ATP Indian Wells: Djokovic soffre, Murray e Nishikori passano al terzo, cade Ferrer per mano di Tomic

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ATP Indian Wells: Djokovic soffre, Murray e Nishikori passano al terzo, cade Ferrer per mano di Tomic

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Terzo turno per il torneo ATP di Indian Wells, e Gulbis sempre più vicino a diventare il Fognini dei ricchi. Perde netto con lo stesso Mannarino, involuzione preoccupante. Murray e Nishikori la spuntano al terzo set con Kohlschreiber e Verdasco. Djokovic se la cava con Ramos-Vinolas, Tomic supera lo scoglio Ferrer

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[1] N.Djokovic b. A.Ramos 7-5 6-3 (Carlo Carnevale) 

 

Non un buon Djokovic, quello che dispone del modesto Ramos nell’ultimo incontro del programma sul centrale; trentadue non forzati alla fine di un match mai in discussione e gestito con estrema tranquillità, che se replicato potrebbe però rivelarsi insufficiente nel prossimo turno contro Isner, già giustiziere del serbo in California, nella semifinale del 2012.

Nole sopravvive ad un primo parziale da horror, nel quale il livello di tennis espresso da entrambi non si candida certo agli highlights post partita; il belgradese è sorprendentemente fallace in manovra, soprattutto quando cerca di premere con il rovescio in diagonale. Nessuno dei due contendenti mette a segno un singolo ace (l’unico del match sarà del serbo), Ramos allunga per primo fino al 3-1, con la complicità di Djokovic che nel gioco d’apertura commette due doppi falli per perdere il servizio da 40-15 (comunque un buon74% di resa con la prima a fine primo set). Lo spagnolo non vuole essere da meno e ne sigla addirittura tre nello stesso gioco, permettendo al numero uno del mondo di andare a servire per chiudere il set; Djokovic però è contratto, perde addirittura due dei tre scambi oltre i nove colpi, e si complica l’esistenza dovendo ricorrere al dodicesimo game per archiviare la prima frazione. Eloquente, circa la qualità di gioco manifestata, lo zero nella casella dei vincenti di Ramos (i primi quattro, peraltro consecutivi, arriveranno sul 2-1 nel secondo set).

Sotto gli occhi della moglie Jelena, Djokovic spinge le suole sul’acceleratore dopo aver salvato due palle break in avvio di secondo parziale; l’incontro resta tutt’altro che godibile, ma il leader del ranking mondiale aumenta la profondità dei fendenti e governa già dalla risposta. Ramos fa quello che può, solo per ritardare l’inevitabile break, con conseguente amministrazione del vantaggio, che arriva sul 5-3 in seguito ad una splendida costruzione con il dritto ad uscire di Djokovic. Preoccupante comunque la quantità di gratuiti di un Nole forse non troppo impensierito dalla caratura dell’avversario; il serbo non potrà permettersi distrazioni mercoledì, contro Long John.

[32] B. Tomic b. [8] D. Ferrer 7-5 6-4 (Giorgio Laurenti)

Semplicemente il miglior tennis fin qui giocato da Bernard Tomic. Contro David Ferrer – lo stesso che neanche un mese fa l’aveva eliminato nei quarti ad Acapulco (il bilancio era di 3-0 in favore dello spagnolo) e che nel 2015 ha vinto già tre tornei, conoscendo la parola “sconfitta” solo conto Kei Nishikori agli Open d’Australia – l’australiano gioca un gran match e raggiunge agli ottavi Thanasi Kokkinakis, per un derby tutto da vedere.

