Pagellone Wimbledon: Djokovic promosso a pieni voti, Federer va oltre. Bocciati Nadal e Murray

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Pagellone Wimbledon: Djokovic promosso a pieni voti, Federer va oltre. Bocciati Nadal e Murray

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Non ci sono né più parole né più voti per Roger Federer. Straordinario Djokovic; Nadal delude più di Murray. Dimitrov finalmente grande, Kyrgios lo può diventare. Tra gli italiani: bene Bolelli, sufficiente Fognini.

Berdych 4. Per questo ragazzo bisognerebbe fare qualcosa. Ha una pulizia di colpi che forse nessun altro può vantare nel circuito, ma dietro quella maschera di ghiaccio deve celarsi un’emotività impossibile da gestire. Non si riesce mai a spiegare perché perda ma se trova qualcuno appena appena in grado di esprimere un buon tennis, si scioglie.

Stepanek 7. Mr. Radek non è solo uno spregiudicato show man capace di trascinare folle compassate come quelle del Centre Court in un delirio di risate e applausi o un buffo gigolò che gira per il circuito alla ricerca di colleghe da circuire. Alla veneranda età di quasi 36 anni rimane un giocatore divertente e pericoloso, e se trasforma il set point contro Djokovic nel quarto set magari cambia persino la storia del torneo.

 

Gulbis 3. Tecnicamente il problema dell’apertura del dritto sembra impossibile da superare sull’erba. E forse anche sul veloce cemento estivo nordamericano.  Poi c’è a chi piace perché dice cose intelligenti e originali. Sarà. Ma a volte la sensazione è che le cose intelligenti non siano poi così originali e che le cose originali non siano tanto intelligenti.

Wawrinka 6,5. Lo svizzero che vince gli slam ha fatto quello che ci si aspettava da lui: ha vinto le partite che doveva vincere, è arrivato nei quarti per la prima volta, e al cospetto dell’imponente connazionale, lo ha impegnato per quanto ha potuto. Sembra che lo slam vinto confonda più gli osservatori che Stan The Man, che non sanno bene se piazzarlo tra le seconde linee o tra i favoriti di slam e mille. Per non sbagliare, Wawrinka una volta fa una cosa quella successiva l’altra.

Nishikori 4. Il giapponese tra Barcellona e Madrid è sembrato più solido persino di Nole. Ma soltanto in campo perché purtroppo il fisico non lo aiuta. Aveva lasciato però la sensazione che se avesse trovato due settimane senza acciacchi batterlo sarebbe stata un’impresa. Forse l’erba non fa per lui, forse non si è ancora ripreso, ma dopo aver rischiato con Bolelli ha solo fatto il solletico a Raonic. Pochino.

Raonic 7. Il voto alto è perché è arrivato in semifinale e questo è un grande risultato. E con un Federer così figuriamoci se non si può perdere. Però. Però ha perso male, praticamente nel primo game, ha trovato un Kyrgios nei quarti che fino a quando le forze lo hanno sorretto era avanti e poteva lo stesso portarlo al quinto, e durante il torneo non è che abbia fatto chissà cosa. Questi miglioramenti di mobilità sembrano ancora troppo lenti, c’è molto lavoro per Piatti e Ljubicic.

Dimitrov 8. Il ragazzino è forse diventato grande. A Melbourne stava per battere Rafa, qui stava per battere Djokovic, ha battuto Murray e prima Dolgolopov. Cioè ha avuto un tabellone terribile ma è stato molto vicino ad arrivare in finale. Per quanto possa dare la sensazione dell’incompiuto, o forse addirittura del farfallone, Grigor da oggi in Top Ten (numero 9) è più solido di quanto non si creda. Non solo tecnica il bulgaro, ma grande forza fisica, che forse lo induce a faticare più di quanto non dovrebbe. Se si decidesse a stare un metro più avanti durante gli scambi potrebbe diventare devastante.

Murray 5. Era il detentore del titolo, viene da un grave infortunio, ha cambiato coach, a Wimbledon la pressione è dura da contenere. Non sono certo le attenuanti che mancano allo scozzese che non è riuscito a confermarsi campione. Ma il buon Andy sembra stanco chissà se del tennis, della vita da tennista o di cos’altro. Il decimo posto – peggior ranking da secoli – può essere una mazzata terribile. Speriamo che, adesso che non è più Fab, possa finalmente tornare quello che vinse gli US Open.

