(S)punti tecnici della settimana: Alexander Zverev, i colpi del futuro campione del mondo

Poche volte capita di vedere qualità simili, insieme a tanta solidità, in un giocatore giovane come il tedesco Alexander Zverev. E i margini di miglioramento sono impressionanti

(S)punti tecnici della settimana: Alexander Zverev, i colpi del futuro campione del mondo

Da tecnico, non amo sbilanciarmi in previsioni e azzardi sul futuro, considerata anche l’enorme complessità e varietà (almeno potenziale) del tennis in generale, e i mille aspetti che possono influire sui risultati e la carriera di un giocatore, dalle esecuzioni dei colpi, alla tenuta e allo sviluppo fisico e atletico, fino a tutto ciò che concerne l’attitudine mentale. Le sorprese, e dal punto di vista giornalistico le brutte figure, sono sempre dietro l’angolo, ma stavolta mi sento di sottoscrivere il giudizio di Rafael Nadal, che affronterà in ottavi di finale il talento emergente (insomma, già bello che emerso direi) Alexander Zverev, nativo di Amburgo, che compirà 19 anni il prossimo 20 aprile.

“He’s a clear possible future No. 1. He’s an amazing player. He has all the shots”, ha affermato Rafa, e sinceramente sono d’accordo con lui. Durante gli ultimi Australian Open ero andato a vedere l’allenamento di Alexander con Nick Kyrgios, e mi aveva decisamente impressionato. Ancor più significativo è stato, qualche giorno dopo, stare nella “media pass zone” a bordocampo, per evitare la ressa di tifosi che circondava gli altri tre lati del “court 18” di Melbourne Park, in compagnia della simpaticissima collega di Supertennis Francesca Paoletti, a osservare il training di Zverev con Roger Federer, e non era la prima volta che la leggenda svizzera aveva voluto Alexander in campo con lui. Come è noto, Federer sceglie di allenarsi solo con quelli che reputa superiori agli altri, un “endorsement” non da poco insomma, e la sessione a cui ho avuto la fortuna di assistere da tre metri è stata una goduria per gli occhi. Tennis pulitissimo e fluido da parte di entrambi, e pur tenendo conto dell’impegno magari relativo di Roger in quel tipo di allenamenti (ci mette l’anima Federer, figurarsi, è uno dei lavoratori più intensi e disciplinati di tutti, ma evita di andare a fare le scivolate in spaccata sul cemento, per intenderci), l’effetto visivo era che quello più esplosivo e soprattutto potente fosse il teen-ager tedesco. In ogni caso, quando 31 Slam in totale fanno capire, o dicono direttamente, che un ragazzo è predestinato a diventare un campione ai massimi livelli, ritengo che siano valutazioni di un certo peso specifico, e mi sento quindi autorizzato ad aggiungere anche il mio marginalissimo parere tecnico: Alexander Zverev, a meno di tracolli psicologici o problemi fisici non preventivabili ora, diventerà numero uno del mondo, ma senza dubbio. Fra due, tre anni, non lo so, ma ci arriverà.

Banalmente, un po’ come l’altro splendido giovane rampante Dominic Thiem (che belle sfide che ci aspettano in futuro), il tedesco è tecnicamente senza difetti. Il colpo naturale è il rovescio, esecuzione bimane impeccabile a cui Alexander ha ormai stabilmente aggiunto un dritto di uguale fluidità ed efficacia, il primo servizio è una botta abbondantemente oltre i 200 kmh, la seconda palla è un liftone clamoroso e precisissimo, il fisico – unico minuscolo punto di domanda, soprattutto riguardo alla gestione negli anni e al caricamento muscolare – è incredibilmente coordinato e flessibile data l’altezza di 1.98, il gioco di gambe è pazzesco per uno con le leve tanto lunghe. Guardandolo distruggere Gilles Simon ieri sera, e va bene che il francese non appariva al massimo della forma, però buona parte delle difficoltà tecniche e tattiche che “Gillou” ha dovuto affrontare derivavano dalla qualità e dall’intensità dell’avversario, ho pensato a chi mi ricordava Zverev. Quella facilità di accelerazione, quell’istinto infallibile nel cogliere le aperture di campo sia lungolinea che diagonali, quel modo tanto sciolto e rilassato di tirare vincenti a uscire dal centro, anticipando al limite, quella profondità di palla ottenuta di “mano” e braccio anche in allungo e in recupero, si erano già viste nel circuito una decina e più di anni fa: e appartenevano al signor Marat Safin.

