Identikit statistici: Roger Federer

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Identikit statistici: Roger Federer

Uno sguardo statistico al gioco di King Roger negli Slam

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Roger Federer - Australian Open 2018 (foto via Twitter, @AustralianOpen)
 
 

Lunedì 1 giugno 2009, Roger Federer scende in campo per gli ottavi di finale del Roland Garros. Dall’altra parte della rete, lo attende Tommy Haas, giocatore brillante che ha dimostrato, nel corso del torneo, un ottimo stato di forma. Per Federer, non è una partita come tutte le altre. Dopo aver dominato il circuito dal 2004 al 2007, qualificandosi per quindici semifinali su sedici nelle prove del Grande Slam e aggiudicandosi undici titoli, nel 2008 Rafa Nadal ha interrotto il suo dominio, strappandogli la prima posizione del ranking grazie anche a una vittoria in una partita leggendaria, in finale a Wimbledon, in cinque set.

Anche il 2009 si apre con una vittoria di Nadal, ancora una volta in cinque set, all’Australian Open, e le lacrime di Federer durante l’intervista post-match la dicono lunga sul suo stato d’animo. Il 31 maggio 2009 però, alla vigilia del match di Federer con Haas, accade l’incredibile. Nadal, che sulla terra sembrava addirittura inavvicinabile, ha perso il suo match di ottavi di finale in quattro set, sconfitto da Robin Soderling. Anche Djokovic, nella fase iniziale della propria carriera ma già avversario molto temibile, è stato sconfitto, addirittura al terzo turno, da Philipp Kohlschreiber, in tre set. È la grande occasione, per Federer, di rilanciarsi conquistando per la prima volta il titolo sulla terra di Parigi, che ancora lo separa dal Career Grand Slam.

Haas però non è affatto intenzionato a cooperare. Si porta in vantaggio di due set, e sul 4-3, servizio Federer, nel terzo set, si procura una pericolosissima palla break. Roger serve bene, ma senza forzare, e Tommy Haas riesce a indirizzare la propria risposta verso l’angolo sinistro, quello del rovescio. Federer decide però di girare intorno alla palla, e colpire di dritto. È una scelta estremamente rischiosa, specie data la situazione di punteggio: se il colpo non sarà vincente, Haas avrà molto campo a disposizione e potrà conquistare, se non il punto diretto, un notevole vantaggio nello scambio. Federer però gioca un dritto inside-out che lascia tutti a bocca aperta: Haas, come tutti gli spettatori, può solo ammirare.

 

Vincerà nove giochi consecutivi, chiudendo il terzo set per 6-4 e il quarto addirittura per 6-0. Haas cerca di reagire, ma Federer ha ritrovato lo slancio dei giorni migliori e si aggiudica anche il quinto set per 6-2. Non senza difficoltà, specialmente nella semifinale con Del Potro, Federer vincerà il titolo, che resta, ancora oggi, il suo unico trionfo a Parigi. A Wimbledon riconquisterà la prima posizione nel ranking ATP, rilanciando una carriera che, a dodici anni di distanza, forse non ha ancora smesso di sorprendere.

Tommy Haas, intervistato dopo il match, a una richiesta di commentare quel colpo straordinario, capace di cambiare la partita, risponde: “It’s just Roger, playing like Roger“, ovvero “È soltanto Roger che gioca come Roger“. Già, ma come gioca Roger? Quali sono, oltre alla classe del campione, le caratteristiche che rendono il gioco di Federer così vincente, e il campione svizzero così longevo ai massimi livelli? Proviamo a chiedercelo analizzando i dati dei suoi match nei tornei del Grande Slam nella seconda fase della carriera, negli ultimi dieci anni. Prima di cominciare, però, diamo uno sguardo allo sterminato palmarès di Roger.

PALMARÈS

Il talento di Federer sboccia molto presto, e gli vale la vittoria di Wimbledon Junior e la finale dello US Open Junior nel 1998, a 17 anni. Sempre nel 1998 gioca il suo primo match di livello ATP a Gstaad, e viene sconfitto in due set da Lucas Arnold Ker. Nel 1999 ottiene la sua prima vittoria in Coppa Davis sconfiggendo Davide Sanguinetti e conquista la sua prima semifinale ATP nel torneo di Vienna. A fine anno, raggiunge la sessantaquattresima posizione del ranking.

