TENNISPOTTING gennaio: Italia's got talent

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TENNISPOTTING gennaio: Italia’s got talent

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Del noioso Australian Open 2015 una cosa non scorderemo mai: Seppi che batte Federer
 
 

L’Australian Open, un Happy Slam che non è più tanto Happy, finti infortuni che incrinano per finta finte amicizie, i numeri uno che fanno i numeri uno, italiani che tornano a vincere Slam e ben poco altro in uno degli esordi più scialbi della storia del tennis. Ah sì, qualche 250 di cui ci siamo già dimenticati…

L’Australian Open è superficialmente etichettato come lo Slam delle sorprese. Il torneo australiano è un po’ come la prima giornata del campionato di calcio, quando si verifica sul campo com’è andata la preparazione estiva, stanti le amichevoli che contano quel che contano. Si lavora duro d’inverno – quest’anno meno, per via della lega IPTL che ha riempito di soldi le casse già gonfie dei primi della classe e intasato Instagram con quei selfie pieni di sorrisi da ebete, la ricchezza dà gioia evidentemente – e si vola in Australia carichi di speranza, facendo una comparsata a Brisbane, se si è fra i più forti, o a Sydney, se sei uno di quelli che già sa che non arriverai alla seconda settimana dello Slam, per poi vedere nel tre su cinque che conta quali progressi siano stati fatti. Avevamo lasciato il 2014 carichi di speranza per i due nomi nuovi vincitori di Slam, Wawrinka e Cilic e con Djokovic che ha dominato un Master inguardabile. E quindi l’attesa per lo spettacolo di questo nuovo inizio australiano era veramente tanta. Solo che non è finita: stiamo ancora attendendo lo spettacolo.

TENNISTA DEL MESE
Daniele Vallotto: Verrebbe da dire Andreas Seppi o magari Tomas Berdych ma insomma l’equazione più facile e immediata è sempre quella: Melbourne = Novak Djokovic. Dal 2011 in poi chi vuole vincere il titolo deve vedersela con lui e solo Stan Wawrinka ha miracolosamente interrotto la striscia, che molto probabilmente sarebbe salita a 5 titoli consecutivi, se non si fosse messo in mezzo lo svizzero. Quest’anno Wawrinka ci ha riprovato, e dopo tutto è stato il tennista che ha messo più in difficoltà Djokovic, anche se a dire il vero è stato più Djokovic a mettere in difficoltà sé stesso, giocando a tratti il suo peggior tennis. Fortunatamente per lui anche Wawrinka non era al massimo: Stan si è probabilmente accontentato di non aver perso contro qualche pallido giocatore di terza fascia e arrivato al dunque ha smesso di lottare. Un vero peccato perché la semifinale prometteva scintille ed invece ha fatto cilecca. Un fuoco d’artificio abortito che è il simbolo di questo brutto, bruttissimo Australian Open: uno dei peggiori Slam degli ultimi anni, con una finale indegna per un torneo indegno. Lode e onori però a Novak Djokovic, che toglie un record a Roger Federer e ora è nel club dei pentacampioni: roba che in pochissimi possono vantare.

 

Claudio Giuliani: Hai già detto praticamente tutto quello che c’era da dire, vediamo di aggiungere qualcosa. Novak Djokovic ha vinto questo Slam praticamente in souplesse. Ha battuto senza faticare gli avversari dei primi turni, ha regolato i tennisti del domani – Raonic – senza soffrire, si è preso la rivincita su Wawrinka giocando per giunta male e poi, in finale, sceneggiate o meno (“He does this all the time”, cit. Andy Murray) a parte, ha vinto un match che è sempre stato saldamente nelle sue mani. Ora, rileggiamo il tutto. Chi vince gli Slam così? I campioni. Il torneo brutto lo vince il più forte, quello che al venerdì può vincere giocando male e che poi alla domenica soffre un pochino ma lascia il piatto centrotavola al secondo classificato (Murray ha la tavola apparecchiata per quattro, a tal proposito). Menziono io tutti i meritevoli del mese: Andreas Seppi, che bene o male è sempre lì, e che quest’anno si è preso la scena per un giorno; Feliciano Lopez, uno che migliora invecchiando (vi evito il paragone col buon vino), David Ferrer, che fa sempre il suo e si arrende solo a chi il suo lo fa meglio di lui, e Guillermo Garcia-Lopez, che ha rischiato di portare al quinto un Wawrinka versione snob. Bravo anche a Marcos Baghdatis, sconfitto in cinque set da Dimitrov. Quando gioca Marcos, se si è sul posto, si deve sempre andare a vederlo.

