Lamento per Fernando Verdasco

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Lamento per Fernando Verdasco

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TENNIS – Secondo racconto di un’impresa quasi sfiorata. Da Madrid ci traferiamo a Londra, dove un ritrovato Fernando Verdasco stava per spezzare il sogno del Regno Unito. Daniele Vallotto

 

«Non voglio vederlo!
Di’ alla luna che venga,
ch’io non voglio vedere il sangue
d’Ignazio sopra l’arena.
Non voglio vederlo!»

 

Federico García Lorca, Lamento per Ignacio Sánchez Mejias 

Dicono che sono stato fortunato ad arrivare fin qua, che il verde non fa per me e che mi dovrò inchinare al prossimo Re d’Inghilterra. Beh, tutti i favoriti si sono fatti fuori e sull’erba non combino granché. Però contro di lui ho vinto qualche tempo fa e non era un match da poco. Ah, che torneo! Se ci ripenso… Ma meglio che non ci ripenso, sennò mi vengono i lucciconi. Sembrano passati vent’anni da quella partita. Invece ne son passati quattro e mezzo e tutti mi ricordano sempre e solo quel torneo. Io, che non ho più rivisto un solo secondo di quella partita, devo sempre combatterci, con quella partita. Roba da Lacuna Incorporated.

Pronti via e doppio fallo. Come a dire: se non vi ricordate come terminò quella battaglia, ve lo ricordo io. Figurati se non se lo ricordano. Gli spalti non sono esattamente pieni ma tra il pubblico vedo Fergie e penso che lo scozzese sarà pure anglosassone ma ha una scaramanzia tutta mediterranea. Dopo due game comincio già a sentire la tensione: un paio di errori, facciamo anche tre e quello può già scappar via. Ma quando servo da sinistra faccio male (ti ricordi il match point a Melbourne?) e con un bolide metto le cose a posto. Quell’altro comunque non sbaglia un accidente quando batte. Però commette l’errore di sottovalutarmi. Sul quattro pari, visto che io non mollo, il principe ereditario prende l’iniziativa, mi fa girare come una trottola e comincio a sentire un principio di emicrania. Ma la mia aspirina si chiama dritto sulla riga. Un coro di “ooooh” tra l’affranto e lo stupefatto accoglie il trenta pari. Il doppio fallo mi fa tornare l’emicrania anche perché la mia testa si riempie di quel dannato match. Per fortuna che c’è l’aspirina dei bei tempi, il servizio da sinistra che mette ancora a posto le cose.
Cinque a quattro. Lui parte con un ace, io ribatto con un nastro fortunato. Poi mi apparecchia una seconda da azzannare e gli stampo un rovescio comodo comodo. Ora mi serve solo un po’ di fortuna. Adocchio il prato in cerca di quadrifogli. Eccone uno! È un bel dritto comodo che lui spara fuori. Io mi fermo. Nessuno chiama l’out. È dentro. Riguardo la linea. In effetti non era un quadrifoglio. Poco male. Sul 30-30 mi arriva una seconda che è una mozzarellina mentre i miei dritti sono delle forme di queso curado che fanno impallidire il Fantasma Formaggino. Set point. Lui ormai è diventato di ricotta, gli tremano le gambe ed è doppio fallo. Mi ricorda qualcosa. Ma non ci penso. Uno a zero. Mi avvio alla panchina spalmandomi il fantasma. Grazie Lacuna Inc.