Nel primo set Tomic strappa subito il servizio grazie a due doppi falli del numero 8 del mondo. Lo spagnolo però non si perde d’animo e al quarto gioco riesce a riportarsi in parità: gli servono ben sei palle break per farlo, ma alla fine Tomic manda un diritto in corridoio. Tomic si riprende subito il break di vantaggio e Ferrer nel gioco successivo pareggia per la seconda volta i conti. Lo spagnolo inizia a prendere qualsiasi cosa e gli scambi si allungano ma Tomic non ne risente affatto. Sul 5-5 Ferrer manda incrocia troppo con il diritto e dà la possibilità a Tomic di chiudere con il servizio per 7-5.

Tomic potrebbe partire con un break di vantaggio anche nel secondo set ma non sfrutta l’occasione. Sul 3-2 in suo favore tocca a Ferrer non concretizzare: dopo due recuperi prodigiosi sugli attacchi di Tomic, manda un diritto facile in corridoio. Le occasioni più nitide per tornare in partita però ce l’ha sul 4-3, quando ha ben quattro opportunità: nelle prime due Tomic si salva con il servizio, nella terza l’australiano deve ringraziare il nastro che rende imprendibile un suo diritto incrociato, nella quarta è Ferrer a sbagliare ancora. Il break decisivo invece lo piazza Tomic nel gioco successivo, avanti 5-4 l’australiano chiude in bellezza con una volée di rovescio dopo un affondo di diritto.

 [12]F. Lopez b. [20]P. Cuevas 6-2  4-6 6-3 (di Raffaello Esposito)

Classica sfida attaccante – difensore in salsa latina nell’ultimo match di giornata sul campo due fra la dodicesima testa di serie Feliciano Lopez e il numero venti del seeding, l’uruguagio Pablo Cuevas. Un solo datato precedente fra i due agli Australian Open 2010 quando prevalse Lopez per tre set a zero. Il vincente dell’incontro affronterà negli ottavi Kei Nishikori, quinto favorito del torneo,  che ha estromesso Verdasco.

Lopez sceglie di servire e a freddo soffre alla battuta, concedendo due palle break consecutive; due aces lo aiutano a tenere il primo game e da questo momento il set non ha più storia. Feliciano strappa il servizio all’avversario nel quarto e nell’ottavo gioco per chiudere sei due il parziale in meno di mezz’ora. Cuevas non riesce ad essere abbastanza regolare da scardinare il gioco vario ed efficace dello spagnolo, che chiude il set con l’84% di punti sulla prima, il 60 sulla seconda e ottime percentuali anche in risposta.

Nel secondo set Lopez continua ad essere efficace e mette subito alle corde l’uruguagio mentre tiene agevolmente la sua battuta, a questo punto sta vincendo l’80% dei punti con la seconda di servizio.  Lo spagnolo però fa la cicala, non chiude e ha una flessione, consentendo a  Cuevas di riprendersi. Lopez deve annullare una prima palla break nel settimo game, ne concede altre due nel nono e qui crolla cedendo la prima battuta della partita che gli costa il secondo set. Lo spagnolo ha dominato il gioco per la maggior parte del tempo ma si trova un set pari. Qui Feliciano reagisce da campione due volte. La prima nel quarto gioco del terzo set quando strappa a 15 la battuta all’avversario e la seconda immediatamente dopo annullando due palle break sulla propria, riuscendo così a scappare quattro a uno. Cuevas accusa il colpo, non ha più spazio né tempo per recuperare, mentre Lopez ha solo un attimo di incertezza e concede una palla break nel nono game  prima di salvarsi e chiudere per sei tre un incontro che si era complicato da solo.

[5] K. Nishikori b. [28] F. Verdasco 6-7 6-1 6-4 (Alberto Prestileo)

 Come da pronostico, Kei Nishikori batte in tre set Fernando Verdasco. Una partita molto equilibrata durante tutto il primo set; un po’ meno nei due restanti. Ma d’altronde, i tre set erano parecchio prevedibili alla vigilia. I due giocatori non sono tipi da troppi vincenti, sono piuttosto due che tendono a stare parecchio tempo in campo.