Nel 2000 raggiunge la finale ai tornei di Marsigna e di Basilea e conquista, un po’ a sorpresa, la quarta posizione alle Olimpiadi di Sydney. A fine anno, entra in Top 30. L’anno successivo, il 2001, segna un passaggio molto importante: Federer vince il suo primo titolo, a Milano, ma soprattutto sconfigge Sampras a Wimbledon in cinque set, interrompendo una striscia di trentuno vittorie consecutive del tennista americano in quel torneo. Resterà quella l’unica volta in cui Federer e Sampras si troveranno l’uno di fronte all’altro, e il match ha il sapore di un passaggio di consegne. Federer, nel 2001, conquista i quarti a Parigi e proprio a Londra (sarà sconfitto dallo specialista Tim Henman in quattro set). Forte anche della finale al torneo di Basilea e degli ottavi di finale raggiunti a Flushing Meadows, si affaccia alle soglie della Top 10, chiudendo l’anno in tredicesima posizione.

L’anno successivo conquista il suo primo Masters 1000, ad Amburgo, e accede per la prima volta alle ATP Finals. Il 2003 è l’anno della definitiva consacrazione: Federer trionfa a Wimbledon e conquista il suo primo titolo alle Finals. Si trova ancora secondo in classifica, a pochi punti da Andy Roddick, ma il sorpasso è soltanto questione di tempo.

Dal 2004 al 2007, come già descritto nell’introduzione, il campione elvetico domina il circuito: gli sfugge soltanto la vittoria a Parigi, complice l’esplosione di Nadal a partire dal 2005. Dopo la (relativa) crisi del 2008 e la reazione del 2009, con la doppietta Roland Garros-Wimbledon, Federer continua, sia pure a un ritmo inferiore (nel frattempo anche Djokovic è diventato un serissimo rivale) a inanellare successi. Arrivati alla fine stagione del 2012, Federer ha in bacheca sette vittorie a Wimbledon e sei alle ATP Finals, entrambi record assoluti, a testimonianza di una qualità di gioco sempre eccezionale, ma che diventa addirittura inarrivabile sul veloce, se Roger è in buone condizioni fisiche.

Nel 2013 però non fa registrare particolari acuti, e sembra che il tennista si stia avviando lungo la parabola discendente della carriera. Federer decide di cambiare: coach (da Paul Annacone a Stefan Edberg), racchetta, e, in una certa misura, stile di gioco. Diventa più aggressivo, cercando con maggiore insistenza la rete, ed evitando gli scambi troppo prolungati. L’anno successivo la Svizzera, complice anche una grande prestazione di Stan Wawrinka, vince la Coppa Davis e Federer conquista anche, per la prima volta, il Masters 1000 di Shanghai. Nel 2015 taglia l’incredibile traguardo di 1000 vittorie ATP in carriera, e conquista sette finali. Purtroppo per lui, in cinque di queste occasioni (tra cui Wimbledon e US Open) viene sconfitto da Djokovic.

Nel 2016, arriva un infortunio al ginocchio, una rottura del menisco, seguita da un’operazione in artroscopia. Federer raggiunge la semifinale a Wimbledon ma è costretto ad arrendersi a Milos Raonic, e sono in molti a pensare che, stavolta, a trentacinque anni, il grande campione si stia avviando al ritiro.

Invece, ancora una volta, come l’araba fenice, Federer rinasce, e nel 2017 vince sette titoli, tra cui due Slam (Australian Open e Wimbledon), chiudendo la stagione in seconda posizione alle spalle solo dell’eterno rivale Nadal. Federer si toglie però la soddisfazione di sconfiggere proprio Nadal in finale a Melbourne, in una partita da antologia (specialmente dal lato del rovescio, Federer sorprende Nadal con un’impressionante serie di vincenti e di risposte aggressive).

Nel 2018 vince in Australia il suo ventesimo Slam e, stupendo forse anche i suoi tifosi più accaniti, ritorna temporaneamente in vetta alla classifica mondiale, diventando il più anziano numero 1 dell’era Open. Nel 2019 arriva il centesimo titolo ATP, la vittoria numero milleduecento, e la favola di Wimbledon, che si interrompe proprio sul più bello. Federer si procura, al quinto set, due match point sul proprio servizio, ma Djokovic è eccezionale nell’annullarli e si dimostra più freddo al tie-break disputato sul 12-12.

