Rafa Nadal saprà imitare Roger Federer?

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Rafa Nadal saprà imitare Roger Federer?

Una stagione senza vittorie negli Slam, con una sola finale nei tornei Master 1000 e diverse sconfitte contro avversari ben lontani da lui nel ranking ATP: il 2015 di Rafa Nadal assomiglia molto al 2013 di Roger Federer. A questo punto della carriera, a cosa può ambire lo spagnolo e con quali armi a disposizione? Molto dipenderà da lui, ma anche dal rendimento di Novak Djokovic.

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Per Roger Federer, la stagione 2013 è stata senza dubbio la peggiore. Dopo un buon Australian Open (sconfitto in semifinale da Murray solo al quinto set, dopo aver rimontato due volte un set di svantaggio), al Roland Garros aveva davanti a sé un tabellone favorevole che gli garantiva buone probabilità di arrivare in finale, ma dopo un ottavo di finale soffertissimo contro Gilles Simon (battuto dopo aver recuperato uno svantaggio di 2 set a 1) venne spazzato via in tre set da Jo-Wilfried Tsonga ai quarti. A Wimbledon tutti si aspettavano un torneo da protagonista, tanto più che l’anno prima aveva conquistato il settimo successo ai Championships eguagliando Pete Sampras, invece arrivò l’incredibile prematura sconfitta al secondo turno dal n. 116 del mondo, l’ucraino Sergiy Stakhovsky. A Flushing Meadows, nell’ultimo Slam stagionale, la sua corsa s’interruppe agli ottavi di finale contro Tommy Robredo, col quale perse in tre set dopo una striscia di 10 vittorie su altrettante sfide. Quell’anno Roger conquistò un solo titolo, sull’erba di Halle. Nei “Master 1000” non andò tanto meglio. Lo svizzero raccolse una sola finale (a Roma dove perse di netto con Nadal, raccogliendo solo 4 game) e una semifinale a Parigi-Bercy (battuto da Djokovic in 3 set), qualificandosi a fatica alle Finals di Londra da n.7 del mondo. In mezzo, diversi tornei chiusi anzitempo, con alcune sconfitte shock contro avversari ben lontani dalla top ten, come il n.39 Benneteau a Rotterdam, il n.42 Monfils a Shanghai, ma soprattutto, oltre a Stakhovsky a Wimbledon, il n.114 Federico Delbonis ad Amburgo e il n. 55 Daniel Brands a Gstaad. In tutto sono state 6 le sconfitte contro giocatori fuori dai primi dieci, considerando anche il secondo turno di Madrid contro Nishikori, allora n.16 ATP, e il già ricordato ottavo di finale a Flushing Meadows contro il n.22 Robredo.

Prima dell’ottimo Australian Open 2014 Roger sembrava avviato a un tramonto molto malinconico. Qualcuno magari sperava in una resurrezione ma in molti lo esortavano a ritirarsi, temendo una lunga sequenza di batoste. Poi tutte le soluzioni finalizzate ad accorciare lo scambio, come la definitiva attitudine a prendere la rete ogni volta che fosse possibile, il famoso SABR (la risposta sulla seconda di servizio dell’avversario da una posizione avanzatissima, tra la riga di fondo e quella del servizio) e un consolidamento del servizio hanno permesso allo svizzero di disputare due ottime stagioni, culminate con le due ultime finali a Wimbledon e la finale degli ultimi US Open.

