Dritto e servizio: la WTA si avvicina al gioco maschile?

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Dritto e servizio: la WTA si avvicina al gioco maschile?

Roberta Vinci a San Pietroburgo, ma anche Serena Williams agli Australian Open, sono solo due dei casi in cui nel tennis femminile aumenta l’importanza di due colpi “maschili”

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Roberta Vinci ha vinto il torneo di San Pietroburgo giocando una finale ad altissimi livelli. Quando si celebra la vittoria di un tennis come il suo, quasi inevitabilmente si evidenziano soprattutto le specificità tecniche, cioè la capacità di praticare soluzioni differenti rispetto al panorama odierno. Nell’articolo dedicato alla storica vittoria nella semifinale di Flushing Meadows contro Serena mi ero dedicato soprattutto a questi aspetti.

Ma c’è un ma. Se si ascoltano le interviste di Roberta quando parla dei match, è lei stessa che molto spesso sottolinea due aspetti del suo gioco che forse vengono trascurati perché meno particolari: l’importanza del servizio e del dritto. E non ricordo un risultato importante raggiunto da Vinci in cui non abbia servito bene e non abbia saputo spingere grazie all’incisività del dritto.
Se questo è vero (e come dicevo è lei stessa che spesso lo sottolinea) significa che per Roberta la costruzione del punto, pur ricca di variazioni e di movimenti in verticale, per poter essere attuata ha bisogno di questi due elementi che sono strutturali e imprescindibili.

Comincio dal servizio: con una statura di 1,64 non può disporre di leve lunghe, né di una altezza di impatto particolarmente favorevole per eseguire botte fulminanti; ma questo non le impedisce comunque di produrre un colpo di inizio gioco degno di rispetto attraverso la varietà e la precisione; tanto che, ad esempio, nella finale di San Pietroburgo contro Bencic ha messo a segno due ace nel solo game conclusivo, quello che spesso per ragioni psicologiche è il più difficile da affrontare.

 

Ma non è meno importante il dritto: una delle migliori doti di Roberta, la capacità di muoversi in verticale, è strettamente collegata all’aggressività della posizione in campo, perché non si può raggiungere la rete in tempo utile se si parte da troppo lontano. Per mantenere una posizione di palleggio a ridosso della linea di fondo, è il punto di impatto della palla dalla parte del dritto (più che quello dal lato del rovescio slice) a fare la differenza: e più riesce a guadagnare tempo dalla parte destra, colpendo traiettorie ancora in risalita, più il baricentro del gioco si sposta avanti. La conseguenza è che tutto il suo tennis diventa più pericoloso: non solo per gli schemi da fondo, ma anche in funzione degli attacchi a rete.
In sintesi si può dire che sia proprio l’efficacia di questi due colpi a dare la misura della condizione di forma di Vinci.

Ma non è certo l’unica giocatrice per la quale si possono fare simili ragionamenti. In fondo anche l’altra finalista e vincitrice dello Slam americano, Flavia Pennetta, ha compiuto l’ultimo decisivo salto di qualità quando, dopo il cambio di allenatore (Salvador Navarro), ha apportato dei correttivi alla esecuzione del dritto: rendendolo più lavorato, carico di spin, e quindi più efficace e insidioso. E negli ultimi anni di carriera ciò che ha ulteriormente rafforzato il suo tennis originario è stata la capacità di ricavare vantaggi con il dritto e con il servizio.
Vinci compirà 33 anni a ore (è nata il 18 febbraio), Pennetta è di una anno più anziana; eppure entrambe sono state capaci di continuare a lavorare su se stesse e sulle proprie caratteristiche fisico-tecniche anche in età avanzata per aumentare la qualità di alcuni colpi e di conseguenza le proprie potenzialità.

Anche Serena Williams ha seguito un percorso simile. Si parla sempre di lei come di un’atleta che fa il bello e il cattivo tempo grazie alle doti fisiche; ma in realtà quelle sono il punto di partenza che ha utilizzato per modificare e rifinire nel tempo il proprio tennis. E se è superfluo raccontare quanto sia brava in battuta, forse quello che risulta più interessante approfondire è la crescente importanza del dritto nel suo gioco.

