Sharapova ancora regina di Francia, ma il re sarà ancora Nadal oppure Djokovic?

Editoriali del Direttore

Sharapova ancora regina di Francia, ma il re sarà ancora Nadal oppure Djokovic?

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TENNIS – Una finale donne difficile da decifrare, ma solo Maria poteva vincerla e perderla. Incerta ma con un solo schema. Una sola volee, due soli passanti,
zero smorzate. Nadal-Djokovic deve riscattare un torneo senza acuti. Streaming gratuito e scommesse live: tutto il tennis su bwin.it

Il commento di Ubaldo Scanagatta e Laura Guidobaldi:

 

Dopo due semifinali maschili deludenti una finale femminile avvincente, per l’incertezza che l’ha caratterizzata, anche se giocata con un unico schema.
Proprio incerta fino all’ultimo infatti – come sempre quando due avversarie si ritrovano sul 4 pari al terzo – e, alla fine, può essere considerata comunque la migliore dai tempi di Capriati-Clijsters 12-10 al terzo (2001). Quella fu anche l’ultima finale conclusasi al terzo set.

Maria Sharapova ha meritato di vincerla, ma Simona Halep le ha tenuto testa alla grande, in maniera quasi sorprendente per una tennista che disputava la sua prima grande finale contro una che giocava la nona avendone vinte già quattro, e la prima 10 anni fa.

La partita l’ha fatta Maria, questo è poco ma sicuro. Ha preso più rischi, ha fatto più vincenti e più errori. Poteva vincerla lei e perderla lei. La Halep ha fatto forse più di quel che poteva, ma si sapeva che non avrebbe potuto più di tanto.

Forse le emozioni dovute all’altalena del punteggio, all’incertezza sull’esito, hanno reso agli occhi di chi l’ha vissuta sul centrale (e non in tv in sala stampa o a casa), la partita più bella di quel che è stata, o di come verrebbe giudicata da un tecnico.

Quando sono tornato in sala stampa ho sentito diversi commenti negativi, Gianni Clerici uno su tutti, ma a mio avviso ci sono stati anche parecchi scambi davvero mozzafiato, di straordinaria profondità ed intensità di colpi.

Alcuni errori che vengono conteggiati come gratuiti erano però conseguenza di scambi duri, durissimi. Quindi alla fine non so quanto siano davvero gratuiti.

Sarà vero che se uno va a vedere lo scout e trova un’ottantina di errori “presunti” non forzati, sono tanti. Però è anche vero che quando si tira tanto forte da fondo campo, si cerca di far fare il tergicristallo all’avversaria e si corre da una parte all’altra senza soluzione di continuità per 3 ore, beh, è facile stando in poltrona dire che certi errori non si dovrebbero fare.

Capisco anche che la partita, soprattutta se vista in tv dove lo schermo rimpicciolisce le distanze e non consente di apprezzare appieno la difficoltà di certi recuperi, l’atletismo di certi stretch, sia apparso piuttosto monotono negli schemi di gioco. Tante botte da fondocampo, meno volée delle dita di una mano monca – addirittura 0 per la Sharapova e soltanto 1 per la Halep!!! – e 0 anche le smorzate per l’una e per l’altra; a questo va aggiunto il deprimente dato statistico di un solo passante per ciascuna delle due protagoniste perché si sono, evidentemente, trovate a rete per sbaglio.

Però è stata un partita combattuta fino alla morte da due ragazze confermatesi grandi guerriere. Queste partite si vincono con la testa, sui nervi, più che con il resto, anche se – ribadisco – tirare centinaia di palle sempre vicino alla riga di fondo, e sia di dritto che di rovescio, non è per nulla semplice.

Alla fine l’ha vinta chi doveva vincerla sulla carta, Maria Sharapova su una irriducibile Simona Halep, dopo essersi complicata non poco la vita. Ma l’esperienza le è servita per conquistare, sul 4 pari al terzo, otto degli ultimi nove punti.

Ma quante volte Maria ha rischiato di compromettere tutto! Infatti nel primo set lei era avanti 5-2 (dopo lo 0-2 iniziale) e per poco non si è fatta raggiungere.

Nel secondo set, avanti 4-3 ha sciupato due palle del 5-3 e dal 4 pari è stato tutto un susseguirsi di break – favoriti anche dai soliti doppi falli (ben 12) che Maria non riesce ad evitare – finché nel tiebreak ancora Maria si è trovata avanti.

5 punti a 3, a due punti quindi dal match e dal suo quinto Slam.

Ma li ha persi tutti. Anzi ne ha persi 4 di fila, tutti e quattro errori suoi. Ecco, è rileggendo il mio block notes pieno di geroglifici
disegnati in 3 ore e 2 minuti – 2 minuti meno del record stabilito da Arancia Sanchez e Steffi Graf nel ’94…ma quella partita non fu elettrizzante,
Arancia giocava dei gran topponi liftati sul rovescio di Steffi che li affettava come poteva: non c’era davvero il ritmo e l’intensità della partita di oggi – che mi accorgo di quanti errori gratuiti (52) ha commesso Maria, e particolarmente quando poteva chiudere il match.