Con me non si sta mai sicuri. Prima tengo a zero. Poi metto in fila un paio di errori ed è 0-30. Trovo due prime delle mie che lo fanno ammattire. Ma poi ritorno a sbagliare e mentre lui urla “Yeeeeeeeeeees” io scendo dall’ottovolante. L’emicrania è tornata, i capogiri si fanno sempre più forti e lo scozzese mi sta per scappare via. 0-30. Ritrovo il dritto e il consueto asso da sinistra. L’emicrania si attacca. Ed è quella che viene al mio toro quando deve servire una seconda. Mi procuro due palle break. Una l’annulla ma sulla seconda vede rosso e spedisce il dritto a Pamplona.
Il toro comincia a sbuffare. Io danzo elegantemente e comincio a scagliare dritti che sembrano dei dardi assassini. Il rovescio che mi dà il break sbatte sul nastro, il quale modifica la sua traiettoria e lo trasforma nella beffa. Alzo la mano per scusarmi e vado a servire per il due a zero. Il toro parte alla carica e io tremo un po’. Adesso tocca a me attaccare. Uno, due, tre dritti. Lui recupera tutto. Perdo il conto dei dritti e allora attacco col rovescio. Il toro è messo all’angolo invece trova il dritto buono, quello che è mancato a me. Sembra in grado di girarla, la partita, perché torna a girarmi la testa. La corrida piace al pubblico, che stavolta tifa per il toro. Zero-quaranta. Sembra finita, invece io non mollo. Faccio tre punti di fila e lui torna a balbettare. Il drop shot con cui mi regala il set point sembra quasi una parolaccia, da quanto è brutto descriverlo. E la parolaccia alla fine arriva davvero perché alla prima occasione mi prendo anche il secondo set e il toro non può far altro che imprecare contro di sé. A las cinco de la tarde il toro sembra al tappeto. Ah, la tauromachia!

Comincia il terzo e lui comincia con un doppio fallo. Io già pregusto la preda ma quella si scuote e si ribella. Uno a zero per lei. La Plaza de Toros aumenta i boati ad ogni punto della mia preda. Il mio sesto doppio fallo viene accolto con britannico contegno ma quando sbaglio uno smash facile facile neanche il bon-ton anglosassone può far nulla. Due palle break. Lui azzecca una risposta, corro indietro e colpisco in equilibrio precario e l’incornata fa effetto: due a zero. Provo a mescolare le carte. Non funziona, anzi il sesto doppio fallo per poco non mi inguaia ulteriormente. Il toro ha il sangue negli occhi, lo vedo e lo sento. Trovo un po’ d’ossigeno e mi salvo. Ma la doppia benedizione è rimandata di poco. Decido di mollare. In un amen siamo sei a uno. La folla applaude soddisfatta. Vogliono il loro Ignacio Sánchez Mejias.

Decido di prendermi una pausa. Mi rinfresco i capelli e le idee. Funziona, per un po’. Siamo trenta pari, serve lui. Trovo una buona risposta e poi comincio a picchiare di dritto ma mi torna tutto indietro. Allora mi faccio aiutare un pochino dal nastro. Break point. Il pubblico non apprezza. Mi arriva una prima di quelle d’acciaio, metto la racchetta ma non serve a molto. Ne trovo un altro, di break point, e mi arriva un’altra prima inox. Sul suo vantaggio lui azzecca il drop shot, ci arrivo con la punta della racchetta e la rimetto di là, lui dà un colpo di reni e la ributta nel mio campo. A quel punto mi basta un rovescio slice per prendermi il punto. Anzi, no, quello ci si avventa indemoniato, la incorna e la uncina in un modo che mi ricorda un vecchio incubo. Mi tuffo nel verde ma non la riesco a mettere di là. La Plaza è tutta per lui. Sento la pressione salire.
Sul tre a due ho un break point che pesa come un macigno. Il suo algido angolo comincia a sudare. Sbaglio la risposta e si alza un sospiro di sollievo che si ritrasforma in un gemito d’ansia quando trovo un rovescio lungolinea vintage. Serve da sinistra, perfettamente. Ancora parità. Mi aggancia, di nuovo. Le sue corna cominciano pericolosamente a puntarmi. Io lo evito, poi cerco di colpirlo con un dritto che spazzola la riga. Lui quasi non ci crede. Tento di approfittare dello smarrimento e vado a rete, dopo un po’ di latitanza. All’improvviso mi ricordo il motivo di tale latitanza e se lo ricorda anche lui, che mi passa agile col rovescio. Allora gli sparo sul rovescio, insisto su quel lato ma al terzo affondo la butto fuori. Il principino alza il pugnetto mentre io alzo il sopracciglio perché il match mi sta scappando di mano. Le cinque della sera sembrano maledettamente lontane. Lo mando a servire per il set, sperando in un regalo. Lui però ha già dato e chiude a zero. Tutto da rifare. Il mio drappo rosso mi ricorda che anche la spia delle energie non è esattamente di colore verde.

