BJK Cup: la Rep.Ceca vince 3-2 sulla Gran Bretagna al doppio. Staccato il pass per le Finals

Billie Jean King Cup

BJK Cup: la Rep.Ceca vince 3-2 sulla Gran Bretagna al doppio. Staccato il pass per le Finals

Grandi emozioni nella giornata di Praga, con il match risolto solo dal doppio decisivo per le padrone di casa

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Marketa Vondrousova - BJK Cup Praga 2022 (foto ITF Martin Sidorjak)
 

Una sfida che alla fine ha dato forse ben più del previsto quella di Praga, dove la Gran Bretagna, su una superficie dove non certo insegna, ha saputo portare le favorite padrone di casa a un intenso doppio decisivo, in un clima caldo e incerto fino all’ultimo, che alla fine ha premiato la Nazione più continua e con la giocatrice più in forma, cioè Marketa Vondrousova, ingiocabile da fondo e troppo dolce a rete per chiunque, la vera autrice di questo approdo tra le migliori 12 nazioni al mondo. E curiosamente, proprio la partita tra lei e Raducanu(le due numero 1), in teoria la più interessante, è quella che ha dato di meno, come andiamo ora a vedere.

M.Vondrousova (CZE) b. 6-1 6-1 E.Raducanu (GBR)

Che la sfida tra le due numero 1 dei Paesi che apriva il sabato di Billie Jean King Cup a Praga avesse una netta favorita, per esperienza e attitudine e alla superficie, era chiaro. Ma che Marketa Vondrousova, finalista al Roland Garros 2019 e n.32 al mondo, potesse schiacciare in modo così netto la giovane Emma Raducanu, era più una speranza dei tifosi cechi che una solida aspettativa. Ma invece, come andremo a vedere, il gioco da fondo e di costruzione della britannica nulla ha potuto contro le variazioni e la sensibilità tipiche della scuola dell’Est.

 

Il match- arriva il break in apertura per la Repubblica Ceca, con Raducanu che annulla le prime due, ma cede alla terza con un errore non forzato, da subito un problema. E dopo la conferma del break continua il crollo dell’inglese: doppio break ceduto addirittura a 0, gravissimo con brutti errori, ma Vondrousova ha tutta un’altra marcia sulla terra rossa, com’era prevedibile, e la sta mostrando ampiamente contro una giocatrice anche abbastanza in crisi in questo periodo. Accusa un po’ di tensione nel quarto gioco la ceca e perde uno dei due break, anche a causa di un rientro di qualità da fondo di Raducanu, che sullo scambio può dire la sua, ma le variazioni della n.32 al mondo sono pericolose: qualche errore di troppo porta il game alla Gran Bretagna. Dura però poco la gioia per Raducanu, che subito riperde il servizio, anche a causa però della sensibilità, troppo superiore, di Vondruosova: la muove, accelera, smorza, un vero e proprio assolo della padrona di casa, per un altro break, a 15 stavolta. Altro game gestito con tranquillità da Vondrousova, sì a 30 ma mai in affanno, comandando col servizio e dando poco scampo da fondo, serve un miracolo a Raducanu. Chiude 6-1 in scioltezza un primo set dominato dall’inizio alla fine la n.32 del mondo, con altri errori dell’avversaria(non una novità quest’oggi), che non ha mai tenuto il servizio nel primo parziale. Non riesce però mai a prendere in mano il pallino del gioco la campionessa degli US Open, ancora troppo acerba sulla terra(ieri la prima vittoria da professionista sulla superficie) contro un’avversaria che invece ne è una maestra.

Inizia con il brivido il secondo parziale per Vondrousova, rimontando da 15-40 e infilando quattro punti di fila, un po’ con una mano di Raducanu, un po’ perché oggi è quasi ingiocabile in ogni fondamentale. Non si fa invece pregare la padrona di casa nel game successivo, che subito si porta avanti di un break anche nel secondo, chiudendo la terza palla break con una risposta vincente di rovescio, lato sul quale è deliziosa. Raducanu ha fatto vedere qualche sprazzo, ma ancora troppo timido, riceve però una grande mano da Vondrousova, con tre doppi falli e un errore, primo passaggio a vuoto del match che riapre il parziale. Continua però la spirale di servizi persi, con la Gran Bretagna che ha subito break in ogni game al servizio: riesce ad annullarne una in questo caso, ma l’ennesimo errore sul rovescio di oggi regala il break alla ceca, che stavolta conferma magistralmente ancora trattando Raducanu quasi come una sparring partner. Va poi a chiudere con un altro 6-1 il match Vondrousova, dominando anche il sesto game in risposta, ennesimo break subito da una Raducanu che non ha mai avuto neanche la chance di dire la sua contro una debordante avversaria, che sulla terra era pressoché un ostacolo insormontabile per la n.12 al mondo, solo alla seconda partita da professionista su questa superficie. Anche negli ultimi game però i tanti errori di Emma hanno guidato il punteggio, con la ceca che comunque sicuramente con la spinta e le sue qualità causava questi errori già prima del colpo, con il pensiero per la britannica di dover trovare sempre colpi decisivi(da segnalare però un delizioso lob di rovescio sulla palla break che ha scavato il solco decisivo da parte della ceca, una mano fatata). Si conferma dunque la propensione alla BJK Cup di Marketa Vondrousova, alla settima vittoria su otto match nella competizione.

