Roland Garros, quote: riuscirà Simona Halep a ribaltare i pronostici?

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Roland Garros, quote: riuscirà Simona Halep a ribaltare i pronostici?

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TENNIS – Maria Sharapova parte con i favori del pronostico nella finale del Roland Garros.

Maria Sharapova favorita in tutto e per tutto. Inevitabilmente visto il 3-0 nei precedenti ai danni di Simona Halep, con l’ultima vittoria arrivata in finale sulla terra di Madrid. Il trionfo della russa nella sua terza finale consecutiva a Parigi, la nona in un torneo dello Slam, è dato ad 1,60 rispetto al 2,25 col quale parte la rumena, al suo primo atto conclusivo in un major. Quota che si alza con l’azzardo del set betting dove si punta forte sul 2-0 Sharapova (2,45) più che sul 2-1 (3,50). Stranamente, i bookmakers credono più in una vittoria in due set della Halep (4,00) che non in tre (4,50), seppur di poco. Quest’ultima soluzione perfetta se si vuol correre un “rischio” a buon mercato.

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Finals Coppa Davis 2022: 16 squadre e cinque sedi. Ancora ufficiosa la scelta di Abu Dhabi per la fase conclusiva

Quattro gruppi da quattro squadre, le prime due promosse alla fase a eliminazione diretta. Tutta la manifestazione sarà indoor. Voli charter per le squadre, ma i tifosi?

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Novak Djokovic - Finali Coppa Davis 2021 Madrid (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Nonostante qualche disguido dell’ultimo minuto (la prevista conferenza stampa di domenica alle 11 in un hotel del centro di Madrid è stata annullata con meno di 48 ore di preavviso), la ITF e Kosmos hanno confermato ufficialmente il formato della Coppa Davis per il 2022.

Confermate in gran parte le anticipazioni che erano state diffuse da un giornale britannico la settimana scorsa: i Qualifiers di marzo ammetteranno 12 squadre alle Finali; a queste si aggiungeranno le due finaliste dell’edizione 2021 (Russia, o Federazione Tennis Russia che dir si voglia, e Croazia) e le due wild card assegnate dalla ITF a Serbia e Gran Bretagna.

Le 16 finaliste saranno quindi suddivise in quattro gironi da quattro squadre ed ogni girone si disputerà in una diversa città europea. Le prime due di ogni girone si qualificheranno per i quarti di finale e saranno trasportate verso la città sede delle finali con un volo charter la sera stessa del loro incontro conclusivo di round robin. Il nome della città sede delle finali non è ancora stato ufficializzato, ma la ITF ha confermato che è stata identificata una città preferenziale (che dovrebbe essere Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti) e l’ufficializzazione avverrà nelle prossime settimane.

 

Saranno concessi due giorni alle squadre per adattarsi al nuovo fuso orario e alle nuove condizioni, che saranno comunque simili a quelle dei gironi all’italiana. Anche le fasi finali si giocheranno dunque sul cemento indoor. “Un modello a cinque città ci consente di avere la flessibilità di programma necessaria per permettere ai fans di godersi un’esperienza della Coppa Davis davvero unica, e allo stesso tempo assicura la sostenibilità finanziaria e commerciale alla manifestazione”, ha affermato il Presidente ITF Dave Haggerty in una nota.

La competizione si allungherà di un giorno, passando da 11 a 12 giorni e si disputerà da martedì 22 novembre a sabato 3 dicembre. La conclusione nella giornata di sabato costituisce un indizio piuttosto forte che la città prescelta per le finali sarà Abu Dhabi, come trapelato nei giorni scorsi. Negli Emirati Arabi, infatti, come in tutti i Paesi islamici, il weekend si osserva solitamente il venerdì e il sabato, giustificando quindi la fine della competizione nella giornata di sabato.

Il 15 dicembre prossimo saranno lanciati i bandi per selezionare le quattro città per i gironi preliminari. L’attribuzione di una delle wild-card alla Gran Bretagna conferma l’intenzione manifestata la settimana scorsa dalla LTA (Lawn Tennis Association, la federazione tennis britannica) di ospitare uno dei gruppi. Lo stesso si può dire per l’Italia che dopo la positiva esperienza di Torino vorrà riproporsi anche per il 2022.

