Runner up seriali e bestie nere nelle finali Slam: cosa sarebbe successo se...

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Runner up seriali e bestie nere nelle finali Slam: cosa sarebbe successo se…

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TENNIS FOCUS – …ogni giocatore avesse vinto contro la sua bestia nera nelle finali Slam? Andy Roddick godrebbe di ben altra reputazione tra i fan, Ken Rosewall, Ivan Lendl, Stefan Edberg e Novak Djokovic avrebbero completato tutti il Career Grand Slam e Roger Federer avrebbe disintegrato ogni record più di quanto abbia già fatto

Con la conclusione degli US Open sono andati in archivio anche i tornei 2014 del Grande Slam. Discutendo dei risultati, spesso tra gli appassionati scatta la domanda: “Cosa sarebbe successo se …?“. Domanda che quest’anno potrebbe essere completata con le ipotesi più variegate, a seconda delle preferenze di ciascuno: “… se in Australia la schiena di Nadal non avesse fatto crac in finale?”, “… se sul 3 pari al quinto nella finale di  Wimbledon la risposta in slice di Federer sulla palla break non si fosse fermata sul nastro?“, “… se gli orari delle semifinali a Flushing Meadows fossero stati invertiti e Djokovic avesse giocato in condizioni climatiche migliori contro Nishikori?”.

Complici un paio di giornate piovose (strano quest’anno, vero?) nell’ultima settimana di ferie trascorsa al mare subito dopo la conclusione degli US Open, mi è venuto in mente il “Cosa sarebbe successo se…?”. Incuriosito anche da un dato che ha reso ancor più incredibile la vittoria di Cilic a New York, ovvero che negli ultimi 4 match il croato ha battuto giocatori con cui era sotto negli scontri diretti e in due casi si trattava di vere e proprie “bestie nere” – cioè avversari con cui aveva sempre perso: Gilles Simon 4 volte su 4 e Roger Federer 5 su 5 -, mi son chiesto: come cambierebbe la storia del tennis maschile se ogni giocatore avesse vinto contro la sua “bestia nera” nelle finali Slam, cioè contro l’avversario con cui ne ha perse di piu’?

 

Mi sono messo così ad analizzare le finali Slam e poi ad estrarre ed invertire, per ogni giocatore sconfitto, gli esiti di quelle che rispondevano alla mia domanda. Per evitare di passare tutto il resto delle ferie a leggere e invertire risultati di tennis – per quanto prestigiosi – mi sono dato alcune regole:

1. Ho preso in considerazione solo le finali Slam dell’era Open, quindi dal 1968 in poi;

2. Ho considerato come “bestia nera” di un giocatore l’avversario con cui ha perso almeno 2 finali, invertendo di conseguenza l’esito dei loro match;

3. Se il giocatore ha più sconfitte con avversari diversi, ho invertito l’esito dei match contro l’avversario con cui ha perso più finali.

Di seguito i risultati, che ho cercato di esporre in a) ordine crescente di finali perse e b) in ordine cronologico partendo dal 1968 ad oggi: anche se in alcuni casi un nome ha chiamato l’altro, specie nel caso di alcune grandi rivalità (che, guarda caso, ci sono praticamente tutte, ndr).

Li ho suddivisi per “runner-up seriale” ovvero per giocatore plurisconfitto in finale (doverosa precisazione: la definizione di “plurisconfitto” è relativa ai risultati dell’analisi, dato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pluricampioni Slam, ndr), riportando il nome del giocatore ed il numero di finali invertite a suo favore, indicando ovviamente la sua “bestia nera” e aggiungendo alcuni dettagli sulle finali in questione e i principali cambiamenti nel palmares del giocatore a esiti invertiti.

Tony Roche – 2
Si parte con i grandi australiani degli anni ’60. Il primo è Tony Roche, che ribalterebbe gli esiti delle 2 sfide con il grande connazionale Rod Laver: Wimbledon 1968 e US Open 1969 (quest’ultima nell’anno del secondo Grande Slam di Rocket). Avrebbe avuto così 3 trofei Slam all’attivo invece del solo Roland Garros 1966.