H.Dart (GBR) b. L.Fruhvirtova(CZE) 6-0 5-7 6-2

Il match che dà il secondo punto alla Gran Bretagna, e forza quindi il doppio decisivo, va visto andando oltre il punteggio, che può trasmettere un senso di dominio contro una quasi completa impotenza, quando il match tra Harriet Dart e Linda Fruhvirtova(all’esordio nella competizione, ha sostituito Martincova) è stata una partita di nervi e cuore, ma anche di tennis puro e colpi pazzeschi. Tecnicamente ha probabilmente offerto anche di più del match precedente, che vedeva coinvolte due top 40, mentre entrambe le due giocatrici qui non rientrano tra le prime 100. Una cosa che, alla luce di cosa hanno dato in campo, appare decisamente inconsueta.

Il match- inizia in modo completamente diverso il secondo singolare di giornata, con i ruoli invertiti: è la Gran Bretagna a partire fortissimo, dando due break alla giovanissima Fruhvirtova, che in realtà sta giocando anche molto bene(ha avuto palla del contro break nel secondo gioco), ma l’inglese sta avendo la meglio attaccando tanto, trovando vincenti e anche giocate di fino non indifferenti. E continua la marcia impressionante di Dart, che tiene il servizio a 30 senza concedere nulla e comandando da fondo, in una partita intensa e molto interessante tecnicamente. Prosegue la condizione a dir poco straripante della n.103 al mondo, che sta letteralmente triturando la sua avversaria, trovando un altro break che sa tanto di primo set, conquistato con un punto meraviglioso: risposta miracolosa, e passante di dritto in corsa da incorniciare, un punto che descrive le condizioni che la stanno tenendo in alto. Porta a casa il primo set con l’ennesimo game dominato la britannica, chiudendolo con un’altra smorzata sensibilissima, oggi abbinata a una perfezione da fondo e al servizio che spiegano il 6-0 ampiamente.

Il secondo parziale si apre ancora all’insegna di Dart, una donna in missione in questo pomeriggio di Praga, che conquista il settimo game su sette giocati, disegnando il campo e chiudendo con un gran dritto vincente. E non accenna a terminare l’emorragia, con Fruhvritova che appare davvero in ko tecnico: doppio break subito a 0 nel terzo game, propiziato da una cifra di errori della ceca ben oltre la linea per rimanere in galleggiamento, ma anche grazie alla britannica che sta volando leggiadra come una farfalla e pungendo come un’ape sulla terra in questo pomeriggio. Avanti con due break e 40-0 la Gran Bretagna, partita ormai in archivio…salvo rientro insperato di Fruhvirtova, che recupera e addirittura trovando finalmente le sensazioni da fondo porta a casa anche il break, per rientrare un po’ nel match, che nel quinto game comandando e disegnando il campo conferma. Il sesto game poteva svoltare la partita, con una palla break per la padrona di casa per recuperare del tutto lo svantaggio, ma proprio lì Dart ritrova il gran tennis che sta mostrando da inizio match e si salva.

Nel game successivo l’ebbrezza della ceca si esaurisce, e ritorna sotto di due break: certo, qualche errore di troppo, ma il dritto stretto che gioca Dart sulla seconda palla break sarebbe da mostrare alle scuole tennis. Succede però l’imprevedibile, con Fruhvirtova che a un passo dal baratro inanella 4 game di fila e cambia del tutto l’inerzia del match, anche a livello di sensazioni. E l’impresa si compie davvero poi con la ceca che vince 7-5 il secondo set, annullando due match point, risalendo da 5-2 e combattendo un mare di occasioni avverse, che peseranno non poco sul morale di Dart, che dal disegnare il campo e mandare di là solo vincenti ormai neanche lo trova più il campo, passata lei in balia dell’avversaria. L’inerzia ora pende totalmente verso la padrona di casa, e dopo un’impresa del genere non potrebbe essere altrimenti.