DELUSIONE DEL MESE
Daniele Vallotto: Buttare la croce sulle spalle di un trentatreenne oramai è fuori moda, per cui per quanto riguarda la delusione del mese scelgo uno dei tre moschettieri: Dimitrov, Raonic e Nishikori, che sono stati rispettivamente eliminati dai tre che si sono dimostrati i più forti a Melbourne, cioè Murray, Djokovic e Wawrinka. Delle tre sconfitte la meno scontata era forse quella di Dimitrov anche se Nishikori, pochi mesi fa, si era permesso di giocare una delle più belle partite dell’anno contro Wawrinka e di batterlo al quinto. A Melbourne, invece, ha fatto fatica ad arrivare al tie-break. C’è chi dice che Dimitrov abbia tutto per vincere uno Slam mentre a me sembra che qualcosa gli manchi: la personalità per vincere anche quando giochi male. E così una giornata a storta diventa una sconfitta in quattro set (potevano essere cinque ma il discorso non cambia di molto). Insomma, magari Grigor vincerà Wimbledon ma a me sembra che tra quei tre quello che abbia più chance di tutti di vincere uno Slam sia Kei Nishikori. E senza esagerare, pensavo davvero che Nishikori potesse sbancare Melbourne, un po’ perché i primissimi non mi convincevano, un po’ perché ho un debole per il gioco fatto d’anticipi del giapponese. Purtroppo ha trovato di fronte a sé un tennista che gli ha dato una di quelle lezioni che si fanno fatica a dimenticare – e non è nemmeno detto che sia una lezione positiva. Wawrinka ha così spezzato i sogni di Kei e le mie aspettative (va detto che quando questi due giocano contro non so mai per chi parteggiare). Magari lo ritroveremo in forma smagliante a Parigi ma per questo mese tocca registrare una brutta delusione.

Claudio Giuliani: Non credo molto a Nishikori vincitore di Slam. Il servizio è quel che è e non c’è molto altro al gioco da fondo campo e alla straordinaria rapidità – che non è poco, direte voi. L’ultimo a vincere Slam così, correndo e tirando senza un grande servizio, è stato Agassi. Per me, Kei, ha sprecato la grande chance della vita contro Cilic. E mi fermo qui: ho buttato diversi soldi facendo pronostici sempre sbagliati sulle ultime partite e quindi cerco di evitare le smentite. Comunque, ad oggi, credo ancora meno che Grigor Dimitrov possa vincere uno Slam e quindi è per me lui la delusione del mese, a parimerito con Tomas Berdych. Se si parla dei nuovi tennisti che debbono vincere Slam, anche per dare ricambio, i primi due che potrebbero farlo per me sono questi due. A loro non manca nulla: classe, capacità e anche, aggiungo fuori tema, fidanzate e bellezza per fare soldi con gli sponsor. E invece arrivano ancora le delusioni. Grigor Dimitrov ha perso con Murray, lottando in quattro set. Ho visto il match e l’impressione era quella di guardare la replica di un bel film. Lo guardi, lo segui con interesse e poi non ti sorprendi sul finale, già visto. E veniamo a Berdych. Ha cambiato allenatore e si è presentato in Australia senza cappellino, con un completo di H&M che non ha fatto notizia e perdipiù ha speso metà di quanto incassato nel 2014 per l’anello utilizzato per chiedere la mano della sua fidanzata. Insomma: ci aspettavamo il salto di qualità. E invece niente, Tomas ha battuto un Nadal a mezzo servizio e poi si è accucciato in semifinale non appena Murray gli ha fatto “Bu!”. Ancora una delusione Slam e gli anni passano. Ce la farà mai?