Ken Rosewall – 2
Anche un altro australiano, il mitico Ken Rosewall, rovescerebbe uno 0-2. Quello dello scontro generazionale contro l’allora ventiduenne Jimmy Connors che inflisse ad un “Muscles” che veleggiava verso le 40 primavere due durissime sconfitte (entrambe 3 set a 0, 8 game vinti complessivamente) a Wimbledon e agli US Open del 1974. Vincendole, avrebbe coronato il sogno della vittoria a Wimbledon, completato il Career Grand Slam e raggiunto quota 10 Slam.

Jimmy Connors – 2
Chi se non Bjorn Borg poteva essere il pet hate di Jimbo? Per Connors due finali perse a Wimbledon contro Iceborg che, se vinte, gli avrebbero permesso di raddoppiare i trofei conquistati sull’erba inglese, raggiungendo quota 4 vittorie a Londra e salendo a 10 Slam vinti.

John McEnroe – 2
SuperMac invertirebbe le due sconfitte subite con il suo grande rivale, Ivan Lendl. Soprattutto quella della memorabile finale del Roland Garros 1984 (definita “la sconfitta peggiore della mia vita” nella sua autobiografia “You cannot by serious”) oltre al quinto titolo a New York, che lo avrebbero fatto arrivare a quota 9 Slam.

Boris Becker – 2
Il rosso di Leimen porterebbe a casa le 2 finali di Wimbledon perse con Edberg, la prima e l’ultima del loro triennio di sfide (1988-1990) nell’atto finale dei Championships, che avrebbero voluto dire fregiarsi del titolo di pentacampione di Wimbledon e salire a 8 trofei Slam.

Stefan Edberg – 2
A Stefan l’inversione dei risultati consentirebbe di portare a casa le due finali dell’Australian Open perse con Courier. Sarebbe così arrivato a 8 Slam vinti in carriera. Forse lo scandinavo, educato e tranquillo come sempre, si accontenterebbe di invertirne una sola: quella con Chang al Roland Garros 1989, che avrebbe significato completare il Career Grand Slam.

Mats Wilander – 2
L’altro grande svedese degli anni ’80 vorrebbe rovesciare gli esiti delle 2 finali perse nel 1987 contro Lendl (seconda “nomination” come pet hate per Ivan il terribile) che avrebbe voluto dire poker a Parigi, secondo US Open e un totale di 9 Slam.

Goran Ivanisevic – 3
Anni ’90. Sono gli anni di Sampras, come conferma anche l’analisi dato che Pistol Pete (che ha 4 sconfitte in finale, ma tutte con giocatori diversi, ndr) risulta l’avversario piu’ indigesto nelle finali Slam per due grandi protagonisti di quegli anni. La prima delle vittime preferite di Sampras nelle finali Slam è Goran Ivanisevic, tutte disputate sull’erba di Wimbledon. Se le 2 finali a Church Road contro l’americano avessero avuto esito opposto, il croato non avrebbe dovuto aspettare il 2001 per alzare il trofeo e con 3 vittorie a Londra chissà se sarebbe stato soprannominato ancora “Ivancrazevic”.

Bjorn Borg – 3
L’orso svedese è il primo che cambierebbe l’esito di più di due finali e la sua bestia nera non poteva che essere il suo grande rivale John McEnroe, che lo superò in 3 finali. Per Borg avrebbero rappresentato il sesto Wimbledon consecutivo e soprattutto una doppia vittoria agli US Open mai conquistati, che l’avrebbero fatto salire a 14 nella classifica degli Slam vinti.

Ivan Lendl – 3
Ivan il terribile è il primo e unico con possibilità di scelta: invertire i risultati delle tre finali perse con Mats Wilander oppure quelle con Boris Becker? Non ci sono dubbi: vorrebbe quelle perse contro BB, che avrebbero significato la vittoria del tanto desiderato Wimbledon, con conseguente Career Slam, quarto titolo a New York, terzo Australian Open e il raggiungimento di quota 11 Slam.

Andy Murray – 3
Ed ecco il primo giocatore in attività, Andy Murray. Se lo scozzese nelle 3 finali contro Federer (distribuite equamente tra i tre continenti:  Melbourne, Londra e New York) avesse replicato l’esito delle Olimpiadi di Londra, avrebbe raggiunto ad oggi quota 5 titoli Slam e siglato un record probabilmente irripetibile: 3 vittorie a Wimbledon in 13 mesi (Championship 2012, Oilimpiadi, Championship 2013).