L’aumento da tre a quattro delle sedi dei gironi è totalmente giustificato – ha dichiarato il Presidente Haggerty alla BBC – in questo modo saremo in grado di avere quel pubblico rumoroso e appassionato che da sempre contraddistingue la Coppa Davis. Sarà grandioso”.

Rimangono le preoccupazioni per l’eventuale assegnazione delle finali a una località nella quale c’è scarsa cultura tennistica e scarso interesse da parte della popolazione residente. A questo proposito il Presidente Haggerty ha detto: “Dovremo assicurarci che ci sarà una considerevole base di fans disposta a viaggiare per andare alle finali. Faremo in modo che saranno messi a disposizione sussidi per i fans in modo tale che il viaggio sia alla portata delle loro tasche, dovunque sia la sede della finale”.

L’aspettativa quindi è che gli sponsor della manifestazione sovvenzionino in qualche modo i pacchetti-viaggio per i tifosi disposti a seguire la propria squadra. Rimane comunque l’incognita temporale: nessuno può essere sicuro che la propria nazionale si qualificherà per le finali, quindi potrebbe essere particolarmente difficile, oltre che eccessivamente costoso, organizzare il viaggio verso le finali con solamente pochi giorni di preavviso. Da questo punto di vista lo sforzo dell’organizzazione Kosmos dovrà orientarsi verso la possibilità di fornire “opzioni” rimborsabili per chi volesse confermare la propria disponibilità a viaggiare solamente dopo la qualificazione della propria squadra. Anche se la necessità di flessibilità da parte dei tifosi potrebbe essere un ostacolo per molti: se un appassionato programma le proprie ferie per il periodo delle finali, potrebbe non avere la possibilità di cancellarle nel caso in cui la propria nazionale non riesca a qualificarsi.

Se, come sembra, le finali dovessero disputarsi ad Abu Dhabi, Kosmos dovrà lavorare molto bene sul territorio per attirare l’interesse delle grandi comunità di espatriati presenti negli Emirati. Circa l’80% della popolazione residente nei Paesi sul Golfo Persico è composta da stranieri espatriati che vivono e lavorano nelle tante aziende presenti tra Abu Dhabi, Dubai e dintorni, e questo potrebbe aiutare a riempire gli spalti dell’impianto che verrà approntato.

Intanto ITF e Kosmos si sono già assicurati che l’attuale n. 1 del mondo Novak Djokovic sarà in grado di partecipare alle finali nel caso in cui vorrà farlo, dal momento che alla sua Serbia è stata assegnata una delle wild-card che dispensa la nazionale balcanica dal dover vincere i Qualifiers di marzo. “È sicuramente la cosa giusta da fare, dal punto di vista sportivo” ha dichiarato il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, il quale ha confermato come negli 11 giorni di queste Finali 2021 sono stati venduti 105.000 biglietti tra Torino e Madrid, mentre erano già stati acquistati 15.000 biglietti a Innsbruck prima della decisione del Governo austriaco di imporre la disputa a porte chiuse in quella sede.

Per il momento non è stato toccato l’aspetto più inviso ai Top Players di questa Coppa Davis, ovvero la collocazione in calendario. La fine delle Finali 2022 è prevista per il 3 dicembre, quindi solamente poche settimane prima della partenza prevista per l’Australia, negando di fatto la possibilità di avere una significativa off-season. Quest’anno Alexander Zverev, Felix Auger Aliassime e Denis Shapovalov hanno rinunciato a partecipare proprio per motivi di programmazione, mentre Rafael Nadal e Dominic Thiem sono stati assenti giustificati per infortunio.

Nelle intenzioni di Kosmos la collocazione ideale per le Finali di Davis sarebbe quella della di fine settembre, dove c’è già la settimana successiva allo US Open assegnata alla Davis, ma ciò implicherebbe la collaborazione di alcuni tornei ATP e soprattutto della Laver Cup per trovare la quadratura del cerchio, cosa che non sembra molto probabile almeno nel breve periodo.

