Seppi spinge Sinner verso le Finals: "E lui mi ha aiutato ancora a vincere". Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Cocchi). Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Mastroluca). Duro attacco al re (Azzolini). Nole tira dritto, Medvedev facile (Bertellino). Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: "Serio e regolare, non è una sorpresa"(Martucci)

Rassegna stampa

Seppi spinge Sinner verso le Finals: “E lui mi ha aiutato ancora a vincere”. Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Cocchi). Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Mastroluca). Duro attacco al re (Azzolini). Nole tira dritto, Medvedev facile (Bertellino). Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: “Serio e regolare, non è una sorpresa”(Martucci)

La rassegna stampa del 4 settembre 2021

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Seppi spinge Sinner verso le Finals:”E lui mi ha aiutato a vincere ancora” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Nello Us Open più azzurro di sempre, con tre italiani per la prima volta al terzo turno, l’attrazione numero uno è Andreas Seppi. L’highlander del tennis italiano ha stregato i tifosi americani. Ha giocato nove set in due turni, è stato in campo 7 ore e, soprattutto, ha rispedito a casa Hubert Hurkacz, rivale diretto del compaesano Jannik Sinner nella corsa alle Atp Finals di Torino. […] Andreas, nella corsa alle Finals di Sinner la sua impresa con Hurkacz è stata provvidenziale. «Sono contento sei miei risultati possono dare una mano. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma sono stato fortunato perché mi sono svegliato in forma. Ho recuperato bene dalla fatica dei cinque set contro Fucsovlcs e stavolta me ne sono bastati “solo” quattro». II polacco è anche il migliore amico di Sinner sul circuito… «So che si allenano spesso insieme, e giocano anche il doppio. Ammetto che ho chiesto qualche dritta a Jannik e anche a Berrettini su come affrontare il match, mi sono stati davvero di aiuto». Un bello spirito dl squadra. «Siamo qui tutti insieme, è bello avere tanti italiani in giro per il circuito, vedere il nostro Paese protagonista ai massimi livelli». Tra l’altro non deve essere accaduto spesso di trovare due tennisti altoatesini al terzo turno di umo Slam… «Mah, essendoci solo io e Jannik, direi proprio che è la prima volta. In qualche modo abbiamo fatto la storia». Che rapporto c’è tra voi due? «Non ci vediamo spesso, e ci siamo allenati poco insieme ma quando ci incontriamo al tornei facciamo un po’ di chiacchiere, ci confrontiamo. Lo abbiamo fatto anche qui. In più uno del suoi manager è tra i miei migliori amici. E ho sempre detto: Sinner è il futuro del tennis italiano». I canederli, il freddo, la roccia, parli, qual è il segreto? «Siamo tosti, come le nostre montagne. Scherzi a parte, la ricetta è solo una: l’amore per questo sport, per questo lavoro. La passione che spinge noi tutti ad alzarci la mattina e dare il nostro meglio in allenamento e in campo». Accanto a lei c’è sempre coach Sartori: un team inossidabile. «È bello è importante averlo con me da tanti anni, abbiamo un rapporto solido. Speriamo che riesca a tenere i miei ritmi ancora per qualche anno. Altrimenti lo mandiamo in pensione». Lei invece alla pensione non d pensa proprio. Non la fermano neanche gli acciacchi come quello all’anca che la perseguita da anni.. «L’età non è una cosa a cui penso più di tanto, quello che conta è avere la voglia di mettersi ancora in gioco. E quando i risultati ani vano è più bello, ti viene voglia di andare avanti». A New York sono tutti pazzi di lei, se n’è accorto? «Addirittura? Penso che alla gente piaccia vedere partite combattute e a me personalmente carica molto sentire il pubblico che si appassiona. È anche merito loro se sono riuscito a lottare». Spesso ripete che sua moglie Michela, psicologa, è stata decisiva nella sua carriera. «Lo è stata e continua ad esserlo ogni giorno. È vero, ha studiato psicologia, ma infantile… Temo di essere fuori quota come paziente. Scherzi a parte, lei si è sacrificata per me mi segue in giro per I tornei con la bambina, fa tutto senza aiuti. non è facile». In questi giorni c’è anche la vostra bimba Liv a fare il tifo? «Mi piacerebbe, ma è meglio che mi sostengano da lontano perché Liv è troppo piccola, farebbe un po’ troppo caos e mi caccerebbero dal club. A parte le battute, per me è molto importante averle con me, passare i momenti liberi insieme, sono la migliore medicina per recuperare dalla fatica». ? Adesso c è Otte, che ha battuto Sonego, e magari al 4′ turno un derby con Berrettint «Calma, un passo alla volta. Se Otte ha battuto Lorenzo vuol dire che è in un buon momento. Lo conosco abbastanza perché ci ho giocato un anno in Bundesliga, batte bene, sa far male. Io spero chele energie e il fisico continuino ad assistermi».

Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

II povero Pablo Andujar a 35 anni aveva deciso di provare l’ebbrezza di un terzo turno sul veloce dello Us Open dopo una vita passata a sporcarsi i calzini di rosso. Sulla sua strada ha trovato però Daniil Medvedev, numero 2 al mondo e guidato da una missione superiore: rovinare la festa a un Novak Djokovic lanciato verso il Grande Slam, a 5 partite dalla gloria eterna. Daniel è partito a tavoletta bruciando le velleità dello spagnolo 35enne con un 6-0 per cominciare. La pratica è stata veloce, chiusa in 3 set e meno di due ore. […] L’ultimo grande sgambetto della storia porta ancora il nome di Roberta Vinci, capace di fermare Serena Williams a due partite dal Grande Slam nel 2015. Un allineamento di pianeti incredibile, quell’anno, sul cielo di New York. E Daniil freme all’idea di compiere la doppia missione, fermare Nole e conquistare il primo Slam della carriera. Domani, agli ottavi affronterà Daniel Evans che non ne ha avuta nel superare in 5 set l’australiano Popyrin. Oggi la palla passa ancora al numero 1 Djokovic nell’impegno contro Kei Nishikori che lo vedrà protagonista sull’Arthur Ashe verso l’ora dl cena. Il folletto giapponese nel 2014 riuscì a fermare Nole in semifinale proprio a Flushing Meadows, ma è l’unica buona notizia nell’albo dei precedenti che riporta la statistica non incoraggiante di 17-2 per il serbo.[…] Natura amica Per stare lontano dalle pressioni e dal caos, Djokovic ha deciso di prepararsi lontano dalla Grande Mela, addirittura oltreconfine, nel New Jersey, a casa di un amico. Lì può affidarsi al contatto con la natura amica, da sempre la sua grande fonte di energie, a differenza del pubblico che appena è possibile si schiera con gli avversari: «Solo così riesco davvero a ricaricarmi, a trovare la pace e la tranquillità. E il mio rifugio. Il pubblico? Ognuno di noi vorrebbe averlo dalla propria parte, ormai ho imparato a gestire la situazione»

Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

C’ è un tempo per seminare e c’è un tempo più lungo per aspettare che qualcosa di buono arriverà. Jannik Sinner vive la prima fase circondato dall’impazienza perché si accorri la seconda. Nel frattempo, lavora sul gioco e sulla gestione dei match. Ogni occasione serve, anche una sfida come quella contro il diciottenne Zach Svajda, numero 716 del mondo che aveva eliminato Marco Cecchinato, battuto 6-3 7-6(2) 6-7(6) 6-4 dopo oltre tre ore e mezza di partita. «Servono tante partite per abituarsi a capire i momenti chiave – ha detto dopo la partita – All’inizio ad esempio ho spinto tanto, sempre, poi ho cominciato a tenere di più». Ma la prudenza gli ha complicato le cose contro il teenager dalla carriera decisamente insolita. SINNER, CHE LATTA. Svajda, che appare anche più basso del metro e 75 indicato come sua altezza ufficiale nella scheda dell’ATP non ha infatti praticamente giocato a livello junior.[…]. Due anni fa, poi, ha vinto a sedici anni i campionati nazionali under 18, ha ottenuto la wild card per lo US Open e ha esordito nel main draw di un torneo ATP conquistando i primi due set contro Paolo Lorenzi. Considerato il miglior prospetto tennistico fra i potenziali iscritti all’università nel 2021, ha preferito scommettere su se stesso e passare al professionismo. La sua attuale classifica è figlia di una carriera molto acerba ma non rispecchia il suo reale valore. ORA MONFILS. Oggi, al terzo turno, Jannik Sinner incontrerà un avversario all’estremo opposto per anagrafe e caratteristiche, l’esuberante francese Gael Monfils, semifinalista allo US Open cinque anni fa. Si sono incontrati due volte, entrambe indoor e sempre nel 2019: un successo per parte il bilancio. «Affrontarlo al meglio dei cinque set sarà durissima, perché fisicamente è davvero molto forte – ha dichiarato l’azzurro – Comunque rispetto a due anni fa sono cambiate tante cose». […]. TRIS STORICO. Sinner ha completato insieme a Matteo Berrettini e ad Andreas Seppi un traguardo unico nella storia del tennis italiano. Per la prima volta, infatti, tre azzurri sono ancora in corsa al terzo turno del singolare maschile allo US Open. Seppi ha completato un’altra impresa battendo il polacco Hubert Hurkacz, finalista a Miami contro Sinner e sconfitto da Berrettini in semifinale a Wimbledon. «Mi hanno dato entrambi una mano», ha svelato Seppi, che come Monfils ha riscoperto il gusto di giocare e lottare da quando i tifosi sono tornati negli stadi. Per raggiungere il primo ottavo di finale allo US Open, e poter dire così di averne giocato almeno uno in tutti gli Slam, dovrà superare l’elegante tedesco Oscar Otte, numero 144 del mondo. «Lo conosco meglio. Ci ho giocato in Bundesliga (il campionato tedesco a squadre), è forte e serve bene». Ma i colpi non sono così potenti, il suo pressing regolare da fondo può fare la differenza. SOGNO DERBY. L’Italia può sperare nell’en plein, con Matteo Berrettini sulla carta favorito contro il bielorusso Ilya Ivashka, che però è in crescita e ha vinto il primo titolo ATP a Winston-Salem prima dello US Open. Se dovessero vincere entrambi, Seppi e Berrettini si sfiderebbero negli ottavi per andare a incontrare eventualmente nei quarti Novak Djokovic. Ma c’è tempo per pensarci. 

