Australian Open donne: ottavi shock, subito fuori Swiatek e Gauff [VIDEO]

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Australian Open donne: ottavi shock, subito fuori Swiatek e Gauff [VIDEO]

La n. 1 del mondo Iga Swiatek cede in due set alla campionessa di Wimbledon Elena Rybakina, mentre Jelena Ostapenko elimina Coco Gauff. Per entrambe è il primo quarto a Melbourne Park

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Elena Rybakina - Australian Open 2023 (foto Twitter @wta)
 

[22] E. Rybakina b. [1] I. Swiatek 6-4 6-4 (Danilo Gori)

Sulla Rod Laver Arena scattano gli ottavi di finale femminili, e abbiamo subito il primo rivolgimento importante: anche nel Ladies’ Singles cade la testa di serie numero uno. Iga Swiatek presenta una versione di se stessa imprecisa e anche sottotono dal punto di vista agonistico e cede a una Elena Rybakina che, pur commettendo tanti errori, ha il merito di crescere presto con la battuta. Per lei sei ace, ma soprattutto un ottanta per cento di efficacia con la prima palla che spiega come, nonostante venticinque errori non forzati, ceda solo due volte il servizio.

IL MATCH – Lo spettacolo del primo set, a onore del vero, non è degno di un tale palcoscenico. Entrambe le giocatrici non trovano il loro miglior servizio, e nemmeno mettono a punto la misura nei colpi da fondocampo. In questo modo i game sono combattuti, ma si vedono molti errori da entrambe le parti. Rybakina in particolare finirà il parziale con sedici colpi fuori misura, ma è anche la giocatrice che con il passare dei minuti trova una buona efficacia nella prima palla. Grazie, infatti, al 79% di punti ottenuti sul colpo di inizio gioco riesce a subire solo un break, nel quarto game, e toglie due volte la battuta alla rivale, la seconda nel settimo gioco, complice un doppio fallo e una splendida risposta di rovescio incrociato. La kazaka chiude la prima frazione tenendo a zero la battuta nel decimo gioco e servendo un ace come suggello finale.

 

La sconfitta nel parziale provoca una reazione nella numero uno del mondo; riparte dal servizio e pare ritrovare la profondità, soprattutto con il dritto. Così facendo la polacca sale tre a zero, approfittando anche degli errori della kazaka.

Ma la ventitreenne di nascita moscovita supera il momento difficile continuando a ottenere ottime percentuali con la prima; recupera sul tre pari e approfitta della poca profondità dei colpi di Swiatek. Si arriva così sul 4-4 al nono gioco. Rybakina si procura due palle break; la polacca reagisce e le annulla entrambe, la prima con uno splendido rovescio incrociato. Successivamente però non riesce a contenere un affondo della rivale sulla sua seconda palla, e poco dopo mette in rete un diritto incrociato. Sarà il break decisivo: dopo il cambio di campo infatti la campionessa in carica di Wimbledon vince a zero il turno di battuta.

[17] J. Ostapenko b. [7] C. Gauff 7-5 6-3 (Vanni Gibertini)

La domenica mattina di Melbourne ha portato un altro risultato contro pronostico negli ottavi di finale femminili. La testa di serie n. 7 Coco Gauff non è riuscita a risolvere il rompicapo propostole da Jelena Ostapenko, che in un match giocato “avanti tutta” specialmente in fase di risposta, ha mantenuto costante la pressione su Gauff che nelle fasi decisive di entrambi i set ha tentennato quanto basava per subire i due break decisivi.

Gauff ha pagato una bassa percentuale di prime palle, soprattutto nei game che le sono costati i break decisivi, e una bassa conversione delle palle break avute (1 su 8) contro il percorso netto della sua avversaria (3 su 3).