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Coppa Davis: Medvedev batte Cilic, RTF campione

Marin Cilic regge un set poi Medvedev corre tranquillo verso la vittoria. È la terza Coppa Davis per la formazione russa

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Daniil Medvedev - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Era la squadra favorita dall’inizio della manifestazione e ha confermato le previsioni: la Russian Tennis Federation si aggiudica la Coppa Davis 2021 battendo la Croazia per 2-0. La rivelazione di queste Finals, il ventitreenne di Spalato Borna Gojo, non è riuscito nell’impresa di battere anche Andrey Rublev, in realtà arrivato all’appuntamento di Madrid in condizioni ben diverse da quelle espresse nella prima parte della stagione, ma pur sempre numero 5 del mondo e autore di un’ottima prestazione in semifinale contro Dominik Koepfer. Mancata la ciliegina quasi impossibile sulla torta confezionata dal campione a squadre NCCA 2018, il tie ha imboccato ancor più inesorabilmente la strada di Mosca; subito dopo, infatti, Daniil Medvedev ha superato come da copione Marin Cilic, portando l’Insalatiera in Russia per la terza volta dopo i successi del 2002 e del 2006.

D. Medvedev b. M. Cilic 7-6(7) 6-2

Tocca a Daniil Medvedev il compito di sigillare la finale con il secondo singolare per evitare che la sfida si prolunghi al doppio, situazione che invertirebbe i favori del pronostico in virtù della formidabile coppia croata Pavic/Mektic. Il numero 2 del mondo non delude e batte Marin Cilic in un’ora e mezza, peraltro confermando l’esito dei due precedenti – l’ultimo quest’anno a Wimbledon rimontandogli due set. Sceso per la prima volta in campo sullo 0-1 in queste Finals, Cilic ha offerto una prestazione complessivamente buona, ma sarebbe stato necessario raggiungere e mantenere quei momenti migliori visti contro Jannik Sinner per poter davvero avere una chance contro un Medvedev che ha concesso una sola palla break, prontamente annullata. Un primo set di buon livello con Marin che ha creato qualcosa di più, ma ha regalato qualcosa di troppo con il dritto, il fondamentale che gli porta vincenti ma che tende anche a risentire dei momenti di tensione. Percentuale di prime croate in calo e secondo parziale molto più agevole il secondo parziale per un Medvedev che, viepiù solido e tranquillo, si è diretto quasi indisturbato verso la vittoria.

 

IL MATCH – Si comincia con entrambi tengono con estrema facilità i propri turni di battuta, nonostante Medvedev non metta tante prime in campo. Come d’abitudine, il russo sceglie di rispondere da parecchio lontano, ben oltre la scritta Davis Cup. Al settimo game, due dritti steccati di Cilic e un altro gratuito con lo stesso fondamentale danno all’avversario un’opportunità del sorpasso, ma senza tremare il trentatreenne di Medjugorje si affida alle accelerazioni per risolvere la situazione. Rincuorato da quanto appena fatto, Marin cerca ancora qualche cambio di ritmo – idea in genere sempre ottima contro il ventiquattrenne moscovita – e al gioco successivo è lui a procurarsi il 30-40, ma una buona seconda esterna rimette a posto le cose. Buona l’interpretazione del match da parte di Cilic che propone qualche slice con il rovescio, finge di rifugiarsi in una remata per poi accelerare senza preavviso, cerca angoli con il dritto, non teme di cambiare in lungolinea né, pur facendolo meno di quanto potrebbe, di prendere la rete. Medvedev è nei panni sé stesso, ottiene indispensabili punti diretti con il servizio, mette a segno qualche dritto storto, spaventa quando si allunga lo scambio sul ritmo.

Arriva così il tie-break, caratterizzato dalla posizione particolarmente conservativa di Daniil, tanto che sono interamente lasciati nelle mani croate un paio di scambi di mini-break. Medvedev si affida a due prime che non tornano indietro per arrivare a set point che si vede annullato da uno smash non banale. Una seconda palla per chiudere, gentilmente offerta da un comodo dritto in corridoio a campo sguarnito, se ne va con il doppio fallo russo, ma è buona la terza: errore in palleggio di Cilic con il rovescio (sarà forse il primo con quel fondamentale?) e RTF a un solo set dal trionfo.