Batto per primo. Qualcuno mi incita “C’mon Fernando” e quasi non mi par vero di avere qualche tifoso. A ben pensarci, credo sia qualcuno che voglia distrarmi. Benissimo, non ci riesce. Uno a zero. Il quinto set è questione di dettagli, di nervi e anche di fortuna. Inutile che vi ricordi quando l’ho imparato. L’ha imparato anche lui, però, e da me, per giunta. Voglio bissarla, lo desidero così tanto che mi vien voglia di gridare al cielo. Mi trattengo, però, quando indovino l’ace sul tre pari. L’adrenalina sale. Ottavo game. Sono avanti 4-3 e la pressione è tutta su di lui, il favorito, l’incompiuto, il campione, il fabolous meno fab. Il sole ha già abbandonato il Center Court e così fa il servizio del mio nemico. Lo aggredisco prendendolo per le corna. 0-30.  Gli serve una prima e la trova. Tremiamo entrambi, trema il pubblico, trema perfino l’aria, irrespirabile. Altro aggancio. Tocca di nuovo a me. Tutti si aspettano il mio crollo. Il pubblico comincia a chiedere insistente l’ultima incornata. La corrida è così: sai già chi vincerà, devi solo scoprire come. Sfortunatamente per me, oggi deve vincere il toro. Siamo all’undicesimo game. Mi arrampico disperato sul 30-30. Lui azzecca qualche rovescio di troppo e alla fine cedo, sfinito. Quest’ultima carica mi ha risucchiato le energie, metto una seconda troppo fiacca che diventa facile preda della sua furia taurina. Il boato annuncia la fine, sono stato matado. Ma le regole della corrida vanno rispettate: lo so io, carnefice diventata vittima e lo sa lui, vittima diventata carnefice. Lo sa anche il pubblico, che tributa al suo eroe il giro trionfale intorno all’arena. L’ultimo game è pura esibizione. Mi accascio ripensando a quell’inverno caldissimo di quattro anni fa.

 

 

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Wimbledon, il programma di venerdì 1° luglio: Sinner-Isner terzo match sul Campo N.2, Djokovic sul Centrale, Alcaraz sul N. 1

Il programma sul Centrale sarà aperto da Ons Jabeur contro la francese Parry

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Ons Jabeur - Wimbledon 2022 Credit- AELTC:Florian Eisele

Diramato l’Order of Play di Wimbledon per il Day 5, venerdì 1° luglio, per quanto riguarda i due campi principali. Sul Centre Court alle 14.30 apriranno la francese Diane Parry e la tunisina Ons Jabeur, terza testa di serie del torneo. A seguire ecco il derby serbo tra Novak Djokovic e Miomir Kecmanovic. Il terzo match vedrà protagonista l’inglese Cameron Norrie, che è la testa di serie più alta nel secondo quarto di tabellone: ha davanti a sé una chance irripetibile di arrivare in semifinale e il pubblico proverà a dargli una mano nel terzo turno contro l’americano Steve Johnson.

Sul Court 1, apriranno la britannica Heather Watson e la slovena Kaja Juvan. A seguire un altro duello femminile, quello tra Angelique Kerber ed Elise Mertens. Il terzo match è stato invece affidato a Carlos Alcaraz che dovrà vedersela col tedesco Oscar Otte, giocatore da prendere con le molle sul terreno erboso.