E proprio a conferma di ciò, il primo parziale scivola via abbastanza tranquillo. Una sola palla break, in favore del nipponico, prima dell’inevitabile tie break, anche questo molto combattuto ed equilibrato. Alla fine però, a spuntarla è il madrileno, che fa suo l’ultimo game con il punteggio di 8-6.

Il secondo set non comincia proprio nei migliori dei modi per Verdasco: durante la pausa tra i due parziali, ha dovuto richiedere l’intervento del fisioterapista a causa di un problema di vesciche al piede. Come se non bastasse, Nishikori alza spaventosamente il proprio livello di gioco, martellando lo spagnolo in tutti i modi e chiudendo così agilmente il secondo parziale con il punteggio di 6-1.

Nel set decisivo le cose non cambiano poi così tanto. Il livello del giapponese rimane molto alto, unica differenza è che Verdasco riesce a rimanere in partita più a lungo. Alla fine, arriva comunque il 6-4 di Nishikori, frutto dell’unico break conquistato nel corso del set, nonostante due palle del contro break concesse proprio nell’ultimo turno di battuta. Sono dunque servite 2 ore e 15 minuti all’allievo di Michael Chang per approdare al quarto turno, dove affronterà il vincente da Feliziano Lopez e Cuevas. Per Verdasco, rimane comunque la soddisfazione d’aver disputato una buona partita contro un giocatore decisamente più in forma e più forte di lui. Nel prossimo turno il giapponese se la vedrà con il vincente di Feliciano-Cuevas. La strada che porta a Murray prima, e magari a Djokovic poi, sembra spianata.

[WC] T. Kokkinakis b. J. Monaco 6-2 5-7 7-6 (5) (Diego Serra)

Hanno fatto bene gli organizzatori di Indian Wells a invitare il diciannovenne australiano Kokkinakis, al posto dell’infortunato Del Potro. Per il ragazzo, che entrerà nei primi cento, oggi un’entusiasmante vittoria contro Monaco.

Primo set dove Kokkinakis parte male andando subito 15-40 nel primo servizio a disposizione, ma che poi l’australiano raddrizza, grazie a un servizio dirompente. E alla scarsa precisione di Monaco. Che deve fronteggiare sette palle break e un set point, risolto con un servizio incisivo. Non basta però perché Kokkinakis chiude 6-2.

Stessa piega sembra prendere il secondo set, con il break dell’australiano nel quinto game. Da lì in poi tremano però le gambe di Kokkinakis e sale in cattedra il mestiere di Monaco, che strappa il servizio al giovane avversario e trova il tempo nell’ottavo game di esibirsi nel colpo della giornata o del torneo: colpo in mezzo alle gambe, con corsa all’indietro, e pallonetto a scavalcare Kokkinakis, a dire il vero un po’ ingenuo a non chiudere la volée sotto rete. Tutto da rifare e 7-5 per l’argentino.

Dopo il terzo game del terzo set, Kokkinakis necessita delle cure del medico, rosolato dal sole californiano, dalla stanchezza e dall’emozione. Stop di quasi dieci minuti con Monaco gran signore nel non dire nulla.  Tra l’arrivo, inutile, del fisioterapista e la ricerca del medico. Alla ripresa Kokkinakis si porta in vantaggio 3 a 2 con un altro break, ma di nuovo si fa rimontare. Monaco non ha più la ferocia nei colpi del secondo set e quindi concede nel decimo game il match point. Dritto a incrociare dell’argentino e palla fuori sotto gli occhi di Layani. Chiamata errata (vista poi al replay in TV, ma non dai giocatori) e arbitro che non cambia la decisione. E Kokkinakis che s’è giocato tutti gli occhi di falco previsti, anche un po’ ingenuamente. Il successivo tiebreak mette un sigillo sull’ingiustizia. Vince Kokkinakis, Monaco perde tre volte il servizio e inizia un monologo colorito e tutto in spagnolo. Ora Tomic o Ferrer non dormiranno sogni tranquilli.