Duro attacco al re (Daniele Azzolini, Tuttosport)

[…] Di tanto in tanto qualcosa emerge, dal bailamme della casbah mediatica. Quando Zverev, per dire, annuncia senza troppe finzioni che lui, Medvedev e Tsitsipas sono Iì per impedire a Djokovic di fare il Grande Slam. La sconfitta altrui è una vittoria per tutti? Nel mondo buonista e politicamente corretto che provarono a disegnare quando la Rete non aveva ancora completato il suo perverso insegnamento alle masse disperate e senza futuro -in un mondo senza soddisfazioni, odiare è un modo per sentirsi vivi -nessuno avrebbe osato spingersi così oltre ma anche oggi in molti avrebbero scelto vie meno dirette per esprimere identico concetto. Sasha invece è andato dritto al punto ponendo al centro dell’azione comune la fine delle speranze del serbo. […] Lo appoggia attivamente Stefanos Tsitsipas, al centro della prima Prostatitis War (la guerra della prostatite) di cui si fa un gran parlare proprio per la mancanza di rispetto che c’è nell’andare a far pipi quando le cose in campo si mettono male. Curioso, in questo racconto ormai quotidiano delle sortite del greco verso la toilette («tutto secondo regolamento, sia chiaro») dal fatto che si dimentichi da che cosa ha avuto origine l’atteggiamento di Tsitsi, perché è chiaro che di una provocazione si tratta. Possibile che tutti abbiano dimenticato i toilette break di Djokovic al Roland Garros, sul 2-0 Musetti in terzo turno, per frenare il ritorno di Berrettini sul 2-1 dei quarti, e ancora in finale, sul 2-0 Tsitsipas che ormai sembrava avere in mano il match? Pura provocazione, la pipì. A che cosa porterà non è difficile immaginarlo, a una rivisitazione del regolamento, come minino. Ma nell’immediato potrebbe dar vita a qualche ulteriore pagina della guerra fra Tsitsi e il Djoker semmai torneranno ad affrontarsi da qui alla fine dell’anno, magari nella finale di questi Open, magari a Torino durante le Finals. Saranno match da seguire con i cronometri per il conteggio dei minuti trascorsi in bagno – e con il pallottoliere, per tenere a mente le volte in cui il greco vi sarà andato. Tanto più che Djokovic e Tsitsipas sono, al momento, i primi due già classificati per le Finals a Torino. Qui la situazione ampiamente in divenire, e riguarda da vicino due degli italiani ancora in campo in questi Open, Berrettini e Sinnner Il traguardo è posto oggi a 5.090 punti, si abbasserà ulteriormente ma non di molto. Con 4.000 punti si dovrebbe entrare. I Masters 1000 dell’estate americana hanno riportato in alto Medvedev, terzo (4470) dietro Djokovic (7.260) e Tsitsipas (5.470), Zverev quarto (4.295), Rublev quinto (4.030) e Berrettini sesto con3.665, che salirebbero a 3.775 in caso di vittoria su Ivashka nel terzo turno degli US Open, settimo Nadal, ma non ci sarà. Ottavo e nono Ruud e Hurkacz, già fuori dagli US Open, fermi a 2.675 e 2.505. Il decimo (ma in realtà nono, dato il forfait nadaliano) è Sinner con 2.165 punti che diverranno 2.255 se riuscirà a superare Monfils. Yannik è insidiato da Karatsev e Shapovalov, ancora lontani di 270 e 420 punti, che non sono molti, ma nemmeno pochissimi. Siamo dunque alla volata finale, che sarà lunga due mesi. Matteo è nella posizione più comoda. I primi sette posti la classifica a definirli, sull’ottavo concorre la determinazione dell’organizzazione che può assegnarlo al giocatore che ha ottenuto il miglior risultato nella stagione, e Berrettini ha dalla sua una finale a Wimbledon. Matteo ha affrontato Ivashka due volte, una nel 2017 a Portoroz (challenger), l’altra quest’anno a Wimbledon, cha sempre vinto senza mollare un set. Il bielorusso viene però dalla vittoria a Winston-Salem e dagli ottavi olimpici. Sul cemento si trova a proprio agio. Andrà trattato con i guanti. Sinner e Morfils soro 1 pari, due match del 2019 entrambi sul cemento indoor. ll francese si è tirato su dopo un periodo di pensierosa e sofferta abulia. Non saràun match facile. Poi c’è Seppi, contro Otte che ben conosce. «Giocavamo insieme il torneo intercittà in Germania. È uno che sa giocare, anche se poco continuo». Raggiungere Berrettini agli ottavi, per un derby che vale la sfida a Djokovic è la sua speranza. E anche la nostra.

