WTA Indian Wells: Halep in volata; ciclone Jankovic su Wozniacki

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WTA Indian Wells: Halep in volata; ciclone Jankovic su Wozniacki

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TENNIS WTA PREMIER INDIAN WELLS – Eugenie Bouchard cede 6-2 1-6 6-4 a Simona Halep. Finisce in mattanza il match tra Jankovic e Wozniacki, vinto 6-3 6-1 dalla serba. Vincono anche Cibulkova e Li Na.

[6] S Halep b [18] E Bouchard 62 16 64
Chissà se Eugenie Bouchard potesse rigiocarsi quello schiaffo di diritto che ha affondato in rete sul 4-5 30-15 nel terzo set. Chissà se il risultato della partita sarebbe stato diverso. Perché nel suo primo ottavo di finale al BNP Paribas Open di Indian Wells, la stellina canadese era quasi riuscita a raddrizzare una partita iniziata di peste (5-0 in meno di 20 minuti, sotto di un set ed un break in meno di 40) e che nella dirittura di arrivo sembrava ampiamente alla sua portata.

Il match è stato tutt’altro che entusiasmante: il pubblico che era accorso numeroso ad assiepare le tribune nel nuovo bellissimo Stadium 2 ha dovuto sorbirsi due set nei quali entrambe le protagoniste hanno giocato molto a corrente alternata, e mai bene in contemporanea. Con l’arma principale del servizio spuntata (un misero 33% di prime palle e 3 doppi falli) ed un’avversaria molto attenta e veloce sulle gambe, la Bouchard si è trovata sotto 2-6, 0-1 senza quasi accorgersene. Ma a quel punto le parti in campo si sono quasi invertite: restituito il break di vantaggio con effetto immediato, commettendo due doppi falli consecutivi sul 30-30, Simona Halep ha iniziato ad inanellare errori su errori da fondo campo, soprattutto dalla parte sinistra, oggi particolarmente fuori fase. Dal canto suo Eugenie prende a spingere sulla risposta, commettendo sì qualche errore, ma spostando il baricentro del suo gioco più in avanti e prendendo il controllo degli scambi più spesso di quanto non fosse riuscita a fare nel corso del primo set. Ha poi anche iniziato a ripagare con la stessa moneta la sua avversaria, applicando lo stesso schema che aveva subito nel primo set, fatto di diritti incrociati corti ad aprirsi il campo per una successiva conclusione in lungolinea. Eugenie ha portato il primo allungo nel set al quarto game, strappando il servizio all’avversaria per la seconda volta consecutiva vincendo un corpo a corpo a rete, e finendo poi per aggiudicarsi di slancio il parziale per 6-1 in 26 minuti, chiudendo con un ace ed un servizio vincente.

 

Le nuvole che avevano velato il cielo nel corso della prima fase del match lasciano spazio ad un sole comunque meno vivo di quello delle giornate precedenti, e dopo un’uscita dal campo di Simona Halep per motivi fisiologici, il terzo set inizia all’insegna del sostanziale equilibrio. Entrambe le atlete difendono molto bene i loro turni di battuta – la prima palla break è per la Halep sul 2-1, ma la canadese la cancella con un servizio vincente. La svolta sembra arrivare nel fatidico settimo game, quando la rumena tira malamente in corridoio l’ennesimo rovescio sul break point in favore dell’avversaria. Ma Simona dimostra che non si diventa Top 10 per caso – da quel punto in poi non sbaglia praticamente nulla, spinge con i colpi da fondo quanto basta per trovare qualche vincente e soprattutto far dubitare quel tanto che basta la sua forte ma giovane avversaria. Con due gratuiti di diritto la Bouchard restituisce il break per il 4-4, e quando si trova a servire per rimanere nel match si “incarta” su uno schiaffo al volo che avrebbe potuto darle il 40-15 e finisce per naufragare con altri due errori di diritto.(Da Indian Wells, Vanni Gibertini)