Anche nel terzo set Maria è avanti 4-2 – ma non parliamo di break perché ce ne sono stati 16 su 32 games di battuta, quindi esattamente, la metà – e si è fatta raggiungere.

Insomma, magna laude a Maria, che ha contribuito la sua parte a rendere avvincente la partita. E’ chiaramente una grande campionessa, il fatto che abbia vinto le ultime 20 partite sulla terra rossa quando approda al terzo set, la dice lunga sulle sue straordinarie qualità di combattente.

E’ una che non molla, che grida (anche troppo!) dal primo punto all’ultimo, come se non avesse mai vinto nulla. Come se non fosse la più ricca tennista di tutti i tempi, la più famosa, la più sponsorizzata anche se Serena ha vinto 17 Slam e lei solo 5.

“Non sono nata, non sono cresciuta sulla terra battuta, ed ho vinto per la seconda volta qui che era stato lo Slam per vincere il quale avevo dovuto aspettare di più. Me l’avessero detto 10 anni fa non ci avrei mai creduto. Non so nemmeno spiegarmi come sia potuto succedere, se non che ho sempre
lavorato tantissimo e con me tutta la mia equipe. Se penso che un anno fa avevo ancora problemi alla spalla, e tanti dubbi, beh ancora non so cosa dire”.

Io posso solo aggiungere che sono passati 37 anni da quando un’altra giocatrice (la britannica Sue Barker nel ’76 che in semifinale per l’appunto vinse proprio contro la Ruzici, la rumena manager della Halep) aveva vinto uno Slam dovendo far ricorso al terzo set in tutti gli ultimi quattro turni, dagli
ottavi in poi come è toccato a Maria (con Stosur, Muguruza, Bouchard e Halep). Ma in quegli anni lì il Roland Garros veniva disertato dalle migliori giocatrici. Pensate che quando la Ruzici vinse il torneo nel 1978 nessuna delle prime dieci del ranking Wta di fine anno vi partecipò.

Spero che la finale maschile offra un bello spettacolo. Per la verità di grandi partite memorabili quest’anno al Roland Garros non se ne sono viste. E’ stato un torneo così così.

Soltanto una grande finale lo riscatterebbe, vinca Rafa Nadal oppure Novak Djokovic. Io credo che favorito debba essere considerato ancora Nadal solo perché mi sembra in miglior salute e condizione, ma fra loro due – alla quarantaduesima sfida – tutto può davvero succedere. Una cosa è certa: farò il tifo per la partita, spero nei cinque set, farò buon viso anche a 4 set, ma non sopporterei una finale vinta in tre set da uno dei due. Chiunque fosse.

Au revoir a domain.

P.S. Il doppio è stato vinto da Roger Vasselin e Bennetau 6-3 ,7-6 su Granollers-MarcLopez. L’onore della Francia, e la sua grandeur, sono salvi. Allez citoyens.

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ATP Roma, Swiatek-Jabeur e Djokovic-Tsitsipas: perché è molto facile sbagliare il pronostico per entrambe le finali [VIDEO]

ROMA – E se il bilancio dei confronti diretti ingannasse? La mia sensazione è che i precedenti possano venire smentiti. Dovessi giudicare dalla forma intravista vedrei vincenti Swiatek e Tsitsipas

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C’è una finale che se uno non conosce i precedenti sembra scontata, quella femminile, e un’altra finale che invece certamente non lo sembra pur conoscendo i precedenti ed è ovviamente quella maschile.

Quella solo apparentemente scontata è quella che giocheranno Iga Swiatek e Ons Jabeur, con la polacca che ha vinto 27 match di fila di cui 22 in 2 set, e ha così già eguagliato la seconda miglior striscia di nientepopodimeno che Serena Williams (che si fermò a quota 27 a Madrid 2015). Ma se Iga vincesse anche i 7 match del prossimo Roland Garros, supererebbe in tromba le 32 vittorie consecutive di Justine Henin (l’ultima vittoria arrivò all’Australian Open 2008) e le 34 della miglior striscia di Serena (ultima vittoria a Wimbledon 2013), uguagliando le 35 di Venus Williams (Linz 2000).

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Certo che Ash Barty, ritirandosi, le ha spalancato una autostrada, ma Iga si merita certamente i successi che si sta conquistando. Attenzione però: la Jabeur ha un tennis assai vario capace di mettere in difficoltà un po’ tutte, e se si va a vedere il bilancio dei confronti diretti si scopre che effettivamente la Jabeur alla Swiatek ha dato parecchio fastidio se è vero che l’ha battuta due volte su tre (anche se mai si sono incontrate sulla terra rossa).

