli Us Open 2014, 33 anni, un passato da n. 3 del mondo e un presente da n. 30, è l’ anima della squadra. Nel 2021 nonostante un ginocchio acciaccato ha vinto due tornei, sull’erba di Stoccarda e sul cemento indoor di San Pietroburgo appena qualche settimana fa, ed è immaginabile che sarà la sua sfida fra numeri 1 con Sinner a decidere il match.

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In doppio però i croati possono mettere in campo Mate Pavic e Nikola Mektic, numero 1 e 2 di specialità, che quest’anno insieme hanno vinto nove tornei, fra i quali Wimbledon e l’oro olimpico a Tokyo. Insomma, vietato distrarsi, con In doppio hanno i primi due del mondo

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«L’Italia è fortissima, ma se noi giochiamo al massimo abbiamo una chance», dice il capitano croato Martic. «La Croazia ha Cilic che ha vinto la Davis e sa come gestire questo tipo di tensioni – ribatte il ct azzurro Volandri – e un doppio straordinario. Noi abbiamo rispetto di tutti, ma paura di nessuno. Jannik e Lorenzo hanno impattato benissimo la competizione, il doppio Fognini-Sinner (sconfitti solo al terzo set da Cabal-Farah in un match terminato alle 2 e 43 di ieri, ndr) è stato un test superato».

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