Ci siamo chiesti in tanti dove avrebbe potuto arrivare il mitico Marat, che risultati avrebbe raggiunto, se al talento fuori dal mondo di cui era dotato avesse aggiunto la voglia di lavorare, di migliorare, di prepararsi atleticamente, di interpretare il tennis con dedizione e rimanendo focalizzato sugli obiettivi: ho la netta impressione che nel giro di pochi anni avremo una risposta, e ce la darà Alexander Zverev. Ci sono cose pressochè impossibili da allenare e migliorare più di tanto, o le hai o non le hai. Tra queste, l’istinto per la verticalizzazione e le diagonali in avanzamento, l’atteggiamento aggressivo nell’andare sulla palla, la tranquillità mentale nei momenti che contano, e “Sasha” le ha tutte. Rispetto agli altri ragazzi in grande crescita, appare già un gradino (anzi, una rampa di scale) sopra, particolarmente riguardo alla solidità e alla continuità. Sono convinto, per esempio, che un tipo come Nick Kyrgios sia perfettamente in grado di vincere Slam prima o poi, ma ho difficoltà a immaginarlo costante nel rendimento e nell’impegno anche “di testa” per intere stagioni, mentre Zverev sembra avere già adesso le idee estremamente chiare, probabilmente molto agevolato dal fatto di avere un fratello (Misha) ex top-50, e ancora buon giocatore, che ha vissuto il circuito in lungo e in largo e sa benissimo cosa ci vuole per arrivare davvero in cima, e rimanerci.

zverev rovescio bimane

Diamo un’occhiata più particolareggiata a Zverev. Qui sopra, il rovescio bimane in spinta, un esempio da imitare: combinazione di impugnature continental-eastern, perfetta rotazione del piede sinistro, e successivo potente appoggio del destro, ottima ovalizzazione, peso che passa in orizzontale attraverso il piano delle ginocchia verso la palla, rotazione delle spalle di 90° precisi, accompagnamento finale in linea con il campo, chiusura con tacco della racchetta che guarda in direzione del colpo appena sferrato.

zverev slice

Qui sopra, lo slice, che Alexander padroneggia molto bene quando gli serve, e che ci permette di apprezzare quanto riesca ad andare basso, mantenendo centrale l’asse di equilibrio anche in recupero laterale. Discesa della testa della racchetta impeccabile, finale in orizzontale-avanti, azione del braccio sinistro simmetrica al destro, bell’affondo con le ginocchia. La palla qui sarà a 30 centimetri da terra, se guardiamo il frame dell’impatto gli arriva a metà polpaccio: e lui, che è quasi due metri, la affetta da sotto in scioltezza.

zverev dritto semiopen

Qui sopra, il dritto in spinta verticale, con stance semiopen, impugnatura western, e appoggio su entrambi i piedi, con peso che passa dal destro al sinistro. Da notare l’aiuto della mano sinistra a sostenere e accompagnare la racchetta, tenuta verticale per scatenare l’ovale, fino all’inizio del backswing. Nel frame centrale in alto, l’attimo in cui la racchetta viene lasciata andare verso dietro, l’appoggio è sul piede destro, con il sinistro sollevato sulla punta, nel frame centrale in basso, quello dell’impatto, lo scaricamento è tutto sul piede sinistro, ed è il destro a sollevarsi in proiezione verso avanti seguendo l’ingresso dell’anca e delle ginocchia.