La ragazza tunisina le ha inflitto anche punteggi severi nei due match del 2021: 6-3,6-3 a Cincinnati, 5-7,6-1,6-1 a Wimbledon, mentre la sola vittoria di Iga risale al 2019, 4-6,6-4,6-4 a Washington.

Però quando si sono vinte 27 partite di fila e si è campionesse in carica a Roma, vittoriosa in un Roland Garros, sembra abbastanza difficile credere che la Jabeur, sia pure in virtù del suo tennis anomalo e imprevedibile, possa sovvertire il pronostico. Vero che la Swiatek scenderà in campo con quella apprensione che i precedenti negativi di solito si trascinano dietro, ma la Jabeur, oltretutto ha terminato ieri sera piuttosto provata dopo la maratona con la Kasatkina vinta quasi miracolosamente.

Ons era però su di giri per aver recuperato un break e annullato un matchpoint nel terzo set. Dopo che il giorno prima aveva rimontato la Sakkari che era avanti 6-1,5-2. Quel matchpoint lo ha annullato con un dritto tirato sulla riga, con grande nonchalance. E come l’ha tirato si è girata all’indietro, senza nemmeno aspettare la conferma dell’arbitro. “Ero sicura che era buona…e ora sappiate che sono stanca di perdere le finali!” ha detto sorridendo. Ragazza davvero molto simpatica, spiritosa. Insomma c’è da credere che non mollerà tanto facilmente anche se, come dicevo, la stanchezza potrebbe farsi sentire: “A Indian Wells e Miami si gioca un giorno sì e un altro no…Qui tutti i giorni ed è abbastanza dura”.

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Viene da una serie di match giocati e vinti tutti i giorni Novak Djokovic. Contro Casper Ruud ha vinto il suo match numero mille, e bene hanno fatto gli organizzatori a preparargli una torta di panna (meringa?) con quel numero scritto sopra con cifre in rosso. Era stata più elettrizzante la partita della sera prima contro Auger Aliassime, perché la superiorità di Novak non è mai stata in discussione, soprattutto dopo un inizio folgorante.

Dall’inizio del torneo Ruud non aveva ceduto che un game di servizio su 37. E aveva salvato 9 pallebreak su 10. Ma il norvegese non aveva ancora affrontato il miglior ribattitore del pianeta. Dopo 14 minuti al n.10 del mondo erano arrivati già due break.

Così Novak ha fatto un altro passettino nella storia del tennis, perché a superare le mille vittorie nel circuito professionistico erano stati solo 4 giocatori: Jimmy Connors con 1.274, Roger Federer con 1.251, Ivan Lendl con 1068, Rafa Nadal con 1051. Io dico che a Djokovic non dispiacerebbe raggiungere e superare Nadal non solo nel numero degli Slam vinti, ma anche nel numero dei successi. Se il fisico gli regge… Intanto ha conquistato la dodicesima finale al Foro Italico e se vince con Tsitsipas pareggia il numero delle vittorie e delle sconfitte in finale, sei e sei. E comunque vada a finire da domani lunedì sarà n.1 del mondo per la settimana n.370. E quello è un record che sarà molto ma molto difficile da battere. Se non come i 13 successi di Nadal al Roland Garros, record secondo me impossibile da superare (ma magari i tifosi di Alcaraz possono anche pensare che non sia impossibile…), quasi. In realtà l’unico record impossibile da superare sono le 164 presenze in Coppa Davis di Nicola Pietrangeli.

Però, dato a Djokovic quel che è di Djokovic, a me è piaciuto più lo Tsitsipas del secondo e del terzo set contro Zverev. Nel primo il ragazzo di Atene aveva servito maluccio quando aveva subito l’unico break sul 3 pari, ma poi invece aveva mostrato ben altra completezza e varietà di schemi rispetto al tedesco che a rete combina ancora arrosti incredibili e poi quando deve servire la seconda palla non è ancora sempre tranquillo. Quando ha subito i suoi break nel secondo e nel terzo set ha commesso sempre almeno un doppio fallo. Ma avete visto a che velocità? Quei due doppi falli che hanno consentito a Tsitsipas di salire sul 2-0 lo hanno visto mettere in rete due seconde a 151 e 120 km orari! Insomma, uno serve molto più piano della velocità abituale (intorno ai 210 km orari) e tuttavia non riesce a scavalcare la rete sebbene serva dall’alto del suo metro e 98cm. Più racchetta, braccio e saltello fanno quasi 4 metri.

Insomma Tsitsipas mi è sembrato più solido del tedesco e anche del Djokovic visto fin qui e se dovessi azzardare un pronostico sulla base di quanto ho visto in questi giorni punterei più su lui che sul serbo. Però poi per scrupolo sono andato a guardarmi i confronti diretti e ho visto che Djokovic sta avanti 6-2 con Tsitsipas e soprattutto che sulla terra rossa ha vinto 4 match su 4.

