Seppi spinge Sinner verso le Finals: "E lui mi ha aiutato ancora a vincere". Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Cocchi). Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Mastroluca). Duro attacco al re (Azzolini). Nole tira dritto, Medvedev facile (Bertellino). Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: "Serio e regolare, non è una sorpresa"(Martucci)

Rassegna stampa

Seppi spinge Sinner verso le Finals: “E lui mi ha aiutato ancora a vincere”. Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Cocchi). Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Mastroluca). Duro attacco al re (Azzolini). Nole tira dritto, Medvedev facile (Bertellino). Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: “Serio e regolare, non è una sorpresa”(Martucci)

La rassegna stampa del 4 settembre 2021

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Seppi spinge Sinner verso le Finals:”E lui mi ha aiutato a vincere ancora” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Nello Us Open più azzurro di sempre, con tre italiani per la prima volta al terzo turno, l’attrazione numero uno è Andreas Seppi. L’highlander del tennis italiano ha stregato i tifosi americani. Ha giocato nove set in due turni, è stato in campo 7 ore e, soprattutto, ha rispedito a casa Hubert Hurkacz, rivale diretto del compaesano Jannik Sinner nella corsa alle Atp Finals di Torino. […] Andreas, nella corsa alle Finals di Sinner la sua impresa con Hurkacz è stata provvidenziale. «Sono contento sei miei risultati possono dare una mano. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma sono stato fortunato perché mi sono svegliato in forma. Ho recuperato bene dalla fatica dei cinque set contro Fucsovlcs e stavolta me ne sono bastati “solo” quattro». II polacco è anche il migliore amico di Sinner sul circuito… «So che si allenano spesso insieme, e giocano anche il doppio. Ammetto che ho chiesto qualche dritta a Jannik e anche a Berrettini su come affrontare il match, mi sono stati davvero di aiuto». Un bello spirito dl squadra. «Siamo qui tutti insieme, è bello avere tanti italiani in giro per il circuito, vedere il nostro Paese protagonista ai massimi livelli». Tra l’altro non deve essere accaduto spesso di trovare due tennisti altoatesini al terzo turno di umo Slam… «Mah, essendoci solo io e Jannik, direi proprio che è la prima volta. In qualche modo abbiamo fatto la storia». Che rapporto c’è tra voi due? «Non ci vediamo spesso, e ci siamo allenati poco insieme ma quando ci incontriamo al tornei facciamo un po’ di chiacchiere, ci confrontiamo. Lo abbiamo fatto anche qui. In più uno del suoi manager è tra i miei migliori amici. E ho sempre detto: Sinner è il futuro del tennis italiano». I canederli, il freddo, la roccia, parli, qual è il segreto? «Siamo tosti, come le nostre montagne. Scherzi a parte, la ricetta è solo una: l’amore per questo sport, per questo lavoro. La passione che spinge noi tutti ad alzarci la mattina e dare il nostro meglio in allenamento e in campo». Accanto a lei c’è sempre coach Sartori: un team inossidabile. «È bello è importante averlo con me da tanti anni, abbiamo un rapporto solido. Speriamo che riesca a tenere i miei ritmi ancora per qualche anno. Altrimenti lo mandiamo in pensione». Lei invece alla pensione non d pensa proprio. Non la fermano neanche gli acciacchi come quello all’anca che la perseguita da anni.. «L’età non è una cosa a cui penso più di tanto, quello che conta è avere la voglia di mettersi ancora in gioco. E quando i risultati ani vano è più bello, ti viene voglia di andare avanti». A New York sono tutti pazzi di lei, se n’è accorto? «Addirittura? Penso che alla gente piaccia vedere partite combattute e a me personalmente carica molto sentire il pubblico che si appassiona. È anche merito loro se sono riuscito a lottare». Spesso ripete che sua moglie Michela, psicologa, è stata decisiva nella sua carriera. «Lo è stata e continua ad esserlo ogni giorno. È vero, ha studiato psicologia, ma infantile… Temo di essere fuori quota come paziente. Scherzi a parte, lei si è sacrificata per me mi segue in giro per I tornei con la bambina, fa tutto senza aiuti. non è facile». In questi giorni c’è anche la vostra bimba Liv a fare il tifo? «Mi piacerebbe, ma è meglio che mi sostengano da lontano perché Liv è troppo piccola, farebbe un po’ troppo caos e mi caccerebbero dal club. A parte le battute, per me è molto importante averle con me, passare i momenti liberi insieme, sono la migliore medicina per recuperare dalla fatica». ? Adesso c è Otte, che ha battuto Sonego, e magari al 4′ turno un derby con Berrettint «Calma, un passo alla volta. Se Otte ha battuto Lorenzo vuol dire che è in un buon momento. Lo conosco abbastanza perché ci ho giocato un anno in Bundesliga, batte bene, sa far male. Io spero chele energie e il fisico continuino ad assistermi».

Medvedev corre: finale nel mirino. E oggi tocca a Nole (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

II povero Pablo Andujar a 35 anni aveva deciso di provare l’ebbrezza di un terzo turno sul veloce dello Us Open dopo una vita passata a sporcarsi i calzini di rosso. Sulla sua strada ha trovato però Daniil Medvedev, numero 2 al mondo e guidato da una missione superiore: rovinare la festa a un Novak Djokovic lanciato verso il Grande Slam, a 5 partite dalla gloria eterna. Daniel è partito a tavoletta bruciando le velleità dello spagnolo 35enne con un 6-0 per cominciare. La pratica è stata veloce, chiusa in 3 set e meno di due ore. […] L’ultimo grande sgambetto della storia porta ancora il nome di Roberta Vinci, capace di fermare Serena Williams a due partite dal Grande Slam nel 2015. Un allineamento di pianeti incredibile, quell’anno, sul cielo di New York. E Daniil freme all’idea di compiere la doppia missione, fermare Nole e conquistare il primo Slam della carriera. Domani, agli ottavi affronterà Daniel Evans che non ne ha avuta nel superare in 5 set l’australiano Popyrin. Oggi la palla passa ancora al numero 1 Djokovic nell’impegno contro Kei Nishikori che lo vedrà protagonista sull’Arthur Ashe verso l’ora dl cena. Il folletto giapponese nel 2014 riuscì a fermare Nole in semifinale proprio a Flushing Meadows, ma è l’unica buona notizia nell’albo dei precedenti che riporta la statistica non incoraggiante di 17-2 per il serbo.[…] Natura amica Per stare lontano dalle pressioni e dal caos, Djokovic ha deciso di prepararsi lontano dalla Grande Mela, addirittura oltreconfine, nel New Jersey, a casa di un amico. Lì può affidarsi al contatto con la natura amica, da sempre la sua grande fonte di energie, a differenza del pubblico che appena è possibile si schiera con gli avversari: «Solo così riesco davvero a ricaricarmi, a trovare la pace e la tranquillità. E il mio rifugio. Il pubblico? Ognuno di noi vorrebbe averlo dalla propria parte, ormai ho imparato a gestire la situazione»

Seppi&Sinner che coppia, il vecchio e il bambino (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

