La solita finale, la sfida n.42 alle viste ma Nadal è un po' più favorito di prima

Editoriali del Direttore

La solita finale, la sfida n.42 alle viste ma Nadal è un po’ più favorito di prima

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PARIGI – Dopo Roma e quattro vittorie consecutive di Novak Djokovic, fino a ieri questa sembrava la volta buona perché il serbo vincesse il suo primo Roland Garros. Fino a ieri…appunto. Ecco perchè.

Il commento di Ubaldo Scanagatta

Alla faccia del tanto invocato ricambio generazionale, la finale del Roland Garros la giocheranno i soliti due, i favoriti della vigilia nonchè il n.1 e il n.2 del ranking.

 

Che tali resteranno anche dopo la finale. Semplicemente sarà n.1 chi vince la 42ma sfida, la più vista e rivista della storia delle rivalità (fatta eccezione per l’imbattibile Navratilova-Evert che ha raggiunto quota 80, 43 a 37 per Martina).

Dopo due semifinali che non passeranno certamente alla storia, nè per il tennis mostrato, nè per le emozioni riservate, nè tantomeno perchè abbiano aperto spiragli diversi a future contese (anche se l’ineffabile Gulbis ha risposto, a chi gi chiedeva – E ora dove pensi di poter arrivare ? – “Diretto fino al n.1 del mondo!”) Gulbis e Murray sono stati rispediti a casa con le pive nel sacco.

Il secondo in maniera addirittura brutale…Ma Djokovic, quando gli ho segnalato nel corso della sua conferenza stampa che proprio in quel momento Nadal aveva lasciato solo sei games a Murray e gli ho chiesto se un simil punteggio lo stupisse ha risposto di no: “Non sono troppo sorpreso, ho visto una piccola parte dell’incontro, sappiamo tutti quanto è bravo Rafa su questo campo. Ha fatto miglioramenti man mano che il torneo andava avanti e sta raggiungendo il suo massimo quando gli è necessario. Non è la prima volta che questo succede nella sua storia. Questo è Nadal e il Roland Garros. Ha sempre giocato al suo meglio verso la fine del torneo”.

Più netta, chiara e condivisibile di così, l’analisi di Djokovic non poteva essere.

Un Djokovic che non mi è parso invece davvero sullo stesso trend di crescita di Nadal. Ha forse fatto invece un piccolo pass del gambero. In conferenza stampa sembrava raffreddato, gli occhi erano meno vivi del solito e lui per primo – che a metà terzo set era sembrato quasi vittima di un principio d’insolazione…e non soltanto perchè si è messo il cappellino in testa – ha ammesso di essersi sentito “fisicamente affaticato…e potevate accorgervene”. Poi ha subito, con grandi riflessi, corretto un po’ il tiro, astutamente (ma non troppo): “Potevate vedere che entrambi, sia io che lui, stavamo soffrendo sul campo… Succede. Succede nel torneo e l’importante per me è che io ho realizzato quel che stava accadendo. Non è niente di serio -pareva poi garantire Novak, ma con la voce non proprio limpida, anzi invece nasale come quella di uno che è ben costipato – voglio avere adesso due giorni di recupero e prepararmi per essere pronto per la finale”.

Ad una successiva domanda (Che ti è successo, ti ci è voluto più tempo del solito per venire qui da noi, che cosa ti dava fastidio?), dopo una prima rassicurazione (“Non c’è niente che mi sta dando fastidio”) ecco invece qualche frase che mi fa sospettare che Novak non sia proprio nello stesso stato di salute (esuberante?) di Nadal:

“E’ solo affaticamento generale, influenzato probabilmente dalle condizioni o da altre cose che ho sentito oggi. Ma non voglio parlarne (sic!). E’ così. Sono…già contento di avere vinto in 4 set, perchè se fossi andato al quinto, Dio solo sa che direzione avrebbe preso il match. Mi riposo adesso oggi e domani, cercherò di non spendere troppe energie sul campo per essere pronto per la finale”.

Insomma ditemi voi, prima ancora di comparare le dichiarazioni di Novak con quelle ben più otimistiche di Rafa (“Ho giocato probabilmente il mio miglior match della stagione“), se non si ha la sensazione che in queste due settimane non sia cambiato qualcosa.

Siamo arrivati a Parigi sulla scia del quarto successo consecutivo di Djokovic su Nadal, quello ottenuto nella finale di Roma, e a dispetto degli otto Roland Garros vinti da Nadal – e zero Djokovic – il serbo sembrava avere anche quella che gli americani chiamano la “mental edge” su Nadal.

Un vantaggio nella testa, oltre che nel gioco, certamente più vigoroso, più concreto. Ma l’inerzia è scivolata dall’altra parte.

Non è più così, almeno a sensazione.

