Cosa piace e cosa non piace degli Internazionali (Parte II)

Ripresentiamo un articolo della scorsa stagione, in cui il direttore elencava vizi e virtù del torneo di Roma. E quest'anno?

Cosa piace e cosa non piace degli Internazionali (Parte II)

Ripubblichiamo in due puntate quel che Ubaldo Scanagatta scrisse lo scorso anno durante gli Internazionali BNL d’Italia 2016. Siamo curiosi di vedere quali cose siano cambiate e come. Va detto che molti miglioramenti, a seguito della nostra segnalazione, furono apportati nel corso del torneo.

Qui la prima parte
Qui l’articolo originale

 

ROMA ATP MASTERS 1000 – Non ho mai pensato che l’interesse, e tantomeno la qualità di un articolo dovessero misurarsi con il numero dei commenti, ma sono rimasto piuttosto stupito nel constatare le poche reazioni suscitate dalla prima puntata di “Cosa piace e cosa non piace degli Internazionali, progressi fatti e ancora da fare”che qui linko perché forse uno dei motivi è legato al fatto che è stato soltanto poche ore in apertura: “carichiamo” talmente tanti nuovi articoli ogni giorno che il ricambio è velocissimo e sfuggono al lettore che non si colleghi 4 volte al giorno anche articoli piuttosto validi (e non alludo al mio eh). A volte mi chiedo se non sia controproducente inserirne così tanti, ma è anche vero che se su Ubitennis la permanenza media di un lettore supera i cinque minuti, mentre la maggior parte dei siti internet concorrenti supera a malapena il minuto, in parte lo sforzo è ripagato.

Maggior permanenza sul sito, maggior visibilità dei banner che rappresentano l’unico sostegno economico di un sito.

Riprendo aspetti positivi e negativi del torneo romano, constato che tutti gli interventi dei lettori sottolineano la necessità di “liberare” l’accesso del Grand Stand, spesso deserto, dal gravame del costo del biglietto, non senza ospitare anche oggi un paio di commenti di giornalisti inviati su tutti i grandi tornei, come Ben Rothenberg del New York Times e Vincent Cognet de L’Equipe.

POSITIVO – Ad alcuni dei difetti segnalati ieri da questa mia rubrica chi si occupa degli aspetti organizzativi della FIT ha subito posto rimedio. Un atteggiamento intelligente che mi ha fatto piacere poter constatare. Per questo segnalo i progressi: 1) giornalisti e fotografi possono adesso evitarsi di scendere “24 scale” per accedere al centrale – come aveva lamentato ieri il decano dei fotografi Gianni Ciaccia – visto che i ventilati problemi di sicurezza erano superabili con un controllo scanner da parte dei sorveglianti alle porte che, sullo stesso piano della sala stampa, conducono al campo centrale; 2) per le toilettes miste sono stati ordinati adesivi con su scritto uomini per il bagno degli uomini e donne per quello delle donne (che si erano lamentate dell’eccessiva promiscuità); 3) al giornalista belga Yves Simon, cui era stato promesso un desk, è stato assegnato il desk definitivo; 4) la soluzione dell’accesso al centrale dallo stesso piano della sala stampa ha risolto anche il problema della pericolosità di chi rischi di stare in piedi in mezzo ad una scala e senza aver un monitor a disposizione per vedere quel che accade anche per un game importante più un tiebreak (è il caso del giornalista che arrivando sulle scale sul 6-5 0-15, si perdeva il dodicesimo gioco e tutto il tiebreak o per chi arrivando al primo punto di un set non poteva vedere o fotografare nulla per 3 games); 5) anche se non legato a quest’ultimo articolo ma ad uno precedente, come avrete forse letto da una nostra “ultima ora”, domenica i quattro giocatori che vinsero la Davis nel ’76 dovrebbero trovare ospitalità e posto sul campo centrale, con Giovanni Malagò che è riuscito a persuadere prima Binaghi e poi Panatta della utilità di compiere questo reciproco passo di riavvicinamento. Anche per evitare imbarazzanti confronti con la decisione della federazione francese di invitare Adriano Panatta ad effettuare la premiazione del vincitore 2016 del Roland Garros. Bravo, dunque, Malagò a non darsi per vinto.

NEGATIVO – I campi sono in condizioni fortemente imperfette. Ed è grave soprattutto che non sia stato ben sistemato il campo centrale. Di cattivi rimbalzi sul centrale si è lamentato Andy Murray e si è visto chiaramente e visibilmente irritato anche Roger Federer nel match perso con Thiem. Era successo, in maniera più evidente, l’anno passato e quest’aspetto non potrà più essere sottovalutato per l’anno prossimo. Errare è umano, perseverare diabolico. Dovrebbe essere il primo impegno che un direttore del torneo dovrebbe assumersi.

POSITIVO – C’è da quest’anno un deposito bagagli per chi viene da fuori con valigie e zaini. Ne hanno usufruito circa 200 persone al giorno, per quanto non sia stato molto pubblicizzato. Ma è un servizio importante che i più grandi tornei del circuito ATP (e gli Slam) hanno.

NEGATIVO – La situazione del…

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