Come è noto, fino a qualche anno fa il rovescio era senza dubbio il colpo migliore di Serena. Ma negli ultimi anni Williams ha aumentato l’uso del topspin dalla parte destra con un duplice effetto: il primo è che il dritto è diventato molto più solido, perché il lift aumenta il margine nel passaggio sulla rete; il secondo è che è diventato anche più “pesante” e difficile da controllare per il numero di rotazioni impresse. E così l’esecuzione si è avvicinata ai canoni maschili, che richiedono una potenza superiore per caricare il colpo di spin.
In più, sempre grazie al maggiore topspin, oggi è in grado di trovare angoli più stretti nel palleggio da fondo: una soluzione che le consente di produrre non solo più vincenti diretti, ma anche di punire chi arretra molto nella fase difensiva, perché con queste geometrie chi prova a “remare” a ridosso dei teloni fatica moltissimo a raggiungere traiettorie tanto chiuse.
Ecco una tabella che sintetizza la crescente importanza del dritto rispetto al rovescio nei match degli Australian Open appena conclusi:

Serena Stats Australian Open 2016
E questa evoluzione del dritto ha inciso in modo altrettanto importante anche sulla efficacia in risposta. Mi spiego: fino a qualche anno fa chi serviva verso la parte destra di Serena poteva sperare di ricavare qualche gratuito, e in generale una maggior circospezione nello spingere il colpo, specie nelle fasi decisive dei match. Oggi invece grazie al maggior lift, Serena non solo sbaglia meno di dritto, ma può permettersi di caricare la palla rendendola di una pesantezza quasi ingestibile per la maggior parte delle avversarie.
Per chi batte contro di lei rimane quindi l’opzione del servizio al corpo, che però è una soluzione molto rischiosa, perché basta mancare di poco la “sagoma” per farla colpire da ferma dalla sua “hitting zone”, che è quanto di peggio si possa immaginare. In sostanza Serena ha saputo compensare l’inevitabile calo di alcune caratteristiche fisiche (resistenza e mobilità) con la crescita di potenza e l’affinamento della tecnica di alcuni colpi.

Facendo un discorso più generale, la mia sensazione è che negli ultimi anni siano diventati abbastanza frequenti i casi in cui le giocatrici hanno progressivamente spostato l’incidenza del loro gioco proprio su queste due armi: servizio e, soprattutto, dritto. Lavorando durante il periodo in cui erano comunque tenniste già affermate, hanno saputo progredire su alcuni aspetti che prima erano meno affidabili.
E’ ad esempio quello che è accaduto ad un’altra recente vincitrice di Slam, Petra Kvitova, che, stagione dopo stagione, ha aumentato il topspin nel dritto, per cercare di ridurre i rischi rispetto alla esecuzione più piatta che praticava nei primi anni di professionismo.

E l’anno scorso è entrata per la prima volta in top ten una giocatrice di 27 anni come Carla Suarez Navarro. Anche lei per compiere un ulteriore salto di qualità ha particolarmente lavorato sulla aggressività dalla parte del dritto, che, come nel caso di Roberta Vinci, è diventato il colpo fondamentale per riuscire a guadagnare campo e cercare di mantenersi a ridosso della linea di fondo, potendo così praticare un tennis molto più propositivo e dominante. (Rimando a questo articolo per una analisi più dettagliata).

Sono solo alcune delle giocatrici che hanno saputo rendere il proprio dritto sempre più efficace diventando più equilibrate e simmetriche, se non addirittura con il lato “costruito” più efficace di quello naturale (rovescio). Faccio invece fatica a ricordare percorsi opposti, cioè quelli in cui una giocatrice nata con il rovescio più debole sia riuscita a rafforzarlo al punto tale da rendere il proprio gioco sostanzialmente equivalente. Miglioramenti di sicuro sì, ma non al punto tale da eguagliare il dritto.