E poi? Già, poi? Le stagioni 2020 e 2021 non sono state brillanti, il campione svizzero è stato costretto ad altre operazioni al ginocchio. A metà agosto di quest’anno, l’annuncio di Federer di volersi nuovamente operare. A quanto risulta, il rientro dovrebbe avvenire dopo Wimbledon 2022. Federer ha superato la soglia dei quarant’anni e, per chiunque altro, sarebbe davvero difficile attendersi un ritorno ai massimi livelli. Considerati i suoi precedenti, però, mai dire mai.

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo, nei limiti del possibile, di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Federer degli ultimi dieci anni con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Roger Federer, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Colpisce innanzitutto la straordinaria capacità di Federer nel produrre colpi vincenti su tutte le superfici. Il particolare feeling con l’erba di Wimbledon è testimoniato dal numero medio di errori non forzati, significativamente inferiore rispetto a quanto osservato sulla terra e sul cemento. Notevole anche la differenza tra le palle break che Roger sa procurarsi e quelle che concede, su tutte le superfici.

Infine, non stupisce la statistica relativa al numero di volte in cui Federer si presenta a rete, che ha il suo massimo sull’erba, seguita da cemento e terra. Anche sulla terra, comunque, nella seconda fase della sua carriera Federer cerca la via della rete quasi 20 volte a partita in media, nel tentativo di ridurre il dispendio di energie che gli sarebbe richiesto per prolungati scambi da fondo.

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Roger Federer, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Da questo secondo plot, oltre a una serie di caratteristiche straordinarie (percentuale di punti vinti sulla prima e sulla seconda, capacità di salvare palle break, efficacia nel gioco a rete) emerge anche il tallone d’Achille di Federer, osservato, a dire il vero, anche nella fase più dominante della sua carriera.

Lo svizzero ha la tendenza infatti a procurarsi moltissime occasioni di break ma a concretizzarne una percentuale non eccezionale: più nello specifico, la percentuale di conversione è inferiore al 40% su tutte le superfici. In un certo senso, ciò rende ancora più impressionante la sua longevità ai massimi livelli, che si prolunga nonostante lo svizzero debba mediamente procurarsi (approssimando per difetto) tre occasioni per concretizzarne una.  

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI FEDERER

Dopo questa panoramica, proviamo a chiederci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Roger alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Federer non concede più di sei palle break e non commette più di quaranta errori non forzati, allora si aggiudica la partita”. Il pattern si è verificato in 123 casi e, in tutti e 123, il campione svizzero ha vinto il match.
  2. “Se Federer vince, sulla prima di servizio, almeno il 6.7% di punti più del suo avversario, allora vince la partita”. Il pattern è meno generale, ma altrettanto preciso: si è verificato 92 volte, e si tratta di 92 vittorie di Federer.
  3. “Se Federer si presenta a rete più di 41 volte, mette a segno oltre 56 vincenti e più di tredici ace, viene sconfitto”. La regola, decisamente controintuitiva a prima vista, si è verificata, negli ultimi dieci anni, sette volte. Effettivamente, in tutte queste occasioni, Federer è stato sconfitto. Possiamo forse concludere che, almeno nella seconda fase della carriera, il campione svizzero abbia raccolto meno in quei casi in cui è stato costretto a forzare il suo gioco, fino a una ricerca troppo ansiosa del colpo definitivo. Naturalmente, contribuisce a rafforzare tale pattern anche il fatto che, in queste occasioni, il valore dell’avversario è in genere di primissimo livello e quindi la sconfitta diventa (relativamente) più probabile per Federer.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione svizzero.

Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Federer, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

L’elemento più significativo, per distacco, è il numero di palle break concesse da Federer all’avversario. Naturalmente, tale grandezza è correlata inversamente con la vittoria di Federer, ovvero la vittoria è tanto più probabile quanto minore è il numero di palle break avute a disposizione dall’avversario di turno. Non è certo una sorpresa che tale elemento sia rilevante, il fatto che lo sia in misura così marcata può forse essere interpretato in questo modo: nella seconda fase della carriera, è più complicato per Roger un match in cui l’avversario ha diverse occasioni. Tende a vincere soprattutto quelle partite in cui il suo livello di gioco è tale da imporsi in modo netto.