PARTITA DEL MESE
Claudio Giuliani: Mi è piaciuto seguire il dramma di Rafael Nadal contro il qualificato americano Tym Smyczek. Lo spagnolo ha vinto un match dove molti si sarebbero ritirati, da campione qual è. Mi ha esaltato Kokkinakis contro Gulbis, per quel poco che ho visto, ma Seppi contro Federer rimane la partita del mese. Non un buon Roger, ma pur sempre Roger, mentre l’italiano ha continuato a macinare vincenti e punti bellissimi, come quello del matchpoint. Menzione speciale per Wawrinka contro Nishikori. Lo svizzero si è preso la rivincita dai cinque set di New York 2014, giocando benissimo e togliendo il tempo (!) a Kei Nishikori, anche sul lato del rovescio, con il suo meraviglioso rovescio ad una mano. Nishikori, sfasato, non pensava che un tennista, per giunta giocatore monobraccio, potesse rimandare indietro come e meglio di lui le sue accelerazioni. Quella fra i due è stata la miglior partita di Wawrinka dal torneo; peccato che Stan poi si sia sentito forse appagato al cospetto di Djokovic, come se gli avesse rubato qualcosa lo scorso anno, perdendo malamente al quinto set una partita decisamente non all’altezza a livello di spettacolo e colpi vincenti.

Daniele Vallotto: Davvero godibile (ma amaro) l’ ottavo di finale tra Seppi e Kyrgios. Per l’australiano sembrava tutto bello pronto per i quarti di finale: Robredo che esce subito, Karlovic che si fa da parte e poi Seppi che gioca il miglior match della carriera contro Roger Federer. Arrivato agli ottavi, sembrava che Nick non avesse che da staccare il biglietto. Invece in biglietteria ha trovato un Andreas Seppi ancora carico per la prima vittoria su Roger e per poco il nostro non è andato davvero ai quarti. Sul match point, però, pochi rimpianti, perché giocarselo in risposta contro Kyrgios non è facile ora che ha vent’anni e temo sarà ancora più difficile quando avrà qualche anno in più. L’australiano quando è sotto pressione gioca il suo miglior tennis: tutto il contrario di altri tennisti momentaneamente più blasonati. La partita tra Seppi e Kyrgios non è certo stata spettacolare ma almeno è quella che ci ha tenuto di più col fiato sospeso. Non è mancato (quasi) nulla: la sorpresa, la rimonta, il match point annullato, la fuga di Nick, il ritorno di Andreas e alla fine il Falco che consegna a Kyrgios il pass per i quarti di finale. Dopo quel match, però, siamo a rimasti a bocca asciutta proprio quando ci stava per salire l’acquolina alla bocca. Tra quarti, semifinali e finale non è successo nulla e tutte le partite si sono risolte con un risultato netto o con un irrilevante tasso di incertezza. Se Brisbane, Chennai, Doha, Sydney e Auckland non ci hanno entusiasmato – e del resto è normale che sia così, perché tutti aspettano il primo Slam dell’anno – Melbourne ha fallito su tutta la linea.

COLPO DEL MESE
Claudio Giuliani: Per il colpo del mese, per non scontentare nessuno, scelgo sia Nadal che Federer. Mettono la palla nello stesso centimetro di campo, Nadal col banana-shot e Federer col rovescio piatto col polso bloccato e movimento minimo di avambraccio.

https://www.youtube.com/watch?v=o80t0nHyeFA

https://www.youtube.com/watch?v=UGxo_UGx_Wg

Menzione particolare per questa giocata superba di Paes e Hingis nel doppio:

Daniele Vallotto: Dopo aver visto questo punto, mi sono detto che la partita poteva cambiare. E in effetti cambierà perché Djokovic smetterà di giocare bene e per un po’ ci potremo godere gli ultimi sprazzi di Wawrinka campione in carica a Melbourne. Il secondo break point annullato nel quarto game del quarto set è un capolavoro di sensibilità e coraggio e scioglierà per un po’ il braccio dello svizzero. Peccato, perché i cinque set sarebbero stati godibili se il grande assente di giornata – il rovescio di Wawrinka – si fosse presentato all’appuntamento. Non è un caso che dopo questa magnifica volée Wawrinka tirerà un paio dei suoi favolosi rovesci lungolinea, fino ad allora grandi assenti. (Il punto è al minuto 21:09)

http://youtu.be/D4NQbmsuYVU?t=21m9s

PARTITO DELLA NAZIONE
Claudio Giuliani: Bolelli è andato fuori giri col motore contro Federer dopo un set mentre Andreas Seppi, invece, con il ritmo costante di chi è in giornata e gioca sempre con la calma interiore, ha fatto notizia mondiale. Lorenzi ha perso da Pospisil, niente da dire: il canadese è più forte così come Fognini è più forte di Gonzalez. Solo che ha vinto Gonzalez. Solo che poi Fognini cosa fa? Vince, assieme a Bolelli, il primo Slam di doppio per l’Italia dal 1959. Bravi per carità, ma per dare a questa vittoria il giusto peso vi lascio con un numero: Fabio era uno dei due top 20 ATP (l’altro era Feliciano Lopez) a disputare la gara di doppio. Concludete a piacere. 