Ferrer 4. Una volta gli spagnoli non si presentavano sull’erba. Forse non era una cattiva idea, adesso che l’età avanza.

Tsonga 5. In genere il voto esprime mediocrità. E fa  rabbia pensare ad uno come Jo ridotto in questo modo, così tanta che davvero verrebbe voglia di dirgli di lasciar perdere. Cosa sarà successo al giocatore che nel 2011 faceva tre finali di fila contro Federer dopo averlo battuto a Wimbledon, che sembrava pronto al passetto in avanti per entrare nei TOP5 lo sa il cielo. Noi sappiamo solo che ci fa male vederlo in questo modo.

Dolgolopov 6. Sarà una debolezza, sarà che è il destino di tutti essere sempre in cerca di qualcosa di diverso, sarà quel che volete, ma il “guru” va sempre osservato con attenzione per cercare le tracce di un possibile exploit. Qui non ha fatto malissimo, e col gran Dimitrov ci ha perso solo al quinto set. La stagione nordamericana sarà importante per capire fin dove possiamo davvero sperare.

Kyrgios 8. Si, non gli è riuscita la prova del nove e si è squagliato con Raonic. Ma il modo con cui ha strapazzato Nadal e prima il modo con cui ha battuto Gasquet non lasciano tanti dubbi: questo ragazzino non è né Darcis né Rosol. Prevedere cosa succederà è impresa improba ma se mai mantenesse questa freschezza e questa voglia di giocare avremmo il ritorno di un australiano tra i vincitori di slam.

Nadal 4. Ha perso un set persino contro Kukushkin, anche se poi l’ha travolto, e si è fatto trattare molto male, per uno che vinto 14 slam, da Kyrgios. A volte si fa fatica a comprendere come abbia mai potuto vincere quanto Edberg su questi prati e addirittura a raggiungere anche 3 finali. Senza nulla togliere al Rafa del resto dell’anno, quello che gioca dalla seconda metà di giugno alla metà di luglio è da dimenticare.

Djokovic 10. Non solo perché ha vinto il torneo, non solo perché è di nuovo il numero 1 del mondo – e stavolta dovrebbe restarlo per un bel po’ – non solo perché ha battuto un grande Dimitrov e un ottimo Federer. Già basterebbe, ma Nole sta aggiugendo una nuova maturità che forse gli farà perdere altri match come a Parigi ma magari lo manterrà più sereno. E poi dopo un numero 1 che stava tra il padreterno e Giove e un numero 1 che sembrava un Highlander, un numero 1 normale al tennis non farà male.

Federer SV. Cosa si può dire in più di Roger Federer?

Gli italiani

Fognini 6. Più che dei suoi tifosi – che pare lo amino senza condizioni – e dei suoi detrattori – che sono convinti che non combinerà mai nulla di buono e si sono messi il cuore in pace – il buon Fabio è croce e delizia degli osservatori che  oscillano tra il piacere per un gran colpo giocato e la (sadica ?) attesa del momento dello sbroccamento. Provando a rimanere sul campo, Fognini ha fatto quel che doveva, con Anderson perdere sull’erba non è un delitto.

Bolelli 8. Speriamo davvero che Simone riesca a tirar fuori da questo inaspettato torneo le forze per regalarsi un finale di carriera migliore, senza rimpianti per quel che poteva essere e non è stato. Il braccio non è mai stato in discussione, adesso fisicamente sta bene, se perde un po’ di timidezza può togliersi qualche altra soddisfazione.

Lorenzi 6.5. In premio ha avuto Roger Federer. Dopo la partita in cui è riuscito a portare a casa 5 game era contentissimo. E noi per lui, in fondo sono coetanei e tra vecchietti si sono divertiti…

Seppi e Volandri SV. Ma non come Federer…. Volandri ha pure battuto un record nei tornei dello Slam. Ma non è il caso di tornarci su.

Il resto.

Wimbledon 7. Magari vi aspettereste entusiastici commenti legati al prestigio, alla storia, alla bellezza, ai prati, a Church Road, a questo e a quello. Qui invece si prendono un po’ troppo sul serio per un torneo di tennis e l’organizzazione finsice col risentirne. Si va dal grottesco e povero steward che apre la porta agli inviati all’inflessibile adetta alla reception, che non ti vuole spiegare il criterio per la coda per il Centre court. O forse, più semplicemente, non reggono il confronto con Melbourne, dove davvero tutto rasenta la perfezione. Il prestigio qui sarà maggiore, il divertimento no.