In questo senso, è comprensibile anche il fatto che il secondo elemento più rilevante sia la differenza di rendimento sulla prima di servizio, altro indice di quanto lo svizzero metta pressione all’avversario fin dal colpo di inizio gioco. Scorrendo il feature ranking, individuiamo il numero di palle break che Federer sa procurarsi e il numero di errori non forzati, rispettivamente indice di brillantezza (Federer riesce a essere aggressivo anche in risposta) e di concentrazione (non regala punti all’avversario).

Il quinto elemento più significativo è notevole, in una fase storica in cui i giocatori tendono a costruire le proprie carriere sull’efficacia da fondo campo: si tratta dell’efficacia sotto rete. Specialmente da dopo i due anni (2014 e 2015) in cui Stefan Edberg è stato coach di Federer, la discesa a rete è diventata non soltanto un’arma a sorpresa o uno degli elementi del ricchissimo bagaglio tecnico dello svizzero, ma una scelta molto più strutturale, capace di agevolarlo nel portare la partita sul proprio terreno, in primis sull’erba.

Ma queste valutazioni statistiche, nel caso di Federer, tendono a rimanere un po’ sullo sfondo, rispetto a qualcosa di misterioso che porta il pubblico a tifare per lui, a seguire i suoi match col fiato sospeso. E, dopo aver provato ad ascoltare ciò che i numeri hanno da dirci, lasciamo le parole conclusive a un grande intellettuale come David Foster Wallace. Nel suo “Il tennis come esperienza religiosa”, Wallace scrive:

Quasi tutti gli amanti del tennis che seguono il circuito maschile in televisione hanno avuto, negli ultimi anni, quello che si potrebbero definire «Momenti Federer». Certe volte, guardando il giovane svizzero giocare, spalanchi la bocca, strabuzzi gli occhi e ti lasci sfuggire versi che spingono tua moglie ad accorrere da un’altra stanza per controllare se stai bene. I Momenti sono tanto più intensi se un minimo di esperienza diretta del gioco ti permette di comprendere l’impossibilità di quello che gli hai appena visto fare”.      

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: anche Sasha Zverev mi ha risposto su Sinner e Musetti. Intanto Jannik, Giorgi e Sonego sognano di ripetere l’exploit di Martina Trevisan

PARIGI – Gli ottavi di finale non sono un miraggio per i nostri. Ma con Ruud il compito di Sonego è durissimo. Fra Camila e Sabalenka…difficile trovare due tennisti più imprevedibili. Sinner con McDonald ha più chances di tutti. E io ce l’ho con i leoni da tastiera che scrivono stupidaggini

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Jannik Sinner - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non è che io abbia trovato troppi spunti su cui scrivere in questa giornata di venerdì al Roland Garros, dove al solito hanno passeggiato Rafa Nadal e Nole Djokovic come fanno quasi sempre nella prima settimana di uno Slam, al di là del grande piacere che ho provato vedendo giocare ancora una volta benissimo Martina Trevisan, vittoriosa su Daria Gavrilova in Saville (6-3,6-4) assai più nettamente di quanto dica il risultato.

 Bravissima e così bene educata Martina in un mondo tennistico dove purtroppo mi è capitato di incontrare anche diversi presuntuosi diventati via via più cafoncelli man mano che arricchivano.

Ho visto per la prima volta Martina quando era ancora piccola, seppur già indiscutibilmente talentuosa. Giocava partite le sue prime gare al tennis club Italia di Sergio Marrai a Forte dei Marmi e quel timing sul dritto mancino era già uno spettacolo. Ma i dubbi legati a un fisico non da amazzone, quando già le russe che avevano preso a dominare il tennis erano tutte sul metro e 80, si erano impadronite di molte delle prime posizioni mondiali.

 

Prima di Martina avevo conosciuto una bravissima persona, suo padre Claudio, un ex calciatore (classe 1947) che aveva giocato da attaccante in diverse squadre di buon livello (Modena, Sanbenedettese, Ternana, Taranto) e che gestiva una piccola azienda alla quale ordinai i miei primi cappellini verdi di Ubitennis. Claudio, grande appassionato di tennis, volle venire da Santa Croce sull’Arno a portarmeli di persona.

Ora purtroppo Claudio non sta bene, anzi sta proprio male. E Martina, che gli aveva dedicato la vittoria conquistata nel suo primo torneo a Rabat domenica scorsa, naturalmente lo pensa sempre.

Ho conosciuto prima di Martina  anche suo fratello Matteo che era una vera promessa, uno dei migliori junior del mondo, tant’è che era arrivato a giocare una finale all’US Open junior. Senza essere altissimo aveva una prima di servizio e un dritto davvero esplosivi.