La facilità con cui Nadal si è sbarazzato di Murray, che a Roma era stato invece un test assai severo (conduceva 4-2 nel terzo prima di scoppiare), ha impressionato fortemente tutti noi, e traumatizzato addirittura i colleghi inglesi.

Sono rientrati in sala stampa con facce da funerale dopo la batosta patita dal loro eroe. Andy, ormai orfano di Lendl dallo scorso marzo, si è sentito in dovere di tranquillizzarli un po’, e rassicurarli sul proprio avvenire dicendo che sì, “forse da qui a Wimbledon ci sono il 50 per cento delle probabilità che io mi trovi un coach”.

Cambierebbe qualcosa? Forse sì, ma non sulla terra battuta, secondo me. Murray è decisamente inferiore a Nadal e Djokovic sui campi rossi, non vedo cambiamenti in futuro chiunque sia il mago-coach che lo allenerà.

Anche se non lo ha fatto espressamente capire -anzi – deve essere rimasto colpito dalla facilità irrisoria con cui Nadal si è liberato dell’ostacolo Murray, anche lo stesso Djokovic.

Ora tutti si chiedono, e hanno chiesto a Rafa in tutte le salse, se ai fini di una previsione sulla finale possano contare di più l’esito degli ultimi quattro incontri, il fatto che Nadal abbia vinto 8 Roland Garros e Djokovic nessuno, la pressione che può subire chi non ha mai vinto questo Slam (l’unico che manca alla collezione), di contro l’appetito smisurato proprio di chi appunto non ha mai vinto e potrebbe avere una motivazione più forte rispetto ad uno che invece è abituato a vincere.

Ma nessuna di tutte queste considerazioni è importante quanto la condizione atletica e mentale. Le loro sfide hanno vissuto anche serie consecutive che potevano fare pensare che finalmente uno dei due avesse preso il sopravvento tecnico (Djokovic?) e o mentale (Nadal?) sull’altro.

Ma di fatto non è poi mai stato così. Nadal ha sintetizzato bene: “Tutti abbiamo periodi alti e bassi. Abbiamo momenti meravigliosi e altri non così splendidi nei quali dobbiamo recuperare, riposare, rilassarsi. Ma è vero che la rivalità continua e questo è il bello dello sport. Fin qui ho giocato bene ma nella mia carriera mi sono imbattuto in tant avversari che erano avversari duri molto difficili da battere”.

Tutto sembra però essersi messo bene per Rafa, ultimamente, anche il tempo. “Per me quando il tempo è come oggi è molto meglio. I miei colpi prendono più top-spin, la palla sale di più nell’aria e con il mio dritto faccio più danni con minor sforzo”.

Domenica è previsto bel tempo, sole e 32 gradi. E’ un’altra notizia che fa più piacere a Rafa che a Nole.

La conferenza stampa di Rafa è finita con due lunghe risposte in maiorchino a due giornalisti dell’isola che gli hanno chiesto anche di Jaume Antonio Munar Clar, un ragazzino di 17 anni di Maiorca – il villaggio si chiama Santanyi, è ad una trentina di chilometri da Manacor, la residenza dei Nadal – che è in finale al torneo junior. Vuoi vedere che diventa un campione pure questo?

Se dopo Moya e Nadal verrà fuori un altro campione in un’isola così piccola, beh vorrebbe dire che lì si respira davvero un’aria magica per il tennis. Mi chiedo ora: se avremo mai un forte tennista sardo (ve lo immaginate Binaghi?) o siciliano, avremmo anche noi giornalisti di quelle isole pronti a fare domande in dialetto?

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ATP Roma, Swiatek-Jabeur e Djokovic-Tsitsipas: perché è molto facile sbagliare il pronostico per entrambe le finali [VIDEO]

ROMA – E se il bilancio dei confronti diretti ingannasse? La mia sensazione è che i precedenti possano venire smentiti. Dovessi giudicare dalla forma intravista vedrei vincenti Swiatek e Tsitsipas

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C’è una finale che se uno non conosce i precedenti sembra scontata, quella femminile, e un’altra finale che invece certamente non lo sembra pur conoscendo i precedenti ed è ovviamente quella maschile.

Quella solo apparentemente scontata è quella che giocheranno Iga Swiatek e Ons Jabeur, con la polacca che ha vinto 27 match di fila di cui 22 in 2 set, e ha così già eguagliato la seconda miglior striscia di nientepopodimeno che Serena Williams (che si fermò a quota 27 a Madrid 2015). Ma se Iga vincesse anche i 7 match del prossimo Roland Garros, supererebbe in tromba le 32 vittorie consecutive di Justine Henin (l’ultima vittoria arrivò all’Australian Open 2008) e le 34 della miglior striscia di Serena (ultima vittoria a Wimbledon 2013), uguagliando le 35 di Venus Williams (Linz 2000).