C’ è un tempo per seminare e c’è un tempo più lungo per aspettare che qualcosa di buono arriverà. Jannik Sinner vive la prima fase circondato dall’impazienza perché si accorri la seconda. Nel frattempo, lavora sul gioco e sulla gestione dei match. Ogni occasione serve, anche una sfida come quella contro il diciottenne Zach Svajda, numero 716 del mondo che aveva eliminato Marco Cecchinato, battuto 6-3 7-6(2) 6-7(6) 6-4 dopo oltre tre ore e mezza di partita. «Servono tante partite per abituarsi a capire i momenti chiave – ha detto dopo la partita – All’inizio ad esempio ho spinto tanto, sempre, poi ho cominciato a tenere di più». Ma la prudenza gli ha complicato le cose contro il teenager dalla carriera decisamente insolita. SINNER, CHE LATTA. Svajda, che appare anche più basso del metro e 75 indicato come sua altezza ufficiale nella scheda dell’ATP non ha infatti praticamente giocato a livello junior.[…]. Due anni fa, poi, ha vinto a sedici anni i campionati nazionali under 18, ha ottenuto la wild card per lo US Open e ha esordito nel main draw di un torneo ATP conquistando i primi due set contro Paolo Lorenzi. Considerato il miglior prospetto tennistico fra i potenziali iscritti all’università nel 2021, ha preferito scommettere su se stesso e passare al professionismo. La sua attuale classifica è figlia di una carriera molto acerba ma non rispecchia il suo reale valore. ORA MONFILS. Oggi, al terzo turno, Jannik Sinner incontrerà un avversario all’estremo opposto per anagrafe e caratteristiche, l’esuberante francese Gael Monfils, semifinalista allo US Open cinque anni fa. Si sono incontrati due volte, entrambe indoor e sempre nel 2019: un successo per parte il bilancio. «Affrontarlo al meglio dei cinque set sarà durissima, perché fisicamente è davvero molto forte – ha dichiarato l’azzurro – Comunque rispetto a due anni fa sono cambiate tante cose». […]. TRIS STORICO. Sinner ha completato insieme a Matteo Berrettini e ad Andreas Seppi un traguardo unico nella storia del tennis italiano. Per la prima volta, infatti, tre azzurri sono ancora in corsa al terzo turno del singolare maschile allo US Open. Seppi ha completato un’altra impresa battendo il polacco Hubert Hurkacz, finalista a Miami contro Sinner e sconfitto da Berrettini in semifinale a Wimbledon. «Mi hanno dato entrambi una mano», ha svelato Seppi, che come Monfils ha riscoperto il gusto di giocare e lottare da quando i tifosi sono tornati negli stadi. Per raggiungere il primo ottavo di finale allo US Open, e poter dire così di averne giocato almeno uno in tutti gli Slam, dovrà superare l’elegante tedesco Oscar Otte, numero 144 del mondo. «Lo conosco meglio. Ci ho giocato in Bundesliga (il campionato tedesco a squadre), è forte e serve bene». Ma i colpi non sono così potenti, il suo pressing regolare da fondo può fare la differenza. SOGNO DERBY. L’Italia può sperare nell’en plein, con Matteo Berrettini sulla carta favorito contro il bielorusso Ilya Ivashka, che però è in crescita e ha vinto il primo titolo ATP a Winston-Salem prima dello US Open. Se dovessero vincere entrambi, Seppi e Berrettini si sfiderebbero negli ottavi per andare a incontrare eventualmente nei quarti Novak Djokovic. Ma c’è tempo per pensarci. 

Duro attacco al re (Daniele Azzolini, Tuttosport)

[…] Di tanto in tanto qualcosa emerge, dal bailamme della casbah mediatica. Quando Zverev, per dire, annuncia senza troppe finzioni che lui, Medvedev e Tsitsipas sono Iì per impedire a Djokovic di fare il Grande Slam. La sconfitta altrui è una vittoria per tutti? Nel mondo buonista e politicamente corretto che provarono a disegnare quando la Rete non aveva ancora completato il suo perverso insegnamento alle masse disperate e senza futuro -in un mondo senza soddisfazioni, odiare è un modo per sentirsi vivi -nessuno avrebbe osato spingersi così oltre ma anche oggi in molti avrebbero scelto vie meno dirette per esprimere identico concetto. Sasha invece è andato dritto al punto ponendo al centro dell’azione comune la fine delle speranze del serbo. […] Lo appoggia attivamente Stefanos Tsitsipas, al centro della prima Prostatitis War (la guerra della prostatite) di cui si fa un gran parlare proprio per la mancanza di rispetto che c’è nell’andare a far pipi quando le cose in campo si mettono male. Curioso, in questo racconto ormai quotidiano delle sortite del greco verso la toilette («tutto secondo regolamento, sia chiaro») dal fatto che si dimentichi da che cosa ha avuto origine l’atteggiamento di Tsitsi, perché è chiaro che di una provocazione si tratta. Possibile che tutti abbiano dimenticato i toilette break di Djokovic al Roland Garros, sul 2-0 Musetti in terzo turno, per frenare il ritorno di Berrettini sul 2-1 dei quarti, e ancora in finale, sul 2-0 Tsitsipas che ormai sembrava avere in mano il match? Pura provocazione, la pipì. A che cosa porterà non è difficile immaginarlo, a una rivisitazione del regolamento, come minino. Ma nell’immediato potrebbe dar vita a qualche ulteriore pagina della guerra fra Tsitsi e il Djoker semmai torneranno ad affrontarsi da qui alla fine dell’anno, magari nella finale di questi Open, magari a Torino durante le Finals. Saranno match da seguire con i cronometri per il conteggio dei minuti trascorsi in bagno – e con il pallottoliere, per tenere a mente le volte in cui il greco vi sarà andato. Tanto più che Djokovic e Tsitsipas sono, al momento, i primi due già classificati per le Finals a Torino. Qui la situazione ampiamente in divenire, e riguarda da vicino due degli italiani ancora in campo in questi Open, Berrettini e Sinnner Il traguardo è posto oggi a 5.090 punti, si abbasserà ulteriormente ma non di molto. Con 4.000 punti si dovrebbe entrare. I Masters 1000 dell’estate americana hanno riportato in alto Medvedev, terzo (4470) dietro Djokovic (7.260) e Tsitsipas (5.470), Zverev quarto (4.295), Rublev quinto (4.030) e Berrettini sesto con3.665, che salirebbero a 3.775 in caso di vittoria su Ivashka nel terzo turno degli US Open, settimo Nadal, ma non ci sarà. Ottavo e nono Ruud e Hurkacz, già fuori dagli US Open, fermi a 2.675 e 2.505. Il decimo (ma in realtà nono, dato il forfait nadaliano) è Sinner con 2.165 punti che diverranno 2.255 se riuscirà a superare Monfils. Yannik è insidiato da Karatsev e Shapovalov, ancora lontani di 270 e 420 punti, che non sono molti, ma nemmeno pochissimi. Siamo dunque alla volata finale, che sarà lunga due mesi. Matteo è nella posizione più comoda. I primi sette posti la classifica a definirli, sull’ottavo concorre la determinazione dell’organizzazione che può assegnarlo al giocatore che ha ottenuto il miglior risultato nella stagione, e Berrettini ha dalla sua una finale a Wimbledon. Matteo ha affrontato Ivashka due volte, una nel 2017 a Portoroz (challenger), l’altra quest’anno a Wimbledon, cha sempre vinto senza mollare un set. Il bielorusso viene però dalla vittoria a Winston-Salem e dagli ottavi olimpici. Sul cemento si trova a proprio agio. Andrà trattato con i guanti. Sinner e Morfils soro 1 pari, due match del 2019 entrambi sul cemento indoor. ll francese si è tirato su dopo un periodo di pensierosa e sofferta abulia. Non saràun match facile. Poi c’è Seppi, contro Otte che ben conosce. «Giocavamo insieme il torneo intercittà in Germania. È uno che sa giocare, anche se poco continuo». Raggiungere Berrettini agli ottavi, per un derby che vale la sfida a Djokovic è la sua speranza. E anche la nostra.

Nole tira dritto, Medvedev facile (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Novak Djokovic non fa sconti e raggiunge di gran carriera il 3° turno agli US Open in quello che si presenta come percorso sempre più suggestivo verso una possibile e storica conquista del Grande Slam. In seconda battuta ha superato in tre set secchi l’olandese Griekspoor e al termine sì è detto soddisfatto: «Ho giocato un gran match, superiore come livello a quello del primo turno. Ho servito bene e l’ho fatto muovere molto mettendo a nudo le sue difficoltà sotto tale aspetto». ll numero 1 del mondo ha parlato anche di gestione delle pressioni come volto, con Naomi Osaka, dell’edizione in corso: «Non mi spaventa la pubblicità, anzi ricevere attenzioni fa piacere, così come attirare il pubblico». All’eterna domanda relativa a chi sia il migliore tra lui, Rafa e Roger, ha risposto con diplomazia: “Siamno tutti diversi e abbiamo avuto percorsi differenti. Per certi versi possiamo definirci complementari anche perché abbiamo ottenuto risultati su superfici diverse. La nostra rivalità è stata importantissima per il tennis e più si parla della questione GOAT meglio è». ll suo prossimo rivale sarà il giapponese Kei Nisihikori, qui finalista nel 2014: «Un match da non sottovalutare -ha concluso -nel quale dovrò cercare di abbassare i ritmi per non facilitarlo». […] Sempre in scioltezza Daniil Medvedev che ha concesso poco allo spagnolo Andujar, stoppato in tre frazioni. Sul Louis Armstrong Stadium il programma è stato invece aperto dalla sfida femminile tra la giovane kazaka Rybakina e l’ex numero 1 del mondo Simona Halep. La rumena ha faticato e rischiato grosso nel primo set quando si è trovata sotto di un break (35) e ha dovuto fronteggiare una palla set. Scampato il pericolo ha vinto la frazione al tie-break. Ha subito nella seconda la reazione della rivale, che ha pareggiato i conti, ma nella terza è risalita in cattedra concludendo al nono game. Non ha però servito in modo magistrale come fatto nel primo turno contro l’azzurra Camila Giorgi. Testa a testa molto equilibrato anche quello tra due ex leader del tennis mondiale come Victoria Azarenka e Garbine Muginura. Le due non si sono risparmiate cercando di superarsi prevalentemente sul ritmo e la partita ha richiesto il terzo set per designare la vincitrice dopo la prima frazione andata all’iberica e la seconda alla bielorussa. E’ stata Garbine Muguruza ad uscire alla distanza e superare il turno. Impresa riuscita in due set anche alla campionessa del Roland Garros 2021, Rarbora Krejcikova, che ha fermato la russa Rakhimova.