A mio avviso la ragione è questa: nel tennis contemporaneo il lato del dritto è comunque strutturalmente più efficace, e quindi chi parte con un handicap da quella parte ha più spazio di crescita; e il miglioramento diventa un obbligo quasi inevitabile se si vuole arrivare a grandi risultati. Per le spiegazioni nel dettaglio sulla imprescindibilità del dritto rimando agli articoli di Luca Baldissera, che sono molto più esaurienti di quanto sarei capace di fare io (QUI e QUI).

Ma ciò che in questo caso vorrei sottolineare è che questo aspetto del gioco, che fino a qualche anno fa era tipicamente maschile, probabilmente sta diventando sempre più importante anche per il tennis femminile. E potremmo ragionevolmente pensare che anche tra le donne sia destinato a diventare una caratteristica altrettanto fondamentale come già accade tra gli uomini.

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I migliori colpi in WTA: il dritto

Terza puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede il dritto più completo ed efficace del circuito?

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Bianca Andreescu - Indian Wells 2019

Terza puntata della serie dedicata ai migliori colpi in WTA. È arrivato il momento di scegliere le migliori giocatrici nell’esecuzione del dritto. Prima di entrare nel merito, occorre un riepilogo che spieghi i criteri che mi sono dato per la selezione, in modo da trovare un terreno di giudizio condiviso con chi legge.

Linee generali
Come ho indicato nel primo articolo (e colpevolmente dimenticato nel secondo), la selezione considera soltanto le prime 100 giocatrici della classifica attualmente in attività. Significa, per esempio, che tra i dritti non troverete Dominika Cibulkova (e forse un posto lo avrebbe meritato), così come non ci sarà Caroline Wozniacki quando si tratterà di occuparsi del rovescio, visto che entrambe hanno appeso la racchetta al chiodo.

Ho deciso di non andare oltre il centesimo posto perché in questo modo si ragiona su un gruppo di tenniste affermate, senza doversi avventurare alla ricerca di scelte poco conosciute o di nicchia. In più questo mi agevola al momento della chiusura di ogni classifica, perché al termine della selezione posso fare un rapido controllo scorrendo tutti i cento posti del ranking ed essere sicuro di non avere trascurato qualche nome.

 

Ricordo infine che la valutazione non è sulla carriera, ma sul rendimento nell’ultimo periodo. Una scelta, evidentemente, che penalizza grandi giocatrici in declino, come per esempio Venus Williams. Questo perché l’intento è provare a definire il quadro attuale della situazione, non stabilire un giudizio storico. I giudizi storici attendibili, secondo me,  si compiono a fine carriera, fra giocatrici non più in attività.

Il dritto
Per quanto riguarda specificatamente il dritto, ho ragionato tenendo in considerazione le esecuzioni dal terzo colpo in poi, quindi escludendo la risposta, che è stata oggetto di un articolo specifico. Altrimenti ci sarebbe stata una sovrapposizione di temi e giudizi.

Altra cosa che mi preme sottolineare: quando pensiamo ai migliori colpi, immediatamente ci vengono in mente quelli vincenti. Ma i colpi vincenti sono solo una parte dei tanti che si effettuano durante un match. Per questo ho provato a tenere conto anche di altri fattori: innanzitutto la consistenza, cioè la capacità di limitare gli errori non forzati. Ma anche la capacità di colpire al meglio in situazioni difficili, su palle lontane o molto profonde: fasi in cui non è tanto la potenza a contare, quanto la mobilità e la rapidità nel coordinarsi. E non sempre le giocatrici più potenti possiedono anche queste caratteristiche ai massimi livelli.

Ultima questione: le esclusioni. Ho deciso di comporre una classifica di dieci nomi. Dieci nomi sembrano tanti, ma poi quando si cominciano a stringere le maglie della selezione ci si accorge che sono necessarie difficili rinunce.