Ricordo di aver incontrato 3 mesi dopo l’exploit all’US Open, in Australia, uno dei più noti coach e intenditori di tennis, l’olandese Sven Groeneveld che ora allena la Andreescu. Io non credo che ci sia un coach che abbia allenato più gioacatrici (ma anche giocatori) di Groeneveld. E siccome non tutti ne sono al corrente vi faccio l’elenco dei suoi “assistiti”: Monica Seles, Arantxa Sánchez Vicario, Mary Pierce, Ana Ivanovic, Caroline Wozniacki, Michael Stich, Greg Rusedski, Nicolas Kiefer, Tommy Haas, Maria Sharapova and Mario Ančić.

Credo possa bastare no? Ebbene a Melbourne Groeneveld mi disse: “Quel vostro ragazzo, Trevisan, ha la stoffa per diventare uno dei primi giocatori del mondo. Fatene…un buon uso!”.

Purtroppo Matteo non aveva la testa, la mentalità giusta, per capire quanto fosse importante sacrificarsi. E nonostante la FIT lo avesse convocato a Tirrenia, non si riuscì a farlo concentrare totalmente sul tennis.

Per papà Claudio, che tanto aveva puntato su lui, fu un enorme dispiacere. Oggi però Claudio sarebbe felice di vedere ancora Martina negli ottavi di finale del Roland Garros, per la seconda volta. Ma nessuno sa se potrà riuscire a farlo.  

La Martina di questi giorni ha tutte le carte in regola per battere in ottavi Aliaksandra Sasnovich anche se la ragazza bielorussa, n.47 del mondo le sta ufficialmente avanti nel ranking di 12 posti e, soprattutto, viene dall’aver battuto prima la Raducanu testa di serie n.12 e poi la Kerber n.21, due campionesse di Slam.

Il ranking significa poco a questi livelli. Tanto più perché Martina è virtualmente n.44 anche se dovesse perdere mentre salirebbe intorno a n.31 se vincesse e si qualificasse per i quarti a Parigi per la seconda volta in due anni. Potrebbe già raggiungere – anche se poi ci sarebbe da mantenerle– quella posizioni che ci ha detto essere l’altro giorno il suo obiettivo del 2022: chiudere l’anno fra le prime 32 tenniste del mondo per poter poi essere testa di serie al primo Slam del 2023, in Australia.

Della Sasnovich ha scritto diffusamente Antonio Garofalo. Inutile che io mi ci soffermi ancora. Penso che sia battibile dalla Trevisan vista questi giorni, dopo 8 vittorie consecutive e convincenti fra Rabat e qui. Però capisco che anche la Sasnovich abbia ottime ragioni per credere in se stessa. Vedremo.

Intanto io confesso oggi di essermela davvero presa –e l’ho detto anche nel video – con i commenti di alcuni lettori di Ubitennis. Ce l’ho – tanto per essere chiaro e al tempo stesso senza sopravvalutare la loro importanza – con coloro che vorrebbero attribuirmi un’antipatia – uno ha scritto addirittura “Astio!” –  oppure un pregiudizio negativo assolutamente inesistente e infondato nei confronti di Jannik Sinner. Tifo Sinner dal primo momento che l’ho visto, mi sta molto simpatico, lo trovo un gran bravo ragazzo, educato, per bene, e gli auguro oggi e sempre, tutto il bene e la fortuna del mondo

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

A prescindere dalla simpatia, un Sinner che diventasse un numero uno del mondo, ma anche un top 3 o un top 5 farebbe la fortuna sua (in parte già fatta soltto il profilo economico) e pure quella di Ubitennis. 

Ma non è per interesse speculativo che io mi auguro che vinca il più possibile. Me lo auguro per il tennis italiano, per la sua promozione, per lo sport che amo dacchè sono bambino. Ho atteso per 40 anni, dal dopo Panatta, che si affacciassero sul circuito mondiale tipi come Sinner, come Berrettini, come Musetti, come Sonego (anche se questi ultimi due devono ancora fare tanta strada).

Quando  ho letto quegli stupidi commenti (che non ho censurato) per un attimo ho pensato che forse fosse arrivato il tempo di mandare al diavolo la chat con i suoi leoni da tastiera.