[18] J. Isner b. [16] K. Anderson 7-6 6-2 (Enrico Serrapede)

Terzo turno tra bombardieri, definizione fin troppo scontata, ad Indian Wells. John Isner e Kevin Anderson si sfidano per un posto agli ottavi. Sono dieci i precedenti, nei quali Isner conduce 7-3, l’ultima vittoria di Anderson risale al 2012 (Delray beach). Ultima piccola curiosità: sono ben 411 i cm in campo (203cm Anderson, 208cm Isner).

Il primo set vede la sua conclusione solo al tiebreak. Prima di tutto ciò solo una palla break annullata da Kevin Anderson a metà set. Il tiebreak si chiude 8 punti a 6 per l’americano che in tutto il parziale mette il 71% di prime in campo e porta a casa il 96% di punti con la prima (23 su 24). Le percentuali di Anderson non sono tanto diverse, anche il sudafricano ha un ottimo 81% di punti quando la prima è in campo ed infatti a fare la differenza sono stati pochi punti del tiebreak.  Il tiebreak però sarà il crocevia dell’incontro, nella seconda partita infatti il sudafricano non avrà gli stessi numeri del set d’apertura e soprattutto concederà ben due break, neanche a dirlo cruciali ai fini dell’incontro. Dall’81% di punti con la prima del primo set il n. 17 del mondo scenderà al 58% e di prime in campo ce ne saranno più o meno una su due (55%). Isner invece manterrà la stabilità e solidità del primo: 82% di punti portati a casa con la prima e, udite udite, 100% d punti con la seconda. In pratica saranno solo due i punti persi al servizio per l’americano.

Il 7-6 6-2 è dunque giusto per quello visto in campo, un’ora e diciannove minuti di gioco che potrebbero essere stati anche di più se il sudafricano non avesse giocato un secondo parziale così in sordina. Al prossimo turno infine per Isner ci sarà molto probabilmente Novak Djokovic. 

A. Mannarino b. [14] E. Gulbis 6-4 6-4 (Tommaso Voto)

Il francese Mannarino, che nel turno precedente aveva sconfitto l’azzurro Fognini, supera anche l’ostacolo Gulbis, con il punteggio di 6-4 6-4 e centra gli ottavi di finale ad Indian Wells. Continua il periodo nero del lettone, che dovrà meditare molto su questo suo inizio di stagione e sulla sua carriera. Per Gulbis è il momento di scelte decisive, che dovranno ricomprendere, giocoforza, la nomina di un nuovo allenatore, considerando che il lettone ha sciolto il sodalizio con Bresnik, con cui aveva ottenuto l’exploit della semifinale del Roland Garros 2014.

Il primo set della partita è praticamente la “summa” del Gulbis versione 2015, ovvero un giocatore spaesato che commette svariati errori di dritto e che non riesce nemmeno ad innescare il suo poderoso servizio. Una confusione tecnico-tattica che permette a Mannarino di vincere il primo set con relativa facilità con il punteggio di 6-4.Nel tennis le statistiche sono l’elemento migliore per comprendere il risultato di una partita, perché, leggendo i dati di Gulbis, si nota in modo lampante la poca resa del servizio (58% di prime e solo il 33% di punti vinti con la seconda palla, 8 palle break concesse e 6 doppi falli), colpo determinante nel tennis del lettone che, quando questo fondamentale va in difficoltà, diventa prevedibile e poco incisivo. Come corollario a questi dati negativi vanno poi segnalate le difficoltà incontrate da fondocampo, con tanti errori gratuiti con il dritto sia di lunghezza che di larghezza. E’ stato un primo set tennisticamente poco interessante, in cui Mannarino ha comandato le operazioni e Gulbis ha spesso cercato di uscire dallo scambio cercando il vincente. Ma puntualmente è arrivato l’errore gratuito. Dopo un iniziale momento di parità, con annesso break e controbreak, il parziale si è deciso a favore del francese con il break decisivo nel settimo gioco. Mannarino chiude il set sul 6-4 mettendo una seria ipoteca anche sulla partita.