Jannik Sinner sarà invece impegnato ancora una volta sul Campo N. 2 di Church Road, come era già accaduto all’esordio con Wawrinka, a differenza del secondo turno in cui era stato programmato sul Campo N. 3. Inoltre per al terza volta su altrettante partite, il match dell’altoatesino sarà il terzo previsto, in questo caso nel terzo campo per importanza dell’impianto dello Slam londinese. La tds n. 10 affronterà la ventesima forza del tabellone, il gigante John Isner, dopo gli incontri fra la tds n. 23 Tiafoe contrapposto a Bublik prima e la sfida femminile tra la mazzolatrice Sakkari (tds n. 5) e l’affettatrice Maria, poi. Il programma prenderà il via alle 11:00 locali – le 12:00 italiane.

 

Sui campi secondari – in tutti il programma avrà inizio alle ore 11.00 – vedremo impegnate la tds n. 12 Jelena Ostapenko che fronteggerà la rumena Begu, nello scontro inaugurale della giornata sul Campo 3. Alla lettone seguirà la prosecuzione della partita interrotta quest’oggi per oscurità, tra Sock e Cressy, con l’ex n. 8 che guida il derby a stelle strisce con un doppio 6-4 – il match è stato sospeso dopo la conclusione della seconda frazione. Subito dopo il n. 30 del tabellone Tommy Paul, se la vedrà con il corpulento mancino Jiri Vesely – ceco che si esalta su questa superficie – per giocarsi l’opportunità di proseguire una corsa in uno spicchio del main-draw decisamente aperto. Chiuderà il programma sul campo in questione il confronto tra la tds n. 33 Shuai Zhang e la ritrovata Caroline Garcia.

Infine citiamo il match molto interessante, che aprirà le danze sul Campo 12 e, che vedrà protagonisti Nikoloz Basilashvili (tds n. 22) e l’erbivoro orange con il suo tennis vintage da attaccante puro Tim Van Rijthoven. Proprio se dovesse riuscire a spuntarla il tennista dei Paesi Bassi, scoperto dal grande tennis dopo la favola trionfale a ‘S-Hertogenbosh, potrebbe essere lui a rappresentare il vero spauracchio per Robo Nole verso la conquista dell’ultimo atto del torneo, da parte del cannibale serbo. Su questo campo il programma verrà chiuso dall’incontro tra la tds n. 28 Alison Riske e Marie Bouzkova, con in mezzo l’altro azzurro – oltre al 20enne di Sesto Pusteria – che avrà il compito di portare in alto i colori italici nel Day 5 di Wimbledon: Andrea Vavassori, il 27enne torinese dopo l’ottimo cammino in singolare debutterà nel tabellone di specialità in coppia con il serbo Nikola Cacic, con avversari dall’altra parte della rete il duo tutto albiceleste e terraiolo doc Beaz/Delbonis

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Wimbledon: Gauff bella di notte sul Centre Court, vola al terzo turno

Coco Gauff ha battuto la rumena numero 127 al mondo, Mihaela Buzarnescu, 6-2, 6-3 dimostrando una netta superiorità. Derby americano nel prossimo turno: avversaria Amanda Anisimova

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Le oltre 100 posizioni in classifica di differenza tra Coco Gauff e Mihaela Buzarnescu, potrebbero essere già sufficienti per spiegare il perché di un match che ha visto l’americana vincere per 6-2, 6-3 in un’ora e venti minuti. Una partita che non ha disatteso i pronostici e ha visto i due set, per certi versi, essere piuttosto antitetici nello svolgimento, ma uguali nello spartito finale, in quell’acuto dal nome Coco assolutamente romantico. Gauff che gioca un tennis alle volte sublime nella sua modernità, fatto di colpi potenti e mano che si sta sempre di più ingentilendo, sembra esaltarsi in un contesto, quello del centrale di Wimbledon, che tre anni fa la proiettò alla ribalta del mondo, dopo aver battuto la Venere nera del tennis. Poco ha potuto la sua avversaria, che nonostante provenisse dalle qualificazioni e avesse superato il primo turno del tabellone principale, nulla ha potuto per contrastare i colpi dell’americana nel primo set. Meglio nel secondo set, dove ha ritrovato quel gioco che le ha permesso di arrivare fino al centrale di Wimbledon salvo poi perdere quel break decisivo, condannandola all’ineluttabilità della sconfitta.