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Certo che Ash Barty, ritirandosi, le ha spalancato una autostrada, ma Iga si merita certamente i successi che si sta conquistando. Attenzione però: la Jabeur ha un tennis assai vario capace di mettere in difficoltà un po’ tutte, e se si va a vedere il bilancio dei confronti diretti si scopre che effettivamente la Jabeur alla Swiatek ha dato parecchio fastidio se è vero che l’ha battuta due volte su tre (anche se mai si sono incontrate sulla terra rossa).

La ragazza tunisina le ha inflitto anche punteggi severi nei due match del 2021: 6-3,6-3 a Cincinnati, 5-7,6-1,6-1 a Wimbledon, mentre la sola vittoria di Iga risale al 2019, 4-6,6-4,6-4 a Washington.

Però quando si sono vinte 27 partite di fila e si è campionesse in carica a Roma, vittoriosa in un Roland Garros, sembra abbastanza difficile credere che la Jabeur, sia pure in virtù del suo tennis anomalo e imprevedibile, possa sovvertire il pronostico. Vero che la Swiatek scenderà in campo con quella apprensione che i precedenti negativi di solito si trascinano dietro, ma la Jabeur, oltretutto ha terminato ieri sera piuttosto provata dopo la maratona con la Kasatkina vinta quasi miracolosamente.

Ons era però su di giri per aver recuperato un break e annullato un matchpoint nel terzo set. Dopo che il giorno prima aveva rimontato la Sakkari che era avanti 6-1,5-2. Quel matchpoint lo ha annullato con un dritto tirato sulla riga, con grande nonchalance. E come l’ha tirato si è girata all’indietro, senza nemmeno aspettare la conferma dell’arbitro. “Ero sicura che era buona…e ora sappiate che sono stanca di perdere le finali!” ha detto sorridendo. Ragazza davvero molto simpatica, spiritosa. Insomma c’è da credere che non mollerà tanto facilmente anche se, come dicevo, la stanchezza potrebbe farsi sentire: “A Indian Wells e Miami si gioca un giorno sì e un altro no…Qui tutti i giorni ed è abbastanza dura”.

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Viene da una serie di match giocati e vinti tutti i giorni Novak Djokovic. Contro Casper Ruud ha vinto il suo match numero mille, e bene hanno fatto gli organizzatori a preparargli una torta di panna (meringa?) con quel numero scritto sopra con cifre in rosso. Era stata più elettrizzante la partita della sera prima contro Auger Aliassime, perché la superiorità di Novak non è mai stata in discussione, soprattutto dopo un inizio folgorante.

Dall’inizio del torneo Ruud non aveva ceduto che un game di servizio su 37. E aveva salvato 9 pallebreak su 10. Ma il norvegese non aveva ancora affrontato il miglior ribattitore del pianeta. Dopo 14 minuti al n.10 del mondo erano arrivati già due break.

Così Novak ha fatto un altro passettino nella storia del tennis, perché a superare le mille vittorie nel circuito professionistico erano stati solo 4 giocatori: Jimmy Connors con 1.274, Roger Federer con 1.251, Ivan Lendl con 1068, Rafa Nadal con 1051. Io dico che a Djokovic non dispiacerebbe raggiungere e superare Nadal non solo nel numero degli Slam vinti, ma anche nel numero dei successi. Se il fisico gli regge… Intanto ha conquistato la dodicesima finale al Foro Italico e se vince con Tsitsipas pareggia il numero delle vittorie e delle sconfitte in finale, sei e sei. E comunque vada a finire da domani lunedì sarà n.1 del mondo per la settimana n.370. E quello è un record che sarà molto ma molto difficile da battere. Se non come i 13 successi di Nadal al Roland Garros, record secondo me impossibile da superare (ma magari i tifosi di Alcaraz possono anche pensare che non sia impossibile…), quasi. In realtà l’unico record impossibile da superare sono le 164 presenze in Coppa Davis di Nicola Pietrangeli.

Però, dato a Djokovic quel che è di Djokovic, a me è piaciuto più lo Tsitsipas del secondo e del terzo set contro Zverev. Nel primo il ragazzo di Atene aveva servito maluccio quando aveva subito l’unico break sul 3 pari, ma poi invece aveva mostrato ben altra completezza e varietà di schemi rispetto al tedesco che a rete combina ancora arrosti incredibili e poi quando deve servire la seconda palla non è ancora sempre tranquillo. Quando ha subito i suoi break nel secondo e nel terzo set ha commesso sempre almeno un doppio fallo. Ma avete visto a che velocità? Quei due doppi falli che hanno consentito a Tsitsipas di salire sul 2-0 lo hanno visto mettere in rete due seconde a 151 e 120 km orari! Insomma, uno serve molto più piano della velocità abituale (intorno ai 210 km orari) e tuttavia non riesce a scavalcare la rete sebbene serva dall’alto del suo metro e 98cm. Più racchetta, braccio e saltello fanno quasi 4 metri.

