Runner up seriali e bestie nere nelle finali Slam: cosa sarebbe successo se...

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Runner up seriali e bestie nere nelle finali Slam: cosa sarebbe successo se…

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TENNIS FOCUS – …ogni giocatore avesse vinto contro la sua bestia nera nelle finali Slam? Andy Roddick godrebbe di ben altra reputazione tra i fan, Ken Rosewall, Ivan Lendl, Stefan Edberg e Novak Djokovic avrebbero completato tutti il Career Grand Slam e Roger Federer avrebbe disintegrato ogni record più di quanto abbia già fatto

Con la conclusione degli US Open sono andati in archivio anche i tornei 2014 del Grande Slam. Discutendo dei risultati, spesso tra gli appassionati scatta la domanda: “Cosa sarebbe successo se …?“. Domanda che quest’anno potrebbe essere completata con le ipotesi più variegate, a seconda delle preferenze di ciascuno: “… se in Australia la schiena di Nadal non avesse fatto crac in finale?”, “… se sul 3 pari al quinto nella finale di  Wimbledon la risposta in slice di Federer sulla palla break non si fosse fermata sul nastro?“, “… se gli orari delle semifinali a Flushing Meadows fossero stati invertiti e Djokovic avesse giocato in condizioni climatiche migliori contro Nishikori?”.

Complici un paio di giornate piovose (strano quest’anno, vero?) nell’ultima settimana di ferie trascorsa al mare subito dopo la conclusione degli US Open, mi è venuto in mente il “Cosa sarebbe successo se…?”. Incuriosito anche da un dato che ha reso ancor più incredibile la vittoria di Cilic a New York, ovvero che negli ultimi 4 match il croato ha battuto giocatori con cui era sotto negli scontri diretti e in due casi si trattava di vere e proprie “bestie nere” – cioè avversari con cui aveva sempre perso: Gilles Simon 4 volte su 4 e Roger Federer 5 su 5 -, mi son chiesto: come cambierebbe la storia del tennis maschile se ogni giocatore avesse vinto contro la sua “bestia nera” nelle finali Slam, cioè contro l’avversario con cui ne ha perse di piu’?

 

Mi sono messo così ad analizzare le finali Slam e poi ad estrarre ed invertire, per ogni giocatore sconfitto, gli esiti di quelle che rispondevano alla mia domanda. Per evitare di passare tutto il resto delle ferie a leggere e invertire risultati di tennis – per quanto prestigiosi – mi sono dato alcune regole:

1. Ho preso in considerazione solo le finali Slam dell’era Open, quindi dal 1968 in poi;

2. Ho considerato come “bestia nera” di un giocatore l’avversario con cui ha perso almeno 2 finali, invertendo di conseguenza l’esito dei loro match;

3. Se il giocatore ha più sconfitte con avversari diversi, ho invertito l’esito dei match contro l’avversario con cui ha perso più finali.

Di seguito i risultati, che ho cercato di esporre in a) ordine crescente di finali perse e b) in ordine cronologico partendo dal 1968 ad oggi: anche se in alcuni casi un nome ha chiamato l’altro, specie nel caso di alcune grandi rivalità (che, guarda caso, ci sono praticamente tutte, ndr).

Li ho suddivisi per “runner-up seriale” ovvero per giocatore plurisconfitto in finale (doverosa precisazione: la definizione di “plurisconfitto” è relativa ai risultati dell’analisi, dato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pluricampioni Slam, ndr), riportando il nome del giocatore ed il numero di finali invertite a suo favore, indicando ovviamente la sua “bestia nera” e aggiungendo alcuni dettagli sulle finali in questione e i principali cambiamenti nel palmares del giocatore a esiti invertiti.

Tony Roche – 2
Si parte con i grandi australiani degli anni ’60. Il primo è Tony Roche, che ribalterebbe gli esiti delle 2 sfide con il grande connazionale Rod Laver: Wimbledon 1968 e US Open 1969 (quest’ultima nell’anno del secondo Grande Slam di Rocket). Avrebbe avuto così 3 trofei Slam all’attivo invece del solo Roland Garros 1966.