Il secondo set, infatti, è praticamente la riproposizione del primo parziale, con Gulbis molto falloso e con il francese in pieno controllo della situazione. La partita finisce, di fatto, con il break decisivo ottenuto da Mannarino nel sesto gioco. Alla fine sarà un duplice 6-4, una sconfitta meritata per il lettone la cui crisi è ormai conclamata. Per Mannarino sono ottavi di finale meritati (contro Murray) e punti ATP importanti per la classifica generale.

 [4] A. Murray b. [26] P. Kohlschreiber 6-1 3-6 6-1 (da Indian Wells Fabio Gibertini)

Nel secondo match sul campo centrale di questo caldo lunedì a Indian Wells, Philipp Kohlschreiber affronta la testa di serie numero 4 Andy Murray per cercare di ribaltare il pronostico che lo vede perdente nonostante una situazione di parità nei 2 scontri diretti, tutti giocati su terra battuta.

Il primo set fila via come un lampo. Dopo 3 game secondo il servizio Kohlschreiber è già in difficoltà e con un evitabile errore di dritto concede le prime 2 palle break dell’incontro che gli costeranno il 3-1 quando alla seconda opportunità lo scozzese punirà il suo attacco con un passante di dritto in corsa. Sul 4-1 il trentaduenne tedesco nonostante due ace concede è ancora incerto alla battuta e Murray non si fa pregare, gli strappa nuovamente il servizio e chiude il set lasciando per strada solo un game.

Secondo set in equilibrio fino al due pari, qui Kohlschreiber concede con un doppio fallo una palla break che potrebbe segnare definitivamente l’incontro, ma da lì si sveglia e dopo averla annullata con autorità con un vincente di dritto se ne procura prima una nel game successivo (conquistando per la prima volta almeno tre punti in un game di risposta) e ben cinque sul 4-3 in suo favore. In questo avvincente ottavo game, in cui, come un po’ in tutto il match, si intervallano begli spunti dei due protagonisti a banali errori, Murray concede alla fine il servizio con un brutto dritto in corridoio e incassa poi il 6-3 nel game successivo.

Chi, in modo legittimo, si aspettava una terza partita di alto livello è rimasto più che mai deluso quando, alla ripresa del gioco, Murray con un parziale di 16 punti a 4 si è portato sul 4-0 ponendo sostanzialmente fine al match. La conclusione formale in 1h e 50′ arriva pochi minuti più tardi col punteggio di 6-1 3-6 6-1 e consegna lo scozzese agli ottavi di finale dove già lo attendeva il francese Mannarino.

L’incontro, che vedeva di fronte due giocatori senza evidenti debolezze, non ha mai avuto un evidente filo conduttore dal punto di vista tattico. I due protagonisti, forse a causa del caldo che è certamente stato un fattore, non sono mai apparsi particolarmente applicati al match alternando ottime giocate a grossolani errori, ciò ha permesso solo in rare occasioni che il numero degli scambi salisse insieme all’intensità del match. Ha vinto il giocatore che ha messo in campo una maggiore continuità anche se nel solo set realmente in bilico Murray non ha saputo alzare l’asticella per sottrarsi alle insidie di un terzo set, fortunatamente per lui oggi solo potenziali.