[7] Jelena Jankovic b. [10] Caroline Wozniacki 6-3 6-1
È durata quattro game la partita di Caroline Wozniacki, di lì in poi è stata vera mattanza, con qualche sfumatura di vendetta. Jelena Jankovic ha dato una sonora lezione ad un’avversaria con la quale non vinceva da ormai quattro anni, aveva infatti perso gli ultimi cinque scontri. Giusto il tempo che la serba mettesse a fuoco il campo, prima di prendere letteralmente a pallate la danese, sotto gli occhi del fidanzato Rory McIlroy. Eppure ad iniziare meglio il primo set è stata proprio Caroline, che aveva interrotto l’equilibrio iniziale facendo il break nel quarto gioco. Ma la serba da allora ha dissolto le sue incertezze ed ha iniziato a far fare da tergicristallo all’avversaria, senza davvero sbagliare un colpo. Incisiva al servizio, aggressiva in risposta, continua e profonda, questa Jankovic è stata davvero perfetta, lasciando le briciole ad una Wozniacki che non ha avuto le armi necessaria per impensierirla. Da quel 3-1 per la danese, Jelena ha iniziato una serie di game consecutivi umiliante, lasciando nel primo set solo 2 punti al servizio dell’avversaria; il primo parziale si è concluso rapidamente con un 6-3 con break a 0 finale annesso.

A nulla sono servite le chiamate dell’allenatore della Wozniacki, che iniziava il secondo set in maniera peggiore rispetto a come aveva chiuso il primo. Altro break a 0 che inaugurava un’altra serie ininterrotta di game che si arrestava sul 5-0, che sommata alla striscia precedente dava come risultato un parziale di 10 game a 0 per la tennista serba. Dal canto suo, Caroline non riusciva a vincere nemmeno i punti più facili, quelli dove bastava un pizzico di tempismo in più, complice anche una Jankovic che oramai giocava in scioltezza, conscia della propria superiorità. L’unico sussulto nel finale di partita, dove la danese finalmente manteneva il servizio a 0 per il 5-1, con il boato del pubblico speranzoso di uno scampolo di partita in più, e poi si procurava due palle break nel game successivo; a nulla son servite, visto che poi la Jankovic le annullava e portava a casa il match con un finale di 6-3 6-1. Le statistiche finali contano 14 vincenti in più da parte della serba rispetto alla avversaria (21 a 7). (Giulio Fedele)

[2] A. Radwanska b. [22] A. Cornet 7-5 6-3
La numero due del tabellone ha faticato nel primo set contro Alize Cornet. Sotto per 4 a 1, la francese ha inanellato 5 games di fila, guadagnando anche due set point, falliti malamente, specie il secondo sprecato con un doppio fallo. Quel momento di tensione ha significato la svolta del match per la Radwanska, abile a vincere i punti chiave della partita. Vinto il primo per 7 a 5, la giocatrice polacca ha controllato il secondo set, conquistando una vittoria in un’ora e mezza di gioco. (C.G)

[12] D. Cibulkova b. [8] P. Kvitova 6-3 6-2
Ci sarà la rivincita della finale dello Australian Open con il nuovo confronto fra Li Na e Dominika Cibulkova, quest’ultima brava a liquidare velocemente la Petra Kvitova per 6-3 6-2. La Cibulkova ha estromesso quindi l’ottava testa di serie del torneo in maniera abbastanza agevole e così facendo ha spianato la strada per la sesta posizione in classifica mondiale per Simona Halep. (C.G)

[1] Li Na b.Wozniak 6-1 6-4
Avanza la testa di serie numero 1, Li Na, che ha liquidato in due set la Wozniak. La tennista ha impiegato ben 11 matchpoint prima di avere la meglio della sua avversaria, numero 241 della classifica per via di un infortunione. Nel lunghissimo set, un’ora la durata rispetto alla mezz’ora impiegata per incamerare il primo parziale, la tennista numero 2 al mondo ha salvato anche 2 palle break. “La cosa divertente, all’inizio del game conclusivo, è che mi sentivo nervosa. Cosa sta succedendo, mi sono chiesta? Perché non riesco a concludere l’incontro? Lei comunque non ha mai mollato, ha difeso ogni punto“, ha dichiarato la Li a fine match. Ora per lei lo scoglio Dominika Cibulkova. Al riguardo, l’atleta cinese ha dichairato: “Il fatto che ho vinto l’ultima volta contro di lei non sifgnifica nulla: è sempre difficile affrontarla“. (C.G)

Risultati:

[7] Jelena Jankovic b. [10] Caroline Wozniacki 6-3 6-1
[1] Li Na b.Wozniak 6-1 6-4
[12] D. Cibulkova b. [8] P. Kvitova 6-3 6-2
[20] F. Pennetta b. C. Giorgi 6-1 6-2
[17] S. Stephens b- A. Kleybanova 6-3 7-5
[6] S. Halep b. E. Bouchard 6-2 1-6 6-4
[Q] C. Dellacqua b. L. Davis 0-0 rit.
[2] A. Radwanska b. [22] A. Cornet 7-5 6-3

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Cincinnati: trionfo made in USA per Madison Keys

Affermazione di grande prestigio per Keys che supera Svetlana Kuznetsova in due set

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Da Cincinnati, il nostro inviato

[16] M. Keys b. [WC] S. Kuznetsova 7-5 7-6(5)

Madison Keys ha trovato la quadratura del suo tennis e della sua forma fisica proprio nel momento più importante della stagione. Lei che è il prototipo del tennis a stelle e strisce e che aveva proceduto a strappi durante tutta la stagione, sembra aver raggiunto il picco della condizione alla vigilia dell’appuntamento più importante per il tennis “made in USA”, quello con l’US Open. Supportata da un poderoso servizio (13 ace in finale, 14 contro Kenin in semifinale, entrambi match di due set), Madison ha innestato nel suo tennis una condizione atletica che spesso l’ha abbandonata nel corso della sua carriera, in modo da poter piazzarsi ottimamente e tirare i suoi traccianti potentissimi.

 

Inizio di match in salita per Keys, che commette sei errori gratuiti nei primi due giochi e lascia scappare l’avversaria sul 2-0. Il livello di gioco in avvio non è straordinario, e non può essere altrimenti: la temperatura è abbondantemente sopra i 30 gradi e l’umidita fa sì che l’aria sembri pesantissima e si fatica anche solo a respirare. In cima alle tribune del centrale c’è qualche refolo di vento, ma a livello del campo sembra di giocare in un acquario. Keys non riesce a giocare il suo tennis aggressivo, Kuznetsova gioca in difesa palle alte e liftate neutralizzando la maggiore potenza della statunitense, che ha due palle per il 3-3 ma le sciupa malamente. Dopo essersi salvata da due palle del doppio break (2-5), Keys riceve la visita del suo coach Todero che le dice di lasciar perdere la coscia che le fa male e di giocare più avanti: “Non ti può battere stando là in fondo”. Iniziando dalle risposte, Madison comincia a macinare il suo tennis e la sua potenza piano piano prende il sopravvento. Dal 3-5 infila quattro giochi consecutivi, portando a casa il primo set per 7-5 in 51 minuti.

Mentre il vento comincia a soffiare anche al livello del campo, Keys smarrisce il lancio di palla su alcune battute e finisce per perdere anche il servizio, mandando Kuznetsova avanti 2-1. Mentre Svetlana continua imperterrita con il suo tennis ad alta probabilità, alcuni degli errori che avevano costellato i primi game del match per Keys cominciano a riaffiorare. È più che evidente che è Keys ad avere la partita sulla racchetta: “Lasci scendere troppo la palla” le dice Todero durante un altro cambio di campo, e come per incanto ricominciano i vincenti. Come nel primo set Kuznetsova sente la tensione quando serve per il set, sul 5-4, e subisce il controbreak. Nel successivo tie-break le due giocatrici rimangono sempre a contatto: Keys arriva al match point sul 6-4, Kuznetsova annulla il primo con un vincente, ma sul secondo il suo diritto vola via oltre la linea di fondo, consegnando a Madison il suo primo successo a Cincinnati, il secondo torneo della stagione e il ritorno nella Top 10.

“Se mi aveste detto, all’inizio della settimana, che sarei stata qui a sollevare il trofeo non ci avrei mai creduto” ha detto durante la cerimonia di premiazione Madison Keys, che ora entra prepotentemente nella lista di favorite per la vittoria finale allo US Open. Per quanto riguarda Svetlana Kuznetsova, la sua cavalcata dalla wild-card alla finale sembra essere il lieto fine più adatto all’assurda vicenda che l’ha vista non difendere il suo titolo al Citi Open di Washington il mese scorso perché non le era stato concesso il visto in tempo. Questo risultato le permette di scalare ben 91 posizioni nella classifica WTA arrampicandosi fino al n.62, risolvendole in questo modo parecchi problemi di programmazione per la stagione autunnale post-US Open.