Rafael Nadal – 3
Appena nominato uno dei Fab Fourecco subito rispondere all’appello un altro dei tre protagonisti del tennis contemporaneo. Un grande agonista come Nadal inghiottirebbe amaro per il fatto di essere finito tra i runner-up seriali, quindi rovescerebbe più che volentieri le 3 sconfitte consecutive subite da Djokovic nelle finali Slam (da Wimbledon 2011 a Melbourne 2012). Con quel triplete avrebbe già completato la rincorsa a Federer in testa alla classifica degli Slam vinti, raggiungendolo a quota 17. E non solo: Rafa sarebbe stato anche il primo a completare il Grande Slam Virtuale, a vincere cioè consecutivamente i 4 tornei ma non nello stesso anno. Esagerato come nella rotazione del dritto in top, lo spagnolo in realtà sarebbe arrivato a 5 Slam consecutivi (da Parigi 2011 a Parigi 2012), record dell’era Open e secondo assoluto dietro a Donald Budge (6 titoli consecutivi tra il 1937 e il 1938, anno del Grand Slam dell’americano, ndr).

Andre Agassi – 4
La seconda vittima di Sampras  non poteva che essere il suo rivale per antonomasia, il Kid Agassi, che cala il primo poker (beh, ci sta per uno che proviene da Las Vegas…) di finali perse con lo stesso avversario: a risultati rovesciati avrebbe aggiunto 1 Wimbledon e 3 US Open per arrivare ad un totale di 12 Slam.

Andy Roddick – 4
Si ritorna al XXI secolo e dall’era Sampras di nuovo all’era Federer, che compare così anche lui due volte come “bestia nera”. In questo caso dell’americano Andy Roddick, che aggiungerebbe allo US Open 2003 ben altri 4 titoli Slam (secondo poker) invertendo gli esiti delle finali con Roger: 3 Wimbledon e un altro US Open. Come Roche e Ivanisevic, anche A-Rod si toglierebbe l’etichetta di One Slam Winner e la sua carriera sarebbe stata decisamente diversa con 5 trofei Slam in bella mostra nel salotto di casa.

Novak Djokovic – 4
Uno che fa Djoker di soprannome ovviamente non può che calare un poker di finali: l’attuale numero 1 del ranking si prenderebbe le 4 finali perse (2 a Parigi e 2 a New York) proprio contro Rafael Nadal, che avrebbero voluto dire in primis la conquista del Roland Garros e conseguente Career Grand Slam. E anche che sarebbe stato lui a fregiarsi del titolo di primo tennista a completare il Grande Slam Virtuale (da Wimbledon 2011 a Parigi 2012). Nole sarebbe così anche già arrivato a 11 successi Slam.

Roger Federer – 6
Sua Fluidità Federer, noblesse oblige, per ultimo. Anche per chiudere in bellezza con la grande rivalità di questo secolo, dato che non poteva che essere la sua nemesi Rafael Nadal (che così raggiunge lo stesso Federer, Lendl e Sampras al vertice della classifica delle bestie nere, con 2 “nomination” a testa) a costringere lo svizzero tra i plurisconfitti finalisti Slam. FedExpress, come suo solito, trova modo di fare un record anche qui: sono ben 6 le finali perse contro il Toro di Manacor. Ma la cosa piu’ interessante è come sarebbe cambiato il già impressionante palmares di RF a esito invertito delle 6 finali (4 Roland Garros, 1 Championship e 1 Australian Open):

– 23 titoli Slam;
– 2 Grandi Slam (2006 e 2007), eguagliato il record di Rod Laver;
– 8 vittorie a Wimbledon, record assoluto (staccati Sampras e Renshaw);
– 5 vittorie a Parigi, invece dell’unica attuale, secondo dietro a Borg con 6 (ma alla pari con Nadal, a cui ne rimarrebbero comunque 5!);
– 5 vittorie a Melbourne, una sola in meno del primatista Roy Emerson.