Insomma Tsitsipas mi è sembrato più solido del tedesco e anche del Djokovic visto fin qui e se dovessi azzardare un pronostico sulla base di quanto ho visto in questi giorni punterei più su lui che sul serbo. Però poi per scrupolo sono andato a guardarmi i confronti diretti e ho visto che Djokovic sta avanti 6-2 con Tsitsipas e soprattutto che sulla terra rossa ha vinto 4 match su 4.

Due dei quali li ricordavo benissimo, entrambi in 5 set al Roland Garros. Nella finale dello scorso anno il greco aveva vinto i primi due set ma perse gli altri tre. Due anni prima invece vinse terzo e quarto ma cedette 6-1 al quinto.

E allora dare per sfavorito Djokovic è un bell’azzardo, sempre un bell’azzardo. Però io vorrei provare a fidarmi di quello che ho visto questa settimana e anche quella precedente a Belgrado. Per me Djokovic non è ancora il miglior Djokovic. E allora se Tsitsipas è stato capace di trascinarlo al quinto due volte, quando non aveva ancora la maturità che ha oggi e quando aveva di fronte un Djokovic più in forma, io penso che stavolta il greco abbia il 51% di chance di battere il serbo che lo ha sempre battuto sulla terra battuta. Certamente Stefanos non potrà permettersi di cominciare come ha fatto contro Zverev. Il servizio lo deve mettere dentro fino dall’inizio.

Abbiamo già combattuto diverse battaglie – ha detto Djokovic – e lui sulla terra ha dimostrato di essere uno dei primi due o tre tennisti più forti del mondo. Sarà un’altra battaglia ma io sono pronto” ha chiuso, dopo aver accennato ai primi quattro game con Ruud: “Penso di aver giocato benissimo. Sono partito in modo fantastico, 4-0…poi ho rallentato un po’, il mio livello è calato, per 15 minuti non mi sono sentito benissimo sul campo, e lui ne ha approfittato per tornarmi sotto nel set. Al decimo game però l’ho chiuso, poi sono tornato a giocare benissimo (very well…) negli ultimi 4 game del secondo set”.

La chiave della vittoria anche stavolta secondo me starà nella continuità. E nella completezza del gioco. Lo ha fatto capire anceh Tsitsipas: “Il margine è molto piccolo. Può dipendere dalla precisione dei tuoi colpi, dalle scelte che fai, dai tipi di colpi, ci sono molti fattori che determinano…Ho analizzato le mie due partite perse con Djokovic (al quinto set) e ci sono cose che non hanno funzionato bene per me un anno fa quand’ero avanti due set a zero. Sono stato sempre un po’ testardo, non ho voluto cambiare qualcosa (che avrei dovuto…sottintende), perchè fino a quel momento aveva funzionato…” si racconta con un sorriso rispondendo a una mia prima domanda cui segue quella sulla sua conoscenza dell’italiano visto che sui 13-14 anni con suo padre veniva nelle Puglie per giocare per il TC Galatina e quindi la frequentazione dell’Italia e degli italiani era stata prolungata: “Giocare a Roma è un po’come giocare a Atene…siamo vicini di casa, ho imparato qualche frase italaina, posso capire quasi tutto quello che la gente dice, ma sono un po’ timido (per rischiare di dire qualcosa …-lascia capire). La mia frase italiana preferita all time, e che condivido, è certamente: “Una faccia, una razza! Che è vero…” e ride soddisfatto.

 La notte italiana al Foro si è chiusa con la sconfitta di Fognini e Bolelli davanti ai croati Pavic e Mektic. Almeno al terzo set gli azzurri meritavano di andare. Hanno perso il secondo al tiebreak dopo essere stati avanti 4 punti a 1 con due minibreak di vantaggio. Ma Fognini ha perso due volte il punto al servizio.

Peccato. Il pubblico però si è divertito, ha fatto un tifo infernale, con mille “po-po-po-po-o” dopo le Ola riservate invece durante il match Djokovic-Ruud.

Oggi sono certo che si divertirà ancora di più. Le due finali promettono spettacolo.

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Editoriali del Direttore

ATP Roma: a me Sinner è piaciuto più che nei giorni scorsi anche se ha perso da Tsitsipas. I progressi che ho intravisto [VIDEO]

Dodici sconfitte su dodici con i top 5 dicono qualcosa sui suoi limiti attuali. Ma non sul suo avvenire. Djokovic resta il favorito…solo perché con Ruud non dovrebbe perdere. Ma chi vince fra Zverev e Tsitsipas lo può sorprendere

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Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Cari lettori, il mio editoriale odierno era in pratica riassunto nel video che avevo fatto pochi minuti dopo la sconfitta di Sinner con Tsitsipas. Ma un problema tecnico interno ha fatto saltare il video che viene proposto questa mattina e per quanto riguarda la prima partita di quarti di finale giocata da Jannik a Roma – e sono sicuro che sia stata la prima di molte -ho espresso a voce quel che penso.