Inviati 8. Dopo un paio di giorni in cui “ci si annusa”, per così dire, in genere l’atmosfera si rilassa e questo contribuisce a migliorare (si spera) il lavoro di tutti. E’ confortante vedere che non ci sono gelosie, ripicche, invidie; ed è rasserenante poter chiedere al vicino di desk quante coppie hanno fatto il career slam o chi è stato l’ultimo giocatore a perdere un solo servizio prima della finale o se  era una palla break quella del quarto game. Per non dire dello struggimento che ti prende quando osservi le gare di memoria tra veri computer umani e ascolti battutacce che non sfigurerebbero negli spogliatoi ma neanche nel repertorio di Groucho Marx. Ne cito tre per tutti: Alessandro Terziani de “Il tennis italiano” persona di rara dolcezza e vero esperto di tennis, tant’è che ha vinto per il terzo anno di fila il concorso pronostici riservato ai giornalisti; Luigi Ansaloni, ex di ubi, allegro compagnone, rapidissimo estensore di articoli e ottimo giornalista, che diventerà un grande esperto di tennis non appena Federer si ritirerà; e infine Clerici Giovanni, come ama presentarsi, che voi tutti stimate soltanto perché non lo conoscete: altrimenti non potreste non volergli anche bene.

Colleghi SV. Loro sì come Federer… Ma siccome di loro non si parla ve lo dico io che Stefano “vice” Pentagallo, Claudio “realista informatico” Giuliani, Daniele “bold” Vallotto, Danilo “Hewitt” Princiotto, Luca “Roddick” De Gaspari, Giulio “Ritwitt” Fedele, Francesca “Beware!” Moscatelli, Chiara Bracco, Danilo Princiotto, hanno fatto un lavoro pazzesco, insieme a tutti i traduttori che vi hanno fatto avere le dichiarazioni dei protagonisti praticamente in tempo reale.

E gli inviati Stefano Tarantino e Vanni Gibertini – e la tenerissima e terribilmente professionale Laura Guidobaldi che li ha sostituiti dopo la prima settimana – sono convinto che abbiano il dono dell’ubiquità, perché non è materialmente possibile fare tutte quelle cose contemporaneamente.

Last e ovviamente tutt’altro che least (si scherza eh?) l’incredibile Ubi che a parte qualsiasi altra considerazione sulla pazienza, le telefonate notturne e mattutine, la cortesia, le sfuriate, la capacità di trovare una notizia dove noi vedevamo il vuoto, a parte tutto questo, senza Ubaldo Scanagatta non sarebbe stato possibile niente di quanto avete letto in queste due settimane. Magari era meglio… (si scherza eh?)

Ma un voto sia permesso di darlo anche a voi lettori, che ci seguite sempre più numerosi, incalzandoci con elogi, suggerimenti, critiche, a volte insulti. 7: potete fare di più e meglio. Tra di voi c’è gente esperta di tennis – sicuramente più dell’estensore di queste righe – e che scrive decentemente – uhm… – ma che forse dovrebbe controllare meglio la propria impulsività. I commenti liberi che abbiamo provato hanno dato un risultato che sembra sufficiente ma che sarà valutato meglio nei prossimi giorni. L’auspicio è che continuiate a seguirci e ad aiutarci.

Wimbledon finisce, ma c’è ancora tennis in giro per il mondo, quindi nessun arrivederci, noi siamo qui.

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Wimbledon, Maria: “Mi piace che si parli di me come madre. Cambiare il rovescio non è stato semplice”

La veterana tedesca raggiunge la prima semifinale Slam della carriera. Dopo i 34 anni, solo altre cinque campionesse sono riuscite nell’impresa a Wimbledon

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Non si ferma l’incredibile corsa di Tatjana Maria, che a quasi 35 anni (li compirà l’8 agosto) ottiene la prima semifinale Slam della carriera. La tedesca fa suo il derby contro la connazionale Jule Niemeier, che al secondo turno aveva eliminato la testa di serie numero due Anett Kontaveit. “È fantastico, ho cercato di mantenere la calma nello spogliatoio e capire quello che avessi fatto, ma è ancora difficile da realizzare!”. Queste sono state le primissime parole della numero 103 del mondo all’esordio in conferenza stampa, lei che è soltanto la quarta giocatrice dal 1984 a raggiungere le semifinali a Wimbledon nonostante fosse fuori dalla top100 ad inizio torneo (le altre sono Mirjana Lucic, n°134 nel 1999; Jie Zheng, n°133 nel 2008 e Serena Williams, n°181 nel 2018).