Si riparte allo stesso modo del primo parziale, con i turni di battuta che vanno via veloci. In realtà, però, il quarto gioco che pareva confermare la tendenza si complica; un bel dritto profondo, un rovescio lungolinea e Daniil si prende il 3-1, subito confermato. La salita per Cilic e la sua squadra si è ormai fatta ripidissima e neppure lui sembra crederci di fronte a un Medvedev che, com’è ovvio, lascia partire i suoi colpi senza più alcuna pressione. Altro break ed è 6-2: la vittoria numero 63 in stagione di Daniil vale la Coppa Davis alla RTF.

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Matteo Berrettini si racconta: “Finale a Wimbledon? Non la sognavo neanche”

Ospite al podcast “Cachemire”, il tennista romano parla col sorriso: “Da bambino non puntavo alla classifica, mi è dispiaciuto non finire la scuola”

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Il tennis in Italia in questo 2021 ha avuto il boom definitivo, con l’apice toccato proprio nelle ultime settimane grazie alle Nitto ATP Finals di Torino e alla Coppa Davis sempre nel capoluogo piemontese. Negli ultimi anni il movimento ha attraversato una fase di grande crescita, e uno dei principali artefici in termini di popolarità e risultati è senza dubbio Matteo Berrettini: il tennista romano ha conquistato la Top 10 nel 2019 mentre ormai da tempo si è stabilito come numero uno italiano. Questi traguardi sul campo inevitabilmente spingono la sua fama anche al di fuori del mondo sportivo, e com’è giusto che sia anche altre fonti d’informazione vogliono raccontare la sua storia. In particolare, nei giorni scorsi Berrettini è stato ospite al podcast Cachemire (l’episodio è stato registrato prima delle Finals che l’hanno visto sfortunato protagonista di un infortunio nell’incontro d’apertura) presentato da Edoardo Ferrario e Luca Ravenna, e in una lunghissima intervista inframezzata da simpatici siparietti ha approfondito molti temi della sua carriera.

“Da bambino non ho mai pensato di voler diventare il più forte di tutti, ma quando scendevo in campo volevo essere più forte del mio avversario in quel momento”, ha spiegato semplicemente Matteo. “Quando sono entrato nel tour vedevo tanti ragazzi italiano più forti di me e mi dicevo, ‘chissà, magari un giorno…’, però mi sembravano troppo forti. Ho vissuto tutto passo passo, non ero un bambino che puntava alla classifica. Nel 2019 c’è stato uno sbalzo importante dove ho iniziato da N.50 e ho finito da N.8. Dopo lo US Open di quell’anno, dove sono stato abbastanza massacrato da Nadal in semifinale, mi sono detto che ero tra i quattro migliori tennisti del mondo in quelle due settimane in cui si è giocato il torneo”.

Che l’aspetto mentale nel tennis rivesta un ruolo preponderante è arcinoto, e anche Berrettini ha imparato ad affrontare la cosa da tempo ormai. “Quando sono troppo tranquillo in campo vuol dire che c’è qualcosa che non va. Da quando ho 17 anni collaboro con un mental coach per cercare di gestire determinati momenti di tensione, ma quello che dico sempre è che bisogna cercare di conoscersi, perché quando ti succede una cosa per la prima volta sei un pochino invaso da tutte le emozioni, poi la seconda volta dici ‘ah ma questo è già successo, proviamo a fare questo’, poi non è che succede sempre però è già qualcosa”. Ma a livello pratico come si può gestire la pressione prima di un match o un evento stressante? “Spesso quello che faccio è spezzare il fiato: nelle occasioni importanti prima di entrare in campo cerco di fare qualcosa che mi fa salire le pulsazioni, che mi fa sudare. Così sono già attivo perché sennò entri in campo e ti chiedi ‘ma l’aria l’hanno tolta?'”