E cioè che Sinner ha giocato un primo set alla pari con il miglior Tsitsipas della settimana. E’ arrivato a due punti dal vincere quel primo set, 5 pari al tiebreak dopo un’ora e 24 minuti di tennis carico e intenso e ha avuto più occasioni lui, una volta recuperato il break iniziale, che non l’ateniese.

Tsitsipas deve al suo gran servizio, puntualissimo nei momenti chiave, se è arrivato incolume al tiebreak.

 

Poi c’è stata, proprio nell’ultimo punto del tiebreak, una mini-lussazione all’anca – io spero che sia mini, sulla base di quanto mi ha fatto capire al volo Simone Vagnozzi – e nel secondo set Jannik è stato incapace di difendersi.

Ma l’aver fatto match pari con il vincitore di Montecarlo, così come a Montecarlo aveva fatto match pari con Zverev, mi pare sia un ottimo segnale. Si sta parlando infatti, dei due giocatori che sono i principali e più seri candidati, insieme al fenomeno Alcaraz e al più esperto Medvedev, a succedere ai Fab.

Entrambi, Zverev e Tsitsipas che si affrontano oggi in semifinale (7-4 per il greco il bilancio per il greco che conduce 3-1 sulla terra rossa ma ha perso a Madrid l’ultimo duello) sono un bel po’ più esperti di Jannik. Il tedesco ha quattro anni di più. Il greco tre.

E se si considerano gli indubbi progressi che già in pochi mesi Jannik sembra aver fatto anche come approccio mentale e strategico alla partita con lo studio delle caratteristiche dell’avversario, con la mentalità più propositiva che si appalesa con qualche attacco in più – e pazienza se per ora sbaglia ancora volée quasi elementari – con qualche serve&volley, con diverse smorzate (credo di avere annotato… cinque su sette vincenti), mi sembra che sia giusto essere ottimisti sul suo avvenire.

Vero che ha perso 12 match su 12 con i top-five, ma vero anche che è regolare nel battere tutti quelli classificati peggio di lui ed è costante nell’andare avanti nei tabelloni cui si iscrive. E’ solido.

Io non ricordo di aver mai conosciuto un tennista che a 25 o 27 anni non avesse fatto progressi, tecnici, fisici, mentali, rispetto a quando ne aveva solo 20.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

La mano di Jannick non è quella di Fognini e di Alcaraz? No, non lo è e probabilmente non avrà mai lo stesso tocco di palla, ma ci si avvicinerà cammin facendo. Già ieri alcune smorzate hanno mostrato una sensibilità che solo qualche mese fa non aveva. E a furia di provare a farle, migliorerà sempre. Deve avere fiducia lui in se stesso, dobbiamo avere anche noi fiducia e pazienza.

Jannik era una delle sei teste di serie comprese tra le top-ten ad aver raggiunto i quarti. Sei su otto, fra cui tre dei top-5 che sono tutti e tre in semifinale insieme a Casper Ruud n.10, hanno giocato i quarti. E uno solo degli otto, il cileno Cristian Garin, non è mai stato top-ten.

Infatti oggi giocano le semifinali Djokovic e Ruud e prima di loro Zverev e Tsitsipas. Parterre de roi.

Un super torneo quello di Roma. Il n.1 del mondo Nole Djokovic ha onorato il suo ruolo vincendo in notturna contro Auger Aliassime il miglior match di del torneo fin qui. Le standing ovation si sono sprecate. Vincendo Djokovic si è assicurato la leadership ATP anche per la prossima settimana. Altrimenti si sarebbe seduto sul trono Daniil Medvedev. E la cosa non mi avrebbe entusiasmato. Perché quando diventa n.1 qualcuno che non gioca – come è successo anche a Djokovic quest’anno quando si è ripreso il suo scettro dalle mani di Medvedev mentre c’erano i tornei di Indian Wells e Miami che lui non poteva giocare – la grande massa dei non addetti ai lavori non capisce l’arcano.

PREVIEW SEMIFINALI MASCHILI

PREVIEW SEMIFINALI FEMMINILI

Djokovic ha vinto questo torneo 5 volte, la metà di Nadal, Zverev l’ha vinto nel 2017 e fatto finale l’anno dopo e i quarti un anno fa. In 5 anni un ruolino di marcia di tutto rispetto. Tsitsipas ha raggiunto le semifinali per la seconda volta, un anno fa si era fermato nei quarti.

Oggi vedremo quali quote approntano i bookmakers. Sono curioso di vedere se Djokovic è sempre il favorito n.1. Probabilmente sì, anche peprchè dei quattro superstiti, Ruud sembra il vincitore finale meno probabile.

Era la terza volta che c’erano due canadesi nei quarti di un Mille: era accaduto a Miami 2019 quando Aliassime aveva perso da Isner e Shapovalov in semifinale da Federer. Nel 2003 a Montreal si erano incontrati in semifinale Raonic e Pospisil. Stavolta però in semifinale non c’è andato né Shapovalov, battuto da Ruud, né Aliassime.