D: Ti sei attenuta alla tua solita routine questa mattina, con la solita lezione di tennis con tua figlia? E oltre a ciò, ci racconti che cosa vuol dire vivere queste emozioni insieme alla tua famiglia?

Tatjana Maria: “Sì, era tutto uguale. Questo mattina siamo arrivati ​​alle 8:30 e Charlotte (sua figlia, ndr) aveva una lezione. Continuiamo alla stessa maniera: fuori dal campo per me non cambia nulla, quindi cerco di continuare così. Anche se giocherò le semifinali (sorride)!”

 

D: Si parla molto del fatto che sei madre di due bambine e quanto tutto ciò sia incredibile. Ti piace essere descritta così o preferiresti, semplicemente, che si parlasse di te come una tennista?

Tatjana Maria: Mi piace assolutamente che si parli di me come madre. Penso che questa sia la cosa più importante della mia vita. Sono in semifinale di Wimbledon ed è incredibile, ma sono pur sempre una mamma. Dopo questo torneo vedrò i miei figli e farò le stesse cose che vedo e faccio ogni singolo giorno”.

D: Hai appena detto che è incredibile quello che hai raggiunto. Come mai?

Tatjana Maria: “Sicuramente perché questo è il miglior Grande Slam della mia carriera. In passato avevo soltanto raggiunto una volta il terzo turno qui, mentre negli altri Major non ero mai andata oltre il secondo turno: ora sono in semifinale a Wimbledon. Ho sempre creduto di avere qualcosa dentro, però essere arrivata a questo punto, specialmente dopo che un anno fa ho dato alla luce la mia secondogenita, è qualcosa di incredibile.

D: Che cos’ha detto Charlotte della tua vittoria?

Tatjana Maria: Charlotte è felice di poter stare altri due giorni qui! Ha capito che è qualcosa di davvero speciale, è molto orgogliosa di me e questo è fantastico”.

D: Posso chiederti qualcosa sul cambiamento del tuo rovescio? Dev’essere molto rischioso cambiarlo ad un punto già avanzato della tua carriera: quanto è stato difficile? Ha funzionato fin dall’inizio oppure no?

Tatjana Maria: “È stato molto complicato, perché dalla parte del rovescio giocavo soltanto lo slice. Non avevo mai giocato un rovescio a due mani, nemmeno quando la mia avversaria veniva a rete. Mio marito mi ha detto di voler provare a cambiare il mio rovescio e farmelo giocare a una mano: è stato rischioso, certo, ma mi sono totalmente fidata di lui. Ora mi sembra di non aver mai giocato un colpo diverso da questo. Ovviamente all’inizio non era facile, avevo bisogno di fiducia e di giocarlo quante più volte possibile. Con il tempo è sempre andato meglio.

D: La lista delle donne che sono riuscite ad approdare in semifinale a Wimbledon dopo i 34 anni comprende Billie Jean King, Martina Navratilova, Chrissie Evert, Venus Williams, Serena Williams e ora Tatjana Maria. Che effetto fa far parte di questo gruppo?

Tatjana Maria: È incredibile, davvero. Non riesco ancora a credere che il mio nome appartenga a questo gruppo, senza dubbio mi rende orgogliosa.

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Wimbledon, quote 6 luglio: Fritz a 3,10 contro Nadal

Kyrgios favoritissimo su Garin. Partono avanti Rybakina e Halep

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Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (Instagram - @wimbledon)
Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (Instagram - @wimbledon)

Secondo mercoledì di tennis a Church Road, con in programma la seconda parte dei quarti di finale. Match clou quello fra Rafa Nadal e un caldissimo Taylor Fritz, in striscia di otto successi consecutivi su erba, preceduto sul Centrale dalla bella sfida che vede opposte Simona Halep e Amanda Anisimova. 