Nole tira dritto, Medvedev facile (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Novak Djokovic non fa sconti e raggiunge di gran carriera il 3° turno agli US Open in quello che si presenta come percorso sempre più suggestivo verso una possibile e storica conquista del Grande Slam. In seconda battuta ha superato in tre set secchi l’olandese Griekspoor e al termine sì è detto soddisfatto: «Ho giocato un gran match, superiore come livello a quello del primo turno. Ho servito bene e l’ho fatto muovere molto mettendo a nudo le sue difficoltà sotto tale aspetto». ll numero 1 del mondo ha parlato anche di gestione delle pressioni come volto, con Naomi Osaka, dell’edizione in corso: «Non mi spaventa la pubblicità, anzi ricevere attenzioni fa piacere, così come attirare il pubblico». All’eterna domanda relativa a chi sia il migliore tra lui, Rafa e Roger, ha risposto con diplomazia: “Siamno tutti diversi e abbiamo avuto percorsi differenti. Per certi versi possiamo definirci complementari anche perché abbiamo ottenuto risultati su superfici diverse. La nostra rivalità è stata importantissima per il tennis e più si parla della questione GOAT meglio è». ll suo prossimo rivale sarà il giapponese Kei Nisihikori, qui finalista nel 2014: «Un match da non sottovalutare -ha concluso -nel quale dovrò cercare di abbassare i ritmi per non facilitarlo». […] Sempre in scioltezza Daniil Medvedev che ha concesso poco allo spagnolo Andujar, stoppato in tre frazioni. Sul Louis Armstrong Stadium il programma è stato invece aperto dalla sfida femminile tra la giovane kazaka Rybakina e l’ex numero 1 del mondo Simona Halep. La rumena ha faticato e rischiato grosso nel primo set quando si è trovata sotto di un break (35) e ha dovuto fronteggiare una palla set. Scampato il pericolo ha vinto la frazione al tie-break. Ha subito nella seconda la reazione della rivale, che ha pareggiato i conti, ma nella terza è risalita in cattedra concludendo al nono game. Non ha però servito in modo magistrale come fatto nel primo turno contro l’azzurra Camila Giorgi. Testa a testa molto equilibrato anche quello tra due ex leader del tennis mondiale come Victoria Azarenka e Garbine Muginura. Le due non si sono risparmiate cercando di superarsi prevalentemente sul ritmo e la partita ha richiesto il terzo set per designare la vincitrice dopo la prima frazione andata all’iberica e la seconda alla bielorussa. E’ stata Garbine Muguruza ad uscire alla distanza e superare il turno. Impresa riuscita in due set anche alla campionessa del Roland Garros 2021, Rarbora Krejcikova, che ha fermato la russa Rakhimova.

Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: “Serio e regolare, non è una sorpresa” (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

[…]. Dietro le clamorose vittorie su Hurkacz e Fucsovics che portano il 37enne Andreas Seppi al terzo turno degli US Open i perché sono ancora di più. Com’è possibile che l’italiano, costretto a una infiltrazione alle anche ogni anno dal 2016, disceso al numero 89 della classifica, sul cemento dell’ultimo Slam della stagione superi prima il numero 41 e poi il 13? Com’è possibile che il veterano di 65 Slam consecutivi trovi ancora acuti del genere dopo un paio di stagioni silenti? Il maestro di sempre, Massimo Sartori, che ha anche scoperto Jannik Sinner e l’ha portato da Riccardo Piatti, ci svela i perché alla vigilia dell’incrocio con un avversario di minor nome e classifica come il tedesco Oscar Otte. GARANZIA Verità numero 1: «Fondamentalmente Andreas, che è un professionista coscienzioso, è sempre stato bene fisicamente, non ha avuto tanti infortuni, al di là di questo problema genetico all’anca, e ha tenuto il suo corpo al meglio. Noi dello staff siamo riusciti a non rallentarlo troppo così da permettergli ancora dei picchi di tennis cosi alti». Verità numero 2: «La prima qualità di Andreas è la disciplina, unita alla capacità di ascoltare, frutto dell’educazione familiare. Se anche lo lascio da solo, so che farà tutto quello che deve fare, così come in partita: contro Hurkacz gli ho raccomandato di concentrarsi sulla risposta, e così ha fatto». Verità numero 3: «Forse è stato anche sfortunato, in carriera, poteva vincere di più, ma è un giocatore che ci garantisce che farà sempre la partita, e otterrà il massimo di quello che ha, perciò, anche a 37 anni, invece di pensare a fare il meglio che può, noi del team siamo sempre sicuri che può vincere. Anche se l’avversario serve a 220 all’ora». Per la storia, l’altoatesino che ha vinto tornei Atp su tre superfici differenti, si è sciolto clamorosamente altre volte: nello spareggio di Davis 2005 quando rimontò Juan Carlos Ferrero da due set a zero sotto e agli Australian Open 2015 quando eliminò Roger Federer giocando alla grande. […]

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La forza delle donne. Un nuovo tennis per supermamme (Martucci). Intervista a Flavia Pennetta: “Le madri sono super-eroine, serve un carattere di ferro (Messaggero Sport)

La rassegna stampa di lunedì 6 febbraio 2023

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La forza delle donne. Un nuovo tennis per supermamme (Vincenzo Martucci, Il Messaggero Sport)

Naomi Osaka rinuncia agli Australian Open per diventare mamma. Così avvalora l’ipotesi di un abbandono prematuro dal tennis, ad appena 25 anni

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Ma la nuova moda delle mamme-atlete e soprattutto di mamme-tenniste fa sperare il contrario. Perché sono sempre più le bambine prodigio che diventano ragazze e poi donne sul campo, e quindi ritornano sul Tour dopo aver messo su famiglia. DOROTHEA e MARGARET La pioniera fu l’inglese Dorothea Lambert (classe 1878), sposata Chambers nel 2007, aggiunse 4 trionfi a Wimbledon ai 3 da signorina e l’Olimpiade 2014: prima mamma a riuscirci quando il patriarcato dominava il mondo, splendido esempio di atleta ogni sport che non si arrende alla nascita di un figlio. L’australiana Margaret Smith Court (classe ’42), dopo aver chiuso il Grande Slam nel 1970 collezionando 17 Majors, nel 1972 diede alla luce Daniel e subito dopo si aggiudicò Australian Open, Roland Garros e US Open ’73, fissando il record assoluto di 24 Slam, prima mamma numero 1 del mondo. Rimanendo sulla scena anche dopo il quarto figlio. EVONNE e KIM L’aborigena australiana Evonne Goolagong (classe ’51) nell’80 diventò la prima mamma regina Slam, bissando il titolo del 1971. La belga Kim Clijsters (classe ’83) ha fatto scalpore: s’è ritirata nel 2007, ad appena 27 anni, ma subito dopo la nascita della deliziosa Jade Elle, nel 2009, è tornata ed ha vinto 3 dei suoi 4 Slam, conquistando gli US Open, bissandoli nel 2010, più gli Australian Open 2011. Si è fermata ancora dopo gli US Open 2012, è tornata sul Tour nel 2020 e si è ritirata definitivamente l’anno scorso. Anche la statunitense Lindsay Davenport ha lasciato il tennis dal 2006 al 2007, è tornata in campo 3 mesi dopo aver dato alla luce Jagger Jonathan e poi ha firmato altri 3 titoli. Come lei Cara Black dello Zimbabwe: nel 2012 è diventata mamma, nel 2013 è tornata fra le top 20. SERENA e VIKA Serena Williams, si è aggiudicata il 23′ Slam, gli Australian Open 2017, incinta di 8 settimane della sua Alexis Olympia Ohanian. A dicembre era di nuovo in campo ma, malgrado altre 4 finali Slam, non è più riuscita ad agganciare il record di Margaret Smith e si è ritirata l’anno scorso.