Ken Rosewall – 2
Anche un altro australiano, il mitico Ken Rosewall, rovescerebbe uno 0-2. Quello dello scontro generazionale contro l’allora ventiduenne Jimmy Connors che inflisse ad un “Muscles” che veleggiava verso le 40 primavere due durissime sconfitte (entrambe 3 set a 0, 8 game vinti complessivamente) a Wimbledon e agli US Open del 1974. Vincendole, avrebbe coronato il sogno della vittoria a Wimbledon, completato il Career Grand Slam e raggiunto quota 10 Slam.

Jimmy Connors – 2
Chi se non Bjorn Borg poteva essere il pet hate di Jimbo? Per Connors due finali perse a Wimbledon contro Iceborg che, se vinte, gli avrebbero permesso di raddoppiare i trofei conquistati sull’erba inglese, raggiungendo quota 4 vittorie a Londra e salendo a 10 Slam vinti.

John McEnroe – 2
SuperMac invertirebbe le due sconfitte subite con il suo grande rivale, Ivan Lendl. Soprattutto quella della memorabile finale del Roland Garros 1984 (definita “la sconfitta peggiore della mia vita” nella sua autobiografia “You cannot by serious”) oltre al quinto titolo a New York, che lo avrebbero fatto arrivare a quota 9 Slam.

Boris Becker – 2
Il rosso di Leimen porterebbe a casa le 2 finali di Wimbledon perse con Edberg, la prima e l’ultima del loro triennio di sfide (1988-1990) nell’atto finale dei Championships, che avrebbero voluto dire fregiarsi del titolo di pentacampione di Wimbledon e salire a 8 trofei Slam.

Stefan Edberg – 2
A Stefan l’inversione dei risultati consentirebbe di portare a casa le due finali dell’Australian Open perse con Courier. Sarebbe così arrivato a 8 Slam vinti in carriera. Forse lo scandinavo, educato e tranquillo come sempre, si accontenterebbe di invertirne una sola: quella con Chang al Roland Garros 1989, che avrebbe significato completare il Career Grand Slam.

Mats Wilander – 2
L’altro grande svedese degli anni ’80 vorrebbe rovesciare gli esiti delle 2 finali perse nel 1987 contro Lendl (seconda “nomination” come pet hate per Ivan il terribile) che avrebbe voluto dire poker a Parigi, secondo US Open e un totale di 9 Slam.

Goran Ivanisevic – 3
Anni ’90. Sono gli anni di Sampras, come conferma anche l’analisi dato che Pistol Pete (che ha 4 sconfitte in finale, ma tutte con giocatori diversi, ndr) risulta l’avversario piu’ indigesto nelle finali Slam per due grandi protagonisti di quegli anni. La prima delle vittime preferite di Sampras nelle finali Slam è Goran Ivanisevic, tutte disputate sull’erba di Wimbledon. Se le 2 finali a Church Road contro l’americano avessero avuto esito opposto, il croato non avrebbe dovuto aspettare il 2001 per alzare il trofeo e con 3 vittorie a Londra chissà se sarebbe stato soprannominato ancora “Ivancrazevic”.

Bjorn Borg – 3
L’orso svedese è il primo che cambierebbe l’esito di più di due finali e la sua bestia nera non poteva che essere il suo grande rivale John McEnroe, che lo superò in 3 finali. Per Borg avrebbero rappresentato il sesto Wimbledon consecutivo e soprattutto una doppia vittoria agli US Open mai conquistati, che l’avrebbero fatto salire a 14 nella classifica degli Slam vinti.

Ivan Lendl – 3
Ivan il terribile è il primo e unico con possibilità di scelta: invertire i risultati delle tre finali perse con Mats Wilander oppure quelle con Boris Becker? Non ci sono dubbi: vorrebbe quelle perse contro BB, che avrebbero significato la vittoria del tanto desiderato Wimbledon, con conseguente Career Slam, quarto titolo a New York, terzo Australian Open e il raggiungimento di quota 11 Slam.

Andy Murray – 3
Ed ecco il primo giocatore in attività, Andy Murray. Se lo scozzese nelle 3 finali contro Federer (distribuite equamente tra i tre continenti:  Melbourne, Londra e New York) avesse replicato l’esito delle Olimpiadi di Londra, avrebbe raggiunto ad oggi quota 5 titoli Slam e siglato un record probabilmente irripetibile: 3 vittorie a Wimbledon in 13 mesi (Championship 2012, Oilimpiadi, Championship 2013).