Per esempio: tre ottimi dritti che non compaiono sono quelli di Daria Kasatkina, Kristina Mladenovic e soprattutto Samantha Stosur. Per loro tre il motivo è lo stesso: l’appannamento dell’ultimo periodo.
Per ragioni opposte mancano alcune delle giocatrici che si sono messe in mostra negli ultimi tornei: ho pensato che poche settimane non bastassero per scalzare dalla classifica rendimenti più consolidati. Ecco perché non troverete, per esempio, il dritto di Ons Jabeur.

Ci sono poi alcune tenniste che non hanno ottenuto risultati da prima pagina e che pure possiedono un dritto che spicca nel loro gioco. Penso per esempio a Jennifer Brady, Zarina Diyas, Polona Hercog o Alison Van Uytvanck. Potrei aver sbagliato nell’escluderle, ma ho pensato che forse il dritto spicca nel loro gioco anche perché il resto dei fondamentali non è al livello delle primissime al mondo. Ma, data l’età, molte di loro sono ancora in tempo per smentirmi.

Chi mi avrebbe davvero messo in difficoltà sarebbe stata Shelby Rogers, ma in questo caso è stato il ranking a penalizzarla (attualmente numero 113 dopo un lungo periodo di infortuni). Non è stato facile nemmeno eliminare giocatrici come Simona Halep. Jelena Ostapenko e Aryna Sabalenka: su di loro so che mi prenderò delle critiche contro cui è difficile argomentare, anche perché sono state tutte esclusioni sul filo di lana.

Infine mi spiace non ci sia alcuna mancina fra le dieci elette. Taylor Townsend, Marketa Vondrousova e Petra Kvitova sono state le ultime a “cadere”. Giocatrici diversissime, penalizzate da motivi diversi: a mio avviso il dritto di Townsend è molto efficace ma forse un po’ ripetitivo, mentre a Vondrousova manca un po’ di “punch”. Kvitova quando è ispirata ha un dritto fenomenale, ma nelle giornate-no diventa un colpo che produce troppi gratuiti, e di questo ho dovuto tenere conto.

Petra Kvitova – Madrid 2018 (foto @Gianni Ciaccia)

Con questo lungo preambolo spero di avere fatto un po’ di chiarezza. Ora è arrivato il momento di presentare l’elenco definitivo.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: la risposta

Seconda puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Kerber o Muguruza, Halep o Yastremska: chi risponde meglio?

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Angelique Kerber - 2016

Dopo l’articolo relativo al servizio, la seconda puntata di questa serie non poteva che essere dedicata alla risposta. Come ho avuto modo di scrivere di recente (vedi QUI), la risposta è un colpo che negli ultimi venti anni in WTA ha subito una profonda trasformazione. Partendo dall’insegnamento di una antesignana come Monica Seles, che ha puntato a interpretare ogni fase di gioco con la massima aggressività, negli anni duemila si è affacciata una generazione di giocatrici che ha fatto della potenza e della impostazione offensiva l’indirizzo principale del proprio gioco.

La nascita del cosiddetto “power tennis” ha implicato una riconsiderazione di tutte le fasi del gioco, e nel tempo ha portato a un avvicinamento fra turni di battuta e turni di risposta. O almeno: questo è l’obiettivo ideale; vale a dire cercare di assumere il controllo dello scambio non solo quando si serve, ma anche quando è il momento di rispondere. Una trasformazione radicale, ulteriormente rafforzata dalla scomparsa del serve&volley, che rappresentava la massima differenza possibile fra turni di battuta e turni di risposta.

Oggi come stanno le cose? Sicuramente l’avvento del power tennis ha lasciato un segno profondissimo sull’epoca attuale, ma questo non significa che non ci siano giocatrici che hanno sviluppato impostazioni differenti, più adatte alle proprie caratteristiche fisico-tecniche. Giocatrici che ritengono di avere vantaggi nell’affrontare scambi lunghi e che quindi alla risposta non chiedono di rovesciare immediatamente l’inerzia del punto, quanto piuttosto di minimizzare l’influenza della battuta avversaria, per cominciare il palleggio da zero, alla pari.