Il 2015 di Rafael Nadal, almeno in termini di risultati, è molto simile al 2013 di Federer.
Nei tornei dello Slam, agli Australian Open è stato eliminato ai quarti in tre set da Tomas Berdych, col quale non perdeva dall’Ottobre 2006 (al Master 1000 allora indoor di Madrid) dopo ben 18 vittorie consecutive. Al Roland Garros è arrivato senza titoli sulla terra e per la prima volta dal 2005 da sfavorito, cedendo senza opporre grande resistenza ai quarti di finale a Novak Djokovic in tre set. A Wimbledon si è fermato subito al secondo turno perdendo da Dustin Brown, talentuoso ed estroso finché si vuole ma pur sempre fuori dai primi cento (era n.102 ATP). A New York è uscito di scena al terzo turno contro la versione più bella di sempre di Fabio Fognini, capace di rimontare due set di svantaggio al campione iberico. Nadal non aveva mai perso avanti 2 set a 0 negli Slam e prima di quella partita aveva poi vinto il match ben 151 volte nei Major!
In termini di classifica, Nadal è sceso fino al n.10, posizione che ha occupato nei mesi di Giugno e Luglio.
Il vincitore di 14 Slam è riuscito comunque a vincere 3 titoli, gli ATP 250 sulla terra di Buenos Aires e sull’erba di Stoccarda e l’ATP 500 sulla terra di Amburgo, nella prima delle due vittorie del 2015 di Rafa contro Fognini su 5 sfide (la seconda è la semifinale di Pechino, mentre Fabio ha fatto sue la semifinale di Rio de Janeiro e gli ottavi di Barcellona, oltre al sopra citato terzo turno a Flushing Meadows). Nei Masters 1000 ha raggiunto una sola finale a Madrid (sconfitto nettamente da Andy Murray in due set, racimolando solo 5 giochi) e due semifinali (a Montecarlo, battuto da Djokovic in due set e a Shanghai, sconfitto da Tsonga in 3). In stagione ha perso 9 volte contro un giocatore fuori dai primi dieci: oltre alle 3 sconfitte contro Fognini e quella con Brown a Church Road, il primo turno a Doha contro il tedesco Michael Berrer, n.127 del ranking, il secondo turno di Miami contro Verdasco, allora n.34, il primo turno del Queen’s in tre set contro Dolgopolov, n.79 del mondo, il terzo turno in tre set tirati a Cincinnati contro Feliciano Lopez, ai tempi n.23 e la semifinale di Shanghai contro Tsonga, n.15 del mondo).

 

Alla fine di questo pessimo 2015, può risorgere anche Nadal come è stato in grado di fare Federer dopo il 2013? Anche Rafa, come Roger, è stato capace di grandi ritorni (sia nel 2010 che nel 2013 tornava da due infortuni seri, ma riuscì in entrambi casi a portare a casa 3 quarti di Slam e a riprendersi la vetta del ranking), ma questa volta sarebbe la prima dopo una stagione giocata (male) per intero e non dopo un importante infortunio. Lo spagnolo arriva da 11 stagioni massacranti. Ma se la fatica può averne logorato il fisico, a livello mentale la sua determinazione continua a sembrare inscalfibile. Il suo problema è rappresentato da Djokovic dal quale sembra separarlo un enorme divario. Nadal deve fare i conti non solo con se stesso, come fece invece Federer – che all’inizio del 2014 non aveva davanti a sé uno schiacciasassi come il serbo quest’anno – ma con un n.1 che sembra di un altro pianeta. Anche riuscisse a scrollarsi di dosso tutte le scorie di una stagione pessima e tornasse competitivo a grandi livelli, accetterebbe l’idea di essere al massimo il n.2, non tanto in termini di ranking quanto riguardo alle reali possibilità di vincere un altro titolo dello Slam? Avesse trovato Federer, Rafa magari avrebbe potuto appoggiarsi ad alcuni elementi psicologici e tattici. Ma il serbo non ha sulle spalle il peso di un confronto nelle sfide dirette fortemente sbilanciato a favore dell’avversario, e soprattutto il dritto di Nadal, esplosivo e dal rimbalzo alto, crea ben pochi grattacapi al rovescio a due mani di Novak, persino sulla terra. Ma è a Parigi lo snodo della rivalità. Nadal vuole la decima Coppa dei Moschettieri per entrare ancora di più nella leggenda e Djokovic la prima per completare il Career Grand Slam. Ecco, attorno al Roland Garros ruota la maggior parte delle motivazioni dello spagnolo, essendo naturalmente quello il Major con le maggiori probabilità di vittoria.

Un 2016 segnato dal decimo sigillo a Parigi e da un rendimento costante per tornare tra i primi 3 o 4 del mondo, magari condito da una medaglia olimpica a Rio de Janeiro sarebbe sicuramente una stagione eccellente per Nadal, al punto che dopo potrebbe prendere in seria considerazione anche l’ipotesi del ritiro. Come fare per ottenere tutto questo? Di nuovo le differenze con Federer sono evidenti. Se Roger ha ampliato il suo bagaglio tecnico, Rafa farebbe bene a consolidare i suoi punti di forza, come il dritto e la risposta, e recuperare un buon rendimento sulla seconda di servizio. Un’attenta selezione dei tornei cui partecipare, centellinando le energie per non logorare ulteriormente il suo fisico, farebbe il resto, permettendo al maiorchino di riprendere fiducia nei suoi colpi e nelle sue doti fisiche. A quel punto partirebbe alla pari contro tutti, ma non – come detto – contro il Djokovic attuale.