Us Open, nuova vita per il 37enne Seppi: “Serio e regolare, non è una sorpresa” (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

[…]. Dietro le clamorose vittorie su Hurkacz e Fucsovics che portano il 37enne Andreas Seppi al terzo turno degli US Open i perché sono ancora di più. Com’è possibile che l’italiano, costretto a una infiltrazione alle anche ogni anno dal 2016, disceso al numero 89 della classifica, sul cemento dell’ultimo Slam della stagione superi prima il numero 41 e poi il 13? Com’è possibile che il veterano di 65 Slam consecutivi trovi ancora acuti del genere dopo un paio di stagioni silenti? Il maestro di sempre, Massimo Sartori, che ha anche scoperto Jannik Sinner e l’ha portato da Riccardo Piatti, ci svela i perché alla vigilia dell’incrocio con un avversario di minor nome e classifica come il tedesco Oscar Otte. GARANZIA Verità numero 1: «Fondamentalmente Andreas, che è un professionista coscienzioso, è sempre stato bene fisicamente, non ha avuto tanti infortuni, al di là di questo problema genetico all’anca, e ha tenuto il suo corpo al meglio. Noi dello staff siamo riusciti a non rallentarlo troppo così da permettergli ancora dei picchi di tennis cosi alti». Verità numero 2: «La prima qualità di Andreas è la disciplina, unita alla capacità di ascoltare, frutto dell’educazione familiare. Se anche lo lascio da solo, so che farà tutto quello che deve fare, così come in partita: contro Hurkacz gli ho raccomandato di concentrarsi sulla risposta, e così ha fatto». Verità numero 3: «Forse è stato anche sfortunato, in carriera, poteva vincere di più, ma è un giocatore che ci garantisce che farà sempre la partita, e otterrà il massimo di quello che ha, perciò, anche a 37 anni, invece di pensare a fare il meglio che può, noi del team siamo sempre sicuri che può vincere. Anche se l’avversario serve a 220 all’ora». Per la storia, l’altoatesino che ha vinto tornei Atp su tre superfici differenti, si è sciolto clamorosamente altre volte: nello spareggio di Davis 2005 quando rimontò Juan Carlos Ferrero da due set a zero sotto e agli Australian Open 2015 quando eliminò Roger Federer giocando alla grande. […]

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La sesta vittoria a Roma di Novak Djokovic (Crivelli, Calabresi, Semeraro)

Il sesto titolo a Roma di Novak Djokovic

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Nole 6 il re di Roma. Domina Tsitsipas e vola a Parigi « Grazie Roma » (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Da Roma verso il mondo. L’impero mostrava le prime crepe dopo un inverno terribile e surreale. Marcato da una delle più incredibili vicissitudini mai capitate a una leggenda dello sport. A Capodanno, Novak Djokovic ha visto arrivare il 2022 dalla cella di un centro di detenzione per immigrati irregolari di Melbourne, privato del visto dalle autorità australiane per le note posizioni no vax; trascorsi cinque mesi, alza per la sesta volta in carriera la Coppa degli Internazionali, rimettendosi al centro della terra. Il condottiero, il conquistatore delle 1001 vittorie, si riprende la scena nel modo che da sempre gli è più abituale, cioè dominando il rivale di giornata Tsitsipas in una finale per larghi tratti senza storia. Senza età In tutta la settimana, Nole non ha concesso neppure un set agli avversari (una primizia per lui, a Roma), ha mostrato una condizione atletica sfavillante e si è lasciato definitivamente alle spalle le scorie mentali della sosta forzata. 

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«Dentro mi sento giovane, fresco, credo di avere ancora tanto tennis davanti a me». Del resto, dopo un primo set in cui il conto dei punti è 27-10 per lui, in campo quello fuori posto sembra l’Apollo greco che ha 11 annidi meno, fallosissimo e poco incisivo al servizio anche per il solito, fenomenale rendimento alla risposta del Djoker, che in aggiunta non sbaglia mai una scelta da fondo. Titsi non aveva mai subito un 6-0 in un match Atp, e neppure l’incitamento del pubblico, che vorrebbe naturalmente una partita, lo scalda. Così, ci ripensa Djokovic a riportarlo in corsa con un game di servizio orribile per il break dell’ateniese del 3-1 e un improvviso calo di tensione che potrebbe costargli addirittura il 5-1 e probabilmente il set, ma quando sul 5-3 il numero 5 del mondo si presenta alla battuta per allungare la contesa, regala due gratuiti e il controbreak. A quel punto, tomato di prepotenza nel duello, Novak azzanna di nuovo il match, giocando con più accuratezza il tie break dell’apoteosi. Non vinceva un torneo da Bercy a novembre, 189 giorni di sofferenza: 

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È il 38° Masters 1000 della carriera, ma soprattutto il trionfo della ritrovata consapevolezza: «Dopo quello che mi è accaduto, avevo bisogno di un grande successo come questo, grazie a Roma e all’Italia perché qui ho sempre vissuto emozioni positive quando mi sentivo giù. Ho sempre cercato di prendere il lato positivo da ciò che mi è successo, qui non potevo chiedere una settimana migliore, non ho perso neppure un set e in finale ho giocato un primo set perfetto. Anche la condizione atletica è migliorata dopo Madrid, ora sono consapevole delle mie chance per il Roland Garros, anche se un torneo di due settimane richiede un approccio particolare e tanta cura nei dettagli». 

Djokovic rompe il digiuno e torna re di Roma: “Questo posto mi dà forza” (Marco Calabresi, Corriere della Sera)

Non ha giocato in Australia e nemmeno negli Stati Uniti, ma quando Novak Djokovic lo fa, e lo fa in questo modo, non si tiene. Lo ha fatto capire ieri, ancora una volta, e serviva farlo anche perché lo sfortunato avversario di turno era lanciatissimo e, mai come quest’anno, sentiva che fosse arrivato fl suo momento. Niente di più sbagliato. A una settimana dal Roland Garros, la sentenza l’ha data direttamente Nole: «Fisicamente mi sento perfetto». Via i problemi di metabolismo che lo avevano intimorito, via anche le incertezze che per il lungo periodo di inattività dovuto alla sua decisione di non vaccinarsi dalla quale non si è mai spostato e che gli ha fatto prendere porte in faccia sia a Melbourne che nei due Masters 1.000 sul cemento americano. 

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Il primo set, però, è stato una non finale. Perché Djokovic è sceso in campo con la fame del cannibale, ma anche perché Stefanos Tsitsipas in campo non è sceso proprio. Papà Apostolos, che ogni tanto si alzava in piedi, non sapeva più che dire, e a Stefanos non sono servite neanche due racchettate alla borsa dopo aver subito il secondo break di fila. Anzi, se possibile è andata addirittura peggio. Dopo il cappotto, però, la partita è finalmente iniziata, con il pubblico di Roma che ha preso le parti del greco proprio per evitare di tornarsene subito a casa. Quel «TsiTsi-Pas» urláto da diecimila persone ha avuto l’incredibile effetto di innervosire Djokovic, che ha commesso qualche errorino ed è sembrato vulnerabile come era successo soprattutto venerdì sera contro Auger-Aliassime, ma dopo la partita numero i.000 (senza mangiare la torta che gli avevano dedicato, ma dando solo una ditata alla base di panna) ha vinto anche la 1000, Chissà se ci sarà un altro Djokovic: intanto ci godiamo questo, un personaggio estremamente controverso e che ha attirato tante antipatie per quello che è successo nei primi mesi di questo 2022, ma che in campo dà l’impressione di essere inscalfibile e per gli avversari resta un modello da seguire. 