Dato che si parla probabilmente della piu’ grande rivalità della storia del tennis, ho voluto allargare l’analisi anche alle 8 finali extra-Slam perse dallo svizzero contro Nadal. Rovesciato anche il risultato di queste, Federer sarebbe arrivato a:

88 tornei ATP (resterebbe terzo, dietro Lendl e Connors, ma molto piu’ vicino alle 94 di Lendl);
29 ATP Masters 1000, record assoluto (scavalcherebbe Rafa, che da 27 passerebbe a 20);
essere l’unico giocatore a vincere tutti i Master 1000, vincendoli addirittura tutti almeno 2 volte (compresi i due che gli mancano, Montecarlo e Roma).

Beh, mi pare che non ci siano dubbi sulla risposta alla domanda iniziale: la storia del tennis cambierebbe molto. Anzi, sarebbe proprio tutta un’altra storia.

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Scanagatta: “Carreno Busta dice che a 31 anni non è mai troppo tardi” [VIDEO]

Il commento del direttore: Carreno Busta come Fabio Fognini: primo Masters 1000 dopo i 30 anni. Dai 2 azzurri di Montreal ai 5 di Cincinnati. Ma brutti sorteggi

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Da Orbetello a Montreal 9 anni dopo. “Carreno Busta dice che a 31 anni non è mai troppo tardi”.

CONFERENZA CARRENO BUSTA

TABELLONE ATP 1000 CINCINNATI

 

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ATP

ATP Cincinnati: Fognini perde ma è ripescato, si qualificano Sonego e Musetti. Si conosce l’avversario di Sinner

Si aggiungono tre italiani al tabellone principale, dopo Berrettini e Sinner. L’altoatesino affronterà il qualificato Kokkinakis

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Fabio Fognini - Rio 2022 (Twitter - @RioOpenOficial)
Fabio Fognini - Rio 2022 (Twitter - @RioOpenOficial)

Si sono completati ieri domenica 14 agosto i turni decisivi delle qualificazioni per il Masters 1000 di Cincinnati, in cui erano impegnati tre italiani. In pallio i sette posti per il tabellone principale (sorteggiato nei giorni scorsi, con Berrettini e Sinner inclusi) e, in un modo o nell’altro, tutti gli azzurri hanno centratol’obiettivo. Fabio Fognini, Lorenzo Muetti e Lorenzo Sonego prenderanno parte al Western & Southern Open. Il tennista ligure numero 61 era tuttavia stato sconfitto – 7-6(9) 7-5 perdendo la battuta tre volte in totale – dallo statunitense Marcos Giron, una manciata di posizioni più in alto di lui nel ranking. La defezione di Alexander Bublik ha comunque liberato un posto, e il sorteggiato fortunato è stato proprio Fabio Fognini il quale esordirà contro Alberto Ramos Viñolas nella giornata di martedì.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

I due Lorenzo invece hanno rispettato senza grosse difficoltà il loro pronostico. Il primo è stato Sonego, vittorioso 6-2 6-4 sul 31enne Bradley Klahn (ex n.63, attualmente sprovvisto di classifica dopo l’operazione alla schiena nel dicembre 2020). Per Sonego sono bastati 76 minuti, durante i quali ha concesso una sola palla break, annullata, e ha brekkato tre volte il suo avversario; per il torinese ora ci sarà un’altra wild card locale, Ben Shelton (19 anni, n.229). Lorenzo Musetti invece, che con la posizione n.33 era testa di serie n.1 nelle qualificazioni, ha battuto il sempre ostico Dusan Lajovic con un doppio 6-4 in un’ora e 36. Ora per il 20enne carrarese la sfida col croato Borna Coric, sul quale aleggiano ancora interrogativi sulle sue condizioni, visto che di fatto è ancora in fase di recupero.