 

I risultati

[4] A. Murray b. [26] P. Kohlschreiber 6-1 3-6 6-1
[1] N. Djokovic b.. A. Ramos-Vinolas 7-5 6-3
A. Mannarino b. [14] E. Gulbis 6-4 6-4
[5] K. Nishikori b. [28] F. Verdasco 6-7(6) 6-1 6-4
[18] J. Isner b. [16] K. Anderson 7-6(6) 6-2
[12] F. Lopez b. [20] P. Cuevas 6-2 4-6 6-3
[WC] T. Kokkinakis b.J. Monaco 6-2 5-7 7-6 (5)
[32] B. Tomic b. [8] D. Ferrer 7-5 6-4

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Andy Murray: “Mi manca la costanza per andare in fondo nei tornei”

“In questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi”, cos’ Murray dopo il successo su Wawrinka

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La scalata per tornare in alto è ardua e ricca di insidie. Murray ci sta provando da anni, combattendo contro i suoi demoni sotto forma di infortuni. La vittoria al primo turno a Cincinnati è arrivata al terzo set contro un vecchio leone come lui, Stan Wawrinka. Tutto quello che Murray vuole è tornare a competere per vincere tornei: “Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso.

D: Un’altra dura battaglia per te oggi. Come ti senti fisicamente?

ANDY MURRAY: Sì, è stata dura fisicamente. Ho lottato un po’ col fisico da Wimbledon, in realtà. Sì, è qualcosa che devo elaborare con la mia squadra nelle prossime due settimane.

 

D. Dopo i crampi, hai giocato in modo davvero aggressivo nel set finale. Come ti sentivi allora? Come ci si sente ad avere problemi fisici del genere?

ANDY MURRAY: Beh ti lascia con meno opzioni, certamente. Sì, ovviamente vuoi provare a finire i punti un po’ più velocemente. Stavo lottando con questo verso la fine del secondo set, quindi psicologicamente c’è la sensazione di sapere che sei vicino alla fine della partita potenzialmente nel secondo set, quindi forse ci proverai e a volte giochi un po’ più prudente, perché quando stavo giocando in risposta e guadagnando palle break Stan stava facendo alcuni errori. Ma poi, ovviamente, quando ho perso quel set e poi ho lottato con i crampi, non avevo alcuna opzione e niente da perdere davvero. Così ho iniziato a cercare di essere un po’ più offensivo e di finire i punti più velocemente, e in realtà ho iniziato a sentirmi bene verso la fine della partita e sono riuscito a trovare una via di mezzo.

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D. Questa è stata la tua 37esima partita della stagione, il massimo che hai giocato dal 2016. Per tutta la stagione hai parlato della prospettiva che stai cercando di mantenere. Sono curioso, con quel numero in mente, cosa significa per te giocare più partite quest’anno dal 2016.

ANDY MURRAY: Sì, mi sentivo bene come a Madrid. Mi sono sentito abbastanza bene durante la stagione su erba. Sono stato sfortunato con l’infortunio agli addominali, il ché non è stato male ma è stato abbastanza per fermarmi durante la preparazione. In termini di come mi sono fermato dopo le partite e cose del genere, non mi sentivo così da molto tempo. Quindi va bene. Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso. Sì, ci sono stati dei bei momenti quest’anno, ma non è stato facile in questi ultimi anni mantenersi in forma e in salute e, sai, giocare abbastanza a tennis per ottenere partite da cui imparare per costruire fiducia o migliorare fisicamente per irrobustirmi. Questa è una cosa positiva il fatto di aver giocato molte o più partite quest’anno. E spero di poter continuare così fino alla fine della stagione.

D. Tornando alla tua forma fisica, è questa la parte più difficile per te in questo momento, trovare il giusto equilibrio tra giocare abbastanza per prendere il ritmo e non affaticarti. Dove vuoi che sia il tuo tennis senza rischiare di giocare troppo e ferire il tuo corpo?