Poi mi sono detto: lascia perdere, un paio di cretini ci sono e ci saranno sempre. Per fortuna non sono che una esigua minoranza che si prende sul serio. Fatto sta che a volte alla stupidità non c’è limite e il web non è davvero il mezzo migliore per porre quel limite. Umberto Eco coniò quello stupendo termine web-eti, e molti anni prima di lui, quando non c’era ancora il web, Oscar Wilde ebbe a dire: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”. Sul web invece anche gli stupidi aprono bocca e sentenziano. Il problema è che qualcuno ogni tanto non approfondisce e prende per buone le stupidaggini.

Per chi lavora seriamente, come tutti i collaboratori di Ubitennis, ore e ore dal primo mattino fino a notte fonda (grazie a queste sessioni serali di cui avremmo egoisticamente fatto assai a meno) – credo che oggi si siano pubblicati 18 articoli!! – è offensivo leggere commenti davvero insopportabili.

Così, mentre vi invito ancora una volta a registrarvi presso l’Instagram di Ubitennis – dove ad esempio spesso faccio un commento a caldo di un match appena concluso, come l’Alcaraz-Korda del clou serale di venerdì: vorrei superare i 14 mila followers e ne mancano solo 70, coraggio!  –  ora mi fermo qui, perché ci attende una giornata che comincia alle 11 con Sinner-McDonald (1-0 con il precedente della finale di Washington), prosegue sullo stesso campo Simonne Mathieu con Giorgi-Sabalenka (1-1, don Camila che perse a Lugano diversi anni fa ma ha vinto lo scorso anno a Eastbourne) e poi, ma non prima delle 16 ci sarà l’ultimo italiano a caccia di un posto in ottavi, Lorenzo Sonego che affronta per la quarta volta Casper Ruud dopo averci perso sempre, ma l’ultima volta a Vienna almeno dopo una gran bella lotta.

Luca Chito ha scritto per noi, come di consueto, le quote di almeno tre aziende di scommesse, perché le si possano comparare. Ecco qui il LINK al suo articolo. Mi sembra che la vittoria di Sonego sia pagata a 5. A me sembra alta. Ma certo Ruud è favorito.

Per finire, prima di ricordare le teste di serie che…non ci sono più, vi dico che ho rivolto a Sasha Zverev la stessa domanda formulata ieri a Stefanos Tsitsipas

In Italia siamo molto orgogliosi di avere due tennisti come Sinner e Musetti. Attualmente c’è un grosso gap di classifica fra i due. Qualcuno dice che è un gap non così grande in termini di qualità di tennis. Mi dici la tua opinione? Uno magari pensa che uno possa essere più talentuoso, uno che l’altro possa essere più solido e potente. Puoi cercare di dirmi come la pensi te?

ALEXANDER ZVEREV: Chi ha più talento dei due?

Q. Se tu che me lo devi dire, non io.

ALEXANDER ZVEREV: Okay. Io penso che entrambi diventeranno grandi giocatori. Ora Jannik è più su, è più “established”. E’ stato top-ten, ha giocato a Torino lo scorso anno. Musetti non è ancora arrivato a quel livello. Sinner ha battuto dei top-10, ha già battuto parecchi ottimi giocatori, mi ha battuto qui due anni fa. E’ qualcosa che ancora Musetti non ha fatto. Secondo me è uno dei tennisti con maggior talento, uno dei più dotati che c’è nel circuito. E’ molto piacevole anche vederlo giocare. Ha una grande tecnica, un rovescio a una mano. Un bellissimo tennis. Ma dipende da lui cosa può fare con quel talento e io non posso rispondere a questa domanda per te…”

E ora chiudo davvero. A domani (o oggi con il solito video più prolungato quotidiano su Ubitennis, oppure quello da massimo un minuto su Instagram di Ubitennis (mi dicono che abbiamo cominciato ad esplorare anche il mondo ipergiovane di TIKTOK…non si mettono limiti alla Provvidenza!)