IL MATCH – Inizio abbastanza nervoso da parte di entrambe le protagoniste, che evidentemente sentivano l’importanza della partita. Una rapida sequenza di break e contro-break durante i primi quattro game vedeva le risposte delle due protagoniste avvantaggiarsi dell’incertezza delle rispettive seconde palle di servizio, mentre il giudice di sedia James Keothavong aveva il suo bel da fare per calmare i nervi a fior di pelle delle due giocatrici. Gauff si lamentava del cigolio delle scarpe di Ostapenko sul cemento blu della Margaret Court Arena, mentre la lettone faceva partire il suo solito show di facce stralunate anche sulle chiamate più ovvie.

Nel settimo gioco era Ostapenko a inguaiarsi da sola sul proprio servizio trovandosi 0-40 grazie a un paio di gratuiti di diritto, ma poi ne usciva brillantemente finendo per tenere la battuta dopo quattro palle break salvate (sei in totale nel match fino a quel punto) grazie alle accelerazioni di rovescio. Il gioco era abbastanza scarno, nessuna delle due permetteva allo scambio di prolungarsi troppo prima di provare la soluzione definitiva, più per l’azione in continuo forcing e per gli errori di Ostapenko che per volontà di Gauff, che sicuramente era la più a suo agio delle due sugli scambi più articolati.

Affidandosi all’efficacia della sua prima di servizio Gauff si disimpegnava con grande autorità nei game del 4-5, ma quando si trovava a servire sul 5-6 due giochi più tardi la battuta si inceppava sul 40-15 e la risposta di Ostapenko faceva il resto con quattro punti consecutivi che chiudevano il primo set 7-5 dopo 49 minuti di gioco. Nonostante un saldo positivo di +3 tra vincenti ed errori non forzati, Gauff finiva per pagare il magro 47% di prime palle in campo che prestava il fianco alla risposta super-aggressiva di Ostapenko.

Nel primo game del secondo set la giocatrice americana provava a imitare la sua avversaria caricando qualche risposta lungolinea sulle seconde di servizio, ma l’azione era troppo sporadica, e il pallino del gioco rimaneva saldamente nelle mani dell’ex campionessa del Roland Garros.

Gli scambi continuavano ad essere scarni, le variazioni tattiche molto limitate dalla grande pressione che entrambe le protagoniste esercitavano sulla risposta. Le sporadiche discese a rete davano risultati a corrente alternata data la grande abilità sui passanti messa in mostra da tutte e due le giocatrici. La ricerca a tutti i costi degli angoli alla prima occasione utile da parte di Ostapenko pagava dividendi sul 4-3, quando un paio di risposte vincenti le procuravano la prima palla break del parziale sulla quale Gauff metteva lungo un banale diritto di palleggio. Era tutto ciò ci cui la lettone aveva bisogno: con tre vincenti nelle immediate vicinanze della riga Jelena Ostapenko chiudeva il match dopo un’ora e 33 minuti di gioco e conquistava i quarti di finale dell’Australian Open per la prima volta in carriera.

Nel suo prossimo match Ostapenko affronterà Elena Rybakina, contro la quale ha vinto gli unici due precedenti confronti diretti che comunque sono datati 2019 e 2021.

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Rybakina difende coach Vukov: “Non accetterei mai un allenatore che non mi rispetta”

Dopo le polemiche sorte su twitter, la finalista dell’Australian Open chiarisce: “Vukov ha creduto in me prima di chiunque altro e mi ha aiutato a raggiungere grandi traguardi”

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Elena Rybakina - Australian Open 2023 (foto: twitter @rolandgarros)

Elena Rybakina non è riuscita a conquistare il secondo titolo Slam negli ultimi tre Major disputati, fermata dall’inarrestabile Aryna Sabalenka, ancora imbattuta in stagione. La campionessa di Wimbledon, tuttavia, è indirettamente finita al centro di una serie di polemiche social legate al suo allenatore. Durante la finale, infatti, Stefano Vukov si era mostrato particolarmente scatenato nel box della kazaka, venendo ripreso dalle telecamere in atteggiamenti non proprio pacati.