ANDY MURRAY: Sì, la cosa che è stata frustrante per me quest’anno è che molti dei tornei in cui ho giocato fino a quando – e questo è il motivo per cui ho avuto il problema a Stoccarda – è che ho giocato le semifinali a Surbiton, e penso di aver giocato giovedì, venerdì e sabato lì, tipo, dal secondo turno alle semifinali, e poi sono andato a Stoccarda e ho giocato cinque partite quella settimana. Quindi qualcosa come 13 giorni, ho giocato 9 partite o qualcosa del genere, e non lo facevo dal 2016. Quindi il mio corpo probabilmente non era abituato a giocare quel volume di partite ad alta intensità, alto livello, per molto tempo. È comprensibile ma molto frustrante per me che il mio corpo potrebbe avere dei problemi dopo. Quest’anno fisicamente mi sono sentito abbastanza bene negli ultimi mesi, ma molti dei tornei li ho persi al secondo turno, quindi non ho avuto l’opportunità di fare un torneo davvero buono e poi magari prendermi una pausa, che è qualcosa io e la mia squadra speriamo di poter tornare a quel livello in cui arrivo costantemente alle ultime fasi degli eventi, e quindi saremo in grado di pianificare e programmare meglio i miei tornei. Mentre in questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi e partecipare a più tornei, non devo fare affidamento sui jolly. Quindi, sì, è un equilibrio difficile.

D. Solo per dare seguito a questo pensiero: sei 13-3 nei primi turni quest’anno. Mentre sei 5-7 nei secondi turni. Si riduce tutto alla forma fisica? Vedo che la percentuale delle prime di servizio diminuisce leggermente in quelle seconde partite. Quale pensi sia la differenza tra i round 1 e 2?

ANDY MURRAY: Beh, in alcuni casi sto giocando contro giocatori migliori. Voglio dire, questo ovviamente contribuirà un po’. Anche in questo caso, se sei testa di serie negli eventi o sei classificato più in alto, potenzialmente eviti di giocare con giocatori migliori all’inizio dei tornei. Questo è un vantaggio. Ma il motivo per cui mi sento come se non avessi vinto tutte le partite che avrei voluto quest’anno è perché non ho giocato abbastanza bene. Anche in alcune delle partite del primo turno che ho passato, non ho necessariamente giocato un tennis fantastico e poi non ho intensificato la partita successiva o quando ho giocato contro avversari migliori. Sì, è quello che deve cambiare. È una cosa evidente – ne ho parlato molto negli ultimi 18 mesi con i giocatori contro i quali ho vinto e contro cui ho avuto successo -, che il problema sta lì, ma la costanza non c’è stata. Fino a quando questo non cambierà sarà difficile avere corse profonde.

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Alcaraz prova a tornare al top: “A Montreal ho sofferto le aspettative”

“Alzano il livello contro di me? Lo prendo come un complimento”. Inciampato al debutto nel Masters 1000 canadese, il numero 4 del mondo arriva a Cincinnati consapevole di poter far meglo

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il mondo è cambiato, nell’ultimo anno, per Carlos Alcaraz. Con una brusca accelerazione che il filtro del suo ritorno a Cincinnati aiuta a misurare: nella scorsa edizione del Western & Southern Open, lo spagnolo si è arrampicato dalle qualificazioni fino al tabellone principale, per poi perdere al primo turno da Lorenzo Sonego. Dopo 12 mesi, entra nel Masters 1000 dell’Ohio da terza testa di serie con alle spalle cinque tornei vinti (di cui due Masters 1000, Miami e Madrid) in un anno. A Montreal ha iniziato la campagna americana con un passo falso, fuori al secondo turno contro Tommy Paul, per quella che è stata soltanto l’ottava sconfitta in 50 partite giocate nel 2022. Alle spalle, aveva la doppia finale su terra persa contro gli italiani: Musetti ad Amburgo, Sinner a Umago. Qui a Cincinnati riparte contro Mackenzie McDonald, battuto senza affanni a Indian Wells nell’unico (e recente) precedente.