Due dei quali li ricordavo benissimo, entrambi in 5 set al Roland Garros. Nella finale dello scorso anno il greco aveva vinto i primi due set ma perse gli altri tre. Due anni prima invece vinse terzo e quarto ma cedette 6-1 al quinto.

E allora dare per sfavorito Djokovic è un bell’azzardo, sempre un bell’azzardo. Però io vorrei provare a fidarmi di quello che ho visto questa settimana e anche quella precedente a Belgrado. Per me Djokovic non è ancora il miglior Djokovic. E allora se Tsitsipas è stato capace di trascinarlo al quinto due volte, quando non aveva ancora la maturità che ha oggi e quando aveva di fronte un Djokovic più in forma, io penso che stavolta il greco abbia il 51% di chance di battere il serbo che lo ha sempre battuto sulla terra battuta. Certamente Stefanos non potrà permettersi di cominciare come ha fatto contro Zverev. Il servizio lo deve mettere dentro fino dall’inizio.

Abbiamo già combattuto diverse battaglie – ha detto Djokovic – e lui sulla terra ha dimostrato di essere uno dei primi due o tre tennisti più forti del mondo. Sarà un’altra battaglia ma io sono pronto” ha chiuso, dopo aver accennato ai primi quattro game con Ruud: “Penso di aver giocato benissimo. Sono partito in modo fantastico, 4-0…poi ho rallentato un po’, il mio livello è calato, per 15 minuti non mi sono sentito benissimo sul campo, e lui ne ha approfittato per tornarmi sotto nel set. Al decimo game però l’ho chiuso, poi sono tornato a giocare benissimo (very well…) negli ultimi 4 game del secondo set”.

La chiave della vittoria anche stavolta secondo me starà nella continuità. E nella completezza del gioco. Lo ha fatto capire anceh Tsitsipas: “Il margine è molto piccolo. Può dipendere dalla precisione dei tuoi colpi, dalle scelte che fai, dai tipi di colpi, ci sono molti fattori che determinano…Ho analizzato le mie due partite perse con Djokovic (al quinto set) e ci sono cose che non hanno funzionato bene per me un anno fa quand’ero avanti due set a zero. Sono stato sempre un po’ testardo, non ho voluto cambiare qualcosa (che avrei dovuto…sottintende), perchè fino a quel momento aveva funzionato…” si racconta con un sorriso rispondendo a una mia prima domanda cui segue quella sulla sua conoscenza dell’italiano visto che sui 13-14 anni con suo padre veniva nelle Puglie per giocare per il TC Galatina e quindi la frequentazione dell’Italia e degli italiani era stata prolungata: “Giocare a Roma è un po’come giocare a Atene…siamo vicini di casa, ho imparato qualche frase italaina, posso capire quasi tutto quello che la gente dice, ma sono un po’ timido (per rischiare di dire qualcosa …-lascia capire). La mia frase italiana preferita all time, e che condivido, è certamente: “Una faccia, una razza! Che è vero…” e ride soddisfatto.

 La notte italiana al Foro si è chiusa con la sconfitta di Fognini e Bolelli davanti ai croati Pavic e Mektic. Almeno al terzo set gli azzurri meritavano di andare. Hanno perso il secondo al tiebreak dopo essere stati avanti 4 punti a 1 con due minibreak di vantaggio. Ma Fognini ha perso due volte il punto al servizio.

Peccato. Il pubblico però si è divertito, ha fatto un tifo infernale, con mille “po-po-po-po-o” dopo le Ola riservate invece durante il match Djokovic-Ruud.

Oggi sono certo che si divertirà ancora di più. Le due finali promettono spettacolo.

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Editoriali del Direttore

ATP Roma: a me Sinner è piaciuto più che nei giorni scorsi anche se ha perso da Tsitsipas. I progressi che ho intravisto [VIDEO]

Dodici sconfitte su dodici con i top 5 dicono qualcosa sui suoi limiti attuali. Ma non sul suo avvenire. Djokovic resta il favorito…solo perché con Ruud non dovrebbe perdere. Ma chi vince fra Zverev e Tsitsipas lo può sorprendere

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Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Cari lettori, il mio editoriale odierno era in pratica riassunto nel video che avevo fatto pochi minuti dopo la sconfitta di Sinner con Tsitsipas. Ma un problema tecnico interno ha fatto saltare il video che viene proposto questa mattina e per quanto riguarda la prima partita di quarti di finale giocata da Jannik a Roma – e sono sicuro che sia stata la prima di molte -ho espresso a voce quel che penso.

E cioè che Sinner ha giocato un primo set alla pari con il miglior Tsitsipas della settimana. E’ arrivato a due punti dal vincere quel primo set, 5 pari al tiebreak dopo un’ora e 24 minuti di tennis carico e intenso e ha avuto più occasioni lui, una volta recuperato il break iniziale, che non l’ateniese.