 

In sostanza, così come per il servizio, anche il termine “risposta” raccoglie in sé diverse modalità interpretative, oltre che esecuzioni profondamente differenti. Dritto, rovescio; topspin o backspin; colpi con intenti difensivi, colpi con intenti aggressivi: sono tante le tipologie di risposta comprese da un solo termine.

Siccome l’obiettivo di questi articoli è quello di selezionare “il meglio”, alla fine ho deciso di individuare due categorie: le risposte interlocutorie, di impronta prudente e difensiva, e le risposte aggressive, di impronta offensiva. Naturalmente fra questi due estremi ci sono una infinità di livelli intermedi e di sfumature: non è lo stesso se si risponde a una prima o a una seconda di servizio, e molto dipende dalle caratteristiche di chi serve.

Anche il modo di misurare l’efficacia delle due tipologie di risposta è differente. Per chi interpreta il colpo in chiave interlocutoria il dato fondamentale è la percentuale di risposte messe in campo. Per chi lo interpreta con intenti più offensivi è rilevante anche il numero di risposte vincenti, indice della particolare incisività del colpo.

Ultima nota, prima di scoprire le prescelte. All’inizio del 2020 abbiamo vissuto il ritiro di due giocatrici molto diverse che sono state ai vertici in questo colpo, e avrebbero a buon diritto reclamato un posto nella selezione: Caroline Wozniacki per quanto riguarda le risposte interlocutorie e Maria Sharapova per quelle aggressive.

a pagina 2: Le migliori risposte interlocutorie

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I migliori colpi in WTA: il servizio

Prima puntata di una serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Barty, Pliskova, Osaka, Williams: chi serve meglio?

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Serena Williams - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il coronavirus ha cambiato le vite di tutti, in modo più o meno diretto, più o meno grave. Anche il tennis ha subito le conseguenze della diffusione del contagio: la prima decisione prevede uno stop di almeno sei settimane, in attesa di valutare più avanti come procedere.

Senza partite giocate, vengono a mancare argomenti di stretta attualità; tuttavia non ho intenzione di sospendere la rubrica del martedì. Visto che è stato chiesto agli italiani di “stare a casa” (e sono totalmente a favore di questo indirizzo) vorrà dire che avremo più tempo a disposizione per approfondire temi differenti, e ragionare su altri contenuti.

Per questo ho deciso di preparare una serie di articoli sui migliori colpi del circuito femminile: cominciando dai migliori servizi, passando attraverso i migliori colpi al rimbalzo, sino a quelli di volo. E se per caso non si riuscisse a completare la serie perché nel frattempo si è ripreso a giocare, beh, naturalmente sarei il primo a essere felice dell’inconveniente.

I MIGLIORI SERVIZI
Prima di entrare nel tema e spiegare come ho deciso di trattarlo, occorre una premessa. Credo che il servizio nel tennis femminile si trovi in una condizione speciale: è l’unico colpo per il quale tutti sono d’accordo su chi sia la numero 1. Serena Williams ha il miglior servizio del circuito, e alzi la mano chi se la sente di contraddire. E ci si può spingere anche oltre: Serena è la migliore battitrice della storia del tennis open.

Ma questo non cancella il tema: penso sia comunque interessante valutare chi c’è dopo di lei. Invece che definire una classifica secca, ho deciso di considerare la materia in modo più articolato, individuando diverse categorie (servizio in kick, slice, seconda di servizio, etc.) e per ciascuna di queste ho scelto uno o più nomi di spicco.
Unico vincolo: la giocatrici prese in considerazione devono fare parte delle prime 100 del ranking attuale. Significa che, per esempio, non potrà trovare spazio Sabine Lisicki, che pure detiene il record per la battuta più veloce della storia (131 miglia orarie).
Cominciamo con i diversi servizi e relativi nomi.