OUTFIT DEL MESE
Claudio Giuliani: il nostro uomo a Panama, dove Panama è la sezione moda, ha già detto tutto il male possibile del Fluostralian Open. Niente altro da aggiungere se non che se la Nike continuerà nella sua missione di voler rendere tutto il mondo color fluo, Samantha Cristoforetti un giorno ci manderà la foto della Terra come una palla da tennis. Fluo.

PREMIO ARANCIA MECCANICA
Claudio Giuliani: Il nuovo premio, per gli appassionati die-hard che si vedono le partite che gli hipster del tennis schifano, questo mese va a me. Ho visto i quattro set di Ferrer contro Simon. Avevo puntato su Simon vincente e sul match che andava al quinto. Ovviamente Ferrer ha vinto in 4.

INSEGNANTE DEL MESE
Roger Federer alla presa con un pennuto. Abbiamo visto di meglio, su.

PIGNOLO DEL MESE
A fine partita negherà di aver chiesto di mettere a posto le bottigliette, ma ce lo ricordiamo tutti il “don’t touch the bottles”, dai.

TWEET DEL MESE
Padri che tifano per i figli:

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E figli che tifano per i padri:

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A voi la scelta.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.

Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Wimbledon, il day after di Tan: dà forfait in doppio e la compagna non la prende bene

Dopo la vittoria su Serena Williams, Harmony Tan ha rinunciato all’impegno con Korpatsch. La tedesca: “Si deve scusare”

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Difficilmente quanto successo in questa giornata di oggi avrà ridotto la sua gioia, ma non è stato un risveglio facile per Harmony Tan. La francese di origi cinesi e vietnamiti avrà probabilmente pensato come prima cosa che non era stato un sogno: ha davvero battuto Serena Williams sul centrale di Wimbledon. Poi avrà iniziato a percepire qualche scricchiolio proveniente dal suo corpo, qualche muscolo più affaticato del solito: il match di ieri sera, durato 3 ore e 10 minuti,  è stato infatti il più lungo della sua carriera (il suo precedente record era di 2 e 47). Dopo essersi consultata con il suo team, all’ora di pranzo Harmony ha preso il suo smartphone e ricercato nella rubrica il nome Tamara Korpatsch. È – anzi, avrebbe dovuto essere – la sua compagna di doppio per questo Wimbledon. Le ha mandato un messaggio per informarla che non era nelle condizioni per giocare il loro incontro di primo turno contro Olaru/Kichenok.

Tamara non l’ha presa bene, tutt’altro. Ha dovuto rinunciare al suo primo Slam in doppio e a circa 7 mila euro – che male non fanno. Soprattutto alla tedesca, che lunedì ha perso in singolare al terzo set contro Watson, non sono piaciuti il modo e la motivazione scelti da Tan per avvisarla. Nella comunicazione ufficiale della direzione arbitrale del torneo si parla di “infortunio alla coscia”. Korpatsch ha riferito sulla sua pagina Instagram che nel messaggio ricevuto da Tan, quest’ultima le ha detto che non sarebbe stata in grado di correre dopo il match di ieri. La tedesca non ha nascosto la sua rabbia e non si è trattenuta: “Se sei a pezzi il giorno dopo aver giocato una partita di tre ore, non puoi competere a livello professionistico– ha detto, aggiungendo che in un’occasione a lei è capitato di restare in campo per 6 ore e mezza in una giornata e di giocare un incontro di singolare in quella successiva.

Inoltre, secondo Tamara non è stato giusto che la francese l’abbia informata così tardi: non in mattinata, ma solo intorno alle 14 locali, a un paio d’ore dall’inizio del loro incontro. La tedesca ha rincarato la dose così: “Mi ha chiesto lei di giocare in doppio insieme prima del torneo, non io”. E ha poi glissato con un “mi deve delle scuse”.