 

Altri nomi di spicco che hanno preso parte al tabellone cadetto sono l’ex top10 David Goffin – vittorioso su Chun Hsin Tseng per 3-6 6-3 6-0 – e Thanasi Kokkinakis – che ha battuto contro pronostico Ilya Ivashka per 7-5 1-6 7-5. Il belga Goffin ora esordirà al primo turno del tabellone principale contro un altro qualificato, Giron, mentre l’australiano Kokkinakis sarà avversario di Jannik Sinner.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

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Flash

WTA Toronto, Halep: “Questa vittoria mi darà una spinta per credere che ci sarà altro in arrivo”

Simona Halep raggiante per il titolo e il ritorno in top10: “A volte devi accettare di non essere eccezionale in alcuni momenti e lottare per ritrovare fiducia”

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Simona Halep, conferenza post-vittoria - Toronto 2022

La 30enne Simona Halep si aggiudica il WTA 1000 di Toronto, centrando la tripletta in Canada battendo la brasiliana Beatriz Haddad Maia per 6-3 2-6 6-3. In conferenza stampa, la rumena ci ha tenuto a specificare quanto questo successo abbia importanza per lei, sia in termini di ranking che per la fiducia futura.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

D. Ovviamente c’erano molti fan rumeni tra la folla e tu ne hai accennato. Ma quanta differenza fa per te e forse per il tuo avversario avere un tale supporto vocale, anche quando non sei in Romania?
SIMONA HALEP: Beh, per me è fantastico avere un supporto così grande perché ti spinge nei momenti difficili. E facevano il tifo per me ogni singolo punto, anche se durante la partita ero a terra. È molto importante perché senti di avere così tante persone accanto a te e ti senti un po’ più forte. Ma oggi è stata una bella atmosfera anche per lei. Quindi penso che la partita sia stata grandiosa perché anche noi siamo stati spinti così tanto dal pubblico.

 

D. Beatriz Haddad Maia ha battuto molte delle sue avversarie con il suo servizio feroce e con un dritto schiacciante. Quindi mi chiedo come hai fatto a contrastare quel ritmo in questa finale?
SIMONA HALEP: Sì, all’inizio è stata davvero dura. Ed è mancina, quindi la pallina stava arrivando diversamente, per la rotazione. È molto potente. È solida. E non è mai facile giocare contro di lei. Ci ho giocato sull’erba. Mi ha battuta qualche settimana fa, qualche mese fa. Quindi sapevo che sarebbe stata una bella sfida e una bella battaglia. Così è stato oggi, e sono davvero felice di essere stata davvero più forte nei momenti importanti.

D. Adesso sei di nuovo tra le prime 10. Credo che sia passato un anno da quando sei uscita dalla top 10. Quindi, quando guardi indietro a quest’anno, puoi forse descrivere cosa lo rende ancora più speciale ora che non stai solo vincendo ma sei tornata tra i primi 10 al numero 6 al mondo.
SIMONA HALEP: Sì, sono lì da molti anni. Ma ora mi sento come se fosse una cosa di grande rilevanza tornare tra le prime 10. Sono davvero felice di questa prestazione. Quando ho iniziato l’anno non ero molto fiduciosa e mi sono posta l’obiettivo di essere, a fine anno, in top10. Ed eccomi qui. Quindi è un momento molto speciale. Mi divertirò. Mi darò credito. Sto solo sognando di più.

D. Questo è il tuo terzo titolo in Canada. Come si paragona questa vittoria con le tue vittorie nel 2016 e nel 2018?
SIMONA HALEP: Oh, beh, è ​​difficile fare un confronto. Sono una persona diversa. Sono cambiata così tanto. Ma la felicità di vincere un titolo è la stessa. Questo torneo è un torneo piuttosto grande. È un grande torneo. Molti giocatori stanno giocando qui. Molti top player, in realtà. Quindi, sì, è una grande vittoria, secondo me. Lo prendo davvero con entrambe le mani. Darà a me stessa una spinta in più per credere che ci sarà altro in arrivo.

D. Ti è stato chiesto del momento più difficile della partita. Puoi parlare della tua mentalità nel tuo gioco di servizio in cui hai commesso quattro doppi falli?
SIMONA HALEP: Oh, sì, terribile. Sì, lo so, sono stata un po’ stressata. Non mi aspettavo di fare quattro doppi falli in un game. Non so se è successo prima. Ma a volte devi accettare di non essere eccezionale in alcuni momenti e di lottare ancora per calmarti e ritrovare la fiducia. Alla fine, è stato molto meglio servire.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

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