Il match

Il match inizia senza particolari sussulti nei primi due game che seguono sostanzialmente l’inerzia del servizio. Nel terzo game il primo possibile miss match dell’incontro ma tre vincenti e un servizio vincente permettono all’americana di rimettere le cose a posto, risalendo da un pericoloso 0-30. Risalita che non riesce nel game successivo alla rumena che sotto 0-30, abdica alla sua avversaria concedendo il primo break dell’incontro sbagliando un dritto che in realtà occhio di falco battezza dentro. Ma la chiamata non c’è, ed è 3-1 Gauff. Continua a spingere l’americana, sfruttando tutta la potenza generata dal suo servizio e costringendo Buzernuscu a correre per tutto il campo non dandole la possibilità di trovare il bandolo di una matassa piuttosto ingarbugliata e costringendola di fatto a costruire un castello di errori. Pur senza giocare il suo tennis migliore però la rumena interrompe emorragia di punti più che di gioco, portandosi sul 4-2. Le velocità di crociera delle due giocatrici sono però troppo diverse: i colpi dell’americana fanno male e lasciano segni importanti nel morale della giocatrice rumena che sembra non avere le armi per contrastare quello che sembra un destino segnato. Un destino che infatti destina il primo set ad appannaggio di Gauff col punteggio di 6-2, dopo soli 31 minuti di gioco. Troppi i problemi da risolvere per la giocatrice rumena, messa in difficoltà dalla potenza dell’americana ma anche dalle tante palle alte che l’hanno mandata fuori giri. Talmente tanto fuori giri che quando prova a forzare, non trova quasi mai il campo, come nel dritto finale che termina la propria parabola mezzo metro oltre la linea di fondocampo.

 

Molto più equilibrato l’inizio del secondo set per merito di Buzarnescu che grazie ad un gioco più vario ha elevato il ritmo mettendo in difficoltà Gauff, togliendolo il tempo di attacco, grazie a palle più lavorate e complesse da gestire. Il cambio di passo in questa fase del match è caratterizzato dal quarto game che, nel primo set, la rumena avrebbe probabilmente mollato nell’altalena dei vantaggi (saranno sette a fine game) e che invece dopo aver perso per ben 4 volte la possibilità di chiudere il game, alla quinta mette il sigillo finale con dritto lungolinea. Ed è chiaro che il set si giochi sui turni di servizio della giocatrice numero 127 al mondo. Il sesto gioco è infatti la fotocopia del quarto: servono infatti ben 10 minuti, tanta fatica e tutto il repertorio di gioco per permettere a Buzarnescu di portare a casa il game del 3 pari. Come i precedenti, anche il successivo game al servizio di Gauff è poco più di una formalità prima del game decisivo quello che segna definitivamente il solco che separa le due giocatrici tra il prosieguo del torneo e il tornare a casa. È infatti dopo il consueto braccio di ferro che a spuntarla è l’americana, conquistando il break decisivo che vuol dire in pratica terzo turno. Il sesto game è l’apoteosi del servizio: 4 servizi vincenti che vogliono dire gioco, partita e incontro.

È sempre molto emozionante giocare sul campo centrale non mi ricordavo da quale parte dovessi entrare in campo; quando mi hanno detto che ci avrei giocato ero scioccata e per me è stato un onore giocare su questo torneo. Ringrazio il pubblico per essere rimasto a vedere il match nonostante sia stata una giornata molto lunga. Da me si aspettano tutti molto di più rispetto a tre anni fa, tutto per me è cominciato qua (prima volta a Wimbledon e vittoria con Venus) ma per me questo torneo e speciale e giocarlo è uno dei privilegi maggiori per questo sport”. Nel prossimo turno Coco Gauff affronterà un’altra enfant prodige del tennis americano femminile, Amanda Anisimova.