 

Domani Tan giocherà per la terza volta in carriera un match di secondo turno in uno Slam. E con Sorribes Tormo potrebbe anche non servire un’impresa per proseguire la corsa. Contro Serena, la francese ha infatti dimostrato di avere un gioco – per certi versi vintage – che si adatta bene all’erba. A questo punto c’è però l’incognita proveniente dalle sue condizioni fisiche. La scelta di rinunciare al doppio per riposare le sarà sufficiente per giocarsela contro la spagnola o il problema alla coscia è serio? Di sicuro, il risentimento di Korpatsch non verrebbe meno se si ritrovasse a vedere la sua ormai ex compagna in ottima salute nella partita di domani.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: mi manca Berrettini. E manca anche a Sinner. Nadal dritto in finale? 15 le “vittime” di primo turno. Serena Williams out ma non per sempre

Tre italiani in “vita” su undici

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Matteo Berrettini - Queen's 2022 (Credit: Getty Image for LTA)

Ritrovarsi a scrivere di un Berrettini che doveva essere un grande probabilissimo protagonista di questo torneo e dover scrivere invece del suo Covid, del suo ritiro, del suo ennesimo sogno svanito senza sue colpe, dopo averne già discusso e scritto non so più quante volte e in quanti video, su Instagram, TikTok, Twitter, e chi più ne ha più ne metta…beh, questa francamente me la sarei voluta proprio risparmiare.

Figurarsi lui. Davvero mi dispiace. E non potete immaginare quanto. E non per me, per Ubitennis, per il tennis italiano. Ma per lui.

Di solito i multimilionari, anche se i loro guadagni se li sono meritati facendo cose che non riescono ai comuni mortali – e i grandi campioni certo appartengono a queste categoria – non suscitano gran tenerezza anche se sono incappati in qualche disavventura.

 

Ma Matteo è un tal bravo ragazzo, educato e mai arrogante sebbene in certe situazioni logistiche, ambientali, sia abbastanza facile diventarlo, che francamente tutte le problematiche fisiche che lo hanno avversato in questi ultimi anni, non possono non stimolare una più che naturale forma di solidarietà.

Nessuno potrà mai sapere che cosa avrebbe potuto succedere in questo torneo nel quale nel giorno del sorteggio tutti lo avevamo considerato più fortunato che sfortunato.

Il sorteggio era stato giovedì scorso, quando lui si era allenato con Rafa Nadal, e al venerdì Matteo ha sentito salire la febbreUn’orribile sensazione alla vigilia del torneo che era nella sua testa dal 12 aprile, quando si era operato alla mano, quando aveva deciso che avrebbe saltato il torneo più amato, a casa sua al Foro Italico, e poi anche il Roland Garros quando sapeva bene di avere in scadenza la cambiale dei quarti di finale dell’anno precedente. 

E, come Matteo avrebbe fatto trasparire con l’abituale sincerità, se mai si fosse immaginato che l’ATP avrebbe preso la decisione harakiri di togliere i punti conquistabili ai Championships mentre scadevano quelli dell’anno scorso, beh forse avrebbe accelerato la preparazione per scendere in campo già al Roland Garros.

Too late now. Il COVID è peggio del Fato, colpisce a caso. Ok, le precauzioni servono, mettere le mascherine ancora oggi sarebbe più che consigliabile, eppure anche qui sui metrò a Londra – underground, via – non c’è nessuno nel fittume di passeggeri che si pestano i piedi, che le metta. In sala stampa, su centinaia di colleghi, pochissime eccezioni. Eppure nella sala stampa del Roland Garros più di un collega è rimasto intrappolato dal Covid e non ha potuto lasciare Parigi che diversi giorni dopo la conclusione del torneo.

Nella vita, bisogna avere fortuna. E per quanto concerne la salute le differenti situazioni fra i ricchi e i poveri si assottigliano assai, si ammalano i primi come i secondi anche se i primi magari possono curarsi meglio e resta vero poi – come si divertiva a ricordare spesso il mio maestro Rino Tommasi (che non mi stancherò mai di citare) – che tutti nella loro vita hanno diritto alla stessa quantità di ghiaccio: l’unica differenza è che i ricchi ce l’hanno d’estate e i poveri d’inverno.