Tsitsipas deve al suo gran servizio, puntualissimo nei momenti chiave, se è arrivato incolume al tiebreak.

 

Poi c’è stata, proprio nell’ultimo punto del tiebreak, una mini-lussazione all’anca – io spero che sia mini, sulla base di quanto mi ha fatto capire al volo Simone Vagnozzi – e nel secondo set Jannik è stato incapace di difendersi.

Ma l’aver fatto match pari con il vincitore di Montecarlo, così come a Montecarlo aveva fatto match pari con Zverev, mi pare sia un ottimo segnale. Si sta parlando infatti, dei due giocatori che sono i principali e più seri candidati, insieme al fenomeno Alcaraz e al più esperto Medvedev, a succedere ai Fab.

Entrambi, Zverev e Tsitsipas che si affrontano oggi in semifinale (7-4 per il greco il bilancio per il greco che conduce 3-1 sulla terra rossa ma ha perso a Madrid l’ultimo duello) sono un bel po’ più esperti di Jannik. Il tedesco ha quattro anni di più. Il greco tre.

E se si considerano gli indubbi progressi che già in pochi mesi Jannik sembra aver fatto anche come approccio mentale e strategico alla partita con lo studio delle caratteristiche dell’avversario, con la mentalità più propositiva che si appalesa con qualche attacco in più – e pazienza se per ora sbaglia ancora volée quasi elementari – con qualche serve&volley, con diverse smorzate (credo di avere annotato… cinque su sette vincenti), mi sembra che sia giusto essere ottimisti sul suo avvenire.

Vero che ha perso 12 match su 12 con i top-five, ma vero anche che è regolare nel battere tutti quelli classificati peggio di lui ed è costante nell’andare avanti nei tabelloni cui si iscrive. E’ solido.

Io non ricordo di aver mai conosciuto un tennista che a 25 o 27 anni non avesse fatto progressi, tecnici, fisici, mentali, rispetto a quando ne aveva solo 20.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

La mano di Jannick non è quella di Fognini e di Alcaraz? No, non lo è e probabilmente non avrà mai lo stesso tocco di palla, ma ci si avvicinerà cammin facendo. Già ieri alcune smorzate hanno mostrato una sensibilità che solo qualche mese fa non aveva. E a furia di provare a farle, migliorerà sempre. Deve avere fiducia lui in se stesso, dobbiamo avere anche noi fiducia e pazienza.

Jannik era una delle sei teste di serie comprese tra le top-ten ad aver raggiunto i quarti. Sei su otto, fra cui tre dei top-5 che sono tutti e tre in semifinale insieme a Casper Ruud n.10, hanno giocato i quarti. E uno solo degli otto, il cileno Cristian Garin, non è mai stato top-ten.

Infatti oggi giocano le semifinali Djokovic e Ruud e prima di loro Zverev e Tsitsipas. Parterre de roi.

Un super torneo quello di Roma. Il n.1 del mondo Nole Djokovic ha onorato il suo ruolo vincendo in notturna contro Auger Aliassime il miglior match di del torneo fin qui. Le standing ovation si sono sprecate. Vincendo Djokovic si è assicurato la leadership ATP anche per la prossima settimana. Altrimenti si sarebbe seduto sul trono Daniil Medvedev. E la cosa non mi avrebbe entusiasmato. Perché quando diventa n.1 qualcuno che non gioca – come è successo anche a Djokovic quest’anno quando si è ripreso il suo scettro dalle mani di Medvedev mentre c’erano i tornei di Indian Wells e Miami che lui non poteva giocare – la grande massa dei non addetti ai lavori non capisce l’arcano.

PREVIEW SEMIFINALI MASCHILI

PREVIEW SEMIFINALI FEMMINILI

Djokovic ha vinto questo torneo 5 volte, la metà di Nadal, Zverev l’ha vinto nel 2017 e fatto finale l’anno dopo e i quarti un anno fa. In 5 anni un ruolino di marcia di tutto rispetto. Tsitsipas ha raggiunto le semifinali per la seconda volta, un anno fa si era fermato nei quarti.

Oggi vedremo quali quote approntano i bookmakers. Sono curioso di vedere se Djokovic è sempre il favorito n.1. Probabilmente sì, anche peprchè dei quattro superstiti, Ruud sembra il vincitore finale meno probabile.

Era la terza volta che c’erano due canadesi nei quarti di un Mille: era accaduto a Miami 2019 quando Aliassime aveva perso da Isner e Shapovalov in semifinale da Federer. Nel 2003 a Montreal si erano incontrati in semifinale Raonic e Pospisil. Stavolta però in semifinale non c’è andato né Shapovalov, battuto da Ruud, né Aliassime.