A scatenare il dibattito è stata Pam Shriver, storica compagna di doppio di Martina Navratilova, con cui ha vinto tutto. Dopo una vita sul campo, ora Pam si dedica al tennis in un’altra prospettiva, quella cioè di giornalista per ESPN. La statunitense, sul proprio profilo twitter, aveva scritto il giorno della finale:

 

“Mentre guardo Elena Rybakina che cerca di vincere il suo secondo Slam in sette mesi, spero trovi un allenatore che le parli e la tratti sempre con rispetto e che lei non accetti niente di meno”.

Immediata è stata la risposta di Dmitry Tursunov, ex-allenatore tra le altre anche di Sabalenka, che ha replicato: “Pam, ti ho sempre rispettato, ma ultimamente ti ho visto scrivere molte cose discutibili. Hai apertamente e pubblicamente insultato un uomo che è l’unico responsabile del fatto che oggi tu sappia chi sia Elena Rybakina. Non hai la minima idea di ciò di cui stai parlando, dovresti delle scuse ad un uomo che è un grande coach. Ogni giocatrice sarebbe fortunata ad avere nel suo angolo uno come lui. Quell’uomo è fedele alle sue giocatrici con ogni parte del suo corpo e della sua anima”.

Sempre su twitter non si è fatta attendere la nuova risposta di Shriver, che ha poi commentato: “45 anni passati nel tour e credi che non sappia di che cosa sto parlando? Pensi davvero che avrei scritto quelle cose se il problema riguardasse soltanto i gesti? Le sue parole e le sue maniere verso una giocatrice giovane come Elena sono irrispettose e molte persone se ne sono accorte”.

A chiudere definitivamente il discorso è stata la stessa Rybakina, che in un lungo post Instagram è intervenuta a difesa del suo allenatore. “Voglio chiarificare le incomprensioni riguardo i comportamenti del mio coach. Stefano Vukov crede in me da anni e lo ha fatto prima di chiunque altro. I suoi metodi mostrano i miei successi nei tornei dello Slam. È un allenatore emotivo e, al contrario di quanto possano pensare le persone che si adoperano in commenti privi di fondamento, mi conosce benissimo sia come atleta che come persona.

Chi mi conosce sa che non accetterei mai un allenatore che non mi rispetta. Sarò silenziosa in campo e in generale, ma dentro di me c’è uno spirito competitivo che vuole raggiungere grandi traguardi: in tal senso, Stefano mi ha aiutato enormemente. Quindi, per favore, non date credito a nessuna fake news che testimonia il contrario”.

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Djokovic torna in vetta al ranking e ritocca il record: 374 settimane da n°1 and counting. Steffi Graf sempre più vicina

Il secondo posto di Roger Federer, fermo a 310 settimane da n°1 ATP, si allontana sempre di più. Ora Novak Djokovic punta al record assoluto

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @rolandgarros)

La decima vittoria in carriera all’Australian Open ha segnato anche il ritorno sul trono ATP di Novak Djokovic, leader indiscusso del circuito maschile. Ora che anche il computer certifica la supremazia del campione serbo, è inevitabile dare uno sguardo ai record di settimane da n°1 nella storia del tennis.

La top10 di n°1 più longevi a livello ATP vede saldamente a comando il 35enne di Belgrado, che (considerando anche quella appena iniziata) è stato in vetta alla classifica mondiale per almeno 374 settimane, record che potrebbe estendersi almeno ancora fino ad Indian Wells e Miami. Djokovic, infatti, difficilmente parteciperà a quei due tornei per via delle arcinote questioni relative alla (non) vaccinazione contro il Covid-19. Nole, tuttavia, potrebbe presto tornare negli Stati Uniti: crescono sensibilmente le possibilità di una sua presenza a Cincinnati e allo US Open, visto che il governo USA pare intenzionato a porre fine allo stato d’emergenza Covid entro maggio.