Il ritorno del re (Stefano Semeraro, La Stampa)

A Roma è tornato il re, a Belgrado ha vinto anche l’erede. «Mentre io e Tsitsipas entravamo in campo qui mio figlio Stefan giocava il suo primo torneo. Questa coppa è per lui. Io il mio primo torneo l’ho vinto a otto anni e mezzo, lui ci è riuscito a sette. Ma del resto le nuove generazioni sono sempre migliori delle vecchie, no?». Per ora, fra i grandi, la questione è incerta. Se Alcaraz ha spaccato negli ultimi due mesi, e Nadal proprio a Roma ha raccontato del suo calvario al piede, Djokovic sembra tornato quello dei bei tempi. Rapido, elastico, di ottimo umore, non ha perso un set in tutta la settimana e in finale ha liquidato anche il numero 5 del mondo, che ha sì steccato il primo set- letteralmente anche causa il centrale diviso fra sole e ombra -, ma gli ha dato filo da torcere nel secondo (6-0 7-6). «Quello che è successo in Australia mi ha reso più forte, o almeno spero, ma ormai è dietro alle spalle. A Monte-Carlo ero arrugginito, fra Belgrado e Madrid sono tornato in forma fisicamente, qui tutto ha fatto clic. Per come ho giocato nelle ultime settimane mi considero fra i favoriti per il Roland Garros, anche con Alcaraz a Madrid avevo perso per un punto, di sicuro parto con ambizioni molto alte». 

(…)

Con Roma, dove ha vinto sei volte su dodici finali, ha un rapporto particolare: «Il primo match lo persi con Fognini in qualificazione, nel 2006, sul campo numero 2. Sono cresciuto con Fogna, e Roma è sempre stata la mia seconda casa, forse perché parlo l’italiano. Qui di soli *** to trovo la mia forma migliore sulla terra battuta». Gli dicono che il Milan è 2-0 con l’Atalanta, e il volto si illumina: «Evvai, speriamo nello scudetto. Tifare per il Milan mi emoziona sempre, come per la Stella Rossa, mio padre iniziò ai tempi di Savicevic. Ibra? Un modello, anche per la longevità, con lui parlo in serbo perché la sua famiglia viene dalla mia stessa regione». Quello di ieri è l’87° titolo da pro, il 38esimo in un Masters 1000, che gli assicura anche il primo posto per la 371esima settimana. È diventato anche il campione anziano del Foro, battendo Nadal di dieci giorni: «Rafa è il mio più grande avversario, mi ha fatto crescere. Finché giocherà lui giocherò io, penso sia un bene per il tennis».

(…).

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Finale Djokovic-Tsitsipas (Crivelli, Grilli, Azzolini). Martello Swiatek e la maga Jabeur, al Foro la finale più bella (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 15 maggio 2022

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La voce del padrone (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Dopo aver guardato l’abisso, il Superuomo riscopre la luce. Djokovic è tornato: la clamorosa prigionia australiana a cavallo dell’anno, le posizioni contro il vaccino che per troppe settimane gli hanno impedito di giocare a tennis, la misteriosa malattia di Montecarlo proprio nel momento in cui la stagione stava convertendosi alla normalità, sono ormai alle spalle. Madrid aveva mandato i primi segnali con la sconfitta lottatissima in semifinale contro Alcaraz, Roma certifica la conferma: il vero Nole è di nuovo tra noi. Con gli occhi spiritati che inceneriscono le ambizioni di Ruud, il norvegese di ghiaccio, terraiolo evoluto stavolta senza armi contro la pressione costante del numero uno. Si parte ed è subito 4-0 per il Djoker, una mazzata che già indirizza il match in via definitiva: troppo concentrato il numero uno del mondo, troppi profondi i suoi dritti pesanti negli angoli per la ragnatela del povero Casper. Che lotta, suda, corre, ma si arrende in un’ora e 42 minuti senza mai costruirsi l’opportunità di stare dentro il match, se non in un paio di game a inizio secondo set. Per Djokovic è la 12^ finale (5 vittorie) e quarta consecutiva al Foro, nonché la seconda della stagione dopo Belgrado, ma con una valenza ben più consistente: «Sono molto contento, la partenza è stata favolosa, contro un avversario così forte sapevo che dovevo alzare il mio livello. Anche fisicamente mi sono sentito molto bene, infatti gli ultimi quattro game li ho giocati alla grande come i primi». Il corollario della notte che restituisce il Novak feroce è poi la celebrazione (con torta annessa) della vittoria numero 1000 in carriera, quinto a raggiungere il traguardo dopo Connors, Federer, Lendl e Nadal: «Una pietra miliare per la mia carriera, significa che ho realizzato qualcosa di importante. Negli ultimi anni avevo visto festeggiare Roger e Rafa, aspettavo con ansia che arrivasse anche il mio momento. MI piace che sia successo a Roma, qui l’atmosfera è magica, mi sento amato come in Serbia. Sono davvero, davvero fortunato e privilegiato ad aver ottenuto così tante vittorie nel Tour. È passato molto tempo da quando ho ottenuto il mio primo successo Atp, spero di poter andare avanti e conquistarne altre mille». Cominciando da oggi pomeriggio alle 16, quando si troverà davanti Apollo Tsistipas. Il greco ritrovava Zverev per la terza volta consecutiva in semifinale dopo il successo a Montecarlo e la sconfitta a Madrid, e si aggiudica questa sorta di «bella» romana ritrovando il servizio dal secondo set dopo un primo parziale in cui il tedesco è più propositivo e aggressivo. Ma con la battuta che torna a funzionare, Tsitsi può prendere il controllo dello scambio fin dal primo colpo a rimbalzo, per tenere al centro del campo Sascha e poi pizzicarlo con i lungolinea. Sulla terra, Stefanos è decisamente uno degli interpreti più completi, perché la palla più lenta gli permette di preparare meglio il suo letale top spin: «È stata una battaglia di servizi, una lotta per riuscire a prendere il controllo già con il primo colpo e metterci davvero molta pressione, cosa che penso di aver fatto davvero bene nel terzo set Sono rimasto ben dentro gli scambi, non ho regalato nulla e a un certo punto ho visto pure che lui era un po’ impaziente». Tsistipas con il Djoker è sotto 6-2 nei precedenti e non lo ha mai sconfitto silla terra, però un anno fa al Roland Garros era sopra due set a zero in finale e anche l’anno prima, in semifinale, l’aveva portato al quinto: «Ci sono molte lezioni che impari da tutte le partite contro giocatori così forti. Il margine è molto piccolo quando giochi contro di loro e devi riuscire a riempirlo. Ho rivisto quelle partite, le ho analizzate. Al Roland Garros sono stato piuttosto testardo, non volevo cambiare qualcosa che funzionava, forse è íl momento di fare qualcosa di diverso». Per regalare a Roma una finale indimenticabile.

Tsitsipas, che finale contro Nole (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

 

Il Djoker sta tornando. Il campionissimo dei venti Slam, il protagonista del 2021- tre vittorie e una finale nei quattro grandi tornei dell’anno – sembra ormai pronto a riaffacciarsi tra i grandissimi nel momento più caldo della stagione, a pochi giorni dal Roland Garras, e con i prati di Wimbledon già visibili sullo sfondo. A certificare simbolicamente il suo ritrovato stato di forma ieri è arrivata anche la vittoria numero 1000 della carriera ottenuta ieri sera contro lo spigoloso Ruud. Tra il serbo e il sesto trionfo al Foro Italico resta ora l’ostacolo più diffidle di questo spicchio di stagione, quello Tsitsipas già vincitore a Monte Carlo e protagonista ieri di un successo non così scontato contro Zverev. Conoscerete tutti le vicissitudini che hanno accompagnato Djokovic negli ultimi mesi: il suo ostinato rifiuto di sottoporsi a qualsiasi vaccino, il braccio di ferro perduto con il governo australiano, l’impossibilitá a giocare i grandi tornei americani di primavera, come Indian Wells e Miami. Arrivato così a Roma con appena 12 partite giocate nell’anno, con il bagaglio di alcune sconfite e qualche cenno di reazione invece nella battaglia persa una settimana fa in semifinale a Madrid contro Alcaraz, il n. 1 del mondo è riuscito giorno dopo giorno a progredire, in sicurezza e colpi. Ieri ne ha dato l’ennesima dimostrazione contro Ruud, ha cominciato alla grande, salendo 5-1 per poi accusare un breve passaggio a vuoto e chiudere comunqua6-4. Stesso copione nella seconda partita, con Ruud rimasto in gara fino al 3-2 e poi travolto da una serie di quattro giochi di fila. «Ci sono due posti al mondo dove avrei voluto festeggiare la millesima vittoria della carriera – ha detto Nole – la Serbia e qui a Roma. Dai, andiamo per altre mille!» In precedenza, Tsitsipas aveva vinto la terza sfida di fila giocata con Zverev nella semifinale di un Masters 1000 sulla terra battuta, conquistando la sua prima finale al Foro. Tsitsipas si conferma giocatore durissimo da addomesticare sulla terra. Ora punta alla doppietta Monte Carlo-Roma, centrata per l’ultima volta nel 2018 da Rafa (che da parte sua ci è riuscito ben 7 volte). Ieri Stefanos ha sofferto all’inizio, con Zverev molto a suo agio anche nel palleggio da fondo campo e bravo a sfruttare il break ottenuto sul 3-3. Perso il primo set il greco non si è perso d’animo, ha continuato a tenere alto il ritmo del palleggio mentre Zverev perdeva minuto dopo minuto gran parte delle sue certezze. Subito un break garantiva al greco il secondo set nel terzo la svolta arrivava sul 2-2, con Zverev che poi sul 3-5 abdicava definitivamente alla sua terza finale romana con un game davvero orripilante, seguito da un opportuno abbraccio molto amichevole trai due, che – si dice – non si amerebbero troppo.