Tutte le sensazioni che avrebbe potuto trasmettere il secondo set vengono subito cancellate da un inizio di terzo con Dart protagonista: break in apertura e pallina che torna a viaggiare bene e precisa. Conferma poi il vantaggio annullando tre occasioni di fila alla ceca, che aiuta con qualche errore di troppo, come per il primo e buona metà del secondo set. Il copione dei tre parziali sembra procedere uguale, con un altro doppio break da parte della britannica, sempre propositiva sin dalla risposta e brava a salire sulla palla o a prendere campo appena può. Certo, le mani della ceca ci sono, e pesano, ma comunque le giocate di Dart stanno dando tanta speranza ai colori di Sua Maestà. La partita, per quanto ci abbia abituato a non dare niente per scontato appare ormai irrimediabilmente segnata: sul 4-0 arriva il terzo break della Gran Bretagna, con Fruhvirtova che lo cede a 0, ed ha praticamente giocato solo per reazione d’orgoglio nella rimonta del secondo parziale, non riuscendo a rimanere costante e permettendo a Dart troppi vincenti in controllo, oltre a un errore in uscita per regalare il game.

Ma questa partita sembra non voler mai finire, e allora ecco che la n.103 al mondo ancora trema al servizio, e la classe 2005 si va a prendere di forza e chiudendo con lo smash il break. Si potrebbe scrivere un libro sugli umori di Dart e sulla tensione che la attanaglia se deve chiudere, e intanto la Repubblica Ceca arriva 5-2 caricando di pressione l’inglese ora che dovrebbe alzare il tono di voce. E alla fine, quasi un’ora dopo il primo match point, Harriet Dart riesce a portare a casa un match che dopo il secondo set sembrava compromesso, chiudendo 6-2 il terzo set, senza tremare. Nel complesso una buona prestazione della britannica, che a larghi tratti ha espresso un tennis che varrebbe ben altra classifica, ma che ovviamente non poteva durare a lungo, specie con un’avversaria fresca fisicamente e mai arresasi. Complimenti anche a Linda Fruhvirtova, che non ha per niente sfigurato ma non ha saputo avere la forza mentale di durare tutto il match.

K.Muchova e M.Vondrousova b. 6-1 7-5 H.Dart e K.Swann

La più giovane tra le 4, Katie Swann, subisce il break nel game di apertura, con qualche errore di troppo e soprattutto perché prova a scambiare da fondo con Vondrousova, dove ovviamente non può reggere. Il terzo game, con le ceche già sul 2-0, è un esempio del perché sarebbe sempre consigliabile far giocare il punto decisivo(che nella BJK Cup non è previsto) sulla parità, poiché si tratta di un gioco fiume da 18 punti. 6 palle game per Dart e Swann, sempre ricacciate da una Vondrousova in condizioni pazzesche, che praticamente sta giocando da sola, e va a sfruttare poi la prima palla break, che vale il 3-0 pesante. Primi sudori al servizio per la coppia ceca nel sesto game, con Vondrousova che concede qualcosina e le britanniche che osano un po’ di più, riuscendo anche ad issarsi a palla break, sprecata con una risposta messa larga, che ovviamente non ha seguito, con Muchova che entra di prepotenza e alza la saracinesca a rete. E da occasione sprecata a finalizzata è un attimo: le padrone di casa con il terzo break portano a casa 6-1 un primo set dominato dall’inizio alla fine, con la differenza fatta prima di tutto da Marketa Vondrousova, ingiocabile, ma anche per il dislivello tra le “seconde forze”, Muchova superiore a Swann.