Finora dei quattro semifinalisti i due soli ad aver già vinto a Roma Djokovic e Zverev, sono anche i soli a non aver perso neppure un set.

Però mentre Djokovic ha battuto due volte su due Ruud, e sempre in Italia, a Roma e Torino, Zverev – come abbiamo visto – ha sì battuto Tsitsipas l’ultima volta, ma ci ha perso 3 su 4 sulla terra rossa.

Nel torneo femminile prosegue, apparentemente inarrestabile, la marcia della polacca Swiatek che con 26 vittorie di fila eguaglia strisce di Justine Henin e Venus Williams, e però vatti a fidare della Sabalenka quando la bielorussa ingrana la marcia, mentre nella metà bassa la Jabeur, giunta alla seconda semifinale di fila di un Mille, mi pare in grado di battere la Kasatkina che pure sta disputando un grande torneo, all’altezza di quando era salita a top-ten. Oggi è n.21. Per poco. Con la Kasatkina ho parlato un po’, anche perché mi incuriosiva il fatto che gioca con la Artengo, come Gael Monfils. Leggerete prossimamente una mini-intervista della simpatica ed estroversa ragazza russa nata a Togliattigrad ma che non ha la minima idea di chi fosse Palmiro Togliatti.

Sono certo che questo sabato vedremo quattro grandi semifinali. E devo dire che il pubblico romano, che sta battendo ogni record di incasso e di presenze al Foro – sempre più di 34.000 spettatori al giorno – costituisce con il suo entusiasmo, la sua rumorosa partecipazione, uno spettacolo nello spettacolo. A dispetto di una endemica povertà di servizi, assistenza e attenzioni per la stampa straniera rispetto a tutti i tornei della stessa categoria, quasi tutti i colleghi passano sopra a tanti difetti organizzativi –ieri è saltata nuovamente la connessione Wi-Fi, come il giorno prima e chi faceva tv è rimasto a lungo privo degli abituali supporti statistici – perché Roma, il Foro Italico, la folla, i giovani, fanno di questo torneo una gemma quasi unica.

Mancherà Sinner ma stasera tardi potremo fare le ore piccole con Bolelli e Fognini che, come il buon vino, invecchiano – 71 anni in due, 36 più 35 – assumendo un sapore più rotondo.

Ieri hanno battuto al tiebreak del terzo set due tedeschi che magari dicono poco al grande pubblico, Krawetz Mies, che tuttavia hanno vinto in doppio due Roland Garros di fila, 2020 e 2021. Stasera però con i croati Pavic e Mektic, sarà dura.

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Editoriali del Direttore

ATP Roma: Due sindromi sono troppe anche per il fenomeno Nadal, very old-Gen. Sinner non convince ma vince. La “stesa” aussie con Tsitsipas verrà vendicata?

Shapovalov non è stato Shupavalov stavolta. Ma un piede… gli ha dato una mano

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Rafael Nadal - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

così Rafa Nadal, detentore del titolo, non vincerà a Roma per l’undicesima volta. Non almeno quest’anno. Allora l’anno prossimo a quasi 37 anni? Mmmmm, sarà dura. Intanto non veniva eliminato così presto in questo torneo dal 2008.

Non ci sarà dunque nemmeno quella semifinale Djokovic-Nadal a tutti apparsa come un brutto scherzo del sorteggio che impediva di fatto la possibilità d’una ennesima finale fra il serbo e lo spagnolo, atto 59 della serie infinita.

Il problema, già oggi a 20 giorni dai 36 anni di Rafa e a 10 dal Roland Garros, non è la sconfitta inattesa con Shapovalov (qui la cronaca) che ritrovava per la prima volta dopo i lottatissimi e incerti 5 set dei quarti in Australia.

 

Certo ci sono 13 anni di gap anagrafico fra lui e il ragazzo del ’99 e cosiddetto NextGen – anche se di questo abusato neologismo cominciamo tutti ad averne abbastanza – ma il vero problema è l’essere Rafa purtroppo sempre più Old-Old-Old-Gen. Con un acciacco dopo l’altro.

Se ci si ricorda che cosa tanti dicevano di Rafa Nadal 10 anni fa –riassumo: “Con quel gioco così dispendioso a 30 anni sarà quasi certamente finito, lui non è Federer l’artista che non suda e non fatica” – che il maiorchino sia riuscito a fare quel che ha fatto nei primi 3 mesi di questo 2022, dall’Australian Open in poi, dopo essere stato fermo per tutti gli ultimi cinque mesi del 2021, aveva avuto invece del prodigioso. Quasi miracoloso.