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Kuznetsova ruggisce ancora: è in finale a Cincinnati. Incontrerà Madison Keys

La russa gioca un altro grande match e dispone agevolmente di Barty, forse rallentata da un problema alla caviglia. 42esima finale in carriera per lei

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Svetlana Kuznetsova - Cincinnati 2019 (via Twitter, @WTA)

Continua la settimana da favola di Svetlana Kuznetsova. La russa, grazie al suo tennis vario e solido, si guadagna l’accesso alla finale di Cincinnati sconfiggendo in due comodi set la numero due del mondo Ashleigh Barty. Una prestazione davvero molto solida della russa che per la prima volta in carriera elimina tre top 10 nello stesso torneo (Stephens e Pliskova le altre due). Questa vittoria le vale la 42esima finale della carriera (18-23 il bilancio) e un salto in avanti di almeno 91 posizioni (numero 62), in attesa ovviamente del verdetto di domenica. Barty invece, probabilmente rallentata da un problema alla caviglia destra, manca il sorpasso a Naomi Osaka che mantiene dunque la vetta della ranking WTA per appena 105 punti. 

La partita in realtà inizia con un parziale di otto punti a due in favore di Barty che la portano sul 2-0. Kuznetsova sembra un po’ contratta, ma un paio di imprecisioni dell’australiana la rimettono in carreggiata. Dal 2-2, la situazione si inverte completamente: Kuznetsova gioca a braccio sciolto, mischiando benissimo le carte come suo solito, mentre Barty appare un po’ pesante nei movimenti e finisce sempre per sbagliare prima dell’avversaria. La russa piazza vincenti da entrambi i lati del campo e sulle ali dell’entusiasmo trova un secondo break, cui ne segue immediatamente un terzo. Sotto 5-2, Barty chiede un medical time out per farsi fasciare la caviglia destra. Probabilmente era questa la causa dei movimenti non proprio brillanti dell’australiana. Dopo il cambio di campo, Kuznetsova tiene agevolmente il servizio e in meno di mezz’ora si aggiudica il primo set col punteggio di 6-2

In avvio di secondo set, Kuznetsova allunga a otto la striscia di game consecutivi vinti, aiutata sempre dagli errori di una Barty a mezzo servizio. La russa, forte del vantaggio, ora gioca al risparmio i game in risposta e questo permette all’australiana di tornare finalmente a muovere il punteggio. Entrambe difendono abbastanza comodamente i turni di servizio. Barty tenta di accorciare il più possibile gli scambi ricorrendo sempre più insistentemente allo slice e variando al servizio, ma purtroppo in fase di risposta è vittima inerme dei colpi angolati di Kuznetsova. Senza sussulti dunque si arriva al 5-4 con la russa che tiene il servizio a zero e vola verso una inaspettata quanto meritata finale

 

LA “CHIAVE” DELLA STAGIONE – Dopo una primavera ed un’estate largamente deludenti (“solo” un quarto di finale al Roland Garros in mezzo a tante sconfitte al primo o al secondo turno) Madison Keys ha trovato la quadratura del suo gioco nella campagna dell’Ohio, raggiungendo per la prima volta in carriera la finale del Western&Southern Open di Cincinnati. La sua vittoria su Sofia Kenin (7-5, 6-4 in un’ora e 21 minuti) rappresenta la fine di un periodo negativo, che era iniziato dopo l’affermazione a Charleston in primavera, e la dimostrazione che qualcosa può essere scattato nel suo gioco. “Questa stagione ci sono stati momenti in cui sono riuscita ad ingranare con il mio gioco e altri in cui sono andata vicina a vincere partite ma non sono riuscita a mischiare tutti gli ingredienti del mio tennis nella maniera giusta – aveva detto Keys dopo il suo quarto di finale – Credo che rimanere calma e fiduciosa nei miei mezzi, sapendo che avevo fatto il lavoro necessario sul campo e in palestra sia stata la chiave per far sì che le cose ingranassero”. E sicuramente si può dire che in questo sabato pomeriggio a Cincinnati il suo gioco ha ingranato, mettendo a segno ben 14 ace e portando a casa ben l’83% di punti con la prima di servizio.