Parità nei precedenti fra Rafa Nadal e Taylor Fritz, con il californiano che si è imposto in due set nella finale di Indian Wells a marzo, mentre il maiorchino si impose due anni fa ad Acapulco sempre in due set. Avversario ostico per Rafa, che dopo i primi due turni balbettanti sembra aver trovato la quadra, come dimostrato nelle comode vittorie su Lorenzo Sonego e Botic Van De Zandschulp, E’ infatti un Fritz in forma smagliante quello giunto per la prima volta ai quarti in uno Slam, senza concedere set ai propri avversari, a tratti ingiocabile nei suoi turni di battuta e sull’onda dell’entusiasmo del trofeo di Eastbourne (vinto senza mai perdere il servizio). Per Betpoint paga 3,15 un exploit di Taylor, che riporterebbe uno statunitense in semifinale a Wimbledon dopo quattro anni (l’ultimo John Isner, sconfitto in un interminabile quinto set da Kevin Anderson). Vale invece 2,81 un risultato di 3 a 0 per lo spagnolo, sempre in corsa per il Grande Slam. 

Nell’altro quarto di finale si sfidano due tennisti reduci da vittorie in cinque set: Nick Kyrgios (1,25) ha sofferto contro Brandon Nakashima, mentre Cristian Garin (3,90) ha ribaltato un match incredibile con Alex De Minaur, annullando anche due match point nel quarto set all’australiano. Primi quarti in assoluto in un Major in carriera per il cileno, che ha sfruttato benissimo il buco di tabellone lasciato da Matteo Berrettini e che ora si gioca un’eventuale semifinale con pochissimo da perdere. Tutta la pressione sarà infatti su Nick, che contro Nakashima ha comunque dimostrato insolita calma e maturità, e che ora pregusta la prima semifinale Slam (molto probabilmente, come detto, contro Rafa). Per Bwin vale 3,90 che anche questo incontro si risolva al quinto set, dove tra l’altro Kyrgios a Wimbledon ha un invidiabile record di 6 vittorie e 0 sconfitte. 

 

Ha raccolto solo tre game Amanda Anisimova nell’ultimo scontro con Simona Halep un paio di settimane fa sull’erba di Bad Homburg, addirittura solo uno al Roland Garros 2020; si era invece imposta in due set nel primo dei loro tre confronti diretti, sempre a Parigi, in quell’edizione 2019 in cui Amanda si spinse fino alla semifinale. Halep, campionessa ai Championships tre anni fa, non perde da 11 incontri a Wimbledon (considerando che due anni or sono non si è giocato, e l’anno scorso non ha partecipato), compreso l’ultimo nel quale ha demolito Paula Badosa. Anisimova si è confermata a buoni livelli contro Harmony Tan dopo la bella vittoria, in rimonta e da sfavorita, su Coco Gauff, mettendo nel mirino la seconda semifinale Major in carriera, che per i bookies vale in media 2,90.  

Secondo quarto di finale Slam per Elena Rybakina, secondo consecutivo a Wimbledon per Alja Tomljanovic. Unico precedente a Madrid lo scorso anno, portato a casa agevolmente dalla kazaka, che finora ha vinto tutti i suoi match per 2 set a 0, servendo benissimo ed eliminando per ultima Petra Martic, e prima ancora Bianca Andreescu. Alja ha invece rimontato Alize Cornet, così come aveva fatto in precedenza con Barbora Krejicikova, dimostrando una nuova solidità mentale e una rinnovata confidenza con la superficie. Per Sisal vale 1,52 una vittoria di Rybakina, mentre è data a 2,50 un’affermazione di Tomljanovic. Un ennesimo 2 a 0 firmato Elena pagherebbe 2,10, un’altra vittoria al terzo set dell’australiana 5,50. 

      BETPOINT BWIN SISAL 
R. NADAL  T. FRITZ 1,36 – 3,15  1,35 – 3,10  1,40 – 3  
N. KYRGIOS C. GARIN 1,23 – 4,25  1,25 – 3,90  1,25 – 4  
S. HALEP A. ANISIMOVA 1,43 – 2,85  1,42 – 2,85  1,40 – 3  
E. RYBAKINA A. TOMLJANOVIC 1,52 – 2,55  1,50 – 2,55  1,52 – 2,50  

***Le quote sono aggiornate alle 20 di martedì 5 luglio e sono soggette a variazione

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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