Berrettini ha avuto in sorte, coltivata con il lavoro di tantissimi allenamenti durati anni e anni con Vincenzo Santopadre, un servizio formidabile e un dritto quasi altrettanto efficaceE quell’altezza, un metro e 96 cm, che gli ha dato il Padreterno altrimenti a voglia a cercare di lavorare duro per tirare cannonballs da 230 km orari: non ci sarebbe mai riuscito se avesse avuto gli stessi centimetri di Fabio Fognini.

Però si allunga fino a oltre i 4 metri e magari si stira i muscoli addominali. Tira missili fracassanti con quel polso e quella mano destra esplosiva e la mano a un certo punto si stufa per tutto quel continuo stress e fa cilecca. È più simpatico, bello e socievole di altri, stringe volentieri e generosamente la mano a tutti, certo più di un tipo “orso e introverso” e magari si becca il COVID quando quell’altro invece la scampa. La vita è così.

Nell’articolo scritto ieri ho accennato al caso di Tamberi cui sparirono sotto il naso, anzi sotto il ginocchio perché fu il tendine d’Achille a tradirlo, anni e anni di sacrifici per partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016.

Ecco, a confronto, lo sfortunato Berrettini si può lamentare assai di meno. Fra pochi giorni Matteo starà bene, già ieri sera era senza sintomi, tornerà a giocare e magari già all’US Open – dove Djokovic non ci sarà e Nadal chissà… molto dipenderà proprio da questo Wimbledon in cui il favorito è certo Djokovic a dispetto di un primo turno con Kwon poco convincente – si prenderà una soddisfazione dorata simile a quella che Tamberi ha dovuto attendere fino a Tokyo 2020… che è poi diventato Tokyo 2021. E Tamberi non se l’aspettava quasi più. Berrettini invece può aspettarsela. Mica avrà sempre scalogna!

Fra i tanti che non sono certo contenti, quindi fra milioni di appassionati italiani (e ci metterei anche le…. appassionate! Dopo la partecipazione di Sanremo dove peraltro il solito brillante Matteo non fu per niente brillante, anche a sua stessa detta, ma solo bello… beh, non avete idea di quante signore di varia età che non avevano mai visto una partita di tennis mi hanno avvicinato per dirmi: “Ma quant’è bello e fascinoso Berrettini!”. Un’invidia che non vi dico!) ci metto anche Jannik Sinner.

Eh sì, perché fino a ieri, nonostante la prima vittoria erbosa al quinto tentativo (e su un nome di sicuro prestigio, anche se minimamente appannato dall’età), Jannik si poteva muovere sotto traccia, in penombra. I riflettori erano tutti puntati su Berrettini, come le scommesse. Lui, il secondo tennista più … “puntato” dopo Djokovic nel regno del betting. Perfino più – udite udite – di Rafa Nadal che, insomma, questo torneo l’ha vinto un paio di volte quando c’era in gara un certo signor Federer che non aveva 41 anni come Serena Williams ieri, ma non ne aveva ancora 27 e 29 (anni 2008 e 2010). Un vecchietto solo presunto, quello di Manacor che, frodando sfacciatamente l’anagrafe ben al di là della calvizia incipiente, continua a roncolare dritti mancini paurosi e a dimostrarsi il più forte di tutti al Roland Garros, il torneo più duro di tutti in cui ha trionfato 14 volte. 

Da noi in Italia, e guai a mancargli di rispetto, per carità, è diventato un mito, una leggenda vivente, Adriano Panatta che di Roland Garros ne ha vinto uno solo, a 26 anni. Rafa ne ha 10 di più, 36, ma c’è qualcuno che riesce a considerarlo fuori gioco? Ora soprattutto che nella metà bassa del tabellone Berrettini non c’è più, Auger Aliassime non c’è più, mentre Tsitsipas deve ringraziare l’inesperienza del giovane e talentuoso svizzero Ritschard che nel primo era avanti 4-1 con doppio break e Stefanos è riuscito a vincere soltanto di misura al quarto set. Poi ci sono le supposte mine vaganti Kyrgios e Shapovalov: entrambi  hanno vinto soltanto al quinto set (con Jubb e Rinderknech), proprio come un’altra testa di serie di quei bassifondi, Krajinovic (con Lehecka).