Col senno di poi penso che Rafa non avrebbe dovuto tirare troppo la corda: avrebbe dovuto rinunciare al torneo di Acapulco, pur vinto. Ma è stato un bello sforzo anche solo volare in Messico. Però anche lui, nonostante che la sua grande esperienza avrebbe dovuto lanciargli un warning, si è fatto un po’ ingolosire dagli exploit compiuti. Andando ad Acapulco – che ormai è torneo su cemento e non più sulla terra rossa come una volta –  Rafa è caduto nello stesso peccato di ingordigia che accusano coloro che si trincerano dietro l’alibi de…”l’appetito vien mangiando”.

Così Rafa si è dovuto rifermare. E’ stato ancora un altro bel po’ di tempo senza potersi allenare come Dio (e Nadal) comanda, e qui a Roma ha pagato il fio del peccato originale: essere stato troppo ingordo.

Lui ce l’aveva detto qui l’altro giorno e già a Madrid “che non è mai stato il torneo più adatto alle mie caratteristiche. Non sono al 100 per 100 dopo tre settimane senza racchetta. Ogni partita che gioco e vinco è quasi un bonus”.

Conferenza Nadal, il piede lo tormenta: “Non posso allenarmi come vorrei, non so come starò per Parigi”

Nadal avrebbe potuto vincere anche con Shapovalov e in due set dopo aver dominato il primo (6-1) in 43 minuti. Aveva infatti rimontato il canadese da 1-4 a 4 pari, e già c’era in tribuna chi non poteva non esprimere tutta la dovuta ammirazione per Rafa l’irriducibile, ma anche chi scuoteva la testa sul conto di Sciupavalov, fantastico giocatore “rischiatutto” da guardare per vie delle sue pazzesche e improbabili traiettorie mancine, ma troppo spesso anche incredibile perdente.

Avremmo scoperto più tardi, nel corso di una accorata e triste conferenza stampa avvenuta pochi minuti dopo il doloroso k.o. (6-2) del terzo set, che la sindrome di Muller-Weiss al piede sinistro aveva di nuovo colpito Nadal a partire da metà secondo set. E in modo non meno doloroso e crudele dell’altra sindromequella di Hoffa al ginocchio, che appresi esistere all’epoca della sua famosa sconfitta al secondo turno di Wimbledon 2012 con il ceco Lukas Rosol che ebbe gioco facile a scagliargli 64 vincenti. Il cuscinetto di grasso buccale nella regione anteriore del ginocchio sinistro, dietro al tendine rotuleo, che ha lo scopo di ridurre gli urti tra tendine e rotula gli si infiammava, si ispessiva e gli faceva un male cane. Le precedenti microlesioni ai tendini del ginocchio sinistro, forse procurate dalla cattiva postura del piede, non avevano certo aiutato. Eh sì, due sindromi sono troppe anche per un fenomeno come Nadal.


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Dall’alto della mia postazione – sapeste come è stato bello e diverso poter seguire il torneo di Belgrado dove, ospite dei Djokovic, ho potuto guardare le partite dalla prima fila! Una meraviglia che non ricordavo più: ormai a noi giornalisti ci mettono in piccionaia sempre più spesso (non paghiamo il biglietto…)- non avevo potuto percepire l’emergere del problema di Rafa fino al terzo set, quando due game persi malamente a zero tanto sul 2 pari che sul 2-4, mi hanno finalmente acceso la lampadina.

Ma nel secondo set, sul 3-1 30-0 per Shapovalov, il canadese ha servito da destra un angolo incredibile: incredibile perché ai mancini ho visto mille volte quelle traiettorie ad uscire quando servono sui punti dispari, ma sui punti pari credo che nessun mancino abbia mai battuto allo stesso modo di Shapovalov.

Ebbene con quel kick Shapovalov aveva mandato Rafa con il naso dentro le fioriere di bordo campo. Ma lì il maiorchino ha tirato fuori dal cilindro un colpo magico, un rovescio lungolinea sparato da 4 metri fuori del campo, 4 metri fuori in largo e in lungo, che io non credo di aver mai visto in vita mia. Giuro! Se poteste andare a rivedere su You Tube (o non so dove) quel colpo… fatelo! Non ve ne pentirete.

Ebbene dopo quella prodezza, tutto potevo aspettarmi fuorchè Rafa avesse problemi al piede e di mobilità. Devono essere sopraggiunti dopo, molto dopo.

Così quando Rafa ha poi riacciuffato il 4 pari, ho fatto due più due: Nadal fenomenal e Denis Sciapovalov. E fra me e me mi sono detto: “il match finisce in due set e domani (oggi per voi) ci sarà Nadal-Ruud nei quarti”.

Manco per nulla. Chissà che cosa ha visto nella sua sfera magica il mago Ubaldo! Di certo ha preso un granchio.

Sul 5-6, 30-15 e servizio, Rafa ha sbagliato un dritto da principiante a due metri dalla retepoi ha fatto un doppio fallo che solo più tardi avrei capito essere stato certamente imputabile al mancato appoggio sul piede, tanto è stato clamorosamente commesso. Ma non potevo immaginare fosse stato causato, quello e i punti successivi, dalla sindrome Muller-Weiss. E che Shapovalov sarebbe ben presto diventato una spina nel piede di Rafa.