Ci sono segnali di reazione da parte delle britanniche in avvio di secondo set, che tolgono il servizio a Muchova chiarendo come non siano disposte ad una facile resa, ma subito si fanno recuperare nel game successivo, con il solito braccio mancino di Marketa che va praticamente da solo. E non si limitano a ricucire lo strappo, ma lo forzano a loro volta, portandosi avanti di un break in un game in cui sia Muchova(con buona guardia a rete) sia Vondrousova(risposta vincente sulla palla break) sono protagoniste, tentando la prima fuga, che viene con grande freddezza mantenuta annullando due palle break nel game a seguire, dove in verità si distingue Swann per buone discese a rete e giuste chiusure. Non sembravano esserci particolari problemi, tutto secondo ordinaria amministrazione, con entrambi i servizi tenuti, ma sul 4-2, 30-30 ecco lo sconvolgimento delle carte: una gran entrata di Swann procura una palla break, finalizzata da un clamoroso errore sullo smash di Muchova, riaprendo il set. A testa alta rimangono a galla, con un game tenuto ai vantaggi senza dover però fronteggiare palle break, e Swann che ormai a rete è una sentenza, quasi in trance agonistica. A seguire il nono game è però tenuto in scioltezza dalla coppia ceca, a 15, amministrando in tranquillità, con buon rendimento al servizio di Muchova. Alla fine, dopo un secondo set di altissima godibilità e da tipiche doppiste, con molte più insidie di quanto fosse lecito attendersi, la coppia ceca strappa il break a 0 nel dodicesimo game, con i primi due punti portati da Muchova e gli ultimi due da Vondrousova. Dall’altro lato vanno fatti comunque complimenti alla Gran Bretagna, che fino al doppio ha giocato alla pari e ha rischiato di fare uno brutto scherzo contro una squadra storicamente propensa alla competizione a squadre per eccellenza. E così, dopo le nostre azzurre vincenti sulla Francia ad Alghero, anche la Repubblica Ceca raggiunge le già qualificate Kazakistan, Spagna e Polonia alle Finals di Billie Jean King Cup del prossimo novembre.

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Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Billie Jean King Cup, l’Australia si conferma al primo posto in classifica

Nonostante la sconfitta in finale con la Svizzera, ora seconda, la squadra aussie resiste in cima al ranking per nazione. Italia 13^

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La squadra australiana di Billie Jean King Cup (foto: Paul Zimmer, via Twitter @BJKCup)

Si è fermata in finale la corsa aussie alle Finals di Billie Jean King Cup, ma tanto è bastato alla squadra di Alicia Molik perché l’Australia si confermasse al primo posto nell’ultimo ranking per nazioni, vetta che occupa dal 2021. La Svizzera si accontenta (per così dire) di aver colto il bramato e storico successo che vale un balzo di tre posizioni fino al numero 2 (best ranking), ma alla fine ha prevalso la maggior costanza nell’ultimo quadriennio, nonostante l’Australia non alzi il trofeo dal 1974 e la finale raggiunta dalla Svizzera nella passata edizione.

In top ten, oltre alla Francia che scende dal secondo al quinto posto, si scambiano posizione anche Germania e Kazakistan. L’Italia, eliminata nella fase a gironi di Glasgow con due sconfitte, scende dal n. 12 al 13.

Ma diamo un (mai troppo) veloce sguardo al metodo di calcolo della classifica, aggiornato nel 2020 in concomitanza con l’adozione del nuovo formato della manifestazione. Il sito ufficiale chiarisce che il sistema ha come obiettivo una giusta distribuzione dei punti a prescindere dal livello e dal numero di tie disputati. Il ranking aggiornato viene pubblicato dopo ogni settimana di competizione e prende in considerazione gli ultimi quattro anni, dando più peso ai risultati più recenti. Una nazione riceve un determinato numero di punti a seconda della “serie” in cui si trova a competere a inizio anno, quindi, in ordine decrescente, Finals, Qualifiers, Gruppo I, II e III. A questi si aggiungono i punti per la vittoria di un tie che dipendono sempre dal livello in cui è stata ottenuta. C’è poi il bonus a seconda della posizione in classifica della squadra sconfitta e, infine, un bonus per la vittoria in trasferta nei Qualifiers o nei Playoff. Ai punti dell’ultimo anno andranno quindi sommati quelli dei tre precedenti con percentuali rispettivamente del 75%, 50% e 25%.

 

Ecco allora la freschissima top 20:

1. Australia

2. Svizzera

3. Spagna

4. Repubblica Ceca

5. Francia

6. Canada

7. Usa

8. Slovacchia

9. Germania

10. Kazakistan

11. Russia (sospesa)

12. Romania

13. Italia

14. Belgio

15. Gran Bretagna

16. Polonia

17. Brasile

18. Lettonia

19. Giappone

20. Ucraina

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Billie Jean King Cup

Billie Jean King Cup, Bencic: “Un sogno di bambina che diventa realtà”. Günthardt: “L’esultanza alla Federer e Wawrinka? Una tradizione svizzera”

Irresistibili come lo sono state sul campo, Bencic, Golubic e Teichmann rispondono alle domande dopo lo storico trionfo

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Belinda Bencic e Jil Teichmann – Billie Jean King Cup Finals 2022 foto via Twitter @ITFTennis)

La Svizzera ha vinto la sua prima Billie Jean King Cup, impresa che non era riuscita neanche ai tempi di Martina Hingis – tempi da numero 1 in singolare, oltre che in doppio, visto che la sua ultima apparizione risale ad appena cinque anni fa, in coppia con Belinda Bencic.

