Federer c’è. Si arrende a Zverev ma è in ottima forma

Federer c’è. Si arrende a Zverev ma è in ottima forma

Hopman Cup: tre tiebreak, due ore e mezza di gioco. Tutt’altro che un’esibizione. Federer è in buonissime condizioni, Zverev sarà protagonista nel 2017

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Halle 2016: Zverev è già grande, fuori Federer!

Alexander Zverev bissa il successo di Halle 2016, e supera in tre set Roger Federer per dare il primo punto alla Germania, nella seconda sfida di Hopman Cup 2017. Test importante per Roger dopo la passeggiata del primo turno con il britannico Evans; “la leggenda trentacinquenne contro il miglior teenager del mondo”, come dice lo speaker a fine match, durante l’intervista postpartita. Più di 13mila spettatori, record della manifestazione: Zverev mostra una tenuta paurosa al servizio, potenza e precisione che si combinano anche nei fondamentali. Per Federer ottime risposte in un incontro vero: potrà ambire a far bene in questa stagione.

L’atmosfera è ben lontana da quella tipica di un’esibizione, anni luce distante dai sorrisetti e le sbruffonerie viste ieri con Nick Kyrgios. Entrambi i protagonisti non si risparmiano, come se in palio ci fosse già adesso un importante messaggio da mandare. Si vede un ottimo tennis, Federer sembra in buonissime condizioni: resta con i piedi sulla riga di fondo e spesso colpisce in controbalzo, scende a rete, tiene e in varie occasioni manovra anche dal lato sinistro. Zverev dal canto spaventa al servizio, costantemente al di sopra dei 200 km/h: il suo gioco moderno è spettacolare, in più di un’occasione trova angoli impensabili con il rovescio bimane, pur costretto a piegarsi sulle ginocchia dai tagli al cianuro di Federer. Il pubblico si diverte, esulta quando lo svizzero aggredisce con il dritto e trafigge l’avversario per scappare avanti di un break nel primo set; Zverev però non molla, e nel decimo game martella da fondo fino alla quarta occasione, in cui è il fendente di Federer a decollare verso il corridoio per il 5-5. Si giunge al tiebreak, nel pathos caratteristico di un incontro da turni caldi in un Masters 1000: Roger si scompone con due doppi falli e disputa un gioco decisivo confuso, disattento, andandosi a sedere indietro di un set dopo un impietoso 7-1.

Zverev aggiunge un’altra tacca nei suoi turni di battuta (picco a 219 km/h), trova sensibilità nel gioco di volo e il livello in campo ne giova. Federer insiste con il servizio ad uscire e il dritto in anticipo nell’angolo opposto, elegantissimo e quasi mai in affanno. I giochi scorrono senza intoppi fino ad un secondo tiebreak, in cui il tedesco sembra poter prendere il largo in avvio: sul minibreak, Roger spara con stizza una pallina in tribuna, a testimonianza di quanto sentita sia la partita, esibizione o meno. Zverev si fa però prendere dall’entusiasmo, esagera nel tentare di girare attorno alla palla sul suo lato sinistro e manda in corridoio, prima di disunirsi una seconda volta e di fatto consegnare il parziale.

Splendidi alcuni scambi giocati a velocità da tennis tavolo, sulla diagonale di dritto: le corde di entrambi impattano con un suono secco, quasi musicale, mentre la palla veleggia rapida. Nemmeno il terzo set porta palle break, quando si scollina oltre la seconda ora di gioco. La qualità media rimane alta anche diminuisce la varietà, Federer perde la mappa per decifrare il servizio dell’avversario e si procede, godibili ma piatti, fino al nono gioco. Zverev indovina un clamoroso passante lungolinea con il dritto in allungo, quasi spalle alla rete, su cui arriva dopo aver calpestato ogni riga del campo; finalmente chance di break, ma Roger apre il fuoco dal lato destro e annulla con coraggio, per poi incamerare il game. L’unico momento di rilassamento si ha quando un tifoso urla “another tiebreak!”, suscitando l’ilarità dei giocatori. Si arriva per davvero al tredicesimo gioco, e Federer lascia in borsa il rovescio: due errori lo costringono a girare sotto 2-4, permettendo a Zverev di amministrare con l’imprendibile servizio. Non basta allo svizzero vincere uno scambio da polmone artificiale, si chiude all’undicesimo punto.

“Sempre bellissimo riuscire a vincere contro Roger, è una leggenda”, dirà Sascha a caldo. “L’Australia ha un sapore speciale per me, ho vinto il mio primo Slam Juniores qui”.

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