 

Il punto più alto della sua stagione, nonché della sua carriera finora, è la finale raggiunta a Wimbledon e persa in quattro set contro Novak Djokovic. Lo Slam inglese è indiscutibilmente un luogo magico per questo sport e il venticinquenne romano se ne accorse sin da subito. “Ci ho giocato la prima volta nel 2014 nel torneo juniores, quindi Under 18. Persi al secondo turno se non erro, e tornando in Italia dissi che secondo me Wimbledon è un posto che bisogna vedere una volta nella vita anche se non capisci nulla di tennis, perché è un tempio. E quindi avevo sempre avuto questa sensazione che sarebbe successo qualcosa di speciale, anche se così speciale non l’avevo mai pensato e neanche sognato”. A sentirlo parlare infatti sembra che il primo ad esser rimasto sorpreso della sua impresa sia lui in persona. “In finale ci sono arrivato con tanta fiducia perché ho vinto il torneo prima [Queen’s, ndr] e quindi in conferenza stampa mi dicevano che i bookmakers mi davano per finalista, e io pensavo ‘questi sono matti’, però poi parlando anche col mio allenatore mi sono reso conto che stavo giocando veramente bene. Il mio tennis si adattava alla superficie”.

Il discorso poi è passato al suo rapporto con i grandi tennisti del passato, figure sempre presenti e glorificate nel tour ma che a volte con le loro opinioni possono sfociare in osservazioni anacronistiche. Matteo anche su questo tema mantiene una gran lucidità sottolineando entrambi i risvolti della medaglia. “È famosa la frase di Panatta ‘io non ho mai fatto preparazione fisica’, Io venero Adriano nel senso che è stato uno dei primi che mi ha detto ‘tu servirai a 220km/h’; è uno che di tennis capisce tantissimo, però alla sua epoca non c’era bisogno di farla. All’epoca ti allenavi giocando, e un’altra cosa che mi diceva sempre Pietrangeli è che l’assegno che ha ricevuto per il Roland Garros era di tipo 150 dollari, una cosa irrisoria. Quindi ti fa capire che loro non ci vivevano di questo, era diverso”.

Tanto successo però implica anche tante rinunce che col senno di poi possono sfociare in rimpianti. Una cosa che successivamente mi è dispiaciuta è di non aver potuto finire la scuola pubblica. Ho fatto quarta e quinta liceo scientifico ma privato, anzi centro studi, quindi studiavo per conto mio. Però insomma sappiamo come funziona lì: ero contento perché dovevo giocare a tennis e perché a 17 anni a nessuno penso piaccia studiare. Guardandomi indietro alla fine mi son detto di aver perso due anni e che sarebbe stato meglio finire la scuola”.

Infine la lunga e distensiva intervista non poteva sorvolare sul tema Federer. “L’ho incontrato la prima volta nel 2015”, ha ricordato Berrettini riferendosi al torneo romano. “Il mio coach mi chiamò: ‘C’è da scaldare Federer, che vuoi fare?’. Mezz’ora prima mi aveva detto ‘Domani day-off’, quindi credevo stesse scherzando, il mio Coach Vincenzo [Santopadre ndr] era solito scherzare. Parlo con un mio amico, Flavio Cipolla, e mi dice ‘sembra che sia rilassato ma il ritmo è alto, scaldati bene’ e allora mi fiondai sul tapis roulant del Foro Italico. In semifinale a Roma Federer partì malissimo, sotto 3-0, e i miei amici mi insultarono ‘Questo non perde da una vita, ma cosa gli hai fatto nel riscaldamento’. Cominciai a sudare. Poi per fortuna vinse la semifinale. La sera prima della finale mi chiamarono dal desk dei campi di allenamento dicendomi che aveva chiesto di me, è stato molto bello.”

Gli aneddoti sullo svizzero non finiscono qui: “La volta successiva fu Wimbledon 2019, ottavi, vinsi 5 game in totale, mi sudavano le mani ma ero proprio felice di poter vivere quell’esperienza. Ho fatto ridere per come ho giocato, ma quella partita mi è servita molto per quelle contro i grandi avversari che ho giocato dopo, ero più pronto. Bisogna fare degli errori, bisogna prendere le sveglie. Ero contento per come era andata anche se dispiaciuto“. E il seguito dimostra che qualcosa l’ha imparato.

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