Una squadra trainata da Belinda, come al solito particolarmente carica quando indossa la maglia nazionale e vittoriosa in tutti i suoi singolari e nell’unico doppio giocato, quello contro l’Italia, il solo di una qualche importanza. Parimenti fondamentale l’apporto delle altre due ragazze che si sono divise i singolari, Jil Teichmann e Viktorija Golubic, secondo le scelte evidentemente centrate del capitano Heinz Günthardt.

Raggianti, ecco che rispondono alle domande dopo il trionfo finale, in uno stato d’animo ben diverso rispetto a quello successivo all’ultimo tie della passata edizione. Lo conferma subito il capitano.

 

GÜNTHARDT: “Estremamente dolce, forse anche di più dopo l’anno scorso. Difficile fare paragoni. Abbiamo lavorato a lungo per questo risultato. Lo chiamavo il Fed Express, che cercava di arrivare a destinazione ma si fermava sempre prima.”

Belinda, l’oro olimpico nel 2021 e ora questo. Cosa tira fuori il tuo meglio giocando per la Svizzera?

BENCIC: “Già, forse dovrei diventare una giocatrice di squadra e smetterla di giocare per me stessa (ride). Il prossimo torneo è la United Cup, rosso e bianco di nuovo, quindi esprimeremo un gran tennis. È che gioco per la squadra, per tutta la Svizzera. È un sogno di bambina che si realizza. Sentire l’Inno e vedere la bandiera che sventola mi porta a trovare qualcosa in più che forse non trovo negli altri tornei.”

Pensi che questo ti aiuterà il prossimo anno nei tornei individuali?

BENCIC: “Certo, ho solo bisogno di Viki, Jil, Simona, Heinz e Phil in ogni incontro. Se non possono, mi ritirerò (risata).

Viki, non eri in campo oggi, ma hai vinto due match vitali questa settimana. Cosa significa questo trionfo per te?

GOLUBIC: “Significa tutto. Ci stavamo provando da anni. È stato bello per me avere l’opportunità di giocare, ma mi è piaciuto anche il ruolo di sostenitrice di Belinda e Jil. In realtà, per me è stata anche più dura stare in panchina. Ero tesissima durante il match di Jil.”
TEICHMANN: “Doveva essere così, alla fine.”

Avete replicato la celebrazione di Federer e Wawrinka alla fine. L’avevate pianificata o è stata una cosa del momento?

BENCIC: “Una cosa impulsiva, credo, perché è talmente iconica, almeno in Svizzera. Sono felice che abbiamo la stessa foto al femminile.”
GOLUBIC: “Io me la ricordavo, la parte la parte in cui Stan era sdraiato e Roger fa quel gesto con la mano, così ho fatto lo stesso.”
BENCIC: “Erano on fire.”
GÜNTHARDT: “ È una tradizione svizzera.”
TEICHMANN: “Te la insegnano da bambino.”
GOLUBIC: “Come comportarti quando vinci (risata).”

Heinz, hai una grande carriera nel tennis, giocatore, allenatore, capitano. Puoi descrivere le diverse emozioni?

BENCIC: “Siamo finalmente le tue preferite?”
GÜNTHARDT: “Niente eguaglia quando giochi. Ma al secondo posto c’è allenare questa squadra. Se potessi misurare la mia adrenalina, sarebbe altissima. È parecchio difficile. Cerco di aiutarle, ma non posso colpire una sola palla, letteralmente. E comunque sono troppo vecchio. Ma è un privilegio assoluto, non si può paragonare ad allenare un singolo giocatore.”

Heinz, quale eredità pensi che questo successo possa avere sul tennis femminile svizzero?

GÜNTHARDT: “Dopo Federer, Hingis e gli altri, è pacifico che si possa diventare campioni in Svizzera, ma devi riuscirci perché c’è tanta competizione tra i diversi sport. Speriamo che quando qualcuno, specialmente un giovane, ci vede vincere, pensi chi sia fantastico. Giochiamo a tennis, insomma, teniamo viva l’eredità.”

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