La resurrezione di Rafa quindi rimane necessariamente legata anche a un calo, peraltro fisiologico e del tutto umano, di Robonole, specie in termini di continuità durante l’arco di una sfida al meglio dei 5 set: i picchi di rendimento raggiunti dal serbo nella semifinale del Roland Garros 2013 non bastarono per battere il mancino di Manacor, che fece valere la maggiore continuità rispetto all’avversario. Quando Nole sembrava ingiocabile, Nadal resisteva pazientemente, per poi vincere alla distanza, seppure di un soffio (9-7 al quinto), mantenendo alto il livello del suo gioco perché sapeva che Djokovic non si sarebbe mantenuto su quei livelli monstre per tutto il match. Del resto, lo stesso Djokovic dopo lo strepitoso 2011 accusò un calo naturale che permise ai suoi più grandi avversari (Federer, Nadal e Murray, ça va sans dire) di giocarsela alla pari senza dover necessariamente estrarre dal cilindro la partita perfetta (come quella che giocò Federer nella semifinale del Roland Garros 2011 o quella di Wawrinka sempre a Porte d’Auteuil nella finale di quest’anno).

Un altro aspetto da non sottovalutare è il desiderio di raggiungere pazientemente, un allenamento alla volta, una partita alla volta, i livelli di Djokovic, diventato oggi il suo target come lo era Federer negli anni dal 2004 al 2008 (anno in cui Rafa raggiunse la vetta del ranking ATP per la prima volta, a metà Agosto). Roger, allora n.1 incontrastato, rappresentava per Nadal il modello cui tendere, non per stile di gioco ma per continuità di risultati, costringendolo a migliorarsi continuamente, fino a detronizzare colui che sembrava di un altro pianeta. In altri termini, ha senso parlare oggi di “fattore Djokovic” come in quegli anni si parlò di “fattore Federer”?
È chiaro che da allora sono cambiate molte cose, a partire dall’età: il mancino di Manacor a quei tempi aveva dai 19 ai 22 anni, con davanti a sé la parte migliore della carriera, quella della piena maturità fisica e tecnica. Gli infortuni del 2009 e del 2012 lo costrinsero a lungo fuori dal campo, ma le straordinarie stagioni successive del 2010 e del 2013 certificarono il suo primato, prima di cedere definitivamente la cima della classifica ATP a Djokovic.  Nadal si presenta all’inizio del 2016 ben sapendo di aver già superato la fase migliore della carriera. Il “fattore Djokovic” rappresenta quindi per il vincitore di 14 Major una motivazione non per tornare a essere il n.1 del mondo ma per giocarsela alla pari con chiunque soprattutto nel periodo centrale dell’anno, quello che va dall’inizio della stagione sulla terra fino a Wimbledon. Pazienza se non dovesse arrivare al massimo all’appuntamento olimpico, tanto la medaglia d’oro in singolare l’ha già vinta a Pechino 2008.

Un’ultima e ulteriore motivazione potrebbe essere lo stato di forma di Roger Federer. Proprio contro un Federer così ispirato, Nadal potrebbe covare la voglia di non ridurre ma al contrario aumentare il suo grande vantaggio negli scontri diretti contro quello che tra i Fab Four rimane l’avversario migliore per lui, prova ne sia il set vinto a Basilea quest’anno. Ogni volta che incontra “il migliore giocatore della storia”, come lo ha spesso definito, Nadal tira sempre fuori il massimo che può dare. Quest’anno il suo massimo gli ha consentito solo di strappargli un set, ma dovesse ritornare quello del 2014 (ipotesi più realistica di un ritorno ai massimi livelli, ovvero 2010 e 2013) tra i suoi più grandi desideri ritornerebbe inevitabilmente quello di batterlo una volta di più, con l’enorme soddisfazione di alimentare ancora una volta il paradosso del più forte di sempre che ha perso in moltissime occasioni e in tutti i momenti della carriera contro di lui.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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ATP

John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner come Berrettini centra gli ottavi in tutti i Majors. Ma è più giovane. Ha più chances lui con Alcaraz che Sonego stasera con Nadal

