Coppa Davis. Le semifinali come antidoto al declino? (Crivelli). Format 3.0. 4 game e non 6, stop vantaggi e il pubblico si muoverà (Crivelli). Tra Rafa e Roger non c’è partita. Nadal è il tennis (Rossi)

Coppa Davis. Le semifinali come antidoto al declino? (Crivelli). Format 3.0. 4 game e non 6, stop vantaggi e il pubblico si muoverà (Crivelli). Tra Rafa e Roger non c’è partita. Nadal è il tennis (Rossi)

Coppa Davis. Le semifinali come antidoto al declino? (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

La Coppa Davis ha compiuto 117 anni e le rughe si vedono tutte. Conserva la magia e il rispetto che si deve alla più antica competizione a squadre della storia dello sport, ma non può evitare attacchi continui alla formula e al calendario, amplificati dal trattamento che spesso le riservano i giocatori più forti, che spesso la snobbano ma che poi la mettono tra le perle della carriera quando decidono di affrontarla e magari vincerla (ultimi casi, Federer e Murray). Le blande (e per certi versi quasi ridicole) modifiche introdotte dall’Itf per renderla più appetibile (unica degna di nota, il fatto che la vincitrice giocherà in casa il primo turno dell’anno successivo), accompagnate invece dalla sonora bocciatura dei due set su tre per i singolari e della finale in campo neutro, rischia di erodere ancor di più i consensi intorno all’Insalatiera, proprio nei giorni in cui due nuove iniziative sembrano metterla pesantemente in pericolo. Si tratta della Laver Cup, al momento solo un’esibizione di lusso in programma nel weekend tra il 22 e 24 settembre a Praga, che metterà di fronte Europa e Resto del Mondo (capitanate da Borg e McEnroe) in una sorta di Ryder Cup delle racchette e a cui hanno aderito i più forti al mondo (quelli sani, ovviamente), tanto che in doppio giocheranno insieme Federer e Nadal; o ancora la vecchia Coppa delle Nazioni, che un tempo si giocava in maggio a Dusseldorf, da giocarsi la prima settimana di gennaio tra Asia e Australia (se ne parlerebbe eventualmente dal 2019). In attesa degli eventi, da oggi si giocano le semifinali. A Bruxelles (terra rossa indoor) quinto confronto della storia tra Belgio e Australia: i padroni di casa sono arrivati fin qui per la seconda volta negli ultimi tre anni (finalisti nel 2015), l’Australia è seconda con 28 trofei alle spalle degli Stati Uniti (32) nella classifica delle nazioni più vincenti, ma non si impone dal 2003. I belgi in casa si esaltano e la superficie li aiuta non poco; tra gli ospiti capitan Hewitt ha ormai recuperato alla causa Kyrgios (ma avrà voglia?) e nel primo singolare si affida a Millman, numero 185 Atp, reduce dal terzo turno agli Us Open (dove all’esordio ha battuto proprio Kyrgios). A Lilla, allo Stadio Pierre Mauroy (terra rossa), palcoscenico della finale persa nel 2014 contro la Svizzera, la Francia ospita la Serbia. Più che i presenti, contano gli assenti, a partire da Novak Djokovic che ha finito anzitempo la stagione. Ma la Serbia non ha neppure Troicki e Tipsarevic, mentre la Francia rinuncia agli infortunati Gasquet e Monfils. Padroni di casa largamente favoriti malgrado gli acciacchi.

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Format 3.0. 4 game e non 6, stop vantaggi e il pubblico si muoverà (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport – inserto)