MASCHILE
TDS battute da non TDS – 13

(la più alta uscita di scena è Norrie n.10, ma a batterolo è stata un’altra testa di serie Kachanov n.21)

13 Fritz (2T Zapata Miralles)
14 Shapovalov (1T Rune)
16 Carreno Busta (1T Simon)
17 Opelka (1T Krajinovic)
19 De Minaur (1T Gaston)
22 Basilashvili (2T McDonald)
23 Isner (3T Zapata Miralles)*
24 Tiafoe (2T Goffin)
25 Davidovich Fokina (1T Grieekspoor)
29 Evans (2T Imer)
30 Paul (1T Garin)
31 Brooskby (1T Cuevas)
TDS battute da TDS – 2
5 Nadal b. 26 Van De Zandschulp (3T)*
15 Schwartzman b. 18 Dimitrov (3T)*

21 Kachanov b.Norrie 10 (3T)


FEMMINILE
TDS battute da non TDS – 15 (oggi in grassetto)

2 Krejcikova (1T Parry)
4 Sakkari (2T Muchova)
5 Kontaveit (1T Tomljanovic)
6 Jabeur (1T Linette)
8 Pliskova (2T Jeanjean)
9 Collins (2T Rogers)
10 Muguruza (1T Kanepi)
12 Raducanu (2T Sasnovich)
13 Ostapenko (2T Cornet)
19 Halep (2T Zheng)
21 Kerber (3T Sasnovich)*
25 Samsonova (1T Kovinic)
26 Cirstea (2T Stephens)
30 Alexandrova (2T Begu)
32 Kvitova (2T Saville)
TDS battute da TDS (3T) – 2
14 Bencic da 17 Fernandez (3T)*
15 Azarenka da 23 Teichmann (3T)

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Trevisan: “Non sento pressione. Il lavoro dell’anno scorso sta pagando”

8° successo consecutivo per Martina Trevisan: “Tutte queste partite ti mettono fiducia e calma nei momenti di difficoltà”. Sul legame col torneo: “Mai giocato con un pubblico come questo”

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

L’unica italiana impegnata oggi in singolare, Martina Trevisan, ha centrato l’ottava vittoria consecutiva battendo 6-3 6-4 Darai Saville e raggiunto per la seconda volta in carriera gli ottavi di finale al Roland Garros. Nella conferenza post-partita ha prima risposto ad un paio di domande in inglese, e poi si è dedicata alla stampa italiana.

Hai avuto molto supporto oggi in campo, più di quanto ti aspettassi?
MARTINA TREVISAN: Non proprio, non proprio. Normalmente non era così, ma oggi ce n’erano tanti e mi sono davvero divertita grazie al tra il pubblico di oggi. Mi hanno aiutato tanto mentre giocavo perché sentivo che ripetevano ‘Martina, Martina’, e mi dava tante energie.

Ho sentito la conferenza stampa di Saville e lei ha detto che all’inizio era un po’ sconvolta dal modo in cui la folla ti spingeva.
MARTINA TREVISAN: Sì, me l’ha detto anche durante la doccia negli spogliatoi. In realtà non so come spiegarmi questo legame col pubblico francese, ma mi piace tanto. Oggi è stato molto speciale. Non ho mai giocato con un pubblico come questo. Forse durante l’anno ho guadagnato la loro fiducia, quindi forse partita dopo partita mi seguono ed è per questo.

 

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Come gestisci la pressione.
MARTINA TREVISAN: Non mi sento sotto pressione in questo momento, mi sto solo godendo il momento, sto solo giocando bene. Cerco di essere molto solida durante la mia partita. Quindi non sento alcuna pressione, mi godo solo il momento e nient’altro.

Che emozioni ci sono rispetto a quelle del 2020? Ora avrai più consapevolezza.
MARTINA TREVISAN: Sì, ho più consapevolezza, soprattutto più che in questo momento di per sé, in tutto l’anno del 2020 era tutto molto nuovo, mi sembra anche molto più grande rispetto ad adesso e mi sono goduta anche poco quello che ho fatto. L’anno passato è stato secondo me molto importante perché ho fatto tante esperienze sia a livello positivo che negativo, perché l’inizio dello scorso anno non è stato dei migliori, però ecco, credo di aver comunque continuato a lavorare e crederci. Questo è il risultato anche dell’anno scorso.

Ottima prestazione contro Saville, con che atteggiamento sei scesa in campo?
MARTINA TREVISAN: Ce l’eravamo preparata bene e sapevamo come affrontare il suo gioco consistente. La chiave è stata, quando possibile, andare avanti. Infatti c’è stato anche un momento in cui ci sono andata più volte e non ho fatto punto ma mi sono detto che era la cosa giusta da fare

Hai servito benissimo nei momenti in cui era necessario. Hai cambiato qualcosa. Il cambio in cosa è consistito? Nel lancio palla, impugnatura, rapidità di movimento?
MARTINA TREVISAN: Più sul movimento iniziale, prima era un po’ più corto e di conseguenza andavo molto su con la spalla e quindi arrivavo subito in un momento di tensione, ora sono più fluida e il movimento è più lungo. Ho lavorato con Danilo e ho fatto video-analisi.