Jannik ritorna top-ten ed n.1 d’Italia, perchè Berrettini scende a n.15, ma non gli interessa. E’ il quindicesimo azzurro in ottavi all’All England Club

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Un tennista italiano, il quindicesimo della storia dei Championships e il più giovane, ha centrato il traguardo degli ottavi a Wimbledon. E il fatto che Jannik Sinner abbia centrato gli ottavi già in tutti e 4 i tornei del Grande Slam, racconta la dice lunga sulla sua solidità. E anche sulle sue prospettive. A poco più di 20 anni si tratta già di un grande risultato, se si pensa che il solo tennista italiano che era stato capace di tanto, in tutti e quattro i Majors, era stato Matteo Berrettini.

Non a caso è già stato top-ten e da lunedì Jannik lo sarà di nuovo, quando sarà anche n.1 d’Italia per la prima volta perché Matteo Berrettini perderà i 1200 punti della finale dello scorso anno e scenderà a n.15.

Alla fine di questo anomalo torneo che non distribuisce punti, mentre vengono cancellati quelli conquistati un anno fa, Nole Djokovic si ritroverà al settimo posto del ranking anche se dovesse vincerlo, così come Rafa Nadal sarà terzo comunque alle spalle dei grandi assenti Medvedev e Zverev.

 

Jannik – che ad inizio torneo era n.13 – sarà n.10 perché usciranno dai top-ten Aliassime che aveva fatto quarti, Hurkacz che era giunto in semifinale e – sia pure per soli 30 punti indietro rispetto a Jannik (3185 contro 3155)– anche Norrie che si era fermato al terzo turno.

Ho già detto come la penso. E cioè che l’ATP, pensando di fare un “dispetto” a Wimbledon – che non se ne è fatto né in qua né in là – ha fatto in realtà harakiri. Ha cioè falsato scioccamente le proprie classifiche quando sarebbe bastato il compromesso di mantenere a russi e bielorussi i punti di Wimbledon 2021.

Dove scenderà poi Djokovic che non può giocare né in Canada, né a Cincinnati né al momento a New York, ancora non ho fatto i conti, ma questa è una conseguenza di una sua scelta: quella di non vaccinarsi. Tutto il suo team è vaccinato, di Jelena non sono sicuro, ma Nole va dritto per la sua strada. Gli hanno chiesto se qui prende particolari precauzioni o se è preoccupato, come preoccupato pare il clan di Nadal, e lui non è sembrato esserlo anche se – teoricamente almeno – non essendo mai stato vaccinato potrebbe essere più a rischio di altri, anche se al Covid è già stato positivo due volte senza serie conseguenze.

Che chances ha Sinner contro Alcaraz nel duello che sembra il terzo di una rivalità e una serie infinita? Alcaraz ha vinto le prime due sfide, a Alicante in un challenger e a Parigi Bercy nel 2021, e deve essere considerato il favorito.

Nella graduatoria degli ace Alcaraz è sesto con 42 ace, Sinner è 44mo a pari merito con diversi altri con soli 15 ace. Sonego è 35mo con 19 ace. Ci sono tennisti che hanno fatto più ace giocando una sola partita o due. Jannik ne ha fatte tre e ha lasciato un set a Wawrinka e Mikael Ymer.

Contro Isner ha giocato la sua partita più solida in risposta e al servizio. Non ha concesso la minima palla break.

Ma contro Alcaraz? Differenza al servizio a parte, Alcaraz sembrebbe un tantino più forte sotto tutti gli aspetti: a rete, come tocco, come potenza. Forse Sinner potrebbe essere meno falloso. Ieri non ha quasi regalato niente. Ma scambiare contro Isner, una volta che si è riusciti ad arginare il servizio oppure i primissimi colpi di gioco (la risposta), è una cosa e contro Alcaraz è un’altra.

Tuttavia direi che Sinner, per quanto sfavorito, sembra sulla carta – anzi sull’erba – avere più chance di sovvertire il pronostico di quanto ne abbia Lorenzo Sonego stasera nell’ultimo match della giornata con Rafa Nadal. E ciò sebbene fin qui le prestazioni di Nadal non siano state del tutto inappuntabili: ha perso un set con Cerundolo ed era indietro di un break anche nel quarto set poi recuperato; ne ha perso un altro con il non irresistibile Berankis. Ma nel pomeriggio di ieri ho scritto di Sonego e di Gipo Arbino.