Finora dei quattro semifinalisti i due soli ad aver già vinto a Roma Djokovic e Zverev, sono anche i soli a non aver perso neppure un set.

Però mentre Djokovic ha battuto due volte su due Ruud, e sempre in Italia, a Roma e Torino, Zverev – come abbiamo visto – ha sì battuto Tsitsipas l’ultima volta, ma ci ha perso 3 su 4 sulla terra rossa.

Nel torneo femminile prosegue, apparentemente inarrestabile, la marcia della polacca Swiatek che con 26 vittorie di fila eguaglia strisce di Justine Henin e Venus Williams, e però vatti a fidare della Sabalenka quando la bielorussa ingrana la marcia, mentre nella metà bassa la Jabeur, giunta alla seconda semifinale di fila di un Mille, mi pare in grado di battere la Kasatkina che pure sta disputando un grande torneo, all’altezza di quando era salita a top-ten. Oggi è n.21. Per poco. Con la Kasatkina ho parlato un po’, anche perché mi incuriosiva il fatto che gioca con la Artengo, come Gael Monfils. Leggerete prossimamente una mini-intervista della simpatica ed estroversa ragazza russa nata a Togliattigrad ma che non ha la minima idea di chi fosse Palmiro Togliatti.

Sono certo che questo sabato vedremo quattro grandi semifinali. E devo dire che il pubblico romano, che sta battendo ogni record di incasso e di presenze al Foro – sempre più di 34.000 spettatori al giorno – costituisce con il suo entusiasmo, la sua rumorosa partecipazione, uno spettacolo nello spettacolo. A dispetto di una endemica povertà di servizi, assistenza e attenzioni per la stampa straniera rispetto a tutti i tornei della stessa categoria, quasi tutti i colleghi passano sopra a tanti difetti organizzativi –ieri è saltata nuovamente la connessione Wi-Fi, come il giorno prima e chi faceva tv è rimasto a lungo privo degli abituali supporti statistici – perché Roma, il Foro Italico, la folla, i giovani, fanno di questo torneo una gemma quasi unica.

Mancherà Sinner ma stasera tardi potremo fare le ore piccole con Bolelli e Fognini che, come il buon vino, invecchiano – 71 anni in due, 36 più 35 – assumendo un sapore più rotondo.

Ieri hanno battuto al tiebreak del terzo set due tedeschi che magari dicono poco al grande pubblico, Krawetz Mies, che tuttavia hanno vinto in doppio due Roland Garros di fila, 2020 e 2021. Stasera però con i croati Pavic e Mektic, sarà dura.

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ATP Roma: Due sindromi sono troppe anche per il fenomeno Nadal, very old-Gen. Sinner non convince ma vince. La “stesa” aussie con Tsitsipas verrà vendicata?

Shapovalov non è stato Shupavalov stavolta. Ma un piede… gli ha dato una mano

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Rafael Nadal - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

così Rafa Nadal, detentore del titolo, non vincerà a Roma per l’undicesima volta. Non almeno quest’anno. Allora l’anno prossimo a quasi 37 anni? Mmmmm, sarà dura. Intanto non veniva eliminato così presto in questo torneo dal 2008.

Non ci sarà dunque nemmeno quella semifinale Djokovic-Nadal a tutti apparsa come un brutto scherzo del sorteggio che impediva di fatto la possibilità d’una ennesima finale fra il serbo e lo spagnolo, atto 59 della serie infinita.

Il problema, già oggi a 20 giorni dai 36 anni di Rafa e a 10 dal Roland Garros, non è la sconfitta inattesa con Shapovalov (qui la cronaca) che ritrovava per la prima volta dopo i lottatissimi e incerti 5 set dei quarti in Australia.

 

Certo ci sono 13 anni di gap anagrafico fra lui e il ragazzo del ’99 e cosiddetto NextGen – anche se di questo abusato neologismo cominciamo tutti ad averne abbastanza – ma il vero problema è l’essere Rafa purtroppo sempre più Old-Old-Old-Gen. Con un acciacco dopo l’altro.

Se ci si ricorda che cosa tanti dicevano di Rafa Nadal 10 anni fa –riassumo: “Con quel gioco così dispendioso a 30 anni sarà quasi certamente finito, lui non è Federer l’artista che non suda e non fatica” – che il maiorchino sia riuscito a fare quel che ha fatto nei primi 3 mesi di questo 2022, dall’Australian Open in poi, dopo essere stato fermo per tutti gli ultimi cinque mesi del 2021, aveva avuto invece del prodigioso. Quasi miracoloso.