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Wimbledon: fuori Andreescu e Pliskova, avanzano Krejcikova e Halep

Rybakina supera la canadese, la campionessa del Roland Garros 2021 si disfa non senza soffrire della monomane Golubic e l’ex n. 1 fa un sol boccone della semifinalista 2013 Flipkens

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Day 4 sui sacri prati di Wimbledon, dove nella seconda parte di questa giornata dedicata alla metà bassa del tabellone maschile e a quella alta del tabellone femminile per allineare i due main-draw ai sedicesimi di finale, sono scese in campo tra le Ladies ben tre campionesse Slam ed una giocatrice capace di raggiungere l’ultimo atto a Church Road.

BIANCA E LA MALDIZIONE DEL SECONDO TURNO – Partiamo da chi ha raccolto una sconfitta: la campionessa dello Us Open 2019 Bianca Andreescu. La canadese è stata superata dalla tds n. 17 Elena Rybakina per 6-4 7-6(5) in un’ora e trentanove minuti. L’ex n. 4 WTA – attuale n. 56 della classifica mondiale – ha pagato, nel parziale d’apertura, l’unica palla break materializzatasi nel set, la kazaka dopo aver messo in mostra un eccezionale cinismo nel cogliere l’unica occasione avuta a disposizione nella frazione inaugurale ha completato l’opera al tie-break nonostante avesse sprecato per due volte un break di vantaggio. A livello statistico a fare la differenza è stato il rendimento in termini di punti vinti con la prima di servizio: 80% per la n. 23 del mondo, contro un appena sufficiente 65% della tennista di origini rumene. Deve così abbandonare i propri sogni di gloria Bianca, che non riesce a spezzare la maledizione che la vede incapace di andare oltre il secondo turno in una delle prove Slam che non sia l’amato Flushing Meadows.

BOULTER INFIAMMA IL PUBBLICO DI CASA – Subito a ruota di Andreescu, c’è da registrare l’amara e precoce eliminazione della finalista della scorsa edizione Karolina Pliskova. La tds n. 7 del seeding, è stata co-protagonista – a suo discapito – del grande scalpo di giornata, facendosi rimontare nel match che dato il via al programma sul Centre Court dalla tennista di casa Katie Boulter. La n. 118 delle classifiche dopo aver lasciato per strada il primo set per 6-3, ha compiuto l’impresa con lo score finale nei due parziali conclusivi di 7-6(4) 6-4 allo scoccare delle due ore di gioco. Un risultato che sorprende il giusto, considerando l’opaca stagione fin qui disputata dall’amazzone ceca e tenendo presente il supporto di cui ha potuto godere la britannica, e che rispecchia simmetricamente l’andatura del loro secondo confronto diretto andato in scena la scorsa settimana a Eastbourne – anche in quel caso la 25enne di Leicester vinse in tre set rimontando. L’esito conclusivo del match, però lascia comunque abbastanza di stucco, se si analizzano i numeri al servizio.

 

Karolina ha dovuto infatti abdicare prima del tempo, in questo torneo, nonostante 13 ace scagliati a far da contorno ad una solida performance in battuta da un punto di vista delle percentuali: 79% di prime in campo, con il 75% di conversione. Anche se andando a scovare con più attenzione le statistiche dei fondamentali d’inizio gioco, si può osservare come i punti diretti al servizio siano stati mitigati da un bottino – per sfortuna della n. 6 – assolutamente rilevante di doppi falli (8). Dall’altra parte Katie non è stata da meno, con 5 doppi errori a fronte però di un solo ace, ma probabilmente il dato maggiormente dirimente che ha indirizzato l’andamento della sfida è stata la resa con la seconda: un infelice 44% per la giocatrice di sua Maestà, ma che si rivela comunque superiore rispetto al pessimo 26% della finalista dello Us Open 2016.