zverev dritto open

Qui sopra, il dritto in open stance, in manovra da fondo, nel frame in alto a sinistra sempre l’attimo in cui la mano sinistra lascia la racchetta dando il via al backswing, qui l’appoggio deve ancora essere messo giù, entrambi i piedi sono ancora in ricaduta dallo step di posizionamento. Successivamente, con la conclusione della preparazione, il peso va giù di potenza sul piede destro, il sinistro viene dapprima trascinato lateralmente, e dall’impatto in poi (i tre frame in basso) va a sollevarsi compensando l’azione di anca e ginocchio destri, andrà di nuovo giù solo alla conclusione del finale a “tergicristallo” (windshield wiper), che qui è decisamente più pronunciato rispetto al colpo visto prima. Insomma, Alexander tira poco liftato in posizione semi-affiancata, quindi con grande facilità nel trovare il lungolinea, oppure molla il toppone classico in open stance piena, con la stessa disinvoltura. Notevole a dire poco.

zverev servizio 1

Qui sopra, un dettaglio poco evidente ma interessante nel movimento di caricamento del servizio: prestiamo attenzione al piede destro. La tecnica è foot-up, cioè con il passetto in avanti del piede posteriore. Nel frame centrale, al rilascio del lancio di palla, l’appoggio è sul piede sinistro (avanzato), e il destro inizia a essere portato avanti, con lieve rotazione esterna sulla punta, fino ad andare a toccare il piede avanzato con il tallone (frame di destra).

zverev servizio 2

Vediamo qui sopra (frame a sinistra) che subito dopo aver toccato il piede avanzato con il tallone, il destro “rimbalza indietro”, ruotando di nuovo stavolta verso l’interno, e va ad appoggiarsi di fianco e parallelamente al sinistro. Dopodichè (frame centrale) Zverev porta il ginocchio destro in avanti e verso il sinistro insieme all’uscita dell’anca, con anticipo rispetto alla rotazione delle spalle che rimangono ancora aperte verso dietro-laterale, il tutto mentre completa l’affondo del caricamento e arriva alla “trophy position”. In pratica, Alexander qui si “annoda” in senso verticale un po’ come un elastico, lasciando poi andare solo all’ultimo istante (frame di destra) l’azione verso l’alto delle gambe e della spalla destra, con grandissima violenza, richiamando tutta in una volta l’energia data dalla rotazione del busto-spalle. Vagamente, ricorda quello che fa Karlovic, ovvero tanto lavoro di spalle e meno inarcamento di schiena, se lo possono permettere data l’altezza.

zverev servizio 3

Qui sopra, la bella conclusione del movimento, con decisa e veloce pronazione del polso sull’avambraccio, e perfetto allineamento tra braccio-racchetta, anca e piede sinistro nell’istante dell’impatto (frame centrale). Grande, grandissimo servizio, una vera fucilata.

In conclusione, è interessante osservare questo video, ripreso durante gli ultimi US Open. Per una volta, lasciamo perdere quello che avviene dalla vita in su di Alexander, e proviamo a focalizzarci esclusivamente sulle gambe e i piedi: in pochi secondi, e pochi colpi, vediamo Alexander esibirsi nel campionario pressochè completo del footwork, a partire dall’approccio alla risposta. Step di posizionamento e in dinamica perfetti, cross-step laterali rapidissimi, affondi potenti in recupero, rientri fulminei verso il centro del campo, spinta da sotto incredibile sulle palle basse (il rovescio che colpisce intorno ai 30 secondi del filmato è letteralmente rasoterra, ma “Sasha” lo tira su come nulla). Senza offesa, e ci mancherebbe visto che ho adorato il Marat giocatore, ma Safin non si è mai nemmeno sognato di muoversi così bene. Noi qui invece abbiamo, riassumendo, un ragazzo di 19 anni che colpisce e spinge (come faceva il russo) in modo pazzesco e facilissimo, ma è calmo e concentrato in campo, sul quale vola grazie a un gran lavoro sul gioco di gambe, si allena come un diavolo, e le fucilate che spara sono sempre tirate a ragion veduta, con perfetta visione geometrica. Ci vorrà ancora un po’ di costruzione della struttura muscolare, insieme a un ultimo tassello tecnico-tattico (l’abitudine ad andarsi a prendere i punti a rete quando è il caso), e per come la vedo io, ecco servito un campione autentico, da Slam in serie per intenderci. Al quale già da stasera anche Rafa Nadal dovrà stare veramente attento.

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