ATP Miami, (s)punti tecnici: le (magnifiche) follie tecniche di Dolgopolov

ATP Miami, (s)punti tecnici: le (magnifiche) follie tecniche di Dolgopolov

Alexandr Dolgopolov, pur sconfitto, è sempre in grado di dare spettacolo

 

Le (magnifiche) follie tecniche di Alexandr

Con questa, sono ben quattro le puntate degli spunti tecnici dedicate a quell’autentico fenomeno che risponde al nome di Alexandr Dolgopolov, e non è assolutamente un caso. I giocatori come lui, nel panorama a tratti desolante del power tennis del terzo millennio, standardizzato, ripetitivo, sempre meno vario come soluzioni tattiche proposte dai professionisti di alto livello, e sempre più povero di fantasia e originalità nei modi di interpretare tecnicamente il gioco, sono ormai talmente rari da rendere i loro match interessantissimi praticamente sempre, a prescindere perfino dal risultato finale.

Avevo già analizzato il movimento del servizio di Alexandr, con dinamica sincopata, mulinello ultraveloce, impatto anticipatissimo, in grado di produrre con uguale disinvoltura botte piatte e potenti così come uno dei kick più clamorosi di sempre, con rimbalzi tanto alti ed esterni da rivaleggiare con le traiettorie ottenute da gente alta venti centimetri di più, roba da Isner e Karlovic per intenderci.

Successivamente, mi ero soffermato sull’incredibile esecuzione del dritto dell’ucraino, che potrebbe essere definito a “doppio finale”, vista l’incredibile capacità di “Dolgo” di preparare il movimento sempre nello stesso modo, a livello di backswing così come di stance rispetto alla palla, e poi di scatenare l’impatto andando indifferentemente “attraverso” il colpo, con la racchetta che si chiude con un windshield-wiper quasi normale (accelerazioni in avanzamento, particolarmente esterne e lungolinea), oppure mollando la spazzolata verso l’alto-indietro, il cosiddetto “reverse forehand” tipico di Rafa Nadal (top-spin super carichi, particolarmente in diagonale e inside-in). Tutto questo senza dare il minimo indizio a livello di anticipazione motoria, con l’avversario che capisce che tipo di rotazione gli sta arrivando solo dopo l’uscita della palla dalla racchetta, ed è spesso troppo tardi.

Tale fenomenale dritto a volte consente ad Alexandr, vista la sua pazzesca velocità di braccio, di mascherare le proprie intenzioni fino al punto di irridere letteralmente chi si trova a cercare di anticipare gli spostamenti in ricerca della palla, con finte e controfinte eseguite ritardando e poi accelerando all’improvviso l’ingresso della spalla e la rotazione del busto. Un bell’esempio di tutto questo lo avevo analizzato a Wimbledon, quando “Dolgo” aveva lasciato immobile Grigor Dimitrov.

Contro il numero uno del mondo Novak Djokovic, ieri, per quasi due set Alexandr ha messo in campo tutto questo e anche di più, con “anche di più” intendo un rovescio di altissima qualità, soprattutto nelle occasioni in cui andava sopra la palla accelerando in cross, così come quando affettava slice con effetti sia verticali che laterali, e mettere sotto Nole sulla diagonale sinistra è qualcosa che riesce, solo a volte, a uno come Nadal. Vedere Djokovic mandato al manicomio al punto di perdere il ritmo da fondo, essere impacciato e scoordinato con il footwork (le cose che di solito sa fare meglio), e innervosito fino alla distruzione di racchetta e penalty point subìto, è cosa tanto inconsueta da rendere doverosa un’analisi dei motivi che hanno portato a tale situazione.

Alla fine, numeri da circo di Dolgopolov o meno, Nole da campionissimo quale è ha risolto la vicenda salvandosi ripetutamente nel secondo set dall’andare sotto con passivo probabilmente irrecuperabile, per poi dilagare nel terzo parziale complice anche il netto calo psico-fisico di Alexandr, che ha pagato l’enorme sforzo necessario per produrre il suo tennis da giocoliere per quasi un’ora e mezza di match. Da una partita come questa, che avrebbe perso quasi chiunque, Djokovic esce a mio avviso molto rafforzato, mentalmente e come convinzione: dei rimanenti avversari in tabellone, alcuni certo fortissimi ma in ogni caso giocatori “normali”, non in grado di destabilizzare il suo tennis con le “follie tecniche” dell’ucraino, non vedo chi possa impedirgli la doppietta americana Indian Wells – Miami anche quest’anno.

One-Handed Backhand Appreciation Corner

Pur decimati, i Guerrieri della Luce mantengono una presenza nel singolare maschile con il Picchiatore Austriaco Dominic, e in quello femminile con colei che ormai trascende i confini della leggenda: la nostra Jeanne d’Arc Carlita, che con commovente dedizione si ostina a rimanere, unico faro di speranza nel buio della Barbarie Bimane in cui è precipitato il circuito WTA, ad altissimo livello, impugnando Eastern con orgoglio e fulminando una Nemesi dietro l’altra con i raggi laser di accecante bellezza che le partono dall’ultimo rovescio a una mano competitivo tra le donne.

“Dominator” avrà lo Scozzese Rantolante Andy ai quarti, Jeanne “Carlita” d’Arc se la vedrà con la Sparapalle Teutonica Andrea in semifinale. Avete già fatto tanto, ragazzi, e un posto d’onore tra gli Illuminati del Lato Chiaro è vostro di diritto: tutto quello che dovesse arrivare in più sarà un inaspettato e importantissimo mattone da aggiungere alle mura che difendono la Civiltà dall’assedio della Notte Oscura che sta avvolgendo il tennis. E su quel muro, a vigilare con voi e a sostenervi fino alla fine, noi ci saremo, come sempre e per sempre.

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