Col senno di poi penso che Rafa non avrebbe dovuto tirare troppo la corda: avrebbe dovuto rinunciare al torneo di Acapulco, pur vinto. Ma è stato un bello sforzo anche solo volare in Messico. Però anche lui, nonostante che la sua grande esperienza avrebbe dovuto lanciargli un warning, si è fatto un po’ ingolosire dagli exploit compiuti. Andando ad Acapulco – che ormai è torneo su cemento e non più sulla terra rossa come una volta –  Rafa è caduto nello stesso peccato di ingordigia che accusano coloro che si trincerano dietro l’alibi de…”l’appetito vien mangiando”.

Così Rafa si è dovuto rifermare. E’ stato ancora un altro bel po’ di tempo senza potersi allenare come Dio (e Nadal) comanda, e qui a Roma ha pagato il fio del peccato originale: essere stato troppo ingordo.

Lui ce l’aveva detto qui l’altro giorno e già a Madrid “che non è mai stato il torneo più adatto alle mie caratteristiche. Non sono al 100 per 100 dopo tre settimane senza racchetta. Ogni partita che gioco e vinco è quasi un bonus”.

Conferenza Nadal, il piede lo tormenta: “Non posso allenarmi come vorrei, non so come starò per Parigi”

Nadal avrebbe potuto vincere anche con Shapovalov e in due set dopo aver dominato il primo (6-1) in 43 minuti. Aveva infatti rimontato il canadese da 1-4 a 4 pari, e già c’era in tribuna chi non poteva non esprimere tutta la dovuta ammirazione per Rafa l’irriducibile, ma anche chi scuoteva la testa sul conto di Sciupavalov, fantastico giocatore “rischiatutto” da guardare per vie delle sue pazzesche e improbabili traiettorie mancine, ma troppo spesso anche incredibile perdente.

Avremmo scoperto più tardi, nel corso di una accorata e triste conferenza stampa avvenuta pochi minuti dopo il doloroso k.o. (6-2) del terzo set, che la sindrome di Muller-Weiss al piede sinistro aveva di nuovo colpito Nadal a partire da metà secondo set. E in modo non meno doloroso e crudele dell’altra sindromequella di Hoffa al ginocchio, che appresi esistere all’epoca della sua famosa sconfitta al secondo turno di Wimbledon 2012 con il ceco Lukas Rosol che ebbe gioco facile a scagliargli 64 vincenti. Il cuscinetto di grasso buccale nella regione anteriore del ginocchio sinistro, dietro al tendine rotuleo, che ha lo scopo di ridurre gli urti tra tendine e rotula gli si infiammava, si ispessiva e gli faceva un male cane. Le precedenti microlesioni ai tendini del ginocchio sinistro, forse procurate dalla cattiva postura del piede, non avevano certo aiutato. Eh sì, due sindromi sono troppe anche per un fenomeno come Nadal.


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Dall’alto della mia postazione – sapeste come è stato bello e diverso poter seguire il torneo di Belgrado dove, ospite dei Djokovic, ho potuto guardare le partite dalla prima fila! Una meraviglia che non ricordavo più: ormai a noi giornalisti ci mettono in piccionaia sempre più spesso (non paghiamo il biglietto…)- non avevo potuto percepire l’emergere del problema di Rafa fino al terzo set, quando due game persi malamente a zero tanto sul 2 pari che sul 2-4, mi hanno finalmente acceso la lampadina.

Ma nel secondo set, sul 3-1 30-0 per Shapovalov, il canadese ha servito da destra un angolo incredibile: incredibile perché ai mancini ho visto mille volte quelle traiettorie ad uscire quando servono sui punti dispari, ma sui punti pari credo che nessun mancino abbia mai battuto allo stesso modo di Shapovalov.

Ebbene con quel kick Shapovalov aveva mandato Rafa con il naso dentro le fioriere di bordo campo. Ma lì il maiorchino ha tirato fuori dal cilindro un colpo magico, un rovescio lungolinea sparato da 4 metri fuori del campo, 4 metri fuori in largo e in lungo, che io non credo di aver mai visto in vita mia. Giuro! Se poteste andare a rivedere su You Tube (o non so dove) quel colpo… fatelo! Non ve ne pentirete.

Ebbene dopo quella prodezza, tutto potevo aspettarmi fuorchè Rafa avesse problemi al piede e di mobilità. Devono essere sopraggiunti dopo, molto dopo.

Così quando Rafa ha poi riacciuffato il 4 pari, ho fatto due più due: Nadal fenomenal e Denis Sciapovalov. E fra me e me mi sono detto: “il match finisce in due set e domani (oggi per voi) ci sarà Nadal-Ruud nei quarti”.

Manco per nulla. Chissà che cosa ha visto nella sua sfera magica il mago Ubaldo! Di certo ha preso un granchio.

Sul 5-6, 30-15 e servizio, Rafa ha sbagliato un dritto da principiante a due metri dalla retepoi ha fatto un doppio fallo che solo più tardi avrei capito essere stato certamente imputabile al mancato appoggio sul piede, tanto è stato clamorosamente commesso. Ma non potevo immaginare fosse stato causato, quello e i punti successivi, dalla sindrome Muller-Weiss. E che Shapovalov sarebbe ben presto diventato una spina nel piede di Rafa.