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Come lei sono tornate sulla scena in tante. Il caso più eclatante è quello della 33enne bielorussa Vika Azarenka, ex numero 1 del mondo e regina di 2 Slam, che, dopo la nascita del suo Leo nel 2016, quattro anni dopo ha disputato la terza finale agli US Open ed è oggi 16 della classifica. Il fronte delle neo mamme è ricco di Tatjana Maria, Sania Mirza, Mandy Minella, Kateryna Bondarenko, Vera Zvonareva, Evgeniya Rodina (che perse con Serena Williams uno storico ottavo fra mamme a Wimbledon 2018), Andrea Mitu, Alla Kudryavtseva, Maria Olga Govortsova, Tsvetana Pironkova, Taylor Townsend. Mentre Strykova ci sta pensando su.

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Intervista a Flavia Pennetta: “Le madri sono super-eroine, serve un carattere di ferro (Il Messaggero Sport)

Flavia Pennetta, qual è la molla che spinge una neo mamma a rientrare nel tennis? «Me lo chiedo anch’io: ci vuole una forza eccezionale e un impegno totale per rimettersi in gioco tornando ad allenarsi in una certa maniera. Non per tenersi semplicemente in forma come faccio io ma per essere competitivi a livello professionistico. Chi ci riesce è davvero ammirevole, perché ha comunque il pensiero legato alla famiglia e, da mamma, deve comunque svolgere tante mansioni tutte sue. Le motivazioni per tornare in campo possono venire dalla noia di stare a casa, dalla necessità di riprovare l’adrenalina della partita e, credo, principalmente, dal bisogno o comunque dal desiderio di guadagnare altro denaro: perché uno pensa di poter ancora fare bei soldi. Allora si decide di fare un sacrificio per altri 3-4 anni per lasciare qualcosa di più anche ai figli. Spesso, comunque, queste ragazze hanno sposato l’allenatore o il preparatore atletico e quindi sono sempre quelle che guadagnano di più in famiglia». Lei ha chiuso in bellezza subito dopo aver vinto uno Slam, agli US Open 2015, due anni dopo ha avuto il primo figlio. Non ci ha ripensato davvero mai mai di tornare a giocare? «Direi una bugia se dicessi che non mi è mai frullato per la testa. Ma adoro la famiglia. Sarei potuta tornare solo per la questione economica perché come carriera mi sento più che completa, e non avrei trovato altri obiettivi certi e così importanti, anche se si può sempre migliorare ed ambire a qualcosa di più. Sono conscia che avrei potuto ancora guadagnare tanti soldi: la spinta economica avrebbe potuto motivarmi. Ma evidentemente non era sufficiente». Anche perché oggi sembra più “facile” dei suoi tempi. «Non si può dire più facile, sembra sminuire il lavoro, i sacrifici e gli sforzi delle giocatici moderne, ma è evidente che il fattore fisico è diventato sempre più importante mentre quello tennistico, e quindi tecnica, tattica e testa, lo sono meno. Infatti oggi quelle che hanno testa vincono 700 tornei di fila». Lasciando la scena spariscono anche le attenzioni del mondo esterno e bisogna farsi tutto da soli. «Questo è uno dei temi coi quali discuto spesso con Fabio – il marito, Fognini – che ha un’agenzia manageriale e si occupa di alcuni giovani aiutandoli nei primi, delicati, anni nel professionismo. Io, così come in famiglia coi miei figli, sono dell’idea che bisogna responsabilizzare i ragazzi, lasciarli anche liberi di sbagliare, per insegnargli a cavarsela da soli.

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E come fa una madre a gestirsi nel tennis se già ha un figlio a cui pensare? «Sono perfettamente d’accordo con quello che dice Serena sulle mamme che sono veri super-eroi. Infatti io, pur avendo sempre avuto un rapporto meraviglioso con mia madre, ora che ho dei figli miei la amo ancora di più per tutto quello che ha fatto dall’allattamento alle cose degli inizi. Dietro un figlio c’è davvero tanto duro lavoro».