Cosa ci dici di Sasnovich tua prossima avversaria, che ha battuto Kerber?
MARTINA TREVISAN: Anche lei una giocatrice molto consistente che gioca bene sia di dritto che di rovescio, usa molto bene il cambio di ritmo con una palla carica, si muove bene e quindi sarà una partita dura.

Sei a otto vittorie di fila, emotivamente quanto sei carica?
MARTINA TREVISAN: Tutte queste partite mi mettono fiducia e calma nei momenti di difficoltà; invece di viverli in maniera non positiva, non mi arrabbio. Anche perché prima della partita mi sono detto che avevo bisogno di energie e ho cercato di non perderle nei momenti di difficoltà, perché poi mi sarebbero serviti in quei momenti lì. Più che essere in fiducia credo di star vivendo bene i momenti di difficoltà.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Swiatek non si nasconde: “Sono pronta alle conseguenze di una sconfitta”

La n. uno del mondo Iga Swiatek continua la sua striscia di vittorie, e non ha paura delle prossime partite “Metto più pressione nelle avversarie”

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Iga Swiatek - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La striscia di vittorie consecutive di Iga Swiatek non sembra in procinto di fermarsi, e la stessa tennista polacca che si presenta in conferenza stampa dopo il suo netto 6-0 6-2 ad Alison Riske è perfettamente consapevole delle sue possibilità. “Il solo fatto di vincere tutte queste partite mi ha dato molto fiducia ma sapevo anche che poteva buttarmi giù se non mi ci adattavo bene. Sì, sento di star usando la mia nuova posizione per mettere di più pressione sui miei avversari. Sono molto felice di poter “utilizzare” la mia striscia in questo modo. Sì sento che ho sempre più fiducia.“. A livello tecnico però la numero uno del mondo non sente che è cambiato troppo da prima di questo periodo di forma incredibile e adesso che sembra in grado di non perdere più. “Penso che tutto il lavoro che abbiamo fatto, anche la scorsa stagione, alla fine ha fatto clic in qualche modo. Sai, l’ultima stagione è stato un anno per me in cui ho davvero guadagnato così tanta esperienza. Quest’anno sento di starla usando nel modo corretto. […] Quindi penso che sia, sai, il lavoro fisico che ho svolto ma anche quello fatto con il mio psicologo, penso sia il lavoro anche di tutta la squadra. Sono contenta che tutto si stia mettendo insieme adesso.“.

Sempre sulla sua incredibile striscia di vittorie si soffermano le domande della conferenza stampa, anche normale visto che su un match che la polacca ha dominato in maniera netta non c’è moltissimo da dire. In questo caso però è più una riflessione sul contraccolpo psicologico che potrebbe avere un eventuale sconfitta, Swiatek però non ha paura. “No, sono pronta per questo, onestamente. Beh, lo dico fin dall’inizio che di sicuro arriverà il momento in cui perderò una partita, ed è normale, lo sai. Ho perso partite nel tennis per molto tempo. Di sicuro le cose che stiamo facendo bene ora sono piuttosto straordinarie, ma nel tennis solo una persona può vincere. (se perderò) Non ho problemi. Di sicuro non è divertente perdere, ma io penso che non sarebbe diverso da qualsiasi altra sconfitta, sai, nella mia carriera“.

Non manca la domanda su Rafa Nadal, idolo dichiarato di Swiatek e sostanzialmente oggetto di domanda in tutte le sue conferenze stampa, in questo caso per quanto riguarda l’influenza sul suo gioco e comportamento in campo. “Beh, lanciavo via spesso la racchetta da bambina. Sfortunatamente Rafa non era un’influenza così grande allora. Ma ho smesso quando io avevo tipo 15 anni […] certo, Rafa, è una grande fonte di ispirazione, ma non è come se stessi scrivendo su un taccuino esattamente come sta giocando e poi provo a fare lo stesso, perché, beh, prima di tutto, è un uomo. È piuttosto difficile per noi ragazze giocare come uomini, perché hanno più potenza, di sicuro. Però ho sempre voluto giocare in topspin, quindi penso che mi abbia influenzato in quel modo.“.

 

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