Guarirà in tempo per il Roland Garros, che comincia fra 10 giorni, Rafa in corsa per il suo quattordicesimo titolo al Bois de Boulogne?

Il problema, se avete letto l’intervista riportata dall’inviato di Ubitennis  Stefano Tarantino che aveva fatto anche la cronaca del match, è che Rafa rischia di non potersi allenare. E a Parigi si gioca sulla distanza dei tre set su cinque. Un gran brutto problema.

Djokovic invece non ne ha avuti con Wawrinka ed era scontato. E’ meno scontato con Aliassime, che non ha mai affrontato e lui invece era convinto di averci giocato. Si è proprio stupito! Magari è accaduto in una qualche esibizione, oppure in allenamento. Anche Djokovic comincia a essere anzianotto. I vuoti di memoria cominciano dopo i 35…

Ma dopo quel che ho scritto nell’editoriale di ieri sul conto di Sinner (e Fognini), la partita vinta da Sinner contro Krajinovic, ha contribuito a riaffermare i miei dubbi sul suo stato di forma, la sua condizione psico-tecnica.

Quasi mai ultimamente una prestazione di Sinner mi ha convinto. Però, e conta molto di più, lui ha vinto. Se vince senza dare l’impressione di giocare particolarmente bene…è un buon segno.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Dopo il 6-2 del primo set, un break di vantaggio dilapidato nel secondo e un vantaggio di 4-1 con due minibreak nel tiebreak rovinato da 4 punti persi a fila, sul 4-5 Jannik ha messo a segno due ace di fila. E sul match point ha chiuso le ostilità con un gran rovescio. Così, giocando senza troppo brillare, raggiunge però i quarti per la prima volta a Roma. Un risultato che vale più di qualunque attestato di bel gioco, no?

E’ quello che conta, direi. Non convince ma vinceIntanto scavalca Hurkacz al dodicesimo posto in classifica virtuale. E ha nel mirino l’undicesimo posto di Norrie quando oggi affronta Tsitsipas all’ora di pranzo. Sarà la quinta volta. Lo ha battuto una sola. Qui a Roma, nell’autunno 2020, nell’unica edizione invernale del Masters 1000 romano.

Ce la farà ancora, dopo la pesante batosta patita all’Australian Open quando Jannik era ancora allenato da Piatti e quella “stesa” contribuì probabilmente ad alimentare tanti dubbi? “Non basta una partita persa a determinare una scelta così” ha risposto ieri a me Jannik. Fatto sta che allora, al ritorno dall’Australia, fummo tutti presi in contropiede. Piatti compreso, direi.

Forse Alex Vittur, il suo amico-consigliere di famiglia, invece l’idea del divorzio dal coach di sempre l’aveva già maturata. Magari insieme a Massimo Sartori, il primo vero “scopritore” di Sinner in Val Pusteria, nelle terre di Andreas Seppi. E, guarda caso, per l’appunto per anni Simone Vagnozzi ha abitato a Caldaro nella stessa casa dei Seppi. Almeno questo ho appurato nei giorni scorsi dal collega Stefan Peer del Dolomiten, primo quotidiano di lingua tedesca di Bolzano. Il collega oggi non potrà seguire il quarto di finale di Jannik. Per motivi a me – e a lui – assolutamente incomprensibili, visto che c’è una gran parte della zona della sala stampa in cui io mi trovo con almeno 16 desk vuoti, gli è stato concesso un accredito stampa limitato, valido soltanto fino a ieri giovedì. Non era previsto che Sinner potesse raggiungere i quarti? Uomini, anche in FIT, di poca fede!

Fatto sta che il collega Stefan Peer, che conosco da anni, bravo e iper-preparato, è stato costretto a ripartire verso il Trentino Alto Adige, obtorto collo. Eppure non mi risulta che abbia commesso l’imperdonabile colpa di aver criticato la Federtennis in una qualche occasione.

Chiedo infine scusa per il poco spazio che dedico al singolare femminile (promettendo che da domani lo seguiremo meglio), ma dall’alto in basso nel tabellone i quarti sono Swiatek (alla 25ma vittoria di fila) e Andreescu (match inedito), Sabalenka-Anisimova (e quattro a 0 per l’americana è un bilancio che non mi aspettavo di riscontrare), Jabeur-Sakkari e Teichmann-Kasatkina (dopo che la russa che ha messo k.o. la n.2 Badosa). Quest’ultimo duello garantisce un posto in semifinale a una outsider.  Buon tennis a tutti…sognando Sinner in semifinale, con il permesso di Tsitsipas. Un po’ di tifo patriottico lo può fare anche un giornalista, senza esagerare però.

Il tabellone del WTA Roma

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