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Sinner-Sonego per il duello nei quarti (Strocchi)

La rassegna stampa di domenica 5 febbraio 2023

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Sinner-Sonego per il duello nei quarti (Gianluca Strocchi, Tuttosport)

Jannik Sinner e Lorenzo Sonego sono in rotta di collisione nei quarti di finale dell’Open Sud de France-Montpellier, torneo Atp 250 al via domani. I due azzurri sono stati sorteggiati nello stesso spot di tabellone. ll 27enne di Torino (n. 51 Atp), due anni fa capace di raggiungere i quarti sul duro indoor della città transalpina, esordirà contro il francese Benjamin Bonzi (n 45), ottava testa di serie. Il 21enne altoatesino (n.17) è la seconda testa di serie e in quanto tale entrerà in scena al 2° turno, opposto al vincente del match tra l’ungherese Marton Fucsovics e un qualificato. In contemporanea si gioca sulla terra argentina di Cordoba, dove è in tabellone Marco Cecchinato (abbinato al padrone di casa Facundo Bagnis). Provano a raggiungerlo oggi Andrea Vavassori e Luciano Darderi, al turno decisivo delle qualificazioni. […] E’ derby tricolore per il titolo nel Tenerife Challenger 2 sul cemento delle Canarie. Matteo Arnaldi, n. 2 del seeding, ha sconfitto 6-3 6-4 lo spagnolo Nicolas Alvarez Varona e nella sua quarta finale del circuíto trova dall’altra parte della rete Raul Brancaccio, terza testa di serie, che ha avuto via libera per il forfait del sudafricano Lloyd Harris. Per entrambi “best ranking” già sicuro: il 21enne di Sanremo è virtualmente n.110, il 25enne di Torre del Greco n.123. Primi verdetti, intanto per i preliminari di Coppa Davis. Si sono qualificati per le Finals (fase a gironi dal 12 al 17 settembre, l’Italia giocherà a Bologna) gli Stati Uniti, capaci di travolgere a domicilio l’Uzbekistan, e la Serbia, nonostante l’assenza di Novak Djokovic, passata in Norvegia, orfana di Casper Ruud. Ma l’impresa del weekend è firmata dalla Svizzera, che a Treviri sgambetta a domicilio la Germania, avanti 2-1 dopo il doppio: Marc-Andrea Huesler stende Sascha Zverev e il quasi 38enne Stan Wawrinka piega in 3 set Daniel Altmaier, scatenando la gioia del team rossocrociato e meritandosi anche l’abbraccio di Boris Bedcer, presente nell’angolo tedesco in vista di un probabile ritorno nello staff federale. Molto sofferta è stata l’affermazione esterna della Francia, trovatasi sotto 2-1 in Ungheria ma poi trascinata dai mancini Adrian Mannarino e Ugo Humbert. Dopo la prima giornata di match grazie al doppio vantaggio vedono già la qualificazione Croazia (sull’Austria), Belgio (in Corea del Sud), Olanda (sulla Slovacchia) e Repubblica Ceca (in Portogallo).

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Paolini quasi alla pari del fenomeno Caroline (Bertellino). Apollo, l’Alieno e il Djoker, i “trivali” che sconvolsero il tennis (Condò)

La rassegna stampa del 4 febbraio 2023

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Paolini quasi alla pari del fenomeno Caroline (Bertellino, Tuttosport)

Una Jasmine Paolini di ottimo livello ha affrontato senza timori reverenziali la numero 5 del mondo e prima testa di serie nel Wta di Lione, Caroline Garcia, nei quarti. La toscana è rimasta incollata alla tennista di casa alzando il proprio livello e cedendo con un doppio 7-5 che fotografa perfettamente la sfida. La Garcia, campionessa delle ultime Wta Finals, ha centrato il passaggio allo step successivo del torneo strappando in entrambi i set il servizio all’azzurra nel dodicesimo gioco. La prima frazione si è chiusa con un preziosismo di Caroline, demi-volèe vincente su un passante non banale di Jasmine. Nel secondo set l’azzurra ha colto un break si portata a condurre sul 4-3 e servizio ma lo ha immediatamente restituito complice l’aggressività della rivale e un suo calo di rendimento. Non ha però mollato sotto il profilo nervoso l’azzurra e ha cercato di issarsi al tie-break, che avrebbe meritato per l’atteggiamento e la capacità di reggere l’urto con una delle giocatrici più talentuose del circuito. Garcia ancora sugli scudi nel fatidico game numero 12 e ostacolo superato. I sorrisi di fine gara di Jasmine hanno però fatto intendere quanto questa partita possa darle in termini di fiducia e convinzione, confermando la bontà del lavoro tecnico e mentale fatto in fase di preparazione della stagione appena avviata. […] Hanno preso il via ieri gli incontri della fase di qualificazione del World Group della Coppa Davis 2023 (Diretta tv Sky Sport Tennis), oggetto negli ultimi mesi di tante incertezze scaturite dalla rottura tra l’ITF e la società Kosmos. Subito a segno gli americani impegnati in casa dell’Uzbekistan. Il 2-0 dopo la prima giornata è stato fissato dalle vittorie di Tommy Paul, fresco di semifinale agli Australian Open, e del connazionale McDonald, rispettivamente contro Sultanov e Fornin. Sono invece in perfetta parità (1-1) Ungheria e Francia. I magiari, padroni di casa, sono andati a bersaglio con Fucsovics contro Humbert mentre il pareggio transalpino è arrivato dalla racchetta di Bonzi. Alcuni match prenderanno il via oggi, come quello tra la Croazia, che dovrà rinunciare per un problema alla spalla allo specialista del doppio Mate Pavic, e Austria. I croati sono privi anche di Marin Cilic. Parità dopo la giomata inaugurale tra Thailandia e Romania. Anche tra Germania e Svizzera. Sascha Zverev ha fermato Wawrinka in due set pareggiando i conti.