Insomma laggiù solo Bautista Agut (ma con Balasz) e Fritz (ma con Musetti…) sono apparsi in forma sufficiente per impensierire un Nadal ancora in rodaggio erboso. Ma mi dite chi sarebbe favorito di tutti questi contro Rafa? Almeno se il maiorchino giocherà un po’ meglio – dopo 3 anni di digiuno erboso – che contro Francisco Cerundolo, bravino e agguerrito finchè il match non “pesava”, salvo sciogliersi come neve al sole quando avanti 4-2 nel quarto set dopo aver inopinatamente conquistato il terzo, si è fatto strappare il servizio a 0 sul 4-3 in un batter d’ccchio e poi di nuovo – anche se a 30 – sul 4-5.

Rafa non avrà problemi a disfarsi di Berankis e se Sonego, bravissimo a vendicare due sconfitte con Kudla, confermerà la legge del “non c’è due senza tre” con Gaston, sarà proprio Lorenzo a sfidare Rafa al terzo turno. E lì più che gli auguri non gli posso fare.

Beh, insomma dopo questa lunga digressione sulle chances di Nadal, torno ab ovo, da dove ero partito. Da Sinner che suo malgrado, a causa della prematura dipartita di Berrettini – oh Matteo sta bene eh, è un modo di dire, è solo la dipartita dai Championships, tornerà l’anno prossimo… – non potrà più nascondersi.  Oggi ha Mikael Ymer, uno dei due fratellini svedesi di origini afro, ed è certo favorito, anche se il fatto che abbia battuto Altmaier lo deve mettere in guardia. E poi ieri avevo dato per scontata la vittoria di Camila Giorgi e avete visto che fine ha fatto contro la modesta polacca Frech che a 24 anni non può nemmeno essere considerata una speranza? Che match scriteriato! Ma non voglio maramaldeggiare. Le due teste di serie donne ce le siamo perse al primo turno, Giorgi 21 e Trevisan 22, le altre due che non lo erano pure Bronzetti e Paolini pure anche se Jasmine per un set ha illuso con la Kvitova.

Cì è rimasta soltanto la superstite del derby azzurro di primo turno, Elisabetta Cocciaretto (brillante oltre ogni dire contro Martina Trevisan) che oggi affronta la rumena Begu con la quale ha perso un primo duello ma non è detto che perda anche il secondo.

Con inclusa la Cocciaretto, dunque, di 11 italiani al via ce ne sono rimasti solo tre: Sinner e Sonego. Sonego onestamente non lo vedo andare oltre al terzo turno, ma intanto coraggio e che ci arrivi, anche perché un anno fa qui arrivò agli ottavi e il rischio di finire intorno alla settantesima posizione purtroppo c’è tutto. Per quanto riguarda Sinner, senza sottovalutare Mikael Ymer, mi chiedo e già che ci sono vi chiedo: se vincerà come gli auguro  sarebbe meglio affrontare poi un grande e terribile battitore come Isner, classe 1985 (37 anni) oppure l’idolo di casa Andy Murray, classe 1987 (35 anni) che oggi duelleranno sul centre court ma certo non potranno fare sfoggio di grande mobilità? Io dico che Jannik, ove vincesse, farà il tifo perché i due giochino 5 strenui set, fino al limite delle forze, e con Isner almeno un paio di tiebreak è probabile che ci scappino, anche se non potrà più venir fuori un altro 70 a 68 al quinto

Se non fosse così tardi, ancora, parlerei di Serena Williams, battuta al tiebreak del set decisivo dopo 3 ore e 11 minuti dalla ragazza francese di nascita e passaporto ma per metà cinese e metà vietnamita Harmony (che magnifico nome!) Tan di 24 anni, n.115 WTA e best ranking 90, ma voglio andare a letto alle 2 di notte, tanto ci sarà occasione di riparlarne. Anche perché lei ha tutte le intenzioni, e alla fine dopo qualche ritrosia le ha manifestate, di giocare anche il prossimo US open. Credo che neppure lei, ormai, si faccia illusioni sul record di Margaret Court, sui famigerati 24 Slam, ma non ha voglia di smettere. E seppure a sprazzi anche ieri sera ha fatto vedere insieme a tanti errori, anche tanti colpi che le hanno valso il titolo onorifico di miglior tennista del terzo millennio.

Segnalo in conclusione che dopo il primo turno mancano all’appello queste teste di serie. Quattordici in tutto.

Uomini – sei

7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – otto

7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)

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