Vero che Rafa, assente da Wimbledon negli ultimi 3 anni, ci ha abituato a trovare la forma cammin facendo – e piede permettendo…  – e quindi probabilmente migliorerà giorno dopo giorno, però un Sonego in giornata, fra servizio e dritto direi che è più temibile di Cerundolo e Berankis. Chiaro che se Rafa gioca da Rafa non c’è partita. Con quel dritto che si ritrova bombarderà Sonego sul rovescio fino allo sfinimento.

Sinner contro Alcaraz può reggere i palleggi, ma forse non può competere sul piano della varietà degli schemi, attacchi, volee, drop-shots per i quali Carlitos ha più mano.

Però non va dimenticata l’età e la relativa inesperienza di Alcaraz. Ha già battuto quasi tutti i più forti tennisti del mondo, però se si trovasse all’improvviso in difficoltà con Jannik forse potrebbe restare disorientato.

La prova di Jannik contro il semovente Isner è stata indubbiamente molto solida. E Jannik ha dimostrato sul campo 2 di essere molto attento anche tatticamente. Quando doveva rispondere cambiava sovente posizione per togliere certezze e ritmo ai servizi di Isner. A volte stava indietrissimo anche 4 o 5 metri, altre volte avanzava quasi sulla riga di fondo per togliergli l’opzione del servizio slice a uscire. Lo faceva sia sulla prima sia sulla seconda. E alla fine Isner, che aveva cominciato con 7 ace nei primi due game, e ne ha fatti 12 nel primo set, si è ritrovata spuntata l’arma prediletta. Tanto che fra secondo e terzo set ne ha fatti soltanto altri 12.

E al di là del discorso ace, che lascia un po’ il tempo che trova perché si può fare caterve di servizi vincenti che non sono ace ma hanno il medesimo effetto di procurare il punto, è accaduto che Sinner in diversi game, anche se ha saputo conquistare soltanto 4 palle break con un break nel primo e un altro break nel terzo – il secondo si è deciso invece al tiebreak senza break – ha dimostrato di riuscire a rispondere. E’ arrivato ai vantaggi 4 volte sui servizi di Isner, nel tiebreak ha fatto il minibreak che serviva e in particolare è riuscito a rispondere 57 volte su 97 e fare 35 punti contro il servizio, 17 volte nonostante la prima di Isner, 18 sulla seconda. Tanta roba. E il tutto leggendo sempre meglio il servizio del gigante USA: se la media delle risposte nel corso del match è stata del 59% (cioè su 97 servizi ha risposto 40 volte) nel terzo set è addirittura salita all’83%: Jannik ha cioè risposto 20 volte su 24. Neppure guardando la partita mi ero reso conto di ciò. Alla fine del match vinto in 3 set Jannik ha vinto 20 punti in più, 107 a 87. Sono tanti.

Per il resto la giornata non ha offerto granchè. Djokovic ha dominato il derby serbo con Kecmanovic, 6 terzi turni della metà alta si sono conclusi in tre set, e solo Goffin con Humbert e Tiafoe con Bublik (nel match più divertente della giornata) hanno vinto in 4. Anche fra le donne sei match su 8, i terzi turni della metà bassa si sono conclusi in due set, ma non si può dire che sia stato combattuto il match vinto in tre set dalla Ostapenko sulla Begu (3-6,6-1,6-1), mentre la Niemeier ha lottato di più contro la non più giovane ucraina Tsurenko (6-4,3-6,6-3) che però ha detto tutto quel che voleva dire sulla guerra russo-ucraina.

Per questo sabato il match clou è certamente Tsitsipas-Kyrgios. Può succedere di tutto. Io credo che a Nadal, ma alla lontana anche a Djokovic, farebbe più piacere una vittoria di Tsitsipas. Kyrgios,infatti, è capace di tutto. Anche di battere Tsitsipas per poi perdere a bocca di barile con il vincente di Nakashima-Galan. Ma i grandi favoriti del torneo, Djokovic e Nadal, preferirebbero che fosse qualcun altro a levar di torno la mina vagante di Canberra, piuttosto che trovarselo un giorno di fronte.

Le teste di serie fin qui eliminate sono

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini


22 Basilashvili (Van Rijthoven)

Donne
5 Sakkari (Maria)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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