L’ultima, grande rivoluzione del tennis, al netto dell’evoluzione dei materiali che va ascritta al progresso tecnologico, risale al 1970, quando gli Us Open introducono (primo Slam a farlo) il tie-break: allora, non viene concepito come una concessione alle televisioni, quanto piuttosto come un modo per ridurre semplicemente i tempi delle partite a favore del pubblico che paga. Da allora, tutto è rimasto invariato, malgrado proclami e progetti più o meno velleitari (dall’abolizione della seconda di servizio al ritorno alle racchette di legno), per la gioia dei puristi: un immobilismo che ha finito per cozzare contro gli interessi delle tv, che prediligono eventi sportivi di cui si conosca sostanzialmente l’orario di inizio e di chiusura, e con la fruizione a tutta velocità degli utenti dei social. Chiaramente, per la sua natura, il tennis non potrà mai essere compresso entro tempi predefiniti (ma non si sa mai: magari qualcuno ci proverà), però alle Next Gen Finals, in pratica il Masters di fine anno degli Under 21, la cui prima edizione scatta proprio quest’anno e per tre anni sarà ospitata da Milano, verranno sperimentate nuove regole che cercano di rispondere alle esigenze di velocizzazione e spettacolarizzazione, figlie di questa epoca. Alcune di queste, a seconda del favore che incontreranno tra giocatori e appassionati, saranno destinate ad accompagnare il futuro anche molto prossimo del mondo delle racchette. Innanzitutto ci sarà un formato più breve: partite al meglio dei 5 set ma con il parziale vinto da chi arriva per primo a 4 game (eventuale tiebreak sul 3-3). Il set più breve è stato pensato per incrementare il numero di momenti-chiave. Allo stesso tempo, le partite al meglio dei 5 set consentiranno di mantenere inalterato il numero di game necessari per vincere gli incontri (12) rispetto al formato tradizionale del due set su tre. In caso poi di parità nel game, non si giocheranno i vantaggi. Sul 40-40 starà al giocatore alla risposta decidere da quale lato rispondere nel punto che assegnerà il game. Inoltre, gli incontri inizieranno precisamente 5 minuti dopo l’ingresso in campo del secondo giocatore. Questo ridurrà i tempi di attesa prima dell’inizio degli incontri e tra un match e l’altro. Il tempo trascorso tra un punto e l’altro verrà calcolato con un orologio a bordo campo. In questo modo sarà più facile verificare il rispetto da parte dei tennisti della regola dei 25 secondi tra un punto e l’altro, ma anche la durata delle pause tra un set e il successivo, dei timeout medici e il rispetto dei 5 minuti tra l’ingresso in campo e l’inizio della partita. Questa novità è già stata applicata anche alle qualificazioni degli Us Open di quest’anno. Non esiste più il nastro al servizio (il let), un elemento di imprevedibilità all’inizio di ogni punto. La regola contribuirà anche a eliminare la discrezionalità del giudice di sedia in merito alle chiamate sul let e in questo modo l’incidenza del net sulla battuta verrà equiparata a quella degli altri momenti del gioco. Quanto ai time out per intervento medico o del fisioterapista, ogni giocatore potrà richiederne al massimo uno. In compenso il coaching diventa libero: giocatori e allenatori potranno comunicare in alcuni momenti dei match, ma i coach non potranno comunque scendere in campo. Tra le donne, la regola esiste già nei tornei Wta (e il coach può scendere in campo; ma la norma non è valida negli Slam), per gli uomini è stata sperimentata per la prima volta alle qualificazioni degli Us Open. C’è poi un’innovazione strettamente connessa al pubblico e al suo modo di fruire dal vivo l’evento: ci si potrà muovere liberamente nell’impianto, anche durante lo svolgimento del gioco e per tutta la durata del torneo. Questa policy non riguarderà il pubblico seduto a ridosso delle due linee di fondocampo. La novità consentirà agli spettatori di muoversi liberamente nello stadio durante gli incontri, contribuendo così a rendere l’atmosfera più rilassata. Favorevoli o contrari? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Tra Rafa e Roger non c’è partita. Nadal è il tennis (Massimo Rossi, Libero)

Rafa Nadal ha incassato domenica sera il cospicuo assegno che spetta al vincitore dello slam americano, dopo quello francese dello scorso luglio, e ha così rafforzato il primato nella classifica mondiale riconquistato in agosto, oltre che il suo conto in banca. Ha vinto in finale con un giocatore non di altissima classifica, ma il sudafricano Anderson ha più che meritato in questo slam per certi versi anomalo. Da una parte mancavano infatti Murray e Djokovic, vittime di una crisi forse non del tutto legata a guai fisici, e dall’altra Federer non era al massimo, bloccato da dolori alla schiena come un qualunque vecchietto. È però anche vero che Rafa è quello dei magnifici quattro che in carriera ha subito gli stop più lunghi, di cui si sono ampiamente avvantaggiati i tre più diretti avversari. Dunque se oggi il conteggio dei punti dice Nadal numero 1 è perché lui è stato il migliore. Va detto anche, una volta per tutte, che non sono solo i numeri a dire che Nadal è il numero 1 del tennis mondiale, ma che è anche il suo gioco a legittimarne il primato assoluto. La verità è che a Rafa va attribuito il merito di aver inventato colpi mai prima esistiti nella storia del tennis. Ed è proprio questo il punto che i più si ostinano a non capire perché accecati dall’eleganza dello svizzero più amato del mondo, e cioè che Federer è (solo) un fantastico e inimitabile esecutore del tennis classico. Rafa invece ha fatto fare un passo avanti a questo bellissimo sport, non solo alzando l’asticella della componente tecnica del gioco (che meraviglia quel dritto per dritto e quegli incroci uncinati), ma anche quella della componente mentale, ingrediente ormai universalmente considerato principale per un gioco vincente, traducendosi nella capacità di gestire le emozioni, l’ansia e la tensione nervosa. Ed è in questo, soprattutto, che Nadal è diventato e rimane il numero uno assoluto. Insomma, un atleta fortemente moderno cui il tennis deve moltissimo e che di certo ha segnato il suo tempo anche più del grande Roger.

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