BARBORA PER RICALCARE LE ORME DELLO SCORSO ANNO – Approda invece al terzo turno la campionessa del Roland Garros 2021 Barbora Krejcikova. A differenza della sua connazionale la tds n. 13 si sbarazza senza problemi della sempre affascinante e stilisticamente apprezzabile Viktorja Golubic. La svizzera, autentico esemplare di dinosauro in via di estinzione nel circuito femminile con il suo rovescio monomane, è un’avversaria molto ostica su questa superfice, da prendere sempre con le pinze. Non a caso la compatriota del Re indiscusso dei Championships, è stata protagonista di una cavalcata che la scorsa stagione la spinse fino ai quarti. Quest’oggi però non c’è stato niente da fare, eppure è stata proprio la rossocrociata a partire meglio in entrambi i set. Nel primo ha mancato un’occasione di break nel terzo game, per poi capitolare sulla seconda ed ultima chance di strappo offerta  – nella frazione – da chi serviva nell’ottavo gioco. Nel secondo parziale ha fatto anche peggio, non sfruttando un vantaggio di 3-1 e lasciato inopinatamente il torneo con un parziale di 5 game a 1. La 26enne di Brno cercherà di ripetere il percorso dello scorso anno, che la vide giungere al quarto turno e chissà provare anche a fare meglio.

SIMONA SEMPRE PIU’ BRILLANTE – A dar manforte alla ex n. 2, ci ha pensato una giocatrice che è stata capace di sedere sul trono mondiale e di laurearsi Regina della Londra erbosa tre stagioni fa: Simona Halep. La rumena, attuale n. 18, ha vinto quello che ha più sbadati osservatori poteva sembrare un derby, visto la somiglianza delle bandiere nazionali delle due protagoniste. Infatti l’allieva di Patrick Mouratoglou ha battuto la veterana belga Kirsten Flipkens, (n. 190 WTA, ma in passato nell’agosto del 2013 si è issata sino alla piazza n. 13 della classifica) la quale ottenne il proprio best ranking la bellezza di nove stagioni orsono, quando fece suoi i bagliori della cronaca raggiungendo il miglior risultato della carriera con la semifinale nell’evento tennistico più importante del Pianeta. L’ormai 36enne ha potuto però poco con una Simona in grandissimo spolvero, che con il 7-5- 6-4 in quasi un’ora e mezza da continuità dopo aver superato un esordio insidioso come quello contro una giocatrice di talento come Muchova. Nella sfilza di precedenti tra le due – il bilancio recita un netto 5-0 per la rumena – ce n’è anche uno andato in scena sull’erba: la finale di Eastbourne 2013, 6-4 6-2 in favore di Halep, che consegnò alla 30enne di Costanza il secondo alloro della carriera.

Negli altri match del pomeriggio, affermazione facile con un doppio 6-2 per l’ex morosa di Berrettini; Ajla Tomljanovic, la tennista australiana ma di origini croate si è imposta sulla statunitense Harrison (n. 262 WTA). Successo in rimonta invece per la tds n. 24 Elise Mertens per 3-6 7-6(5) 7-5 sulla ungherese Udvardy (n. 100 WTA) in 3h18 di battaglia. Continua la corsa anche della francesina Harmony Tan, dopo la vittoria che vale una carriera contro la leggenda Serena Williams, fa fuori la forza n. 32 del seeding: la poco erbivora, ma molto terraiola Sara Sorribes Tormo con il punteggio di 6-3 6-4. Avanzano al terzo turno, costrette anche loro ad inseguire nel match, la tds n. 8 Jessica Pegula (4-6 6-3 6-1 alla giocatrice casalinga Harriet Dart) e la n. 20 Amanda Anisimova (2-6 6-3 6-4 nel derby con Lauren Davis).

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