Guarirà in tempo per il Roland Garros, che comincia fra 10 giorni, Rafa in corsa per il suo quattordicesimo titolo al Bois de Boulogne?

Il problema, se avete letto l’intervista riportata dall’inviato di Ubitennis  Stefano Tarantino che aveva fatto anche la cronaca del match, è che Rafa rischia di non potersi allenare. E a Parigi si gioca sulla distanza dei tre set su cinque. Un gran brutto problema.

Djokovic invece non ne ha avuti con Wawrinka ed era scontato. E’ meno scontato con Aliassime, che non ha mai affrontato e lui invece era convinto di averci giocato. Si è proprio stupito! Magari è accaduto in una qualche esibizione, oppure in allenamento. Anche Djokovic comincia a essere anzianotto. I vuoti di memoria cominciano dopo i 35…

Ma dopo quel che ho scritto nell’editoriale di ieri sul conto di Sinner (e Fognini), la partita vinta da Sinner contro Krajinovic, ha contribuito a riaffermare i miei dubbi sul suo stato di forma, la sua condizione psico-tecnica.

Quasi mai ultimamente una prestazione di Sinner mi ha convinto. Però, e conta molto di più, lui ha vinto. Se vince senza dare l’impressione di giocare particolarmente bene…è un buon segno.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Dopo il 6-2 del primo set, un break di vantaggio dilapidato nel secondo e un vantaggio di 4-1 con due minibreak nel tiebreak rovinato da 4 punti persi a fila, sul 4-5 Jannik ha messo a segno due ace di fila. E sul match point ha chiuso le ostilità con un gran rovescio. Così, giocando senza troppo brillare, raggiunge però i quarti per la prima volta a Roma. Un risultato che vale più di qualunque attestato di bel gioco, no?

E’ quello che conta, direi. Non convince ma vinceIntanto scavalca Hurkacz al dodicesimo posto in classifica virtuale. E ha nel mirino l’undicesimo posto di Norrie quando oggi affronta Tsitsipas all’ora di pranzo. Sarà la quinta volta. Lo ha battuto una sola. Qui a Roma, nell’autunno 2020, nell’unica edizione invernale del Masters 1000 romano.

Ce la farà ancora, dopo la pesante batosta patita all’Australian Open quando Jannik era ancora allenato da Piatti e quella “stesa” contribuì probabilmente ad alimentare tanti dubbi? “Non basta una partita persa a determinare una scelta così” ha risposto ieri a me Jannik. Fatto sta che allora, al ritorno dall’Australia, fummo tutti presi in contropiede. Piatti compreso, direi.

Forse Alex Vittur, il suo amico-consigliere di famiglia, invece l’idea del divorzio dal coach di sempre l’aveva già maturata. Magari insieme a Massimo Sartori, il primo vero “scopritore” di Sinner in Val Pusteria, nelle terre di Andreas Seppi. E, guarda caso, per l’appunto per anni Simone Vagnozzi ha abitato a Caldaro nella stessa casa dei Seppi. Almeno questo ho appurato nei giorni scorsi dal collega Stefan Peer del Dolomiten, primo quotidiano di lingua tedesca di Bolzano. Il collega oggi non potrà seguire il quarto di finale di Jannik. Per motivi a me – e a lui – assolutamente incomprensibili, visto che c’è una gran parte della zona della sala stampa in cui io mi trovo con almeno 16 desk vuoti, gli è stato concesso un accredito stampa limitato, valido soltanto fino a ieri giovedì. Non era previsto che Sinner potesse raggiungere i quarti? Uomini, anche in FIT, di poca fede!

Fatto sta che il collega Stefan Peer, che conosco da anni, bravo e iper-preparato, è stato costretto a ripartire verso il Trentino Alto Adige, obtorto collo. Eppure non mi risulta che abbia commesso l’imperdonabile colpa di aver criticato la Federtennis in una qualche occasione.

Chiedo infine scusa per il poco spazio che dedico al singolare femminile (promettendo che da domani lo seguiremo meglio), ma dall’alto in basso nel tabellone i quarti sono Swiatek (alla 25ma vittoria di fila) e Andreescu (match inedito), Sabalenka-Anisimova (e quattro a 0 per l’americana è un bilancio che non mi aspettavo di riscontrare), Jabeur-Sakkari e Teichmann-Kasatkina (dopo che la russa che ha messo k.o. la n.2 Badosa). Quest’ultimo duello garantisce un posto in semifinale a una outsider.  Buon tennis a tutti…sognando Sinner in semifinale, con il permesso di Tsitsipas. Un po’ di tifo patriottico lo può fare anche un giornalista, senza esagerare però.

Il tabellone del WTA Roma

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