Tsitsi il teoreta (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Stai manzo! Meìne íremos! Keep calm! Sokhranyat’ Spnknyctviye! Stai calmo Tsitsi, in tutte le lingue che conosce, tranne una, la prima. Puro romanesco degli anni Duemila. Seguono greco, inglese, e il russo della mamma Julia, che è anche la lingua di Sascha Zverev. Ma il concetto non cambia. Datte una calmata (sempre romanesco), perché corri? Perché insegui? Perché non rifletti? Ecco Tsitsipas versione teoreta, una delle tante nelle quali si esprime, non sempre la migliore. Alla fine del primo set il nostro si è reso conto di essere finito dentro una tormenta di ceffoni. Va bene porgere l’altra guancia, ma i jab di Zverev gli erano arrivati ovunque. ll tedesco aveva imposto il ritmo, e il greco si era convinto di poterlo sostenere, finendo per esporsi oltre il dovuto alla pioggia di sganassoni. Tennistici, s’intende. Più sul pezzo, Zverev. Più convinto. “Che fare?” si chiedeva intanto Tsitsi. in questi casi il greco ricorre ai consigli del papà, che tanto glieli dà anche se non richiesti. Anzi, la filiera della raccomandazione, di solito, nasce due file più su, dove si sistema mamma Julia, ex giocatrice. E’ lei a sollecitare il padre “digli di fare così”. E Apostolos, che è dotato di un megafono naturale, trasferisce il pizzino vocale. Di solito si fa beccare, e scatta il warning per il buon Tsitsi, ma qui a Roma non è successo. Ammesso che la scelta tattica, stavolta, non sia farina del sacco di Stefanos. In tal caso… complimenti! La mossa è stata quella di sottrarsi alla tormenta arretrando di un metro, in modo da imporre un ritmo più slow al match e poco alla volta riprenderlo in mano. Qualche colpo in più. Poi l’accelerazione (o una perfida smorzata) per aprirsi il giusto varco. E su quello chiudere il punto. Facile no? A parole certamente, ma in questi frangenti è il buon Zverev a regalare quasi sempre grandi soddisfazioni. E’ bastato che Tsitsipas mutasse atteggiamento che il tedesco ha subito concesso il break. Alla fine, il cambio tattico ha prodotto i fruiti desiderati. Su quel break Tsitsipas ha intascato la seconda frazione, e nella terza si è addirittura permesso di tormentare con i suoi pallettoni il tedesco. Prima finale romana per Tsitsipas. «Il torneo di Roma mi è sempre piaciuto, mi trovo bene su questa terra. Il pubblico sa apprezzare i match combattuti e tifa per il bel gioco, da qualsiasi parte esso venga. Con Sascha c’è amicizia e rivalità, com’è giusto che sia».

Martello Swiatek e la maga Jabeur, al Foro la finale più bella (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Roma avrà la sfida più nobile, il duello tra le più forti di questo scorcio di stagione: la campionessa in carica Swiatek, cinque finali conquistate negli ultimi cinque tornei giocati (e le quattro precedenti le ha vinte), e la tunisina Jabeur, fresca del trionfo a Madrid, dove peraltro la polacca non c’era. Non si poteva chiedere di meglio. La semifinale di Iga contro la Sabalenka è senza storia, confermando lo straordinario momento della prima giocatrice del mondo, arrivata in finale senza perdere neppure un set e concedendo appena 17 game: piantata con i piedi sulla riga di fondo, imprime al gioco un ritmo insostenibile, aggiungendoci pure la capacità di ridurre al minimo gli errori. Alla ricerca di una giocatrice di riferimento che potesse sostituirsi per continuità di risultati a Serena Williams, forse il tennis femminile ha davvero trovato la sua dominatrice, e i numeri di questa eccezionale stagione della Swiatek stanno lì a dimostrarlo. Ha inanellato la 27^ vittoria consecutiva, eguagliando la quarta striscia più vincente di sempre e la più lunga dal 2015. Un rullo compressore che sembra non avere alcuna intenzione di mollare la presa sul circuito: «Sto sorprendendo continuamente anche me stessa. E sono orgogliosa di ciò che sta accadendo. Sto capendo che non devo mettermi limiti ed è divertente. Ho letto qualcosa sulle strisce positive del passato, ma non ho tanto tempo per distrarmi». Contro la Jabeur, orgoglio di Tunisia e di tutto íl mondo arabo e reduce da 11 successi di fila, è sotto 2-1 nei precedenti, ma non si è mai giocato sulla terra. Dopo il ritiro della Barty, Ons è certamente la giocatrice più divertente e imprevedibile del circuito, oltre a possedere una spiccata simpatia che tutte le colleghe adorano. Nel tennis stereotipato di oggi, meraviglia la sua continua ricerca delle soluzioni più varie: in stagione, ha ottenuto addirittura 840 vincenti, di cui 43 contro la Kasatkina ieri. E poi è una guerriera: era sotto 6-2 5-1 nei quarti contro la Sakkari, in semifinale ha annullato un match point nel terzo set alla russa. Viva le donne. Finalmente.

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Rassegna stampa

Rimandato in greco (Crivelli, Grilli). Progressi e paura (Azzolini). Djokovic resta numero 1 e inquadra la finale. Pure Zverev va di corsa (Cocchi). Bolelli e Fognini show, possono scrivere la storia (Grilli). Arrivederci Roma, Sinner dura un set, l’anca lo tradisce (Rossi, Martucci)