SECONDA DI SERVIZIO
Johanna Konta
Sulla seconda di servizio si potrebbe scrivere un articolo a sé stante. Si dice che la seconda di servizio sia una delle variabili più importanti ma anche più trascurate di un giocatore di tennis: resta quasi sottotraccia, ma è fondamentale per definire il suo autentico valore. Certo, gli ace sono spettacolari, ma in realtà quanto sposta l’equilibrio delle partite il rendimento delle seconde…

Per valutare la seconda di servizio nel tennis femminile, dobbiamo partire da un ragionamento generale. Vista la grande aggressività in risposta nella attuale WTA, la seconda battuta spesso rischia di essere più un colpo difensivo che offensivo.

Del resto alla fine della stagione si contano sulle dita di una mano le tenniste in grado di superare il 50% di punti vinti con la seconda; significa che la stragrande maggioranza perde più punti di quanti ne vinca. Per esempio nel 2019 solo 5 giocatrici hanno superato il 50% (Barty, Konta, Garcia, Rybakina, Peterson). Naturalmente nella definizione di questo dato agiscono diversi fattori, e a influire non è solo il primo colpo dello scambio; ma dalla battuta discende tutto il resto.

Una ottima base di partenza per non farsi aggredire sulle seconde è possedere un grande servizio in kick; per la specifica esecuzione di questo servizio rimando più avanti ai tre nomi scelti. Qui ho preferito individuare una giocatrice che forse non ha un kick superlativo, ma che, a mio avviso, è comunque in grado di proporre una seconda solida con notevole costanza: Johanna Konta.

Anche nelle giornate di difficoltà e perfino nei periodi di appannamento, la seconda di Konta difficilmente si trasforma in un colpo incerto o titubante. Velocità media, varietà di direzione e soprattutto profondità sono i suoi punti di forza. Se a questo aggiungiamo che non è nemmeno incline al doppio fallo (anche se la partita negativa prima o poi capita a tutti) abbiamo, secondo me, il nome da segnalare in questa sezione.

SERVIZIO SLICE
Petra Kvitova
Quando nel 2011 Petra Kvitova si è affermata ad alti livelli in WTA, aveva nel servizio una doppia arma. Da una parte era in grado di battere teso oltre i 180 km/h, dall’altra possedeva uno slice mancino particolarmente insidioso.

Negli ultimi anni, però, le cose sono in parte cambiate: si è affacciata una nuova generazione di giocatrici capace di servire anche a 190 km/h, mentre sempre più raramente Petra riesce a superare i 170-175 orari con il colpo teso (forse anche a causa dell’infortunio alla mano). In sostanza la sua battuta di potenza non è più tra quelle di primissima fila.

Ma lo slice mancino le permette ancora di fare la differenza; soprattutto grazie al colpo a uscire da sinistra è in grado di condizionare tanti punti. E le riesce in almeno tre modi diversi: con il servizio a uscire + colpo vincente nello spazio di campo aperto; oppure con il servizio a uscire + contropiede sul movimento di chi sta rientrando verso il centro; ma anche con il servizio vincente verso la T. Questa ultima soluzione naturalmente non deriva da uno slice, ma diventa particolarmente efficace proprio perché le avversarie devono preoccuparsi di coprire la traiettoria esterna, fatalmente concedendo spazio sul lato opposto.

Ricordo che lo slice mancino ha un vantaggio strutturale: perché va a incrociare sul rovescio bimane delle avversarie destre, il che significa allungo inferiore rispetto al dritto. Ancora oggi, una parte significativa dei successi di Petra Kvitova è determinata da questo colpo.

Dovessi invece indicare una giocatrice destra, sceglierei forse Kiki Mladenovic. Il suo slice non è velenoso quanto quello di Kvitova (ed è la ragione per cui non ha qui una nomination “ufficiale”), ma resta comunque davvero efficace.

a pagina 2: Servizio in kick e varietà di soluzioni

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