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CONSAPEVOLEZZA – “In questo momento ogni partita è una sfida – ha raccontato alla vigilia -, sono il numero quattro del mondo, uno dei favoriti del torneo, quindi non è semplice gestire la pressione. Ma mi sto allenando al meglio, con l’obiettivo di migliorare e produrre il livello di gioco che ho avuto nella stagione sulla terra e a Miami“. A freddo, il talento di Murcia torna anche sull’incidente di percorso che l’ha fermato in Canada: “Credo di aver capito cosa mi abbia frenato contro Paul – la sua analisi -, ho sofferto la pressione della classifica di vertice che ho in questo momento e delle aspettative sulla mia vittoria nel torneo. Ora sono qui per mostrare il giocatore che sono, per farlo devo questa volta sfruttare la pressione a mio favore“. Anche quella derivante dall’innalzamento del livello di gioco degli avversari, che lo conoscono bene e sono motivati nel cercare l’impresa. “Prendo come un complimento il fatto che gli altri diano il meglio quando giocano contro di me – ha concluso -, penso che se non giocassero un tennis aggressivo e di alto livello tecnico andrebbero in difficoltà“. Senza falsa modestia.

 

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Medvedev sotto pressione, ma carico: “Posso fare grandi cose tra Cincinnati e New York”

Numero 1 a rischio per il russo, reduce dal k.o. contro Kyrgios. Nadal può superarlo, in una battaglia proiettata anche allo US Open dove Medvedev difenderà il titolo

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Daniil Medvedev - Miami 2022 (foto Twitter @miamiopen)

La precoce sconfitta di Montreal contro Nick Kyrgios – uno che, in giornata ‘sì’, può battere chiunque – ha messo un filo di pressione addosso a Daniil Medvedev. Il russo è pronto all’esordio a Cincinnati contro l’olandese Botic Van de Zandschulp (battuto due volte a livello Slam), e sa di non non poter sbagliare se vuole difendere il primo posto nel ranking. Il sorpasso in vetta da parte di Rafa Nadal avverrebbe infatti in caso di successo del maiorchino nel torneo e contemporanea eliminazione di Medvedev prima dei quarti di finale. In ogni caso, è una battaglia destinata a riaccendersi allo US Open dove il 26enne di Mosca – anche qui, pressione non poca – difende il titolo conquistato esattamente un anno fa.

Nell’incontro con i media in apertura del Masters 1000 dell’Ohio, Medvedev ha ricordato come proprio da Cincinnati nel 2019 fa partì la sua ascesa (primo trofeo sollevato in un torneo di questo livello) con l’approdo immediatamente successivo alla finale dello US Open (persa, in quella occasione, proprio contro Nadal). “Arrivai alle 4 del mattino per un ritardo aereo e il giorno dopo avrei giocato il primo turno – ha ricordato -, ero molto stanco, ho iniziato nell’ottica di vedere man mano come mi sentissi. Alla fine sappiamo com’è andata e ho grandi ricordi, specie della semifinale vinta contro Djokovic. Questo torneo non è cambiato, sa offrire una grande atmosfera.

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ROAD TO NEW YORK – Della sconfitta con Kyrgios in Canada, onestamente, Medvedev sembra aver smaltito le tossine. Impermeabile (questa volta) anche agli screzi con il pubblico che al solito hanno fatto notizia. Ma senza lasciare strascichi. “È sempre orribile perdere al primo turno – la sua analisi a freddo -, detto ciò, avevo di fronte un avversario di alto livello e ho giocato comunque una buona partita“. Capitolo chiuso, perché è opportuno guardare subito avanti in una coda d’estate per lui così densa di significato: “I risultati delle ultime stagioni qui negli Stati Uniti mi danno fiducia – ha concluso -, credo di poter fare grandi cose sia in questa settimana sia poi a New York. Vincere giocando bene rappresenta ovviamente la strada migliore verso lo US Open, ma va anche detto che il livello di questi primi turni è molto alto, bisogna pensare partita per partita“. Agli ottavi di finale, in proiezione, potrebbe trovare Shapovalov.

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