Partenza a tutto gas di Keys, che facendo leva sul suo solito tennis di potenza toglie la possibilità a Kenin di imbastire qualunque trama e va subito avanti di un break sul 3-1. Madison rintuzza gli attacchi dell’avversaria, che nel game seguente ha la chance del controbreak e si issa 4-1. Kenin, però, è in un ottimo momento di forma e in grande fiducia e non si dà per vinta: sul 3-5 approfitta di alcuni errori da fondocampo di Keys per ottenere il controbreak, e subito dopo, sul 4-5, annulla con grande coraggio due set point con altrettanti colpi vincenti. Due giochi più tardi, però, Keys arriva di nuovo a set point, e questa volta un rovescio in rete di Kenin chiude il primo parziale in favore di Madison dopo 43 minuti.

La partita è molto spezzettata, nessuna delle due riesce a dare continuità alla sua azione e anche se il match è stato ritardato di quasi tre quarti d’ora per uno scroscio, la temperatura è ancora molto calda e l’aria umida e pesante. È sempre più evidente che il match è sulla racchetta di Keys, che quando riesce a sviluppare con continuità la potenza dei suoi colpi non trova risposta dall’altra parte della rete. Per due volte Madison va sotto di un break, e in entrambe le occasioni riesce a recuperare rapidamente grazie alle sue accelerazioni da fondo. Kenin prova a rompere il ritmo con qualche slice e palla corta, soprattutto dalla parte del rovescio, ma spesso non ha proprio il tempo di giocare i suoi colpi. Sul 5-4 in suo favore Keys si procura due match point con una sequenza di palla-corta di rovescio a uscire e passante in cross slice dall’altro lato. Due punti più tardi esce il grido di “come on” che sancisce il suo ritorno alla semifinale di un Premier dopo il torneo di Charleston lo scorso aprile.

In finale contro Svetlana Kuznetsova, contro la quale non ha mai perso un set in tre precedenti confronti diretti (che sono però tutti piuttosto datati) cercherà di vincere il titolo più prestigioso di questa stagione.

Il tabellone completo

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A Cincinnati, Kuznetsova rimonta Pliskova e vola in semi con Barty. Si ritira Osaka

Svetlana Kuznetsova ferma la rincorsa alla vetta della classifica di Karolina Pliskova, Ashleigh Barty vince in tre set su Maria Sakkari e Naomi Osaka si deve ritirare contro Sofia Kenin

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Svetlana Kuznetsova – Western & Southern Open (foto via Twitter @CincyTennis)

Sono almeno due i motivi di interesse per la giornata dei quarti di finale a Cincinnati: la promessa di match interessanti dopo alcuni godibilissimi incontri degli ottavi e la lotta a distanza (sempre più ravvicinata) per la vetta del ranking. Barty e Pliskova entrano infatti in campo anche per riprendersi il numero 1 WTA, mentre Osaka per non lasciare il trono che è tornata a occupare lunedì scorso.
Il giovedì, dicevamo, ha offerto alcune sfide pregevoli, come quella annunciata e tuttavia relegata sul campo 10 Su-Wei Hsieh e una Naomi che, risatine al limite dell’isteria a parte (anche un warning per la conseguente violazione di tempo), sembra poter tornare ai livelli precedenti alla rottura con coach Bajin. Oltre match tirato che ha visto Madison Keys prevalere su Simona Halep, c’è stata la vittoria in rimonta di un’incredibile trentanovenne di nome Venus Williams su Donna Vekic. E anche Barty e Sakkari, protagoniste del quarto d’apertura, se lo sono dovuto sudare parecchio contro, rispettivamente, Kontaveit e Sabalenka. Vediamo intanto cosa è successo nei primi due confronti e perché Pliskova sicuramente non si muoverà dal suo terzo posto…