Rafael Nadal – 3
Appena nominato uno dei Fab Fourecco subito rispondere all’appello un altro dei tre protagonisti del tennis contemporaneo. Un grande agonista come Nadal inghiottirebbe amaro per il fatto di essere finito tra i runner-up seriali, quindi rovescerebbe più che volentieri le 3 sconfitte consecutive subite da Djokovic nelle finali Slam (da Wimbledon 2011 a Melbourne 2012). Con quel triplete avrebbe già completato la rincorsa a Federer in testa alla classifica degli Slam vinti, raggiungendolo a quota 17. E non solo: Rafa sarebbe stato anche il primo a completare il Grande Slam Virtuale, a vincere cioè consecutivamente i 4 tornei ma non nello stesso anno. Esagerato come nella rotazione del dritto in top, lo spagnolo in realtà sarebbe arrivato a 5 Slam consecutivi (da Parigi 2011 a Parigi 2012), record dell’era Open e secondo assoluto dietro a Donald Budge (6 titoli consecutivi tra il 1937 e il 1938, anno del Grand Slam dell’americano, ndr).

Andre Agassi – 4
La seconda vittima di Sampras  non poteva che essere il suo rivale per antonomasia, il Kid Agassi, che cala il primo poker (beh, ci sta per uno che proviene da Las Vegas…) di finali perse con lo stesso avversario: a risultati rovesciati avrebbe aggiunto 1 Wimbledon e 3 US Open per arrivare ad un totale di 12 Slam.

Andy Roddick – 4
Si ritorna al XXI secolo e dall’era Sampras di nuovo all’era Federer, che compare così anche lui due volte come “bestia nera”. In questo caso dell’americano Andy Roddick, che aggiungerebbe allo US Open 2003 ben altri 4 titoli Slam (secondo poker) invertendo gli esiti delle finali con Roger: 3 Wimbledon e un altro US Open. Come Roche e Ivanisevic, anche A-Rod si toglierebbe l’etichetta di One Slam Winner e la sua carriera sarebbe stata decisamente diversa con 5 trofei Slam in bella mostra nel salotto di casa.

Novak Djokovic – 4
Uno che fa Djoker di soprannome ovviamente non può che calare un poker di finali: l’attuale numero 1 del ranking si prenderebbe le 4 finali perse (2 a Parigi e 2 a New York) proprio contro Rafael Nadal, che avrebbero voluto dire in primis la conquista del Roland Garros e conseguente Career Grand Slam. E anche che sarebbe stato lui a fregiarsi del titolo di primo tennista a completare il Grande Slam Virtuale (da Wimbledon 2011 a Parigi 2012). Nole sarebbe così anche già arrivato a 11 successi Slam.

Roger Federer – 6
Sua Fluidità Federer, noblesse oblige, per ultimo. Anche per chiudere in bellezza con la grande rivalità di questo secolo, dato che non poteva che essere la sua nemesi Rafael Nadal (che così raggiunge lo stesso Federer, Lendl e Sampras al vertice della classifica delle bestie nere, con 2 “nomination” a testa) a costringere lo svizzero tra i plurisconfitti finalisti Slam. FedExpress, come suo solito, trova modo di fare un record anche qui: sono ben 6 le finali perse contro il Toro di Manacor. Ma la cosa piu’ interessante è come sarebbe cambiato il già impressionante palmares di RF a esito invertito delle 6 finali (4 Roland Garros, 1 Championship e 1 Australian Open):

– 23 titoli Slam;
– 2 Grandi Slam (2006 e 2007), eguagliato il record di Rod Laver;
– 8 vittorie a Wimbledon, record assoluto (staccati Sampras e Renshaw);
– 5 vittorie a Parigi, invece dell’unica attuale, secondo dietro a Borg con 6 (ma alla pari con Nadal, a cui ne rimarrebbero comunque 5!);
– 5 vittorie a Melbourne, una sola in meno del primatista Roy Emerson.

Dato che si parla probabilmente della piu’ grande rivalità della storia del tennis, ho voluto allargare l’analisi anche alle 8 finali extra-Slam perse dallo svizzero contro Nadal. Rovesciato anche il risultato di queste, Federer sarebbe arrivato a:

88 tornei ATP (resterebbe terzo, dietro Lendl e Connors, ma molto piu’ vicino alle 94 di Lendl);
29 ATP Masters 1000, record assoluto (scavalcherebbe Rafa, che da 27 passerebbe a 20);
essere l’unico giocatore a vincere tutti i Master 1000, vincendoli addirittura tutti almeno 2 volte (compresi i due che gli mancano, Montecarlo e Roma).