Apollo, l’Alieno e il Djoker, i “trivali” che sconvolsero il tennis (Paolo Condò, La Repubblica)

 

L’uscita di un libro di Sandro Modeo è sempre un piccolo evento nella bolla di ammiratori che, malgrado i suoi sforzi di sottrazione e sparizione siano degni di Salinger, continua a crescere orgogliosa. […]. Fin dal breve prologo di “I tre”, il saggio dedicato a Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic appena uscito per l’editore 66thAND2nd, si viaggia a velocità vertiginosa nei saliscendi di una mente spiazzante. Non è semplice restare a bordo, aggrappati alle proprie conoscenze – necessariamente variegate – per non venire sbalzati dalle accelerazioni logiche e dai salti di argomento. Ma quando arrivi al primo traguardo, la soddisfazione si respira a pieni polmoni. Reggo, dunque sono. E ne vuoi ancora, di quel cibo per la mente. […]Il postulato alla base del saggio è che i tre grandi tennisti siano raccontabili non soltanto come eccezionali individualità, ma anche come un’entità unica, una “trivalità” perfetta come il numero da cui deriva – da Pitagora a Tolkien, il gran ballo delle citazioni registra il tutto esaurito – e che ha irrobustito oltre misura le singole qualità. . La descrizione iniziale dei tre campioni, quella che ci accompagna per tutto il libro, è esemplare. Federer è l’Apollo Pitico, la statua che prende vita esprimendo il bello della classicità; Nadal è Venom, l’alieno che colonizza il corpo umano aumentandone a dismisura i poteri; Djokovic è il Djoker, il terzo incomodo che turba la rivalità perfetta tra lo Yin e lo Yang del tennis, “avvolgendo la contesa sotto il cielo dark di Gotham City”. Modeo risale alle sorgenti dei tre fiumi esplorando i rispettivi segreti e trovando la chiave di alcune stanze straordinariamente recondite: una per tutte, l’Ouverture 1812 di Cajkovskij, la musica che il Djoker mentalmente ascolta nei momenti di estrema difficoltà dei match, quando la sconfitta è a pochi quindici. La sua antica mentore, Jeca Gengic, l’aveva messa sul piatto al termine di una dura giornata di allenamento, quando Nole aveva sette anni, ottenendone una reazione potente, “Jeca, ho la pelle d’oca”. Al che lei lo aveva istruito a usare quel brano forte, a piena orchestra e con i cori da chiesa, come catalizzatore istantaneo di adrenalina. Il saggio è una sequenza di “Easter Eggs”, sorprese collegate fra loro attraverso un gioco di rimandi che chiama in causa le arti e i ricordi. David Foster Wallace col suo leggendario saggio su Federer è una presenza riverita e adiacente – non se ne può fare a meno – ma è trattato da stimolo, non solo da referenza: Modeo prende la definizione di “Mozart fuso con i Metallica” per esplorare i successivi scivolamenti dalla musica classica all’hard rock intervenuti nel tennis dello svizzero. Roger che non viene mai male nelle foto in movimento, come rileva Feliciano Lopez; Rafa in cui coincidono pazienza e resistenza, nel senso che se ha la pazienza di resistere all’impazienza ogni palleggio finisce con un suo punto; Nole che perpetra l’assassinio del secolo – Wimbledon 2019, i due match-point annullati a Federer – si guadagna l’odio assoluto come se avesse ucciso Bambi, e infine crolla davanti alla prima manifestazione di affetto popolare, riservatagli a New York nel momento in cui sfuma il Grande Slam. Il volume finisce con il sogno di un congedo al teatro di Epidauro, che per diversi motivi suonerebbe gradito a tutti e tre. Lì, conclude Modeo, “potremmo finalmente pensare ai Tre con la necessaria ambivalenza tra il senso di una nostalgia acuta e quello di una liberazione lungamente attesa”. Perché l’ultimo tributo è il desiderio di vederne altri tre

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