Il serbo potrebbe dunque essere nuovamente scavalcato da Alcaraz dopo Indian Wells (se lo spagnolo migliorerà la semifinale dello scorso anno), che però potrebbe tornare in vetta anche prima del Sunshine Double. Opzione difficile quest’ultima, seppur non impossibile. La differenza tra i due è di 340 punti e Carlitos dovrebbe conquistare almeno due tornei tra il ‘250’ di Buenos Aires e i due ‘500’ di Rio de Janeiro (che ha già vinto l’anno scorso) e Acapulco. Sempre che il 19enne di Murcia decida di giocarli tutti.

 

Tornando a Djokovic, la distanza con gli altri numeri 1 è destinata ad ampliarsi, con il secondo posto di Roger Federer – fermo a 310 settimane – che si allontana sempre di più. Già a febbraio, inoltre, il 22 volte campione Slam potrebbe riscrivere ulteriormente la storia del tennis, superando anche Steffi Graff e divenendo il tennista (estendendo il discorso anche alle donne) con più settimane sul trono. Il record della tedesca è di 377 settimane, appena tre in più del serbo. L’aggancio potrebbe arrivare il 20 febbraio, il definitivo sorpasso a 378 settimane il 27 febbraio. E la sensazione è che sia ormai soltanto una mera questione di tempo.

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Marijana Kovacevic, da lei il sollievo muscolare di Djokovic?

Volto nuovo nel box del serbo in questo Australian Open: una fisioterapista che tra i suoi pazienti ha avuto anche Cristiano Ronaldo e la nazionale ghanese

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @ausopen)

La scalata di Novak Djokovic al decimo Australian Open ha paradossalmente visto il campione serbo affrontare qualche difficoltà in più nei primi turni, dovute soprattutto alle incerte condizioni fisiche. In particolare, il tendine del ginocchio gli ha creato preoccupazione in merito addirittura alla possibilità di non portare a termine il torneo. Le condizioni dell’asso serbo sono progressivamente migliorate e sul campo non ha mai mostrato alcun imbarazzo a partire dal match di terzo turno con Grigor Dimitrov, per arrivare fino alla finale con Tsitsipas nel pieno delle sue possibilità atletiche.

Nelle ultime fasi del torneo Novak è stato raggiunto da Marijana Kovacevic, dottoressa fisioterapista anch’essa di Belgrado. Per lei, Djokovic ha avuto parole di ringraziamento e di elogio: “Non entro in dettagli particolari” – ha detto il campione – “ma sono molto grato a Marijana. Mi sono affidato a quanti più esperti possibile qui a Melbourne. Lei è volata fin qua per aiutarmi, e ho sentito i benefici del suo intervento”.

Tra gli altri, Kovacevic ha avuto in cura niente di meno che Cristiano Ronaldo nel 2016, per l’infortunio durante gli Europei, ma anche giocatori come Alexis Sanchez e Robin Van Persie. L’ex calciatore israeliano Yossi Benaioun, ai tempi della sua militanza nel Liverpool (2007-2010) fu curato dalla dottoressa Kovacevic, e ricorda come la cura si sostanziasse in “massaggi con una sostanza che lei indicava come fluido proveniente da placenta umana. Nessuna iniezione, nessun rischio di doping”.

 

Lo stesso Benayoun ricorda di come poté nel 2009 accorciare un infortunio con tempi di recupero fissati in cinque settimane a soli quindici giorni, riuscendo a essere subito protagonista in campo. Sul sito Ghana Guardian si parla di come abbia collaborato con la nazionale di calcio del Ghana ai tempi della presidenza della Federazione Ghana Calcio di Nwesi Nyantaky, dal 2005 al 2018. Inoltre, ha fatto parte della spedizione della nazionale della Serbia ai mondiali del 2010.

Danilo Gori

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