Beh, mi pare che non ci siano dubbi sulla risposta alla domanda iniziale: la storia del tennis cambierebbe molto. Anzi, sarebbe proprio tutta un’altra storia.

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Australian Open

Berrettini-Nadal, una vigilia tormentata più per noi che per loro. Il torneo l’hanno già vinto

Chi ha più da perdere? Forse Nadal. Però lui non ha mai sofferto troppo le grandi pressioni. E non crede di averla questa volta. Matteo: diventare top-5, battere un top-5, conquistare una seconda finale Slam…forse ne ha più lui

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Sono curioso di apprendere da Eurosport-Discovery il numero dei connessi, via tv, computer, streaming, dispositivi vari, che avranno messo la sveglia alle 4:30 del mattino per seguire il duello Nadal-Berrettini.

Sarà come mettere il termometro alla passione dei fans italiani. Immagino si possano sapere anche i dati di chi ha registrato la partita per vederla con maggior agio.

Chi lavora e deve andare in ufficio per le 8:30 quale opzione avrà esercitato?

Io la sveglia l’ho messa. A volta è accaduto che io fossi fuori per una cena che non potevo mancare e ho registrato una partita (di tennis o della Fiorentina) per vedermela al mio ritorno, ma una semifinale di uno Slam in Australia è un unicum… e poi il rischio che qualcuno mi mandi un WhatsApp che mi dica il risultato di Berrettini-Nadal, quale che fosse, mi rovinerebbe tutto il gusto.

Né posso staccare il telefono per 3 o anche 4 ore al mio risveglio per evitare che qualcuno mi chiami o mi messaggi dicendomi che è successo.

Che cosa succederà davvero non lo so. Mi chiedo anche, nella sera italiana della vigilia, che caldo possa fare alle 14 del pomeriggio in Australia. Con certe temperature, chi sarebbe favorito? E se piovesse e giocassero indoor? In una previsione meteo ho visto che ci si attende una grande umidità. Chi la soffrirebbe di più però?

Non voglio tornare sulla difficoltà di sbilanciarsi in pronostici a decine di migliaia di km di distanza ma i dettagli ignoti sono troppi per farlo. Sarebbe esercizio da presuntuosi.

Lasciatemi prima dire qualcosa su quanto è già successo. Il torneo femminile nelle ultime fasi ha offerto magari vincitrici a sorpresa ma una serie di partite davvero deludenti. A senso unico. Alludo alle due semifinali e a tutti i quarti della parte alta del tabellone. Quattro lotte al terzo set invece nei quarti della parte bassa, ma un livello a mio avviso non straordinario.

Tanto di cappello però per Ashley Barty che fin qui ha dominato le sue avversarie in modo impressionante. Ricordo che una volta Mary Pierce al Roland Garros giunse in finale avendo perso solo 10 game, e poi le due sorelle Williams, capaci di dominare con tanta disinvoltura.

Come ho avuto modo di dire anche nel mio quotidiano lancio su Instagram Ash ha perso solo 21 game in 6 partite, per una media di tre game e mezzo a match! Così Amanda Anisimova che ha fatto 7 game, più di tutte, 6-4,6-3 è stata due volte sopra quella media imbarazzante e Camila Giorgi 5 che era così seccata di aver giocato male…tutto sommato avendo raccolto cinque game non ha fatto poi così male come credeva.

Non ho mai dimenticato, a proposito di domini altrettanto impressionanti, quello di Bjorn Borg al Roland Garros 1978, il terzo di sei che vinse: quell’anno perse soltanto 32 game in 7 match, cioè in 21 set. Fu una media di 4 game e mezzo concessi a partita. Contribuirono ad abbassarla Corrado Barazzutti che in semifinale fece un solo game e alla fine lo ringraziò per averglielo concesso, 6-0,6-1,6-0, ma anche Paolo Bertolucci – in questi giorni molto ricordato per aver raggiunto i quarti a Parigi nel ’73 insieme a Panatta così come Sinner e Berrettini – da Borg rimediò anche lui un 6-0 e un paio di 6-2,6-2. Finì cioè sotto media. Se non fosse stato per Roscoe Tanner che in un match solo strappò, grazie al mostruoso servizio mancino ben 12 game all’Orso Bjorn, le “lezioni” date dallo svedese a tutti i suoi avversari avrebbero avuto numeri complessivi ancora più netti e umilianti.