La rassegna stampa del 14 maggio 2022

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Rimandato in greco (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quella sporca dozzina. Il tabù non si scioglie, la maledizione continua: Sinner ancora una volta, la 12° appunto, non riesce a superare l’ostacolo di un top 5. […]. Anche con Tsitsipas, il quinto giocatore mondiale, non basta II valore comunque eccelso dello Jannik attuale, ma il primo set è li a rappresentare plasticamente cosa potrà diventare il Rosso di Sesto Pusteria quando la fioritura tecnica e atletica sarà completata. Rispetto alla stesa presa a gennaio contro l’Apollo greco in Australia, il match rimane sul filo per più di un’ora e Jan recupera da 3-0 sotto con l’aggressività da fondo, la lettura in risposta del servizio dell’avversario, l’uso sapiente della smorzata. Testa e Fisico. Come sempre accade quando impera l’equilibrio, sono un paio di punti a decidere il parziale, e succede nel tie break: il doppio fallo di Sinner sul 3-3 e seconda di servizio tenera sul 5-5, che permette a Stefanos una replica aggressiva seguita da una discesa a rete vincente. Con il set, però, finisce anche la partita, perché sul recupero provato nell’ultimo punto Jannik si procura un leggero infortunio alla gamba sinistra: «L’anca si è girata, sono andato subito negli spogliatoi e ho fatto dei massaggi con il fisioterapista, ma la situazione non è migliorata, ho sentito che qualcosa non andava. Nel secondo set purtroppo non sono riuscito a rendere al 100%. Quindi si può parlare di un primo set giocato nel modo giusto, ora vedrò cos’è successo e farò dei controlli». Al netto della sfortuna contingente, l’ora e 27′ in cui matura il risultato del set d’apertura, in cui Sinner ottiene due punti in più dell’avversario (56 a 54), testimonia che per livello del tennis l’azzurro sta già al piano superiore, e il gap con l’eccellenza è sostanzialmente fisico, soprattutto sotto il profilo della resistenza. E lui, profondo conoscitore di se stesso e del gioco, ne è consapevole: «Sappiamo tutti che devo migliorare in questo aspetto, non è una cosa nuova. Ci stiamo lavorando tanto. Una parte della differenza con i big è quella, anche perché quando tiro forte loro comunque rimangono lì. Dobbiamo solo capire come posso migliorare. Ma nell’altro senso, come gioco ci sono, anche se ci sono dettagli che posso migliorare. A Montecarlo ci è mancato poco per battere Zverev, e qui nel primo set ho avuto più occasioni di Tsitsipas». E se il precedente del confronto di Melbourne rappresentava un riferimento importante per misurare l’evoluzione di Jannik anche alla luce di ciò che accadde dopo, cioè il cambio di allenatore, il test di ieri si è rivelato confortante: «Tante cose, ho fatto tante cose giuste. Sono riuscito a mettere in campo ciò che avevo preparato e in passato poche volte ci sono riuscito così bene. Nel tie break lui ha giocato meglio il punto sul 5-5 dove però la mia seconda palla non era eccezionale. Avrei dovuto rischiare un po’ di più. Invece lui si è preso il punto e poi ha vinto il primo set con il servizio. Però ho avuto più opportunità io. Sentivo che avrei comunque potuto vincere, nel primo set da fondocampo ho giocato alla pari. Di quello che è accaduto nel secondo set è inutile parlare, con i se non si va da nessuna parte. Mi porto a casa un’ottima prima parte di match». Verso Parigi. Nell’ultimo game, Sinner si renderà pure protagonista di un bel gesto, facendo recapitare un paio di bottiglie d’acqua ai sanitari che stanno assistendo uno spettatore che ha accusato un malore, mentre il resto del pubblico rumoreggia perché l’arbitro conferma il punto del greco ottenuto mentre la tribuna chiedeva già la sospensione della partita. Sarà l’unico momento sopra le righe di un tifo calorosissimo ma molto corretto, con i cori ritmati a battezzare il nuovo eroe italiano. La passione della gente è un punto d’orgoglio per Jannik insieme agli indubbi progressi tecnici mostrati nella sfida: «Secondo me ci sono e cominciano a vedersi. Poi sono consapevole che devo ancora migliorare. Ho bisogno del mio tempo, in questo momento sono anche un po’ stanco perché ho giocato tanti tornei e credo di essere stato costante (quinta volta nell’anno ai quarti, ndr). Ora andiamo avanti così, a ricercare partite come questa». Prossima fermata il Roland Garros, il gigante che a Sinner affascina tanto: «Giocare tre su cinque mi piace, la partita più lunga ti dà margine per gestire meglio le strategie». Intanto, scampato il pericolo,Tsitsi lo accoglie in paradiso: «È stata una partita difficilissima, nel primo set ha avuto un eccellente piano di gioco, forse migliore del mio. lo non guardo la classifica. lui è un giocatore fortissimo e vale la top ten». Arrivederci a Parigi.

Sinner rimandato: “So dove migliorare” (Massimo Grilli, Il Corriere dello Sport)

 

 Tsitsipas ha vinto, Sinner non ha demeritato. La sfida tanto attesa dei quarti di finale – che speravamo potesse nuovamente spingere un azzurro trai primi quattro del torneo, un anno dopo Sonego -è stata portata a casa dal campione greco, che ha dimostrato di essere ancora più forte del nostro campioncino, uscito sconfitto per l’ennesima volta in una sfida contro un Top Five della classifica.[…] Qualche passo in avanti piuttosto dovrà essere fatto sul piano fisico – gli acciacchi di Sinner in questa stagione sono stati fin troppi, e ieri ne abbiamo avuto una nuova dimostrazione – come anche bisognerà lavorare sul rendimento al servizio, non sempre incisivo quando servirebbe (ieri solo tre aces, contro i dieci di Tsitsipas). La gara ha avuto un percorso nettamente diviso in due parti, con un primo set lottatissimo, durato 87 minuti, dove il greco è stato sempre in vantaggio, ma che alla fine è stato deciso da un punto, sul 5-5 del tie break, quando Stefanos ha aggredito con il suo drittone la blanda seconda palla di Sinner chiudendo una facile volée, per poi farsi bastare il primo set point con un servizio robusto. Nel secondo set, dopo il medical time out chiesto da Sinner per un problema all’inguine sinistro, Jannik ha vinto il primo gioco per poi gradualmente sparire dalla partita, anche perché visibilmente in difficoltà negli spostamenti. «Sull’ultimo punto del tie break – ha spiegato in conferenza stampa – ho sentito l’anca sinistra girare. Ho chiamato il fisioterapista ma la situazione non è migliorata, e a quel punto non ero più al certo per cento. Peccato, perché avevo giocato bene il primo set e, chissà, avrei potuto ancora provare a far girare la partita. Problemi in vista del Roland Garros? Non credo, vediamo comunque nelle prossime ore come mi sento, farò altri controlli». BRACCIO DI FERRO. Nel primo set, chiuso al fotofinish, Sinner ha ottenuto più punti dell’avversario (56 contro 54) ma ha sempre dovuto inseguire, con Tsitsipas scappato subito sul 3-0 (dopo un terzo gioco durato un quarto d’ora) con palla del 4-0 e poi del 5-3. Qui Jannik è stato bravissimo a non farsi travolgere e a rispondere colpo su colpo al greco, beffandolo più volte con la smorzata, provando ad aggredire subito alla risposta, chiudendo qualche scambio con un rovescio lungolinea da applausi e chiamando il pubblico a fare da colonna sonora alle sue prodezze. «Nel primo set non sono partito bene però quando l’ho raggiunto ho avuto più occasioni di Stefanos – il rammarico di Jannik -soprattutto sul suo servizio. Sono contento perché ho applicato al meglio la strategia di gioco che avevamo preparato, purtroppo sul 5-5 non ho spinto il mio servizio come avrei dovuto fare e lui ne ha approfittato». Insomma, a sentirlo parlare il consuntivo di Sinner sembra positivo. «So che per battere i più forti devo migliorare sul piano fisico e alzare il livello di gioco, ma i progressi si vedono, e sono contento di andare ora a Parigi. Giocare sulla distanza dei tre set su cinque non mi dispiace, anzi». IL GRECO «Incredibile giocare in questa atmosfera ed essere riuscito a battere Jannik – le prime parole di Tsitsipas dopo l’incontro – sono contento soprattutto del mio livello di gioco nel tie break, sapevo esattamente cosa dovevo fare. Fisicamente mi sento molto bene, dopo l’operazione al gomito mi sono ripreso gradualmente e ora è tutto ok». Oggi lo aspetta Zverev, già sfidato negli ultimi due Master 1000, sempre in semifinale (ha vinto a Monte Carlo ed ha perso a Madrid). Nei confronti diretti il greco è in vantaggio per 7-4. «Mi aspetto la solita battaglia».