LA TORRE DI IPSWICH? –Con l’esclusione di un breve passaggio a vuoto nel finale del primo set, un’Ashleigh Barty capace di salire inesorabilmente di intensità batte in rimonta Maria Sakkari, grazie anche a una resa al servizio con numeri che potrebbero essere propri di John Isner sul ghiaccio: 4 punti persi nei 7 turni di battuta tra secondo e terzo parziale in barba ai suoi 166 cm.
È proprio Ashleigh a partire meglio e, nonostante un dritto ancora da registrare appieno, piazza il break al secondo gioco. Maria muove finalmente il punteggio senza però a incidere minimamente in ribattuta e, sotto 1-4, chiede l’intervento di coach Hill che le consiglia di essere aggressiva in risposta e di tenere la diagonale sugli slice di rovescio australiani aspettando la palla giusta per tirare, senza farsi ingolosire subito. Finora inattaccabile al servizio, Barty lo cede addirittura a zero sul 5-3: prima, la ventiquattrenne di Atene sorprende l’avversaria (e tutti quanti) ricamando un rovescio tagliato strettissimo e imprendibile, un punto che deve fare malissimo ad Ash che poi “sbuccia” un dritto a campo aperto con la palla che le resta sulla racchetta. La gran corsa greca in avanti a scavare da terra un nastro fortunato dell’altra è premiata dal lob oltre la linea di fondo e, a quel punto, la fiducia a mille si concretizza in una risposta vincente. L’inerzia si è completamente invertita e Barty si è dimenticata di come vinceva i punti fino a pochi minuti prima, con l’inevitabile conseguenza di cinque giochi consecutivi e set per Sakkari.

Ashleigh torna incisiva in battuta, mentre Maria paga il calo di intensità al quarto game e si ritrova ancora a dover inseguire, così richiama in campo Tom Hill sullo stesso punteggio della prima partita. La mossa non funziona né dal punto di vista tattico né psicologico perché la numero 1 del seeding non sbaglia più, lascia due punti in battuta e pareggia il conto dei set andandosi a prendere un altro break, insperato dal 40-0, che le evita la pressione di servire per chiudere, magari con la testa a quanto successo prima. Entrambe cercano di mettere molta attenzione e dispensano qualche bella giocata, ma il match non si accende, anche perché i picchi dell’una coincidono con i cali dell’altra. Cali ormai dimenticati per Ashleigh, che continua a rasentare la perfezione nei suoi game di servizio, ha trovato contromisure ai kick e continuità in risposta e sale sempre più di livello. Sakkari non può evitare il bagel e Barty vola in semifinale contro una sorprendente Kuznetsova.

 

MISSION SVETLANA –È una rimonta quasi impossibile quella messa a segno da Svetlana Kuznetsova contro una Karolina Pliskova che ha vestito i suoi migliori panni da grande colpitrice per quasi due set, salvo poi disunirsi a due punti dalla vittoria. I suoi 47 vincenti sono stati annullati da altrettanti gratuiti e, soprattutto, da una Kuznetsova che non ha mai smesso di crederci a dispetto di un’avversaria che si era presentata subito in grande spolvero.

Aveva rischiato di addirittura di non essere qui, Svetlana, la cui età effettiva (34) inizia ad avvicinarsi a quella percepita – a quella percepita anni fa per una ragazza che è nel circuito dallo scorso millennio. Più forte delle vicende burocratiche e degli infortuni, Svetlana si è riavvicinata alla top 100 per essersi guadagnata i quarti battagliando da par suo nei primi due turni; e lo avrebbe fatto anche agli ottavi se non si fosse trovata di fronte una con l’entusiasmo di una stiratrice dipendente in una lavanderia il pomeriggio del 14 di agosto. Anzi, proprio a Ferragosto. Meglio così, un po’ di riposo per le gambe che le tornerà utile. Da parte sua, Pliskova ha sofferto un po’ o, forse, ha voluto dare l’impressione di doversela giocare contro Rebecca Peterson.