Fra le donne ad avere dominato così nel terzo millennio ci sono state Serena Williams, che ne perse solo 16 all’US Open 2013 e 19 l’anno prima e poi la sorella Venus 20 a Wimbledon 2009.

Spero a questo punto che la rivelazione Collins, n.30 in procinto di diventare top-ten da lunedì, riesca almeno a lottare con la Barty, visto che anche lei, dopo aver rischiato la sconfitta soprattutto con la danese Tauson e poi anche con la belga Mertens, ha poi dominato sia la Cornet sia la Swiatek.

Senza immaginare chi potrà vincere, anche se posso immaginare in base a che cosa potrebbe vincere Matteo – una grande percentuale di prime in campo! Tanti dritti vincenti, una gran resilienza con il rovescio …- oppure in base a che cosa potrebbe vincere Rafa – massacrando di dritti in topspin il rovescio slice di Matteo (che almeno quando lo deve giocare incrociati dovrebbe coprirli tutti se non vuole fare la fine del tordo) – mi sento di scommettere che assisteremo a una grande battaglia. Almeno me la auguro e …per concludere nel modo più banale, che vinca il migliore.

Vincerà il meno stanco? Io credo che dopo un giorno e mezzo un venticinquenne sia in grado di recuperare al giorno d’oggi, e un trentaseienne dopo qualche ora di più anche. Però come faccio a sapere come si sentono? Sarà semmai un alibi per chi avrà perso.

L’esperienza, anche in situazioni del genere, incide. E Nadal ne ha di più. Però quando l’altro giorno contro Monfils Matteo ha deciso di non spremersi a fondo nel quarto set, una volta subito il break, per tenersi qualche energia per il quinto, ha dimostrato di avere maturato anche lui una discreta esperienza.

A Nadal i grandi battitori hanno sempre dato fastidio. A tutti, per la verità, non solo a Nadal. Ma ricordo Isner portare al quinto Nadal anche sulla terra rossa di Parigi…

Le motivazioni sono straordinarie per entrambi. Rafa ha vinto tutti altri Slam almeno due volte, salvo l’Australian Open dove ha vinto solo nel 2009, e poi c’è – o forse prima… – lo Slam n.21 all’orizzonte. Come trascurare un obiettivo del genere?

Matteo sa che se dopo la finale di Wimbledon centrasse anche questa di Melbourne, e battendo per la prima volta un top 5 in uno Slam …diventando n.5 lui stesso, – e top-five suona meglio che top-ten!-, avrebbe raggiunto un traguardo davvero storico anche se poi dovesse perdere nuovamente in finale. Avrebbe scritto la storia. Non si parlerebbe di lui solo come del miglior tennista italiano negli Slam dell’Era Open (Open lo scrivo per non irritare Pietrangeli!).

Matteo sa di avere un’occasione più unica che rara. Il Nadal del 2022 non è il Nadal di 10 anni fa quando perse a Melbourne quell’assurda finale con Djokovic che durò 6 ore…. Non è quello che fu tradito dal fisico contro Wawrinka… forse non è nemmeno quello del 2017 quando vinceva 3-1 al quinto con Federer.

Ma per Matteo questa consapevolezza è un handicap. In fondo, soprattutto se è vero quel che Rafa sostiene, e cioè che vincere o non vincere lo Slam n.21 o uno più di Djokovic e Federer, non gli fa una grande differenza, Nadal forse può permettersi di giocare più libero, con meno pressione addosso. Lui con la pressione c’è cresciuto e l’ha sempre saputa gestire.

Matteo non è più il Matteo di 30 mesi fa, certamente, ma non lo è nemmeno Nadal.

Ma diciamo la verità, tutte queste sono chiacchiere di presentazione che lasciano il tempo che trovano. Tutto sommato entrambi hanno ragione di ritenere il loro torneo un successo, comunque vada la loro semifinale. Per motivi diversi non era scontato che ci arrivasse né l’uno né l’altro. Ripeto, speriamo solo che sia un bel match.

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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