Progressi e paura (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 Il concetto è semplice. Merita però di finire nero su bianco, servirà per tenerlo a mente le prossime volte. «La salute di una persona è più importante di una partita di tennis». A dirlo è Stefanos Tsitsipas, con parole altrettanto semplici, che gli fanno onore. Eppure su un episodio collaterale al match, ìl clima s’è arroventato, e davvero non ce n’era bisogno. E successo tra il primo e il secondo match point di una partita che aveva dato il meglio di sé nel primo set, il malore di una persona, nella fascia alta dello stadio, ha mosso il pubblico a richiamare l’attenzione e bloccare la disputa in campo. Sono intervenuti i medici, hanno stabilita le prime cure e deciso di portare via l’uomo in barella. Non facile in uno stadio a strapiombo, sono servite le forze dell’ordine. L’ incontro si è fermato per 11 minuti. Troppi? L’arbitro voleva far riprendere il gioco, ma il pubblico non era d’accordo. «Se c’è uno che soffre, ci si ferma», dice Jannik Sinner. «Fare finta di nulla sarebbe intollerabile». Prima la salute, poi la partita… Grinta da pirata, il greco aveva fallito il primo match point con una volée sghemba. Sinner era riuscito ad approfittarne, dandosi un’ultima chance con una palla break, e Tsitsi era stato bravo a cancellarla con un servizio vincente. […] Ma il match è sempre rimasto sulla racchetta di Tsitsi, che l’ ha chiuso per le vie spicce alla ripresa del gioco. Seconda semifinale romana per Stefanos. E nuovo confronto con Zverev, il primo a Roma. Grecia avanti 7 a 4, ma dal 2020 i due procedono in alternanza Una semifinale a Montecarlo per Tsitsipas, una a Madrid per Zverev, quest’anno. Secondo logica, il favorito di Roma è il greco. Chissà… Sinner se ne va acciaccato. Il primo set extra large, protrattosi un’ora e 27 minuti, ha squassato il fisico e l’animo. Il toilet break alla fine della mini maratona è servito per un intervento fisioterapico all’anca. Si sente dire che potrebbero esserci preoccupazioni per Parigi, ma non ci sono conferme, al momento. Piuttosto, restano le valutazioni per questo set lungo un intero match, che Sinner ha giocato alla pari con ilgreco che quattro mesi fa, a Melbourne, lo aveva passato nel tritatutto. E sono tutte positive. Per come è stato capace di riportarsi in parità dopo un inizio parecchio scostante. Per come ha organizzato le sue difese, nella parte centrale del primo set senza mai rinunciare a colpire con la smorzata, e con qualche coraggiosa avventura verso rete. […] Se Sinner indossasse per sbaglio gli abiti di Tsitsipas, finirebbe per somigliare a Totò. Ce l’ha messa tutta, Jannik E l’ha fatto grazie alle scelte operate, quasi tutte oculate, e non soltanto per reazione nervosa. Ha combattuto bene, ha cancellato il nulla di Melbourne, ha fatto intuire che nel proseguo i confronti con il greco potranno avere approdi diversi. Tsitsipas è stato più svelto in partenza, ma se è riuscito a sembrare straripante lo si deve alle difficoltà di Sinner con il servizio, un gap che ha influito sull’intero sistema di gioco. Tre a zero e palla per il 4-0, è stato lì che Semola si è ritrovato, come spesso gli capita quando la situazione sembra ormai senza sbocchi. Mostrandosi d’improvviso più calmo, ha guadagnato il primo punto e da lì i movimenti si sono fatti più fluidi, i colpi hanno cominciato a funzionare. Tsitsipas se n è accorto e su un rimbalzo anomalo della palla ha preteso che l’arbitro verificasse lo stato del campo. Mossa sbagliata, perché ha dato modo al pubblico di entrare in partita. Bordate di fischi per lui, e poi di applausi per il 15-40 e il successivo contro break di Sinner con un diritto che il greco neanche ha visto passare, seguito dal 3 pari. E l’orologio già segnava 43 minuti. Si va verso un tie break tutt’altro che scontato. Il match trasformato in battaglia. Sinner recupera un mini break ma ne concede un altro. Tsiitsipas non fa regali e chiude 7-5. Un’ora e 27… Forse un record. E sul tabellino di Sinner ci sono due punti in più. Il match finisce lì. Sinner subito in difficoltà. Non si muove bene, si tocca l’anca Cede la battuta all’inizio, e Tsitsipas prende le distanze. «Me la sono giocata alla part finché ho potuto», il commento di Jannik. «Questo problema all’anca mi ha spento le forze, ma fin li avevo giocato nel modo giusto. Poi, magari, avrei perso lo stesso. Sento che sto crescendo, se colpisco forte vedo i miei avversari in difficoltà. Ora farò degli esami, spero non sia niente di grave. Al Roland Garros ci tengo»

Djokovic resta numero 1 e inquadra la finale. Pure Zverev va di corsa (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

N ovak Djokovic fa 999, a un passo dal diventare il quinto giocatore della storia a toccare la vetta delle mille vittorie in carriera in compagnia dei sodali Federer e Nadal, ovviamente, e di Connors e Lendl. Ma soprattutto, superando Felix Auger-Aliassime 7-5 7-6 (1), si difende dall’assalto Daniil Medvedev al trono mondiale e mantie ne vivo il progetto di sollevare per la sesta volta il trofeo degli Internazionali. È un Foro Italico che ormai considera casa sua, a tal punto da fare anche le conferenze stampa in italiano. Ancora Casper Per la finale, però, dovrà vedersela con un Casper Ruud motivato e solido, che ieri ha battuto in due set Denis Shapovalov. Curiosa statistica: per Noie e il norvegese sarà il terzo confronto diretto, e tutti si sono giocati sul suolo italiano. I primo sempre in semifinale al Foro nel 2020, e l’ultimo alle Finals di Torino. Nell’altra semifinale va in scena Sascha Zverev contro Stefanos Tsitsipas atto terzo. Per la terza volta nel giro di poco più di un mese, il tedesco e il greco si affrontano per una finale sulla terra.[…]. Ex amici La loro è una rivalità che si potrebbe definire frizzante. Entrambi di origine russa, amici da ragazzini, la rivalità ha preso sempre più il sopravvento fino alla definitiva deflagrazione di Cincinnati 2021. Lì Sascha scatenò un putiferio per i toilet break del rivale greco e, non soddisfatto, ne scatenò un secondo per il vizietto di papà Apostolos di “suggerire” le mosse al figlio in campo. Addirittura disse che mentre Stefanos faceva la toeletta negli spogliatoi, il padre gli passava informazioni sul match via telefono. Cosa succederà oggi? Di sicuro i due, alla sfida numero 12, se le daranno di santa ragione. Stefanos, per conquistare il secondo 1000 sul rosso di fila, Sascha per bissare il titolo conquistato nel 2017 in finale contro Djokovic. Il primo 1000 della carriera. Il greco è in vantaggio 7-4 nei precedenti e sa che con Zverev non è mai facile: «Certamente è uno dei giocatori che più mi costringono a dare il meglio – ha detto dopo aver superato Sinner nei quarti -. Ha tanta esperienza, ha iniziato sul Tour molto prima di me. lo lo rispetto, non so se l’ho dimostrato, ma ho sicuramente molto rispetto per quello che ha fatto nello sport fino a ora». Nello sport, sia chiaro. Sarà un bel braccio di ferro che potrebbe allungarsi fino a Parigi, dove entrambi possono essere protagonisti. Soprattutto dopo l’uscita di scena di Rafa Nadal, di cui Zverev non era al corrente: «Ah, si è fatto male? – ha detto stamattina -. Beh ha un po’ di giorni davanti per recuperare e poi non c’è solo lui… Ci siamo io Stefanos, Alcaraz. Un sacco di giovani che possono alzare il trofeo». La Next Gen è adesso

Bolelli e Fognini show, possono scrivere la storia (Massimo Grilli, Il Corriere dello Sport)

Popopopopopo- oo…», gli altoparlanti della Grand Stand Arena sparano a volume altissimo l’inno dei nostri anni più felici, quando la nostra nazionale di calcio non saltava un Mondiale e magari lo vinceva pure. Fognini si regala un selfie con i tifosi, sugli spalti si balla. Resiste ancora uno spicchio di azzurro in questi Internazionali, grazie ai nostri “Chicchi”, alla coppia cioè formata da Fognini e Bolelli, che ieri ha compiuto una piccola grande impresa rimontando da 6-7 2-4 contro i tedeschi Krawietz e Mies, vincitori due volte al Roland Garros. Quando la partita sembrava ormai avviata verso la vittoria alemanna, è bastato un passaggio a vuoto di Mies al servizio per scatenare i nostri: la potenza di Simone e i ricami di Fabio hanno fatto il resta anche nel super tie break che ha deciso la gara, dove gli azzurri hanno recuperato due volte un mini break, centrando così – grazie a una bordata di rovescio di Fognini sul terzo match point – quella semifinale già raggiunta nel 2011 (persero dagli statunitensi Isner e Querrey). Fognini e Bolelli si sono ritrovati all’inizio di questa stagione dopo una separazione – almeno nei tornei individuali lunga quattro anni. Nel 2022 hanno vinta il torneo di Rio de Janeiro, oltre ad aver raggiunto la finale di Sydney, i quarti agli Open d’Australia (torneo conquistato invece nel 2015) e la semifinale di Miami, risultati che per il momento li collocano all’ottavo posto nella classifica Atp di doppio, in piena corsa per le finals di Torino. Questa sera affronteranno sul Centrale i croati Mektic e Pavic, in una sorta di rivincita-anticipo di Coppa Davis. Ricordiamo infatti che pochi mesi fa a Torino fummo eliminati dal doppio croato (noi schierammo Sinner con Fognini per l’indisponibilità di Bolelli) e che lo ritroveremo a settembre, a Bologna, nella prima gara dell’edizione 2022. VERSO LA STORIA. Bolelli e Fognini possono davvero scrivere la storia del nostro tennis, dato che nessuna coppia tutta italiana ha mai vinto gli Internazionali. I successi azzurri sono quattro: nel 1931 Alberto Del Bono si impose in coppia con l’inglese Hughes, che si ripetè nel 1932 con Giorgio De Stefani, mentre nel `34 Giovanni Palmieri, papà di Sergio, direttore tecnico del torneo, vinse con l’irlandese Rogers. Bisogna poi arrivare al 1991 per il trionfo di un altro azzurro, Omar Camporese, in coppia con Goran Ivanisevic, ora all’angolo di Djokovic. Non riuscirono a vincere nemmeno i grandi Pietrangeli e Sirola, malgrado sei finali conquistate in otto anni, tra il 1955 e il `63. Nel 1960 la finale fu sospesa per oscurità con gli australiani Emerson e Fraser in vantaggio per 6-3 5-7 6-211-11 e mai più ripresa. 