L’impressione è ben diversa, ora: partenza travolgente di Karolina che sale subito 3-0 con un break che custodirà fino ad assicurarsi la prima partita, grazie a tre prime su quattro in campo ; la ragazza di Louny (e moglie di Michal) aveva sottolineato la necessità di essere aggressiva e mantiene fede al suo piano, come dimostrano i 16 vincenti in nove game. Pliskova colpisce che è un piacere, però c’è anche Kuznetsova, brava ad annullare una potenzialmente letale palla break al terzo gioco con un gran passante di rovescio e a farsi pericolosa al game successivo, ma le sue prime tre occasioni sono schiacciate da gialli comodini made in Czechia. Sul 3 pari, Karo accelera in risposta e consolida il vantaggio salvando un’altra palla break con il servizio; contrariamente al primo set, ora si gioca almeno sulla seconda battuta di Karolina, ma il risultato pare non cambiare. Come nella miglior tradizione tennistica, l’ultimo treno per Svetlana passa quando Pliskova deve chiudere sul 5-4: la nativa dell’allora Leningrado ha il biglietto giusto, praticamente offerto dall’avversaria che sente il momento e deve addirittura risalire da 15-40 (due set point contro) per agguantare il 6 pari. Fatica inutile perché il feeling con la palla appare al momento irrimediabilmente perduto, come dimostra il tie-break a senso unico che porta Kuznetsova al terzo. Com’era logico aspettarsi, la leggerezza è tutta della russa che concretizza il vantaggio al terzo gioco e, con l’avversaria che pare inerme, si procura addirittura due palle del 4-1 pesante. La ceca le annulla e ciò basta per farla ridestare dal torpore ma, nonostante i consigli “base” di Conchita Martinez (guarda la palla, due-tre passetti non uno lungo, aspetta prima di cambiare direzione), manca l’opportunità dell’aggancio, prima al sesto poi all’ottavo game. Karolina accusa il colpo e Svetlana non si fa pregare oltre, prendendosi un altro break e il match dopo due ore e un quarto. E, ça va sans dire, rientra prepotentemente (e abbondantemente, n. 82 virtuale) fra le prime 100 del mondo.

OSAKA ABBANDONA E RISCHIA LA VETTA – Giornata davvero sfortunata per i tennisti giapponesi quella odierna al Western&Southern Open di Cincinnati: dopo il forfait per intossicazione alimentare che ha messo fuori gioco Yoshihito Nishioka, si è dovuta ritirare a partita in corso anche la n.1 del mondo Naomi Osaka durante il suo quarto di finale contro Sofia Kenin.

Sofia Kenin

Naomi ha iniziato la partita senza in maniera piuttosto distratta: il servizio era sicuramente a posto, tanto da mettere a segno due ace nel primo turno di battuta, ma il rovescio non ne voleva sapere di ingranare. Ben tre gratuiti le costavano il break al terzo gioco in un match che vedeva scambi molto scarni, molto probabilmente a causa del gran caldo (i paramedici hanno dovuto soccorrere un paio di persone colte da malore nel corso della giornata). Kenin proseguiva nella sua partita ordinata, alternava i rovesci coperti a quelli tagliati e gli errori da parte di Osaka continuavano ad arrivare, come sul 4-3, quando la nippo-americana metteva in rete un facile rovescio sulla palla del controbreak. Sofia mostrava grande carattere annullando con la battuta l’altra palla break di quel game (saranno tre in tutto nel set quelle cancellate) e poco dopo incamerava il primo parziale per 6-4 in 38 minuti.

Tutt’altra musica nel secondo set: Osaka vinceva i primi sette punti del set, si portava subito avanti 2-0, resisteva al ritorno di Kenin nel game successivo e poi finiva per dilagare: 5-0 per lei, con i colpi che d’incanto sembravano trovare gli angoli giusti. Purtroppo per Naomi però, nel corso del secondo parziale iniziavano ad affiorare dei fastidi alla gamba sinistra, che sullo 0-1 del terzo set la costringevano a fermare il gioco ed a chiedere l’intervento del fisioterapista. Dopo un medical time-out Osaka riprendeva con la zona intorno al ginocchio visibilmente fasciata, ma riusciva a giocare solamente altri due punti prima di stringere la mano all’avversaria e prendere mestamente la via degli spogliatoi.

Con questa vittoria Kenin conquista la seconda semifinale consecutiva di un Premier 5, dopo quella della settimana scorsa a Toronto, e si assicura per la prima volta in carriera l’ingresso nella Top 20 della classifica WTA. Osaka, invece, potrebbe perdere la vetta del ranking se Ashleigh Barty dovesse sconfiggere Kuznetsova sabato e arrivare in finale.

Risultati:
[1] A. Barty b. M. Sakkari 5-7 6-2 6-0
[WC] S. Kuznetsova b. [3] K. Pliskova 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kenin b. [2] N. Osaka 6-4 1-6 2-0 rit.

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