Arrivederci Roma. Sinner dura un set, l’anca lo tradisce (Paolo Rossi, La Repubblica)

Alla dodicesima sconfitta contro un Top Five, speriamo che la prossima volta Jannik Sinner non dovrà citare Vitas Gerulaitis e dire “Nessun Top Five batte Jannik Sinner per 13 volte di seguito!”. Chi se lo ricorda sa che questa frase fu pronunciata il 12 gennaio 1980 da Vitas Gerulaitis dopo aver sconfitto Jimmy Connors che lo batteva senza soluzione di continuità. […] Così come resta la dura realtà di un Sinner che proprio non riesce ad avere la meglio sui Top 5. Mai riuscito, ed ecco che i criticoni sostengono che il buon Jannik sia un tipo, come dire, forte con i deboli e debole con i forti. Accusa ingiusta. Anche perché ieri, nei quarti di finale di questi Internazionali d’Italia 2022, mentre era alle prese con Stefanos Tsitsipas, ha accusato un problema fisico all’anca. «È successo proprio al set point del tie-break: l’anca si è girata e ho sentito una fitta». Un vero peccato: era quasi un’ora e mezza che Sinner e Tsitsipas navigavano nell’equilibrio, e stavolta davvero sembrava che il tabù potesse essere sfatato. Invece. «Ho provato con il fisio, ma niente. Non sono più riuscito ad esprimermi al meglio. Avevo giocato un primo set giusto… ora ho un po’ di ansia, vediamo cosa dicono gli esami». Smorzate assassine, qualche volèe in avanzamento: davvero pareva un altro Sinner. «Ho fatto tante cose buone, seguito la tattica giusta. Da Roma mi porto via cose positive, e contro Tsitsipas sentivo che me la sarei potuta giocare fino in fondo, anche se poi, chi lo sa, perdevo lo stesso». Capitan Volandri perora la sua causa: «Faceva molto caldo, cosa che ha fatto rimbalzare molto alte le palle, cosa a favore del greco». Ma gli alibi non piacciono all’altoatesino, che va oltre il proprio naso: «Devo migliorare fisicamente e questa non è una novità, ci stiamo lavorando tanto. Lo vedete che quando tiro forte loro restano lì… Ma anche tecnicamente devo affinarmi. Sì, quest’anno sono stato più costante: in pratica ho perso solo contro giocatori molto forti, ma prima o poi toccherà a me». Gli è toccata anche l’esperienza `diversa’, proprio sul match point: «Stefanos si lanciava la palla per servire e ho sentito delle urla che sono continuate durante lo scambio: abbiamo capito che qualcuno si era sentito male. Mi sono preoccupato perché una partita di tennis è una partita, ma la vita è un’altra cosa». La priorità ora è riposo. Ma la tappa da non perdere è Parigi, che riporta alla mente bei ricordi: i quarti nel 2020, gli ottavi nel 2021, con lo stesso avversario — Rafa Nadal che è ripartito da Roma acciaccato. Lui ancor più del Rosso d’Italia: lo spagnolo è sembrato davvero triste per il suo stato («Non so fin quando reggerò»). Intanto Roma può consolarsi con BolellieFognini: i due vecchi amici sono in semifinale, e ieri hanno compiuto una bella rimonta contro i tedeschi Krawietz e Mies, spuntandola al tie-break del terzo set. L’Italia c’è, dunque: oggi se la vedranno con i croati Mektic e Pavic. Ma ci sono anche Isner e Schwartzman, la coppia strana del tennis: 2,08 e 1,70 d’altezza. I risultati Uomini, quarti di finale Zverev- Garin 7-5,6-2, Tsitsipas-Sinner 7-6 (5), 6-2; Ruud-Shapovalov 7-6 (5) 7-5 Donne, quarti di finale Sabalenka- Anisimova 4-6, 6-3, 6-2; Swiatek-Andreescu 7-6 (2), 6-0; Jabeur- Sakkari 1-6,7-5,6-1);Kasatkina-Teichmann 6-4, rit

Tsitsipas poi l’anca, Sinner cade (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Così, nell’assolato pomeriggio dei quarti al Foro, il ventenne più precoce di sempre delle racchette “de noantri” non può far festa contro un avversario più forte come Stefano Tsitsipas. Anche se segna un sensibile salto di qualità rispetto alle prime apparizioni agli IBI di Roma lottando alla pari per un’ora e mezza, per un set e un tie-break (perso 7-5) contro uno dei dichiarati favoriti allo Slam di Parigi del 22 maggio insieme a Djokovic ed Alcaraz. Sempre che Nadal non faccia un altro miracolo dopo l’ultimo guaio fisico di giovedì. DOPPIO STOP Sinner si è fermato dopo quel primo, durissimo, set. Ferito all’anca, preoccupato e spompato di energie psico-fisiche ha ceduto netto (6-2) contro il greco di grandi qualità che lo sopravanza in classifica (numero 5 contro 13), esperienza (23 anni contro 20) e testa a testa (ora 4-1). L’analisi dell’avversario è lucida: «Sono stato molto solido, soprattutto nel tie-break, dovevo prendere delle decisioni e in quei momenti critici sono stato preciso, sapevo perfettamente cosa fare, ho rischiato un minimo quando vedevo l’occasione, ho cercato il vincente, ero particolarmente concentrato sulle volée. Poi mi sono sentito padrone del match». In semifinale affronterà Zverev che ha eliminato Garin, mentre Ruud ha superato Shapovalov e aspetta il vincente di Djokovic-Auger-Aliassime. TAPPA IMPORTANTE Dopo quest’esperienza Sinner può guardare con occhi diversi allo 0-12 contro i primi 5 del mondo. «Mi porto via tante cose: sono riuscito a metter in campo ciò di cui ho discusso prima con Simone (coach Vagnozzi). La tattica era giusta. Nel primo set ho avuto più occasioni io con palle-break o 15-30. Lui si è salvato col servizio. Poi, nel tie-break, ha giocato meglio un punto sul 5-5 dove io non ho spinta la seconda». E il problema fisico? «Nell’ultimo punto del tie-break sono arrivato in recupero col diritto, l’anca sinistra si è girata e ho sentito una botta. Poi non ero più al 100%». Avrebbe potuto rovesciare la situazione dopo quello sprint perso di un soffio che è sembrato decidere anche il match? «Mi sentivo di poter vincere, dopo aver giocato alla pari nel primo set, soprattutto da fondo». Sembrava, però, che, mentre lui stava producendo il massimo sforzo, Tsitsipas possedesse ancora spazio ed energie per un ulteriore margine di intervento. Anche perché era stato Sinner a tirare di più il collo per recuperare da 0-2 a 3-3. La distanza di Jannik dagli avversari di prima fascia è soprattutto fisica: «Devo lavorarci, è una parte del gap fra me e gli altri: quando tiro forte loro restano lì». Dopo i buchi e i tentennamenti contro Martinez, Fognini e Krajinovic, contro Tsitsipas ha però giocato meglio. «Come tennis e progressi ci sono. Ognuno ha i suoi tempi. Quest’anno credo di essere stato anche abbastanza costante ed ho perso solo contro giocatori davvero forti. Continuiamo così e a cercare queste partite importanti nei turni importanti. Prima o poi speriamo anche di vincere». Tsitsipas è d’accordo: «Ha avuto dei momenti in cui è entrato in campo ed è stato molto determinato come scelta di colpi e piano di gioco. Non è stato facile affrontarlo». Jannik Sinner riparte da qui e dal bel gesto verso lo spettatore che s’accascia in tribuna per un colpo di calore sul secondo match point. Ha preso due bottigliette d’acqua, le ha consegnate a un paramedico, ha aspettato ansioso che la persona anziana stesse meglio. Gran stile il tennis italiano.

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